Elisabetta Scabbia, Franca della Valle, Giampiero Fiorini, Irene Cardonatti, Marcella Genovese, Sara Cappelletti
Quando un alpinista si incammina per sentieri di montagna, c’è sempre qualcuno ad aspettarne il ritorno.
La montagna la si percorre cercando la vita, non inseguendo la morte; chi sceglie di praticare attività outdoor in questo contesto, si assume sempre dei rischi, con il fine ultimo di ridurre al minimo possibili incidenti. Tuttavia, il “rischio zero” in questo contesto non esiste.
Il lutto in montagna può essere causato da un malanno improvviso oppure da un incidente.
In entrambi i casi si tratta di eventi improvvisi, inaspettati, a volte violenti.
Chi resta, spesso, deve fare i conti con decisioni e volontà che appartengono a chi non c’è più, in un certo senso egoistiche e, in qualche caso, difficilmente comprensibili e condivisibili.
Per i familiari che conoscono e frequentano l’ambiente alpino, infatti, il processo di elaborazione del lutto potrà essere in parte facilitato: comprendere ed avere contezza del perché un proprio caro abbia scelto di percorrere sentieri non battuti, restituisce un senso anche ad un avvenimento così terribile come quello della morte.
Al contrario chi non è avvezzo alle necessità sottostanti il bisogno di andare per monti, potrà trovarsi a dover gestire sentimenti contrastanti incastrati tra la paura, l’incomprensione, la rabbia e l’impotenza.
In entrambi i casi, tuttavia, sarà imponente, ingombrante e molto faticoso, il dolore della perdita.
A volte capita che la montagna, poi, non restituisca i corpi.
Quanto può essere faticoso non avere un luogo fisico in cui riporre e piangere il proprio dolore?
In assenza della salma, l’elaborazione rischia di restare bloccata: serve un corpo su cui piangere per convincersi (a livello somatico ed affettivo) che quella persona non sarà più. Un corpo assente impedisce la ritualità dell’addio e rischia di alimentare la fase di negazione.
La morte, quando colpisce qualcuno in montagna, funge anche da cassa di risonanza per la coscienza collettiva del mondo alpinistico: ricorda a tutti che l’inevitabile capita, succede, si manifesta. Finché “assumo” il rischio, ho un ruolo attivo in ciò che capita, scelgo volontariamente, costruisco controllo e sicurezza in un ambiente così poco prevedibile.
Quando questa illusione di controllo però vacilla o si sgretola, chi resta, si trova davanti ciò che in montagna si tiene più lontano possibile: il limite estremo.
In chi resta, che siano familiari, compagni di cordata o di vita, comunità alpinistica, il lutto non trova sempre uno spazio adeguato di elaborazione. Un lutto tragico e improvviso fa paura. Mancano parole di conforto, gesti, spazi e ascolto che possano accogliere questi vissuti, con il rischio che questa esperienza si trasformi in un lutto taciuto e difficilmente condivisibile.
Bibliografia
- Alessandro Gogna, Il senso dell’alpinista per la morte: Un articolo che analizza come chi frequenta le alte quote interiorizzi la finitudine come parte del gioco alpinistico. Www.gognablog.sherpa-gate.com
- Enrico Camanni, Se non dovessi tornare, Mondadori, 2023
- Franco Giovannini, Arrampicare era il massimo, I licheni, 2018
- J. Wilson, Death and Loss in Himalayan Mountaineering: Un articolo accademico recente (2023) che esplora le dimensioni emotive e affettive della perdita in contesti d’alta quota. www.tandfonline.com
- L’etica del rischio spiegata dallo psicologo: Intervista sull’accettazione consapevole del pericolo come base dell’identità alpinistica. www.verbano24.it
- La montagna e il senso del limite di Michil Costa: Riflessione sulla vulnerabilità umana di fronte alla maestosità naturale. www.michilcosta.com
- Lionel Terray, I conquistatori dell’inutile. Dalle Alpi all’Annapurna, Edizione: Hoepli 2024
- Marco Albino Ferrari, Freney 1961, Ponte alle Grazie, 1996
- Reinhold Messner, La mia vita controvento, Edizione: Corbaccio, 2024
- Reinhold Messner, Lettere dall’Himalaya, Edizione: Mondadori Electa, 2021
- Reinhold Messner, Herman Buhl. In alto senza compromessi, CDA & VIVALDA, 1998
- Walter Bonatti, Montagne di una vita, Milano: Baldini & Castoldi, 1995