{"id":349,"date":"2022-06-22T19:04:23","date_gmt":"2022-06-22T19:04:23","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/evento\/la-pineta-mirtina-di-ischia-ed-il-suo-rospo-da-tutelare\/"},"modified":"2024-12-06T10:16:55","modified_gmt":"2024-12-06T10:16:55","slug":"la-pineta-mirtina-di-ischia-ed-il-suo-rospo-da-tutelare","status":"publish","type":"tribe_events","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/evento\/la-pineta-mirtina-di-ischia-ed-il-suo-rospo-da-tutelare\/","title":{"rendered":"La Pineta Mirtina di Ischia ed il suo Rospo da Tutelare"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\"><span data-mce-type=\"bookmark\" style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" class=\"mce_SELRES_start\">\ufeff<\/span><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58497 size-large\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/1.png\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"275\" title=\"\"><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">2\u00b0 CORSO PER OPERATORE REGIONALE TUTELA AMBIENTE MONTANO (ORTAM)<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><strong>Ida Ferrandino<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">La Pineta Mirtina di Ischia ed il suo Rospo da tutelare<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Indice<\/strong><\/p>\n<p>Premessa<\/p>\n<p>1.1 Introduzione alla biodiversit\u00e0<\/p>\n<p>1.2 Tutela dell\u2019ambiente<\/p>\n<p>1.3 Isole e biodiversit\u00e0<\/p>\n<p>2.0 La Pineta Mirtina<\/p>\n<p>3.0 Anfibi<\/p>\n<p>3.1 Anuri<\/p>\n<p>3.2 Caudata o Urodela<\/p>\n<p>3.3 Gymnophiona o Apoda<\/p>\n<p>4.0 Anatomia degli Anfibi<\/p>\n<p>4.1 Ciclo vitale degli Anfibi<\/p>\n<p>4.2 Anfibi a rischio<\/p>\n<p>5.0 Bufo balearicus<\/p>\n<p>6.0 Il rospo smeraldino ad Ischia<\/p>\n<p>6.1 Monitoraggio<\/p>\n<p>6.2 La Pineta Mirtina: verifica dello stato per la tutela del rospo smeraldino<\/p>\n<p>7.0 Conclusioni<\/p>\n<p>Bibliografia e Sitografia<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>Per l\u2019attivit\u00e0 di monitoraggio Maggio-Giugno 2020 hanno collaborato i soci, Giovannangelo De Angelis, Vito Forni e Denis Trani.<\/p>\n<p>Ringrazio: Agostino, Ernesto, Francesco, Lucilla, Marco, Maria Cristina, Rosa, Raffaele e Stefanie per le indicazioni fornite.<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Premessa:<\/strong> Nella presente relazione si riportano i dati relativi al Monitoraggio del Rospo smeraldino sull\u2019isola d\u2019 Ischia (NA) effettuata da un gruppo di soci CAI Napoli della sottosezione di Ischia e Procida nel periodo di uscita dal primo lockdown (marzo-aprile 2020) e continuata ad oggi. Il monitoraggio \u00e8 stato condotto per verificare presenza e distribuzione di <em>Bufo balearicus<\/em>, nome scientifico che contraddistingue questo anfibio la cui presenza sull\u2019isola risulta da anni seriamente compromessa. \u00a0I dati raccolti ad oggi sono stati analizzati e confrontati con quanto gi\u00e0 riportato in letteratura. Strategie di tutela da applicare presso la pineta Mirtina, quale ultimo sito isolano ad ospitare questo animale, sono discusse e proposte per la salvaguardia dell\u2019unico anfibio presente ad Ischia. L\u2019azione rientra nella linea di indirizzo del Nuovo Bidecalogo, <sup>(1)<\/sup> approvato dall\u2019Assemblea dei delegati CAI del 25-26 maggio 2013 a Torino nell\u2019anno dei festeggiamenti del 150\u00b0 del Club Alpino Italiano ed in tema di tutela ambientale e di comportamenti etici durante le attivit\u00e0 in montagna cos\u00ec come anche in linea con l\u2019articolo 9 della nostra Costituzione che, con la recente modifica (8 febbraio 2022), sancisce: \u201cLa Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l\u2019ambiente, la biodiversit\u00e0 e gli ecosistemi, anche nell\u2019interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali\u201d. All\u2019ambiente ed alla sua tutela quale bene fondamentale, cos\u00ec come alla salute, c\u2019\u00e8 inoltre il richiamo anche nella recente modifica all\u2019articolo 41 della Costituzione della Repubblica italiana che stabilisce che \u201cL\u2019iniziativa economica privata \u00e8 libera. \u00a0Non pu\u00f2 svolgersi in contrasto con l\u2019utilit\u00e0 sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert\u00e0, alla dignit\u00e0 umana, alla salute, all\u2019ambiente\u201d.<\/p>\n<p><strong>1.1 Introduzione alla biodiversit\u00e0 <\/strong><\/p>\n<p>Il termine biodiversit\u00e0 \u00e8 generalmente associato alla variet\u00e0 di tutte le forme di vita presenti sulla Terra. Il concetto di biodiversit\u00e0 non pu\u00f2 essere ricondotto al singolo numero in quanto estremamente riduttivo.<\/p>\n<p>Nel 1988 il biologo statunitense Edward Wilson ha definito la biodiversit\u00e0 come la variet\u00e0 e variabilit\u00e0 degli organismi viventi e dei sistemi ecologici in cui essi vivono, includendo la diversit\u00e0 a livello genetico, di specie e di ecosistema. Si includono cos\u00ec tutti i livelli della materia vivente dai geni agli individui, alle popolazioni, alle specie e comunit\u00e0 fino agli ecosistemi, i fattori fisico-chimici che condizionano la vita.<\/p>\n<p>Con questa definizione si realizza l\u2019importanza di quanto la vita in tutte le sue forme dipende dal contesto ambientale in cui si presenta. Le interazioni tra gli organismi viventi e l\u2019ambiente sono alla base delle relazioni funzionali che caratterizzano i diversi ecosistemi garantendone il loro mantenimento in un buono stato di conservazione. Gli ecosistemi in salute ci forniscono cose essenziali che noi diamo per scontate.<\/p>\n<p>L\u2019ambiente deve essere considerato patrimonio comune, componente fondamentale della qualit\u00e0 della vita ed \u00e8 fondamentale la sua tutela.<\/p>\n<p><strong>1.2 Tutela dell\u2019ambiente<\/strong><\/p>\n<p>La Convention on Biological Diversity (CBD) adottata a Nairobi, Kenya, il 22 maggio 1992 ha sancito su \u201cla conservazione della diversit\u00e0 biologica, l\u2019uso sostenibile dei suoi componenti e la giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dall\u2019utilizzo delle risorse genetiche\u201d. Ratificata da 196 nazioni ha posto come obiettivo generale incoraggiare le azioni che porteranno ad un futuro sostenibile.<\/p>\n<p>Nel \u201cNuovo Bidecalogo\u201d del CAI \u00e8 riportato in pi\u00f9 punti la posizione e l\u2019impegno dei soci a tutelare l\u2019ambiente montano, il territorio, il paesaggio, il suolo ed anche la biodiversit\u00e0. <sup>(1)<\/sup><\/p>\n<p>La definizione scientifica di ambiente riporta all\u2019insieme dei fattori fisici e biologici che circondano l\u2019organismo o una popolazione di individui o una comunit\u00e0 biotica.<\/p>\n<p>L\u2019ambiente che circonda l\u2019uomo \u00e8 marcatamente tecnologico ed ha cos\u00ec assunto caratteristiche molto diverse da quello che circonda le altre specie viventi.<\/p>\n<p>L\u2019uomo si \u00e8 progressivamente allontanato dall\u2019ambiente fisico e biologico che lo circonda. A influenzarne la vita sono oggi molto di pi\u00f9 i riferimenti autoprodotti come le caratteristiche sociali, culturali, storiche e economiche, rispetto a quelle biologiche. \u00a0A ci\u00f2 vanno ricondotti i gravi danni che l\u2019uomo ha causato all\u2019ambiente (impatto ambientale). Danni che negli ultimi decenni hanno avuto un notevole incremento, direttamente proporzionale anche allo sviluppo tecnologico.<\/p>\n<p>In ecologia l\u2019ambiente \u00e8 l\u2019insieme dei fattori esterni a un organismo che ne influenzano la vita. Tra questi ci sono i fattori abiotici (temperatura, umidit\u00e0, pressione, altitudine, geomorfologia) e quelli biotici (interazione con altri tipi di organismi che convivono nella stessa area e con cui interagiscono). Il termine Habitat va inteso come l\u2019ambiente in cui vive una data specie. Si comprende come la tutela dell\u2019ambiente \u00e8 fondamentale per la sopravvivenza di tutte le specie animali e vegetali. Per la stretta interazione tra ambiente e specie va sottolineato che comunque ogni specie interagendo con l\u2019ecosistema di cui fa parte, partecipa al mantenimento all\u2019equilibrio e stato di salute della biosfera. La tutela ambientale va intesa pertanto come salvaguardia di tutte le forme di vita presenti sulla terra e dello stesso ambiente in cui queste vivono. La perdita di biodiversit\u00e0 costituisce un serio pericolo per l\u2019equilibrio ecosistemico.<\/p>\n<p>In questo ambito rientrano le politiche di tutela indicate nel 2015 con l\u2019Agenda 2030 dell\u2019ONU di salvaguardia climatica. <sup>(2)<\/sup> Gli stati ONU che vi hanno aderito si sono infatti impegnati a mettere a punto un piano che porti al miglioramento delle condizioni di vita sul globo entro il 2030. Bisogna inoltre aggiungere anche le direttive europee in materia ambientale. Riguardo la tutela ambientale, la direttiva Uccelli <sup>(3)<\/sup> e la direttiva Habitat <sup>(4)<\/sup> hanno fornito gli strumenti per l\u2019applicazione e creazione da parte dei singoli stati di: zone di interesse protezionistico (ZIP) e siti di interesse comunitario (SIC).<\/p>\n<p>I ZIP siti proteggono gli habitat di uccelli migratori che hanno bisogno di corridoi ecologici lungo i quali muoversi. <sup>(5)<\/sup><\/p>\n<p>I SIC hanno permesso invece di creare una rete di siti di interesse comunitario in cui vivono specie floristiche e faunistiche a rischio. In queste aree sono incluse anche zone interessate dalla presenza antropica. <sup>(5)<\/sup><\/p>\n<p>Fondamentale per la corretta gestione dell\u2019ambiente \u00e8 un approccio interdisciplinare tenendo conto degli aspetti ecologici, economici e sociopolitici, integrando le funzioni e servizi ecosistemici nelle decisioni di gestione e pianificazione del territorio.<\/p>\n<p>Tutte le risorse devono essere gestite in modo tale che le esigenze economiche, sociali ed estetiche vengano soddisfatte mantenendo per\u00f2 l\u2019integrit\u00e0 culturale, i processi ecologici essenziali, la diversit\u00e0 biologica, i sistemi di vita dell\u2019area in questione. La biodiversit\u00e0 rappresenta sicuramente una risorsa fondamentale per lo sviluppo socio-economico e solo attraverso politiche di sviluppo sostenibile si pu\u00f2 garantire la conservazione della biodiversit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>1.3 Isole e biodiversit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>Nel mondo le isole occupano solo il 5% della superficie terrestre ma con un ruolo chiave per la conservazione della biodiversit\u00e0 che risulta condizionata dall\u2019isolamento e da condizioni ambientali particolari. Piante e animali che vi abitano hanno subito millenni di isolamento genetico e selezione naturale, con la possibile conseguente formazione di nuove rare specie endemiche ed \u00e8 per questo che la biodiversit\u00e0 insulare \u00e8 di particolare interesse.<\/p>\n<p>Ischia, \u201cL\u2019isola Verde\u201d, \u00e8 un importante centro di biodiversit\u00e0 nel Mediterraneo con diverse specie rare ed endemiche alcune delle quali fortemente minacciate. La ricchezza di biodiversit\u00e0 \u00e8 espressione delle caratteristiche dell\u2019isola di origine vulcanica che si estende in un\u2019area di 46.3 km<sup>2<\/sup>, con un perimetro di 34Km e che conta 64.085 residenti. Il monte Epomeo, che raggiunge 789 metri di altezza, rappresenta la cima pi\u00f9 alta dell\u2019isola. L\u2019isola presenta una concentrazione di bacini termali tra le pi\u00f9 alte al mondo e due sorgenti, \u201cBuceto\u201d e \u201cNitrodi\u201d, di acque dolci e potabili. Ad aree ricche di una vegetazione naturale si contrappongono aree agricole terrazzate coltivate prevalentemente a vigneti. Per quanto riguarda le caratteristiche delle superfici agricole e naturali, prevale suolo con alta biodiversit\u00e0. Il PTCP (Piano territoriale di coordinamento della Provincia di Napoli, 2013) articola su 4642 ha di superficie, le seguenti aree di specifico interesse: <sup>(23)<\/sup><\/p>\n<p>Aree e componenti d&#8217;interesse naturalistico 25,2%<\/p>\n<p>Aree e componenti d&#8217;interesse storico culturale e paesaggistico 5,5%<\/p>\n<p>Aree e componenti d&#8217;interesse rurale 54,4%<\/p>\n<p>Aree e componenti d&#8217;interesse urbano 14,6%<\/p>\n<p>Aree di criticit\u00e0 e degrado 0,1%<\/p>\n<p>Nodi e reti per la connettivit\u00e0 territoriale 0,2%.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni tali caratteristiche sono state seriamente compromesse per la massiccia urbanizzazione che ha interessato tutto il territorio.<\/p>\n<p>Il monitoraggio delle specie animali e vegetali presenti sull\u2019isola \u00e8 lacunoso. Uno studio del 2014 (Ricciardi et al.) riporta per la flora dell\u2019isola d\u2019Ischia, 668 specie osservate; di queste 150 non risultavano ad allora segnalate contro 333 non pi\u00f9 rinvenute per lo pi\u00f9 nelle aree maggiormente urbanizzate. <sup>(6) <\/sup>Piante decisamente della macchia mediterranea Leccio (<em>Quercus ilex<\/em>); Roverella (<em>Quercus pubescens<\/em>); Castagno (<em>Castanea sativa<\/em>); Pino (<em>Pinus pinaster<\/em>, <em>Pinus pinea<\/em>); Corbezzolo (<em>Arbustus unendo<\/em>); Erica (<em>Erica arborea<\/em>); Mirto (<em>Myrtus communis<\/em>); Lentisco (<em>Pistacia lentiscus<\/em>); Oleastro (<em>Olea europea sub. Sylvestris<\/em>). Piante invasive come <em>Ailanthus altissima<\/em>. Anche ginestre ed oltre 20 orchidee e le succulente: fico d\u2019india (<em>Opuntia ficus barberica<\/em>), agave (<em>Agave americana<\/em>) ed aloe (<em>Aloe barbadensis<\/em>). Tra le rarit\u00e0 la felce <em>Woodwoedia radicans<\/em>, la cui origine risale al periodo Terziario ed in Campania riportata solo ad Ischia ed alla Valle delle Ferriere (Sa) e il rarissimo papiro delle fumarole <em>Cyperus polystachyos<\/em>, specie igrofila, termofila ed eliofila, protetta ma che attualmente risulta essere in diminuzione. <sup>(7)<\/sup> \u00a0Tra gli animali terrestri i pi\u00f9 rappresentativi: il geco verrucoso (<em>Hemidactylus tu<\/em>rcicus); il geco comune (<em>Tarentola mauritanica)<\/em>; la lucertola (<em>Podarcis siculus)<\/em>; il rospo smeraldino (<em>Bufo balearicus)<\/em>; il biacco (<em>Hierophis viridiflavus)<\/em>; il pipistrello-ferro di cavallo maggiore (<em>Rhinolophus ferrumequinum<\/em>); il coniglio selvatico (<em>Oryctolagus cuniculus)<\/em>; il topo selvatico (<em>Apodemus sylvaticus<\/em>); il topolino domestico (<em>Mus musculus)<\/em>.<sup> (8)<\/sup><\/p>\n<p>Si riporta anche che Ischia, come Procida e Vivara, \u00e8 stata riserva di caccia borbonica ospitanti ungulati, conigli e lepri. <sup>(9)<\/sup><\/p>\n<p>Numerose le specie di uccelli stanziali o di passaggio, marini e montani.<\/p>\n<p>I fondali ed il mare di Ischia rientrano nell\u2019area marina protetta (AMP) &#8220;Regno di Nettuno&#8221; che con 11.256 ha di superficie risulta la pi\u00f9 estesa AMP della Campania con al suo interno delle particolarit\u00e0 di enorme interesse. Le acque del Regno sono frequentate da tutte le specie ittiche tipiche degli ambienti rocciosi mediterranei, ma anche al centro di flussi migratori di totani e calamari e di tutte le specie di pesce azzurro e di piccoli tunnidi.<sup> (10)<\/sup><\/p>\n<p>Sono osservabili una variet\u00e0 di ambienti, comprese aree di coralligeno. Caratteristico di Ischia \u00e8 il &#8220;falso corallo nero&#8221; <em>Gerardia savalia<\/em> presente lungo il costone della torre di S. Angelo sul versante sud dell\u2019isola.<sup> (10)<\/sup><\/p>\n<p>L&#8217;area ad ovest, verso l&#8217;Isola di Ventotene, e l&#8217;area a Nord sono le zone mediterranee che presentano la pi\u00f9 alta densit\u00e0 di mammiferi marini.<\/p>\n<p>Il Canyon di Cuma, in particolare, ospita la pi\u00f9 importante famiglia presente nel mediterraneo di Delfino Comune, che \u00e8 fortemente a rischio ed inserita nella lista rossa delle specie in via di estinzione.<sup> (10)<\/sup><\/p>\n<p>Ischia ha una variet\u00e0 di fauna e flora difficilmente riscontrabile in altre localit\u00e0 che deve essere protetta e valorizzata.<sup> (11)<\/sup><\/p>\n<p>Tra le zone SIC della Campania, vi fanno parte tutte le pinete dell\u2019isola d\u2019Ischia (IT8030022), le rupi costiere (IT8030026), il corpo centrale dell\u2019Isola d\u2019Ischia (IT8030005), le 14 stazioni dove cresce il raro \u201c<em>Cyperus Polystachyus<\/em>\u201d o papiro delle fumarole (IT8030034), specie rara che cresce in prossimit\u00e0 delle sorgenti fumaroliche ed i fondali marini di Ischia, Procida e Vivara (IT8030010). <sup>(22; 24)<\/sup><\/p>\n<p><strong><em>2.0 La Pineta Mirtina<\/em><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-59124 size-large\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/1-1.png\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"369\" title=\"\"><\/p>\n<p>L\u2019isola d\u2019Ischia \u00e8 nota come \u201cIsola Verde\u201d, in relazione all\u2019abbondante vegetazione che la caratterizza, costituita in gran parte da boschi, vigneti e dalla macchia mediterranea, o secondo altri riferimenti, per la presenza del tufo verde che caratterizza i muretti a secco (parracine) delle terre coltivate. La macchia mediterranea della prima colonia della Magna Grecia, chiamata Pithecusa ed oggi Ischia, in passato formava un unico mantello verde. <sup>(12)<\/sup><\/p>\n<p>La presenza dell\u2019uomo e l\u2019attivit\u00e0 agricola hanno portato nel corso dei secoli a sostituire la macchia con i vigneti e in parte con formazioni forestali di maggior pregio quali le pinete e i castagneti. La superficie boschiva complessiva \u00e8 di circa 800 ettari di cui: 58 ettari (8%) di pinete e 738 ettari (92%) di cedui di castagno, querceti e macchia mediterranea. L\u2019isola nel passato era coperta da una folta e fitta macchia mediterranea da cui emergevano gli \u201combrelli\u201d dei pini mediterranei, lecci e querce. <sup>(12)<\/sup> L\u2019azione dell\u2019uomo \u00e8 stata comunque rilevante, sostituendo nei punti pi\u00f9 pianeggianti alle colture arboree quelle agrarie (vite, olivo, ortaggi) e nei punti pi\u00f9 erti, ma freschi, al leccio e alla roverella la coltivazione del castagno governato a ceduo per gli usi agricoli.<\/p>\n<p>Le pinete sono una rilevante caratteristica dell\u2019isola. Dalla montagna esse si spingono a ridosso del mare offrendo ettari di macchia mediterranea dove primeggiano il pino (<em>Pinus pinea)<\/em> dalla caratteristica chioma a ombrello introdotto da Giovanni Gussone, medico e botanico della corte borbonica. Nel 1850 Gussone provvide a riempire il terreno brullo e argilloso dell\u2019Arso, dovuto all\u2019ultima terribile eruzione del 1302 che dalla contrada di Fiaiano arriv\u00f2 a lambire con la sua lava il Lago de\u2019 Bagni, aperto poi a porto di Ischia.<sup> (12)<\/sup> L\u2019ottima acclimatazione di questa pianta, la sua capacit\u00e0 di adattarsi ai suoli vulcanici e di scarsa profondit\u00e0, l\u2019ampiezza della chioma conferiscono a questo pino un altissimo pregio estetico e paesaggistico. Questo \u00e8 il motivo per cui al primo impianto ne seguirono molti altri, soprattutto nei Comuni di Barano (Pineta di Fiaiano) e di Casamicciola (Pineta della Maddalena-Monte Rotaro detta anche del Castiglione). L\u2019opera infatti fu portata avanti da Carlo Maria Santucci De Magistris, un nobile napoletano, che piantum\u00f2 i bordi del cratere dell\u2019Arso proprio dove ora si trova la pineta di Fiaiano di 8 ettari che ha rappresentato uno dei polmoni verdi pi\u00f9 importanti dell\u2019isola d\u2019Ischia. Il resto dei pini \u00e8 stato messo a dimora tra gli anni 30 e 50 dal Corpo Forestale dello Stato creando tra l\u2019altro anche il bosco della Maddalena a Casamicciola. <sup>(12)<\/sup> Purtroppo lo stato di salute di questo importante ed esteso insediamento delle pinete \u00e8 stato a partire dagli anni 50 seriamente minato oltre che dalla <em>Marchalina ellenica<\/em> anche da altri parassiti come il Blastofago e la Processionaria. Oggi sia il versante di Fiaiano che quello del Bosco della Maddalena portano ferite estese ed \u00e8 da tempo richiesto un capillare intervento di riqualificazione e piantumazione per poter riportare le pinete a quello che fino a poco tempo fa erano. Si ricorda che le pinete dell\u2019isola d\u2019Ischia sono nell\u2019elenco dei siti SIC della regione e pertanto rientrano nelle misure di conservazione indicate dalla Regione Campania per la conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche.<sup> (12)<\/sup><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>II Mirto \u00e8 una specie tipica della macchia mediterranea. Si tratta di un arbusto sempreverde che cresce spontaneamente nelle pinete e nelle zone costiere e collinari. Ha una fioritura bianca da giugno ad agosto con un profumo fortemente aromatico e con un alto contenuto di oli essenziali.\u00a0Per le sue propriet\u00e0 viene utilizzato per le affezioni delle vie urinarie; ha azione anche balsamica ed astringente; l\u2019acqua del Mirto \u00e8 usata in profumeria; l\u2019infuso del Mirto ad Ischia veniva impiegato per preparare le botti di rovere prima di ricevere il vino giovane della vendemmia. Dalle sue bacche, per infusione alcolica si prepara il liquore di mirto. \u00a0\u00c8 una pianta simbolo di gloria e di amore felice. Con il Mirto si preparavano, infatti, corone per gli eroi e per le spose. <sup>(13)<\/sup><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Nonostante queste criticit\u00e0, le Pinete restano luoghi simbolo dell\u2019isola d\u2019Ischia, sia per la combinazione pineta\/macchia mediterranea che per l\u2019immediata fruibilit\u00e0 per il turista in quanto parte integrata nel contesto urbano. La Pineta Mirtina \u00e8 infatti completamente immersa nel centro urbano del comune d\u2019Ischia su un\u2019estensione pianeggiante dalla forma rettangolare, di circa due ettari di superficie, lungo la strada che dal Porto di Ischia conduce al Castello Aragonese. La pineta fa parte di un\u2019area verde pi\u00f9 ampia, piantumata nel 1850 per rendere gradevole e ombreggiata una fascia di terreno arida, coperta dalla colata lavica del 1300 che per gli storici, avrebbe seppellito un antico insediamento umano (Citt\u00e0 Plana). <sup>(13)<\/sup> All\u2019ombra dei pini nel tempo si \u00e8 sviluppato un sottobosco unico nel suo genere, costituito da piante arbustive tipiche della macchia mediterranea come corbezzoli, eriche, euforbie, filliree e mirti. Da quest\u2019ultima deriva il nome della pineta.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-59125 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/2-5.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"411\" height=\"308\" title=\"\"><\/p>\n<p>La Pineta Mirtina, pur presentando una flora molto sofferente a causa di vari parassiti ed anche per l\u2019incuria dell\u2019uomo, continua ad avere singolari caratteristiche ambientali, derivate dalla stratificazione vegetazionale \u201cpineta-macchia mediterranea\u201d e dalla presenza nel sottosuolo di acque termo-minerali di elevato valore. Un antico pozzo scavato agli inizi del secolo scorso rivela la presenza di una vena d\u2019acqua, impiegata in passato per usi sia domestici che terapeutici. <sup>(13)<\/sup>\u00a0 Le analisi condotte sull\u2019acqua, denominata \u201cMirtina\u201d dal nome dell\u2019arbusto molto diffuso nella pineta, hanno rivelato peculiari caratteristiche organolettiche e terapeutiche, efficaci per malattie del ricambio, obesit\u00e0, diabete, processi infiammatori dell\u2019apparato gastro-enterico. Ed \u00e8 grazie a quest\u2019acqua che la pineta Mirtina ha rappresentato un importante punto di insediamento del Rospo smeraldino che sfrutta nel periodo primaverile le pozze di acqua disseminate nella pineta per la riproduzione. <sup>(13)<\/sup><\/p>\n<p>La Pineta Mirtina \u00e8 comunale e soggetta ai vincoli sulla \u201cDisciplina del verde pubblico e privato del comune di Ischia\u201d.<\/p>\n<p>Nota: I principali responsabili del deperimento e spesso della distruzione di intere pinete sono gli insetti quali: a) La Processionaria del Pino (<em>Thaumetopea pythiocampa<\/em> Scift); un lepidottero che provoca i danni maggiori allo stato larvale. Dalle uova deposte intorno agli aghi dei pini si sviluppano delle larve che si accrescono e costruiscono un tipico nido, dal quale usciranno in fila indiana (da cui il termine \u201cProcessionaria\u201d) per alimentarsi delle foglie aghiformi. Ne consegue un\u2019accentuata defogliazione con deturpamento della chioma fino al disseccamento. b)\u00a0\u00a0 La Cocciniglia greca dei Pini (<em>Marchalina hellenica<\/em>), diffusa per lo pi\u00f9 nelle aree costiere della Grecia e della Turchia. Gli esemplari di pino, soprattutto il pino domestico, subiscono ad opera di questo parassita una pericolosa sottrazione di linfa debilitando il fusto in modo irreversibile nell\u2019arco di pochi anni.\u00a0 c) Il Blastofago del Pino (<em>Tomycus destruens<\/em>); \u00e8 un coleottero di piccole dimensioni che nei tronchi dei pini crea gallerie di riproduzione e che si ciba dei germogli fino al disseccamento della pianta.<sup> (12)<\/sup><\/p>\n<p><strong>3.0 Anfibi<\/strong><\/p>\n<p>Gli Anfibi sono un gruppo di vertebrati che conducono una vita sia acquatica che terrestre e per questo il nome \u201cdoppia vita\u201d.<\/p>\n<p>La maggior parte delle specie di anfibi presentano uno stadio acquatico sotto forma di larve che respirano con le branchie. Le larve vanno poi incontro a metamorfosi trasformandosi in adulti dotati di polmoni attraverso cui respirano aria.<\/p>\n<p>La maggior parte delle specie \u00e8 ovipara e depone uova prive di guscio in acqua o almeno in ambienti molto umidi. Gli anfibi sono diffusi soprattutto in territori con clima caldo e umido, ed assenti nelle zone aride. Non esistono specie marine. <sup>(14)<\/sup> Questa classe di animali \u00e8 suddivisi in tre Ordini:<\/p>\n<ul>\n<li>Anura (rane e rospi): 48 famiglie comprendenti circa 5.600 specie<\/li>\n<li>Caudata o Urodela (salamandre e tritoni): 9 famiglie comprendenti 571 specie<\/li>\n<li>Gymnophiona o Apoda (cecilie): 3 famiglie comprendenti 174 specie.<\/li>\n<\/ul>\n<p><strong>3.1 Anuri<\/strong><\/p>\n<p>Gli Anuri (rane e rospi), senza coda, sono l\u2019ordine pi\u00f9 numeroso e diversificato. Tutti i membri dell\u2019Ordine Anura possono essere considerati rane, ma solo i membri della Famiglia Bufonidae sono considerati veri \u201crospi\u201d. Il termine \u201crana\u201d nei nomi comuni di solito si utilizza per le specie acquatiche o semiacquatiche con la pelle umida e liscia (figura A), mentre \u201crospo\u201d (figura B) si riserva a specie terrestri con la cute asciutta e bozzellata. Nella forma adulta sono privi di coda o presentano una coda molto ridotta e non hanno branchie esterne. Le zampe posteriori in genere sono pi\u00f9 lunghe di quelle anteriori, adattate al salto, e presentano dita palmate e prive di unghie. La bocca \u00e8 molto grande, per consentire l\u2019ingestione delle prede. Le forme larvali hanno una morfologia completamente diversa dagli adulti, sono prive di arti con una lunga coda, e vengono dette girini.<sup> (14)<\/sup><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-59126 size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/3.png\" alt=\"- CAI\" width=\"609\" height=\"411\" title=\"\"><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">Rana temporaria. (B) Bufo viridis.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">(C) Salamandra salamandra. (D) Caecilia thompsoni<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">(fonte: <a href=\"https:\/\/www.aaeonlus.org\/index.php\/anfibi\/classificazione-anatomia-e-fisiologia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.aaeonlus.org\/index.php\/anfibi\/classificazione-anatomia-e-fisiologia\/<\/a> )<\/p>\n<p><strong>3.2 Caudata o Urodela<\/strong><\/p>\n<p>I Caudati (salamandre e tritoni) possiedono una lunga coda; l\u2019aspetto generale ricorda quella delle lucertole, con quattro arti ben sviluppati (figura C). Le dita non presentano unghie. Alcune specie presentano branchie esterne dall\u2019aspetto piumato, altre sono prive di polmoni. Le forme larvali spesso sono simili agli adulti. La lunghezza totale va dai 2.7 cm delle salamandre del genere Thorius a 1.8 m della salamandra gigante cinese, <em>Andrias davidianus<\/em>.<sup> (14)<\/sup><\/p>\n<p><strong>3.3 Gymnophiona o Apoda<\/strong><\/p>\n<p>I Gimnofioni, detti anche cecilie, sono anfibi privi di arti (senza arti), con un corpo allungato vermiforme, dalla coda assente o molto corta, e quasi completamente ciechi (figura D). Il nome cecilia deriva, infatti, dal latino caecus, che significa cieco. Spesso il corpo presenta degli anelli, come i lombrichi. Le loro dimensioni vanno da 7.5 a 75 cm. Si conosce poco della loro biologia poich\u00e9 conducono principalmente vita sotterranea. <sup>(14)<\/sup><\/p>\n<p><strong>4.0 Anatomia degli Anfibi<\/strong><\/p>\n<p>La cute degli Anfibi \u00e8 ricca di ghiandole ed altamente vascolarizzata. Presentano numerose ghiandole mucipare, a volte ghiandole velenifere spesso associate ad una colorazione vivace della cute. La pelle periodicamente si stacca durante il periodo della muta e spesso viene ingerita dall&#8217;animale stesso. Gli anfibi hanno 4 arti: 2 anteriori e 2 posteriori.<sup> (15)<\/sup><\/p>\n<p>I polmoni non sono particolarmente efficienti per lo scambio di gas e pertanto gli Anfibi respirano anche attraverso la pelle inumidita con continue immersioni in acqua e da una serie di ghiandole. Nella famiglia delle salamandre, gli animali non possiedono polmoni e respirano unicamente attraverso la pelle.<\/p>\n<p>L&#8217;apparato circolatorio ha come centro il cuore che ha 2 atri e un solo ventricolo, il sangue si mescola parzialmente.<sup> (15)<\/sup><\/p>\n<p><strong>4.1 Ciclo vitale degli Anfibi<\/strong><\/p>\n<p>La riproduzione \u00e8 legata all&#8217;acqua nella maggior parte delle specie. Negli anfibi le uova sono prive di guscio e avvolte da un materiale gelatinoso e devono essere pertanto deposte in acqua. <sup>(16)<\/sup> La fecondazione \u00e8 esterna: il maschio sale sul dorso della femmina e feconda le uova man mano che questa le depone. Le uova fertilizzate si sviluppano in seguito in larve acquatiche chiamate girini, attrezzate di una coda ondulante per la locomozione, branchie esterne, un lungo apparato digerente e un picco corneo con cheratinizzazione variabile a seconda della dieta erbivora o carnivora del girino. <sup>(16)<\/sup> La metamorfosi \u00e8 graduale e comporta modificazioni nell&#8217;apparato digerente, la comparsa di zampe e polmoni, la scomparsa delle branchie e, negli Anuri, della coda. In alcuni urodeli si \u00e8 persa, durante l&#8217;evoluzione, la metamorfosi.<\/p>\n<p><strong>4.2 Anfibi a rischio<\/strong><\/p>\n<p>Le specie appartenenti agli anfibi sono tra le pi\u00f9 minacciate. <sup>(17)<\/sup> \u00a0\u00a0Si calcola che delle 85 specie europee il 60% circa sia in rapido declino come numero di esemplari e la situazione italiana sarebbe tra le pi\u00f9 gravi dal momento che l&#8217;Italia ospita un maggior numero di specie complessivo con circa il 31% minacciate ed a rischio estinzione.<sup> (24)<\/sup> La stretta dipendenza degli anfibi sia da ambienti acquatici che terrestri fa s\u00ec che essi siano doppiamente vulnerabili alle variazioni ambientali. Il fattore che incide maggiormente sul loro stato di salute \u00e8 proprio l\u2019habitat.<sup> (24)<\/sup><\/p>\n<p>Recenti studi hanno scoperto una relazione stretta fra il calo dell&#8217;ozono nella stratosfera e la diminuzione di alcune specie di anfibi. I raggi UV incidono negativamente, sulle possibilit\u00e0 di sopravvivenza degli anfibi, attraverso varie modalit\u00e0 come la diminuzione delle difese immunitarie ma anche della quantit\u00e0 di insetti acquatici di cui si nutrono.<sup> (18)<\/sup><\/p>\n<p>Oltre a questa nuova causa di pericolo per la sopravvivenza degli anfibi, questi ultimi sono minacciati prevalentemente dalle seguenti cause di alterazione ambientale:<\/p>\n<ol>\n<li>la bonifica delle zone acquatiche<\/li>\n<li>la deforestazione<\/li>\n<li>l&#8217;inquinamento dovuto allo sversamento di prodotti chimici<\/li>\n<li>la diffusione di malattie batteriche<\/li>\n<li>la caccia dell&#8217;uomo ed il loro utilizzo come piatto prelibato<\/li>\n<li>l&#8217;inserimento di una nuova specie nell&#8217;habitat che alteri gli equilibri con comportamenti invasivi e distruttivi.<\/li>\n<\/ol>\n<p>In Italia, i due rospi pi\u00f9 diffusi, il <em>Bufo bufo<\/em> e il <em>Bufo balearicus<\/em> si possono considerare a rischio a causa della loro abitudine di ritornare al sito riproduttivo. <sup>(18)<\/sup> Questo trasferimento li porta ad attraversare strade e quindi a venire falciati dagli automobilisti. A riguardo in molte zone sono attivi gruppi di volontari per rimediare a questo problema.<\/p>\n<p><strong>5.0 <em>Bufo balearicus<\/em><\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-59127\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/4-1.png\" alt=\"- CAI\" width=\"274\" height=\"278\" title=\"\"><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><em>fonte: http:\/\/www.cesaris.lo.it\/scuola21\/raccolta\/bufo.html<\/em><\/p>\n<p>Il rospo smeraldino, <em>Bufo balearicus<\/em>, (Laurenti, 1768) \u00e8 un anfibio anuro della famiglia Bufonidae. Un tempo era classificato come <em>Bufo viridis<\/em> ma in epoca recente \u00e8 stato riconosciuto come entit\u00e0 distinta (St\u00f6ck et al. 2008). <sup>(25)<\/sup><\/p>\n<p>Il rospo smeraldino \u00e8 lungo circa dieci centimetri, con macchie irregolari verdi e puntini rossi su uno sfondo ocra chiaro sul dorso mentre il ventre \u00e8 biancastro. L\u2019iride \u00e8 giallo-verdastra o verdastra, venata o vermicolata di nero. Le femmine sono pi\u00f9 grandi dei maschi e con colori pi\u00f9 vivaci e contrastati. I maschi si distinguono dalla femmina anche per avere gli arti anteriori molto pi\u00f9 robusti. La larva, lunga circa 40-50 mm, \u00e8 caratterizzata da un corpo con parti dorsali bruno-olivacee o grigio-olivacee, uniformi o macchiettate di scuro, e parti ventrali bianco-grigiastre. <sup>(9)<\/sup> Le creste caudali sono grigiastre, e possono avere macchiette o punteggiature brune. La cresta dorsale non si estende sul corpo ed \u00e8 pi\u00f9 alta di quella ventrale. Lo spiracolo si trova nella parte sinistra, in posizione mediana del corpo. Gli occhi sono situati dorsalmente, la distanza interoculare \u00e8 meno del doppio di quella fra le narici. L\u2019apertura anale \u00e8 equidistante dalle due estremit\u00e0 del corpo.<\/p>\n<p>I rospi smeraldini sono distribuiti dalla Francia orientale all\u2019Asia centrale e in Nord Africa, In Italia sono segnalati in tutte le regioni, tranne la Valle d\u2019Aosta. <sup>(9) <\/sup>E\u2019 una specie relativamente termofila, planiziale ed anche collinare, distribuita, in Italia, da zone costiere a 500 m, ma pu\u00f2 superare i 1000 m di quota laddove le condizioni climatiche sono buone. Gli adulti sono terricoli e sopportano bene l\u2019aridit\u00e0 prediligendo aree aperte termofile di tipo steppico e riescono a riprodursi anche in presenza di piccole pozze. Si caratterizzano per tollerare acque ad elevata salinit\u00e0 cos\u00ec come sorgenti termali sulfuree. Sono attivi nelle ore serali e notturne e durante il giorno si rifugiano in buche nel terreno o sotto i sassi. <sup>(9) <\/sup><\/p>\n<p>In sud Italia il periodo riproduttivo pu\u00f2 avere inizio a fine febbraio mentre al nord non prima della fine di marzo e la durata pu\u00f2 variare da due settimane a oltre tre mesi, a seconda della stabilit\u00e0 degli specchi d\u2019acqua dove vengono a trovarsi. Per la deposizione utilizzano spesso corpi d\u2019acqua di recente formazione o temporanei, poco profondi e con scarsa acqua come stagni, fossati e canali con acqua ferma o a debole corrente, bassi acquitrini, pozze in cave abbandonate o addirittura in cantieri edili, risaie, vasche in parchi e giardini, etc. I maschi precedono di qualche giorno nei siti riproduttivi l\u2019arrivo delle femmine. Il canto di richiamo del maschio consiste in un trillo piuttosto intenso e acuto ed \u00e8 udibile durante tutto il periodo della fregola, di giorno e notte, ma soprattutto al crepuscolo e nelle prime ore di oscurit\u00e0. La maturit\u00e0 sessuale \u00e8 raggiunta di regola all\u2019et\u00e0 di 3-4 anni nei maschi e di 4-5 anni nelle femmine. I maschi competono tra loro e gli accoppiamenti multipli con una stessa femmina risultano abbastanza frequenti. Qualche ora dopo l\u2019accoppiamento inizia la deposizione delle uova, mediamente 6.000, rinchiuse in cordoni gelatinosi lunghi da tre a cinque metri; le uova sono disposte in 2-4 file e di colore completamente nerastro. <sup>(19) <\/sup>Di regola le larve fuoriescono dalle uova in meno di una settimana e metamorfosano dopo 45-60 giorni. Il girino si nutre di vegetazione acquatica, l\u2019adulto di invertebrati. Le larve sono onnivore, ma in netta prevalenza vegetariane e detritivore. <sup>(9) <\/sup>La massima longevit\u00e0 nota in natura \u00e8 di 11 anni.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni un declino della specie di <em>Bufo balearicus<\/em> \u00e8 piuttosto evidente rispetto al passato. I principali fattori di minaccia per la specie sono in tutte quelle cause in grado di provocare la distruzione, il degrado o la frammentazione degli habitat riproduttivi. L\u2019utilizzo massiccio di insetticidi ed erbicidi in agricoltura ha un notevole impatto negativo anche sui metamorfosati che si nutrono di vari invertebrati terrestri.<\/p>\n<p>Questa specie \u00e8 presente nell\u2019allegato II della \u00abConvenzione di Berna\u00bb e nell\u2019allegato IV della \u00abDirettiva Habitat\u00bb 92\/43\/CEE. Nella Red List dell\u2019I.U.C.N. (2013) \u00e8 attribuita alla categoria LC (least concern). <sup>(20)<\/sup><\/p>\n<p><strong>6.0 Il rospo smeraldino ad Ischia<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019unica isola del Golfo di Napoli ad ospitare Anfibi \u00e8 Ischia, dove \u00e8 presente <em>Bufo balearicus<\/em>, estinto invece a Capri assieme a <em>Bufo bufo<\/em>.<sup> (21)<\/sup><\/p>\n<p>Un tempo ad Ischia i rospi erano molto diffusi. Varie le localit\u00e0 dove la loro presenza era ben tangibile per il continuo gracidare come nella zona Chianule di Testaccio a Barano che era chiamato dagli ischitani <u>o\u2019 paese de\u2019 ranognole<\/u> o a La Rita a Casamicciola. Oggi in queste zone i rospi sono completamente scomparsi.<\/p>\n<p>Siti riproduttivi sono stati riportati da Guarino et al. nel 2002 a Ischia Porto, Sorgeto e Sorgente dell\u2019Olmitello. <sup>(9) <\/sup>Siti riproduttivi sono stati trovati anche in localit\u00e0 Cavascura nel 2006 e Cava dell\u2019Isola.<sup> (21)<\/sup><\/p>\n<p>Un monitoraggio esteso sulla presenza del rospo smeraldino sull\u2019isola \u00e8 stato effettuato tra marzo 2006 ed agosto 2008 da Cipolla et al. <sup>(9)<\/sup> Gli studiosi hanno riportato la presenza di girini e\/o individui adulti.<\/p>\n<p>Nel 2006, individui adulti e cordoni di uova furono osservati in localit\u00e0 Cavascura e 67 girini, in localit\u00e0 Cava dell\u2019Isola, una pozzanghera che nell\u2019arco di pochi giorni si present\u00f2 poi completamente prosciugata e priva dei girini.\u00a0 La graduale diminuzione del numero di girini era probabilmente dovuta al fatto che parte riusc\u00ec comunque a metamorfosare ma, purtroppo, il sito si trovava all\u2019interno di una piazzola destinata alla sosta di autocarri che rifornivano gli stabilimenti balneari e che, involontariamente, durante le loro manovre, passavano proprio sopra il sottilissimo strato di acqua che sostentava i girini.<sup> (9)<\/sup><\/p>\n<p>Il 22 giugno dello stesso anno lungo il corso d\u2019acqua Olmitello nel corso della notte furono osservati individui adulti in accoppiamenti oltre a diversi maschi isolati ed anche girini. Nel 2007 sempre all\u2019Olmitello l\u2019osservazione di numerosi girini era indicativa di una presenza ancora numerosa della specie. <sup>(9)<\/sup><\/p>\n<p>Nel 2008 tra scarichi fognari e rifiuti di vario genere, furono osservati due girini a La Rita nel comune di Casamicciola. La presenza del rospo era ancora evidente a Cavascura e Olmitello cos\u00ec come pure nella Pineta Mirtina. Assenti invece a Cava dell\u2019Isola dove le pozze di acqua non erano pi\u00f9 presenti. Nello schema che segue la sintesi delle osservazioni riportate da Cipolla et al. <sup>(9)<\/sup><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-59141 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/figura-cipolla-et-al.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"975\" height=\"953\" title=\"\"><\/p>\n<p><strong>6.1 Monitoraggio <\/strong><\/p>\n<p>Nel periodo di maggio-giugno 2020, alla fine del I lockdown nazionale per la pandemia da Covid-19, un gruppo di soci della sottosezione di Ischia CAI Napoli hanno portato avanti l\u2019attivit\u00e0 di monitoraggio del rospo smeraldino sull\u2019isola. L\u2019attivit\u00e0 \u00e8 stata proposta durante le riunioni online tra noi soci nel periodo marzo\/aprile 2020. Il monitoraggio \u00e8 stato pianificato tenendo conto in particolare del lavoro di Cipolla et al. del 2008. Sono state ispezionate tutte le aree di riferimento che negli ultimi 15 anni erano state segnalate come siti dove era stata rilevata la presenza del rospo. I riferimenti di cui tenere conto sono stati: rilevare la presenza di cordoni gelatinosi (ovatura), girini o neometamorfosati nelle pozze di acqua rinvenibili e esemplari adulti. Riprendere gli animali con foto e possibilmente riportarne i numeri.<\/p>\n<p>I risultati hanno confermato l\u2019assenza del rospo a Cava dell\u2019Isola (Forio) ma hanno anche evidenziato l\u2019assenza di questo anfibio nelle localit\u00e0 La Rita (Casamicciola), Olmitello e Cava Scura (Serrara Fontana) dove nel 2008 da Cipolla et al., erano comunque stati riportati alcuni esemplari. Unico presidio rimane la Pineta Mirtina dove a giugno del 2020, pur non osservando nessun girino, evidentemente gi\u00e0 metamorfosati, diversi adulti sono stati osservati nelle vasche artificiali allestite dal comune. Nella foto \u00e8 riportato un maschio adulto immerso nella pozza di acqua ed in parte nascosto sotto la vegetazione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-59128\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/6-5.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"185\" title=\"\"><\/p>\n<p>foto di Denis Trani.<\/p>\n<p>La presenza del rospo smeraldino \u00e8 stata confermata nella Pineta Mirtina anche negli anni 2021 e 2022, dove nel periodo primaverile \u00e8 frequente sentirne il gracidare. Il 2 giugno del 2022 sono stati osservati una ventina di girini in fase avanzata di metamorfosi e un adulto in pozze separate. Una settimana dopo nella stessa pozza sono stati osservati 4 girini di una successiva deposizione dato lo stato precoce di sviluppo (ancora assenti le zampe).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-59129 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/7-5.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"932\" height=\"345\" title=\"\"><\/p>\n<p>Per gli altri siti di riferimento non si sono avute segnalazioni e si conferma l\u2019assenza del rospo. Relativamente all\u2019area dell\u2019Olmitello da riportare che in un recentissimo sopralluogo (29 Maggio 2022) ho potuto condurre un\u2019osservazione limitata al solo tratto iniziale dell\u2019area, in quanto per lavori in corso \u00e8 bloccato l\u2019accesso alla parte pi\u00f9 interna dove non si pu\u00f2 pertanto escludere la presenza dell\u2019animale.<\/p>\n<p><strong>6.2 La Pineta Mirtina: verifica dello stato per la tutela del rospo smeraldino<\/strong><\/p>\n<p>La pineta Mirtina negli ultimi anni \u00e8 stato oggetto in pi\u00f9 fasi di opere di riqualificazione ma purtroppo il controllo e la pulizia di questa importante e bella area di verde urbano \u00e8 altalenante ed allora \u00e8 facile ritrovarsi con viali sporchi e non curati, erbacce e rami caduti, a cui aggiungere anche vasche sporche o prive di acqua. Le vasche di raccolta delle acque sono fondamentali per la riproduzione e la sopravvivenza del rospo. La riduzione sull\u2019isola di questa specie \u00e8 da ascrivere essenzialmente alla mancanza di acqua. Quello che si \u00e8 verificato a Testaccio, a Cava dell\u2019Isola e a La Rita \u00e8 stato soprattutto la scomparsa delle pozze di riferimento. In pineta fortunatamente le pozze di acqua ci sono ancora grazie alla presenza dell\u2019acqua sorgiva Mirtina ma ci\u00f2 non va interpretato come una sicurezza per la sopravvivenza del rospo. L\u2019amministrazione comunale si deve fare carico di provvedere a mantenere i pozzi sempre pieni di acqua ed evitare la presenza di elementi nocivi quali specie competitori o eutrofizzazione delle pozze. E\u2019 da evitare assolutamente la pulizia delle vasche con detersivi o altre sostanze chimiche. La non completa eliminazione di residui di tali sostanze rappresenta un serio pericolo per la sopravvivenza di girini in particolare ma anche per gli individui adulti. Bisogna sottolineare che la presenza del rospo smeraldino nella pineta di Ischia \u00e8 sotto l\u2019attenta vigilanza della stessa popolazione e di diverse associazioni ambientaliste che tutelano l\u2019animale emblema di questa pineta.<\/p>\n<p>Nella pineta Mirtina sono state rilevate le seguenti criticit\u00e0:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-59130\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/9-4.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"225\" title=\"\"> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-59131\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/10-4.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"225\" title=\"\"><\/p>\n<p><u>Vasche completamente asciutte<\/u>. Assolutamente da evitare. Le vasche con l\u2019acqua sono punti di ritrovo per gli adulti per la riproduzione. L\u2019assenza dell\u2019acqua \u00e8 tra le cause pi\u00f9 diffuse alla base della scomparsa degli anfibi. Le vasche vanno riempite di sola acqua. Il loro lavaggio non deve prevedere uso di detersivi di nessun genere. I residui dei prodotti chimici per quanto diluiti in acqua, vengono assorbiti e portano alla morte o a serie alterazioni durante lo sviluppo dell\u2019animale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/11.tif\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-59132\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/11.tif\" alt=\"- CAI\" title=\"\"><\/a><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-59134 size-large\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/x.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"188\" title=\"\"><\/p>\n<p><u>Le vasche piene di acqua non devono essere invase da piante<\/u>. L\u2019eccesso di piante come in questo caso pu\u00f2 incidere negativamente sul normale sviluppo dei girini per la diminuzione di luce, ossigeno ed alterazione del pH. Ancora pi\u00f9 grave constatare la presenza di specie aliene particolarmente invasive. Nelle prime due immagini a sinistra si tratta di Eichornia crassipes, comunemente nota come giacinto di acqua, originaria dell\u2019Amazzonia, inserita nelle 100 specie aliene pi\u00f9 pericolose al mondo e di cui ne \u00e8 vietata la commercializzazione. La presenza di questa pianta in piccole vasche comporta nell\u2019arco di pochissimo tempo variazioni del pH, della temperatura, sensibile riduzione della quantit\u00e0 di luce che pu\u00f2 filtrare nella colonna d&#8217;acqua; riduzione degli scambi d&#8217;ossigeno tra l&#8217;acqua e l&#8217;ambiente aereo; aumento della torbidit\u00e0 dell&#8217;acqua; i cicli biogeochimici vengono alterati portando ad una drastica diminuzione dei produttori primari (fitoplancton e macrofite sommerse che risentono per esempio della mancanza di luce) e ad un conseguente sconvolgimento della catena trofica di cui sono la base. Laddove colonizza questa pianta nell\u2019arco di pochissimo tempo si assiste ad un declino della biodiversit\u00e0 vegetale con seri effetti anche sulla comunit\u00e0 zoologica.<sup> (26)<\/sup> \u00c8 una specie molto diffusa in due regioni italiane, Lazio e Sardegna, mentre \u00e8 casuale in Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Sicilia, Toscana, Veneto. Il vettore d&#8217;introduzione di E. crassipes rimane il commercio di piante d&#8217;interesse ornamentale per stagni e acquari; in Europa l&#8217;introduzione e diffusione di questa specie potrebbe esser dovuta anche al suo utilizzo per la fitodepurazione di acque inquinate da reflui e metalli pesanti.<sup> (26)<\/sup><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-59142 size-large\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/Immaginelaghetto.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"434\" title=\"\"><\/p>\n<p>Nella Pineta Mirtina \u00e8 stato allestito diversi anni fa un laghetto artificiale vicino ad un\u2019area giochi per bambini. Il laghetto a giugno 2020 risultava apparentemente ben tenuto, gradevole alla vista e ricco di biodiversit\u00e0. Allora nel laghetto non c\u2019era traccia del rospo, che generalmente preferisce pozze pi\u00f9 circoscritte e solitarie. A giugno 2022, si \u00e8 rilevata una situazione generale caratterizzata da una minore cura dell\u2019intera area. In questo caso il laghetto \u00e8 emblematico ed utile per evidenziare come pur essendo motivati da buone e salutari intenzioni si pu\u00f2 incorrere in seri errori. Il laghetto \u00e8 stato infatti allestito con una serie di piante che nulla hanno a che vedere con la tipica macchia mediterranea e costituiscono quindi un\u2019alterazione allo stato naturale della pineta e di cui se ne potrebbe fare a meno vista la ricchezza di flora comunque espressa in loco. Allo stesso modo grave la presenza di una specie animale mai riportata. Nella foto si riconosce una rana evidentemente introdotta molto probabilmente con le stesse piante acquatiche nella fase di allestimento del laghetto. Errori da non commettere in quanto \u00e8 proprio attraverso queste operazioni che si incide sulla biodiversit\u00e0 alterandone lo stato; non solo per l\u2019introduzione di una nuova specie dall\u2019esterno ma anche perch\u00e9 non si pu\u00f2 sapere delle interazioni della nuova specie con quelle locali con cui potrebbe entrare in competizione. Da condannare ovviamente l\u2019immissione volontari di animali (abbandono) per liberarsene che costituisce un reato.<\/p>\n<p><strong>7.0 Conclusioni<\/strong><\/p>\n<p>Si conferma ad oggi la presenza di <em>Bufo balearicus<\/em> nella Pineta Mirtina, che risulta per\u00f2 l\u2019unico sito di riproduzione ad Ischia per questo anfibio. \u00a0La scomparsa del rospo smeraldino negli altri siti isolani \u00e8 sicuramente da imputare alla mancanza o scarsezza di acqua. Tutti i siti di riferimento hanno subito nel corso degli anni sostanziali alterazioni del territorio ad opera dell\u2019uomo e caratterizzati soprattutto da cementificazione. La tutela del rospo smeraldino nella pineta Martina \u00e8 fondamentale per non perdere definitivamente l\u2019unico anfibio presente sull\u2019isola. Il comune di Ischia deve necessariamente vigilare, curare e far rispettare l\u2019ambiente della pineta. Il controllo costante delle vasche \u00e8 un punto cruciale per fornire le condizioni ottimali al rospo per la sua riproduzione. Istruire i manutentori alla buona pratica di pulizia delle vasche, evitando l\u2019uso di sostanze chimiche ed i periodi della riproduzione, quando \u00e8 invece fondamentale la presenza dell\u2019acqua. La gestione della pineta deve anche tenere conto di combattere la diffusione di piante aliene e controllare la corretta fruizione di questo spazio verde aperto a tutti. La pineta Mirtina di Ischia, al pari di tutte le altre pinete isolane, rientra nei Siti di Importanza Comunitaria (SIC) afferente a rete Natura 2000, a sottolinearne l\u2019importanza ambientale. La gestione di un patrimonio naturale non \u00e8 semplice e deve necessariamente essere ricondotta alla conoscenza dei fenomeni che lo governano richiedendo pertanto competenze specifiche. Riuscire a tutelare la natura in tutte le sue forme rappresenta l\u2019unica via da perseguire anche per lo sviluppo economico della popolazione.<\/p>\n<p>Le criticit\u00e0 riscontrate sono state segnalate e parte dei dati qui riportati sono stati presentati al Ischia Festival della Natura 2020 perseguendo anche quell\u2019azione divulgativa\/educativa che viene richiesta ai soci in generale ed in particolare agli operatori regionali per la tutela dell\u2019ambiente montano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Bibliografia e sitografia<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>NUOVO BIDECALOGO, linee di indirizzo e di autoregolamentazione del CAI in materia di ambiente e tutela del paesaggio <a href=\"https:\/\/archivio.cai.it\/documenti\/bidecalogo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/archivio.cai.it\/documenti\/bidecalogo\/<\/a><\/li>\n<li>Agenda 2030. <a href=\"https:\/\/unric.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2019\/11\/Agenda-2030-Onu-italia.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/unric.org\/it\/wp-content\/uploads\/sites\/3\/2019\/11\/Agenda-2030-Onu-italia.pdf<\/a><\/li>\n<li>Direttiva Uccelli. <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/environment\/nature\/conservation\/wildbirds\/hunting\/index_en.htm#huntingguide\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/ec.europa.eu\/environment\/nature\/conservation\/wildbirds\/hunting\/index_en.htm#huntingguide<\/a>.<\/li>\n<li>Direttiva Habitat. <a href=\"https:\/\/www.mite.gov.it\/pagina\/direttiva-habitat\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.mite.gov.it\/pagina\/direttiva-habitat<\/a><\/li>\n<li>Il giornale dell\u2019ambiente: Ambiente: definizione, criticit\u00e0 e salvaguardia. <a href=\"https:\/\/ilgiornaledellambiente.it\/ambiente-definizione-salvaguardia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/ilgiornaledellambiente.it\/ambiente-definizione-salvaguardia\/<\/a><\/li>\n<li>Ricciardi et al. La flora dell&#8217;isola di Ischia (Golfo di Napoli). Webbia 59(1): 1-113. 2004.<\/li>\n<li>Sibilio et al., 2015. The past, present and future of thermophilous Cyperus polystachyos Rottb. (Cyperaceae) on the island of Ischia (southern Italy). Plant Biosystems 149(5):10. 2014<\/li>\n<li>Giuseppe Fruttidoro, BIODIVERSIT\u00c0 INSULARE: UN\u2019ANALISI DELL\u2019ISOLA D\u2019ISCHIA. Tesi di laurea Corso STeNA, Universit\u00e0 degli Studi di Napoli Federico II. 2018\/19<\/li>\n<li>Cipolla R. M., Nappi A., Corti C. (eds), 2008. L\u2019isola dei Rospi. Storia naturale dell\u2019unico Anfibio delle isole campane. Associazione Vivara Amici delle Piccole Isole, Napoli.<\/li>\n<li>http:\/\/www.nettunoamp.it\/area-protetta.php<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.ischia.campania.it\/index.php\/lisola-dischia-e-il-suo-strordinario-habitat\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.ischia.campania.it\/index.php\/lisola-dischia-e-il-suo-strordinario-habitat\/<\/a><\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/www.larassegnadischia.it\/Rassegna%202006\/rass1-06\/ilverde.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.larassegnadischia.it\/Rassegna%202006\/rass1-06\/ilverde.html<\/a><\/li>\n<li>Monaco A. e Sollino G. LA PINETA VILLARI, UN\u2019OASI AROMATICA IMMERSA NEL VERDE DELL\u2019ISOLA.\u00a0 La Rassegna d&#8217;Ischia 2\/2004<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.aaeonlus.org\/index.php\/anfibi\/classificazione-anatomia-e-fisiologia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.aaeonlus.org\/index.php\/anfibi\/classificazione-anatomia-e-fisiologia\/<\/a><\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/www.enciclopedino.it\/Anfibi.asp\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.enciclopedino.it\/Anfibi.asp<\/a><\/li>\n<li>https:\/\/ilmondodeglianimali.altervista.org\/il-ciclo-vitale-degli-anfibi\/<\/li>\n<li>https:\/\/www.wwf.it\/specie-e-habitat\/specie\/anfibi\/<\/li>\n<li><a href=\"https:\/\/www.csmon-life.eu\/pagina\/dettaglio_specie\/55\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.csmon-life.eu\/pagina\/dettaglio_specie\/55<\/a><\/li>\n<li>Castellano S. et al. Body size and calling variation in the green toad (Bufo viridis). \u00a0Journal of Zoology, 1999; 248: Issue I, pp. 83 \u2013 90.<\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/www.iucn.it\/pdf\/Comitato_IUCN_Lista_Rossa_dei_vertebrati_italiani.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.iucn.it\/pdf\/Comitato_IUCN_Lista_Rossa_dei_vertebrati_italiani.pdf<\/a><\/li>\n<li>Nappi A. et al. Anfibi, Rettili e Mammiferi delle isole del Golfo di Napoli: check-list commentata. Studi Trent. Sci. Nat., Acta Biol., 83 (2007): 93-97.<\/li>\n<li>Bollettino ufficiale della regione Campania, n 8, 29 gennaio 2018. Deliberazione Giunta Regionale n. 795 del 19\/12\/2017. MISURE DI CONSERVAZIONE DEL SIC IT8030022 \u201cPinete dell\u2019Isola di Ischia\u201d.<\/li>\n<li>Citt\u00e0 Metropolitana di Napoli, Piano Territoriale di Coordinamento &#8211; VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO RAPPORTO AMBIENTALE (D. Lgs. 152\/2006) STUDIO DI INCIDENZA (DPR 357\/1997).<\/li>\n<li>ISPRA, Rapporto 194, 2014. Specie ed habitat di interesse comunitario in Italia: distribuzione, stato di conservazione e trend.<\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/www.iucn.it\/scheda.php?id=215371297\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.iucn.it\/scheda.php?id=215371297<\/a>.<\/li>\n<li>Montagnani C. et al. Piano di gestione nazionale del Giacinto d&#8217;acqua (Eichhornia crassipes) [Pontederia crassipes]. ISPRA &#8211; Dipartimento per il Monitoraggio e la Tutela dell\u2019Ambiente e per la Conservazione della Biodiversit\u00e0. Servizio BIO CFS.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\ufeff 2\u00b0 CORSO PER OPERATORE REGIONALE TUTELA AMBIENTE MONTANO (ORTAM) Ida Ferrandino &nbsp; La Pineta Mirtina di Ischia ed il suo Rospo da tutelare &nbsp; &nbsp; &nbsp; Indice Premessa 1.1 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":350,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_tribe_events_status":"","_tribe_events_status_reason":"","footnotes":""},"tags":[],"tribe_events_cat":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events\/349"}],"collection":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events"}],"about":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/types\/tribe_events"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=349"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events\/349\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":394,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events\/349\/revisions\/394"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/media\/350"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=349"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=349"},{"taxonomy":"tribe_events_cat","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events_cat?post=349"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}