Passi perduti

Una riflessione a cura di Francesca Nava.

Sono venuta a conoscenza un po’ per caso del vostro interessante progetto “Oltre La Vetta”.

Ho pensato subito che fosse un’idea davvero lodevole, la morte in montagna è un argomento difficile da affrontare, non se ne parla abbastanza. Questa eventualità fa paura, non si vuole pensare che possa capitare un incidente in questi posti dove la natura ci affascina, dove regna la pace e il silenzio.

Purtroppo ho vissuto sulla mia pelle, e quella della mia famiglia, questa terribile esperienza dove in pochi secondi tutto può cambiare.

Mia figlia Federica era iscritta da anni al CAI e non appena poteva fuggiva in montagna con il suo gruppo di amici. Quel maledetto giorno di Settembre 2024 avevano raggiunto la cima del Monte del Forno, in Valmalenco. Nella discesa, in un pezzo semplice ma purtroppo esposto, è successo qualcosa che non riusciamo ancora a spiegarci e in pochi attimi lei non c’era più.

Inutile dire cosa siano stati quei primi giorni in cui tutto sembrava come irreale, sospeso.

A distanza di un anno siamo ancora increduli, la mancanza e il vuoto immenso che ha lasciato pesa ogni giorno di più. Aveva 30 anni, era una ragazza innamorata della montagna e della sua quiete.

Era laureata con lode in Medicina e stava per iniziare il terzo anno di specialistica in Radiologia sempre all’Università di Bologna. La sua idea era riuscire ad abbinare passione e professione. Si era appena iscritta ad un Master come Medico Soccorritore di montagna. Voleva salire su quegli elicotteri dove angeli rischiano la loro vita per aiutare persone in pericolo. E’ salita su quell’elicottero, ma in un altro modo.

Voglio tenere viva la sua memoria e parlare di lei, di come fosse determinata in tutte le cose che faceva e di quanto amasse la sua Valmalenco. Mi preme sottolineare che noi continueremo come sempre a frequentare le stesse montagne dove Federica era felice, cammineremo ancora con lei e per lei.

Credo molto in questa iniziativa, ci credo perché serve a sensibilizzare sui pericoli anche nascosti della montagna, non solo quando si affrontano pezzi più impegnativi e critici.  Basta davvero un attimo di disattenzione, un passo falso, un po’ di stanchezza. La montagna va rispettata, sempre. Senza avere fretta di arrivare, si deve affrontare con calma e concentrazione.

Da questa terribile disgrazia è nato un bellissimo rapporto di amicizia e calore con i ragazzi del suo gruppo. Ci sentiamo spesso, vengono a trovarci per tenerci compagnia e donarci il loro affetto e soprattutto per tenere vivo il ricordo di Federica. Luca, il ragazzo che purtroppo ha vissuto in prima persona quel drammatico momento, ci è stato vicino fin da subito, senza la sua presenza per noi sarebbe stato ancora più devastante. Ci ha raccontato le ultime ore di Fede , di come fosse felice di salire su quel monte, e di come avesse chiesto una foto sulla cima, lei che non amava proprio farsi fotografare. Quell’ultima immagine di lei sorridente e soddisfatta è fissata nel mio cuore per sempre.

Io, il papà e la sorella Elisa vogliamo ricordarla così, con quel sorriso e quella sua sguaiata risata che ci scaldava il cuore. Cammina ancora, Fede.