Quando il sentiero si interrompe

Reazioni comuni a un lutto vissuto in montagna

Il lutto è un’esperienza che può avere un forte impatto emotivo e che si manifesta in modi diversi da persona a persona. Non esiste un modo “giusto” di reagire.    
Le risposte che possono emergere non sono segni di debolezza né di malessere psicologico, ma reazioni normali a una situazione eccezionale e profondamente dolorosa.

Spesso gli effetti di un’esperienza intensa e spaventosa non compaiono subito: possono emergere dopo alcuni giorni o, talvolta, anche a distanza di mesi. Conoscerli aiuta ad identificarli, a dare loro un significato e a non sentirsi soli.
I cambiamenti che si osservano vanno letti come tentativi di adattamento alla perdita. È importante, però, che nel tempo non compromettano in modo significativo la vita quotidiana.

Questa pagina propone una mappatura delle reazioni più frequenti, soprattutto nelle fasi iniziali e a breve termine, con l’obiettivo di favorire comprensione, riconoscimento e orientamento, sia per chi vive direttamente la perdita sia per chi accompagna e sostiene.

Nebbia in cresta

Quando la mente fatica a orientarsi

Dopo un lutto improvviso, puoi sentire che la mente fatica a elaborare la nuova realtà. In alcuni momenti potresti ritrovarti a pensare, in modo ripetitivo, a frasi come:

  • “Perché è successo?”
  • “Se solo avessi fatto diversamente…”
  • “È tutta colpa mia”
  • “Non ce la farò mai a superare tutto questo”
  • “Nulla sarà più come prima”
  • “Cosa farò adesso?”
  • “Vorrei che tutto tornasse come prima”

Questi pensieri non indicano che ci sia qualcosa che non va in te: sono il tentativo della mente di dare un senso a ciò che, in quel momento, senso non ne ha.

Il corpo sotto carico

Lo stress emotivo lascia tracce reali

Il dolore non è solo emotivo. Puoi accorgerti che anche il corpo reagisce, in modo concreto e tangibile. Ad esempio, puoi sentire:

  • battito accelerato
  • respiro corto o affannoso
  • stanchezza intensa
  • disturbi allo stomaco o nausea
  • mancanza di appetito
  • giramenti di testa
  • rigidità muscolare
  • difficoltà a dormire o insonnia

Anche queste sono reazioni comuni quando si attraversa un evento traumatico.

Salite e discese

Emozioni che non seguono una linea retta

Il dolore non procede per tappe ordinate. Puoi passare attraverso emozioni diverse, anche molto contrastanti tra loro.

Shock e incredulità
All’inizio puoi sentirti stordito o come se ciò che è accaduto non fosse reale: è una forma di protezione temporanea dal dolore più intenso.

Rabbia
Puoi provare rabbia per l’ingiustizia dell’accaduto, verso presunti responsabili o anche verso te stesso.

Impotenza
Puoi sentire che, nonostante gli sforzi fatti, nulla avrebbe potuto cambiare l’esito degli eventi.

Dolore profondo
Alla perdita della persona si possono aggiungere la perdita del senso di sicurezza, di prevedibilità e di fiducia nel mondo.

Senso di colpa e rimpianto
Puoi provare colpa per essere sopravvissuto, per non essere stato presente, o rimpianto per parole dette o non dette.

Ansia
Puoi avere paura di perdere il controllo, di rivivere l’evento o di non riuscire a immaginare il futuro.

Insicurezza
Possono emergere domande come: “Riuscirò a tornare alla normalità?”

Vergogna
Puoi sentire vergogna per aver avuto bisogno di aiuto o per non aver reagito come avresti voluto.

Cambiare passo

Quando il rapporto con il mondo esterno si modifica/ Il modo di interagire con il mondo esterno cambia

In questo periodo potresti notare che il tuo modo di stare con gli altri cambia, ad esempio:

  • Ritiro sociale: puoi avere la tendenza a isolarti o a evitare luoghi e persone che ricordano la perdita
  • Evitamento: puoi cercare di allontanarti da oggetti, immagini o conversazioni legate all’evento
  • Iperattività: potresti riempire le giornate di impegni o lavoro per non sentire il dolore

Anche questi comportamenti sono spesso tentativi di protezione.

Ancoraggi sicuri

Cosa può aiutare nel tratto più esposto/ Cosa puoi fare?
  • Riconosci ciò che provi: incredulità, rabbia, confusione o senso di colpa sono reazioni comuni.
  • Cerca di non giudicarti: il dolore non segue regole né tempi prestabiliti.
  • Evita l’isolamento totale: il sostegno di altre persone è uno dei principali fattori di protezione.
  • Rispetta i tuoi tempi: parlare può aiutare, ma non deve essere forzato.
  • Affidati a basi sicure: persone di fiducia, compagni o professionisti capaci di offrire ascolto e presenza.
  • Ascolta il corpo: concediti pause e momenti di distanza dagli stimoli più intensi.
  • Proteggi la mente: limita l’esposizione a notizie, immagini e social legati all’evento.
  • Mantieni una routine minima: piccoli gesti quotidiani aiutano a ritrovare orientamento e sicurezza.

Ognuno ha il suo tempo di salita

Una nota conclusiva

Dopo un evento luttuoso o traumatico vissuto in montagna puoi sentirti smarrito, fragile e sofferente. Questo non è un segno di debolezza, ma una risposta umana a una situazione eccezionale e anormale.

Riconoscere ciò che senti è spesso il primo passo per rimetterti in cammino. Con il tempo, il dolore può trasformarsi: può portarti a rivedere priorità, valori e legami. Ci sarà un “prima” e un “dopo”. La resilienza non è dimenticare, ma trovare una nuova normalità, passo dopo passo.


Riferimenti scientifici
  • OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità): Psychological First Aid (PFA): Guide for Field Workers.
  • ​Hobfoll et al. (2007): Five Essential Elements of Immediate and Mid-Term Mass Trauma Intervention.
  • ​Linee Guida IASC: Supporto psicosociale in contesti di emergenza e catastrofe.
  • ​Protocolli Psicologi per i Popoli: Standard nazionali per la gestione del lutto e degli eventi critici.
  • ENPAP – Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi. Vivere Meglio: promuovere l’accesso alle terapie psicologiche per ansia e depressione. Progetto Vivere Meglio, opuscolo informativo di auto-aiuto sui disastri naturali.
  • Erik De Soir – Manuale per la gestione dello stress traumatico dopo incidenti critici “Alla ricerca di un nuovo equilibrio dopo un’esperienza traumatizzante” Maklu – Uitgevers 1998
  • Sbattella, 2009 – Manuale di psicologia dell’emergenza
  • Luca Anconelli Matteo Rampin, 2010 – Gestire la crisi. Tecniche psicologiche e comunicative in emergenza
  • Lindemann, E. (1944). Symptomatology and management of acute grief. American journal of psychiatry101(2), 141-148.
  • Bowlby, E. J. M. (2008). Loss-Sadness and Depression: Attachment and Loss Volume 3 (Vol. 3). Random House.
  • Crozzoli Aite, L. (2003). Assenza, più acuta presenza. Ed. Paoline, Milano.
  • Parkes, C. M., & Prigerson, H. G. (2013). Bereavement: Studies of grief in adult life. Routledge.