{"id":1783,"date":"2020-01-07T08:35:36","date_gmt":"2020-01-07T08:35:36","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/2020\/01\/montagna-da-tutelare-12-07-2015\/"},"modified":"2020-01-07T08:35:36","modified_gmt":"2020-01-07T08:35:36","slug":"montagna-da-tutelare-12-07-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/commissione-centrale-tutela-ambiente-montano\/2020\/01\/montagna-da-tutelare-12-07-2015\/","title":{"rendered":"Montagna Da Tutelare 12\/07\/2015"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 svolta domenica 5 Luglio la Manifestazione organizzata dalla Commissione Regionale TAM del Lazio per sensibilizzare i Soci alle problematiche legate alla realizzazione ed alla presenza degli impianti sciistici di risalita nelle localit\u00e0 montane dell\u2019Appennino, ed in particolare sul loro impatto sul delicato ecosistema montano ed in termini di deturpamento del Paesaggio.<br \/>\nUn&#8217;ottantina di Soci provenienti da varie sezioni CAI del Lazio (tra cui ricordiamo quelle di Amatrice, Cassino, Monterotondo, Rieti, Roma, Tivoli e Viterbo ) si sono dati appuntamento alle ore 9 nella rinomata localit\u00e0 abruzzese di Ovindoli per poi trasferirsi nel punto di inizio dell\u2019escursione, presso il parcheggio Dolcevita, adiacente gli impianti di risalita del Monte Magnola;<br \/>\nda qui, attraversando gli splendidi paesaggi offerti dai pascoli montani che circondano la ridente cittadina \u00e8 iniziata la costante ascesa che Li ha portati al valico di Vado Ceraso , da cui \u00e8 stato possibile rivolgere lo sguardo agli estesi Piani di Pezza, localit\u00e0 rinomata principalmente per la pratica di attivit\u00e0 invernali sostenibili, come lo sci di fondo e lo sci alpinismo, e da qui poter ammirare inoltre alcune tra le pi\u00f9 alte vette dell\u2019Appennino Centrale.<br \/>\nSuccessivamente la salita \u00e8 divenuta pi\u00f9 impegnativa, e dopo l\u2019attraversamento di una fitta e bellissima faggeta, si \u00e8 giunti sulle creste sommitali da cui \u00e8 balzato agli occhi di Tutti lo stridente contrasto tra il versante Orientale, ancora relativamente selvaggio ( con l\u2019unico segno antropico rappresentato dalla presenza della strada sterrata che percorre la vallata dei Piani di Pezza), e quello Occidentale, in cui invece spicca la presenza delle innumerevoli strutture metalliche e degli sbancamenti realizzati per il comprensorio sciistico del Monte Magnola;<br \/>\npurtroppo la loro presenza ha impattato fortemente sull\u2019aspetto di una bellissima vallata glaciale appenninica, che ormai \u00e8 assimilabile pi\u00f9 che altro ad una sorta di deserto d\u2019alta quota, vista l\u2019impossibilit\u00e0 per il manto erboso di crescere e di potersi rigenerare adeguatamente nel corso della breve, a queste quote, stagione estiva, e tenuto conto anche delle massicce opere di sbancamento e di movimento terra effettuate per la realizzazione di opere quali lo snowpark, dove si \u00e8 addirittura sacrificata una collinetta, e le cui strutture, quali i salti, sono stati realizzati direttamente con la terra anzich\u00e9, come dovrebbe essere pi\u00f9 logico ed ecologico, direttamente con la neve disponibile durante la stagione invernale.<br \/>\nGiunti alla Capanna Brin, a quasi 2.000 metri di quota, il Gruppo si \u00e8 riposato sotto i caldi raggi del Sole che ci hanno accompagnato per tutta la giornata, e dopo la sosta pranzo ed un \u201cacceso\u201d confronto tra i Partecipanti sui rischi che potrebbero correre in futuro altre montagne dell\u2019Italia Centrale a causa delle numerose istanze che continuano a provenire da varie direzioni in nome di un presunto sviluppo economico che dovrebbe coinvolgere altre aree, \u00e8 iniziato il percorso di discesa dell\u2019itinerario ad anello, effettuato lungo le piste di sci che \u00e8 stato reso piuttosto difficoltoso proprio per la loro natura artificiale e per la notevole presenza di brecciolino instabile, che ha messo a dura prova l\u2019equilibrio (e le ginocchia\u2026) dei Partecipanti;<br \/>\na differenza infatti di quanto generalmente accade nelle localit\u00e0 sciistiche alpine, dove le piste sono realizzate direttamente sulle pendici erbose, sugli impianti di Ovindoli esse sono state tracciate come vere e proprie strade sterrate, che ogni anno, per essere mantenute in efficienza necessitano di essere percorse da mezzi pesanti , e che per assecondare le continue evoluzioni delle attuali tecniche sciistiche tendono ad allargare sempre pi\u00f9 la larghezza delle stesse.<br \/>\nPer sopperire poi alla sempre pi\u00f9 frequente carenza di neve, data l\u2019irregolarit\u00e0 delle precipitazioni nel corso degli ultimi inverni, le principali piste sono state dotate di moderni impianti di innevamento artificiale, che per\u00f2 presentano la controindicazione di un notevolissimo consumo di acqua, con conseguente impatto ambientale sulle risorse idriche presenti.<br \/>\nIn definitiva a fine giornata si \u00e8 giunti alla consapevolezza che l\u2019attivit\u00e0 ludico\/sportiva dello sci di discesa richiede un\u2019ingente sfruttamento di risorse, sia materiali che energetiche, che non sempre assicurano un adeguato ritorno economico all\u2019investimento iniziale, soprattutto alla luce dei costi successivi da sostenere necessari al mantenimento della struttura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 svolta domenica 5 Luglio la Manifestazione organizzata dalla Commissione Regionale TAM del Lazio per sensibilizzare i Soci alle problematiche legate alla realizzazione ed alla presenza degli impianti sciistici 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