{"id":1165,"date":"2020-01-15T16:39:04","date_gmt":"2020-01-15T16:39:04","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/materiali\/osservatorio\/"},"modified":"2020-01-15T16:39:04","modified_gmt":"2020-01-15T16:39:04","slug":"osservatorio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/materiali\/osservatorio\/","title":{"rendered":"Osservatorio Ambiente"},"content":{"rendered":"<h1 style=\"text-align: center\">OSSERVATORIO AMBIENTE<\/h1>\n<h3>L&#8217;Osservatorio Ambiente \u00e8 una rubrica della CCTAM curata da Giorgio Maresi, presente mensilmente nelle pagine della Rivista nazionale del CAI &#8220;Montagne360&#8221;.<\/h3>\n<h3>La CCTAM apre una finestra sull&#8217;attualit\u00e0, le difficolt\u00e0, le buone pratiche, gli impatti, le scelte e gli eventi che trattano di montagna.<\/h3>\n<h3>E&#8217; un momento di riflessione per tutti: Soci, Dirigenti, Lettori.<\/h3>\n<h3>Ogni mese viene individuato un tema legato ai concetti\u00a0di protezione dell&#8217;ambiente, cultura della Montagna, attivit\u00e0 umane, elementi naturali di particolare valenza; ognuno potr\u00e0 ricavarne elementi di arricchimento personale e di visione sostenibile del futuro.<\/h3>\n<h3>In questa pagina sono raccolti tutti gli articoli pubblicati.<\/h3>\n<p>______________________________________________________________________________<\/p>\n<p><strong>2022-12 &#8211; L\u2019ANNO CHE VERR\u00c0<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-63570\" class=\"alignleft size-medium wp-image-63570\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/Osservatorio-12-2022.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"200\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=63570&amp;referrer=0\" title=\"\">Guardando a questo 2022 fa un po\u2019 impressione constatare come le uniche buone notizie ambientali siano state in realt\u00e0 solo ricorrenze, come il centenario dei primi Parchi Nazionali\u2026 Troppo poco. La sempre pi\u00f9 evidente crisi climatica \u00e8 rimasta confusa tra le altre emergenze: guerra, pandemia, crisi energetica ed economica. E le risposte come il Pnrr sembrano andare per la montagna nella direzione di interventi molto locali, dove si recuperano e si rilanciano progetti economici gi\u00e0 fallimentari perch\u00e9 legati a vecchie visioni del turismo. O verso forme di lunaparkizzazione, completamente avulse dalla realt\u00e0 sociale e dalla storia, anche alpinistica. Sembra mancare una vera e propria visione di insieme. Eppure, la montagna rimane la spina dorsale del Paese, da cui derivano tutti quei servizi ecosistemici, compresa la protezione del territorio, spesso citati ma pi\u00f9 spesso dimenticati. E allora non ci resta che sperare (come al solito!) che sia il 2023 l\u2019anno in cui la montagna possa acquisire il ruolo di protagonista di una nuova fase e di una nuova visione capace di unire protezione della natura, difesa del territorio e crescita economica e sociale realmente sostenibile.<\/p>\n<p><strong>2022-11 &#8211; VERSO LA MONTAGNA DI DOMANI<br \/>\n<\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-62617\" class=\"alignleft size-medium wp-image-62617\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/Osservatorio-11-2022.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"200\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=62617&amp;referrer=0\" title=\"\">Un pascolo con mandria e pastori\u2026 una foto della montagna di oggi, che sembra la montagna di ieri. Ma che sar\u00e0 anche la montagna di domani? La domanda \u00e8 importante. Cambiamenti climatici, cambiamenti sociali, cambiamenti economici e anche cambiamenti politici: il mondo che frequentiamo e amiamo sta attraversando un\u2019evoluzione che ancora non fa intravedere il nuovo futuro. Su quali punti fermi bisogna puntare? Di sicuro occorre un\u2019economia sostenibile tra tradizione e innovazione, per salvare e rinforzare le comunit\u00e0 locali, ma con una tutela completa della ricchezza naturale intesa come paesaggio e biodiversit\u00e0 collegata. Occorre riuscire a salvaguardare le specificit\u00e0 di ogni montagna italiana, mettendole per\u00f2 in rete ed evitando l\u2019omologazione di uno sviluppo turistico che ha rivelato tutti i suoi limiti anche economici, oltre che ambientali. Occorre riaffermare con forza che questa montagna biodiversa esiste ed \u00e8 ancora la spina dorsale della nostra penisola, di fronte a una politica che non la considera. Occorre ricordare ancora una volta che solo la gestione del territorio montano vuol dire prevenzione. Questa \u00e8 la montagna di domani che il Cai dovr\u00e0 contribuire a costruire, magari grazie proprio alla sua biodiversit\u00e0. Una montagna vissuta\u2026 non usata!<\/p>\n<p><strong>2022-10 &#8211; CLIMA, SOSTENIBILIT\u00c0, FUTURO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-61958\" class=\"alignleft size-medium wp-image-61958\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/Osservatorio.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"200\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=61958&amp;referrer=0\" title=\"\">Perch\u00e9 un congresso per gli operatori Tam? La motivazione l\u2019abbiamo avuta sotto gli occhi per tutta questa torrida estate: stiamo vivendo in pieno l\u2019era del cambiamento climatico, che sta modificando in maniera evidente l\u2019ambiente montano che abbiamo conosciuto e amato, mettendo peraltro in crisi anche la sua frequentazione in sicurezza, com\u2019\u00e8 stato tragicamente dimostrato.<br \/>\nA questo si aggiunge una dinamica sociale di abbandono e ritorno sul territorio montano che richiede un doveroso approfondimento: bisogna individuare le nuove strade di sviluppo sostenibile fra innovazione e tradizione, evitando illusori progetti turistici di sfruttamento. Ci viene chiesto come Cai, e di conseguenza come organo tecnico Tam, di fare una riflessione approfondita su questi problemi enormi. Il \u201ctamino\u201d del futuro dovr\u00e0 avere ulteriori competenze tecniche e la capacit\u00e0 di comunicare con le giovani generazioni, con cui occorre trovare il sentiero giusto che ci permetta di essere protagonisti della montagna che verr\u00e0: sostenibile, protetta e diversamente bella e affascinante. Questi i temi al centro<br \/>\ndel congresso nazionale Tam di Bologna (\u201cIl ruolo dell\u2019operatore Tam per la montagna di domani\u201d, 1\u00b0 ottobre) di cui parleremo nei prossimi numeri di Montagne360.<\/p>\n<p><strong>2022-09 &#8211; ACQUA!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-61173\" class=\"alignleft size-medium wp-image-61173\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/Osservatorio-Ambiente-Acqua.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"200\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=61173&amp;referrer=0\" title=\"\">Mai l\u2019acqua \u00e8 stata pi\u00f9 desiderata e allo stesso tempo odiata in un\u2019estate passata tra siccit\u00e0 ed eventi temporaleschi spesso disastrosi. Poco possiamo fare sull\u2019alternanza dei fenomeni ma sicuramente questa esperienza ci impone una meditazione sul nostro modo di gestire il territorio. Per quello che \u00e8 forse uno dei servizi ecosistemici pi\u00f9 fondamentali e delicati, la regolazione del ciclo dell\u2019acqua, occorre impostare una visione a 360\u00b0 con cui pianificare a livello di bacino le forme di uso del suolo. Sappiamo, infatti, che non gli invasi artificiali, ma la presenza di boschi ben gestiti, di un\u2019agricoltura non intensiva e di una regimazione dei corsi d\u2019acqua non troppo artificiale, con anche un adeguato inverdimento delle zone urbane, pu\u00f2 portare un beneficio immediato alla conservazione e al rilascio della risorsa pi\u00f9 importante per la nostra vita. Occorre pertanto procedere in questo senso, coinvolgendo ogni comparto tecnico interessato: solo un buon gioco di squadra e una visione condivisa ci potr\u00e0 aiutare a superare le difficolt\u00e0 sempre pi\u00f9 gravi date dal cambiamento climatico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2022-08 &#8211; UN ABETE TROPPO ROSSO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-60422 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2022-08.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"216\" title=\"\">Girando nelle valli dolomitiche &#8211; e non solo &#8211; ci si pu\u00f2 rendere conto della gravit\u00e0 dell&#8217;impatto degli attacchi dello Scolitide dell&#8217;abete rosso. Le macchie di alberi disseccati hanno raggiunto anche le quote pi\u00f9 alte e le stazioni pi\u00f9 ottimali per la picea, grazie alla proliferazione enorme delle popolazioni dell&#8217;insetto e alle stagioni favorevoli alla loro sopravvivenza e diffusione. Il danno economico e paesaggistico \u00e8 evidente e si assomma e in qualche caso raddoppia quello di Vaia. Nonostante la pronta azione dei servizi forestali, bisogner\u00e0 sperare in andamenti meteo pi\u00f9 favorevoli all&#8217;abete e a una naturale riduzione delle popolazioni dello scolitide. E&#8217; un esempio lampante di come gli effetti distruttivi dei cambiamenti climatici non si limitino solo a eventi estremi ma portino a modifiche di tutti gli equilibri degli ecosistemi forestali, i cui effetti possono essere duraturi e ancora non del tutto prevedibili.<br \/>\nUn altro segnale forte che non possiamo trascurare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2022-07 &#8211; TRANSITARE O CONVERTIRSI?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59814 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2022-07.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"190\" title=\"\">La transizione energetica identifica ormai qualsiasi azione legata al contrasto del cambiamento climatico, e come effetto della guerra, anche ogni intervento per tenere in piedi le nostre esigenze economiche. Sul fatto che sia necessario non ci possono essere pi\u00f9 dubbi, visto che le mutazioni del clima sono qualcosa che colpisce ormai ogni settore della nostra vita quotidiana, compreso l&#8217;andare o il non andare in montagna. Forse per\u00f2 \u00e8 necessario puntualizzare alcuni aspetti: pi\u00f9 che di transizione converrebbe parlare di conversione, un termine che implica un concetto ben pi\u00f9 ampio di un cambiamento deciso dello stile di vita di tutti noi, e che si collega meglio alla realizzazione di tutti i 17 goal dell&#8217;agenda 2030, compresi quelli sociali e culturali. Non si tratta, infatti, di cambiare le fonti energetiche spingendo verso le rinnovabili, ma di agire a 360\u00b0 in ogni settore in modo coordinato. Il problema non \u00e8, quindi, il superamento della burocrazia con una liberalizzazione selvaggia, come suggerito anche da fonti autorevoli, ma la capacit\u00e0 di una visione pi\u00f9 ampia e pi\u00f9 condivisa che al momento sembra ancora latitare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>2022-06 &#8211; LE VECCHIE FERITE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59219 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2022-06.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"221\" title=\"\">La montagna italiana ha pagato pesantemente le due guerre mondiali del secolo scorso, le cui tracce sono ancora ben visibili. I danni sono stati diretti e indiretti, e le cicatrici sul territorio si sono sommate alle cicatrici nella popolazione, con le perdite elevatissime nelle classi di leva e i massacri di intere comunit\u00e0 (Boves, S. Anna di Stazzema, Monte Sole e non solo). La nuova situazione di guerra tra Ucraina e Russia purtroppo ricrea situazioni che avevamo sperato di non vedere mai pi\u00f9 e, sia pure indirettamente, rimette in gioco anche le nostre montagne. La guerra ha aperto infatti scenari di crisi globali che possono vanificare gli impegni previsti con il New green deal e il Pnrr, riportando indietro anche gli orologi dello sviluppo sostenibile, oltre a quelli della storia. Non solo nessun posto \u00e8 lontano, ma anche nessuna guerra \u00e8 lontana! E solo la Pace potr\u00e0 impedire nuove ferite e cicatrici anche sui nostri monti.<\/p>\n<p><strong>2022-05 &#8211; &#8220;L&#8217;INVERNO DEL NOSTRO SCONTENTO&#8230;&#8221;<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59218 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2022-05.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"196\" title=\"\">&#8230;ceder\u00e0 il passo a una &#8220;estate sfolgorante&#8221;? Le premesse non sono certo buone: guerra, pandemia, crisi economica, senza scordare il cambiamento climatico sempre pi\u00f9 evidente, dopo un non-inverno per le Alpi e l&#8217;Appennino settentrionale. In questo contesto corriamo anche il rischio di un allontanamento dalle strategie ambientali e di un &#8220;asservimento&#8221; del Pnrr alle pur giuste esigenze di lavoro e al quasi irraggiungibile traguardo dell&#8217;autosufficienza energetica. Spuntano gi\u00e0 passi indietro sulle scelte energetiche (carbone e nucleare) e si profila la minaccia di scorciatoie su quelle progettuali: alto il pericolo di veder passare mega parchi eolici sui crinali, progetti faraonici di impianti sciistici e altre amenit\u00e0 del genere. Si corre il rischio di dimenticare i criteri a cui attenersi e di non agire in maniera sensibile sul futuro della nostra societ\u00e0. Per la montagna deve rimanere forte e chiara l&#8217;esigenza prioritaria della salvaguardia del paesaggio, sintesi di storia ed ecologia, lavorando su interventi puntuali ma in rete. Mantenere la strada non sar\u00e0 facile ma dobbiamo provarci per non rimanere in un perenne inverno.<\/p>\n<p><strong>2022-04 &#8211; 100 DI QUESTI PARCHI<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59217 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2022-04.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"206\" title=\"\">Nella turbolenta storia dell&#8217;Italia del &#8216;900, il 1922 ha avuto un ruolo importante e tragico, ma una piccola luce \u00e8 apparsa proprio alla fine di quell&#8217;anno, con la nascita del primo Parco Nazionale, il Gran Paradiso, seguito a ruota all&#8217;inizio del &#8217;23 dal secondo, quello d&#8217;Abruzzo. Un passo importante in un paese ancora agricolo ma gi\u00e0 lanciato verso lo sviluppo industriale. Un passo che ha riconosciuto proprio &#8220;in&#8221; e &#8220;nella&#8221; Montagna un patrimonio da conservare inizialmente forse pi\u00f9 per la bellezza che per i valori ecologici e culturali a essa correlati. Un passo che ha aperto un cammino lungo, faticoso, con tante soste e problemi, ma che ha portato agli attuali 25 Parchi Nazionali, su un totale di 871 aree protette che coprono ormai il 10,5% del territorio nazionale. Questo cammino non \u00e8 concluso: sono state messe solo le basi; ora dobbiamo concretizzare su di esse una sostenibilit\u00e0 che coniughi al meglio protezione, economia e benessere della popolazione. E senza aspettare il prossimo centenario.<\/p>\n<p><strong>2022-03 &#8211; ELI-SNOW?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59216 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2022-03.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"202\" title=\"\">Il ricorso al trasporto di neve via elicottero sulle Tofane nel periodo anomalo di caldo di Natale fa pensare. Si pu\u00f2 sorridere pensando a un futuro in cui i &#8220;poveri&#8221; sciatori dovranno portarsi da casa anche la neve, ma la constatazione brutale \u00e8 che le anomalie di innevamento sono ormai la norma, con conseguenze ambientali ben pi\u00f9 gravi dei problemi tecnici dell&#8217;industria turistica sciistica. E&#8217; il momento di proporre un ripensamento totale del nostro approccio sia al turismo invernale sia alla gestione delle risorse idriche, vero problema strategico del prossimo futuro. Non sono pi\u00f9 proponibili investimenti pesanti per l&#8217;ampliamento di un settore turistico che ha ormai evidenti limiti: occorre una politica e una progettualit\u00e0 volte da una parte a razionalizzare l&#8217;impiantistica esistente, dall&#8217;altra a gestire al meglio la risorsa acqua. Senza dimenticare la necessit\u00e0 di riscoprire e reinventarsi un turismo nuovo sulle 4 stagioni, per garantire un&#8217;economia alternativa per la montagna. Sono sfide che il Pnrr non pu\u00f2 lasciarsi sfuggire, cos\u00ec come le incombenti olimpiadi Milano-Cortina, finora purtroppo avviate sui soliti vecchi schemi del passato ma che potrebbero diventare il centro di una nuova visione per aprire a un futuro davvero sostenibile anche per gli sport invernali.<\/p>\n<p><strong>2022-02 &#8211; 30 E&#8230; LODE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59215 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2022-02.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"197\" title=\"\">Certo, molte cose sono da migliorare e chiunque ci abbia avuto a che fare pu\u00f2 citare tantissime problematiche: a tutt&#8217;oggi l&#8217;integrazione tra protezione e sviluppo non ha ancora trovato una efficace applicazione; la burocrazia minaccia il buon uso dei fondi, anche quelli in arrivo per mitigare i cambiamenti climatici; c&#8217;\u00e8 necessit\u00e0 di sviluppare un rapporto con le Regioni per gestire in maniera uniforme Parchi nazionali e regionali; c&#8217;\u00e8 da avviare il vero decollo delle Zea (Zone economiche ambientali), un&#8217;idea molto apprezzata all&#8217;estero ma quasi sconosciuta da noi; occorre rivedere alcuni aspetti funzionali e organizzativi come la scelta dei direttori, uscendo dalla ristretta cerchia degli abilitati per aprirsi a livello europeo. Va infine definita una visione politico-strategica per raggiungere gli obiettivi Eu per il 2030 sulla biodiversit\u00e0: 30% di superficie nazionale protetta di cui il 10% fortemente.<br \/>\nMa con tutti i limiti, la legge quadro 394 del 1991, a suo tempo fortemente voluta dal Cai, ha svolto in quasi 30 anni un ruolo fondamentale nella consapevolezza dei valori legati ai parchi e alle aree protette. E merita la lode!<\/p>\n<p><strong>2022-01 &#8211; S-PROGETTANDO<br \/>\n<\/strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59214 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2022-01.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"219\" title=\"\">Chi vuole impegnarsi per la tutela dell&#8217;ambiente montano, spesso si trova sommerso da ipotesi, voci e proposte di progetti che, nella loro enormit\u00e0, generano giustificato allarme e reazioni immediate, che vanno dalla rabbia al disgusto. Alcuni come nuvole aleggiano sulle nostre montagne da anni. E&#8217; importante capire che occorre un atteggiamento fortemente razionale e tecnico per poter&#8230; sopravvivere! Bisogna riuscire a distinguere ed individuare i veri progetti, su cui si pu\u00f2 e si deve fare una opportuna valutazione sia procedurale che di merito. Come suggerito dall&#8217;ultimo documento della Cctam ed approvato dalla presidenza, ci sono gli strumenti legali per poter accedere agli atti e poterli esaminare. Pur con tutti i limiti dati dal volontariato (assenza di tempo in primis), questa \u00e8 la strada maestra per poter impostare una corretta politica di tutela ambientale in particolare con i Gr, le Sezioni e i Titolati. Coraggio! l&#8217;ondata di progetti al Pnrr aspetta volenterosi e competenti volontari!<\/p>\n<p><strong>2021-12 &#8211; RESPONSABILI\u2026<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59203 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-12.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"208\" title=\"\">Il nostro andare in montagna corrisponde alla ricerca di emozioni e di libert\u00e0, nonch\u00e9 di bellezza e di pace. Pu\u00f2 per\u00f2 sfuggirci che il nostro terreno di gioco \u00e8 un insieme di ecosistemi anche fragili e delicati, specie alle alte quote durante i mesi invernali. Come ben emerso dal convegno \u201cFrequentazione responsabile dell\u2019ambiente montano innevato\u201d dello scorso 2 ottobre a Trento, anche una bella discesa su neve fresca, al momento e nel posto sbagliato, pu\u00f2 diventare un fattore di stress grave per quelle specie che lottano per arrivare alla fine dell\u2019inverno. La crescita notevole dei numeri del turismo outdoor, sia estivo che invernale, rischia di far diventare un disturbo momentaneo un vero fattore limitante, non solo per le specie animali ma per tutto l\u2019ecosistema. Occorre pertanto far crescere in tutti noi la consapevolezza che non dobbiamo essere solo fruitori ma diventare custodi dell\u2019ambiente montano, accettando regole e limiti legati alla tutela delle fragilit\u00e0. Un modo per rendere la nostra esperienza di montagna ancora pi\u00f9 vera e responsabile\u2026 una traccia pienamente sostenibile\u2026<\/p>\n<p><strong>2021-11 &#8211; ATTENTI ALL\u2019IPS<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59204 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-11.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"171\" title=\"\">Chi ha frequentato gli ambiti dolomitici alla fine dell\u2019estate si \u00e8 reso conto di evidenti gruppi di abeti arrossati e secchi sparsi nei boschi. In alcuni casi le dimensioni di questi disseccamenti sono gi\u00e0 molto estese e quasi impressionanti. Tutto ci\u00f2 \u00e8 dovuto all\u2019azione dell\u2019Ips typographus, un piccolo scolitide comune abitatore dei nostri boschi, che prolifera sugli abeti rossi sofferenti. Quello che si vede adesso \u00e8 dovuto alla moltiplicazione della popolazione dell\u2019insetto che si \u00e8 avvantaggiato dell\u2019enorme quantit\u00e0 di piante danneggiate da Vaia. Nonostante gli sforzi fatti per allontanare i tronchi caduti e alla faccia di due stagioni meteorologicamente non favorevoli per lo scolitide, il danno ha raggiunto proporzioni notevoli: sar\u00e0 pertanto necessario un nuovo intervento di emergenza per ripristinare anche la sicurezza dei versanti pi\u00f9 colpiti.<br \/>\nE se i nostri danni fanno impressione, va ricordato che in centro Europa sono stati enormi dopo le recenti siccit\u00e0 estive. Un\u2019ulteriore dimostrazione di come i cambiamenti climatici mettano in crisi gli equilibri dei nostri ecosistemi, aprendo scenari non ancora prevedibili per la gestione del territorio montano.<\/p>\n<p><strong>2021-10 &#8211; POCHE IDEE MA CHIARE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59235 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-10.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"204\" title=\"\">L\u2019occasione del Pnrr \u00e8 davvero imperdibile anche per la Montagna italiana, come peraltro per tutta la nostra societ\u00e0. \u00c8 ormai evidente che ci stiamo giocando forse le ultime carte per poter dare al nostro mondo una possibilit\u00e0 di sopravvivenza, cercando una sostenibilit\u00e0 che appare sempre pi\u00f9 difficile. Progetti e idee stanno emergendo ovunque, a<br \/>\nvolte anche sommergendo il territorio montano; \u00e8 necessario che siano ribaditi dei punti inderogabili e far s\u00ec che il piano sia:<br \/>\n\u2022 un aiuto concreto a chi vive in montagna: servizi per la popolazione e garanzie per le realt\u00e0 economiche produttive ma sempre legate alla corretta gestione del territorio;<br \/>\n\u2022 un sostegno alle reti delle aree protette: garantire la tutela di quanto abbiamo ancora di prezioso ampliando il concetto di rete come del lavoro in squadra;<br \/>\n\u2022 un impegno per il monitoraggio e la ricerca: gli ecosistemi montani stanno cambiando e non sappiamo come, per cui il monitorare e lo sperimentare anche nuove forme di gestione sono carte fondamentali per il futuro;<br \/>\n\u2022 un incremento e, se necessario, una ricostituzione del comparto tecnico direttamente coinvolto nella gestione del territorio, con assunzioni e formazione di tecnici preparati e continuamente aggiornati, pronti a gestire le nuove e sempre pi\u00f9 frequenti emergenze;<br \/>\n\u2022 uno stimolo alle Amministrazioni Pubbliche, in particolare a quelle territoriali, per realizzare le progettualit\u00e0 del PNRR in tempi certi, con snellezza burocratica e al di fuori dai particolarismi.<br \/>\nRiuscire a indirizzare i finanziamenti su queste scelte strutturali pu\u00f2 garantire il raggiungimento degli obiettivi alti previsti dal piano e dare alla Montagna certezze, garantendo a tutti noi quei benefici e quei servizi ecosistemici da cui dipendiamo. Servizi ecosistemici considerati come unit\u00e0 ecologiche funzionali e come tali non scambiabili n\u00e9 banalmente monetizzabili.<\/p>\n<p><strong>2021-09 &#8211; RISALENDO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59205 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-09.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"224\" title=\"\">Cambiare abitudini, cercare di sopravvivere: \u00e8 stato dimostrato che anche gli stambecchi stanno mutando i loro comportamenti per adattarsi all\u2019aumento delle temperature. Nessuna sorpresa, perch\u00e9 gi\u00e0 sono tanti i segnali di come il cambiamento climatico stia modificando gli habitat di alta quota, influenzando sia la distribuzione delle piante sia le azioni degli animali. Un mutamento che porta alla risalita in quota, ovviamente finche si pu\u00f2 visto che le cime non sono infinite. Dopo di che&#8230; Se a questi tanti piccoli segnali, che chi frequenta le montagne gi\u00e0 pu\u00f2 constatare, si aggiunge la sempre pi\u00f9 evidente sofferenza degli ecosistemi anche delle quote pi\u00f9 basse e gli eventi meteorologici sempre pi\u00f9 estremi ne esce un quadro pi\u00f9 che preoccupante: a tutt\u2019oggi non abbiamo evidenze di miglioramento sul fronte climatico. Dobbiamo perci\u00f2 convincerci che una parte significativa del mondo che conosciamo \u00e8 a forte rischio e con esso anche noi. Solo con questa consapevolezza condivisa si potr\u00e0 agire. Non domani, ma subito.<\/p>\n<p><strong>2021-08 &#8211; QUANTI?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59206 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-08.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"209\" title=\"\">La voglia di montagna e della sua bellezza \u00e8 ai massimi quest\u2019estate, cos\u00ec come l\u2019esigenza di contatti e di vita sociale, dopo i duri mesi invernali. Per\u00f2 \u00e8 anche il momento per domandarsi quali limiti dobbiamo porci per evitare lo snaturamento delle nostre attivit\u00e0 e del nostro andare per monti. Abbiamo davanti agli occhi le code sui sentieri dell\u2019anno scorso, i parcheggi strapieni e le folle nei luoghi di maggior pregio. Qualche dubbio su quale possa essere una fruizione corretta almeno dei siti pi\u00f9 delicati ce lo dobbiamo porre. Le folle vogliono dire: aumentare le infrastrutture di supporto al turismo, maggiori rifiuti, disturbo persistente e pi\u00f9 diffuso a vegetazione e fauna e, oggettivamente, pi\u00f9 rischi di sicurezza. Non si tratta di porre nuove regole e nuovi limiti alla nostra frequentazione della montagna, ma di crescere nella comprensione dei problemi che pu\u00f2 creare all\u2019ambiente naturale e di prendere coscienza delle nostre personali responsabilit\u00e0. Per fare le scelte giuste per il nostro ambiente preferito basta un po\u2019 di buon senso e molta ragionevolezza.<\/p>\n<p><strong>2021-07 &#8211; TUTTO SOSTENIBILE?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59207 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-07.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"193\" title=\"\">L\u2019improvvisa ed \u201cepidemica\u201d diffusione delle parole sostenibilit\u00e0, ecologico, naturale, fa sicuramente piacere per molti aspetti, ma crea anche qualche dubbio e perplessit\u00e0. Se da una parte \u00e8 un segno di una sensibilit\u00e0 cresciuta e di un\u2019attenzione maggiore da parte di tutti noi, dall\u2019altra sorge il sospetto che in molti casi si tratti di una \u201cverniciatina\u201d di verde su pratiche e processi non proprio sostenibili. Inoltre nell\u2019immaginario collettivo si sta diffondendo una visione edulcorata e fin troppo benigna dell\u2019ambiente naturale, dimentica dei gravi problemi che i nostri antenati hanno dovuto affrontare per la sola sopravvivenza. Vale la pena ritornare al punto di partenza: la sostenibilit\u00e0 nasce dalla comprensione delle leggi dell\u2019ecologia, che \u00e8 una scienza complessa e in evoluzione, ma anche dalla conoscenza della storia del rapporto fra uomo e ambiente con i suoi successi e i suoi eccessi, cos\u00ec ben visibili proprio in montagna. Inoltre non esiste sostenibilit\u00e0 senza solidariet\u00e0 e giustizia, come ben ricordato da papa Francesco. Non si tratta quindi di \u201cverdeggiare\u201d la nostra vita ma di imparare un nuovo modo di capire e vivere il territorio e chi lo abita, a cominciare da\u2026 subito!<\/p>\n<p><strong>2021-06 &#8211; PASSATO, PRESENTE E FUTURO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59213 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-06.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"181\" title=\"\">C\u2019\u00e8 una componente costante del paesaggio montano che attraversa la storia, riempie (\u00e8 il caso di dirlo) il presente e si prepara a caratterizzarne il futuro: il bosco! Per millenni la vita dei montanari si \u00e8 intersecata con quella del bosco, per costruire i paesaggi che adesso ammiriamo. Un percorso con alti e bassi ma dove alla fine ha prevalso la consapevolezza del valore del bosco e delle sue funzioni, riconosciute dal percorso tecnico e legislativo degli ultimi due secoli. Ora siamo consapevoli di avere un patrimonio forestale enorme, come non mai da centinaia d\u2019anni: abbiamo la consapevolezza del bosco come ecosistema complesso e con dinamiche evolutive ben definite, abbiamo tecniche selvicolturali capaci di mimare tali dinamiche e di salvaguardare la complessit\u00e0 e la relativa biodiversit\u00e0 che rendono unici i tanti e differenti boschi italiani.<br \/>\nAbbiamo un\u2019economia del legno (importante fattore di stoccaggio della CO2) che contribuisce alla vitalit\u00e0 delle comunit\u00e0 di montagna e avremo una strategia forestale condivisa per riportare il bosco al centro della montagna del futuro, capace di affrontare le nuove sfide tra abbandono e cambiamento climatico, specie invasive ed eventi estremi.<\/p>\n<p><strong>2021-05 &#8211; TRANSITANDO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59208 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-05.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"183\" title=\"\">L\u2019ultimo anno ha reso chiaro a tutti come la transizione ecologica non sia pi\u00f9 un concetto fumoso e lontano ma una necessit\u00e0 immediata: ora (o mai pi\u00f9!) occorre creare una nuova societ\u00e0 e una nuova economia, dove il rispetto delle leggi ecologiche si colleghi all\u2019equit\u00e0 sociale. La montagna e le terre marginali possono essere il luogo privilegiato per testare i giusti meccanismi, per la loro lunga storia di equilibri cercati, trovati e perduti con la realt\u00e0 ambientale. Non ci sono modelli da calare dall\u2019alto, ma una costruzione che deve partire dalle singole realt\u00e0 locali, dai mille e mille modi in cui si \u00e8 realizzata nel corso del tempo la sostenibilit\u00e0 sul territorio, creando paesaggi socio-economici ricchi in termini ambientali (boschi, malghe, castagneti, ecc\u2026). Queste particolarit\u00e0 locali vanno inserite in una rete globale, lavorando nel contempo sulle criticit\u00e0 comuni (flusso energetico, ciclo dei rifiuti, gestione del territorio) con investimenti mirati all\u2019ottimizzazione dell\u2019uso delle risorse e alla prevenzione dei rischi ambientali e non. Cose gi\u00e0 fatte per millenni dai montanari, ma ora da riscoprire e rinvigorire con i giusti apporti tecnologici e, soprattutto, con un impegno comune condiviso.<\/p>\n<p><strong>2021-04 &#8211; UNA SFIDA PER TUTTI<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59209 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-04.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"193\" title=\"\">C\u2019\u00e8 una montagna giovane, una montagna che sta germinando in maniera poco evidente, forse non in modo uniforme, esattamente come una fioritura naturale. \u00c8 la montagna di chi, giovane di spirito (come quasi tutti noi!) ma anche realmente di et\u00e0, ha deciso di mettersi in gioco per costruire vita e futuro in questo territorio, accettandone e sfidandone limiti e difficolt\u00e0. Non \u00e8 un evento che pu\u00f2 passare inosservato: non si va semplicemente ad abitare in montagna ma si vuole e si va a lavorare in montagna e la differenza \u00e8 sostanziale. Nuova linfa per le attivit\u00e0 agricole, per l\u2019artigianato, per le altre attivit\u00e0 economiche, per la gestione del territorio e per la socialit\u00e0 dei paesi. Un ritorno con esperienze, capacit\u00e0 e cultura diverse dalle generazioni passate, di chi \u00e8 nato pronto e disponibile alla sostenibilit\u00e0 e all\u2019innovazione. Il Next generation plan \u00e8 lo strumento per evitare che il gelo dell\u2019abbandono, dell\u2019indifferenza e del fallimento bruci questa fioritura e per far arrivare a maturazione i frutti sperati. Come declinarlo, per garantire assistenza, servizi e spazi di crescita, \u00e8 la sfida immediata alla quale nessuno pu\u00f2 sottrarsi.<\/p>\n<p><strong>2021-03 &#8211; ROBA GIOVANE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59210 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-03.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"182\" title=\"\">La primavera si avvicina dopo un lungo inverno, finalmente nevoso\u2026 forse anche troppo. La natura stessa freme per la ripartenza dopo la lunga notte del gelo e della pandemia, non ancora finita. Ma per ricominciare bisogna avere il coraggio di darsi una testa giovane, capace di affrontare con nuove idee e nuovo coraggio i vecchi problemi. Sostenibilit\u00e0 non pu\u00f2 essere solo uno slogan ripetuto all\u2019infinito, ma deve diventare una realt\u00e0 concreta fatta di tante piccole e grandi scelte capaci anche di rompere con un passato ingombrante. Occorrono perci\u00f2 nuove proposte: per l\u2019economia della montagna, per un turismo non pi\u00f9 di massa ma consapevole e di qualit\u00e0, per nuovi approcci condivisi per i problemi di gestione (fauna, rischio idrogeologico, biodiversit\u00e0, invasioni biologiche\u2026), per nuovi strumenti politici che evitino che le terre marginali siano completamente emarginate. Molte idee stanno germogliando sotto la neve, altre sono gi\u00e0 uscite, alcune se non tutte richiedono un supporto ancora mancante di ricerca e sperimentazione, qualcuna potrebbe essere vincente nell\u2019ambito del Next generation plan. La primavera, come sempre, ci d\u00e0 ancora la speranza e, perch\u00e9 no, anche qualche certezza di veder fiorire un mondo giovane e nuovo.<\/p>\n<p><strong>2021-02 &#8211; (RI)-TORNARE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59212 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-02.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"193\" title=\"\">Lo strano e terribile 2020 ha lasciato come eredit\u00e0 anche la voglia o la realizzazione di un silenzioso e discreto ritorno al vivere in montagna. In realt\u00e0, negli ultimi decenni piccole ondate di ritorni si sono contrapposte al pi\u00f9 generale abbandono che ha caratterizzato quasi tutta la montagna italiana del Secondo dopoguerra, ma sicuramente la pandemia ha reso ancora pi\u00f9 attrattiva la vita in un ambiente percepito sano e naturale. Un flusso di linfa vitale per le comunit\u00e0 delle valli, ma anche una sfida per chi arriva e per chi gi\u00e0 vi abita. Non basta spostarsi in un sito ameno per il telelavoro ma occorre ricreare i legami sociali e ricostruire o inventarsi una struttura economica e di servizi capace di sostenere e di essere sostenuta dai \u201cnuovi\u201d montanari. Non montagne dormitorio, ma comunit\u00e0 vive e ben integrate, basate sulla gestione del patrimonio naturale e anche delle difficolt\u00e0 a esso correlate. Luoghi di recupero del patrimonio culturale-colturale esistente e di sperimentazione di nuove idee che possano portare a una piena sostenibilit\u00e0.<br \/>\n\u201cUna montagna dove si vive e dove si lavora\u201d, ma anche: \u201cuna montagna dove si concretizza un nuovo modo di essere montanari\u201d.<\/p>\n<p><strong>2021-01 &#8211; UNA MONTAGNA PER SOGNARE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59211 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2021-01.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"193\" title=\"\">Nell\u2019anno pi\u00f9 difficile del nuovo millennio, la montagna italiana \u00e8 stata riscoperta come una risorsa e, se vogliamo, come una speranza per ritrovarsi dopo faticosi cammini personali in un \u201cnoir time\u201d non ancora chiuso. Questo nuovo anno pu\u00f2 costituire una svolta importante in cui un territorio finora marginalizzato pu\u00f2 trovare una nuova centralit\u00e0 e diventare il perno e l\u2019esempio di una sostenibilit\u00e0 reale, l\u2019obiettivo a cui ormai tutti dobbiamo tendere. C\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di usare il nuovo flusso di finanziamenti per recuperare i gap strutturali e sociali e per dare al territorio montano una nuova definizione in cui le attivit\u00e0 tradizionali (agricoltura, selvicoltura e allevamento) possano, in armonia con servizi e turismo, garantire il mantenimento di quei servizi ecosistemici che ha sempre fornito. Un impegno che richiede investimenti precisi, pianificazione attenta e sviluppo adeguato delle infrastrutture, specie digitali. Dalla pandemia pu\u00f2 nascere una rete che unisca solidariet\u00e0, ricerca e gestione, con l\u2019obiettivo comune di realizzare i 17 punti dell\u2019agenda 2030. Un\u2019occasione da sfruttare e da concretizzare. Ma da sempre ogni montagna \u00e8 un sogno da trasformare in realt\u00e0 per chi la ama.<\/p>\n<p><strong>2020-12 &#8211; IL CIELO PI\u00d9 TERSO\u2026<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59233 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-12.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"184\" height=\"300\" title=\"\">\u2026e l\u2019aria pi\u00f9 pulita durante il lockdown, non sono stati gli unici benefici ambientali di quest\u2019anno strano e terribile. Nonostante tutte le difficolt\u00e0, sono arrivati segnali incoraggianti sia dal basso sia dall\u2019alto, che dimostrano come l\u2019interesse e l\u2019attenzione per l&#8217;ambiente stia crescendo, sia pure con passi sempre troppo piccoli. Ed \u00e8 da segnalare l\u2019attivit\u00e0 instancabile di tanti operatori e soci che non hanno mai abbassato la guardia, garantendo il presidio del territorio. Fra le tante battaglie val la pena di ricordare l\u2019impegno per la salvaguardia del pantano di Accumoli e l\u2019opposizione ai nuovi impianti sciistici del Terminillo, quest\u2019ultimo come esempio delle tante lotte condotte localmente contro uno sviluppo turistico legato allo sci di massa: massacrato dal virus e sempre pi\u00f9 anacronistico e superato nell\u2019attuale realt\u00e0 economica e sociale, ma su cui ancora troppe valli puntano. E giova al riguardo menzionare la presa di posizione della giunta di Bolzano contro il collegamento sciistico tra Vallunga e il ghiacciaio della Kaunertal: \u00abAbbiamo il compito e la responsabilit\u00e0 di preservare questa variet\u00e0 forgiata dai nostri antenati\u00bb. Una posizione di svolta e speriamo non isolata. E va infine ricordato che il cammino del green deal europeo prosegue (ec.europa.eu\/info\/strategy\/priorities-2019-2024\/european-green-deal_it): un impegno grande che pu\u00f2 davvero cambiare le carte in tavola per il nostro futuro. Segnali di speranza per poterci ancora specchiare in un ambiente montano vitale e tutelato.<\/p>\n<p><strong>2020-11 &#8211; TUTTI SU IN MONTAGNA!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59232 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-11.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"193\" title=\"\">L\u2019ultima strana estate ha portato molta gente a riscoprire le nostre montagne, garantendo un minimo di ripresa all\u2019economia delle valli. Flussi notevoli si sono riversati sui sentieri con una voglia ben comprensibile di libert\u00e0 e di bellezza, dopo i lunghi mesi del lokdown. Per\u00f2 in alcuni casi ci\u00f2 ha portato a veri e propri ingorghi e le foto allarmanti delle code al Piz Boe (simili ma meno impressionanti di quelle sull\u2019Everest nel 2019) hanno riaperto il dibattito sulla corretta fruizione della montagna. Dibattito che sfiora temi molto caldi, come la libert\u00e0 personale e la tutela di beni naturali e, se vogliamo, anche il senso dell\u2019esperienza montana. In questo contesto va ribadita la posizione del Cai, che vede la montagna non come un luna park ma come un ambiente da esplorare, capire e proteggere: un risultato che si pu\u00f2 ottenere solo con un\u2019adeguata conoscenza del suo valore e della sua ricchezza, creando anche una nuova \u201ccultura\u201d della montagna, base di ogni \u201cmontanit\u00e0\u201d. \u00c8 la diffusione di questa cultura che pu\u00f2 evitare la massificazione del turismo in montagna e garantire a tutti le emozioni e le soddisfazioni che ogni sentiero pu\u00f2 darci.<\/p>\n<p><strong>2020-10 &#8211; TECNICI<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59230 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-10.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"178\" title=\"\">Di cosa ha bisogno il territorio montano? Una societ\u00e0 e un\u2019economia che devono ripartire hanno sicuramente necessit\u00e0 di una buona progettualit\u00e0, di pianificazione e di innovazione, cos\u00ec come di ricerca e sperimentazione. Ma tutto questo risulterebbe vano se venisse meno una componente fondamentale: quella tecnica dei vari enti e strutture responsabili finali delle scelte gestionali. \u00c8 inutile negare che negli ultimi anni tale ruolo esecutivo \u00e8 stato pesantemente penalizzato sia dallo svuotamento o sparizione degli Enti (Comunit\u00e0 montane, Province, CFS, eccetera) sia dal mancato investimento su nuove assunzioni. Senza contare un deleterio processo di burocratizzazione, che ha trasformato spesso il ruolo tecnico in parte integrante di una burocrazia fine a se stessa. \u00c8 il momento di voltare pagina e di investire con coraggio su competenze precise da formare e dedicare ai territori montani, nell\u2019ambito di un deciso potenziamento degli enti preposti. Valorizzare una nuova generazione di tecnici con le capacit\u00e0, l\u2019entusiasmo e la voglia di prendersi responsabilit\u00e0 e soprattutto \u00e8 il momento di dar loro la possibilit\u00e0 di incidere nella gestione del territorio: una sfida improrogabile e decisiva.<\/p>\n<p><strong>2020-09 &#8211; CARTOLINE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59229 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-09.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"178\" title=\"\">Quello che rende indimenticabili tante gite in montagna \u00e8 la bellezza e la maestosit\u00e0 del paesaggio: le mille cartoline, le mille diapo e ora le mille foto condivise per ricordare emozioni e sogni pi\u00f9 o meno realizzati. Ma il paesaggio \u00e8 frutto della costante interazione fra l\u2019uomo e l\u2019ambiente, nel bene e nel male; in una continua evoluzione dove le forze della natura interagiscono, brutalmente a volte come nel caso di Vaia, con il lavoro dell\u2019uomo, capace a sua volta di<br \/>\nmodellarlo in funzione di un\u2019economia pi\u00f9 o meno efficace. Stretto tra l\u2019abbandono della montagna e il suo sfruttamento in maniera industriale, il \u201cnostro\u201d paesaggio del cuore richiede adeguate tutele e prospettive, specie in questo momento difficile di una ripartenza generale post epidemia. Allora va ricordato che:<br \/>\n&#8211; il paesaggio \u00e8 il bene primario e la ricchezza fondamentale della montagna;<br \/>\n&#8211; che non ha senso distruggerlo con interventi devastanti (piste da sci, viabilit\u00e0, e via dicendo);<br \/>\n&#8211; che una crescita vera deve conciliare sviluppo e tutela, senza ingessare ma senza profanare.<br \/>\nLe cartoline che manderemo ai nostri eredi dipendono dalle scelte e dai valori che adotteremo oggi.<\/p>\n<p><strong>2020-08 &#8211; LA NUOVA VISIONE POSITIVA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59228 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-08.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"164\" title=\"\">Mentre emergono legittimi dubbi sul fatto che la pandemia ci abbia resi migliori, ci dobbiamo interrogare su come questo evento possa trasformare la montagna e la nostra presenza in essa. Non si tratta solo di adeguare al nuovo rischio sanitario le strutture e i comportamenti, ma di provare a fare una vera e propria trasformazione di pensiero, l\u2019unico cambiamento effettivo. Ragionando in termini ecologici, abbiamo sub\u00ecto una forte perturbazione e come sempre l\u2019ecosistema deve trovare nuovi equilibri e andare avanti.<br \/>\nCi vuole una nuova economia, che rifiuti il turismo di massa, ma favorisca quello soft e diffuso, ben inserito con le realt\u00e0 produttive locali e imperniato sulla rete dei siti protetti. La nuova economia deve ripartire dal buono esistente: produzioni localizzate e legate alla cura del territorio e al rispetto ambientale, con alta qualit\u00e0 supportata da un po\u2019 di innovazione e ricerca per valorizzarle. Una rete produttiva e di servizi capace di non escludere alcuno, facendo della vicinanza nella lontananza la garanzia di qualit\u00e0 di vita e benessere. Senza cadere, nella fretta della ripartenza, nella tentazione di scorciatoie facili, basate sul recupero di progetti obsoleti e assurdi. Ci vuole perci\u00f2 una nuova visione positiva, con cui costruire quella impalcatura culturale e strutturale capace di rendere la montagna resiliente agli incerti e nebbiosi scenari futuri.<\/p>\n<p><strong>2020-07 &#8211; I GIUSTI SOLCHI<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59234 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-07.png\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"200\" title=\"\">La recente pandemia ha messo in crisi anche le Terre alte con il suo impatto umano, sociale ed economico. Come gi\u00e0 successo su altra scala con la tempesta Vaia, ha spazzato via le cose date per scontate a cominciare dal nostro andare in montagna, colpendo duramente l\u2019economia turistica e quella produttiva.<br \/>\nRipartire vuol dire anche ripensare in quali solchi occorra seminare le poche risorse per un territorio cos\u00ec difficile. Non solo per salvarlo economicamente ma per aumentarne la resilienza presente e futura:<br \/>\n\u2022 pi\u00f9 connettivit\u00e0 come gi\u00e0 avvenuto negli scorsi mesi per ridurre il digital divide; servizi, lavoro e burocrazia possono arrivare anche nei borghi pi\u00f9 sperduti, ma gli enti preposti investano in maniera prioritaria sui territori marginali;<br \/>\n\u2022 pi\u00f9 fiscalit\u00e0 di vantaggio, che garantisca il mantenimento di attivit\u00e0 produttive primarie e secondarie, penalizzate nella quantit\u00e0 e dalla lontananza dai mercati ma ricche di qualit\u00e0 anche ambientale;<br \/>\n\u2022 pi\u00f9 investimenti sulle infrastrutture e sui servizi; non tanto nuove strade ma il superamento di un isolamento non pi\u00f9 sopportabile;<br \/>\n\u2022 pi\u00f9 ricerca e formazione; indispensabili per i rapidi adattamenti necessari a un mondo in continuo cambiamento;<br \/>\n\u2022 meno divisioni, anche strumentali, fra gli abitanti della montagna e quelli delle citt\u00e0 per stringere un\u2019alleanza fondata sulla coesione e sulla condivisione dei problemi;<br \/>\n\u2022 pi\u00f9 consapevolezza che la vera ricchezza della montagna \u00e8 la salvaguardia del suo patrimonio naturale (nonch\u00e9 storico e culturale); la base della sostenibilit\u00e0!<br \/>\nPochi punti e una strategia decisa per far s\u00ec che risorse e forze siano impiegate al meglio.<\/p>\n<p><strong>2020-06 &#8211; SAPER COSTRUIRE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59227 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-06.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"197\" title=\"\">Mettere insieme le risorse di un territorio e inventarsi un modo per costruire, una societ\u00e0, un\u2019economia e un conseguente paesaggio: \u00e8 quello che in montagna \u00e8 stato fatto per millenni, con risultati originali e buoni se non ottimi, pur sempre in un contesto di povert\u00e0 ed essenzialit\u00e0. Adesso lo sforzo \u00e8 richiesto per ricostruire le societ\u00e0 montane, travolte da abbandono o sfruttamento. Occorre riprendere in mano i pezzi: la natura con la sua ricchezza, la storia coi suoi valori, l\u2019economia (agricoltura, selvicoltura, allevamento, attivit\u00e0 produttive e di trasformazione, turismo) con le proprie criticit\u00e0, la comunit\u00e0 con le sue debolezze (isolamento, vecchiaia, ecc\u2026) e i suoi punti di forza (il ritorno dei giovani, le nuove leve immigrate, la passione dei resistenti&#8230;) e incastrare il tutto in una costruzione nuova. Bisogna fare realt\u00e0 integrate fra loro e in rete con il resto del Paese, non pi\u00f9 isolate e dimenticate. Una societ\u00e0 coesa e legata al territorio, con prospettive durevoli e sostenibili, capace di garantire a chi abita la montagna diritti e servizi, compresi quelli dedicati alla salute. E forse anche sogni e speranze.<\/p>\n<p><strong>2020-05 &#8211; UNA MONTAGNA: MILLE PAESAGGI, MILLE STORIE, MILLE ECONOMIE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59226 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-05.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"192\" title=\"\">Il paesaggio montano \u00e8 in realt\u00e0 un insieme di mille paesaggi, frutto di una storia secolare che ha visto economie locali svilupparsi pi\u00f9 o meno in sintonia con le realt\u00e0 ambientali. Questa variabilit\u00e0 ha portato anche a una ricchezza di biodiversit\u00e0 naturale, colturale e anche culturale che ha reso le nostre montagne uniche e preziose.<br \/>\nAbbandono da una parte e sfruttamento eccessivo secondo modelli non sostenibili dall\u2019altro sono i fattori che adesso minacciano questo patrimonio e stanno trasformando sotto i nostri occhi l\u2019aspetto e anche la funzionalit\u00e0 della montagna italiana. Se il paesaggio, o meglio i paesaggi, sono la ricchezza principale da salvaguardare, dobbiamo capire come mantenerli garantendo la corretta presenza delle comunit\u00e0 che li hanno creati. Ci\u00f2 concretamente vuol dire riuscire ad adattare le economie locali, garantendo sia la loro sostenibilit\u00e0 ambientale ed economica sia la qualit\u00e0 della vita dei loro protagonisti. Abbiamo \u2013 come Cai \u2013 un\u2019ottima conoscenza di base di queste mille realt\u00e0: \u00e8 giunto per\u00f2 il momento di interrogarci e di proporre i mille modi con cui farle vivere nella montagna del futuro.<\/p>\n<p><strong>2020-04 &#8211; RESTIAMO IN RETE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59224 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-04.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"193\" title=\"\">Negli ultimi anni l\u2019integrazione nella Rete Natura 2000 del sistema delle Aree Protette ha costituito uno dei fondamenti per la conservazione e la gestione della biodiversit\u00e0 e delle emergenze ambientali nel nostro Paese. La visione di \u201cRete\u201d ha permesso scelte gestionali pi\u00f9 condivise e pi\u00f9 funzionali, garantendo inoltre proficue integrazioni tra le esigenze di protezione e modelli di sviluppo sostenibile, con benefici per le popolazioni locali. Una positiva esperienza, concretizzata in alcuni casi con le innovative Reti di riserve, come quelle adottate in Trentino, e che ha visto anche il Cai coinvolto in prima persona come in Sicilia. Eppure si deve prendere atto che l\u2019intero sistema \u00e8 ora sotto stress: leggi che riducono superfici e vincoli (Veneto, Piemonte, Liguria), progetti per nuovi impianti sciistici in zone vincolate (Avvicinare le montagne, Comelico, Cime bianche, Corno alle Scale, ecc&#8230;), piani di sviluppo come quelli di Palmaria o dei Pantani di Accumoli e altri ancora. Tutti esempi in cui si \u00e8 proprio perso il contatto con le aree protette e con il loro ruolo chiave per la sostenibilit\u00e0. Perci\u00f2 ora pi\u00f9 che mai occorre restar connessi alla Rete, purch\u00e9 sia quella di Natura 2000.<\/p>\n<p><strong>2020-03 &#8211; API PER LA MONTAGNA, LA MONTAGNA PER LE API<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59223 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-03.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"206\" title=\"\">Gli ambienti montani, tra 800 e 1200 metri di quota, sono da sempre molto favorevoli alle api, sia per la ricchezza floristica sia per il ridotto impatto dei pesticidi. Negli ultimi anni, inoltre, primavere caratterizzate da clima sfavorevole hanno reso scarse se non nulle le produzioni di mieli proprie del periodo in pianura. Migliore \u00e8 invece il quadro per le produzioni di montagna, dove il ritardo nello sviluppo delle colonie delle api svernanti si combina con il ritardo<br \/>\nnelle fioriture primaverili, rendendo in genere meno problematiche alcune situazioni. Le fioriture estive, assenti o quasi in pianura, sono invece abbondanti in montagna, e determinano per gli apicoltori delle eccellenti produzioni di mieli sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Tra questi mieli, quello di rododendro ripaga spesso gli apicoltori che si impegnano a portare in quota i loro alveari affrontando fatiche e rischi, orsi compresi. Qualit\u00e0 e quantit\u00e0 della produzione e buono stato di salute degli sciami fanno dell\u2032apicoltura una risorsa importante per l\u2032economia della montagna, da aiutare e sostenere con interventi ben mirati.<\/p>\n<p><strong>2020-02 &#8211; PENSIERI A FREDDO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59222 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-02.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"205\" title=\"\">La strada per uscire dall\u2019inverno \u00e8 ancora lunga, ma il sogno di una bella primavera \u00e8 pi\u00f9 forte e riscalda. Una primavera fiorita come sempre, che per\u00f2 ci riproporr\u00e0 la dura realt\u00e0 delle tante minacce e dei rischi per il nostro patrimonio vegetale. La nostra grande ricchezza di specie (8195 taxa diversi) \u00e8 arricchita da 1707 specie endemiche: un patrimonio e una biodiversit\u00e0 che trova proprio nelle aree montuose il principale serbatoio e le pi\u00f9 importanti aree rifugio. Ma un clima sempre pi\u00f9 imprevedibile, un territorio in bilico tra abbandono e abuso, per non parlare della marcia quasi trionfale delle specie invasive, ormai padrone assolute di alcuni habitat e contesti prima naturali, sono realt\u00e0 pesanti e minacciose, capaci di ridurre o azzerare un capitale che ancora non conosciamo in pieno e quindi non apprezziamo debitamente. Un benvenuto perci\u00f2 al manuale del Cai sulla Flora endemica minacciata delle montagne italiane, edito alla fine del 2019 da COE\/Cctam: un piccolo grande contributo per far scoprire a chi va in montagna i tesori che non possiamo perdere.<\/p>\n<p><strong>2020-01 &#8211; LA MONTAGNA AL CENTRO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-59221 alignleft\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2020-01.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"210\" title=\"\">\u201cLa centralit\u00e0 della montagna\u201c \u00e8 stato il titolo del recente convegno di Camaldoli (8-9 novembre 2018) che ha visto una nutrita e qualificata partecipazione di pubblico, Enti e Associazioni, Cai compreso. Un bel passo avanti per fare una politica o almeno una strategia che sia davvero per la montagna, partendo dal basso (da chi ci vive, ci lavora o comunque l\u2019ama). Un territorio montano di cui si conoscono la debolezza e la fragilit\u00e0, ma che \u00e8 anche capace di grande resilienza, ambientale e sociale. Un territorio non isolato ma che mantiene legami stretti e reciproci con quello urbanizzato o pi\u00f9 ricco, positivi e fondamentali per la sopravvivenza di entrambi. Il convegno con il manifesto finale ha ribadito i nodi strategici per avviare una nuova civilizzazione delle montagna, ripartendo dall\u2019evidente ritorno nelle valli di chi cerca nuove prospettive e nuovi stili di vita. Una nuova agenda culturale e politica nata dalla montagna e dai suoi abitanti? Speriamo di s\u00ec.<\/p>\n<p><strong>2019-12 &#8211; BUONE NOTIZIE, PLEASE!<\/strong><br \/>\nCi portiamo qualche buona nuova nel nuovo anno? Qualche risultato che ci faccia ben sperare per il futuro dell\u2019ambiente montano?<br \/>\nNel nostro piccolo grande mondo Cai, qualcosa abbiamo ottenuto:<br \/>\n1. la fine dei lavori della Casa della Montagna del Cai ad Amatrice. A disposizione di soci e frequentatori consapevoli della montagna, per far ripartire la comunit\u00e0 dalla ricchezza che \u00e8 il territorio;<br \/>\n2. la riscoperta e il recupero del Sentiero Italia: anche qui un messaggio chiaro per uno sviluppo sostenibile basato sulla bellezza della montagna e sulla sua tutela;<br \/>\n3. l\u2019aumento del numero nazionale dei Soci del Sodalizio: la montagna piace e cresce la voglia di andarci e di conoscerla in tutti i suoi aspetti, e conoscere vuol dire aumentare la consapevolezza della sua tutela;<br \/>\n4. l\u2019aumento dei titolati TAM e comitato scientifico: crescono i volontari disposti a impegnarsi per concretizzare l\u2019articolo 1 del nostro statuto, cresce la voglia di essere una presenza consapevole e rispettosa nella nostra montagna;<br \/>\n5. il lavoro di informazione, formazione e concretizzazione in fatti del Gruppo Grandi Carnivori: appunto un intervento consapevole di quella che \u00e8 la realt\u00e0 montana fatta da uomini e animali, nel sogno di una possibile ed efficace convivenza;<br \/>\n6. la presenza Cai in ASviS e la crescente collaborazione con le associazioni di protezione ambientale: si sta cercando di portare la realt\u00e0 montana al centro del grande discorso della sostenibilit\u00e0, con anche il piccolo contributo di questi osservatori, quest\u2019anno tutti dedicati ai goals previsti dall\u2019agenda 2030.<br \/>\nMa indubbiamente il dato pi\u00f9 importante \u00e8 la protesta della generazione Greta che ha urlato a tutti che il re \u00e8 nudo e che il cambiamento climatico \u00e8 la dura realt\u00e0 da affrontare subito. E chi come noi ne ha visti gli effetti devastanti in montagna non pu\u00f2 che essere d\u2019accordo.<\/p>\n<p><strong>2019-11 &#8211; UNA MONTAGNA UGUALE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65703\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65703\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-11.jpg\" alt=\"2019 11\" width=\"300\" height=\"166\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65703&amp;referrer=0\" title=\"\">Beh, decisamente un sogno parlare di uguaglianza tra chi abita in un territorio dove le diversit\u00e0 ambientali e le difficolt\u00e0 oggettive sono cos\u00ec alte e differenti. Le valli ricche e le valli povere, quelle popolate e quelle abbandonate, le zone accessibili, le zone impervie\u2026 Dare a chi abita in montagna le stesse possibilit\u00e0 e la stessa qualit\u00e0 di vita sembra davvero un\u2019impresa impossibile, o no?<br \/>\nForse ci si pu\u00f2 davvero lavorare ma cambiando gli approcci usati finora: ci vogliono piani di sviluppo ben mirati, che valorizzino proprio la diversit\u00e0, senza adeguarsi a modelli univoci e monoculturali. La conoscenza delle \u201cdebolezze\u201d della montagna, biodiversa non solo come ambienti ma anche socialmente ed economicamente, deve diventare il punto di forza: mille strade diverse, mille singole strategie che facciano crescere reddito e qualit\u00e0 della vita di chi vive in questi territori, favorendone la gestione sostenibile.<br \/>\nNon facile: bisogna capire quali sono le ricchezze ambientali e culturali gi\u00e0 esistenti ma tenendo conto anche delle difficolt\u00e0 oggettive del territorio e dei nuovi scenari derivati dal cambiamento climatico. E valorizzare le nuove tecnologie (banda larga e dintorni) per garantire i vari servizi e l\u2019assistenza. Occorrono ancora una volta studi e dati, ricerca e fantasia e, soprattutto, la voglia di fare squadra insieme.<\/p>\n<p><strong>2019-10 &#8211; BEN FORMATI E BEN INFORMATI!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65704\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65704\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-10.jpg\" alt=\"2019 10\" width=\"300\" height=\"178\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65704&amp;referrer=0\" title=\"\">Di fronte alle nuove sfide che i cambiamenti climatici, ma anche quelli sociali, stanno imponendo alle nostre montagne, la soluzione \u00e8 sempre una sola: investire su un\u2019ottima formazione degli operatori e anche su una valida e solida informazione per tutti i fruitori. Ci\u00f2 vuol dire che chi va in montagna deve avere l\u2019umilt\u00e0 di considerarsi sempre attento discente di quella \u201cmaestra muta\u201d che lo ospita, cercando di recepire corrette informazioni e di acquisire la concreta capacit\u00e0 di leggere e interpretare il territorio frequentato. Compito non facile in una situazione di cambiamenti che demoliscono molte certezze e aprono scenari nuovi, da affrontare con idee innovative e creative,<br \/>\nambientalmente compatibili. Questo impegno nella formazione \u00e8 prioritario per i soci Cai e soprattutto per gli operatori Tam e Onc, a loro volta futuri formatori dei frequentatori della montagna. Occorre aumentare la conoscenza della realt\u00e0 attuale della montagna e dei suoi abitanti e migliorare la personale capacit\u00e0 di interpretazione di quello che si ha di fronte: una vecchia regola del buon alpinista! Occorre anche che ci siano fonti certe e scientificamente fondate di dati<br \/>\ne informazioni, per evitare di rincorrere vanamente fake news e mal di pancia vari sulle problematiche pi\u00f9 spinose, ad esempio ritorno dei grandi carnivori o le grandi manifestazioni turistiche. Occorre infine uno sforzo di condivisione e dibattito affinch\u00e9 si possano trasformare le conoscenze in scelte gestionali condivise ed efficaci.<\/p>\n<p><strong>2019-09 &#8211; NEL PRATO FIORITO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65705\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65705\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-09.jpg\" alt=\"2019 09\" width=\"300\" height=\"220\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65705&amp;referrer=0\" title=\"\">Un prato fiorito, un campo di segale, un castagneto, un lariceto, le sponde del fiume, ma anche un paesaggio con alternanza fra boschi e pascoli: in quanti modi diversi si pu\u00f2 declinare la biodiversit\u00e0 in montagna. C\u2019\u00e8 una biodiversit\u00e0 legata al paesaggio naturale, c\u2019\u00e8 una biodiversit\u00e0 legata all\u2019azione dell\u2019uomo e alle sue colture,<br \/>\nc\u2019\u00e8 una biodiversit\u00e0 legata all\u2019abbandono e una legata ai fenomeni provocati dai cambiamenti climatici. Conservare e gestire questo patrimonio non \u00e8 semplice e impone delle scelte che devono diventare la spina dorsale per la politica della montagna: vuol dire mantenere e favorire un\u2019economia vitale legata alle coltivazioni e ai paesaggi da esse sottese, vuol dire una conservazione stretta degli habitat pi\u00f9 di pregio e un impegno contro la banalizzazione degli altri ambienti (no piste da sci o da downhill, no cementificazione, e via dicendo). Vuol dire monitorare e gestire i cambiamenti in corso, cercando o di contrastarli o di indirizzarli o perlomeno di capirli.<br \/>\nVuol dire continuare a studiare e conoscere, vuol dire gestire e sperimentare. Ma lo stiamo facendo abbastanza?<\/p>\n<p><strong>2019-08 &#8211; CHE COSA FACCIAMO?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65706\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65706\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-08.jpg\" alt=\"2019 08\" width=\"300\" height=\"174\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65706&amp;referrer=0\" title=\"\">\u00c8 l\u2019unica domanda che possiamo porci a questo punto, dopo aver constatato per primi, come frequentatori della montagna, i mutamenti del clima e i loro effetti. Ci sono tanti livelli d\u2019azione: ci vogliono scelte personali di sostenibilit\u00e0 che richiedono un costante impegno quotidiano; ci vogliono decisioni generali di indirizzo politico e sociale, previo adeguati approfondimenti scientifici. Tutte volte a ridurre le emissioni clima alteranti, tutte che necessitano un\u2019ampia condivisione fra le parti coinvolte (cittadini e Stati) per essere efficaci ma soprattutto tutte ormai inderogabili. Esiste poi un livello molto pratico che tocca il governo del territorio: se dobbiamo fare sempre pi\u00f9 i conti con eventi estremi, allora occorre porci il problema di quanto vogliamo davvero investire sulle nostre Terre alte e sulla loro gestione.<br \/>\nUn disastro come Vaia ci ha mostrato come anche le zone con i maggiori livelli di attenzione e impegno gestionale siano a rischio e come i nostri modelli siano perlomeno da aggiornare. Siccit\u00e0 e picchi di precipitazione implicano anche la necessit\u00e0 di un costante monitoraggio dei loro effetti sugli ecosistemi ed evidenziano come siano importanti \u2013 se non fondamentali \u2013 tecnici e ricercatori preparati e buoni conoscitori dell\u2019ambiente montano, capaci di guidarne l\u2019evoluzione. \u00c8 oggi, non domani, il momento delle nostre scelte per investire sulla montagna le risorse economiche e umane che la potranno salvare.<\/p>\n<p><strong>2019-07 &#8211; CIRCOLARE!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65707\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65707\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-07.jpg\" alt=\"2019 07\" width=\"300\" height=\"194\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65707&amp;referrer=0\" title=\"\">L\u2019economia circolare (\u00e8 un termine generico per definire un\u2019economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un\u2019economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera, nda), se ci pensiamo bene, corrisponde a quella che \u00e8 sempre stata l\u2019economia di gran parte delle aree montane o interne, dove i cicli produttivi erano legati al rispetto delle risorse naturali e i mezzi produttivi mantenuti e riusati in continuo. Certo, era un\u2019economia sostenibile ecologicamente, ma spesso anche troppo povera e limitata per garantire la qualit\u00e0 della<br \/>\nvita. Per\u00f2 lo sforzo di portare le attuali strutture produttive verso un modello sempre pi\u00f9 circolare vede la montagna e le sue attivit\u00e0 finalmente in vantaggio: si tratta di riscoprire i vecchi saperi e le vecchie conoscenze, rimodulandole in un contesto innovativo, dove il rispetto della natura viene mantenuto, ma in una visione sempre pi\u00f9 olistica, valorizzandolo in termini di reddito e qualit\u00e0 di vita. Una montagna che riscopre la propria valenza economica e, anzich\u00e9 seguire i modelli proposti dall\u2019esterno, ricrea ed esporta la nuova economia del futuro. Un sogno? Una realt\u00e0 da realizzare.<br \/>\nPer approfondimenti: www.economiacircolare.com<\/p>\n<p><strong>2019-06 &#8211; FARE L\u2019IMPRESA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65708\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65708\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-06.jpg\" alt=\"2019 06\" width=\"300\" height=\"189\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65708&amp;referrer=0\" title=\"\">Parlare di impresa in montagna richiama in mente scalate o esplorazioni epiche, avventure mozzafiato e straordinarie. In realt\u00e0, adesso come adesso, forse quella pi\u00f9 ardua \u00e8 l\u2019impresa di chi cerca di lavorare nelle Terre alte, viste le difficolt\u00e0 presenti: l\u2019isolamento e la lontananza dai mercati, l\u2019abbandono del territorio, le condizioni ambientali e climatiche nonch\u00e9 la sempre presente burocrazia rendono difficile \u2012 se non impossibile \u2012 la realizzazione di idee che possano portare lavoro e reddito nelle montagne. Questo amplifica il fenomeno dello spopolamento e del conseguente abbandono della gestione, con effetti che ancora non sappiamo recepire nella loro portata. Una nuova economia per la montagna deve ripartire da una capacit\u00e0 di impresa volta a sviluppare innovazione nel solco di un sapere tradizionale. I modelli monoculturali imposti dall\u2019esterno, compresi lo sci o l\u2019agricoltura industriale, mostrano limiti forti nel contesto montano dove il rispetto della diversit\u00e0 ambientale, colturale e culturale rappresenta il vero valore aggiunto e la carta vincente per una vera sostenibilit\u00e0. La politica della Ue e dello Stato per aiutare le aree interne e montane deve andare in questa direzione, favorendo le infrastrutture leggere necessarie a sostenere le imprese e investendo sulla ricerca, senza la quale l\u2019innovazione rimane un sogno.<\/p>\n<p><strong>2019-05 &#8211; NEL BORGO (S)PERDUTO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65709\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65709\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-05.jpg\" alt=\"2019 05\" width=\"300\" height=\"220\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65709&amp;referrer=0\" title=\"\">Sappiamo bene che l\u2019abbandono \u00e8 la cifra caratteristica di molte delle nostre montagne. Ma solo l\u2019entrare nei paesi e villaggi ormai svuotati ci permette di renderci conto di cosa effettivamente questo voglia dire: una storia, un paesaggio, un patrimonio di cultura e di esperienze smarrito e perso forse per sempre. Un male? Un bene? Di fatto una<br \/>\nrealt\u00e0, in cui i cambiamenti sociali aprono la strada ai cambiamenti ecologici, evidenti con la trasformazione del paesaggio: mutamento sia per chi osserva sia per chi deve gestire. \u00c8 pi\u00f9 sostenibile l\u2019abbandono o il ritorno? E quale ritorno? La Strategia nazionale per le aree interne, la Rete rurale, le Green Communities sono gli strumenti adottati grazie anche alla Comunit\u00e0 Europea per affrontare queste situazioni, per contrastare spopolamento e spaesamento. In esse<br \/>\nconfluiscono le tante esperienze positive per rivitalizzare i borghi perduti: dall\u2019albergo diffuso, al villaggio degli alpinisti, al sostegno per le microfiliere di qualit\u00e0, ai positivi progetti di integrazione dei migranti&#8230; tante esperienze un unico fine: recuperare il recuperabile in una nuova ottica di piena sostenibilit\u00e0 ambientale. Un processo non facile che deve vederci tutti coinvolti e protagonisti per la montagna del futuro.<\/p>\n<p><strong>2019-04 &#8211; COME IN UNO SPECCHIO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65710\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65710\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-04.jpg\" alt=\"2019 04\" width=\"300\" height=\"155\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65710&amp;referrer=0\" title=\"\">Un riflesso nel lago, il fluire del ruscello nel prato, il torrente impetuoso da guadare: piccoli momenti pregnanti dell\u2019esperienza di montagna, tutti legati alla presenza dell\u2019acqua. Ma saranno emozioni ancora presenti nel futuro? Con la fusione dei ghiacciai, tutta l\u2019idrologia delle Alpi sta cambiando e con essa va a rischio anche la grande biodiversit\u00e0<br \/>\nlegata agli habitat fluviali e lacustri montani, una ricchezza unica e fragile. La mancanza di neve, che i modelli previsionali danno in forte riduzione alle medie altitudine (1000-2000 m), e gli anomali andamenti delle precipitazioni, con periodi siccitosi alternati a eventi violenti e concentrati, sono gi\u00e0 due fattori di pericolo per questi delicati<br \/>\necosistemi; e gi\u00e0 si \u00e8 constatato che la sostituzione della neve invernale con pioggia innalza la temperatura dei laghi molto di pi\u00f9 che la crescita delle temperature dell\u2019aria, con conseguenze ancora tutte da scoprire. Aggiungiamoci anche gli aumenti di prelievi legati all\u2019innevamento artificiale, all\u2019irrigazione, alle necessit\u00e0 idroelettriche, comprese quelle delle nuove mini centraline, ed abbiamo un quadro non proprio esaltante. Su cui si innesta l\u2019impatto del turismo, sempre attirato dagli specchi d\u2019acqua in grandi o enormi numeri (vedi Braies!), ma che porta calpestio sulle sponde, rilascio di rifiuti e pu\u00f2 favorire anche l\u2019introduzione di specie alloctone, gi\u00e0 padrone di molti fiumi montani.<br \/>\nInsomma, abbastanza per preoccuparsi e per cambiare, prima di ritrovarci le montagne asciutte.<\/p>\n<p><strong>2019-03 LAVORO S\u00cc, LAVORO NO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65711\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65711\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-03.jpg\" alt=\"2019 03\" width=\"300\" height=\"183\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65711&amp;referrer=0\" title=\"\">Il lavoro dell\u2019uomo ha formato nei millenni il paesaggio montano che amiamo, grazie a un\u2019economia generalmente povera, ma presente, spesso legata anche a fame ed emigrazione. Fa piacere pertanto vedere adesso come molte aree montane abbiano redditi e tassi di occupazione elevati, attirando addirittura immigrazione per il mantenimento delle attivit\u00e0 turistiche o agricole. Certo, ci\u00f2 vale soprattutto per la montagna del nord (Alpi e Appennino settentrionale ma con fortissime<br \/>\ndifferenze tra valle e valle), mentre rimane netta la cesura con l\u2019Appenino meridionale e le montagne insulari, ben distanti da simili realt\u00e0 e con ancora alti tassi di disoccupazione ed emigrazione. Esiste l\u2019incognita abbandono per queste aree \u201cperdenti\u201d, ma va anche considerato quanto possa essere realmente sostenibile un genere di lavoro che<br \/>\nporta nelle valli dinamiche (e problematiche ambientali) tipiche delle zone urbanizzate e ad agricoltura intensiva delle pianure, penalizzando le tradizionali forme di gestione del territorio. Il risultato finale rischia di essere lo stesso: la perdita dell\u2019identit\u00e0 della montagna e di tutti i servizi ecosistemici che ci fornisce. Potranno la Strategia nazionale delle aree interne, e le altre forme legislative ed amministrative, essere efficace premessa per il lavoro dignitoso e sostenibile in tutta la montagna?<br \/>\nPer approfondire: montagneitalia.it\/rapporti<\/p>\n<p><strong>2019-02 &#8211; IL DILEMMA ENERGETICO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65712\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65712\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-02.jpg\" alt=\"2019 02\" width=\"300\" height=\"94\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65712&amp;referrer=0\" title=\"\">Il recente accordo per la nuova Direttiva Europea Rinnovabili, RED II, ha innalzato dal 27 al 32% l\u2019obiettivo di produzione totale di energia da Fonti Rinnovabili al 2030, elevando cos\u00ec ulteriormente gli obiettivi della Strategia Energetica Nazionale per la produzione elettrica, per i quali si dovrebbe triplicare o quadruplicare le attuali installazioni fotovoltaiche e pi\u00f9 che raddoppiare quelle eoliche. Queste previsioni, presentate in un recente seminario da esperti del settore, comporteranno per\u00f2 notevoli impatti sull\u2019ambiente e profondi cambiamenti non esenti da rischi nel sistema elettrico. Quest\u2019ultimo, per mantenere in rigoroso e contemporaneo equilibrio produzione e consumi, dovr\u00e0 ricorrere a pesanti stoccaggi delle sovrapproduzioni fotovoltaiche ed eoliche, notoriamente poco programmabili, e prevedere aggregazioni automatizzate di queste, spesso distribuite su vaste zone scarsamente dotate di servizi di rete, in modo da poterle prontamente gestire sul mercato elettrico. Quanto potr\u00e0 essere il beneficio ambientale di questa operazione per la riduzione delle emissioni climalteranti, rispetto agli impatti sul paesaggio e sull\u2019ambiente collinare e montano di altre migliaia di grossi aerogeneratori, di estesi e grigi campi fotovoltaici, di bacini idroelettrici e batterie elettrochimiche per l\u2019accumulo energetico, \u00e8 difficile prevedere. Resta quindi lo spinoso dilemma tra il virtuosismo italiano per l\u2019energia rinnovabile e la conseguente aggressione al paesaggio specie montano, in un contesto dove la produzione elettrica mondiale marcia tuttora quasi imperturbabile per l\u201985% con fonti fossili.<\/p>\n<p><strong>2019-01 &#8211; TORNER\u00c0 IL BOSCO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-65713\" class=\"alignleft size-medium wp-image-65713\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2019-01.jpg\" alt=\"2019 01\" width=\"300\" height=\"285\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=65713&amp;referrer=0\" title=\"\">Ci vorranno anni, ma le ferite della tremenda sciroccata di fine ottobre si chiuderanno, esattamente come quelle che 100 anni fa segnavano dopo la guerra le nostre montagne. Oggi contempliamo il danno che non \u00e8 solo economico, ecologico o paesaggistico, ma anche psicologico per lo shock subito da chi ha visto cambiare in una notte il proprio mondo. Una grande perturbazione ecologica, ossia una distruzione rapida degli equilibri creatisi nel tempo e nello spazio, che ha interessato con intensit\u00e0 diversa quattro regioni, sconvolgendo intere vallate amate dagli escursionisti. Ci sar\u00e0 bisogno di un coordinamento forte e di un buon gioco di squadra fra le varie amministrazioni per gestire gli aspetti pratici ed economici delle utilizzazioni del materiale legnoso e il lungo lavoro per indirizzare la crescita dei nuovi soprassuoli; non mancher\u00e0 l\u2019impegno per i nostri volontari per ripristinare la fruibilit\u00e0 turistica. Il vento ha fatto il suo giro e la natura ripartir\u00e0: niente di nuovo sotto il sole, ma rimane la consapevolezza della fragilit\u00e0 anche del nostro territorio meglio gestito, di fronte a fenomeni che stanno assumendo intensit\u00e0 e frequenza inusuali, in un evidente contesto di cambiamento climatico.<\/p>\n<p><strong>2018-12 &#8211; QUALCOSA DI BELLO DA RICORDARE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66139\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66139\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-12.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"129\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66139&amp;referrer=0\" title=\"\">Un altro anno se ne sta andando, \u00e8 il momento di vedere se possiamo portarci a casa qualcosa di positivo per l\u2019ambiente montano.<br \/>\nNella marea di notizie poco buone, di progetti assurdi e di cambiamenti climatici e sociali, di disattenzione politica e pratica alla tutela, val la pena ricordare almeno quattro momenti:<br \/>\n\u2022 l\u2019inizio della costruzione della casa della montagna di Amatrice: un territorio ferito che rinasce dalla consapevolezza di essere \u201cambiente montano\u201d;<br \/>\n\u2022 la partecipazione Cai a ASvis: certo, il rapporto uscito a ottobre non \u00e8 molto incoraggiante sui progressi verso gli obiettivi riconosciuti dall\u2019Onu per la sostenibilit\u00e0, ma il fatto che pi\u00f9 di 300 fra enti e associazioni siano coinvolti<br \/>\nnella discussione fa ben sperare per una futura maggior condivisione ed efficacia nel raggiungimento dei risultati attesi;<br \/>\n\u2022 il 2\u00b0 congresso Tam di Fermo: un bel momento di confronto e di idee, per meditare a 360\u00b0 su come rendere pi\u00f9 efficace l\u2019impegno Cai per la tutela;<br \/>\n\u2022 il Testo unico forestale: a tanti far\u00e0 storcere il naso ma di fatto \u00e8 un tentativo di affrontare un tema chiave per il territorio montano. Al di l\u00e0 delle polemiche, perlomeno del bosco e della sua gestione se ne \u00e8 parlato dopo decenni di silenzio.<br \/>\nMa la cosa pi\u00f9 positiva rimane sempre il lavoro \u201cgrigio\u201d svolto da tanti soci con l\u2019impegno costante nelle realt\u00e0 locali e che ha portato a tante piccole \u201cimprese\u201d, come l\u2019operazione montagna pulita presso il rifugio Casati o i momenti e i fatti dedicati alla tematica dei grandi carnivori.<br \/>\nTante piccole cose che danno speranza.<\/p>\n<p><strong>2018-11 &#8211; UN PO\u2019 DI BESTIE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66140\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66140\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-11.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"219\" height=\"300\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66140&amp;referrer=0\" title=\"\">La fauna selvatica ha conquistato anche quest\u2019anno l\u2019attenzione dei media: cinghiali, cervi e caprioli sempre pi\u00f9 urbanizzati; lupi e orsi (meglio: la paura di) protagonisti di campagne elettorali, contadini e allevatori sempre pi\u00f9 preoccupati e arrabbiati per i danni.<br \/>\nMa questa sovraesposizione mediatica rischia di far dimenticare alcuni fatti chiave.<br \/>\n\u2022 La fauna selvatica, dagli ungulati ai rapaci, \u00e8 sensibilmente cresciuta di numero ed \u00e8 tornata a occupare gli spazi lasciati dall\u2019uomo, specie in montagna.<br \/>\n\u2022 Le dinamiche delle popolazioni animali sono state e sono del tutto naturali, anche considerando le eccezioni legate alle introduzioni umane come i cinghiali in Appennino e gli orsi per il solo Trentino.<br \/>\n\u2022 I pericoli per l\u2019uomo sono oggettivamente minimi per quanto riguarda i grandi predatori, paradossalmente pi\u00f9 legati alla incidentalit\u00e0 lungo le strade, specie con i grossi ungulati.<br \/>\n\u2022 La presenza delle popolazioni animali \u00e8 un disturbo risolvibile per l\u2019agricoltura e l\u2019allevamento di montagna ma non \u00e8 il solo problema.<br \/>\nIl ritorno degli animali, cos\u00ec come la crescita del bosco, possono essere considerati come un deciso aumento di naturalit\u00e0 delle nostre montagne, un cambiamento evidente e forse non del tutto negativo. Come tutti i fenomeni naturali richiede una gestione accorta, basata su dati scientifici e non sull\u2019emotivit\u00e0, per permettere un\u2019adeguata convivenza con la presenza umana. Una nuova sfida, espressa anche dal gruppo Cai \u201cGrandi carnivori\u201d, da affrontare attraverso il dialogo e il buon senso: non nel futuro ma nel presente<\/p>\n<p><strong>2018-10 &#8211; IL CASTAGNETO \u00c8 ANCORA L\u00cc<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66141\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66141\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-10.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"289\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66141&amp;referrer=0\" title=\"\">Non sono bastati per distruggerlo n\u00e9 70 anni di abbandono n\u00e9 tre gravi malattie, vere e proprie invasioni biologiche (mal dell\u2019inchiostro, cancro della corteccia, vespa cinese). I dati dell\u2019inventario forestale parlano chiaro: malmessi, danneggiati, sofferenti ma ci sono ancora 788.408 ettari di boschi di castagno sulle nostre montagne, praticamente gli stessi segnalati agli inizi del Novecento. Il castagno rimane, perci\u00f2, ancora il padrone incontrastato delle montagne italiane, di cui ha scritto la storia e la civilt\u00e0 nei secoli passati. Certo, la sua valenza economica \u00e8 ridotta ai soli 66.539 ettari di marroneto e castagneto da frutto ancora coltivato, ma la multifunzionalit\u00e0 di questi boschi pu\u00f2 essere ancora fondamentale per l\u2019economia di tante valli.<br \/>\nUna risorsa strategica che accomuna tutte le realt\u00e0 montane italiane, isole comprese: ceduo per il legno, castagneti da frutto per marroni e castagne ma anche funghi e paesaggio&#8230; tanto, troppo abbandono.<br \/>\nUn patrimonio da tutelare e da recuperare con nuove idee e nuove visioni per ricreare economia e lavoro, nel rispetto delle peculiarit\u00e0 del castagneto da frutto, un bosco coltivato ma non una coltura agraria. Il cammino \u00e8 gi\u00e0 iniziato con la lotta biologica al cinipide e prosegue col \u201ctavolo filiera del castagno\u201d del Mipaaft e con il piano di settore presto discusso dalla Conferenza Stato-Regioni: \u00e8 ora di puntare a una strategia nazionale per i castagneti e, ovviamente, per i loro custodi, i castanicoltori.<\/p>\n<p><strong>2018-09 &#8211; CERCANDO NUOVE LUCI<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66142\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66142\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-09.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"129\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66142&amp;referrer=0\" title=\"\">Sono ancora tante le zone d\u2019ombra che offuscano il presente della montagna e le sue prospettive future: spiragli di luce possono venire dalla ricerca continua di un equilibrio tra sviluppo e tutela. A questa ricerca daranno il loro contributo gli operatori Tam, trattando i temi del loro prossimo Congresso nazionale del 20 e 21 ottobre.<br \/>\n&#8211; Una nuova economia e una socialit\u00e0 sostenibili: quali realt\u00e0 economiche, tradizionali o innovative, possono avere effettiva sostenibilit\u00e0 e garantire la resilienza delle popolazioni montane, evitando l\u2019abbandono o le aggressioni ambientali?<br \/>\n&#8211; La gestione politica e tecnica: chi e come potr\u00e0 gestire al meglio il territorio montano, facendo scelte competenti per comporre i conflitti emergenti? (ad esempio: allevamento vs grandi carnivori; cambiamenti climatici vs difesa idrogeologica).<br \/>\n&#8211; La frequentazione turistica sostenibile: il turismo di massa in montagna \u00e8 sicuramente conflittuale con la tutela; in ci\u00f2 il Cai ha un ruolo primario, in cui deve giocare le sue capacita formative ed educative, ma anche proporre soluzioni innovative.<br \/>\n&#8211; Il Cai delle Terre alte e delle genti: da sempre il ruolo della nostra Associazione mira a conciliare la naturalit\u00e0 e le attivit\u00e0 umane in montagna, cercando la salvaguardia di entrambe. Una bella sfida da concretizzare, a cui sar\u00e0 chiamata anche la Tam &#8211; Cai dei prossimi anni.<br \/>\nTematiche difficili, che aspettano dal lavoro degli operatori Tam risposte nuove e \u201cilluminanti\u201d. Non a caso il congresso si terr\u00e0 nel martoriato appennino marchigiano, dove sia le Terre alte che le loro genti cercano nuove strade per un recupero condiviso.<\/p>\n<p><strong>2018-08 &#8211; UN CLIMA DIVERSO, UNA MONTAGNA DIVERSA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66143\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66143\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-08.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"150\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66143&amp;referrer=0\" title=\"\">Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle nostre montagne sono sempre pi\u00f9 evidenti. E ormai non si tratta pi\u00f9 solo di ghiacciai che spariscono, ma di un paesaggio vegetale trasformato, con la \u201cscalata\u201d verso le cime di tante specie, l\u2019alzarsi evidente del limite del bosco e la proliferazione di specie invasive e \u201cdiverse\u201d. Paesaggio che cambia ma anche ecosistemi che si isolano, perdendo nella avanzata delle formazioni boschive quelle interconnessioni che ne garantivano la sopravvivenza, con rischi per la biodiversit\u00e0 sia vegetale che animale.<br \/>\nAggiungiamoci anche che gli eventi meteorologici \u201cnormali\u201d sono ormai l\u2019eccezione e non la regola, e che stress idrici e picchi di precipitazioni si alternano con frequenze \u201cimpazzite\u201d, con evidenti conseguenze per la stabilit\u00e0 del territorio e anche per la sua fruizione turistica in sicurezza. Queste nuove situazioni richiedono continuo monitoraggio, ricerche adeguate e scelte gestionali anche coraggiose, spesso non facili. Le competenze tecniche e le risorse umane per affrontare le nuove sfide ci sono, anche dentro il Cai che sta facendo la sua parte, ma servono scelte politiche, investimenti e strutture gestionali da parte di tutti: istituzioni pubbliche, operatori privati e cittadini. Scelte e investimenti che devono essere fatti rapidamente.<\/p>\n<p><strong>2018-07 &#8211; W LE FORESTE!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66144\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66144\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-07.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"164\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66144&amp;referrer=0\" title=\"\">L\u2019approvazione del \u201cTesto unico in materia di foreste e filiere forestali\u201d (DLgs 34, 2018) ha suscitato vivaci polemiche. Tali contrasti hanno contrapposto, forse in maniera un po\u2019 eccessiva e strumentale, una visione pi\u00f9 conservazionista o, comunque, preoccupata all\u2019approccio gestionale suggerito dal decreto, orientato a evitare l\u2019abbandono. Le polemiche e il dibattito hanno per\u00f2 messo in secondo piano un fatto fondamentale: finalmente le foreste e la loro gestione sono tornate sulla scena politica, attraverso un percorso lungo e faticoso, che ha visto coinvolti tutti gli stakeholder del settore. Un percorso non scontato, ma necessario per uniformare le competenze legislative attualmente presenti e per suggerire una strategia unitaria e integrata anche al contesto europeo. Fermo restando che nella discussione sui decreti attuativi ci sar\u00e0 nuovo spazio di discussione per risolvere al meglio gli attuali contrasti, come Cai dobbiamo considerare sicuramente positiva la valorizzazione della gestione attiva (ma sostenibile) delle foreste, anche e non solo come risorsa economica per la montagna e i territori marginali. Per approfondire: www.sisef.it<\/p>\n<p><strong>2018-06 &#8211; CRESCITA OLTRE I LIMITI<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66145\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66145\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-06.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"163\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66145&amp;referrer=0\" title=\"\">Il turismo in montagna \u00e8 cresciuto molto negli ultimi anni. E se resiste il turismo invernale, aumenta di pi\u00f9 quello estivo (+3,6% fonte MiBACT). Crescita importante, spesso legata anche alle attivit\u00e0 outdoor e alla frequentazione delle terre pi\u00f9 alte. I numeri rilevati, ma anche l\u2019evidente successo di manifestazioni tipo \u201cI Suoni delle Dolomiti\u201d, dimostrano che l\u2019interesse per la montagna \u00e8 sempre forte e ormai spalmato sulle quattro stagioni, con una netta prevalenza dell\u2019estate. Se tutto ci\u00f2 porta un utile e sperato incremento del reddito per le valli montane (ma non di tutte!), \u00e8 da augurarsi che faccia anche crescere la conoscenza, la passione e il rispetto per il fragile ambiente frequentato. Per non metterlo a repentaglio e per salvaguardare quella grande biodiversit\u00e0 anche culturale che rende la montagna affascinante, occorre per\u00f2 essere consapevoli dei rischi connessi alla crescita: troppi, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato o peggio per tutto l\u2019anno\u2026 e i nostri ecosistemi montani possono essere facilmente distrutti. Ecco perch\u00e9, come da sempre fa il Cai con la sua attivit\u00e0 formativa ed educativa, occorre lavorare per la sostenibilit\u00e0 anche dei grandi numeri del turismo montano, accettando anche limiti e chiusure per renderne minimo l\u2019impatto.<\/p>\n<p><strong>2018-05 &#8211; ANCORA IDROELETTRICO?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66146\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66146\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-05.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"169\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66146&amp;referrer=0\" title=\"\">Gli ambiziosi obiettivi della Strategia Energetica Nazionale (Sen) 2017 sono tesi a conciliare quelli a lungo termine dell\u2019Accordo di Parigi e della Ue, puntando a decarbonizzare e migliorare la sicurezza di approvvigionamento del sistema energetico italiano e ad allineare i suoi prezzi a quelli europei (pi\u00f9 bassi). Perci\u00f2 si prevedono fino al 2030 ulteriori forti incrementi di produzione da fonti rinnovabili (Fer). Per il comparto elettrico, questi riguardano principalmente il settore fotovoltaico, ma anche altre Fer tra le quali l\u2019idroelettrico, di cui si vorrebbe incrementare la produzione attuale di circa il 9%. Sappiamo bene quanto la montagna, con i suoi fiumi e torrenti, abbia dato in passato al settore, con effetti sicuramente pesanti in termini ambientali, anche se vincenti dal punto di vista della produzione. E le sensibili incentivazioni dello scorso decennio hanno gi\u00e0 prodotto un forte incremento di concessioni, che hanno catturato molte tra le residue risorse idriche montane. Perci\u00f2 rimane forte il dubbio se valga la pena che altre di queste (forse le ultime) siano sacrificate alla Sen, rischiando di creare forti scompensi al delicato ambiente montano, a fronte di incrementi produttivi pari a circa 1% dei consumi elettrici totali. Queste sono le tematiche che il Cai intende approfondire e capire attraverso il Convegno-Aggiornamento \u201cIdroelettrico e montagna\u201d che la CCTAM ha programmato a Bologna, il prossimo 16 giugno.<br \/>\nInfo: www\/cai-tam.it<\/p>\n<p><strong>2018-04 &#8211; GESTIRE LE DINAMICHE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66147\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66147\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-04.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"143\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66147&amp;referrer=0\" title=\"\">La montagna che amiamo non \u00e8 uno scenario immutabile, ma \u00e8 in continuo mutamento e dinamismo, cos\u00ec come la societ\u00e0 che su di essa si \u00e8 costituita e sviluppata. Negli ultimi millenni la storia naturale e quella umana, attraverso il susseguirsi di crisi e progressi, hanno portato alla formazione del variegato paesaggio montano, con tutta la sua immensa ricchezza di biodiversit\u00e0, non solo naturale ma anche culturale. Aggiungiamo poi il cambiamento climatico, che gi\u00e0 modifica l\u2019aspetto dei luoghi, con l\u2019aumento medio delle temperature e i problemi dovuti alla siccit\u00e0. Un contesto complesso che esige una gestione accurata e rispettosa sia dei valori ecologici sia di quelli sociali, tra loro strettamente legati. Leggi recenti, come quella a tutela dei domini collettivi o il Piano Forestale Nazionale, riconoscono la complessit\u00e0 dell\u2019ambiente montano, ma si scontrano con le modifiche nelle strutture che fino a ora hanno gestito lo stesso territorio (Province, Comunit\u00e0 montane, Corpo Forestale dello Stato). Si rischia di avere buone leggi, magari anche finanziate, ma di non possedere pi\u00f9 le competenze tecniche per applicarle e renderle efficaci. \u00c8 opportuno, allora, ripensare a chi deve materialmente gestire il territorio, recuperare la storia spesso positiva di quanto fatto finora ed eventualmente concepire la nuova struttura in cui le professionalit\u00e0 possano essere valorizzate. Un giusto investimento per determinare, con le nuove generazioni, lavoro qualificato e ottenere o mantenere tutti i benefici di una corretta e armonica gestione.<\/p>\n<p><strong>2018-03 &#8211; VERSO LA PRIMAVERA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66149\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66149\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-03.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"132\" height=\"300\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66149&amp;referrer=0\" title=\"\">C\u2019\u00e8 una montagna tutta da inventare, una montagna dove occorre scoprire nuove economie e nuove forme di societ\u00e0. \u00c8 indubbio come mostrino evidenti segni di crisi i modelli economici tradizionali, sia storici che pi\u00f9 recenti: le attivit\u00e0 primarie (alpicoltura, selvicoltura e agricoltura) soffrono nel mercato globalizzato, mentre costi e cambiamenti climatici stanno sciogliendo non solo metaforicamente l\u2019oro bianco alla base del turismo invernale. Di contro ci sono segnali positivi: la crescita del turismo soft sia estivo che invernale, il ritorno anche di giovani nei territori alti con nuove idee e spirito imprenditoriale, il valore di alcuni prodotti tradizionali e la qualit\u00e0 elevata dell\u2019ambiente. Nuove forme di gestione cooperativistica, nuove idee imprenditoriali e scuole di impresa nei territori montani aprono prospettive interessanti per una gestione del territorio, magari su base comunitaria, rispettosa delle peculiarit\u00e0 dell\u2019ambiente ma anche aperta alla potenzialit\u00e0 fornite dai nuovi mezzi di comunicazione. Si deve andare verso una nuova societ\u00e0 montana, con modelli innovativi che, a dire il vero, spesso sono solo riscoperta e aggiornamento di quanto gi\u00e0 visto nei millenni scorsi: una montagna amata, capita e ben gestita, dove ci sia la possibilit\u00e0 economica e sociale di una vita pi\u00f9 che dignitosa.<br \/>\nImpegniamoci per questa nuova primavera.<\/p>\n<p><strong>2018-02 &#8211; DOPO IL FUOCO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66150\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66150\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-02.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"242\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66150&amp;referrer=0\" title=\"\">Le braci nel camino nel cuore dell\u2019inverno spingono a ricordare l\u2019estate scorsa, quando gli incendi boschivi l\u2019hanno fatta da padrone. Il fuoco \u00e8 una costante nei boschi mediterranei, ma il suo riapparire in forze ha cause contingenti ben identificabili: gli effetti dei cambiamenti climatici e la ridotta o assente gestione di parecchi soprassuoli forestali, nonch\u00e9 la negligenza di tanti comportamenti, pi\u00f9 grave del dolo, viste le ottime leggi che impediscono qualsiasi speculazione. Il bosco percorso dal fuoco cicatrizza la sua ferita in tempi pi\u00f9 o meno lunghi, ma il rischio del dissesto idrogeologico \u00e8 forte ed evidente, cos\u00ec come il danno paesaggistico. Proprio per questo nello scorso autunno, in diversi convegni voluti e organizzati anche dal Cai, si \u00e8 ragionato e discusso su questa problematica, individuando alcuni punti forti condivisi da scienziati, tecnici e associazioni: maggiore prevenzione (pi\u00f9 selvicoltura, pi\u00f9 fuoco prescritto, pi\u00f9 gestione delle infrastrutture di servizio tra cui anche i sentieri), miglior gestione delle emergenze (centri di coordinamento), restauro e ripristino (investimenti nell&#8217;ingegneria naturalistica e in opere di riforestazione).<br \/>\nCompetenze, esperienze e buona volont\u00e0 per affrontare la problematica del fuoco ci sono e sono anche forti: non lasciamole andare in fumo.<br \/>\nInfo: sisef.org\/category\/incendi-boschivi<\/p>\n<p><strong>2018-01 &#8211; UN BENE COMUNE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66152\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66152\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2018-01.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"247\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66152&amp;referrer=0\" title=\"\">La pianificazione territoriale sta indubbiamente attraversando un periodo di crisi anche sull\u2019arco alpino, come evidenziato dall\u2019ultimo congresso Cipra dello scorso settembre. Troppo spesso, nel recente passato, gli interessi dei singoli hanno prevalso nelle scelte gestionali, con ottiche limitate che hanno finito per consumare se non distruggere spazi limitati e fragili. Questo in un contesto ecologico dove nuovi fattori come, ad esempio, il ritorno dei grandi carnivori o i sempre pi\u00f9 evidenti cambiamenti climatici aumentano il livello di complessit\u00e0. Nel contempo, per\u00f2, emerge sempre pi\u00f9 forte il superamento dell\u2019immagine dell\u2019essere umano quale dominatore: oggi l\u2019uomo viene concepito come parte integrante della natura e cresce la consapevolezza di come i servizi ecosistemici forniti dagli spazi ancora naturali siano fondamentali alla qualit\u00e0 della vita. Bisogna tenere conto di tutto questo. Di fatto non \u00e8 altro che attualizzare il passato millenario di tante comunit\u00e0 di montagna, dove i beni ambientali sono stati gestiti con la chiara consapevolezza di una loro tutela, per garantire il bene durevole di tutti. Come affermato con forza anche da papa Francesco, \u00e8 necessario quindi tornare a pianificare (e gestire) per il bene comune, raccogliendo anche gli obiettivi di Agenda 2030, che pone al centro le persone, il pianeta e la prosperit\u00e0 e che \u00e8 stata sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell\u2019Onu!<\/p>\n<p><strong>2017-12 &#8211; IL SILENZIO DELLA NEVE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66276\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66276\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-12.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"209\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66276&amp;referrer=0\" title=\"\">Riuscir\u00e0 quest\u2019anno la neve a coprire le montagne? Speriamo di s\u00ec.<br \/>\nE incrociamo le dita perch\u00e9, pur con tutti i dubbi per un cambiamento climatico sempre pi\u00f9 evidente, sappiamo che un buon inverno \u00e8 necessario. E con la neve verr\u00e0 anche il silenzio? O avremo ancora motoslitte ed elicotteri a portare anche in alto rumore e disturbo, l\u00e0 dove gli impianti non siano ancora arrivati? Gi\u00e0, perch\u00e9 in questi anni la motorizzazione della montagna \u00e8 proseguita indefessa e la carenza di neve forse ha proprio stimolato queste pratiche, spingendo i \u201cmotori\u201d nei siti pi\u00f9 intonsi e nei pi\u00f9 alti recessi innevati. Come Cai dobbiamo ribadire con forza ancora una volta che non crediamo in questo falso sviluppo della montagna, riservato all&#8217;interesse di pochi, e che ignora una domanda turistica invernale notevolmente<br \/>\ncambiata e volta a privilegiare sempre pi\u00f9 quei luoghi dove \u00e8 posta maggiore attenzione alla conservazione dell\u2019ambiente e della cultura identitaria. Va pertanto raccolto l&#8217;esempio del Comune di Balme, dove montagna e montanari hanno scelto di non aver bisogno dell\u2019eliski. E ben venga allora anche la nuova legge sui parchi, se in essa il divieto di elisky diverr\u00e0 finalmente esplicito e vigente.<\/p>\n<p><strong>2017-11 &#8211; ULULATI LONTANI (MA NON TROPPO)<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66277\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66277\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-11.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"200\" height=\"300\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66277&amp;referrer=0\" title=\"\">Il lupo \u00e8 stato protagonista anche quest\u2019estate, tra segnalazione di danni, allarmi pi\u00f9 o meno giustificati e prese di posizione pi\u00f9 politico-elettorali che tecniche. La diffusione del predatore \u00e8 indubbiamente sentita come un problema da parte degli allevatori e da chi vive in montagna, ma va affrontata e non demonizzata. Siamo di fronte a un fenomeno del tutto naturale che non danneggia gli ecosistemi montani, ma semmai li completa: bisogna gestire questa nuova presenza studiando e monitorando la realt\u00e0, informando correttamente e agendo con la massima collaborazione fra le parti in causa. La tematica \u201cgrandi carnivori\u201d \u00e8 ben chiara al Cai che ha riconosciuto l\u2019apposito Gruppo di lavoro a livello centrale sotto il diretto controllo del CDC. L\u2019azione svolta dai nostri volontari nel 2017 ha visto oltre 30 esposizioni della mostra Presenze Silenziose &#8211; ritorni e nuovi arrivi di carnivori nelle Alpi, con pi\u00f9 di 5000 visitatori, un convegno a livello nazionale, numerose conferenze nelle singole sezioni, un opuscolo divulgativo, comunicati stampa e la disponibilit\u00e0 di 52 soci nel Veneto per aiutare gli allevatori con le pratiche di prevenzione. Un gran lavoro diffuso sul territorio, non solo pro-lupo ma pro-montagna. Una strada lunga e in salita, ma affrontata con l\u2019impegno e la passione che solitamente ci contraddistingue.<\/p>\n<p><strong>2017-10 &#8211; VERSO L\u2019AUTUNNO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66278\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66278\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-10.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"210\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66278&amp;referrer=0\" title=\"\">Dopo un inverno e una primavera a dir poco anomali, il 2017 \u00e8 proseguito con un\u2019estate difficile, dove il caldo torrido si \u00e8 alternato a eventi meteorologici improvvisi e devastanti, specie in montagna. Incendi e frane hanno avuto effetti sempre pesantissimi, mentre quel po\u2019 che resta dei ghiacciai si \u00e8 ulteriormente ridotto. Aggiungiamo agricoltura e alpicoltura messe in ginocchio e il quadro \u00e8 davvero disperante. Sono sempre pi\u00f9 evidenti le oggettive difficolt\u00e0 di gestione del territorio montano in un contesto ormai cambiato, mentre sono ancora da capire le competenze tecniche rimaste, dopo le tante riforme degli enti gestionali. Forse il 2017 rester\u00e0 negli annali come un anno maledetto e unico (speriamo!) ma i molteplici campanelli d\u2019allarme devono essere ascoltati: occorre ripensare seriamente al nostro modo di gestire la montagna, cercando di individuare nuove misure per affrontare scenari sempre pi\u00f9 definiti e inquietanti. Serve una politica a 360\u00b0 da realizzare attraverso il coordinamento tecnico delle competenze esistenti ma anche mediante un dibattito culturale su problematiche e risorse. Prima delle piogge autunnali\u2026 se arriveranno.<\/p>\n<p><strong>2017-09 &#8211; SE IL TURISMO \u00c8 SEMPRE PI\u00d9 SOSTENIBILE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66279\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66279\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-09.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"259\" height=\"300\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66279&amp;referrer=0\" title=\"\">Gruppi di escursionisti e camminatori dilagano sulle antiche vie e sui nuovi sentieri del nostro Paese, cooperazioni per alberghi diffusi stanno cercando di recuperare e valorizzare i vecchi borghi e luoghi storici, villaggi montani vengono strutturati a misura di escursionisti e alpinisti. Insomma, sempre pi\u00f9 gente avverte il bisogno di riscoprire e supportare la nostra antica attitudine al camminare e al muoversi liberamente nell&#8217;ambiente senza mezzi motorizzati. Un turismo sostenibile tra natura e cultura, che serve anche a far ripartire il martoriato Appennino centrale, ricreando quell\u2019economia di base necessaria per le attivit\u00e0 del territorio (a partire da agricoltura e allevamento) secondo principi non invasivi dell&#8217;ambiente, naturale o sapientemente modellato dall\u2019uomo. Nascono in tal senso idee coraggiose e impensabili fino a qualche anno fa, come ad esempio la chiusura frazionata dei passi dolomitici al traffico motorizzato o la proposta ristrutturazione del comprensorio del Rolle con il quasi abbandono dello sci alpino. Tutti segnali positivi che vanno sostenuti, che richiedono pochi investimenti, molta attenzione, un competente discernimento e soprattutto un impegno di squadra dove il Cai pu\u00f2 portare la sua esperienza di formatore e informatore. Un&#8217;esperienza concretizzata nella gestione della rete sentieristica e nella miriade di momenti culturali legati al territorio.<\/p>\n<p><strong>2017-08 &#8211; CENTRO ITALIA, SI RIPARTE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66280\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66280\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-08.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"227\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66280&amp;referrer=0\" title=\"\">Nella zona del cratere si riparte dalla montagna, come sempre. Come ogni volta dopo un terremoto o un disastro, si riparte dalle cose che rimangono. E la montagna, sia pure ferita, c\u2019\u00e8. C\u2019\u00e8 con la sua durezza e con la sua bellezza, c\u2019\u00e8 con le sue ricchezze ambientali e con le sue difficolt\u00e0, c\u2019\u00e8 con la sua storia millenaria di convivenza e lotta che ha fatto fiorire civilt\u00e0 e cultura. Una storia che \u00e8 stata fatta anche da eventi disastrosi come i terremoti. Ecco quindi che la ricostruzione deve ripartire anche dal paesaggio e dalle attivit\u00e0 che lo definiscono (allevamento, agricoltura, selvicoltura, siti e presidi culturali). Deve ripartire dai Parchi, dalle aree protette e dal patrimonio culturale, che costituiscono la rete su cui turismo e attivit\u00e0 produttive dovranno di nuovo inserirsi, recuperando quanto di valido \u00e8 stato fatto negli anni scorsi. Nonostante tutte le difficolt\u00e0 e i ritardi, le sofferenze ancora presenti, la ricostruzione di questa parte d\u2019Italia \u00e8 possibile su queste basi che gi\u00e0 il Cai, nel suo piccolo, ha fatto e fa proprie.<\/p>\n<p><strong>2017-07 &#8211; UNA NUOVA VITA PER I PARCHI?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66281\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66281\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-07.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"218\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66281&amp;referrer=0\" title=\"\">Una nuova legge per i Parchi, voluta anche da chi i parchi li gestisce (Federparchi) e a cui il Cai ha dato un contributo importante con osservazioni e proposte, durante il suo Iter parlamentare. Una buona legge? Molte critiche sono state sollevate, forse non considerando il fatto che comunque le modifiche erano necessarie per una migliore funzionalit\u00e0 delle strutture e per un necessario adeguamento alla normativa europea. I rischi paventati da una svendita dei principi di conservazione a interessi economici locali sono, in realt\u00e0, gli stessi gi\u00e0 visti (e vissuti) anche nel passato e non dipendono dalle leggi ma dallo spirito con cui il Parco viene visto e percepito. Questo rimane il punto fondamentale: per il Cai, ora come nel 1991, le aree protette sono l\u2019Asset primario della gestione del territorio e indietro non si torna. L\u2019impegno dell\u2019associazione \u00e8 e sar\u00e0 di far s\u00ec che, superando ogni conflittualit\u00e0, questo concetto diventi sempre pi\u00f9 patrimonio condiviso di tutti gli stakeholders interessati.<\/p>\n<p><strong>2017-06 &#8211; IL \u201cDILEMMA\u201d DEI GRANDI ELETTRODOTTI<\/strong><br \/>\nDa quando Terna Spa sta svolgendo il suo ruolo strategico di razionalizzazione e coordinamento della rete di trasmissione elettrica italiana e delle interconnessioni verso la rete europea, come previsto dalle indicazioni Ue e dalla Legge nazionale (n. 99 del 2009), si sono levati diversi allarmi per l\u2019ambiente, specialmente nelle zone montane interessate dai nuovi grandi elettrodotti.<br \/>\n\u00c8 innegabile che questi possano creare un impatto visivo non trascurabile nell\u2019ambiente montano. Va per\u00f2 ricordato che tali opere a volte sostituiscono la preesistente rete passante sui fondovalle urbanizzati, seguendo criteri pi\u00f9 attenti all\u2019ambiente e su tracciati di minor impatto per le popolazioni residenti. Le nuove realizzazioni renderebbero pi\u00f9 economici e sicuri gli scambi energetici internazionali, riequilibrando gli ormai potenti flussi di energia non programmabili delle fonti rinnovabili. Inoltre, con tecniche pi\u00f9 moderne, si punta a ridurre le perdite d\u2019energia, l\u2019inquinamento elettromagnetico e le probabilit\u00e0 di guasto. Con questi parametri (e considerando che l\u2019eventuale interramento delle linee montane avrebbe impatti e costi enormi) pu\u00f2 anche darsi che il sempre atteso bilancio tra costi e benefici, economici e ambientali, possa essere accettabile e conveniente. Purch\u00e9, ovviamente, siano accolte le ragionevoli e puntuali osservazioni delle popolazioni e degli enti locali, in un\u2019applicazione corretta della Vas e Via connesse ai vari interventi.<\/p>\n<p>2<strong>017-05 &#8211; UNA SETTIMANA PER LA SOSTENIBILIT\u00c0<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66282\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66282\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-05.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"150\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66282&amp;referrer=0\" title=\"\">L\u2019European Sustainable Development Week (Esdw), che si svolger\u00e0 dal 30 maggio al 5 giugno 2017, \u00e8 un\u2019iniziativa europea per promuovere tutte quelle attivit\u00e0 che possono concorrere allo sviluppo sostenibile. In particolare, il focus \u00e8 sui 17 Obiettivi dell\u2019Agenda 2030 delle Nazioni Unite, tutti pi\u00f9 che ambiziosi, ma fondamentali per dare un futuro al nostro pianeta. L\u2019evento di quest\u2019anno \u00e8 particolarmente significativo per l\u2019Italia, che \u00e8 impegnata nella redazione della propria Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile e che presenter\u00e0 il percorso di attuazione di Agenda 2030 al prossimo High Level Political Forum (Hlpf), presso le Nazioni Unite. La montagna (e chi la vive) deve e pu\u00f2 giocare la sua parte: in fondo le terre alte sono il laboratorio dove da pi\u00f9 tempo si cerca di dare risposte concrete ai ricordati obiettivi \u201cimpossibili\u201d. Con fatica e con fallimenti ma con anche tante validissime esperienze positive, spesso esemplari per altri contesti. E se gli obiettivi sono \u201calti\u201d chi meglio dei soci Cai, abituati a sognare l\u2019impossibile e a lottare per realizzarli?<\/p>\n<p><strong>2017-04 &#8211; OMBRE (IM)PERFETTE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66283\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66283\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-04.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"67\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66283&amp;referrer=0\" title=\"\">Uno spettro si aggira sulle Alpi (e l\u2019Appennino)! \u00c8 il fantasma dell\u2019impianto di risalita perfetto e risolutivo, il progetto magico di collegamento capace da solo di portare migliaia di turisti e ricchezza indicibile nelle valli interessate. In questo modo viene descritto anche l\u2019impianto di attraversamento del vallone di Cime Bianche in Val d\u2019Ayas, un collegamento sciistico che sembra proprio pensato per distruggere uno degli angoli ancora intonsi di quell\u2019area. Amministratori, politici e progettisti continuano a vedere solo queste soluzioni ma non fanno mai i conti con la realt\u00e0: danni ambientali irreversibili, calo della neve e dei flussi turistici e costi di gestione altissimi rendono insostenibili anche economicamente queste proposte. Basta allora con la vana illusione di una ripresa del comparto sciistico ormai in crisi ovunque! Se si vuole investire sulla montagna, bisogna partire da un lavoro profondo di conoscenza del territorio, per evidenziare criticit\u00e0 e punti di forza ma anche la ricchezza culturale e ambientale gi\u00e0 presente; e su queste conoscenze vanno inventate idee nuove da portare avanti con coraggio e con la partecipazione di tutti, premiando soprattutto chi gi\u00e0 faticosamente cerca di coniugare sostenibilit\u00e0 ambientale e sviluppo. Basta con i fantasmi!<\/p>\n<p><strong>2017-03 &#8211; FUORI DAL TUNNEL<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66284\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66284\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-03.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"215\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66284&amp;referrer=0\" title=\"\">Lo scorso 11 dicembre \u00e8 entrato in funzione il tunnel ferroviario di base del San Gottardo e vale la pena ricordare alcuni passaggi chiave nella realizzazione di quest\u2019opera. Il progetto \u00e8 stata preceduto da un referendum tra le popolazioni interessate per verificarne il gradimento (oltre il 60% dei consensi). Un accurato studio geologico e ambientale del massiccio da perforare ha evidenziato sia le criticit\u00e0 da prevenire, sia le necessit\u00e0 di depurazione degli inquinanti di lavorazione nonch\u00e9 i sistemi di recupero della enorme quantit\u00e0 di materiale di scavo proveniente dai 57 chilometri di galleria. In un\u2019ottica di valenza turistica, \u00e8 stata realizzato un collegamento fra la stazione intermedia della galleria e il soprastante centro di Sedrun, per connettersi alla ferrovia delle Alpi svizzere. Il progetto ha previsto un accurato piano finanziario e un puntuale sistema di controllo degli appalti e dell\u2019avanzamento lavori, con penalizzazione dei ritardi<br \/>\nIl risultato raggiunto, con quasi un anno di anticipo sulle previsioni, permette l\u2019attraversamento ferroviario delle Alpi ridotto di mezz\u2019ora per 50 treni passeggeri e 160 treni-merci (saliranno a 210 con l\u2019altro tunnel di base del Monte Ceneri) al giorno. Ci\u00f2 consentir\u00e0 il trasferimento obbligatorio del traffico merci transalpino su ferrovia, riducendo tempi, emissioni e impatto ambientale, nel rispetto del Protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi. Un ottimo risultato strategico, realizzato in modi esemplare. Possibile solo in Svizzera?<\/p>\n<p><strong>2017-02 &#8211; MONTANARI SI DIVENTA?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66285\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66285\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-02.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"275\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66285&amp;referrer=0\" title=\"\">Anche nei comuni montani, l\u2019arrivo dei profughi immigrati viene vissuto tra slanci di grande solidariet\u00e0, preoccupazioni e proteste. Eppure, oltre all\u2019esigenza concreta di aiutare chi \u00e8 in grave difficolt\u00e0, va ricordato che l\u2019immigrazione \u00e8 stata nei secoli passati, ma anche negli anni pi\u00f9 recenti, una realt\u00e0 importante per la montagna italiana: sono infatti molte le zone dove si sono insediati immigrati senza grandi drammi o problemi, anzi permettendo il mantenimento delle realt\u00e0 produttive e riducendo lo spopolamento di diverse valli. Esempi efficaci di integrazione esistono e suggeriscono che una possibile strategia di convivenza e crescita comune \u00e8 possibile e potrebbe migliorare il futuro del territorio montano, sempre pi\u00f9 in bilico verso l\u2019abbandono e lo spaesamento. Certo, non \u00e8 facile orientare e guidare un eventuale ripopolamento delle terre alte: di fatto il ritorno attuale interessa principalmente le valli prossime alle citt\u00e0 industriali, destinate forse a diventare un\u2019estesa e problematica periferia. Ma un\u2019efficace strategia per le aree interne, attenta a garantire servizi adeguati e riequilibrio territoriale, dovrebbe considerare il valore pi\u00f9 che la problematicit\u00e0 dell\u2019immigrazione.<\/p>\n<p><strong>2017-01 &#8211; TERRAZZE SUL FUTURO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66286\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66286\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2017-01.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"203\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66286&amp;referrer=0\" title=\"\">Il III Congresso Mondiale dei Paesaggi Terrazzati ospitato dal 6 al 15 ottobre a Venezia, Padova e in alcune localit\u00e0 terrazzate italiane ha centrato gli obiettivi che si era preposto, ricapitolati nel &#8220;Manifesto italiano delle aree terrazzate&#8221;. Da testimonianza del passato i paesaggi terrazzati assumono ora un valore che racchiude cultura, natura e presidio del territorio, a disposizione delle generazioni future. Si \u00e8 presa coscienza della loro presenza e diffusione che va dai famosi terrazzamenti del Brenta e delle Cinque Terre a quelli meno noti della Maiella e di Quintodecimo di Acquasanta Terme, salvatosi negli ultimi tragici terremoti. \u00c8 emerso il ruolo centrale dei coltivatori, presenti oggi con nuove tecniche nel rispetto della biodiversit\u00e0 coltivata mentre si riaffaccia l\u2019arte dei muri a secco con il recupero delle competenze manuali. Le associazioni sono i preziosi mediatori culturali con popolazioni ed Enti per conservare questi paesaggi; tra esse il CAI ha manifestato il suo impegno efficace attraverso il Gruppo Terre Alte CSC nell\u2019azione di monitoraggio, ricerca e di organizzazione dell\u2019appuntamento, e con la CCTAM, presente nelle diverse fasi e nel sostenere le necessarie azioni di tutela e pianificazione per inventare il futuro di questo enorme patrimonio.<\/p>\n<p><strong>2016-12 &#8211; L\u2019AGRICOLTURA CHE VERR\u00c0<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66396\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66396\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-12.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"297\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66396&amp;referrer=0\" title=\"\">Ci sar\u00e0 un\u2019agricoltura nella montagna del futuro? Ci saranno agricoltori di montagna? E di conseguenza, ci sar\u00e0 ancora la montagna come siamo abituati a vederla? Le ombre sono tante con situazioni diverse: dall\u2019agricoltura ormai intensiva e industriale in alcune aree a quella legata ai prodotti di pregio e di nicchia, a cui si affianca una zona ampia e grigia dove prevale l\u2019abbandono e l\u2019inselvatichimento del paesaggio. I problemi sono noti: dimensioni aziendali, difficolt\u00e0 ambientali e climatiche, scarsa produttivit\u00e0, lontananza dai mercati, assenza di servizi adeguati, eccessiva burocrazia, mancanza di adeguata assistenza tecnica, carenza di ricerca e sperimentazioni e anche problematicit\u00e0 dei selvatici (non solo lupo ma anche cinghiali e caprioli!). Un\u2019agricoltura che invecchia rapidamente e che fa fatica a volte a trovare ricambio generazionale. Problemi grossi ma che si possono affrontare con una concertazione comune e con uno sforzo condiviso: pi\u00f9 ricerca, pi\u00f9 assistenza, pi\u00f9 associazionismo, pi\u00f9 qualit\u00e0 della vita, pi\u00f9 specificit\u00e0 dei prodotti con valorizzazione della biodiversit\u00e0 varietale, e, infine, pi\u00f9 convinzione sul vero punto di forza della produzione montana: la naturalit\u00e0, animali selvatici compresi!<\/p>\n<p><strong>2016-11 &#8211; IL LUPO E L\u2019AGNELLO\u2026<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66397\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66397\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-11.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"202\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66397&amp;referrer=0\" title=\"\">\u2026 pascoleranno insieme!? Certamente! La speranza espressa nella Bibbia (Is 65, 25) pu\u00f2 essere alimentata da tutti noi, anche dopo una calda fine estate in cui le associazioni di allevatori giustamente hanno portato sui media le loro problematiche puntando il dito contro i danni provocati dai lupi. Il problema \u00e8 reale, ma va affrontato cercando nell\u2019antico lavoro dei pastori nuove prospettive di sviluppo e di crescita in e per la montagna. Il progetto Wolfalps ha anche questo scopo. Alcuni se la sono presa con il ruolo svolto dal CAI, arrivando addirittura a sostenere la responsabilit\u00e0 dell\u2019Associazione nel ritorno del lupo e fraintendendo lo scopo del progetto. Allora \u00e8 necessario ribadire con chiarezza alcuni punti: il ritorno del lupo \u00e8 una dinamica del tutto naturale; la sua presenza completa quel concetto di naturalit\u00e0 e di equilibrio ecologico su cui tanto si \u00e8 puntato negli ultimi anni per rendere appetibili al mercato i prodotti dell\u2019agricoltura di montagna; non \u00e8 il problema per l\u2019alpicoltura ma uno dei problemi; sicuramente \u00e8 un cambiamento, di per s\u00e9 rilevante e da gestire insieme.<br \/>\nMa incolpare il progetto che cerca soluzioni condivise e l\u2019associazione che pi\u00f9 si sta impegnando per questo, non \u00e8 il modo migliore per riuscire in una possibile impresa&#8230; biblica! Da raccontare ai posteri.<\/p>\n<p><strong>2016-10 &#8211; FER!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66398\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66398\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-10.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"253\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66398&amp;referrer=0\" title=\"\">Il ritardo, di un anno e mezzo, del DM 23.6.2016 (incentivazione alle rinnovabili diverse dal fotovoltaico) la dice lunga sulle difficolt\u00e0 tecniche ed economiche in cui il Governo deve agire in seguito al recente abnorme sviluppo super incentivato della produzione elettrica da fonte rinnovabile (FER). Basti dire che l&#8217;Italia, prima in Europa, ha raggiunto gi\u00e0 nel 2012 l\u2019obiettivo UE al 2020 dei consumi finali lordi di energia elettrica coperti da FER, impegnando notevoli risorse economiche ma anche ambientali. Ciononostante, il decreto prevede ulteriori incentivi per FER elettriche, che potranno indurre altro marginale sviluppo idroelettrico. Questa nuova incentivazione, aperta ad un settore che ha gi\u00e0 imbrigliato la quasi totalit\u00e0 delle acque montane (18.500 MW gi\u00e0 installati) non lascia tranquilli, neanche se si considerano le limitazioni ambientali e finanziarie previste dallo stesso DM. Forse, visti i risultati raggiunti, sarebbe opportuno evitare ulteriori sacrifici alla montagna, girando le risorse ancora disponibili sul risparmio ed efficientamento energetico negli edifici e altri settori ancora sofferenti.<\/p>\n<p><strong>2016-09 &#8211; \u201cE DOPO 9 MESI&#8230;\u201d<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66399\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66399\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-09.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"256\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66399&amp;referrer=0\" title=\"\">&#8230; di solito nasce nuova vita, almeno secondo i canti di montagna\u2026 Per\u00f2 passati 9 mesi dalla conferenza di Parigi COP21 che tante speranze ha suscitato, si fa ancora fatica a vedere qualche \u201cfigliolo\u201d adatto alla realt\u00e0 della montagna. In parte perch\u00e9 la specificit\u00e0 montana \u00e8 stata trascurata gi\u00e0 in sede di dibattito, in parte perch\u00e9 ancora latitano le misure applicative che i singoli stati e la Unione Europea devono prevedere e provvedere. Eppure la montagna \u00e8 in prima linea sul fronte del climate change e sta mutando rapidamente con impatti ben noti che vanno dall\u2018assetto del territorio alla tenuta dell\u2019economia sia turistica che tradizionale. Una montagna che \u00e8 gi\u00e0 pronta con i suoi progetti e le sue esperienze per diventare completamente decarbonizzata ben prima del 2100 ma che rimane sempre in secondo piano rispetto alle strategie legate alle grandi realt\u00e0 urbane. C\u2019\u00e8 bisogno che i veri amici della montagna facciano sentire la propria pressione per fare della nostra amata Cenerentola la vera Regina della sostenibilit\u00e0 anche climatica!<\/p>\n<p><strong>2016-08 &#8211; SOGNO DI MEZZA ESTATE?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66400\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66400\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-08.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"198\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66400&amp;referrer=0\" title=\"\">Un borgo abbandonato ed un barcone carico di migranti: sono le due immagini forti che caratterizzano l\u2019estate anche di chi \u00e8 scappato in montagna per le proprie meritate ferie. Le problematiche mondiali di sottosviluppo, povert\u00e0 e guerre che stanno alla base dei nuovi enormi flussi migratori non sono sicuramente risolvibili dai soci CAI, cos\u00ec come di fatto poco riusciamo fare contro l\u2019evidente abbandono che ormai caratterizza molte valli della montagna italiana. Non possiamo per\u00f2 restare solo attoniti spettatori, vista anche la grande capacit\u00e0 di solidariet\u00e0 dimostrata in tanti contesti dalla nostra Associazione. Perch\u00e9 non proporre ai richiedenti asilo, in regola con i loro documenti, di stabilirsi in zone semi abbandonate sulla base di progetti concreti finalizzati al loro rilancio, nel pieno rispetto delle valenze ambientali e della tipicit\u00e0 che le caratterizza? Ovviamente stimolando le istituzioni locali e supportandole col volontariato. Se ne \u00e8 parlato gi\u00e0 in diversi sedi e alcune Regioni sembrano gi\u00e0 orientate in questo senso, ma rimarr\u00e0 solo un sogno di una notte di mezza estate?<\/p>\n<p><strong>2016-07 &#8211; ROMBA IL MOTORE\u2026 DELLA MOBILIT\u00c0 SOSTENIBILE?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66401\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66401\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-07.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"201\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66401&amp;referrer=0\" title=\"\">Secondo le stime CIPRA, circa il 30% delle emissioni di gas serra nelle regioni alpine \u00e8 dovuto al traffico veicolare. Non poco e fa pensare, vista anche l\u2019esperienza comune nelle giornate estive di code e parking selvaggio in molte localit\u00e0 alpine, con pi\u00f9 autoveicoli che pedoni. Tanti saluti all\u2019\u201daria buona di montagna\u201d e tanti \u201cpiccoli\u201d problemi accessori legati al consumo di territorio e al degrado delle aree urbane (strade, tunnel, parcheggi ecc. per reggere il carico eccessivo concentrato in poche settimane). Il problema \u00e8 noto e regolarmente rispunta sui giornali con richieste di transito controllato o di pedaggi obbligatori. Anche in questo caso la soluzione sta nel buon senso e nelle scelte personali di ciascuno di noi: uso dei mezzi pubblici, carsharing, percorsi e tempistiche intelligenti, contando sull\u2019aiuto di amministrazioni attente a una mobilit\u00e0 sostenibile. Sensibilizzare i propri Soci e le Sezioni a una mobilit\u00e0 consapevole negli spostamenti individuali e a un comportamento virtuoso in tal senso nell\u2019organizzare le proprie attivit\u00e0. Ricordiamoci di questo impegno previsto dal Nuovo Bidecalogo prima di avviare il motore!<\/p>\n<p><strong>2016-06 &#8211; UIAA RESPECT THE MOUNTAINS\u2026 E IL CAI PURE!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66402\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66402\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-06.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"240\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66402&amp;referrer=0\" title=\"\">Il CAI \u00e8 ben conscio dei possibili danni ambientali che le attivit\u00e0 svolte in montagna possono causare e ha dedicato a questo problema dieci punti del bidecalogo, per darsi regole chiare e condivise. L\u2019andare in montagna col minimo impatto ambientale \u00e8 anche l\u2019obiettivo lanciato a livello internazionale dal progetto UIAA respect the mountains, basato su 7 semplici punti: scegliere con intelligenza periodi e localit\u00e0, usare saggiamente i mezzi di trasporto, sostenere le scelte di sostenibilit\u00e0 locale, essere rispettosi e responsabili, non lasciare tracce, ridurre, riusare, riciclare e recuperare, educare ed informare. Ben volentieri il CAI ha aderito e nell\u2019ambito del Corso 2016 per Operatori Nazionali Tam ha inserito la giornata UIAA, coinvolgendo in primo piano CAI Abruzzo e operatori Tam. L\u2019evento si svolger\u00e0 il 3 luglio nel Parco Nazionale d\u2019Abruzzo, Lazio e Molise. Un giorno di pulizia, di gioco ed educazione ambientale, per aprire una intera stagione di sostenibilit\u00e0 e rispetto!<\/p>\n<p><strong>2016-05 &#8211; VERSO UNA MONTAGNA SENZA GESTIONE?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66403\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66403\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-05.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"237\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66403&amp;referrer=0\" title=\"\">Prima le Comunit\u00e0 montane, poi le Province, ora il CFS\u2026 la sparizione degli enti preposti alla gestione del territorio montano prosegue inesorabile. Al di l\u00e0 degli anche condivisibili obiettivi di riduzione delle spese, sorgono dubbi abbastanza forti sugli effetti nel breve e nel lungo periodo di questa \u201csemplificazione\u201d che finisce per aprire un vuoto evidente, a cui vanno aggiunte anche le difficolt\u00e0 di parchi ed aree Protette. Pianificazione, gestione, monitoraggio sono passi fondamentali per realizzare la conservazione dei beni naturali, culturali e sociali della montagna. Ma occorrono tecnici preparati in grado di comprendere la montagna a 360\u00b0 nonch\u00e9 strategie chiare e condivise, realizzate sul campo da strutture adeguate. Questo \u00e8 stato il ruolo svolto dal CFS fin dalla legge forestale del 1923 ed i risultati positivi sono sotto gli occhi di tutti. Sparendo gli enti, latitando le strategie, quale sar\u00e0 la sorte di esperienze e competenze acquisite? Non di soli carabinieri e poliziotti potr\u00e0 vivere la montagna.<\/p>\n<p><strong>2016-04 &#8211; MACROREGIONE DELLE ALPI?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66404\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66404\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-04.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"238\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66404&amp;referrer=0\" title=\"\">Il cammino verso la macroregione alpina procede relativamente spedito ottenendo ormai numerosi consensi a diversi livelli. Qualche dubbio per\u00f2 occorre porselo: ha davvero senso per il bene delle Alpi una Strategia Macroregionale con tante zone di pianura dove esistono citt\u00e0 enormi come Milano e Monaco? Peseranno di pi\u00f9 i 70 milioni di abitanti dei territori considerati afferenti all&#8217;arco alpino o i 14 milioni di residenti nelle Alpi? Se da una parte \u00e8 soddisfacente il riconoscimento della centralit\u00e0 delle Alpi, la sola forza dei numeri fa temere un ruolo ben diverso per la montagna ed i suoi abitanti. Ed in questo contesto quanto conter\u00e0 la Convenzione delle Alpi, peraltro ormai nel diritto europeo, come matrice comune? Prevarranno le nebbie inquinate della produttiva pianura padana o le esigenze di conservazione e di tutela di un territorio gi\u00e0 minacciato da cambiamenti climatici e sociali? La risposta sincera a queste domande \u00e8 d&#8217;obbligo prima di ogni decisione sulla Macroregione alpina.<\/p>\n<p><strong>2016-03 &#8211; MAB VERSO UN NUOVO PIANO DI AZIONE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66405\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66405\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-03.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"240\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66405&amp;referrer=0\" title=\"\">Con gli ultimi tre riconoscimenti dell\u2019autunno scorso sono ormai 13 le aree MAB (Man and the Biosphere) dell\u2019Unesco sul territorio italiano, 651 in 120 paesi quelle totali. Il programma nato negli anni Settanta mira a migliorare il rapporto uomo e ambiente, combinando le conoscenze naturalistiche, sociali ed economiche in pratiche di sviluppo realmente sostenibili. Le aree riconosciute finora rappresentano territori dove questo \u00e8 stato perseguito e significativamente, pur partendo da aree protette, vedono un coinvolgimento maggiore di territorio e abitanti. Nel convegno che si terr\u00e0 a Lima in questi giorni, ci si porr\u00e0 l\u2019obiettivo di fare tesoro delle esperienze positive premiate dal riconoscimento e di elaborare nuove strategie per il prossimo decennio: un\u2019occasione ghiotta per ribadire il ruolo centrale delle aree protette nel definire e nell\u2019indirizzare lo sviluppo di tutto il territorio nel rispetto e nella conservazione della biodiversit\u00e0. La sostenibilit\u00e0 \u00e8 realmente possibile! en.unesco.org\/events\/4th-world-congress-biosphere-reserves<\/p>\n<p><strong>2016-02 &#8211; OLTRE LA NEVE!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66406\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66406\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-02.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"175\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66406&amp;referrer=0\" title=\"\">Il novembre pi\u00f9 caldo e secco dell\u2019ultimo secolo, un dicembre bellissimo ma senza nevicate. Anche quest\u2019inverno sembra confermare gli scenari pi\u00f9 pessimistici sul futuro della neve e del turismo ad essa legato. Le indicazioni che emergono da studi come quello su \u201cIl futuro del Turismo trentino\u201d commissionato dall\u2019Accademia d\u2019impresa della Camera di Commercio di Trento, sottolineano come sia gi\u00e0 necessaria la riconversione delle stazioni sciistiche situate alle quote pi\u00f9 basse, ripensando completamente la loro offerta turistica in cui lo sci dovr\u00e0 diventare uno dei tanti servizi offerti, con alternative pi\u00f9 appetibili e meno costose. E con quest\u2019andazzo climatico non \u00e8 certo opportuno rincorrere improbabili paradisi sciistici ad alta quota, su quel che resta dei ghiacciai e dell\u2019ultima riserva di acqua dolce. Occorrono nuove vie e nuove idee, un turismo diverso: pi\u00f9 dolce, pi\u00f9 accessibile e pi\u00f9 economicamente sostenibile, come da sempre sostenuto dal CAI. In attesa che quanto deciso a Cop21 si dimostri effettivo ed efficace.<\/p>\n<p><strong>2016-01 &#8211; CIBO = ENERGIA!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66407\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66407\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2016-01.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"164\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66407&amp;referrer=0\" title=\"\">Il risparmio e l&#8217;efficienza energetica, con positive ripercussioni ambientali, possono derivare dalla riduzione dello spreco di cibo, assai diffuso nei paesi pi\u00f9 sviluppati, e da un orientamento dei consumi verso prodotti agricoli caratterizzati da elevati rendimenti nella conversione fotochimica dell&#8217;energia solare e verso produzioni zootecniche richiedenti bassi consumi energetici. Dati e ricerche in tal senso sono stati presentati all\u2019EXPO di Milano, e lo sviluppo dell\u2019argomento \u00e8 previsto ad EXPO 2017 di Astana in Kazakhstan, che avr\u00e0 come tema \u201cFuture Energy\u201d. I risultati di tali iniziative dovrebbero indurre una politica energetica pi\u00f9 attenta anche nel mondo agricolo e zootecnico e ribadire il ruolo che ben orientate abitudini della societ\u00e0 civile possono svolgere per un uso consapevole delle fonti energetiche. Niente di nuovo per chi conosce la montagna, la sua storia e la sua economia, ma forse un buon incentivo per rilanciare queste abitudini e valorizzarle come esempi positivi e, a volte, virtuosi.<\/p>\n<p><strong>2015-12 &#8211; UN NUOVO CLIMA PER LA MONTAGNA&#8230; E NON SOLO!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66408\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66408\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-12.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"165\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66408&amp;referrer=0\" title=\"\">La montagna \u00e8 la prima vittima del cambiamento climatico, con effetti che ormai vanno oltre la sparizione dei ghiacciai ma coinvolgono ogni aspetto ambientale con riflessi sempre pi\u00f9 spinti anche su sicurezza ed attivit\u00e0 umane. L\u2019Alleanza per la montagna siglata fra gli altri anche dal CAI \u00e8 l\u2019ennesimo tentativo per provare a cambiare rotta, e dimostra come ormai si sia creata una sensibilit\u00e0 pi\u00f9 condivisa su queste problematiche anche nel campo politico ed amministrativo. \u00c8 il momento perci\u00f2 di concretizzare questa consapevolezza in una strategia ad ampio raggio che tocchi ogni aspetto e che riprenda in mano e definisca in dettaglio la pianificazione e la gestione del territorio montano: cosa fare, dove fare, come fare e chi deve fare. Di fatto, si tratta di reinventare l\u2019economia della montagna, ponendo al centro proprio il turismo sostenibile, da sempre il nostro cavallo di battaglia. Un impegno grosso, che richieder\u00e0 la presenza attiva del CAI su tutti i tavoli dove si cercheranno le migliori soluzioni.<\/p>\n<p><strong>2015-11 &#8211; OLTRE L&#8217;ABBANDONO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66409\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66409\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-11.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"154\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66409&amp;referrer=0\" title=\"\">Un rudere nel bosco, dei muri a secco sgretolati, una baita crollata, un alpeggio deserto\u2026 tanti sono i segni dell\u2019abbandono della montagna, segni di una storia e di una civilt\u00e0 scomparse come i loro protagonisti. \u00c8 triste pensare al secolare duro lavoro di generazioni, considerato superfluo da un evoluzione della societ\u00e0 che ha di fatto dimenticato le terre alte; eppure si tratta di un patrimonio che ha costituito e costituisce garanzia irrinunciabile per il mantenimento di un corretto equilibrio sul delicato ecosistema della montagna.<br \/>\nOggi non si pu\u00f2 sperare che la montagna resti in piedi da sola, specie in un contesto vulnerabile come \u00e8 quello del nostro territorio montano, reso ancora pi\u00f9 fragile dai mutamenti climatici che moltiplicano gli eventi eccezionali.<br \/>\nChe strategia, che politica, che gestione si prospettano per quella gran parte della montagna appenninica ed alpina dove l\u2019abbandono appare l\u2019unica realt\u00e0?<br \/>\nC\u2019\u00e8 bisogno di nuove idee e di una strategia globale con scelte coraggiose, che vadano oltre alle buone ma sporadiche iniziative locali. Ma chi ci sta pensando?<\/p>\n<p><strong>2015-10 &#8211; 20 PUNTI PER IL FUTURO!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66410\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66410\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-10.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"177\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66410&amp;referrer=0\" title=\"\">Ai soci CAI, ai titolati, ai dirigenti sezionali il compito di leggere e fare proprio il Nuovo Bidecalogo del CAI, il codice di autoregolamentazione e di comportamento nei confronti dell\u2019ambiente montano approvato dall\u2019Assemblea dei Delegati nel 2013! Il documento \u00e8 cos\u00ec importante che dovrebbe innervare ogni attivit\u00e0 individuale e collettiva nel CAI, ma l\u2019impressione \u00e8 che ancora non contrassegni pienamente il comune sentire del nostro Club. Non \u00e8 sufficiente la comunicazione a far conoscere queste norme di autodisciplina, aggiornate nel 2013, ma sostanzialmente adottate gi\u00e0 dal lontano 1981: servono buone pratiche. Nei campi di attivit\u00e0 il bidecalogo suggerisce approcci propositivi per \u201cfare insieme\u201d la montagna del futuro, una montagna dove chi ci vive e chi la frequenta sono entrambi responsabili di una gestione davvero sostenibile: 20 punti per la nuova montagna! Leggiamolo e facciamolo nostro guardando anche a quanto indicher\u00e0 il 100\u00b0 Congresso nazionale di ottobre su \u201cetica e volontariato\u201d.<\/p>\n<p><strong>2015-09 &#8211; UN MURETTO (A SECCO) E&#8217; PER SEMPRE?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66411\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66411\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-09.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"152\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66411&amp;referrer=0\" title=\"\">Muri a secco nel bosco, un versante gradonato, un reticolo di campi o di vigneti sul pendio: il paesaggio terrazzato racconta la storia e la cultura di tutte le popolazioni montane in giro per il mondo. Un tentativo riuscito di combattere la forza di gravit\u00e0 e di trasformare l\u2019inaccessibile in una terra di mezzo tra piano e monte. Un paesaggio terrazzato \u00e8 armonia tra orizzontale e verticale, \u00e8 mediazione tra valenze ecologiche, protettive e produttive ma anche estetiche ed etiche. Ma \u00e8 anche simbolo di fragilit\u00e0, di una montagna che ha bisogno dell\u2019uomo, a sua volta tentato dall\u2019abbandono. \u00c8 il passato, ma pu\u00f2 essere ancora il presente ed il futuro? Il progetto Livingstones seguito dal CS del CAI mira ad individuare i casi positivi in Italia di buone pratiche per il mantenimento di questa realt\u00e0 polifunzionale e sar\u00e0 oggetto dell\u2019Aggiornamento per operatori TAM-CSC il 3 \u2013 4 ottobre. Un impegno di ricerca per arrivare preparati al 3\u00b0 Incontro Mondiale sui Paesaggi Terrazzati che si terr\u00e0 in Veneto nell\u2019ottobre 2016, un modo per capire se le scelte del passato possono essere ancora vincenti per il futuro.<br \/>\nwww.caicsc.it\/progetti-attivita\/progetto-living-stones.html<\/p>\n<p><strong>2015-08 &#8211; UN FUTURO DIVERSO PER LE ALPI APUANE?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66412\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66412\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-08.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"167\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66412&amp;referrer=0\" title=\"\">Le Alpi Apuane sono un paradigma dell\u2019Italia: uniche nelle proprie eccellenze e bellezze, uniche nei rischi e nelle problematiche. \u00c8 qui presente il conflitto tra la salvaguardia di un patrimonio naturale esclusivo e fragile e lo sfruttamento pesante del territorio, letteralmente fatto a pezzi dall\u2019estrazione marmifera seguendo l\u2019unica prospettiva del guadagno immediato. Una convivenza quasi impossibile tra Parco e interessi economici, locali e non, con uno scontro che divide e di fatto immobilizza l\u2019intera area impedendo una crescita reale. Una storia che si trascina da decine d\u2019anni, ma che forse \u00e8 giunto il momento di cambiare. Pu\u00f2 esserci un futuro diverso delle Apuane? Possono queste montagne cos\u00ec particolari diventare il laboratorio di un\u2019altra montagna, dove sostenibilit\u00e0 e sviluppo riescano a convivere, in forme diverse ed innovative, anche con legittimi interessi economici?<br \/>\nA queste domande cercher\u00e0 di dare risposta l\u2019aggiornamento nazionale per operatori TAM\/NC che si svolger\u00e0 il 3-4 ottobre a Massa. Perch\u00e9, forse, delle nuove Apuane sono possibili, a patto di non perdere prima quelle vecchie.<\/p>\n<p><strong>2015-07 &#8211; UNA CONVENZIONE, UNA MACROREGIONE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66413\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66413\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-07.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"172\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66413&amp;referrer=0\" title=\"\">A livello europeo si sta discutendo su nuove strategie macroregionali, dopo quelle adottate per l\u2019area baltica (ottobre 2009) e per il Danubio (giugno 2011): le macro-regioni si configurano come aree caratterizzate sia da debolezze che da opportunit\u00e0 comuni, in cui si ritiene opportuno investire fondi e risorse prioritarie.<br \/>\nQueste strategie si basano sul Trattato UE che individua la coesione territoriale come uno dei principali obiettivi politici europei, indicando direttamente nell\u2019art. 174 le regioni montane. In questo contesto le Alpi costituiscono un territorio molto adatto a una strategia macroregionale: oltretutto, grazie alla Convenzione delle Alpi, esiste gi\u00e0 (un unicum in tutta l\u2019Europa) uno strumento di diritto internazionale vincolante con indicazioni gestionali condivise. Insomma, le premesse per avere finalmente una strategia politica dedicata esclusivamente alla montagna alpina sembrano ottime. Monaco e Milano permettendo.<\/p>\n<p><strong>2015-06 &#8211; UNA &#8220;NUOVA&#8221; MONTAGNA TUTTA DA INSEGNARE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66414\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66414\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-06.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"125\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66414&amp;referrer=0\" title=\"\">Tra i problemi della montagna c\u2019\u00e8 la perdita di cultura e di conoscenze del territorio, che interessa soprattutto le attuali generazioni adulte. Grande \u00e8 perci\u00f2 il bisogno educativo di quelle giovani, soprattutto in et\u00e0 scolare. Il CAI (che gi\u00e0 rivolge i suoi corsi alle persone adulte) si rivolge ai giovani sia attraverso l\u2019attivit\u00e0 delle sue sezioni, sia collaborando con le Scuole. Il Protocollo d\u2019intesa del 2012 tra CAI e Ministero dell\u2019Istruzione (MIUR) prevede l\u2019impegno condiviso per \u201cdivulgare nel mondo della Scuola percorsi di formazione, favorire modalit\u00e0 di frequentazione consapevole dello spazio montano, attivare ampia e proficua collaborazione per l\u2019educazione alla tutela dell\u2019ambiente e allo sviluppo sostenibile\u201d. Un obiettivo strategico che dobbiamo continuare a perseguire: non mancano n\u00e9 l\u2019esperienza, n\u00e9 la fantasia, n\u00e9 la capacit\u00e0. Nel 2014 il CAI \u00e8 inoltre diventato ente accreditato per la formazione dei docenti ai quali si rivolge con Corsi nazionali in ambiente.<br \/>\nPerci\u00f2 diamoci dentro!<\/p>\n<p><strong>2015-05 &#8211; FONTI D&#8217;ENERGIA RINNOVABILI: SI, MA CON DISCERNIMENTO.<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66415\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66415\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-05.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"130\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66415&amp;referrer=0\" title=\"\">L\u2019ennesima collina \u201csolarizzata\u201d o una torre eolica abbattuta a terra da raffiche di vento (Cilento febbraio 2015) non fanno pi\u00f9 notizia. Nemmeno si evidenzia come la producibilit\u00e0 specifica media degli impianti eolici italiani (intorno a 1600 Wh\/W = ore anno a P nominale) confermi che la ventosit\u00e0 turbolenta e incostante della nostra penisola non \u00e8 confacente ad una sostenibile elettroproduzione eolica. N\u00e9 fa notizia che le produzioni eolica e fotovoltaica, nate disordinatamente sul territorio, stanno destabilizzando l\u2019equilibrio gestionale delle reti elettriche, producendo, come da recenti delibere dell\u2019Autorit\u00e0 per l\u2019Energia, la necessit\u00e0 di impianti di accumulo delle sovrapproduzioni non programmabili, con ulteriori ripercussioni economiche e ambientali.<br \/>\nLe FER sono sicuramente il nostro futuro, ma necessitano di una seria valutazione costi\/benefici, visti i problemi economici e gestionali e gli effetti sull\u2019ambiente, specie montano. C\u2019\u00e8 bisogno di capire e di discutere e il CAI non si tira indietro, portando il suo piccolo contributo con il nuovo quaderno CCTAM n.7 dedicato al tema Energia e Ambiente: buona lettura per un\u2019energia migliore!<br \/>\nwww.cai-tam.it\/energie-articolo<\/p>\n<p><strong>2015-04 &#8211; UNA MONTAGNA DI SERVIZI<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66416\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66416\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-04.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"131\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66416&amp;referrer=0\" title=\"\">I servizi ecosistemici (ossia \u201ci benefici multipli che gli ecosistemi forniscono alla societ\u00e0 umana\u201d) sono ormai visti a livello internazionale come elementi essenziali dello sviluppo sostenibile.<br \/>\nIl sistema degli incentivi, la programmazione politica e il contesto economico puntano infatti a considerare sempre pi\u00f9 gli impatti ambientali (positivi e negativi) delle differenti attivit\u00e0, favorendo le azioni virtuose volte a garantire il mantenimento di questi \u201cbenefit\u201d fondamentali dagli ambienti naturali garantiti.<br \/>\nL\u2019Unione Europea sta indirizzando in questa direzione la sua politica ambientale: ricerca, energia, agricoltura e sviluppo rurale devono convergere sull\u2019incontro di saperi e sulla conservazione di beni essenziali. \u00c8 una grande occasione per la montagna, da sempre la principale fornitrice di questi servizi, e anche per chi in montagna vive e lavora: \u00e8 il momento per riconoscere e premiare le molte buone pratiche originate in questo ambiente difficile e che spesso rischiano di scomparire. La montagna, debole come produttivit\u00e0, ritorna fortissima se finalmente si considerano questi aspetti.<br \/>\nQuindi: servizi per tutti, purch\u00e9 ecosistemici!<\/p>\n<p><strong>2015-03 &#8211; UNA GIORNATA E BASTA?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66417\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66417\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-03.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"173\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66417&amp;referrer=0\" title=\"\">Il 22 marzo ricorrer\u00e0 la giornata mondiale per l&#8217;acqua, che si tiene dal 1992. Con questa si chiude anche il Decennio Internazionale dell\u2019acqua 2005-2015. Una bella occasione non solo per la sensibilizzazione sul problema, ma per fare realmente il punto sugli impegni presi dieci anni fa: siamo riusciti a fare passi avanti e a dimezzare entro il 2015, a livello planetario, il numero di coloro che non hanno accesso all\u2019acqua potabile e che non hanno i mezzi per procurarsela?<br \/>\nAccesso, depurazione e gestione oculata delle risorse idriche: come siamo messi? Abbiamo riscontri positivi?<br \/>\nSappiamo che la montagna \u00e8 strategica per l\u2019acqua che utilizziamo e che la gestione ottimale di questa risorsa passa per le scelte globali sul territorio.<br \/>\nE in attesa di un protocollo acqua nella Convenzione delle Alpi, aspettiamo buone nuove e qualche indicazione positiva.<br \/>\nChiediamo fatti concreti e niente retorica, per favore!<\/p>\n<p><strong>2015-02 &#8211; LA RETE DEL FUTURO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66418\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66418\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-02.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"149\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66418&amp;referrer=0\" title=\"\">Forse non ce ne siamo accorti, ma le aree protette (Parchi Nazionali regionali ma anche SIC e ZPS) sono ormai l\u2019asse portante delle nostre montagne: basta guardare una qualsiasi carta che ne riporti i confini per capirne l\u2019estensione e verificarne la continuit\u00e0 su crinali e spartiacque. Lentamente e faticosamente, a partire dalla \u201cmitica\u201d legge quadro del 1991 e proseguendo con le Direttive comunitarie e con le iniziative delle singole regioni, siamo riusciti a costruire anche in Italia un patrimonio notevole di bellezze e ricchezze naturali protette.<br \/>\nLa montagna attuale ne \u00e8 fortemente intrisa e condizionata, generalmente in bene! Certo, problemi, fallimenti ed errori hanno affiancato le molte cose positive, ma il dato di fatto \u00e8 che una rete di protezione si \u00e8 stesa in qualche modo sulle nostre montagne. La vogliamo distruggere? O vogliamo ripartire da essa per costruire la montagna del futuro?<br \/>\nDomanda retorica per noi del CAI, un po\u2019 meno per molti altri.<\/p>\n<p><strong>2015-01 &#8211; UN&#8217;ALTRA NEVE E UN ALTRO TURISMO SONO POSSIBILI!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66419\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66419\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2015-01.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"167\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66419&amp;referrer=0\" title=\"\">Pi\u00f9 di 5000 firme contro i prospettati impianti di Serodoli: una testimonianza concreta di un rifiuto convinto e diffuso di un modello turistico basato solo sulla proliferazione di piste e impianti, spesso, come nel caso in questione, a scapito anche di Parchi e loro piani di gestione. Continuiamo ad assistere al vuoto riproporsi di schemi economici gi\u00e0 superati dalla realt\u00e0, ovviamente a finanziamento pubblico e a danno della tutela.<br \/>\nBisogna dire con forza che i modelli vincenti di turismo sono altri, specie nello spazio montano: la ricerca, lo ha ribadito il convegno SAT del 21 novembre, ci dice che il futuro \u00e8 dei turisti \u201cmodello\u201d 4L, ossia quelli capaci di godere del paesaggio (Landscape), di divertirsi con intelligenza (Leisure), ma anche desiderosi di conoscere la realt\u00e0 in cui si muovono (Learning) e ben consci dei limiti di fruizione dell\u2019ambiente (Limit). Guarda caso proprio il profilo dei soci CAI! Una consapevolezza diversa, esigenze diverse a cui l\u2019offerta turistica invernale dovrebbe finalmente cominciare a fare riferimento.<\/p>\n<p><strong>2014-12 &#8211; RICERCA E MONTAGNA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66420\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66420\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-12.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"150\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66420&amp;referrer=0\" title=\"\">Come riportato dal numero di \u00abDislivelli\u00bb di ottobre, \u00e8 in atto un significativo ritorno alla montagna: non pi\u00f9 soltanto pendolari dalle citt\u00e0 ma giovani che scelgono di costruire la propria vita, lavorativa e non, sulle Alpi e sugli Appennini. Un nuovo montanaro, pieno di idee, con una buona conoscenza della realt\u00e0 ambientale ma anche del mondo esterno, capace perci\u00f2 di mediare la tradizione con l\u2019innovazione. Persone che giustamente cercano un reddito, lavorando per\u00f2 sul rispetto e sulla valorizzazione delle peculiarit\u00e0 naturali e produttive e non pi\u00f9 sulla loro mercificazione come \u00e8 avvenuto nei decenni precedenti (vedi il proliferare di stazioni sciistiche!). Forse \u00e8 presto per dire se \u00e8 in atto una rivoluzione culturale ma certo le Terre alte potrebbero diventare un vero e proprio laboratorio per una nuova economia e una nuova societ\u00e0. I villaggi degli alpinisti, le tante buone pratiche raccolte dalla Tam e il grande lavoro culturale fatto dal Comitato Scientifico e dal gruppo Terre Alte, dimostrano che per il CAI una nuova montagna basata sulla conoscenza e il rispetto della natura \u00e8 possibile e\u2026 rende! Magari con un aiuto istituzionale come meno burocrazia e pi\u00f9 servizi per chi cerca di fare impresa in quota. Un sogno? Ma se gli alpinisti non sapessero sognare.<\/p>\n<p><strong>2014-11 &#8211; SOTT&#8217;ACQUA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66421\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66421\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-11.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"165\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66421&amp;referrer=0\" title=\"\">Un\u2019estate pi\u00f9 piovosa che mai ha evidenziato ancora una volta come l\u2019acqua sia l\u2019elemento cardine per la gestione del nostro territorio: troppa o troppo poca, usata bene o sfruttata, pericolo immane o fonte di tranquillit\u00e0. E non \u00e8 solo un discorso di dissesto idrogeologico ma anche di valore bio-ecologico \u2013 acqua fonte di vita \u2013 spesso minacciato dall\u2019inquinamento e da un uso eccessivo per fini energetici o di altro tipo. Il nostro futuro (e il nostro presente) dipendono dalla nostra capacit\u00e0 di gestire questa risorsa.<br \/>\nCon l\u201982% dei comuni a rischio idrogeologico, non dovrebbe sfuggire a nessuno il ruolo strategico di ogni investimento e di ogni progetto sull\u2019acqua. Le normative e le leggi ci sono (ad es. la Direttiva 2007\/60 CE sulla pianificazione della gestione dei rischi alluvionali, gi\u00e0 recepita dal D.lgs. 49\/2010), competenze e conoscenze tecniche anche. Non mancano neanche le regolari grida di allarme e i richiami come quelli molteplici fatti dal CAI e dalle altre associazioni. Ma c\u2019\u00e8 davvero la volont\u00e0 di investire senza se e senza ma su \u201csorella acqua\u201d? Nell\u2019attesa di capirlo, aspettiamo il prossimo temporale\u2026<\/p>\n<p><strong>2014-10 &#8211; RICERCA E MONTAGNA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66422\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66422\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-10.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"162\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66422&amp;referrer=0\" title=\"\">Esiste una ricerca dedicata alla montagna? Si, o meglio, esistono tanti bravi ricercatori che svolgono la loro attivit\u00e0 su tematiche del territorio montano, spesso con buoni risultati. Lavori fatti con una cronica scarsit\u00e0 di fondi, ma con tanta passione, correndo anche il rischio di restare intrappolati nella pura accademia, lontano dalla realt\u00e0, visto l\u2019attuale sistema di valutazione della ricerca che non premia certo la divulgazione e la comunicazione.<br \/>\nLa montagna del futuro (ma anche quella del presente) ha bisogno di questa ricerca, che per\u00f2 deve essere ben collegata alle reali esigenze del territorio: una ricerca quindi capace di intercettare le esigenze di chi la montagna la vive. Ricercatori e stakeholders (enti gestionali, comunit\u00e0 locali ma anche il mondo associazionistico) devono perci\u00f2 parlarsi e individuare insieme linee strategiche chiaramente finalizzate, su cui collaborare e investire le risorse (poche) e le capacit\u00e0 (tante). Una scommessa decisiva per chi vuole una montagna davvero viva e protagonista.<\/p>\n<p><strong>2014-09 &#8211; PER UNA GESTIONE FAUNISTICA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66423\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66423\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-09.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"142\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66423&amp;referrer=0\" title=\"\">La fauna \u00e8 la componente pi\u00f9 percepibile dell\u2019ambiente montano e di sicuro l\u2019indicatore principale del suo stato di salute.<br \/>\n\u00c8 chiaro che solo in un territorio salvaguardato in tutti i suoi aspetti si possono garantire una sufficiente biodiversit\u00e0 e una buona coabitazione con l\u2019uomo e le sue attivit\u00e0. Una corretta gestione faunistica deve quindi rientrare in una visione pi\u00f9 ampia di pianificazione territoriale e uscire da una sostanziale identificazione con la mera gestione venatoria.<br \/>\nIl messaggio che deve passare ed entrare nella mentalit\u00e0 corrente \u00e8 quello di una \u201cgestione attiva\u201d della fauna, ma nel rispetto di regole ben precise, coerenti con le pi\u00f9 recenti acquisizioni scientifiche, con le Direttive Comunitarie e con la normativa nazionale attualmente vigente, applicata in modo adeguato ma subordinata al conseguimento di obiettivi quali la tutela della biodiversit\u00e0, l\u2019incentivazione dei corridoi biologici e di Rete Natura 2000 e la redazione e l\u2019utilizzo della Carta della Natura. Questa visione richiede grande senso di responsabilit\u00e0 da parte di tutti: ricercatori, tecnici, appassionati ma anche pescatori e cacciatori, e \u2013 infine \u2013 i politici e amministratori locali.<\/p>\n<p><strong>2014-08 &#8211; LA RICHHEZZA DI BOSCHI E FORESTE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66424\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66424\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-08.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"147\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66424&amp;referrer=0\" title=\"\">L\u2019ultimo inventario forestale (2006) ha evidenziato la grande superficie forestale presente in Italia e anche il valore qualitativo di questi boschi, ricchi di biodiversit\u00e0 oltre che di biomassa.<br \/>\n10.467.533 ettari, corrispondenti al 34,7% della superficie italiana, ma anche pi\u00f9 di met\u00e0 delle tipologie forestali europee.<br \/>\nUna grande ricchezza, sia economica che ecologica, ovviamente concentrata in massima parte in montagna. Una gestione oculata della multifunzionalit\u00e0 delle foreste \u00e8 perci\u00f2 un asset strategico fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio montano: il futuro (e gi\u00e0 il presente) sta nella riscoperta del bosco e del legno come fonte di lavoro e di benessere a \u201cchilometri zero\u201d o quasi. I criteri per una nuova economia nel pieno rispetto delle valenze ecologiche esistono gi\u00e0: una selvicoltura \u201cprossima alla natura\u201d e i principi adottati dai sistemi di certificazione (Pefc e FSC). Ma occorrono nuove politiche che riscoprano la dimenticata economia montana e nuovi investimenti. Aspettiamo fiduciosi. www.pefc.it<br \/>\nwww.sian.it\/inventarioforestale\/index.do<br \/>\nwww.prosilva.it<\/p>\n<p><strong>2014-07 &#8211; TORNANDO IN MALGA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66425\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66425\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-07.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"153\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66425&amp;referrer=0\" title=\"\">Che sarebbero le Alpi senza gli alpeggi?<br \/>\nNon si tratta solo di salvare l\u2019immagine da cartolina delle malghe che tutti abbiamo nel cuore, ma un modello quasi millenario di gestione del territorio, un economia che pu\u00f2 ancora dire molto e un mondo di biodiversit\u00e0. Ma qual \u00e8 la reale situazione? L\u2019economia dell\u2019alpeggio \u00e8 molto precaria e basata anch\u2019essa su contributi pubblici. Per\u00f2, l\u00e0 dove si \u00e8 avuto il coraggio di investire in strutture e infrastrutture, di favorire il legame tra produzione diretta e turismo agriturismi e mercati contadini) sono nate realt\u00e0 interessanti che stanno anche attirando i giovani verso la non facile vita di alta montagna, che stanno permettendo la sopravvivenza di aziende zootecniche e che stanno creando, pur se su piccola scala, posti di lavoro.<br \/>\nUna strategia per il futuro? Un intelligente e sensato investimento che non travolga le realt\u00e0 esistenti, ma le valorizzi, un delicato equilibrio fra tradizione e tecnologia e una sempre pi\u00f9 accentuata tipicizzazione e qualit\u00e0 dei prodotti, con un adeguato sostegno da un mercato aperto e solidale. www.sozooalp.it<\/p>\n<p><strong>2014-06 &#8211; 30 ANNI DI TAM!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66426\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66426\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-06.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"152\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66426&amp;referrer=0\" title=\"\">Beh, trent\u2019anni sono una bella et\u00e0 per una commissione tecnica e trasversale.<br \/>\nPer\u00f2 sarebbe pi\u00f9 corretto dire che festeggiamo 151 anni di tutela ambiente montano da parte del CAI. Perch\u00e9 l\u2019attenzione al nostro terreno di gioco e alla sua salvaguardia ha sempre caratterizzato le scelte della nostra Associazione, in modo pi\u00f9 o meno efficace.<br \/>\nUn impegno concretizzato dalla TAM, ma che \u00e8 sempre pi\u00f9 patrimonio di tutti i soci, come ben espresso dal nuovo Bi-Decalogo. Una tutela difficile di un contesto in continua evoluzione, dove i rapidi cambiamenti (climatici, sociali, politici\u2026) sono la norma.<br \/>\nUna tutela che richiede le doti proprie di ogni bravo alpinista: conoscenza del territorio e attenzione ai pericoli che lo minacciano, ma anche fantasia, intuito e tenacia per individuare e seguire la via giusta.<br \/>\nUn cammino non facile tra criticit\u00e0, biodiversit\u00e0 e sostenibilit\u00e0, ma che come sempre ci apre prospettive affascinanti da vivere insieme nei prossimi trent\u2019anni!<\/p>\n<p><strong>2014-05 &#8211; ROMBANO I MOTORI<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66427\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66427\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-05.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"156\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66427&amp;referrer=0\" title=\"\">In garage le motoslitte, atterrati gli elicotteri dell\u2019elisky adesso tocca a quad, moto e fuoristrada. La motorizzazione della montagna \u00e8 in atto e continua imperterrita. Professionisti, imprenditori privati ed anche Comuni ed Amministrazioni vedono nei mezzi a motore un richiamo interessante, e le attivit\u00e0 ad essi legate sono sempre pi\u00f9 facilmente autorizzate e pubblicizzate: manifestazioni &#8220;motorizzate&#8221; come la motocavalcata della Carnia ed il raduno quaddistico a Frabona Sottana si stanno moltiplicando ovunque.<br \/>\nA parte il problema sicurezza sui sentieri, oltre ai danni strutturali ad essi arrecati, ed il grave disturbo provocato dal rumore alla fauna locale, rimane forte un interrogativo etico che dovrebbe coinvolgere ogni persona legata anche professionalmente alla montagna. Ha senso svendere un territorio ricco di natura, storia e cultura come un \u201cnon luogo\u201d finalizzato alla prestazione di un mezzo meccanico?<br \/>\n\u00c8 questo l\u2019approccio consumistico della montagna che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni? Il CAI \u00e8 sempre stato chiaro su questi temi.<\/p>\n<p><strong>2014-04 &#8211; MILLE LUPI SULLE NOSTRE MONTAGNE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66428\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66428\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-04.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"162\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66428&amp;referrer=0\" title=\"\">Il lupo \u00e8 ormai una realt\u00e0 per la montagna italiana con totale di circa 1000 esemplari. Nell\u2019arco di due generazioni (umane), la spontanea colonizzazione della dorsale appenninica si \u00e8 ormai completata, mentre sulle Alpi l\u2019avanzata continua pi\u00f9 a fatica. Benefici e svantaggi da questo ritorno? Di sicuro il lupo \u00e8 un perno dell\u2019equilibrio ecologico degli ecosistemi montani. Gli effetti positivi della sua presenza (aumento della biodiversit\u00e0 in primis) cominciano ben presto a evidenziarsi sia sulle comunit\u00e0 animali (riduzione del carico degli ungulati e cambiamento della loro etologia) che indirettamente su quelle vegetali (modificazioni alla composizione specifica a causa degli effetti sui pascolatori). Gli svantaggi sono sicuramente legati alla conflittualit\u00e0 con l\u2019allevamento, ma va sottolineato che, dove gli enti preposti hanno agito con tempestivit\u00e0 ed efficacia (informazione, rimborsi danni e cani da guardiania), la convivenza \u00e8 stata resa possibile. I costi economici di questo ritorno? Inferiori a quelli provocati da altre specie pi\u00f9 o meno \u201cnocive\u201d: nella sola Emilia-Romagna fagiano e lepre causano ogni anno danni all\u2019agricoltura per pi\u00f9 di 500.000 euro rispetto ai 150.000 dovuti al lupo.<br \/>\nBisogna per\u00f2 che cresca la consapevolezza di questa presenza, simbolo di forza, abilit\u00e0 e condivisione, non pi\u00f9 come problema, ma come risorsa e valore.<br \/>\nPer saperne di pi\u00f9: www.canislupus.it<\/p>\n<p><strong>2014-03 &#8211; W LA BIODIVERSITA&#8217; MONTANA!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66429\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66429\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-03.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"181\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66429&amp;referrer=0\" title=\"\">La tutela della biodiversit\u00e0 \u00e8 ormai una priorit\u00e0 delle politiche di conservazione a livello europeo e mondiale. Molti progetti (www.ipbes.net) sono partiti negli ultimi anni per aiutare governi, ricerca e cittadini, a sviluppare insieme strategie adeguate allo scopo. Brilla per\u00f2 la scarsa attenzione avuta finora per gli ambienti montani. Il CAI ha fatto la propria parte partecipando a tavoli e progetti (tinyurl.com\/nkanord) per rammentare che la montagna esiste. Non sarebbe bello se l\u2019Italia, ben poco presente in questo campo, si facesse carico ora di linee specifiche per la tutela dei nostri principali serbatoi di biodiversit\u00e0 (Alpi e Appennini)?<br \/>\nUn modo per valorizzare anche l\u2019ottimo lavoro fatto sul campo dai nostri Parchi e riserve e per far decollare i diversi progetti di rete ecologica gi\u00e0 attivati in alcune Regioni come Trentino e Marche.<br \/>\nIn fondo perch\u00e9 non provarci? Le montagne le abbiamo\u2026<\/p>\n<p><strong>2014-02 &#8211; CINQUE AUSPICI PER LA MONTAGNA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66430\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66430\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-02.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"192\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66430&amp;referrer=0\" title=\"\">L\u2019inverno \u00e8 nel suo pieno e, tra una ciaspolata e l\u2019altra, qualche pensiero va a ci\u00f2 che potrebbe sbocciare a primavera, ovviamente se -la semina sar\u00e0 stata fatta bene.<br \/>\n1. Avr\u00e0 riscontro la lettera delle Associazioni di fine novembre con cui si richiede un investimento serio nella gestione del territorio?<br \/>\n2. Riuscir\u00e0 la Convenzione delle Alpi, proprio nell\u2019anno di presidenza italiana, a diventare l\u2019atto fondativo e finalmente condiviso delle \u201cNuove Alpi\u201d?<br \/>\n3. Riusciranno i nostri Parchi e aree protette a essere ancora una volta il perno della gestione della montagna?<br \/>\n4. Sole e vento saranno fonti di energia davvero sostenibili nel rispetto del paesaggio?<br \/>\n5. Ci sar\u00e0 una politica seria per chi ha scelto di vivere in montagna? E una politica per la montagna?<\/p>\n<p><strong>2014-01 &#8211; FONTI DI ENERGIA RINNOVABILI, PRO E CONTRO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66431\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66431\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2014-01.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"181\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66431&amp;referrer=0\" title=\"\">Il costo annuale del sistema incentivante in atto per le fonti d\u2019energia rinnovabili (FER) ha raggiunto nel 2013 ben 12 miliardi di euro, il 56 % dei quali dovuti alla produzione fotovoltaica. Tale onere, e i maggiori costi per i servizi di rete, gravano interamente sulle tariffe elettriche dagli utenti finali, costituendone gi\u00e0 ora il 30% , con previsione di incremento, dato l\u2019ulteriore sviluppo impiantistico programmato. Ci\u00f2 rende l\u2019energia elettrica italiana tra le pi\u00f9 care dei paesi industrializzati, diminuendo la competitivit\u00e0 dell\u2019industria nazionale, spesso costretta a trasferire all\u2019estero e attivit\u00e0 pi\u00f9 energivore. Se a ci\u00f2 si aggiungono:- i problemi di gestione e sicurezza della rete gi\u00e0 qui considerati; gli impatti ambientali e paesistici dei grandi impianti eolici e fotovoltaici a terra e il fatto che aerogeneratori e moduli fotovoltaici vengono importati, c\u2019\u00e8 da domandarsi: a chi giova il \u201cpressing\u201d per le FER? Rinnovabili si, ma\u2026<\/p>\n<p><strong>2013-12 &#8211; CHIMICA IN QUOTA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66432\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66432\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-12.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"153\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66432&amp;referrer=0\" title=\"\">Un recente articolo della rivista \u00abDislivelli\u00bb ha lanciato un giustificato allarme per l\u2019uso di prodotti chimici nelle coltivazioni di genep\u00ec in quota. Siamo infatti abituati ad associare i pesticidi all\u2019agricoltura intensiva di fondovalle e suona strano l\u2019uso di prodotti tossici anche su quelle che sono le colture specializzate, su cui tanto si insiste per ridare un futuro all\u2019economia della montagna.<br \/>\nMa il vero problema \u00e8 la quasi completa assenza di una ricerca finalizzata alla riscoperta e alla valorizzazione di queste coltivazioni minori. Troppi interessi e investimenti per le colture da reddito (melo e vite) e ben poco per quelle da \u201cambiente\u201d su cui scommettere per l\u2019agricoltura montana del futuro. Non si pu\u00f2 lasciare chi \u201cosa\u201d investire su un ritorno alla montagna senza la corretta assistenza tecnica e scientifica.<br \/>\nSe vogliamo la sostenibilit\u00e0, occorre investire su strade nuove che solo la ricerca e la sperimentazione possono assicurare. Un arcobaleno di idee e buone pratiche tutto da inventare!<br \/>\nLa rivista \u00e8 scaricabile gratuitamente dal sito: www.dislivelli.eu<\/p>\n<p><strong>2013-11 &#8211; ARRIVANO GLI SPACE INVADERS!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66433\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66433\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-11.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"157\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66433&amp;referrer=0\" title=\"\">Gli alieni sono fra noi e nelle nostre montagne. Non si tratta per\u00f2 di Klingon o Vulcaniani, ma delle specie alloctone, sia animali che vegetali, giunte da lontano ed ora abbondanti sul nostro territorio. Su 100 specie che arrivano solo 10 si naturalizzano e solo una diventa invasiva, ossia capace di diffondersi su grande scala e di fare anche danni economici ed ecologici.<br \/>\nMa il numero degli arrivi \u00e8 cresciuto a dismisura e ora gli \u201calieni\u201d sono molteplici: su 1023 specie vegetali alloctone censite solo in Italia, almeno 163 sono considerate invasive. Per non parlare di patogeni e insetti la cui introduzione, pi\u00f9 o meno casuale, crea sempre grandi problemi, basti pensare alla recente colonizzazione dei castagneti a opera della vespa cinese. La preoccupazione per l\u2019impatto degli invasivi ha spinto la UE a proporre un nuovo atto legislativo per evidenziare l\u2019importanza del problema e la necessit\u00e0 di un impegno comune. Impegno di tutti: non si pu\u00f2 infatti dimenticare che molte di queste invasioni sono avvenute per scelte sbagliate o per incuria di singoli cittadini. La salvaguardia della biodiversit\u00e0 montana passer\u00e0 anche dalla lotta contro questi invasori!<br \/>\neasin.jrc.ec.europa.eu<\/p>\n<p><strong>2013-10 &#8211; SE I SOCI CAI SONO I PRIMI A NON RISPETTARE L&#8217;AMBIENTE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66434\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66434\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-10.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"188\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66434&amp;referrer=0\" title=\"\">Bench\u00e9 dal 1981 siano vigenti nel CAI norme di autoregolamentazione e di indirizzo per la compatibilit\u00e0 ambientale delle varie attivit\u00e0 (Bidecalogo) recentemente aggiornate dall\u2019Assemblea Delegati di Torino e arricchite da precisi impegni del Sodalizio, non \u00e8 raro incontrare su pascoli o angusti sentieri montani dei provetti \u201cbykers\u201d e motociclisti con moto enduro. Oppure vedere evoluzioni di motoslitte su immacolati versanti innevati, o improvvisati scialpinisti che mediante impianti a fune o elicotteri accedono a fuoripista su versanti eletti a rifugio dalla fauna selvatica. Poich\u00e9, purtroppo, a volte capita di riconoscere tra questi attrezzati utenti della montagna anche pi\u00f9 o meno qualificati soci CAI, c\u2019\u00e8 da domandarsi quale sia tra i nostri Soci la consapevolezza dell\u2019impegno di coerenza con queste norme, assunto con l\u2019iscrizione al Sodalizio, e quanto ci\u00f2 sia fatto rimarcare dai dirigenti e responsabili sezionali.<\/p>\n<p><strong>2013-09 &#8211; SI APRE LA CACCIA: TUTELIAMO L&#8217;AMBENTE E IL MONDO AGRICOLO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66435\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66435\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-09.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"189\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66435&amp;referrer=0\" title=\"\">Si riapre la stagione venatoria. E si riaprono le polemiche che per un paio di settimane serviranno a fare notizia sui giornali per poi sparire, sostituite dai troppi incidenti di caccia . Al di la del discorso etico (caccia si, caccia no), l\u2019attivit\u00e0 venatoria \u00e8 indubbiamente una realt\u00e0 della nostra montagna e, dove ben condotta, fa parte della cultura e rientra pienamente nella gestione ordinaria del territorio. Manca per\u00f2 una visione ed un approccio condiviso a questo problema fondamentale che tocca la montagna in ogni settore: agricoltura, selvicoltura, fruizione turistica e ovviamente conservazione e protezione.<br \/>\n\u00c8 inutile negare che spesso localmente prevalgono gli interessi particolari dei cacciatori (quindi deroghe regionali e successive multe europee!). Mai come ora si sente invece l\u2019esigenza affinch\u00e9 si arrivi alla modifica della legge n. 157\/92, recependo le istanze del mondo agricolo e ambientalista, mettendo in primo piano la piena tutela dell\u2019ambiente e delle varie componenti del mondo rurale e facendole dialogare con le richieste del mondo venatorio. Verso un comune sentire.. ancora troppo lontano?!<\/p>\n<p><strong>2013-08 &#8211; FONTI RINNOVABILI: RISORSA O PROBLEMA?<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66436\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66436\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-08.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"178\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66436&amp;referrer=0\" title=\"\">Grazie alle forti incentivazioni, la produzione elettrica italiana da fonti rinnovabili, ha raggiunto gi\u00e0 nel 2012 l\u2019obiettivo del 27% del CIL (Consumo Interno Lordo) previsto dal Piano d\u2019Azione Nazionale per il 2020: un bel risultato se non fosse che sta creando grossi problemi alla rete elettrica nazionale, che non ha avuto il tempo per adeguarsi.<br \/>\nUna produzione molto distribuita in zone debolmente interconnesse alla rete elettrica crea sovraccarichi e inversione dei flussi energetici: le fonti non programmabili (fotovoltaica ed eolica) generano surplus di energia in ore di basso carico e fluttuazioni produttive che sconvolgono la gestione del servizio elettrico. Tutto ci\u00f2 richiederebbe costosi adeguamenti di rete, ridotto utilizzo e rendimento della produzione tradizionale e nuovi impianti di stoccaggio energetico distribuito, con nuovi impatti ambientali da affiancare alle torri eoliche sui crinali e ai grandi \u201ccampi\u201d fotovoltaici. Se non si vuole che il \u201cbuon obbiettivo\u201d del passaggio alle fonti rinnovabili si traduca in danni e costi per la comunit\u00e0, occorre una visione strategica ed una serie di interventi di sistema che vadano ben oltre la semplice incentivazione (a nostre spese) della fonte.<\/p>\n<p><strong>2013-07 &#8211; POTERE ALLE (BIO)MASSE!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66437\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66437\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-07.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"147\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66437&amp;referrer=0\" title=\"\">Sono riapparsi in Appennino ampi tagli del bosco ceduo, creando allarme ed un po\u2019 di sconcerto anche perch\u00e9 spesso effettuati in prossimit\u00e0 di aree protette o tutelate.<br \/>\nL\u2019utilizzo delle biomasse legnose come fonte energetica \u00e8 alla base del rinnovato interesse di privati ed enti per la ceduazione ed \u00e8 in s\u00e9 una cosa buona per l\u2019economia montana: il ceduo, infatti, se ben tagliato non viene danneggiato e ricresce tranquillamente, mentre l\u2019utilizzo porta lavoro. La preoccupazione nasce per\u00f2 dall\u2019assenza di coordinamento nei tagli del bosco, che rischiano di creare ampie distese momentaneamente scoperte, con possibili aumenti di erosione e perdita di quei servizi ecosistemici che il paesaggio boscato \u00e8 in grado di dare, con un effetto boomerang anche sul turismo.<br \/>\nBen venga, quindi, l\u2019utilizzo intelligente delle biomasse forestali, da sempre fonte energetica principale della montagna,<br \/>\nma occorre una corretta pianificazione che permetta sia la salvaguardia dei valori paesaggistici, sia l\u2019uso non solo speculativo della risorsa bosco dalle grandi potenzialit\u00e0 non solo energetiche.<\/p>\n<p><strong>2013-06 &#8211; AL LUPO, AL LUPO! ALL&#8217;ORSO, ALL&#8217;ORSO!<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66438\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66438\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-06.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"160\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66438&amp;referrer=0\" title=\"\">La sfida culturale che ci aspetta \u00e8 la capacit\u00e0 di coabitazione con linci, grandi rapaci, orsi e lupi che sono ricomparsi sui nostri territori montani<br \/>\nSe \u00e8 vero che le montagne diventano pi\u00f9 alte con un lupo sopra, quanto crescono con un orso? E se ci mettiamo anche una lince o due? In fondo, come alpinisti non possiamo che gioire di questi contributi all\u2019orogenesi. In realt\u00e0, la ricomparsa di queste specie nella nostra fauna \u00e8 forse il pi\u00f9 importante cambiamento ecologico avvenuto nell\u2019ultimo decennio: lupi, orsi, linci e grandi rapaci aumentano l\u2019equilibrio degli ecosistemi montani e permettono una diversa percezione dell\u2019intero territorio che riacquista in naturalit\u00e0. Questi ritorni, sia naturali come per il lupo e rapaci, sia pilotati come per l\u2019orso in Trentino, hanno anche fatto crescere in poco tempo notevoli competenze tecniche e permesso un aumento delle conoscenze, coprendo vuoti e lacune e seppellendo vecchie superstizioni. Certo, i problemi di convivenza con le attivit\u00e0 umane persistono ma possono essere affrontati e gestiti con ottimi risultati. Imparare a coabitare con questi nuovi vicini \u00e8 la grande sfida culturale che ci aspetta e che probabilmente far\u00e0 crescere anche noi!<\/p>\n<p><strong>2013-05 &#8211; SIATE PARCHI<\/strong>!<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66439\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66439\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-05.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"200\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66439&amp;referrer=0\" title=\"\">I Parchi stanno subendo diversi tagli da parte dello Stato , ma non bisogna dimenticare gli effetti positivi di questo tipo di finanziamenti<br \/>\nOk, spending rewiev e tagli alle spese, ma lascia perplessi il fatto che tra i settori pi\u00f9 bastonati ci siano anche i Parchi: i Regionali con accorpamenti spesso poco razionali, i Nazionali tenuti al minimo per il mantenimento delle strutture e del personale. Se la razionalizzazione della spesa \u00e8 necessaria ovviamente anche per questi Enti, vale per\u00f2 la pena ricordare come gli investimenti, tutto sommato modesti, fatti finora sui Parchi, abbiano realizzato profitti notevoli per i territori montani: non solo garantendo la salvaguardia delle bellezze naturali pi\u00f9 significative del nostro paese, e quindi del turismo indotto, ma anche creando possibilit\u00e0 di lavoro uniche, nonch\u00e9 competenze tecniche di avanguardia. E sono proprio i montanari ad essersi accorti per primi di questo grande valore, dimostrando ultimamente interesse per il mantenimento e anche l\u2019allargamento delle aree protette. Quindi per il futuro, ora pi\u00f9 che mai occorre essere veramente\u2026 Parchi!<\/p>\n<p><strong>2013-04 &#8211; SOSTENIAMO L&#8217;AGRICOLTURA DI MONTAGNA<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66440\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66440\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-04.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"217\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66440&amp;referrer=0\" title=\"\">Abbandono, invecchiamento, disconoscimento: sono le tre parole che definiscono l\u2019agricoltura di montagna. Se si escludono le realt\u00e0 semi-industriali, legate specialmente al vino ed alle mele e che si portano dietro altri problemi, quello che vediamo ovunque \u00e8 un mondo agricolo montano residuale, con visi &#8211; bili cambiamenti nel paesaggio e nella minuta gestione del suolo. Se abbandono e invecchiamento sono ben comprensibili, non dobbiamo dimenticare il mancato riconoscimento del valore anche sociale di chi si dedica alle attivit\u00e0 primarie in montagna, \u201cosando\u201d restare e vivere nell\u2019ambiente che amiamo. Qualcosa sta cambiando e segnali positivi di un ritorno ci sono, ma richiedono un forte sostegno: ridotta buro &#8211; crazia, buon mercato, adeguati servizi ed anche un riconoscimento del valore ambientale. Biodiversit\u00e0, sostenibilit\u00e0 e valenza sociale sono le tre parole da giocare per il prossimo futuro. Ed anche per il presente!<\/p>\n<p><strong>2013-03 &#8211; DISSESTO IDROGEOLOGICO: PREVENIRE COSTA CINQUE VOLTE MENO CHE TAMPONARE LE EMERGENZE<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66441\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66441\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-03.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"216\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66441&amp;referrer=0\" title=\"\">Si stima che ogni euro speso per la prevenzione dei disastri e dei dissesti idrogeologici ne eviti 5 spesi solo per tamponare le emergenze. Quindi un investimento ben redditizio per i conti dello Stato e di tutti, in un Paese dove almeno 5 milioni di cittadini vivono in situazioni di elevato rischio idrogeologico. E la prevenzione va fatta soprattutto in montagna. Ma chi e come deve agire? Negli ultimi anni abbiamo assistito alla sparizione di fatto delle Comunit\u00e0 Montane, le Province ci sono o forse no, gli Enti preposti al controllo e alla realizzazione delle opere di difesa sono sotto organico e senza finanziamenti, i Parchi boccheggiano\u2026 Senza contare il continuo abbandono della gestione diretta del territorio agricolo in collina e in montagna, lasciato all\u2019incuria o svenduto alle energie rinnovabili. C\u2019\u00e8 da sperare che le prossime piogge primaverili facciano germogliare una nuova consapevolezza: la montagna c\u2019\u00e8 e va difesa e tutelata. Possibile che lo sappiano solo i Soci CAI?<\/p>\n<p><strong>2013-02 &#8211; LA NEVE SOTTOSOPRA&#8230;<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66442\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66442\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-02.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"218\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66442&amp;referrer=0\" title=\"\">Ma quanti sono i ciaspolatori, gli sci escursionisti e gli sci alpinisti? Il dato non \u00e8 quantificabile, ma \u00e8 evidente a chiunque giri per le montagna in inverno che la crescita dell\u2019escursionismo e dell\u2019alpinismo invernale \u00e8 notevole se non esponenziale. Anche se questo nuovo approccio genera a sua volta problematiche ambientali, legate soprattutto alla tutela della fauna e della rinnovazione del bosco in alta quota, \u00e8 evidente che sta prevalendo la voglia di una neve diversa, pi\u00f9 \u201cnaturale\u201d e meno \u201cartificiale\u201d in tutti i sensi. Di contro c\u2019\u00e8 l\u2019evidente e costante calo del classico turismo legato allo sci alpi &#8211; no ed ai suoi voraci (di fondi pubblici) impianti. La domanda: \u00e8 possibile costruire una nuova economia invernale alternativa e sostenibile proprio partendo da questo approccio? La sfida di aprire la nuova traccia forse spetta proprio al CAI. Per saperne di pi\u00f9:<br \/>\nwww.dislivelli.eu\/blog\/dislivelli-eu-dicembre-2012-gennaio-2013<\/p>\n<p><strong>2013-01 &#8211; EOLICO, QUANDO IL VENTO (NON) FA IL SUO GIRO<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66443\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66443\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2013-01.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"202\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66443&amp;referrer=0\" title=\"\">Il vento fa il suo giro? Non tanto, se si guarda al funzionamento degli impianti eolici secondo l\u2019ultimo Rapporto statistico 2011 sulle produttivit\u00e0 degli impianti a fonti rinnovabili, recentemente pubblicato dal GSE. I dati parlano chiaro: di fronte a un aumento del numero degli impianti, la produttivit\u00e0 in ore equivalenti degli stessi \u00e8 calata nel 2011 rispetto al 2010. Di fatto gli impianti italiani producono a potenza nominale mediamente per sole 1421 ore su 8760, meno di due mesi all\u2019anno. E l\u201980% degli impianti \u00e8 sotto la soglia produttiva delle 2000 ore equivalenti indicata dal CAI nel suo documento guida sull\u2019Eolico \u201cLa produzione elettrica industriale diventa economicamente fattibile e conveniente quando la velocit\u00e0 del vento si mantiene con continuit\u00e0 costante entro determinati valori per un periodo di tempo minimo; ovvero quando ogni generatore \u00e8 in grado di produrre all\u2019anno almeno 2000 MWh per ogni MegaWatt installato\u201d. Quindi forse \u00e8 venuto il momento di ridire forte e chiaro ai \u201cdecisori\u201d che non val la pena sacrificare ancora paesaggio montano ed i soldi pubblici per sfruttare un vento che non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p><strong>2012-12 &#8211; CANSIGLIO, UN &#8220;NO&#8221; LUNGO 25 ANNI A NUOVI IMPIANTI SCIISTICI<\/strong><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" id=\"longdesc-return-66444\" class=\"alignleft size-medium wp-image-66444\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/wp-content\/uploads\/sites\/85\/2024\/11\/2012-12.jpg\" alt=\"- CAI\" width=\"300\" height=\"172\" longdesc=\"https:\/\/archicai.local?longdesc=66444&amp;referrer=0\" title=\"\">E fanno 25. Un quarto di secolo di pro &#8211; teste contro i progetti di collegamento sciistico a Casera Palantina sulla foresta del Cansiglio, traguardo tagliato lo scorso 11 novembre, quando si \u00e8 ripetuta per la venticinquesima volta la manifestazione per dire un chiaro \u201cno\u201d a qualunque ipotesi di investimento su nuovi impianti sciistici nella zona. Ma non \u00e8 la costanza dei difensori dell\u2019ambiente la vera notizia, casomai il contrario, cio\u00e8 l\u2019ostinazione di chi continua a proporre progetti per lo sviluppo della montagna basati sulle stesse idee e sugli stessi schemi di ben pi\u00f9 di un quarto di secolo fa. Idee che non tengono conto di una realt\u00e0 sociale ed economica che \u00e8 mutata nel tempo, in cui il turismo sciistico \u00e8 da tempo in fase di declino e andrebbe ripensato e ricalibrato anche dove ha ancora un senso mantenerlo. Per la montagna del futuro, quindi, \u00e8 giunto il momento di una maggior fantasia e creativit\u00e0, basate sulla tutela, sul rispetto e sulla solidariet\u00e0. Il CAI \u00e8 pronto, questo \u00e8 un obiettivo per i prossimi 150 anni!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>OSSERVATORIO AMBIENTE L&#8217;Osservatorio Ambiente \u00e8 una rubrica della CCTAM curata da Giorgio Maresi, presente mensilmente nelle pagine della Rivista nazionale del CAI &#8220;Montagne360&#8221;. 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