{"id":217,"date":"2022-06-17T08:53:09","date_gmt":"2022-06-17T08:53:09","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/2022\/06\/54053-2\/"},"modified":"2022-06-17T08:53:09","modified_gmt":"2022-06-17T08:53:09","slug":"54053-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/2022\/06\/54053-2\/","title":{"rendered":"Ismm 2021"},"content":{"rendered":"<h2 style=\"text-align: center\"><strong><em>Medicina di montagna: l\u2019incontro degli esperti<\/em><\/strong><\/h2>\n<h5 style=\"text-align: center\"><strong><em>(a cura del Dr. Giancelso Agazzi)<\/em><\/strong><\/h5>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><em>Lo scorso giugno si \u00e8 svolto da remoto il XIII World Congress on Mountain Medicine, <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong><em>per fare il punto sui progressi compiuti da questa disciplina<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Dal 14 al 16 giugno scorso si sono riuniti a Interlaken in Svizzera i pi\u00f9 autorevoli esperti di medicina di montagna per fare il punto sui passi avanti compiuti negli ultimi anni in quest\u2019ambito.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Tanti i relatori, otto le sessioni scientifiche, 189 gli abstract.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Gli insegnamenti dell\u2019esperienza e lo studio ipotermia <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>Peter Dieckmann<\/strong>, psicologo tedesco dell\u2019Universit\u00e0 di Stavanger e della CAMES (<em>Copenaghen Academy for Medical Education and Simulation<\/em>) ha presentato una relazione dal titolo <em>Teamwork as imagined and teamwork as done<\/em>. Insegnamenti possono provenire da vecchie spedizioni. Importante definire la <em>leadership<\/em>, la <em>followership<\/em> di una spedizione e i ruoli di ognuno.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Jennifer Dow<\/strong> di Anchorage ha parlato dell\u2019ipotermia, ovvero della temperatura corporea al di sotto dei 35\u00b0C, spiegando la classificazione del livello di gravit\u00e0 della condizione. Ha specificato l\u2019importanza di misurare la temperatura del corpo sul luogo dell\u2019incidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Beat Walpoth<\/strong>, cardiochirurgo di Ginevra, ha presentato l<em>\u2019International Hypothermia Registry<\/em> (IHR) e uno studio internazionale realizzato su casi di ipotermia accidentale. In particolare ha parlato dei vari metodi di riscaldamento che vengono classificati in base al tipo di sorgente di calore.\u00a0 Ha messo a punto il primo registro per la raccolta di casi umani di\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ipotermia accidentale (<a href=\"https:\/\/hypothermia-registry.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/hypothermia-registry.org<\/a>).<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Mathieu Pasquier<\/strong> ha parlato di <strong>HOPE <\/strong><em>Hypothermia Outcome Prediction after ECLS, ovvero Extracorporeal Life Support<\/em>, uno <em>score<\/em> in grado di poter predire la probabilit\u00e0 di sopravvivenza nei pazienti ipotermici (www.hypothermiascore.org).<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Valentin Rousson<\/strong>, statistico svizzero dell\u2019Universit\u00e0 di Losanna, ha parlato, dal punto di vista statistico, di <em>The two faces of the HOPE score: survival probabiliy and decision tool. <\/em>Lo <em>score<\/em> HOPE pu\u00f2 essere utilizzato a qualsiasi et\u00e0, anche se la probabilit\u00e0 di sopravvivenza varia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Eveliene Cools<\/strong> ha parlato di <em>Successful pre-rewarming reuscitation after cardiac arrest in severe hypothermia an overview of 14 cases<\/em>, descrivendo 14 casi di primo intervento di riscaldamento di soggetti ipotermici, dopo arresto cardiaco.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Le tecniche di riscaldamento e la valutazione dei travolti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Romel Mani<\/strong>, del dipartimento di cardiochirurgia dell\u2019Universit\u00e0 di Verona, ha presentato una relazione dal titolo <em>Rewarming speed affects cardiopulmonary and neurological functions after deep hypothermic cardiac arrest<\/em>. Lo studio ha evidenziato che un riscaldamento lento tramite circolazione extracorporea dopo un arresto cardiaco ipotermico si \u00e8 rivelato pi\u00f9 efficace rispetto un tipo di riscaldamento pi\u00f9 veloce.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Bernd Wallner<\/strong> dell\u2019Eurac di Bolzano ha presentato una relazione dal titolo<em> Extrication times during avalanche companion rescue a randomized single blinded manikin study. <\/em>Scopo dello studio \u00e8 stato valutare soggetti travolti da valanga completamente sepolti in relazione a posizione del corpo, numero e genere dei soccorritori presenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Giacomo Strapazzon<\/strong> ha presentato uno studio effettuato su 13 volontari posti in posizione supina sepolti sotto la neve fino ad ottenere una saturazione dell\u201984%, connessi a un <em>air pocket<\/em> artificiale di un litro, con monitoraggio continuo di FiO2 e FiCO2. Cos\u00ec ha confermato che i sepolti in valanga con vie aeree aperte e livelli di CO2 inspirata ridotti possono resistere anche per un arco di tempo relativamente prolungato<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Justin Swol<\/strong>, medico di terapia intensiva, ha affrontato il tema <em>Extracorporeal Life Support in accidental Hypothermia related cardiac arrest &amp; rewarming review for ECLS practitioners. <\/em>Molte le raccomandazioni, tra le quali, come evitare una coagulopatia.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Peter Paal, Darryl Macias, Scott McIntosh e Manuel Genswein<\/strong> hanno presentato <em>Ava Life<\/em> un sistema standardizzato in grado di ottimizzare tramite algoritmi la ricerca in valanga, il disseppellimento ed il trattamento di travolti nella fase pre-ospedaliera.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Di prevenzione e altitudini<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Andrew Mark Luks<\/strong>, pneumologo della Washington University di Seattle, ha presentato una relazione dal titolo <em>Prevention and pre-exposure: the state of the art and outstanding questions<\/em>. Studi recenti hanno reso pi\u00f9 chiaro l\u2019approccio alla profilassi dell\u2019AMS (male acuto di montagna). Per esempio, dopo i 3000 metri non si dovrebbe salire pi\u00f9 di 300\/500 metri ogni 12 ore, fermandosi a riposare per un giorno ogni 3-4 giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Michael Furian<\/strong> dell\u2019Universit\u00e0 di Zurigo, ha presentato la relazione <em>Randomized trial of acetazolamide for preventing acute mountain sickness in healthy older than 40 years<\/em>. La ricerca \u00e8 stata effettuata su 345 individui in Kyrghyzstan, in Asia Centrale. Le donne hanno dimostrato una maggiore suscettibilit\u00e0 all\u2019AMS a 3100 metri di quota, mentre l\u2019uso preventivo dell\u2019acetazolamide ha ridotto l\u2019incidenza del disturbo, a 3100 metri, in entrambi i sessi.<\/p>\n<ol style=\"text-align: center\">\n<li><strong> Abhyu<\/strong>, medico del Mountain Medical Institute di Namche Bazaar in Nepal, ha parlato di pseudo-aritmie segnalate, nella valle del Khumbu, tra alcuni trekker giovani e sani. Si tratta di anomalie rilevabili nel polso arterioso (dicrotismo) che non segnalano un problema cardiaco.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Hannes Gatterer<\/strong>, ricercatore dell\u2019Eurac di Bolzano, ha parlato di <em>Plasma volume contraction reduces atrial natriuretic peptide in hypoxia<\/em><strong>. <\/strong>L\u2019ipossia acuta fa aumentare l\u2019ANP (peptide natriuretico atriale) circolante.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Marika Falla<\/strong>, neurologa dell\u2019Universit\u00e0 di Trento ha discusso di <em>Simulated acute hypobaric hypoxia effects on cognition in helicopter emergency medical personnel- a randomized,controlled, single-blind, cross-over study.<\/em> Obiettivo dello studio un\u2019analisi degli effetti dell\u2019esposizione all\u2019ipossia acuta a differenti quote (200, 3000, 5000 metri), simulate e non, sulle funzioni cognitive di equipaggi di elicotteri di soccorso in montagna. In generale si \u00e8 registrata una diminuzione della capacit\u00e0 cognitiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Lisa M. Schiefer<\/strong> di Salzburg ha presentato una relazione dal titolo <em>Acetazolamide\u00a0 cannot be recommended for high altitude pulmonary edema (HAPE) prevention after rapid and active ascent to 4559 m<\/em>eters. Dalla ricerca \u00e8 emerso che l\u2019utilizzo dell\u2019acetazolamide determina una relativa riduzione del rischio di HAPE pari al 35 per cento.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Maja Schlittler<\/strong> dell\u2019Istituto di Medicina di Emergenza in Montagna dell\u2019Eurac di Bolzano ha presentato una relazione dal <strong>titolo <\/strong><em>Regulation of plasma volume in male lowlanders during 4 days of exposure to hypobaric hypoxia equivalent to 3500 meters of altitude<\/em>. In ipossia la gittata cardiaca e l\u2019emoglobina aumentano, mentre il volume plasmatico diminuisce. Lo studio \u00e8 stato condotto nel simulatore. Gli elementi che vanno considerati anche in ambiente sono: assunzione di liquidi, dieta, esercizio fisico, temperatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Approfondimenti sul male acuto di montagna<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Bengt Kayser<\/strong> dell\u2019Institute of Sport Sciences dell\u2019Universit\u00e0 di Losanna, ha affrontato l\u2019argomento <em>Prophylaxis of altitude illness: medical and ethical musings<\/em>. Il male acuto di montagna (AMS) pu\u00f2 comparire dopo 6-12 ore di permanenza a oltre 2500 metri e la sua incidenza \u00e8 del 10-25% a 2500 metri e di oltre l\u201980% a oltre 5500 metri. I fattori di rischio sono una storia di pregresso AMS e la mancata osservanza delle regole di acclimatazione. I sintomi generalmente scompaiono dopo 1-2 giorni. L\u2019edema cerebrale acuto di alta quota (HACE) pu\u00f2 svilupparsi dopo un soggiorno a oltre 4000 metri. Ha un\u2019incidenza dello 0,5-1% e pu\u00f2 progredire verso il coma e la morte entro 24 ore, se non controllato. L\u2019edema polmonare acuto (HAPE) ha un\u2019incidenza dello 0.2% se si soggiorna oltre i 4500 metri per 4 giorni, del 2% se si soggiorna a 5500 metri per 7 giorni, del 6% in caso di permanenza di 7 giorni.\u00a0 Se non trattato pu\u00f2 portare a morte nel 50% dei casi. La prevenzione delle malattie causate dall\u2019alta quota \u00e8 affidata ai trattamenti di pre-acclimatazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>\u00a0 Max Gassmann<\/strong>, direttore dell\u2019Istituto di Veterinaria dell\u2019Universit\u00e0 di Zurigo ha presentato una relazione dal titolo <em>Modest increase in residential altitude significantly increase Hb concentration.<\/em> Nel corso dell\u2019intervento ha evidenziato che l\u2019indice di massa corporea correla con i valori di emoglobina. Ha ricordato anche quanto sosteneva Carlos Monge-Cassinelli: gli uomini sono nati per vivere sul livello del mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Kelsey E. Joyce<\/strong> della School of Sport, Exercise &amp; Rehabilitation Sciences dell\u2019Universit\u00e0 di Birmingham ha presentato una relazione dal titolo <em>Nocturnal oxygen\u00a0 saturation variance is related to Lake Louise Scores during ascent to 4800 meters<\/em>. Il <em>Lake Louise Score<\/em> viene utilizzato per valutare l\u2019AMS nel corso di ascensioni in alta quota. Pur essendo soggettivo e relativamente non specifico, riesce a identificare con una certa precisione i valori della SpO2.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Rachel Turner<\/strong>, ricercatrice dell\u2019Eurac di Bolzano e dell\u2019Universit\u00e0 di Innsbruck ha parlato di <em>Cerebral blood flow in hypobaric hypoxia: time course and impact of plasma volume expansion<\/em>. Il flusso ematico cerebrale aumenta con l\u2019esposizione acuta all\u2019ipossia, in funzione della vasodilatazione dei vasi sanguigni. Dopo 4 giorni di esposizione continua all\u2019ipossia ipobarica (3500 metri) il flusso ematico cerebrale si normalizza in seguito all\u2019acclimatazione. Lo studio \u00e8 stato effettuato su soggetti maschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Rajesh Sharma<\/strong> della Mountain Medicine Society of Nepal (MMSN) ha presentato una relazione dal titolo <em>Pulmonary Thromboembolism mimicking high altitude pulmonary edema in High Altitude, diagnostic dilemma: a Review<\/em>. L\u2019edema polmonare acuto (HAPE) \u00e8 un fenomeno comune a quote superiori a 4000 metri ed \u00e8 causato da un\u2019ipertensione ipossica polmonare. Il tromboembolismo polmonare (PTE) \u00e8 dovuto a una combinazione di eritrocitosi, aumento dell\u2019attivazione delle piastrine ed aumento dei valori di fibrinogeno, uniti all\u2019ipossia e alla disidratazione in altitudine. Entrambe le situazioni cliniche provocano tosse, affanno, tachicardia e tachipnea.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Adattamento degli alpinisti e questioni di soccorso <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>Cynthia M. Beall<\/strong>, biological antropologist del Case Western Reserve University USA, ha presentato una relazione dal titolo <em>Variation among populations at altitude<\/em>. Nodo centrale dell\u2019intervento la capacit\u00e0 di adattamento delle popolazioni che vivono in alta quota, che permette la sopravvivenza e la riproduzione: andini,tibetani, sherpa, etiopi, europei e nordamericani, cinesi Han.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Inigo Soteras<\/strong>, medico spagnolo dell\u2019Universit\u00e0 di Gerona, ha presentato una relazione dal titolo <em>Multiple trauma mountain evironment An example of European approach<\/em>, discutendo di alcuni casi. Le zone montuose e remote dell\u2019Europa sono completamente vigilate dai team di soccorso alpino e il 75% \u00e8 coperto dall\u2019elisoccorso e pu\u00f2 essere raggiunto in meno di 60 minuti. Il tempo speso prima dell\u2019arrivo in ospedale \u00e8 superiore a 90 minuti, troppo per vittime di traumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Yassine Zani<\/strong> dell\u2019Universit\u00e0 di Liegi ha tenuto una relazione dal titolo <em>Usefulness of \u201cpoint-of-care\u201d ultrasound for mountain rescues<\/em>. In sintesi estrema il relatore ha confermato che l\u2019uso di un ecografo portatile migliora l\u2019accuratezza della diagnosi, \u00e8 in grado di fornire al medico informazioni preziose nella fase pre-ospedaliera e pu\u00f2 guidare la gestione e il <em>triage<\/em> di un soccorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Simon Rauch<\/strong> dell\u2019Istituto di Medicina di Emergenza in Montagna dell\u2019Eurac di Bolzano ha parlato della sindrome da sospensione, per la prima volta descritta nel 1972, e indotta da una sospensione passiva su una corda o a un\u2019imbragatura. Oggi si sa di certo che chi rimane appeso deve essere soccorso il prima possibile perch\u00e9 l\u2019immobilit\u00e0 e, quindi, l\u2019inattivit\u00e0 della pompa muscolare, impedisce il ritorno del sangue al cuore. Durante l\u2019attesa dei soccorsi la persona appesa deve cercare di muovere le gambe per attivare la pompa muscolare, e di conseguenza, la circolazione a livello degli arti inferiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Urs Pietsch<\/strong> del Dipartimento di Anestesia e di Terapia Intensiva dell\u2019Ospedale Cantonale di San Gallo in Svizzera ha parlato di <em>Medical and logistical challenges of helicopter mountain rescue missions<\/em>. L\u2019evacuazione da luoghi impervi o in condizioni atmosferiche avverse pu\u00f2 causare ritardi nel ricovero presso una struttura ospedaliera anche se l\u2019elisoccorso arriva in tempi rapidi. L\u2019utilizzo del verricello o della <em>longline<\/em> \u00e8 indicato quando non \u00e8 possibile atterrare, quindi, \u00e8 fondamentale l\u2019addestramento del personale medico e paramedico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Droni: il futuro \u00e8 qui<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>\u00a0<\/strong><strong>Jake McRae<\/strong> della Rocky Vista University College of Osteopathic Medicine ha presentato una relazione dal titolo <em>Utilizing drones in search and rescue operations to rapidly deliver water to dehydrated victims stranded in remore areas<\/em>. La disidratazione rappresenta un problema medico serio tra coloro che praticano attivit\u00e0 fisica <em>outdoor<\/em>, particolarmente rilevante nel Sud-Ovest degli Stati Uniti d\u2019America, accentuato dal tipo di ambiente che \u00e8 raggiungibile solo a piedi. Scopo della ricerca valutare il successo e l\u2019impiego di tempo nel trasportare acqua con un drone in zone remote nel corso di operazioni di soccorso. Dallo studio \u00e8 emerso che il drone \u00e8 pi\u00f9 veloce nel trasporto dell\u2019acqua, ma non \u00e8 molto pi\u00f9 efficace di quanto non sia il trasporto da parte dell\u2019uomo. Working in progress\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Medicina di montagna: l\u2019incontro degli esperti (a cura del Dr. Giancelso Agazzi) &nbsp; Lo scorso giugno si \u00e8 svolto da remoto il XIII World Congress on Mountain Medicine, per fare [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":218,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/217"}],"collection":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=217"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/217\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/media\/218"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=217"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=217"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-medica\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=217"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}