{"id":188,"date":"2023-06-15T09:14:32","date_gmt":"2023-06-15T09:14:32","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/2023\/06\/riuniti-al-terminillo-report-a-cura-del-dr-g-agazzi\/"},"modified":"2023-06-15T09:14:32","modified_gmt":"2023-06-15T09:14:32","slug":"riuniti-al-terminillo-report-a-cura-del-dr-g-agazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/2023\/06\/riuniti-al-terminillo-report-a-cura-del-dr-g-agazzi\/","title":{"rendered":"Riuniti Al Terminillo &#8211; Report A Cura Del Dr. G. Agazzi"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center\"><strong>Riuniti al Terminillo<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>La Commissione Centrale Medica del CAI e la Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna hanno organizzato un Convegno sulla medicina di montagna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>\u00a0<\/strong>A cura del Dr. Giancelso Agazzi<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Il 24 settembre 2022 presso il Centro di Addestramento dell\u2019Aeronautica del Terminillo si \u00e8 svolto il convegno di medicina di montagna \u201cUn percorso comune dalle Alpi all\u2019Appennino\u201d. A organizzarlo, la Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna in collaborazione con la Commissione Centrale Medica del CAI. Circa una settantina i partecipanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Dopo i saluti di Lorenza Pratali, presidente della S.I.Me.M. (Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna) e di Franco Finelli, presidente della Commissione Centrale Medica del CAI, ha preso la parola Annalisa Cogo dell\u2019Universit\u00e0 di Ferrara, che ha parlato della storia della societ\u00e0. Ha ricordato la spedizione all\u2019Aconcagua del 1980 cui aveva partecipato, nel corso della quale si era verificato un caso di edema polmonare d\u2019alta quota. La nifedipina era comparsa nei primi anni \u201980.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Annalisa Cogo<\/strong> \u00e8 stata nel 1984 la pi\u00f9 giovane presidente di OTTO (Organi Tecnici Centrali del CAI). Nel 1989 \u00e8 stato organizzato il primo corso per medici di trekking e spedizioni presso il rifugio Monzino in val Veny. La commissione medica del CAI ha promosso una campagna contro il fumo di sigaretta nei rifugi e un\u2019iniziativa per sensibilizzare i frequentatori della montagna circa le malattie d\u2019alta quota dall\u2019eloquente titolo \u201cTroppo in alto, troppo in fretta\u201d. Nel 1994 \u00e8 nato il diploma di medicina di montagna organizzato dall\u2019Universit\u00e0 di Padova. Il 4 luglio 1999 la S.I.Me.M. \u00e8 stata fondata ad Arabba.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Alessandro Ellero, <\/strong>geologo, \u00e8 intervenuto per parlare della geologia dell\u2019Appennino Centrale e dei rischi connessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Disastri\u2026umani<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Giuseppe Ottria, <\/strong>ricercatore presso l\u2019Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR di Pisa, \u00e8 intervenuto per parlare dei disastri naturali prodotti dai comportamenti umani. Il relatore ha fatto presente la pericolosit\u00e0 idrogeologica, che provoca frane e alluvioni, con un impatto di tipo ambientale e sociale. Alcune aree del territorio italiano sono ad alto rischio sismico, per cui occorre essere preparati nei confronti di simile eventualit\u00e0. Attualmente si assiste a precipitazioni intense e concentrate.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Spesso le frane di crollo vengono indotte da un terremoto (85%).<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Il relatore ha parlato delle valanghe e del comportamento umano poco corretto (sci fuori pista). Nel corso degli ultimi venti anni In Himalaya si \u00e8 verificato un aumento esponenziale di valanghe, a causa del riscaldamento globale. Il pianeta \u00e8 investito da eventi climatici estremi, con i rischi conseguenti. L\u2019uomo ha costruito insediamenti in luoghi pericolosi. \u00c8 necessario migliorare le tecniche costruttive, con una adeguata legislazione, mentre un\u2019opportuna educazione servirebbe a prevenire la maggior parte degli incidenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>La foresta che cura<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Francesco Meneguzzo, <\/strong>fisico del CNR di Firenze e referente del CAI per la terapia forestale, \u00e8 intervenuto per parlare di questa disciplina emergente, che ha una funzione preventiva e terapeutica. Molti sono i benefici. Le foreste naturali sono in grado di regolare il clima, contribuendo al raffreddamento del pianeta.\u00a0 La terapia forestale \u00e8 dagli anni \u201980 praticata e studiata in Giappone. Si tratta di una pratica di medicina preventiva complementare, utile a combattere lo stress. \u00a0Una disciplina giovane con crescente interesse scientifico. Sono stati scritti molti articoli, contenenti numerose evidenze scientifiche. Le foreste rappresentano a livello mondiale un investimento molto fruttuoso per favorire la salute delle persone, come sottolineato dai cinesi. La terapia forestale combatte l\u2019ansia, la depressione e migliora le funzioni cognitive. I tassi di adrenalina e di cortisolo nel sangue si riducono. Le difese immunitarie vengono rinforzate, combattendo le infezioni. Il rilascio di terpeni produce effetti terapeutici sull\u2019uomo. La terapia forestale possiede un\u2019attivit\u00e0 anti-ossidante, dipendente dall\u2019esposizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\u00c8 seguita la relazione di<strong> Silvano Landi <\/strong>che ha parlato degli aspetti floro-faunistici dell\u2019Appennino Centrale. Il Terminillo presenta un aspetto dolomitico.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Avanzare camminando<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Lo psichiatra<strong> Paolo Di Benedetto <\/strong>della Societ\u00e0 Italiana di Montagnaterapia, ha, poi, preso la parola. Di Benedetto ha ricordato i convegni che sono stati organizzati in passato. La montagnaterapia \u00e8 una metodologia che si occupa della prevenzione secondaria, della cura e della riabiitazione. Un paradigma psico-sociale per la promozione di quei processi evolutivi legati alle dimensioni trasformative della montagna. Lavora sulle dinamiche di gruppo nell\u2019ambiente culturale e naturale della montagna, anche su pochi partecipanti coordinati tra loro, per tempi brevi o sessioni residenziali. Utilizza conoscenze e tecniche proprie delle discipline della montagna, integrate con i trattamenti medici, psicologici e\/o socio-educativi gi\u00e0 eventualmente in atto. I presupposti fondanti sono competenze cliniche e pedagogiche, formazione degli operatori e partecipazione a convegni e seminari, creazione di un team integrato e studio dei processi e degli esiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Il relatore ha affermato che un\u2019anamnesi dettagliata \u00e8 un importante spunto per la terapia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Il camminare consente di \u201cavanzare\u201d, mutando costantemente. La montagnaterapia \u00e8 un\u2019attivit\u00e0 riabilitativa, una metafora della vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Focus sulla formazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Luigi Festi, <\/strong>chirurgo toracico di Varese, ha presentato il master di II livello in medicina di emergenza in montagna (\u201cMountain Emergency Medicine\u201d). Il corso serve a formare medici e infermieri che si occupano di soccorso in montagna. Attualmente ci sono 15 iscritti, per la met\u00e0 stranieri. Luigi Festi ed Hermann Brugger sono gli ideatori di un manuale che parla della medicina di emergenza in montagna, con oltre cento autori, che raccoglie esperienze e conoscenze provenienti da tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Di incidenti, vittime, assistenza<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Dopo il coffee-break si \u00e8 tenuta una tavola rotonda, cui hanno partecipato alcune delle commissioni periferiche del CAI.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Stefano Trinchi<\/strong>, uno degli organizzatori del convegno e presidente della commissione medica del CAI del Lazio, ha parlato di come si deve gestire l\u2019assistenza alle vittime di incidenti in montagna, collaborando con i corpi dello stato. Occorre lavorare meno e lavorare meglio. Servono corsi di BLSD di qualit\u00e0, insegnando ai laici le procedure di primo soccorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Benigno Carrara<\/strong> della commissione medica del CAI di Bergamo ha elencato le varie iniziative, tra cui un corso di educazione sanitaria per i frequentatori della montagna, conferenze e convegni in collaborazione con la Commissione Centrale Medica del CAI e con la S.I.Me.M.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Paolo<\/strong> <strong>Nicoli<\/strong> della commissione medica del CAI del Veneto ha parlato delle attivit\u00e0 organizzate nell\u2019ambito della montagnaterapia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Osvaldo D\u2019Andrea<\/strong> della commissione medica del gruppo regionale abruzzese ha elencato alcune iniziative organizzate nell\u2019ambito della montagnaterapia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Ester Rossini <\/strong>della Commissione Medica delle Valli di Lanzo ha parlato dei defibrillatori portatili presenti nei rifugi, del kit di primo soccorso e della montagnaterapia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Il toscano <strong>Luigi Vignale<\/strong> ha parlato dell\u2019attivit\u00e0 di elisoccorso in Toscana, della giornata dell\u2019ipertensione nei rifugi del CAI 2022 e del suo aspetto sociale inclusivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>L\u2019importanza della sinergia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Gian Marco Simonini<\/strong> del gruppo regionale del CAI Liguria-Piemonte e Valle d\u2019Aosta, ha ringraziato la Commissione Centrale medica per l\u2019aiuto che ha saputo fornire, creando una rete di contatti e di collaborazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Livio Picchetto<\/strong> della Commissione Regionale dell\u2019Emilia e Romagna ha sottolineato l\u2019importanza del confronto tra le varie commissioni mediche periferiche del CAI. Ha parlato del progetto di montagnaterapia riguardante i pazienti affetti da sclerosi multipla.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Antonella Bergamo<\/strong>, presidente della Commissione Medica della Societ\u00e0 Alpinisti Trentini (SAT), ha voluto sottolineare l\u2019importanza della collaborazione nata tra la Commissione Centrale Medica e la S.I.Me.M.. La commissione medica della SAT si \u00e8 occupata della gestione dei farmaci presenti nei rifugi e ha organizzato incontri, tra i quali una serata sulle zecche. Antonella Bergamo da anni organizza un convegno di medicina di montagna in occasione del Trento Film Festival. La commissione medica della SAT vorrebbe aprire uno sportello virtuale per i soci.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Progetti futuri<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Luigi Vanoni,<\/strong> vicepresidente della Commissione Centrale Medica del CAI, ha fatto presente la necessit\u00e0 di organizzare un corso di BLSD per i titolati del CAI.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">La Commissione Centrale Medica del CAI ha pensato a un kit di primo soccorso da utilizzare nel corso di escursioni in montagna. Il maggior numero di incidenti si verifica nel corso di escursioni facili.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Franco Finelli<\/strong>, presidente della Commissione Centrale Medica del CAI, ha chiuso la tavola rotonda pensando al futuro, con l\u2019istituzione di corsi di <em>e-learning<\/em> per i frequentatori della montagna e di una serie di progetti da portare a termine, trasversali anche alle altre commissioni centrali del CAI.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">La presidente della Societ\u00e0 Italiana di Montagnaterapia,<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Roberta Sabbion<\/strong>, si \u00e8 collegata <em>online <\/em>per porgere il proprio saluto ai partecipanti al convegno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>La lettura magistrale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Lo storico<strong> Stefano Morosini <\/strong>di Bergamo ha, poi, presentato una lettura magistrale riguardante le spedizioni extra-europee organizzate tra fine Ottocento e primi anni del Novecento. Morosini ha parlato delle spedizioni condotte da italiani, con alpinisti, guide alpine e scienziati. Paul Bert ha effettuato i primi studi in una camera ipobarica, pubblicando nel 1878 una ricerca effettuata su uomini, topi e piccoli uccelli. Il fisiologo Angelo Mosso, autore del libro \u201cL\u2019uomo sulle Alpi\u201d, ha ideato e realizzato l\u2019Osservatorio esistente al Col D\u2019Olen a 2900 metri di quota e la capanna regina Margherita sulla punta Gnifetti nel gruppo del Monte Rosa. Alla fine dell\u2019Ottocento incominciarono le prime spedizioni in ambienti estremi del pianeta. Il valdostano Roberto Lerco nel 1890 organizz\u00f2 la prima spedizione al K2. Matthias Zurbriggen (1856-1917), guida alpina svizzera, lo accompagn\u00f2. Matthias prese parte a molte spedizioni, scalando alcune delle vette pi\u00f9 alte della terra, dalle Alpi all\u2019Himalaya, in America del Sud e in Nuova Zelanda. Nel 1900 sal\u00ec in solitaria l\u2019Aconcagua. Accompagn\u00f2 William Martin Conway in Karakorum alla conquista del Pioneer Peak. Fanny Bullock Workman (1859-1925) fu una delle prime donne alpiniste professioniste, conquistando nel 1899 il record femminile di altezza, salendo a 6400 metri.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Nel 1909 Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, (1873-1933) effettu\u00f2 un tentativo di salita al K2, salendo fino a 6200 metri, lungo lo sperone degli Abruzzi. Con lui il fotografo Vittorio Sella, che document\u00f2 l\u2019impresa. La spedizione raggiunse la vetta del Bride Peak a 7498 metri, record di altezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Nel 1913-14 \u00e8 stata organizzata una spedizione scientifica italiana guidata dal medico Filippo De Filippi. Aimone di Savoia, duca di Spoleto, nel 1929 organizz\u00f2 una spedizione geografica nel Karakorum, in seguito fermata da Mussolini dopo l\u2019incidente del dirigibile Italia. Nel 1938 fall\u00ec la prima spedizione americana al K2.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Nel 1938 Charlie Houston dell\u2019American Alpine Club organizz\u00f2 una spedizione al K2, che non ebbe successo. Nel 1953 vi fu un altro tentativo americano per raggiungere la vetta della montagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Nel 1954 il geologo Ardito Desio riusc\u00ec ad ottenere il permesso per salire la vetta del K2. La spedizione suscit\u00f2 molte polemiche. Compagnoni e Lacedelli raggiunsero la vetta della montagna, dando all\u2019Italia un grande prestigio internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Vaccino anti-Covid-19 e un ospite speciale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\u00c8 seguita la presentazione di<strong> Francesco Marchiori, <\/strong>medico igienista, membro del direttivo della S.I.Me.M. Il relatore ha parlato di una campagna vaccinale Covid-19 avvenuta in una comunit\u00e0 di montagna e della sua organizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Erri De Luca <\/strong>\u00e8 successivamente intervenuto per parlare del suo punto di vista sulla montagna. \u00c8 stato intervistato da Stefano Trinchi, uno dei suoi compagni di scalata. Oltre ad essere uno scrittore prolifico, Erri \u00e8 un appassionato arrampicatore. Ha affermato che le montagne appartengono a tutti e confessato di volerle frequentare per la loro bellezza. La passione per la montagna spinge gli uomini a salire verso l\u2019alto, verso il confine con il cielo, cos\u00ec come un seme, piantato nella terra, tende a risalire verso la superficie, quindi, verso l\u2019alto. L\u2019alpinismo rappresenta secondo De Luca l\u2019ultimo paragrafo della geografia, per poter superare i propri limiti. Esistono le paure individuali, circoscritte e misurabili. Le paure vanno combattute, sfruttando il proprio coraggio. Quest\u2019ultimo aiuta a progredire in montagna, mettendo a dura prova le persone. Gli uomini sono minuscoli e di passaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Montagna e cambiamenti climatici<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Annalisa Cogo <\/strong>ha introdotto la sessione pomeridiana del convegno, parlando dell\u2019ambiente montano alla luce degli attuali cambiamenti climatici.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">La VO2 massimale scende progressivamente salendo in quota. Gli alpinisti di \u00e9lite sfruttano meglio il volume corrente, con atti respiratori meno frequenti. La montagna \u00e8 utile per la riabilitazione di alcune malattie. La relatrice ha sottolineato l\u2019importanza di frequentare la montagna da giovani per non compromettere i volumi polmonari da adulti. Annalisa Cogo ha parlato della fisiologia e della fisiopatologia della media e alta quota, che fanno aumentare la frequenza respiratoria, la frequenza cardiaca, l\u2019eritropoiesi (policitemia secondaria), la pressione arteriosa e la secrezione di catecolamine. Un cattivo adattamento all\u2019alta quota produce il male acuto di montagna, l\u2019edema cerebrale e polmonare. La relatrice ha affermato che occorrono 35.000 anni perch\u00e9 una popolazione si adatti alle grandi altezze.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Stress ossidativo e alta quota<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Simona Mrakic Sposta<\/strong>, ricercatrice del CNR e segretaria della S.I.Me.M., ha parlato dello stress ossidativo nell\u2019ipossia acuta. Sono stati misurate frequenza cardiaca, pressione arteriosa e saturazione. Dopo sei ore di esposizione si \u00e8 riscontrato un incremento dei Ros (<em>Reacting oxygen species)<\/em> pari al 50-60%, con un continuo aumento nelle ore successive. Alcuni parametri sono stati dosati su campioni di saliva.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\u00a0La relatrice ha, poi, parlato dello stress ossidativo e dell\u2019infiammazione in alta quota. Ha riferito i risultati degli studi effettuati nel corso di gare di ultramaratona e di sky running, in occasione delle quali si verifica uno sbilanciamento tra anti-ossidanti e pro-ossidanti, con conseguenti danni muscolari e diminuzione delle prestazioni fisiche. Corridori di ultramaratone di et\u00e0 inferiore ai 45 anni hanno livelli di Ros pi\u00f9 bassi in tutti i posti di gara. I radicali liberi sono altamente instabili e cercano di ritornare all\u2019equilibrio sottraendo l\u2019elettrone necessario ad altre molecole. Vengono presi elettroni da proteine, acidi nucleici e lipidi come anti-ossidanti. La generazione di Ros \u00e8 inevitabile per gli organismi aerobici. Lo stress ossidativo aumenta con l\u2019et\u00e0 e a seguito di un\u2019attivit\u00e0 fisica molto intensa. Ne conseguono, tra l\u2019altro, aterosclerosi, neurodegenerazione e cardiopatie. Esistono alcuni marcatori plasmatici basali dello stress ossidativo che potrebbero essere correlati all\u2019entit\u00e0 del danno muscolare dopo una gara di ultra-resistenza e che potrebbero anche influenzare l\u2019evoluzione della forza muscolare in grado di quantificare lo stress ossidativo. Infiammazione e produzione di radicali liberi hanno un rapporto sinergico. Alla fine delle gare di trail running, di endurance trail e di sky running si registra la presenza di uno stato infiammatorio. \u00a0Nel corso di gare pi\u00f9 veloci i livelli di Ros sono pi\u00f9 contenuti. I <em>non finisher<\/em> presentano i livelli pi\u00f9 alti di Ros. L\u2019esercizio fisico estenuante e continuativo e la conseguente ultra-resistenza prolungata inducono la produzione di Ros e lo stress ossidativo. I corridori senior (45-53 anni) hanno mostrato livelli significativamente pi\u00f9 elevati di perossidazione lipidica rispetto agli atleti medi (38-44 anni) e giovani (31-37 anni). Una spiegazione plausibile potrebbe essere la percentuale di grasso corporeo pi\u00f9 alta osservata negli atleti senior, insieme alla perdita di massa muscolare rispetto agli atleti pi\u00f9 giovani. Va considerata una integrazione di anti-ossidanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Dal laboratorio alle cime<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Luigi Vanoni, <\/strong>vicepresidente della Commissione Centrale Medica del CAI, ha, poi, parlato della fisiologia e della fisiopatologia delle medie e alte quote.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Gianluigi Dorelli<\/strong>, specializzando dell\u2019Universit\u00e0 di Verona, ha presentato una relazione dal titolo \u201cLa performance in quota: dal laboratorio alla montagna\u201d. Ha parlato della cinetica della VO2, di quanto impiega l\u2019ossigeno per arrivare nei tessuti ed essere consumato. Le condizioni di ipossia riducono le capacit\u00e0 dell\u2019esercizio, riducendo l\u2019efficienza del sistema aerobico. La gittata cardiaca si riduce. La frequenza cardiaca correla con il consumo di ossigeno. La frequenza cardiaca rappresenta un ottimo parametro per monitorare l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019esercizio e per stimare la VO2 in acuta e prolungata ipossia. Conoscendo le variazioni della frequenza cardiaca in laboratorio, potrebbe rappresentare uno dei sistemi migliori per gestire l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019esercizio in condizioni di ipossia. Il trovare l\u2019esatta intensit\u00e0 dell\u2019esercizio potrebbe aiutare gli atleti che vogliono svolgere attivit\u00e0 in montagna e i soggetti con qualche limitazione di tipo cardio-respiratorio. In pi\u00f9 i test in laboratorio permettono di studiare le condizioni cardio-respiratorie e il controllo della sicurezza nel corso di un\u2019esposizione all\u2019alta quota. Considerate le irregolarit\u00e0 del terreno e i rapidi cambiamenti di pendenza nel corso delle attivit\u00e0 in montagna, il monitoraggio del lavoro esterno potrebbe non essere la miglior scelta nella gestione dello sforzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Gianfranco Parati, <\/strong>dell\u2019Universit\u00e0 della Bicocca di Milano, ha concluso i lavori del convegno parlando degli effetti dell\u2019ipossia ipobarica sulla pressione arteriosa in alta quota.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>30.10.22<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riuniti al Terminillo La Commissione Centrale Medica del CAI e la Societ\u00e0 Italiana di Medicina di Montagna hanno organizzato un Convegno sulla medicina di montagna \u00a0A cura del Dr. Giancelso [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":189,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/188"}],"collection":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=188"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/188\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/media\/189"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=188"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=188"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=188"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}