{"id":355,"date":"2022-06-17T07:07:27","date_gmt":"2022-06-17T07:07:27","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/evento\/dai-geositi-al-geoparco-del-matese-una-nuova-frontiera-della-tutela-ambientale\/"},"modified":"2024-12-06T10:31:09","modified_gmt":"2024-12-06T10:31:09","slug":"dai-geositi-al-geoparco-del-matese-una-nuova-frontiera-della-tutela-ambientale","status":"publish","type":"tribe_events","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/evento\/dai-geositi-al-geoparco-del-matese-una-nuova-frontiera-della-tutela-ambientale\/","title":{"rendered":"\u00abdai Geositi al Geoparco del Matese,  una Nuova Frontiera della Tutela Ambientale\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58497 size-large\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/1.png\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"275\" title=\"\"><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Corso Operatore Tutela Ambiente Montano<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Club Alpino Italiano Campania<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">anno 2021-2022<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Partecipante al Corso:<\/em> <strong>Francesco Manfredi Selvaggi<\/strong><\/p>\n<p>Socio della sottosezione di Boiano (Campobasso)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Elaborato finale<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>\u00abDai Geositi al Geoparco del Matese, una nuova frontiera della tutela ambientale\u00bb<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><em>INDICE<\/em><\/p>\n<p><strong>Caratteri generali<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Storia<\/li>\n<li>La tutela: il paesaggio<\/li>\n<li>La tutela: la biodiversit\u00e0<\/li>\n<li>La tutela: la natura<\/li>\n<li>La tutela: il geoparco<\/li>\n<li>Il valore antropologico<\/li>\n<li>Il valore percettivo<\/li>\n<li>Il valore paleontologico<\/li>\n<li>Fenomeni particolari: il carsismo<\/li>\n<li>Fenomeni particolari: la franosit\u00e0<\/li>\n<li>la valorizzazione<\/li>\n<li>La protezione fisica<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>La situazione sul Matese<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Il quadro vincolistico nell\u2019area matesina<\/li>\n<li>Il geoparco e i geositi del Matese<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>N.B.: Le immagini sono state rinvenute in internet.<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Caratteri generali<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Storia<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il merito di questa, per cos\u00ec dire, scoperta va attribuito innanzitutto all\u2019Unesco che nel 1995 ha iniziato un\u2019attivit\u00e0 di promozione di tali beni. Per l\u2019Italia \u00e8 stata l\u2019Ispra, in collaborazione con le regioni tra le quali c\u2019\u00e8 anche il Molise, ad effettuare un censimento completo sul suolo nazionale che ha portato alla catalogazione di ben 3.500 geositi (che sta per siti geologici). (Foto 1)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-58856 size-large\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/1-2-1024x584.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"584\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>1<\/em><em>. Morgia di Bagnoli<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019apporto degli uffici regionali \u00e8 da evidenziare che la loro autonomia nel censire le formazioni geomorfologiche \u00e8 stata limitata dovendosi avere necessariamente un coordinamento nazionale, altrimenti a fatti come i circhi glaciali, vedi quello di m. Miletto, i quali sono una rarit\u00e0 nell\u2019Appennino ma non nelle Alpi sarebbe stato attribuito un valore eccezionale.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>La tutela: il Paesaggio<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-58857 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/2-2.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"865\" height=\"576\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>2<\/em><em>. Morgia dei Briganti o di Pietravalle<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La primogenitura del riconoscimento di valore ad aspetti particolari della geologia non spetta, almeno nel nostro Paese, all\u2019organismo internazionale che si occupa di cultura perch\u00e9 la legge sulle \u201cbellezze naturali\u201d del \u201939 gi\u00e0 riteneva meritevoli di tutela \u201cle cose immobili che hanno cospicui caratteri di\u2026 singolarit\u00e0 geologica\u201d. \u00a0(Foto 2)<\/p>\n<p>Gli episodi geologici hanno cio\u00e8 valore di Bellezze Individue, una delle due categorie di cui si compone il patrimonio paesaggistico, l\u2019altra \u00e8 quella delle Bellezze d\u2019Insieme. Le prime possono trovarsi incluse nelle seconde, cio\u00e8 nei paesaggi degni di protezione, ma, comunque, conservano una propria specificit\u00e0 essendo oggetto di un\u2019imposizione di vincolo specifico. I geositi non costituiscono, dunque, un nuovo campo della salvaguardia paesistica, anzi uno vecchio perch\u00e9, come si \u00e8 detto, fin dal 1939 le \u201csingolarit\u00e0 geologiche\u201d erano inserite nelle \u201cbellezze individue\u201d, specificatamente, in base al regio decreto del 1940 per il loro \u201cinteresse scientifico\u201d. I geositi possono essere individuati come bellezze individue, ma, comunque, proprio perch\u00e9 individue il loro intorno paesaggistico, va sottolineata, non pu\u00f2 essere coinvolto nel vincolo. Nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, che \u00e8 del 2004, sono inseriti tra i valori paesaggistici di cui tener conto nella redazione dei piani paesistici gli aspetti morfologici all\u2019interno dei quali vi sono sicuramente le emergenze geologiche.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong>La tutela: la Biodiversit\u00e0<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Un\u2019altra misura di preservazione dei geositi \u00e8 legata alla conservazione della Biodiversit\u00e0 di cui al programma Natura 2000. Infatti, tanti di essi, dai calanchi Manes a Morgia Schiavone alla Forra dell\u2019Arcichiaro, rientrano nella lista dei Siti di Importanza Comunitaria. I geositi per via del loro substrato roccioso, la morgia, o per quello argilloso quando il terreno \u00e8 in forte pendenza, il calanco (Foto 3),<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-58858 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/3-1.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1500\" height=\"1000\" title=\"\"><\/p>\n<p>o per il coincidere con un corso d\u2019acqua incassato, la forra, sono appezzamenti di terra che non sono risultati mai risorse territoriali utili per l\u2019uomo, qualcosa da poter sfruttare, salvo che per l\u2019industria estrattiva, e, pertanto, non sono stati alterati da attivit\u00e0 antropiche, ad esempio le coltivazioni agricole, e ci\u00f2 ha determinato che gli habitat naturali l\u00ec presenti non siano stati distrutti.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li><strong>La tutela: la Natura<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>I geositi, sempre nel nostro Stato e sempre antecedentemente all\u2019iniziativa promossa dall\u2019organo dell\u2019ONU, siamo nel 1991 quando venne varata la legge quadro sui parchi, sono assimilabili agli elementi di piccola scala con valenze naturalistiche ivi contemplati. La predetta disposizione legislativa sulle aree protette sembra restringere la possibilit\u00e0 di sottoporre a salvaguardia la conformazione fisica della Terra solo qualora si tratti di superfici limitate.<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li><strong>La tutela: il Geoparco<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Da qualche anno si \u00e8 cominciato a parlare di geositi anche per porzioni ampie di territorio ed a ci\u00f2 \u00e8 seguito nel dibattito sulle aree protette la proposta di poter avere parchi nei quali \u00e8 insita la vasta dimensione con geositi estesi. La stessa Unesco ha riconosciuto la validit\u00e0 dell\u2019iniziativa che ha portato alla formazione della Rete Europea dei Geoparchi. La SIGEA (Societ\u00e0 Italiana per la Geologia Ambientale) ha avanzato l\u2019idea di creazione di un geoparco pure per il Matese in quanto \u00e8 un massiccio che ha caratteristiche unitarie di carsicit\u00e0. L\u2019essere un geosito grande non esclude che al suo interno vi siano geositi minori quali le doline, le cavit\u00e0, l\u2019anfiteatro formatosi a seguito della scomparsa del ghiacciaio.<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><strong>Il valore antropologico<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>I geositi e in genere le manifestazioni geologiche meritano di essere custodite anche per i rimandi culturali dei quali pi\u00f9 di uno di loro sono carichi. Le grotte sono, da un lato, paurose essendo il nascondiglio di banditi (la Morgia dei Briganti) e, dall\u2019altro lato, sono cariche di misticismo (la chiesetta rupestre di Busso). (Foto 4)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58859 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/4-1.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"700\" height=\"525\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>4<\/em><em>. Eremo di S. Michele a Foce<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table style=\"height: 10px;\" width=\"860\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Le irregolarit\u00e0 dei massi pietrosi suscitano anch\u2019esse contrastanti emozioni, tanto di terrore (l\u2019impronta della mano del diavolo presso S. Egidio di Boiano) quanto di tipo devozionale (la \u201cpedatella\u201d di S. Margherita a Colledanchise, quasi un calco del piede della santa). Sulle superfici lapidee, a differenza di quanto accade sulle superfici terrose, dove il vento, la pioggia e, tanto pi\u00f9, le pratiche agricole possono distruggere i segni impressi dall\u2019uomo, continuano ad essere ben visibili le incisioni rupestri, quelle tracciate sul blocco calcareo, ad esempio il blocco su cui sorge Pietracupa. Oltre alle incisioni fatte dall\u2019uomo sulle pietre si scorgono particolari corrugazioni nelle quali la fantasia popolare ha colto, volta per volta, le immagini del piede dell\u2019angelo (a Macchiagodena), di una santa (S. Pia a S. Biase), ecc. I nostri antenati erano suggestionati non solo dai segni misteriosi sui blocchi lapidei, ma anche dalle particolarit\u00e0 delle forme: si prendano i \u201ccampanarielli\u201d di Roccamandolfi che sono delle ardite guglie, alla stregua di quelle dolomitiche. Pure quando il calcare non \u00e8 nudo, cio\u00e8 a vista, bens\u00ec coperto in parte da vegetazione, esso \u00e8 in grado di ispirare visioni fantastiche come denuncia il nome attribuito dagli abitanti di S. Massimo di Pietra Palomba (che significa colomba) a quella gobba del rilievo montuoso che si protende sulla valle quasi volesse spiccare il volo.<\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li><strong>Il valore percettivo<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58860 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/5-1.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"829\" height=\"466\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>5<\/em><em>. Rocca di Oratino<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Le rocce sono elementi di interesse percettivo capaci di condizionare interi quadri visivi, mettiamo la Rocca di Oratino (Foto 5) nella media valle del Biferno o le \u201cmorge\u201d del futuro Parco delle Morge, questa volta nel bacino del Trigno. Tra i geositi di maggiore impatto visivo vi sono i Campanarielli di Roccamandolfi, dei grandiosi torrioni lapidei, degli enormi funghi di pietra la cui visione toglie il fiato. Non succede sempre cos\u00ec in quanto vi sono geositi non facilmente riconoscibili se non dal geologo. In ogni caso essi sono significativi per la loro carica semantica.<\/p>\n<ol start=\"8\">\n<li><strong>Il valore paleontologico<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58861 size-large\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/6-2.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"720\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>6<\/em><em>. Dinosauro Ciro a Pietraroja<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>I geositi, a volte, non hanno alcun appeal scenografico e neanche una grande visibilit\u00e0 costituendo dei luoghi ordinari: il caso eclatante \u00e8 quello di Pietraroia, appena al di l\u00e0 del confine molisano dove alcuni decenni fa in un ammasso roccioso \u00e8 stato trovato Ciro, un piccolo di dinosauro. (Foto 6) Questo rettile preistorico che in breve \u00e8 diventato un\u2019autentica star, \u00e8 la prova che sono vissuti pure da noi. Sempre sul Matese si trovano ampi giacimenti fossiliferi che sono testimonianza di un\u2019era geologica in cui l\u2019Italia era sommersa dal mare. Non \u00e8 solo sulla montagna matesina che si rinvengono fossili i quali si trovano in diverse parti come dimostra la presenza di conchiglie bivalve a S. Felice, al lato opposto della regione. I fossili non sono in vista in quanto racchiusi nelle pietre. Per salvaguardarli occorrerebbe vietare di rompere le rocce per portar via i reperti fossili i quali cominciano a costituire un lucroso commercio.<\/p>\n<ol start=\"9\">\n<li><strong>Fenomeni particolari: il carsismo<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Nel Molise vi \u00e8 un ricco patrimonio geologico ipogeo, dal Pozzo della Neve, la cavit\u00e0 pi\u00f9 profonda, a Cul di Bove alla grotta di Capo Quirino, tutte situate sul Matese. Esse, pur se sotterranee, paradossalmente, visibile \u00e8 solo la loro imboccatura, cio\u00e8 gli inghiottitoi, rivelano il carsismo di questo complesso montuoso anche se forme carsiche ve ne sono pure in superficie; a questo proposito si cita Campo dell\u2019Arco in cui vi \u00e8 uno spettacolare arco naturale in pietra scolpito dall\u2019erosione idrica con l\u2019acqua che dissolve il carbonato di calcio, il minerale di cui \u00e8 composto il calcare. Per tale arco e del processo in corso non c\u2019\u00e8 da preoccuparsi perch\u00e9 se esso \u00e8 destinato ad assottigliarsi ci\u00f2 avverr\u00e0 in tempi geologici.<\/p>\n<ol start=\"10\">\n<li><strong>Fenomeni particolari: la franosit\u00e0<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019immaginazione nel passato ha visto pure nei suoli in frana, oltre che nelle rocce, fenomeni ultraterreni e tra questi, seppure al confine con il Molise, si segnala il passaggio del demonio che avrebbe causato un movimento franoso a Cerreto Sannita.\u00a0 Ci\u00f2 dimostra che se \u00e8 vero che nelle zone in frana scompare qualsiasi segno antropico, dai terrazzamenti ai muretti a secco ai sentieri, non per questo esse sono prive di qualsiasi rimando a fatti culturali. Le frane, potrebbe sembrare paradossale, in riguardo al tema della percezione sono tra le componenti pi\u00f9 espressive del paesaggio e lo sono pure in riguardo al tema della morfologia del suolo in quanto le formazioni franose sono un attore importante del modellamento del paesaggio. Meno comuni delle frane vere e proprie, significativi segni paesaggistici sono i calanchi abbastanza diffusi specie nel medio e basso Molise.<\/p>\n<ol start=\"11\">\n<li><strong>La valorizzazione<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58862 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/7-2.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1144\" height=\"698\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>7<\/em><em>. Morgia di Pietracupa<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Le risorse ambientali sulle quali fondare le nostre prospettive turistiche sono pressoch\u00e9 infinite come dimostra l\u2019interesse recente per le emergenze geologiche, finora poco considerate. Sono varie le idee sulla valorizzazione di questo patrimonio ambientale che meritano di diventare cose concrete come il progetto di itinerari\u00a0 e di visite guidate, la realizzazione di percorsi attrezzati (vi \u00e8 uno che riguarda la Morgia dei Briganti), la pubblicazione di volumi scientifici o di guide turistiche (quello comprendente la catalogazione dei geositi dell\u2019Alto Molise voluto dall\u2019Assessorato regionale al turismo \u00e8 pronto, ma non \u00e8 stato ancora diffuso). Necessitano, inoltre, musei specializzati con cataloghi a stampa o su supporto informatico e operatori preparati che ti accompagnano nella visita. Vi \u00e8 una raccolta museale sulla pietra a Pescopennataro, il paese degli scalpellini, una esposizione di fossili nella casa Iezza a S. Polo, comune dove vi \u00e8 uno dei principali \u201cgiacimenti\u201d fossiliferi, e un museo, assai bello, in localit\u00e0 La Pineta a Isernia dedicato alle scoperte paleontologiche, in prossimit\u00e0 del sito di scavo. Contiene resti di animali ormai scomparsi, una sezione molto affascinante, e una sezione didattica che attrae tantissimo i bambini; il focus \u00e8 costituito, e ci\u00f2 interessa il nostro discorso, il calco del paleosuolo, qualcosa che assomiglia a un geosito. \u00c8 in cantiere, poi, un provvedimento legislativo da parte della Regione riguardante il \u201cparco delle morge\u201d (Foto 7), gli spuntoni rocciosi posti lungo il torrente Rivo, tra Salcito e Trivento, il quale si muove nel campo della promozione di tali beni.<\/p>\n<ol start=\"12\">\n<li><strong>La protezione fisica<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58863 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/8-2.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1000\" height=\"750\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>8<\/em><em>. Strada romana a Boiano<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La difesa di cui qui parliamo \u00e8 delle emergenze geologiche in generale, un patrimonio ambientale notevole, non specificatamente dei geositi. I pericoli di distruzione pi\u00f9 concreti li corrono non le formazioni calcaree, bens\u00ec quelle arenacee. L\u2019arenaria, infatti, \u00e8 formata da sabbia e, pertanto, \u00e8 destinata a corrodersi e su questo tipo di substrato geologico sorgono alcuni centri abitati molisani, il caso pi\u00f9 evidente \u00e8 quello di Limosano. I nostri borghi sono pittoreschi sia per i caratteri architettonici dell\u2019edificazione sia per il loro \u201csupporto\u201d ovvero la geologia con il quale vengono a formare un tutt\u2019uno dal punto di vista paesistico. Quando gli interventi di consolidamento della base lapidea consistono nella realizzazione di muri in cemento armato allora sparisce una delle due componenti della visione panoramica, quella del basamento come \u00e8 successo a Civitacampomarano dove il castello angioino risulta oggi sovrapposto ad opere di ingegneria strutturale. Non \u00e8 solo per una questione di \u201cvedutismo\u201d che bisogna lasciare a vista la nuda terra, pareti o scarpate che siano, in quanto essa \u00e8 rivelatrice di tante cose, a cominciare dall\u2019evoluzione della crosta terrestre fino, succede a Boiano sul Calderari (Foto n. 8), le cui sponde sono state per\u00f2 cementate, al passaggio della storia con l\u2019innalzamento nei secoli della quota del suolo urbano che all\u2019epoca romana deve coincidere con quella del decumano scoperto alcuni decenni fa.<\/p>\n<p><strong>LA SITUAZIONE SUL MATESE<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong>Il quadro vincolistico nell\u2019area matesina<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58864 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/9-1.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"651\" height=\"866\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>9<\/em><em>. Pianoro di Campitello<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Il Sempre, non per regola, bens\u00ec nei fatti, quando un\u2019area \u00e8 Area Protetta \u00e8 anche area dichiarata di interesse paesaggistico. Non vi sono eccezioni in Molise e neanche il Parco del Matese lo \u00e8. Meno scontato \u00e8 che un\u2019Area Protetta sia anche un Sito di Importanza Comunitaria, ma \u00e8 molto frequente che lo sia, mentre non\u00a0 \u00e8 altrettanto probabile il contrario; il Matese \u00e8 quasi interamente coincidente con un SIC dal quale sono esclusi i lembi inferiori che, per\u00f2, rientrano in una Zona a Protezione Speciale, il primo derivante da una Direttiva Habitat, la seconda dalla Direttiva Uccelli, le due Direttive europee che sono a fondamento della Rete Natura 2000. \u00c8 ultimissima la proposta di riconoscimento del massiccio matesino quale Geoparco, tipologia di parco oggetto di un\u2019ulteriore, altrettanto recente, Direttiva dell\u2019Unione Europea. \u00a0(Foto n. 9) Vi sono, poi, i Piani di Bacino preposti alla \u201cdifesa del suolo\u201d (\u00e8 il titolo della legge che li ha introdotti nel nostro ordinamento) dal \u201crischio alluvioni\u201d e dal \u201crischio a frana\u201d: dei due tipi di rischi solo il secondo minaccia i monti del Matese e il Piano di Bacino del Biferno ha disposto che non vengano alterati i versanti al fine di garantirne la stabilit\u00e0. Sono tante, dunque, le normative a protezione di questo comprensorio montuoso, il che renderebbe addirittura ridondante, per questo aspetto, quello della tutela, il parco. Si tratta tutte di disposizioni di scala ampia che hanno bisogno di tradursi in regole operative per essere applicabili speditamente sul territorio. Per spiegarci meglio, nel SIC per qualsiasi intervento da realizzarsi \u00e8 richiesta una Valutazione d\u2019Incidenza, negli ambiti vincolati paesaggisticamente il progetto di una qualunque opera deve acquisire l\u2019Autorizzazione da parte degli organi preposti, non \u00e8 sufficiente la rispondenza ad uno dei 2 Piani Paesistici matesini, nelle fasce a rischio idrogeologico la progettazione di un manufatto o l\u2019esecuzione di lavori\u00a0 \u00e8 soggetta al Parere dell\u2019Autorit\u00e0 di Bacino e a quelli elencati si aggiunge il Nulla Osta dell\u2019Ente Parco. Sottoponendo le previsioni dello strumento urbanistico a ciascuno degli adempimenti elencati sopra, cio\u00e8 alla valutazione d\u2019Incidenza, all\u2019assenso paesaggistico di massima (che riguarder\u00e0 il planovolumetrico e non, ovviamente, la singola opera), al Parere idrogeologico, al N.O. del Parco si semplificher\u00e0 la fase successiva, quella realizzativa, delle specifiche costruzioni. Cosa non da poco dato che semplificazione \u00e8 diventata una parola d\u2019ordine primaria, un\u2019esigenza che ha difficolt\u00e0 ad essere soddisfatta se i Comuni non si doteranno di Piani Regolatori Generali invece che di Programmi di Fabbricazione. I PdF sono i piani pi\u00f9 diffusi specie nelle realt\u00e0 comunali minori, i cosiddetti Piccoli Comuni che sono quelli con meno di 5.000 abitanti (la taglia usuale degli insediamenti appenninici). Cos\u00ec, puntualmente si verifica nel comprensorio matesino dove solamente Boiano, l\u2019unico centro al di sopra di tale soglia demografica, \u00e8 munito di PRG. Peraltro, lo si dice per inciso, \u00e8 gi\u00e0 tanto che ci sia un PdF in tutti i Municipi, non \u00e8 scontato qui da noi o almeno non era scontato fino ad un paio di decenni fa quando, finalmente, Roccamandolfi non riusc\u00ec a varare il suo. La differenza tra PdF e PRG \u00e8 che il primo si occupa esclusivamente dell\u2019agglomerato abitativo tralasciando la campagna e, quindi, gli spazi naturali e seminaturali, i quali ultimi sono la componente maggioritaria che maggiormente influenza l\u2019assetto ambientale dell\u2019Appennino, e, quindi, (ancora) gli areali dei SIC o, esclusivamente, degli Habitat che sono al loro interno. Non basta, ad ogni modo, un PRG perch\u00e9 occorre anche che vi siano i Piani Particolareggiati, specialmente quello riguardante il centro storico perch\u00e9 (ancora) la pregevolezza di un parco appenninico come \u00e8 quello del Matese \u00e8 dovuta pure alla bellezza dei borghi tradizionali che ne costellano l\u2019ambito. Si \u00e8 parlato di ridondanza e di semplificazione e le due cose non vanno, di certo, bene insieme. Per semplificare i passaggi amministrativi imposti per la costruzione di una struttura non basta agire a valle attraverso la formazione dei Piani Regolatori, ma \u00e8 anche necessario adoperarsi a monte, molto a monte, al livello legislativo. La L. 394 che \u00e8 del 1991 non poteva presupporre che successivamente sarebbe sopravvenuta nel suo stesso settore d\u2019interesse, il naturalistico, il programma Natura 2000 (Foto n. 10): il suo lancio che in Italia \u00e8 avvenuto con un Decreto del \u201997, al fine di evitare sovrapposizioni, avrebbe dovuto portare ad una riforma della legge nazionale sui parchi la quale, a tutt\u2019oggi, non si \u00e8 avuta. Sono le norme italiane sulle Aree Protette a doversi adeguare e non il viceversa, nonostante siano precedenti,<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-58865 size-medium\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/10-1-300x225.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"225\" title=\"\"><\/p>\n<table style=\"height: 66px;\" width=\"148\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: left;\"><em>10<\/em><em>. Campo dell\u2019Arco<\/em><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>perch\u00e9 la Direttiva europea \u00e8, come \u00e8 ben risaputo, sovraordinata (ancora sovra-). Si occupano entrambe di natura e per\u00f2 con impronte diverse: i nostri parchi nazionali, nascono per salvaguardare l\u2019orso, il PNdA, e lo stambecco, il Parco del Gran Paradiso, la fauna costituendo un po\u2019 il marchio d\u2019origine, mentre la Rete Natura 2000 si occupa degli habitat in cui gli animali selvatici vivono. Sono evidentemente complementari e ci\u00f2 permetterebbe una organica fusione. Le differenti accentuazioni rimarrebbero salve non essendo incompatibili con la difesa dei biotopi, la mission di Natura 2000, i progetti di conservazione di specie in pericolo di estinzione, tipo <em>Ursus Arctus,<\/em> per l\u2019Orso Marsicano, oppure la si cita seppure si \u00e8 ormai conclusa, l\u2019Operazione S. Francesco attuata dal WWF sull\u2019Appennino centro-meridionale il quale comprende il Matese, per salvare il lupo, specie faunistica che in quel periodo, eravamo negli anni \u201970, si era ridotta ad un limitato numero di esemplari. Probabilmente pi\u00f9 che di una revisione della 394 \u00e8 sufficiente un aggiornamento, ma in ogni caso qualcosa bisogna rivedere, non i principi ispiratori che restano validi, bens\u00ec alcuni aspetti gestionali quale quello della gestione dei Piani di Gestione degli Habitat da affidare all\u2019Ente Parco (il che non significa far gravare sulla sua Contabilit\u00e0 ulteriori\u00a0 incombenze economiche, perch\u00e9 la Direttiva europea che ha varato la Rete Natura 2000 ha stabilito che i fondi per tale fine vanno ritrovati in Capitoli di Spesa attinenti alle molteplici azioni da compiere di carattere gestionale presenti nei Bilanci regionali (Molise e Campania), non uno specifico stanziamento per capirci). Ne trae un vantaggio, dunque, da questa unione Natura 2000 la quale restituisce al parco una mole di informazioni di dettaglio sulle caratteristiche vegetazionali dell\u2019area (il Corine) (Foto n. 11). Ci si \u00e8 soffermati su Natura 2000, ma sinergie fruttuose per l\u2019ambiente si possono ricavare anche tra Parchi e Piani di Bacino e tra Parchi e Piani Paesistici nella convinzione che per proteggere efficacemente l\u2019ecosistema occorre ampliare il fronte della tutela e cos\u00ec sar\u00e0; quando sar\u00e0; pure con il Geoparco.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58866 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/11-1.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"700\" height=\"525\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>11<\/em><em>. Circo Glaciale di m. Miletto<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong>Il geoparco e i geositi del Matese<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il Parco del Matese \u00e8 destinato prima o poi, ad essere riconosciuto quale Geoparco, uno speciale riconoscimento attribuito dall\u2019Unesco a quelle aree, protette o meno secondo le normative nazionali sulle \u201caree protette\u201d, che presentano notevoli valenze geologiche. Il Matese pu\u00f2 aspirare a diventare Geoparco perch\u00e9 al suo interno vi sono numerosi Geositi: questi ultimi censiti dalla Regione (stiamo parlando del Molise) sono elementi, per lo pi\u00f9 \u201cpuntuali\u201d, di particolare valore, morfologico, stratigrafico, ecc. in riguardo alle scienze della terra. Un\u2019operazione preliminare nella descrizione dei geositi \u00e8 quella di riunirli in gruppi i quali, per quanto concerne il comprensorio matesino dove l\u2019assetto del suolo non registra influenze vulcaniche n\u00e9 marine, sono tre: quello dei siti dovuti al glacialismo, quello delle emergenze geologiche legate all\u2019azione fluviale, queste s\u00ec di tipo \u201clineare\u201d, e quello delle manifestazioni del carsismo (Foto n. 12), il quale \u00e8 il fenomeno caratterizzante del nostro massiccio montuoso e, pertanto, di natura \u201careale\u201d. Vi sono anche altre possibili distinzioni fra i geositi che si elencano per completezza di discorso e alle quali, per\u00f2 si rinunzier\u00e0 di far ricorso, per sinteticit\u00e0 di, nuovamente, discorso. Esse sono tre: la prima \u00e8 fra i geositi in cui il processo di formazione \u00e8 ancora in corso, prendi le doline, conche circolari, in cui progressivamente si arriva allo sprofondamento del terreno il quale assume la forma di un cono con al centro l\u2019inghiottitoio, e quelli dove la morfogenesi si \u00e8 arrestata (l\u2019arco di Campo dell\u2019Arco, ad esempio), rispetti veramente forme attive e inattive;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-58867 size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/12.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"640\" height=\"850\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>12<\/em><em>. Grotta del Fumo<\/em><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>la seconda \u00e8 conseguenza della prima, quindi fra geositi di origine pi\u00f9 recente, ancora gli inghiottitoi, almeno alcuni e quelli di fasi geologiche remote come i circhi glaciali che risalgono all\u2019era, appunto, glaciale; la terza \u00e8 relativa ai fattori che hanno determinato la costituzione del geosito, se endogeni (ancora la dolina che \u00e8 una piegatura cuneiforme, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, della crosta terrestre a causa di una attivit\u00e0 interna alla stessa che \u00e8 il dissolvimento del carbonato di calcio nel Matese il suo essenziale componente, a contatto con l\u2019acqua di cui \u00e8 imbibita) o se esogeni (mettiamo l\u2019azione sismica che ha provocato il rotolamento delle Pietre Cadute a Boiano, alle pendici del Matese tra le quali rientra Donna Mira, una sorta di grosso masso erratico, palestra di arrampicata). Terminata questa rassegna delle categorie in cui iscrivere i geositi, procediamo con l\u2019analisi dei medesimi sulla base di quei parametri, i 3 gruppi, indicati quali prioritari. Per quanto riguarda il glacialismo abbiamo il circo glaciale, una depressione semicircolare (che da il nome alla seggiovia Anfiteatro che qui smonta) appena sotto la cima di monte Miletto delimitata, vedendola dal basso (da Campitello) da ripide pareti rocciose le quali, viste dall\u2019alto, cio\u00e8 dalla linea di cresta appaiono quali strapiombi verticali, cosa che conferisce alla sommit\u00e0 di tale rilievo, il maggiore dell\u2019Appennino centro-meridionale, i caratteri di una vetta alpina , pi\u00f9 che appenninica, Parlando, ora, dei geositi fluviali il pensiero va al corso del Quirino, quel corpo idrico che separa il Mutria dal blocco centrale del Matese, la cui vallata prende avvio dalla Sella del Perrone; esso \u00e8 l\u2019unico valico della catena montuosa il quale, va notato, unisce e non divide, non solo le due porzioni del complesso, davvero complesso, montano matesino, ma pure i due versanti contrapposti il molisano e il campano anche per i quali costituisce un punto di incontro piuttosto che di separazione con le correnti d\u2019aria provenienti dai due mari opposti che si mescolano fra loro. La valle del Quirino che chiamiamo cos\u00ec per la orografia svasata, ma che \u00e8 difficile definire tale data l\u2019assenza di rivi affluenti, \u00e8 una sorta di imbuto dove si convoglia gran parte dell\u2019acqua proveniente dai fianchi dei monti per poi confluire nella rettilinea Gola del Quirino, il tubo finale dell\u2019imbuto, il geosito in questione. (Foto n. 13)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58868 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/13.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"683\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>13<\/em><em>. Gola di Arcichiaro<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Se questo \u00e8 il geosito fluviale pi\u00f9 grande, un canalone, all\u2019estremo opposto vi sono i canali, canalini diminutivo di canali che localmente si denominano rave, per cui ravarelle, Lavarelle a Campitello a causa di una traslitterazione di epoca moderna. Essi sono delle incisioni diritte sui pendii montani o collinari nei quali scorre l\u2019acqua solo stagionalmente e non hanno un nome proprio salvo che nei casi della Rava di Pozzilli e della Rava di Miranda. \u00c8 tempo di passare, per completare il quadro ai geositi carsici sui quali ci soffermeremo brevemente avendo gi\u00e0 accennato agli inghiottitoi, la principale emergenza della carsicit\u00e0. Se questi si sviluppano in verticale vi sono le grotte che, al contrario, penetrano nel sottosuolo in senso orizzontale; di entrambi \u00e8 visibile, \u00e8 ovvio, dall\u2019esterno solamente l\u2019entrata, spettacolare quella del Pozzo della Neve la quale ricorda la bocca di un vulcano, mentre l\u2019ingresso della Grotta del Fumo \u00e8 offuscato, per l&#8217;appunto, dal fumo, l\u2019umidit\u00e0 fuoriuscente dall\u2019antro. Si ha fretta, lo si sar\u00e0 notato, di concludere questa parte della dissertazione per lasciare spazio nell\u2019economia del discorso, sempre lui, ad ulteriori letture.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58869 size-full\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/14.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"685\" title=\"\"><\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>14<\/em><em>. Grotta delle Ciaole<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>I geositi, oltre alle suddivisioni proposte in precedenza, \u00e8 possibile classificarli a seconda dell\u2019interesse, se scientifico, se culturale, se naturalistico, se paesaggistico. Per gli scienziati, i paleontologi, hanno un eccezionale valore i fossili diffusi un po\u2019 ovunque, di qui il geoparco, i calcari a rudiste che si ritrovano a quote elevate per i moti di sollevamento che hanno portato terreni marini (barriera corallina?) a 2000 m.s.l.m.; per i naturalisti \u00e8 significativa la Grotta delle Ciaole (Foto n. 14), cornacchie, in quanto habitat di questa particolare specie di uccelli che amano quale rifugio, come i pipistrelli, le cavit\u00e0; per gli antropologi segni davvero significativi, aggettivo che rafforza il sostantivo, sono le pietre dalle forme bizzarre tipo l\u2019Arca di Pane nel Fondacone, un masso a \u201cculla\u201d in cui l\u2019acqua si accumula d\u2019inverno e d\u2019estate vi si abbeverano le greggi; per i cultori del paesaggio sono attraenti, da ammirare, le guglie \u201cdolomitiche\u201d dei Campanarielli (Foto n. 15) e, viceversa, i luoghi, Pietra Palomba, da cui ammirare i panorami. Per concludere, non lo si \u00e8 detto all\u2019inizio e lo si dice adesso, alla fine, il Matese \u00e8 geoparco, qualcosa di territoriale, anche perch\u00e9 i geositi sono disseminati in tutta la sua superficie e non concentrati in pochi luoghi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-58870 size-large\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-content\/uploads\/sites\/93\/2024\/12\/15-1024x683.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"1024\" height=\"683\" title=\"\"><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><em>15<\/em><em>. Campanarielli<\/em><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Corso Operatore Tutela Ambiente Montano Club Alpino Italiano Campania anno 2021-2022 &nbsp; Partecipante al Corso: Francesco Manfredi Selvaggi Socio della sottosezione di Boiano (Campobasso) &nbsp; Elaborato finale \u00a0\u00abDai Geositi al [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":356,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"_tribe_events_status":"","_tribe_events_status_reason":"","footnotes":""},"tags":[],"tribe_events_cat":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events\/355"}],"collection":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events"}],"about":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/types\/tribe_events"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=355"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events\/355\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":405,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events\/355\/revisions\/405"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/media\/356"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=355"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=355"},{"taxonomy":"tribe_events_cat","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano-campania\/wp-json\/wp\/v2\/tribe_events_cat?post=355"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}