{"id":341,"date":"2022-07-08T11:56:10","date_gmt":"2022-07-08T11:56:10","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/evento\/lo-stato-del-parco-nazionale-del-vesuvio\/"},"modified":"2024-12-06T10:55:17","modified_gmt":"2024-12-06T10:55:17","slug":"lo-stato-del-parco-nazionale-del-vesuvio","status":"publish","type":"tribe_events","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/evento\/lo-stato-del-parco-nazionale-del-vesuvio\/","title":{"rendered":"Lo Stato del Parco Nazionale del Vesuvio"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58497 size-large\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/1.png\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"275\" title=\"\"><\/p>\n<figure id=\"attachment_59730\" aria-describedby=\"caption-attachment-59730\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-59730 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/1-1.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"960\" height=\"545\" title=\"\"><figcaption id=\"caption-attachment-59730\" class=\"wp-caption-text\">Il Somma\/Vesuvio dai Monti di Avella (foto di C.Teodonno)<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p>La questione ambientale nel Parco Nazionale del Vesuvio \u00e8 un qualcosa di emblematico e ci serve per capire come venga spesso fraintesa la tutela ambientale in Campania; sar\u00e0 utile quindi valutare questa relazione, come utile compendio di quello che non andrebbe fatto in un\u2019area protetta. \u00c8 innanzitutto opportuno precisare, a scanso di equivoci, che quanto seguir\u00e0 non \u00e8 solo un\u2019esplicita accusa verso l\u2019attuale gestione dell\u2019area protetta, ma anche verso tutte le parti in causa che intervengono e sono intervenute nella complessa gestione del Parco Nazionale del Vesuvio: i comuni, la Citt\u00e0 Metropolitana di Napoli e la Regione Campania. \u00c8 la descrizione di ci\u00f2 che accade nel parco nazionale almeno da dieci anni a questa parte. Quanto scritto \u00e8 inoltre frutto delle osservazioni dirette sul campo e dello studio di documenti comunemente reperibili anche in rete, nonch\u00e9 complementare alle segnalazioni e denunce fatte agli organi competenti dal sottoscritto e dalle associazioni con le quali si \u00e8 interfacciato.<\/p>\n<p><strong>L\u2019idea di sviluppo che prevale su quella della tutela<\/strong><\/p>\n<p>Il Parco Nazionale del Vesuvio (<strong>8.482 ettari<\/strong>) nasce ufficialmente nel <strong>1995<\/strong> con i migliori propositi ma con la consapevolezza della sua collocazione in una delle aree pi\u00f9 densamente popolate e complesse d\u2019Europa e con un \u201cdisordine\u201d edilizio da record (risulta essere infatti il parco pi\u00f9 popolato e il pi\u00f9 densamente popolato d\u2019Italia con 112.344 abitanti e con una densit\u00e0 abitativa pari al 36,2%; fonte MTE). Tale consapevolezza per\u00f2 non si \u00e8 tramutata negli anni in quella spinta necessaria a far s\u00ec che il parco divenisse quell\u2019oasi di verde e di biodiversit\u00e0 che Napoli e i 13 comuni del parco avrebbero pur sempre meritato. Una malintesa idea di promozione territoriale, tendenzialmente portata ad esaltare le grandi cifre del flusso turistico del Gran Cono, non \u00e8 riuscita neanche a creare un indotto degno di questo nome, pur producendo un intenso traffico su gomma, incompatibile con la riserva integrale che attraversa (zona A) e paventando, su questa stessa linea programmatica, progettualit\u00e0 che vanno in senso diametralmente opposto alla tutela ambientale, quali ad esempio quella ultima di una <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/vesuvio-arriva-la-funivia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>funivia<\/strong> <\/a>che, se attuata, metterebbe la parola fine al patrimonio paesaggistico e ambientalistico del Parco in virt\u00f9 di uno sviluppo turistico nullo per il territorio e in favore di gruppi di interesse politico-economico come la partecipata pubblica EAV. Il resto del territorio, in particolar modo quel che rimane della sentieristica vesuviana, permane in uno stato di completo abbandono e alla merc\u00e9 di chiunque voglia fare della cosa pubblica una cosa privata. Inoltre, l\u2019esaltazione delle eccellenze locali, che altro non sono che eccezioni che strenuamente resistono in un deserto imprenditoriale e consortile, non \u00e8 che un paravento per nascondere ci\u00f2 che si sarebbe potuto fare e non s\u2019\u00e8 fatto in questo luogo tanto decantato quanto mistificato; l\u00e0 dove tali \u201ceccellenze\u201d non sono rappresentative del contesto socio-economico del territorio e limitate a poche specialit\u00e0 enogastronomiche e colturali; basti ad esempio pensare allo stato precario della coltivazione della rinomata albicocca vesuviana, oramai soppiantata quasi ovunque da altre colture spesso alloctone e in barba a un patrimonio di cultivar autoctone che va progressivamente scomparendo. Il poi demandare sempre ad altri la risoluzione delle palesi problematiche dovute all\u2019eccessiva antropizzazione del territorio ha allontanato sempre pi\u00f9 il vesuviano dal Vesuvio e dal suo parco, visto come insieme di vincoli dai pi\u00f9 e, all\u2019occasione, un osso da spolpare da altri; si \u00e8 minata in tal modo la reale essenza dell\u2019area protetta, svilendo la fondamentale e complementare tutela in favore di una non meglio definita idea di sviluppo locale.<\/p>\n<p><strong>Le discariche storiche<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_59731\" aria-describedby=\"caption-attachment-59731\" style=\"width: 1020px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-59731 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/2.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1020\" height=\"617\" title=\"\"><figcaption id=\"caption-attachment-59731\" class=\"wp-caption-text\">Posizione delle 5 discariche storiche ed aree contigue presenti in area PNV (realizzazione di C.Teodonno su piattaforma Google earth)<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il Parco Nazionale del Vesuvio nasce nel 1995 con al suo interno ben cinque discariche: la <strong>Ammendola &amp; Formisano di Ercolano; \u201cla Porcilaia\u201d di Torre del Greco; Cava SARI e Cava Ranieri di Terzigno e Cava La Marca di Somma Vesuviana<\/strong>, ovvero cinque luoghi all\u2019interno del suo areale mai bonificati e mai messi in sicurezza. Le stesse ricadono nel contesto di protezione naturalistica delle aree Natura 2000 e soggette pertanto anche alla normativa europea, ovvero <strong>due in area SIC (SARI e Ranieri), una in area ZPS (La Marca) e tre<\/strong> <strong>ZSC (Ammendola &amp; Formisano; \u201cPorcilaia\u201d e SARI)<\/strong>. Per decenni in questi luoghi \u00e8 stato sversato di tutto, queste cinque discariche hanno accolto al loro interno, dagli anni sessanta fino alla costituzione del PNV, tonnellate di rifiuto \u201ctal quale\u201d e tutto quello che si \u00e8 riusciti a far passare attraverso le maglie larghe dei controlli e di una tutela ambientale pi\u00f9 da polvere sotto al tappeto che effettivamente compresa ed attuata e dove le ecomafie l\u2019hanno fatta, per decenni, da padrone. Come se ci\u00f2 non bastasse nel 2008 viene riaperta, a seguito dell\u2019ennesima emergenza rifiuti e nella pi\u00f9 trasversale delle azioni politiche, anche cava SARI a Terzigno assieme ad altri <strong>siti di \u201cstoccaggio provvisorio\u201d<\/strong> come quello dell\u2019Ammendola e Formisano di Ercolano o presso la Porcilaia a Torre del Greco (ma nel comune di Trecase), ancora oggi presenti entro i confini del parco e mai bonificati. A tutto ci\u00f2 si aggiungono gli interventi tardivi da parte di un certo ambientalismo clientelare e con un atteggiamento ambivalente dello stesso ente parco, che giustific\u00f2 in un primo momento la riapertura della discarica SARI per la suddetta contingenza ambientale. Solo un moto popolare ha poi impedito che si aprisse nel 2010 una nuova discarica sempre in area protetta, quella di <strong>Cava Vitiello<\/strong>, quella che, per volumetria, sarebbe potuta diventare una delle pi\u00f9 grandi d\u2019Europa. Oggi la discarica SARI non accoglie pi\u00f9 rifiuti ed \u00e8 utilizzata dalla Ecodeco (A2A) per lo sfruttamento dell\u2019energia di biogas da rifiuto e la sola Cava Ranieri \u00e8 stata oggetto di un progetto di riqualificazione, al momento non ancora messo in atto. In relazione a queste cinque gravi criticit\u00e0 ambientali, nessun provvedimento tangibile \u00e8 stato mai preso, neanche da parte dell\u2019ente parco che ha sempre considerato, quello delle discariche storiche, cos\u00ec come molte amministrazioni locali, un problema superato, atteggiamento in contraddizione con i pi\u00f9 importanti <strong>studi epidemiologici del Ministero della salute<\/strong> (S.E.N.T.I.E.R.I.) che hanno considerato parte di quei luoghi prima come Siti di Interesse Nazionale (SIN) e poi Siti di Interesse Regionale (SIR) e trovando nessi di correlazione tra alcune patologie neoplasiche e la presenza di suddette discariche.<\/p>\n<p><strong>Le micro-discariche nel P.N.V.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-59732 size-large\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/3-1024x514.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"514\" title=\"\">Stato parziale delle micro-discariche presenti nel PNV (rilevazione e composizione di C.Teodonno su Google earth)<\/p>\n<p>A questa gi\u00e0 precaria situazione, l\u00e0 dove ci troviamo al cospetto di contesti che difficilmente potranno essere mai bonificati (si tenga presente che nel 2014, per <strong>l\u2019ex SIN denominato \u201cLitorale Vesuviano\u201d<\/strong> che comprendeva quella fascia interna e costiera che andava da Castellammare di Stabia fino ad Ercolano, furono stanziati circa 5 milioni di euro solo per gli studi dei valori di fondo e per la caratterizzazione dei rifiuti), dobbiamo aggiungere un\u2019ulteriore iattura per il PNV ovvero quella di centinaia di micro-discariche presenti all\u2019interno dei suoi confini. Per micro-discariche non facciamo ovviamente riferimento alla sempre presente sporcizia lungo le strade, al sacchetto estemporaneo lanciato dall\u2019auto in corsa o i residui di chi si \u201capparta\u201d lunga la strada provinciale\/comunale che porta al Gran Cono del Vesuvio, ma a siti pi\u00f9 o meno estesi e costantemente interessati da scarico, sversamento e incendio di rifiuti di vario genere e pericolosit\u00e0. Questi sono luoghi che costellano la riserva protetta, presenti in particolar modo in quell\u2019area cuscinetto, interna al parco, che costituisce la fascia pedemontana dove il contesto rurale, e talvolta quello urbano, sfumano in quello pi\u00f9 propriamente naturale. Zone critiche, sempre raggiungibili da strade carrabili, quelle che spesso diventano esse stesse ricettacolo di rifiuti, come del resto lo sono anche gli importanti assi viari interni al PNV; tra i quali <a href=\"https:\/\/www.ilmediano.com\/ercolano-e-le-inutili-giornate-ecologiche\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>la Strada Provinciale del Vesuvio<\/strong>, <\/a>che a quota 800 diviene strada comunale, <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/il-panorama-giusto-di-una-primavera-vesuviana-giornata-ecologica-via-panoramica-trecase-boscotrecase\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>la cosiddetta Panoramica<\/strong> <\/a>nel versante boschese e <a href=\"https:\/\/www.ilmediano.com\/Via-Zabatta-75-chilometri-di-squallore\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>la Zabatta<\/strong> <\/a>che congiunge Boscoreale ad Ottaviano. Questa realt\u00e0, incoerente con l\u2019area protetta, e pi\u00f9 volte negata o minimizzata dall\u2019attuale presidenza del PNV, non \u00e8 purtroppo solo il risultato di una subcultura che identifica il contesto pubblico come luogo di scarico di tutto ci\u00f2 che non si vuole nel proprio privato ma \u00e8 la dimostrazione del fallimento di una politica dei rifiuti, locale e regionale, ma \u00e8 soprattutto <strong>il prodotto di un\u2019economia sommersa o semi-sommersa<\/strong> che non pu\u00f2 o non vuole smaltire legalmente lo scarto delle proprie lavorazioni per calmierare i prezzi di produzione e ampiamente tollerata dalle autorit\u00e0. Al contempo il problema dei rifiuti si ritiene accantonato per ragioni di competenza da parte dell\u2019ente parco e, per ragioni di fondi, da parte delle amministrazioni locali che, a loro volta, demandano la soluzione del problema al volontariato dei privati cittadini e delle associazioni presenti sul territorio vesuviano o a <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/videopalle-videosorveglianza-fittizia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>inutili palliativi come la videosorveglianza<\/strong>.<\/a> Regione e Citt\u00e0 Metropolitana, anch\u2019esse interessate al ciclo di smaltimento dei rifiuti, rimandano infine al mittente la patata bollente. Sono quindi risultate inutili azioni come l\u2019istallazione nel corso degli anni di sistemi di videosorveglianza, fototrappole e l\u2019uso di droni o l\u2019attuazione di operazioni che prevedevano l\u2019uso dell\u2019esercito come quella di \u201cStrade sicure\u201d; non solo \u00e8 mancato l\u2019effetto di deterrenza ma non si \u00e8 in pratica mai riusciti ad arrestare il costante flusso di rifiuti dagli opifici verso campagne ed area protetta, portando a pieno titolo, e normativamente parlando, il Vesuviano nella cosiddetta <strong>\u201cTerra dei fuochi\u201d.<\/strong> Le tanto decantate (e costose) telecamere, anche le 35 di ultima generazione, istallate da ente parco e dai comuni, quando hanno funzionato, non sono servite nell\u2019evitare lo smaltimento illecito di rifiuti e i conseguenziali roghi tossici, poich\u00e9 non esiste ad oggi una reale volont\u00e0 politica nel combattere questo fenomeno e non si pu\u00f2 evidentemente ricoprire tutto il territorio di telecamere, in un contesto in cui, lo smaltimento diretto o indiretto degli scarti di lavorazione \u00e8 funzionale alla sussistenza stessa dell\u2019attivit\u00e0 produttiva.<\/p>\n<p><strong>Il grande incendio del luglio 2017<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-59733 size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/4.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"818\" height=\"662\" title=\"\">\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Incendio del PNV del luglio 2017 (dati agg. al 16 agosto 2017 da M.Moraca)<\/p>\n<p>Tale evento, spesso identificato con i roghi tossici delle piccole e grandi discariche presenti nel parco, non ha con questi avuto legami diretti se non quello di mettere in luce, presso le carrabili o altre zone antropizzate, vecchi sversamenti abusivi e dimenticati sotto la sterpaglia e la vegetazione spontanea. Gli incendi boschivi sono invece la conseguenza di una cattiva gestione del territorio, spesso abbandonato a se stesso. Va innanzitutto detto che gli incendi nei boschi sono un qualcosa di naturale e frequente ma, in un\u2019area protetta e a maggior ragione se circondata da un anello urbano senza soluzione di continuit\u00e0, come quella vesuviana, l\u2019attenzione dovrebbe essere maggiore, ma spesso i lavori di Anti Incendio Boschivo si sono dimostrati <a href=\"https:\/\/www.ilmediano.com\/vesuvio-il-bluff-dei-lavori-sui-sentieri\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>insufficienti se non addirittura incompleti e controproducenti<\/strong>. <\/a>Sta di fatto che il <strong>5 luglio 2017<\/strong>, complice una siccit\u00e0 di mesi ed altre condizioni meteorologiche sfavorevoli, \u00e8 scoppiato un incendio epocale che ha praticamente distrutto il patrimonio boschivo del Parco Nazionale del Vesuvio. Se infatti si considera che su <strong>una superficie boscata totale di 3.798,04 ettari<\/strong> ne sono stati <strong>percorsi dal fuoco 3.350,23<\/strong>, lasciandone <strong>integri soltanto 447,81<\/strong> (dati fonte Univ.\u201cFederico II\u201d), abbiamo il quadro completo e definitivo di un vero e proprio disastro ambientale. Va comunque sottolineato che la superficie percorsa dal fuoco \u00e8 suddivisibile in classi di severit\u00e0 e dove \u201csolo\u201d <strong>429,14 ettari sono stati inclusi nella categoria a \u201cseverit\u00e0 alta\u201d<\/strong> (si consideri per\u00f2 che <strong>1.170,47 rientrano in quella \u201cmedio-alta\u201d<\/strong>) che, sommati alla categoria alta, arriviamo quasi alla met\u00e0 della distruzione del patrimonio boschivo vesuviano (<strong>1.599,61 ha<\/strong>), e questo senza aver ancora valutato una serie di problemi fitosanitari trascurati dall\u2019ente e legati alla crescita di popolazioni di insetti, quali ad esempio, il Tomicus destruens e la cocciniglia del Pino (Toumeyella parvicornis) che stanno ancora provocando la morte di migliaia di alberi lungo le fasce di confine dell\u2019incendio stesso e in aree precedentemente sopravvissute al passaggio delle fiamme. La natura vesuviana non ha raggiunto ancora quel punto di non ritorno che la desertificherebbe in maniera irrimediabile, nel caso che altri incendi percorressero tali contesti ma \u00e8 evidente che, anche dopo <strong>gli incendi delle estati 2015 e 2016<\/strong>, la situazione del 2017, \u00e8 stata il risultato di una politica ambientale del parco inesistente o fittizia che ha sottovalutato un problema pi\u00f9 volte evidenziato dalla societ\u00e0 civile. Le istituzioni preposte, in primis la presidenza del parco, non hanno saputo fare di meglio che gridare a un fantomatico attacco criminale e affidarsi alle leggende metropolitane o giocando sui concetti di colposo\/doloso pur di non ammettere le proprie responsabilit\u00e0 che, in maniera trasversale sono adducibili a incuria, a ritardi di intervento e inadempienze delle amministrazioni comunali e della Regione, passando anche per quell\u2019ente parco che si \u00e8 limitato a produrre solo carte che notoriamente non spengono gli incendi. Ad oggi, tra protocolli d\u2019intesa e convenzioni, si sta appunto tentando di arginare, anche in questo caso, pi\u00f9 sulla carta che nei fatti, il rischio degli incendi boschivi, demandando a societ\u00e0 in house come <strong>SMA Campania o agli operatori forestali della Citt\u00e0 Metropolitana<\/strong> l\u2019onere della manutenzione boschiva e delle operazioni di AIB e con prospettive facilmente immaginabili visti i trascorsi della societ\u00e0 in questione e i risultati negativi dell\u2019estate 2020 e, a maggior ragione, per i preoccupanti incendi di luglio e agosto 2021. A ci\u00f2 aggiungiamo il gravissimo stato in cui versa la fauna locale, in particolar modo l\u00e0 dove il fuoco del 2017, non solo ne ha fatto strage, ma ne ha privato di dimora ed habitat, gi\u00e0 di per s\u00e9 precari. Ad oggi, fatta salva una ricerca sui chirotteri, gi\u00e0 in essere prima dell\u2019incendio e portata a termine lo scorso anno, non esistono per nostra conoscenza i risultati di studi che possano aver monitorato lo stato della fauna precedente e successivo all\u2019evento catastrofico del 2017. Si preferisce quindi ancora una volta spendere milioni di euro in modo emergenziale (al momento stanziati almeno una decina) anzich\u00e9 valutare strategie di prevenzione efficaci, anche in visione dell\u2019aggravarsi della problematica degli incendi boschivi, strettamente correlata ai cambiamenti climatici e con la costante del malcostume locale. La domanda che sorge spontanea \u00e8 la seguente: cosa si sta facendo per prevenire nuovi disastrosi incendi? Visti gli attuali risultati, poco o niente.<\/p>\n<p>Per saperne di pi\u00f9 sul grande incendio del 2017: <a href=\"https:\/\/www.ilmediano.com\/vesuvio-i-giorni-di-fuoco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ilmediano.com\/vesuvio-i-giorni-di-fuoco\/<\/a><\/p>\n<p><strong>Il dissesto idrogeologico<\/strong><\/p>\n<p>A tutto ci\u00f2 va aggiunto il conseguenziale dissesto idrogeologico, fenomeno anch\u2019esso non nuovo in area parco, soprattutto <strong>sui ripidi versanti del Monte Somma<\/strong> (parte pi\u00f9 antica della caldera entro la quale si erge il Gran Cono del Vesuvio) qui e soprattutto <strong>sul versante sud orientale del Vesuvio<\/strong> dove l\u2019effetto distruttivo dell\u2019incendio \u00e8 stato maggiore, gli effetti si sono acuiti in numero e portata a partire gi\u00e0 dall\u2019autunno 2017 con le prime piogge. Sul Somma, nello specifico (anche se qui l\u2019incendio ha colpito in maniera minore), la conformazione del territorio e la riduzione dell\u2019effetto di contenimento attuata dagli alberi ormai distrutti ha facilitato il defluire a valle di grosse masse di terreno (materiale piroclastico incoerente e roccia lavica) e alberi. Il tutto facilmente riscontrabile nella quasi totale cancellazione del \u201c<a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/monte-somma-cosa-restera-del-sentiero-delle-baracche\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Sentiero delle Baracche<\/strong><\/a>\u201d (conosciuto anche come Via traversa e parte bassa del sentiero n\u00b03 del PNV) dove, sia le opere antiche di regimazione delle acque meteoriche (borboniche e post-unitarie) sia quelle pi\u00f9 recenti di ingegneria naturalistica (2001-06), sono state danneggiate o completamente distrutte con la perdita di infrastrutture, anche storiche, e l\u2019aumento del rischio per chi percorresse tale sentiero. Sul versante sud-est, abbiamo invece il continuo flusso di detriti a valle dove vecchi canaloni adibiti oggi a strade, talvolta interne al tessuto urbano come a Torre del Greco, portano a mare tutto ci\u00f2 che la vegetazione distrutta non pu\u00f2 pi\u00f9 contenere, con alterazione del litorale e grave pericolo per la popolazione anche in caso di evento meteorologico non per forza di cose, eccezionale. La stabilit\u00e0 precaria di molti degli alberi bruciati dall\u2019incendio \u00e8 inoltre motivo di pericolo sempre per chi transitasse in quelle zone colpite dal disastro del 2017, poich\u00e9 perdono sempre pi\u00f9 consistenza e stabilit\u00e0 rovinando spesso sulla linea elettrica o su auto e abitazioni. Solo alcuni comuni, spronati dall\u2019associazionismo locale, come ad esempio Torre del Greco, hanno emesso ordinanze che imponevano ai privati di intervenire urgentemente nei loro fondi per scongiurare ogni pericolo per persone o cose.<\/p>\n<p><strong>Il turismo<\/strong><\/p>\n<p>Conseguente alla summenzionata e malintesa idea di sviluppo, per una fruizione dell\u2019area protetta, l\u2019ente parco ha operato con strategie univoche e senza alcun confronto previo con le parti in causa, limitate alla visita turistica del Gran Cono, <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/piccole-storie-vesuviane-di-quota-1000-vesuvio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>rivelatesi poi<\/strong><\/a> <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/piccole-storie-vesuviane-di-quota-1000-vesuvio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>controproducenti<\/strong>, <\/a>esaltando le pregresse criticit\u00e0 di abusivismo e congestionamento automobilistico, ed entrando, tra l\u2019altro, in forte contrasto con il comune di Ercolano col <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/vesuvio-sigilli-a-quota-1000\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>sequestro, da<\/strong><\/a> <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/vesuvio-sigilli-a-quota-1000\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>parte di quest\u2019ultimo, dei tornelli e dei nuovi manufatti<\/strong>, <\/a>perch\u00e9 considerati abusivi. Non mancano inoltre i disservizi con un nuovo e farraginoso sistema di acquisto on-line dei biglietti, non rimborsabili in caso di ritardo e aumentando i loro prezzi in un momento di forte crisi economica e sociale. Si \u00e8 intaccato in tal modo, e fortemente, l\u2019immagine del Parco anche a livello internazionale dove, a rincarare la dose, troviamo la totale assenza di bagni presso uno dei luoghi turistici pi\u00f9 visitati al mondo, incoerente fonte di vanto per la presidenza del parco. La cattiva comunicazione relativa al nuovo sistema di biglietteria e l\u2019impossibilit\u00e0 di fare il biglietto in loco, costringe intere comitive a tornare indietro senza biglietto di entrata per mancanza di segnale telematico, per esaurimento dei posti contingentati (spesso esauriti a causa del fenomeno dell\u2019accaparramento e del <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/vesuvio-quota-1000-fatta-la-legge-trovato-linganno-bagarinaggio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>bagarinaggio<\/strong>) <\/a>o per il semplice ritardo. A ci\u00f2 si <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/vesuvio-ultimatum-allente-parco-da-parte-delle-associazioni-turistiche\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>aggiunge l\u2019acredine creatasi tra il parco e un<\/strong><\/a> <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/vesuvio-ultimatum-allente-parco-da-parte-delle-associazioni-turistiche\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>mondo del turismo<\/strong>, <\/a>guide, tour operator e indotto che, da un anno a questa parte, dopo la prima batosta del COVID e costatata l\u2019impossibilit\u00e0 di gestire i pacchetti turistici per il contingentamento e soprattutto per un sistema di biglietteria a dir poco balordo, \u00e8 sceso letteralmente in strada per protestare contro <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/vesuvio-le-grandi-compagnie-disertano-il-vulcano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>i<\/strong><\/a> <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/vesuvio-le-grandi-compagnie-disertano-il-vulcano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>provvedimenti della presidenza del parco, che hanno fatto escludere dai programmi delle grandi<\/strong><\/a> <a href=\"https:\/\/www.vesuvionews.it\/notizie\/vesuvio-le-grandi-compagnie-disertano-il-vulcano\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>compagnie croceristiche gli itinerari vesuviani.<\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong>Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>A quasi cinque anni dal disastro vesuviano, l\u2019unico atto concreto, tardivo e relativo al contrasto attivo degli incendi \u00e8 stata una convenzione tra PNV e i Vigili del Fuoco che dal 2018 in poi sar\u00e0 rinnovato negli anni successivi ma, vista l\u2019esiguit\u00e0 delle forze in campo (costituite solo da due presidi per un totale di 4 moduli antincendio), risulter\u00e0 poca cosa qualora si ripresentasse una calamit\u00e0 come quella del 2017 e che solo la buona sorte non ci ha ancora ripresentato; a questo va aggiunto il lancio del \u201c<strong>Grande progetto Vesuvio<\/strong>\u201d con l\u2019ambizioso programma del ripristino della sentieristica, di una sua nuova interconnessione tra i vari sentieri e il contenimento del dissesto idrogeologico; ma, al momento, dopo cinque anni e quattro milioni di euro spesi, la montagna ha partorito solo un proverbiale topolino di meno di quattro chilometri lineari ristrutturati sui 54 preesistenti e il centinaio di chilometri immaginato con tutte le varie interconnessioni. Nello specifico, ad oggi, sono stati ristrutturati e riaperti il sentiero n\u00b07 (2.191 m), gi\u00e0 esistente; il n\u00b09 (531 m), gi\u00e0 esistente ed \u00e8 stato portato finalmente a termine il n\u00b011 (750 m), anch\u2019esso gi\u00e0 esistente, per un totale di 3.474 m. A ci\u00f2 aggiungiamo la riapertura del tratto che va dal cancello della SP fino alla casa di Amelia del n\u00b04 (2.670 m), gi\u00e0 esistente e la fabbrica di San Pietro del sentiero n\u00b06, la storica Strada Matrone dove il parco ha rilevato i lavori della Citt\u00e0 Metropolitana portandoli avanti in maniera raffazzonata. Gli altri sentieri, n\u00b01, n\u00b02 e n\u00b05 sono stati sempre fruibili mentre ribadiamo che il n\u00b03, il resto del n\u00b04, n\u00b06, n\u00b08 e n\u00b010 sono interdetti, impraticabili o pericolosi. A questo si aggiungano i soli trenta ettari destinati all\u2019effettivo rimboschimento; una sponsorizzazione che ha messo a disposizione alberi che nessuno ha mai irrigato e che stanno progressivamente morendo; nonch\u00e9 lo stato di dissesto e abbandono descritto sopra. Il risultato di tutto ci\u00f2, nonostante gli spot dell\u2019ente e la stampa politicamente indirizzata, \u00e8 quello di una natura lasciata a se stessa e a quei pochi uomini e associazioni disposte a contenere l\u2019incuria degli enti e delle istituzioni assenti, e che spesso non ottengono neanche udienza da parte di una presidenza del parco, sensibile solo a proposte complementari a una visione idilliaca del parco. Un parco troppo spesso lasciato in balia di coloro che, tra bracconieri, motociclisti e abusivi di vario genere vogliono invece il Parco Nazionale del Vesuvio come un proprio parco giochi o come una pista per gare automobilistiche autorizzate dagli stessi sindaci della comunit\u00e0 del PNV. Nel Parco prevale troppo spesso un ambientalismo di facciata ed una tutela fittizia e opportunistica, un ambientalismo fidelizzato dalle istituzioni o insito nelle stesse che, non solo non vuol vedere le infrazioni, culturalmente considerate minime, come ad esempio quelle acustiche e luminose dei locali in quota, ma ignora, come scritto sopra, le tante criticit\u00e0 ambientali, vecchie e nuove, e soprattutto tollera il continuo traffico turistico su gomma che attraversa la riserva integrale, sia dal versante ercolanese, sia dal versante boschese (almeno fino al 2017), giustificandolo e incentivandolo in virt\u00f9 di un flusso turistico da record ma che di fatto, arricchisce i pochi fortunati che spesso clientelarmente lo gestiscono senza lasciare granch\u00e9 al territorio. Un ente parco che si mostra troppo spesso severo patrigno verso chi deve gestire i propri fondi rurali ma assai tollerante verso i concerti sul Gran Cono e i grossi 4\u00d74 che inquinavano e distruggevano il sentiero sulla Matrone e che per ragioni contrattuali torneranno a farlo.<\/p>\n<p>Purtroppo, una distanza sempre pi\u00f9 ampia s\u2019\u00e8 creata, tra un ente distante e una realt\u00e0 territoriale ad esso talvolta volutamente sconosciuta.<\/p>\n<p>Di <strong>Ciro Teodonno <\/strong>(Pres. CRTAM Campania e Reggente SS. CAI Vesuvio)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Premessa La questione ambientale nel Parco Nazionale del Vesuvio \u00e8 un qualcosa di emblematico e ci serve per capire come venga spesso fraintesa la tutela ambientale in Campania; sar\u00e0 utile [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":342,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_tribe_events_status":"","_tribe_events_status_reason":"","footnotes":""},"tags":[],"tribe_events_cat":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events\/341"}],"collection":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events"}],"about":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/types\/tribe_events"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=341"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events\/341\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":412,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events\/341\/revisions\/412"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/media\/342"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=341"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=341"},{"taxonomy":"tribe_events_cat","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events_cat?post=341"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}