{"id":4908,"date":"2026-08-29T10:28:35","date_gmt":"2026-08-29T08:28:35","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/?page_id=4908"},"modified":"2026-08-29T20:27:17","modified_gmt":"2026-08-29T18:27:17","slug":"cammino-del-roero-15-castelli-3-torri","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/percorsi\/cammino-del-roero-15-castelli-3-torri\/","title":{"rendered":"Cammino del Roero 15 castelli 3 torri"},"content":{"rendered":"\n<p>CAMMINO DEL ROERO &#8211; L&#8217;ANELLO CHE TI INCANTA<br>120 km | 6 tappe | Partenza e arrivo a Bra<\/p>\n\n\n\n<p>Hai mai camminato su una terra che cambia sotto i piedi ad ogni curva?<\/p>\n\n\n\n<p>Ti invitiamo a scoprire il Roero a passo lento. Un anello perfetto di 120 km che parte e ritorna a Bra, capitale dello Slow Food, e in 6 giorni ti fa entrare nell&#8217;anima pi\u00f9 selvaggia e autentica del Piemonte UNESCO.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 solo un cammino. \u00c8 un viaggio sospeso.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa vivrai in 6 tappe:<\/p>\n\n\n\n<p>Le Rocche e il Bosco. Da Bra sali verso le Rocche, la frattura della terra che rende unico il Roero. Falesie di sabbia, sentieri ombrosi, il profumo di pino e castagno. Borghi come Pocapaglia, Monticello, Monteu Roero, Montaldo Roero che sembrano vegliare sulle colline.<\/p>\n\n\n\n<p>I Castelli e i Panorami Infiniti. Camminerai sulla dorsale, con le Alpi innevate da un lato e il mare di vigneti di Nebbiolo e Arneis dall&#8217;altro. Baldissero, Sommariva Perno, Cisterna d&#8217;Asti. Ogni tappa un castello, ogni sosta un balcone naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>I Borghi del Vino e il Ritorno. Da Canale a Castellinaldo, Vezza, Guarene\u2026 fino a chiudere l&#8217;anello a Bra. Qui il cammino diventa gusto: cantine a conduzione familiare, tajarin, nocciola IGP, il Roero Rosso che ti aspetta a fine tappa.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 farlo?<br>Perch\u00e9 \u00e8 un cammino per tutti: mai estremo, sempre emozionante. 20 km al giorno di media, ben segnalato con le frecce bianco rosse del CAI e il logo del cammino del Roero 15 castelli 3 torri, dormendo in agriturismi, B&amp;B e locande dove ti chiamano per nome.<br>Perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico cammino ad anello del Piemonte dove si pu\u00f2 arrivare in treno o in macchina a Bra e tornare a Bra.<br>Perch\u00e9 \u00e8 selvaggio e accogliente allo stesso tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo zaino \u00e8 pronto. Il Roero ti sta aspettando.<\/p>\n\n\n\n<p>Per chi ha meno tempo a disposizione \u00e8 possibile fare due percorsi ad anello di 3 giorni con sentiero che collega Monteu Roero a Vezza d\u2019Alba.<\/p>\n\n\n\n<p>Paesi coinvolti nel percorso<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Bra &#8211; Sommariva Perno &#8211; Baldissero d\u2019Alba Montaldo Roero &#8211; Monteu Roero<\/p>\n\n\n\n<p>Santo Stefano Roero \u2013 Mont\u00e0 \u2013 Canale \u2013<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Cisterna d\u2019Asti &#8211; San Damiano d\u2019Asti \u2013<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp; San Martino Alfieri \u2013 Govone \u2013 Priocca &#8211; Magliano Alfieri &#8211; Castellinaldo<\/p>\n\n\n\n<p>Castagnito \u2013 Guarene &#8211; Vezza d\u2019Alba &#8211; Piobesi d\u2019Alba &#8211; Corneliano d\u2019Alba &#8211; Monticello d\u2019Alba Santa Vittoria d\u2019Alba &#8211; Pocapaglia <br><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a id=\"wp-block-file--media-b28837a3-762b-45a6-9533-b2a3ecd788fb\" href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/CAMMINO-DEL-ROERO-GPX.gpx\">CAMMINO-DEL-ROERO-GPX<\/a><a href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/CAMMINO-DEL-ROERO-GPX.gpx\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download aria-describedby=\"wp-block-file--media-b28837a3-762b-45a6-9533-b2a3ecd788fb\">Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1080\" height=\"1078\" data-id=\"4901\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0040.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4901\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0040.webp 1080w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0040-721x720.webp 721w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0040-150x150.webp 150w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0040-768x767.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1080px) 100vw, 1080px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>TAPPA 1 &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;BRA       MONTEU ROERO<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;&nbsp; 24 km&nbsp; 6\/8 ore &nbsp;&nbsp;dislivello : + 900 m &#8211; 850 m circa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Punto di partenza:<\/strong> Comune di Bra (Cn), P.za Caduti per la Libert\u00e0.<br><strong>Punto di arrivo:<\/strong> Comune di Monteu Roero<\/p>\n\n\n\n<p>Il Cammino del Roero inizia nel Comune di Bra, cittadina dove \u00e8 nato il movimento internazionale Slow Food, interessante da visitare per le chiese barocche e i numerosi Musei (Archeologico, di Storia Naturale, del Giocattolo). Si parte da p.za Caduti per la Libert\u00e0, nei pressi del Palazzo municipale e dell&#8217;ufficio turistico, che attraversa il centro storico, giunge al Santuario di Madonna dei Fiori e prosegue nei fitti boschi delle localit\u00e0 America dei Boschi e Saliceto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il viaggio continua e attraverso splendidi panorami sulle Rocche, boschi di querce e castagni, raggiunge Sommariva Perno, conosciuto per essere il paese del Castello della &#8220;Bela Rosin&#8221;, sposa morganatica del Re Vittorio Emanuele II. (E\u2019 citato sin dal 1153, quando papa Eugenio III lo infeuda ai potenti \u201cdomini de Summaripa\u201d. Per lungo tempo possesso degli Isnardi e poi di Conreno Roero, perdette gradualmente il carattere di casaforte per assumere quello di residenza signorile. Ristrutturato e ingrandito dai Carron di St-Thomas che lo avevano acquistato da Don Felice di Savoia, perviene nel 1857 a Re Vittorio Emanuele II, che lo trasforma in residenza di caccia e dimora della moglie morganatica Rosa Vercellana, contessa di Mirafiori, popolarmente conosciuta come la \u201c<strong>Bela Rosin<\/strong>\u201d. All\u2019interno si trovano sale con trofei di caccia, bandiere e cimeli risorgimentali. Attualmente \u00e8 di propriet\u00e0 dei marchesi Gromis di Trana e <strong>non \u00e8 aperto al pubblico<\/strong>.) All&#8217;interno del paese si snoda un itinerario urbano dedicato ai luoghi che la videro protagonista.<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ARCO DI VITTORIO EMANUELE II<\/strong><br>E\u2019 la porta che immette nel centro storico, da sud-est. La costruzione, merlata e di chiara derivazione neogotica, testimonia della \u201cgrande storia\u201d che ha interessato Sommariva Perno nell\u2019800. Riporta infatti la lapide con la quale i Sommarivesi vollero ringraziare, nel 1888, Vittorio Emanuele II, il \u201cRe galantuomo\u201d, che, partendo da quest\u2019angolo del Roero per la III Guerra di Indipendenza, avrebbe esclamato \u201cQui far\u00f2 ritorno quando avr\u00f2 reso l\u2019Italia indipendente ed una\u201d.<br><strong>&nbsp;PARROCCHIALE DELLO SPIRITO SANTO<\/strong><br>Nel centro storico, fu costruita tra il 1669 ed il 1675. In stili compositi ed esternamente quadrata, all\u2019interno \u00e8 a croce greca a tre navate; la facciata \u00e8 completamente affrescata con effetto \u201ctrompe l\u2019oeuil\u201d; affrescato anche l\u2019interno con interessanti effetti prospettici alla volta e alle pareti. Nell\u2019interno vi sono uno splendido coro ligneo, pregiati stucchi del 1780-82, una originale Via Crucis e un interessante ciclo di affreschI barocchi. Inoltre, conserva numerose importanti testimonianze artistiche: la bella pala d\u2019altare raffigurante la Discesa dello Spirito Santo, a cui la Parrocchiale \u00e8 dedicata, attribuita ad un pittore piemontese del sec. XVII; una Madonna col bambino, statua lignea del XVIII secolo; una grande tela di Bartolomeo Caravoglia del 1674, L\u2019Angelo custode; un San Giuseppe, San Francesco d\u2019Assisi e giovinetta con simboli, attribuito a Pietro Paolo Operti.<br><strong>&#8211; SAN BERNARDINO<\/strong><br>Sede della Confraternita dei Disciplinanti, fu costruita, in forme barocche, nel 1768. Completamente restaurata dal Comune nel 1995, \u00e8 a pianta ottagonale e con il soffitto a volta, affrescato. Splendido il portale barocco, intarsiato. Vi sono conservati la pala dell\u2019altar maggiore (Madonna col Bambino, Santa Elisabetta d\u2019Ungheria e San Bernardino da Siena) attribuita ad un pittore piemontese della seconda met\u00e0 del sec. XVIII e due tele attribuite al pittore braidese Pietro Paolo Operti. Oggi la chiesa \u00e8 adibita a Centro Culturale.<br><strong>&#8211; PARROCCHIALE DI SAN GIUSEPPE<\/strong><br>Ignota la data di costruzione; nel 1742 la chiesa \u00e8 citata nella relazione per una visita pastorale. Nel 1748 l&#8217;edificio viene in parte ristrutturato ed allungato. Dietro l&#8217;altar maggiore c\u2019\u00e8 un piccolo coro. Nel 2000 \u00e8 stata oggetto di un importante intervento di recupero totale degli affreschi originari e della facciata.<strong><em><\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lasciato l&#8217;abitato alle spalle si prosegue tra boschi di querce e castagne per Baldissero d&#8217;Alba, dove si raggiunge il castello dei Colonna ( Gi\u00e0 esistente nel 1268, sopport\u00f2 assedi sabaudi nel 1389 e nel 1487 e fu oggetto di varie modifiche tra il 1585 ed il 1617. Posseduto in maniera prevalente dai Colonna pass\u00f2, alla loro estinzione, a Guglielmo Moffa di Lisio, patriota e politico braidese che, intorno al 1870, lo ricostru\u00ec quasi interamente in forme neogotiche. Conserva tratti della cinta con torre e torretta della precedente costruzione secentesca e als uo interno resti dell&#8217;antica cappella gotica con pareti affrescate. Il castello \u00e8 privato e all&#8217;esterno \u00e8 visibile ancora una parte della cinta muraria con la torre deltta &#8220;dei Coltelli&#8221;.) Baldissero storica enclave del marchesato saluzzese tra le terre astigiane cui fu a lungo fedele, attraversando un crinale di Rocche di notevole altezza, affacciate su quello che rimane dell&#8217;antica &#8220;silva popularis&#8221; il bosco primigenio che un tempo caratterizzava tutto il territorio compreso tra il Tanaro e la piana verso Torino.<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chiesa di Santa Caterina<\/strong>Chiesa parrocchiale posta al centro della &#8220;villa&#8221;. La prima citazione figura nel catasto del 1507 custodito negli archivi comunali. L&#8217;attuale edificio \u00e8 il frutto della ricostruzione, in forme barocche, avvenuta tra il 1711 ed il 1712 ad opera dei mastri luganesi Michele e Domenico Pianca. Del 1771 \u00e8 la sopraelevazione del campanile, mentre la facciata \u00e8 stata completata nel 1854. L&#8217;interno \u00e8 ad una sola navata. L&#8217;organo, un Collino del 1854, \u00e8 stato restaurato alcuni decenni fa e restituito all&#8217;antico splendore<\/p>\n\n\n\n<p>Dal castello si prosegue tra boschi di castagno sul percorso \u201cLivio Venturino\u201d si raggiunge il Santuario Madonna delle Grazie (Nel 1682 inizia la costruzione del santuario. Precedentemente vi era un pilone votivo su cui era dipinta la Madonna col Bambino. Nel corso dei secoli non ha subito trasformazioni strutturali rilevanti.<br>Originariamente il pilone votivo era considerato un oggetto miracoloso. Un ordinato comunale del 1681 ricordava &#8220;gratie et benefizi, et particolarmente quelli che si sono resi al detto pillon et ch&#8217;hanno havuto divotione alla pittura di quello, nel quale vi \u00e8 la gloriosissima Vergine Maria con il bambino, si hanno raportate moltissime gratie&#8221;.<br>Sul luogo del santuario \u00e8 stata rinvenuta una piccola ara in pietra d\u2019et\u00e0 romana, con una dedica alle divinit\u00e0 delle fonti.<\/p>\n\n\n\n<p>Da qui si raggiunge il centro storico di Montaldo Roero e la splendida torre cilindrica medioevale( Emblema del paese, \u00e8 un\u2019imponente manufatto alto una trentina di metri e con diametro superiore agli otto metri e mezzo, fatto erigere dai Roero verso il 1374 accanto ad un pi\u00f9 antico castello che era appartenuto ai \u201cde Montaldo\u201d, castellani del vescovo d\u2019Asti, e scomparso nel \u2018700..) il territorio \u00e8 caratterizzato da frutteti e vigne Si serpeggia sul confine tra due ambienti naturali nettamente distinti tra loro: Rocche e boschi da una parte, colline coltivate a vigneto ed ortaggi dall&#8217;altra.<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CHIESA PARROCCHIALE SS. ANNUNZIATA<\/strong><br>Mantiene all\u2019esterno forti richiami al romanico. Il suggestivo interno, a pianta basilicale e a tre navate, \u00e8 stato riportato nel 1925 alle originarie forme del gotico trecentesco. Il coevo campanile e i muri perimetrali sono caratterizzati da aperture ogivali, da robusti contrafforti e da cornici sommitali in laterizio a dentelli.<\/p>\n\n\n\n<p>Passata la torre medioevale tramite il percorso della Rocca del Serro si raggiunge il cristo delle Rocche e le sculture di Barba Brisciu realizzate in un&nbsp; bosco di castagne secolari. Si entra poi sul territorio di Monteu Roero, attraversando castagneti e creste di rocche. Usciti dal bosco si abbondona il percorso S1 per seguire verso la frazione &nbsp;Vignano. A poche centinaia di metri dal paese si pu\u00f2 gi\u00e0 ammirare il bel castello&nbsp; di Monteu Roero (Fatto erigere dai castellani &#8220;<em>de Monte Acuto<\/em>&#8220;, vassalli del vescovo d&#8217;Asti, il castello pass\u00f2 alla met\u00e0 del XII secolo ai conti di Biandrate. Secondo antiche cronache, <strong>nell&#8217;inverno del 1158 svern\u00f2 nell&#8217;aereo maniero l&#8217;imperatore Federico Barbarossa<\/strong>. Sconfitti da Asti, i conti di Biandrate vendettero nel 1299 la signoria ai <strong>Roero,<\/strong> che fecero del castello la culla del casato in zona, ampliandolo per le esigenze dei diversi rami nei quali si suddivisero, e dai quali il paese prese sin dall&#8217;inizio del &#8216;400 l&#8217;appellativo Roero. Ridotto nei suoi edifici verso settentrione da un consistente crollo avvenuto alla met\u00e0 del &#8216;500, il castello sub\u00ec gravi danni dal terremoto del 1887, per cui vennero abbattuti l&#8217;alto mastio e alcune strutture a ponente, conservando tuttavia la giusta dimensione e l&#8217;affascinante aspetto romantico e minaccioso ad un tempo)<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA CHIESA PARROCCHIALE<\/strong><br>La parrocchiale del concentrico, dedicata a <strong>S. Nicolao<\/strong>, sorse come &#8216;oratorio&#8217; in margine alla parte pi\u00f9 antica della &#8220;villa&#8221;. In essa ebbero sepoltura, dal 1345 al &#8216;700, i locali consignori Roero, appartenenti a pi\u00f9 linee. Condizionata sul fianco destro dalla conformazione del suolo, si presentava dopo la ricostruzione d&#8217;inizio \u2018600 a due navate, con cimitero all&#8217;esterno del fianco sinistro e dietro l&#8217;abside. Fu completamente ricostruita, ancora orientata, dal 1858 al 1861. All&#8217;inizio della strada che sale al castello, presso la scomparsa porta inferiore della &#8220;villa&#8221;, sorge la chiesa di <strong>San Bernardino<\/strong>, gi\u00e0 dei Disciplinanti bianchi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a id=\"wp-block-file--media-47aae7d0-786f-4621-bf10-eb25e2c31e31\" href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/1-tappa-cammino-del-Roero.gpx\">1-tappa-cammino-del-Roero<\/a><a href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/1-tappa-cammino-del-Roero.gpx\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" download aria-describedby=\"wp-block-file--media-47aae7d0-786f-4621-bf10-eb25e2c31e31\">Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1744\" height=\"1080\" data-id=\"4867\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-1-1744x1080.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4867\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-1-1744x1080.webp 1744w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-1-1163x720.webp 1163w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-1-768x476.webp 768w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-1-1536x951.webp 1536w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-1.webp 2048w\" sizes=\"(max-width: 1744px) 100vw, 1744px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1073\" height=\"614\" data-id=\"4868\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/soariva.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4868\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/soariva.webp 1073w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/soariva-768x439.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1073px) 100vw, 1073px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"836\" height=\"1080\" data-id=\"4869\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-3-836x1080.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4869\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-3-836x1080.webp 836w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-3-557x720.webp 557w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-3-768x993.webp 768w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-3.webp 1080w\" sizes=\"(max-width: 836px) 100vw, 836px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"534\" data-id=\"4870\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-2.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4870\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-2.webp 800w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-2-768x513.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p><strong>ITINERARIO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>TAPPA 2&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;MONTEU ROERO&nbsp;&nbsp; CISTERNA D\u2019ASTI<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>20 Km 5\/7 ore Dislivello +620 m \u2013 650 m<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Punto di partenza:<\/strong> Comune di Monteu Roero<br><strong>Punto di arrivo:<\/strong> Comune di Cisterna d&#8217;Asti (At), .<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla piazza principale di Monteu Roero il cammino del Roero percorre la strada provinciale in direzione Torino costeggiando a desra e sinistra un ampio e scenografico anfiteatro di Rocche. Si svolta a destra in direzione della Fraz. San Grato e si serpeggia tra vedute sui paesi circostanti e aree coltivate a noccioleti e colture ortofrutticole. Si tralascia il percorso S1 e si seguono le indicazioni per la castagna granda, dopo un breve tratto di bosco si raggiunge la radura della castagna granda, un esemplare di castagno monumentale di oltre 400 anni la cui circonferenza supera i 10 metri. Un vero e proprio colosso naturale, il castagno \u00e8 situato in un pianeggiante prato che accoglie numerosi altri castagni secolari: sostare sotto le loro chiome \u00e8 un&#8217;esperienza da fare! Superata la cascina Prella si giunge ad una vallata di castagni ultrasecolari, e con un breve ma intenso &#8220;strappo&#8221; si raggiunge Localit\u00e0 Carretta, a poca distanza dal centro abitato di S.Stefano Roero.<\/p>\n\n\n\n<p>La piazza principale del paese \u00e8 caratterizzata da una suggestiva lingua di rocca su cui un tempo svettava la torre medievale, franata nella valle sottostante a causa della natura sabbiosa del terreno, e dalla imponente Parrocchiale di S.Maria del Podio, edificata in un centro storico interamente pedonale.<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LE ROCCHE<\/strong><br>Un insolito fenomeno geologico di erosione nato nella notte dei tempi, ma che continua ancora oggi e influenza la vita dell\u2019uomo. A S.Stefano Roero le Rocche costituiscono l\u2019elemento paesaggistico pi\u00f9 tipico e si possono ammirare nella scenografica piazza principale del paese. Un patrimonio naturalistico che \u00e8 possibile scoprire grazie alla <a href=\"https:\/\/www.ecomuseodellerocche.it\/it\/paesi\/it\/rete-sentieristica.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rete Sentieristica del Roero<\/a>: itinerari ad anello che approfondiscono i temi dell\u2019identit\u00e0 culturale locale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA TORRE SCOMPARSA<\/strong>Fino al 2002 un\u2019alta <strong>torre quadrata<\/strong> svettava sulla cima della Rocca che sovrasta il centro storico. Fatta erigere dai Biandrate nel 1217, la torre era affiancata da una chiesa dedicata a S. Stefano (citata nel 1065 e da cui prese nome il paese), con relativo cimitero. Nel 1841 venne donata al Comune dai proprietari del tempo (Beraudo di Pralormo, Carron di St-Thomas, Faussone di Clavesana).<br>Nel 1887 una notevole parte dello spigolo di nord-est cadde a causa del terremoto: per evitare pericoli di crolli, pochi anni addietro fu drasticamente ridotta a pochi metri di altezza, che gli agenti atmosferici e l\u2019estrema friabilit\u00e0 della rocca hanno fatto <strong>precipitare nel sottostante baratro<\/strong> la notte del 27 dicembre 2002.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LE CHIESE<\/strong>La chiesa parrocchiale, dedicata a <strong>Santa Maria del Podio<\/strong>, citata nel 1315 come &#8216;oratorio&#8217; sostitutivo della pi\u00f9 antica Santo Stefano, ma sicuramente pi\u00f9 antica in tale sito, venne ricostruita fra il 1662 e il 1668. Venne restaurata dopo i danni subiti per il terremoto del 1887, con ricostruzione della volta e modifica delle cappelle laterali. All&#8217;interno si notano tre altari in legno, in particolare quello di Santo Stefano, copiosamente intagliato.<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>Chiesa di S.Bernardino<\/strong>, o dei disciplinanti (\u2018battuti&#8217;) bianchi, situata poco distante dalla chiesa parrocchiale; gi\u00e0 citata alla fine del &#8216;500 di fronte alla parrocchiale, venne ricostruita nel sito attuale in linee barocche nel 1729.<\/p>\n\n\n\n<p>Una ripida deviazione in salita ci porta al Bric Bissoca, dove si trova il vecchio acquedotto e da cui si gode una splendida vista del Monviso, e da qui, seguendo il cuore delle rocche santostefanesi e i numerosi punti di affioramento dei fossili marini, si giunge al Santuario dei Piloni, piccolo sacro monte tra pini silvestri e vigneti. il Sacro Monte rappresenta senza dubbio uno dei maggiori poli di attrazione del territorio roerino. Meta di pellegrinaggi da secoli, sorge su un luogo storicamente dedicato al culto, fin da epoca pre-romana, quando ci si rivolgeva alla Dea Diana, a cui \u00e8 intitolata la vallata sottostante (Val Diana). Da visitare la Chiesa dei Ss. Giacomo Minore e Filippo, di impianto romanico, e la via crucis, costituita da quindici cappelle votive esagonali, al cui interno le statue a grandezza fanno rivivere la passione di Ges\u00f9. Il percorso religioso termina infine su una collinetta isolata su cui si erge il Santo Sepolcro: una grande cappella che ospita un ligneo Cristo morto, che la leggenda vuole sia stata edificata come voto da un crociato di ritorno da Gerusalemme.<\/p>\n\n\n\n<p>Si prosegue sul percorso religioso e si arriva a Mont\u00e0 costeggiando la vecchia parrocchiale ed il castello seicentesco dei Morra Lavriano, (Il castello di Mont\u00e0 ha origini relativamente tarde perch\u00e9 l\u2019antico fortilizio di origini romane sorgeva in un altro punto, ed oggi \u00e8 totalmente scomparso. Fu costruito dove ancora oggi lo possiamo ammirare nel 1363 per volere dei Roero, ma fu completamente rifatto dagli Isnardi nel 1647.<br>La posizione geografica sull&#8217;importante passaggio che dalla conca di Canale sale alla pianura del Po, colloca il maniero nella grande Storia, ma insieme comporta pagine tristi che lo vedono oggetto di saccheggi e menomazioni: nel 1544 per parte delle truppe imperiali del marchese del Vasto; nel 1691, ad opera di 5.000 francesi agli ordini di Catinat, che per rappresaglia ne incendiano un ramo, unitamente alla villa e agli airali dell&#8217;abitato.<br>Oggi appare come una gentile dimora seicentesca con tanto di torre rotonda finemente decorata, ampio loggiato, elegante salone d\u2019onore, scenografico portale d\u2019accesso e grande giardino. Al suo interno ci sono ancora magniloquenti pitture e affreschi di architetture dipinte a trompe l\u2019oeuil, nonch\u00e9 un cunicolo che si perde nel buio, un pozzo interno con l&#8217;imponente ruota per l&#8217;estrazione dell&#8217;acqua e le affascinanti prigioni.)<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Parrocchia di Sant&#8217;Antonio Abate<\/strong><br>Nel corso del Cinquecento i Malabaila fecero demolire l\u2019antico oratorio presso il castello, nella parte pi\u00f9 alta della villa, e fecero costruire la chiesa parrocchiale di Sant\u2019Antonio Abate. La struttura \u00e8 ancora tardo gotica, con la navata centrale articolata su cinque arcate e quelle laterali soltanto su quattro. Il coro \u00e8 risolto con cinque angoli e rispettive lesene. Nel corso del XVII e XIX secolo la chiesa viene ampiamente riplasmata, e vengono realizzati il campanile e la facciata odierni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Torre campanaria<\/strong><br>Sorge presso l\u2019antica porta della villa, e fu fatta erigere da Asti dopo il 1257 per simboleggiare una nuova comunit\u00e0, non pi\u00f9 dipendente dai signori locali. Le continue riparazioni e sottomurazioni dei primi decenni del XVIII sec. inducono il Comune nel 1754 a procedere alla ricostruzione dell&#8217;opera. Commissionato al mastro da muro Antonio Broglio, il nuovo campanile vede utilizzati i materiali della vecchia torre e, in aggiunta, altri 115.000 fra mattoni, limbes e coppi, nonch\u00e8 632 pezzi &#8216;fra quadri e tivole&#8217;; nel 1756 e 1780 si appongono i quadranti dell&#8217;orologio. Dietro la torre \u00e8 presente una suggestiva balconata panoramica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Confraternita di San Michele<\/strong><br>Viene iniziata sulla Piazza degli Ajrali dalla Compagnia dei Disciplinati nel 1845 e terminata nel 1854. Attualmente posta in piazza S. Michele. All&#8217;esterno presenta una facciata d&#8217;impianto neoclassico ed un gradevole campanile; all&#8217;interno tre navate longitudinali, due altari ed un ampio coro per l&#8217;Officio della compagnia. L&#8217;apparato decorativo \u00e8 del 1907, opera di Lorenzo e Costantino Mossello; le dorature sono di Bernardo Arduino. Sul lato destro, dal 1910, trova collocazione la grotta della Vergine di Lourdes. S. Michele \u00e8 ricordata anche per essere stata la chiesa del Servo di Dio canonico Francesco Chiesa, personalit\u00e0 eminente della diocesi albese ne primi decenni del &#8216;900 e co-fondatore della Pia Societ\u00e0 San Paolo.<br>Attualmente \u00e8 utilizzata per convegni ed \u00e8 visitabile su richiesta.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;altezza della Cappella di San Grato si incrocia il Centro Outdoor &#8220;Valle delle Rocche&#8221;, un&#8217;area attrezzata per la didattica della MTB e si svolta a destra verso una strada dal fondo sabbioso finissimo, contornata da vigneti e bei castagni.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando ai vigneti si affiancano i peschi ci accorgiamo di essere entrati nel territorio del comune di Canale, che dedica ogni anno a questo dolcissimo frutto una sagra ricca di eventi e proposte attive. Si prosegue in direzione dell\u2019abitato di Canale <strong>Cuore del Roero con le sue cantine storiche e i tanti negozi tipici<\/strong>, il centro storico di Canale conserva ben evidente (con le vie ortogonali e i portici a lato della via &#8220;maestra&#8221;)&nbsp; Da sempre centro di commerciale naturale, tra le attivit\u00e0 storiche di Canale vi \u00e8 la viticoltura; all&#8217;inizio del Novecento, in reazione ad alcune malattie che minarono i vigneti, l&#8217;agricoltura si rivolse alla coltivazione del pesco. Merita una visita Castello Malabaila,( splendida location situata ad Asti, \u00e8 circondata da un antico parco al cui interno si trovano splendidi alberi secolari.&nbsp;Dimora storica risalente al 1270, ubicata nel centro storico del paese di Canale d&#8217;Alba, circondata da un parco dell&#8217;estensione di 1 ettaro con piante secolari)<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p>A Canale ha sede l&#8217;Enoteca regionale del Roero, vetrina dei produttori vinicoli della zona, che promuove e valorizza le DOCG locali: il <strong>Roero DOCG<\/strong>, vino rosso da vitigno nebbiolo, e il <strong>Roero Arneis DOCG<\/strong>, un antico vitigno a frutto bianco. <strong>L&#8217;Enoteca \u00e8 anche sede dell&#8217;Ufficio Turistico del Roero<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CHIESA PARROCCHIALE<\/strong><br>Gi\u00e0 citata in sito nel 1213 con la dedicazione a S. Stefano, poi mutata nell&#8217;800 in S. Vittore (titolo mutuato dall&#8217;antica pieve, che sorgeva poco lontano, sulla strada per Asti) fu ricostruita pi\u00f9 volte; ampliata alla fine del &#8216;600 e dotata nel 1726 di una facciata barocca, era di patronato del ramo locale dei Roero, che in essa avevano sepoltura.L&#8217;interno \u00e8 riccamente decorato e ornato. Il Campanile Parrocchiale, alto 65 metri e sovrastato dalla statua bronzea del Sacro Cuore, fu realizzato nel 1932 dai canalesi ed \u00e8 il simbolo del paese.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CONFRATERNITA DI SAN BERNARDINO<\/strong><br>All&#8217;estremit\u00e0 di ponente della &#8220;villanova&#8221;, presso la scomparsa porta superiore e nel sito dell&#8217;antico fossato, sorge la chiesa di S. Bernardino, costruita alla fine del &#8216;500, appartenuta ai Disciplinanti (&#8220;battuti&#8221;) bianchi. Venne ricostruita in forme barocche a partire dal 1727, in seguito ornata e dotata con dovizia. Al suo interno custodisce un crocifisso ligneo del Quattrocento, Il crocefisso ligneo dai capelli veri, opera di scultore sconosciuto dell&#8217;area piemontese ligure, e la statua dell&#8217;Ecce Homo, datata 1605, in legno di ciliegio ad altezza naturale, che d\u00e0 forma a un Cristo flagellato e incoronato di spine.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SANTUARIO DI MOMBIRONE<\/strong><br>Situato sulla collina di Mombirone, il santuario dedicato alla Madonna, di architettura tardo ottocentesca, offre una pregevole veduta panoramica sul centro storico canalese e sul territorio circostante. E&#8217; possibile raggiungere Il Santuario con una breve passeggiata di circa 1 km nel piccolo parco botanico di Mombirone, un percorso segnalato che sale sulla sommit\u00e0 della collina attraversando un boschetto di querce.<\/p>\n\n\n\n<p>Il percorso prosegue da via Melica in leggera salita si arriva alla graziosa chiesetta Della Gran Madre. Sempre in leggera salita con ampi panorami tra vigne di arneis e nebbiolo si raggiunge il territorio di Cisterna d\u2019Asti l\u2019unico paese del Roero ad affacciarsi sulla Provincia di Asti. ed \u00e8 l&#8217;ultimo <strong>borgo di sommit\u00e0<\/strong> che conclude la dorsale delle Rocche. E&#8217; un borgo di origine antica, cinto un tempo da mura e scarpate naturali e dominato da due complessi edilizi: il <strong>castello medievale <\/strong>che custodisce al suo interno la &#8220;cisterna&#8221; che d\u00e0 il nome al paese ( Nelle sue parti pi\u00f9 antiche risale al sec. XII ed \u00e8 sovrastato da una torre medioevale quadrata; il Castello come appare oggi \u00e8 in parte una solida riplasmazione (parte di fine \u2018500 e parte del secolo seguente), come comportava una localit\u00e0 che, nei secoli, aveva esercitato una funzione di controllo su molte terre e che fino al 1630 fronteggia la piazzaforte monferrina di San Damiano. Alla fine del \u2018700 il cortile interno venne voltato e trasformato in un ampio e alto salone. Di notevole interesse \u00e8 la torre-porta che ne protegge l&#8217;accesso. Sotto il pavimento del salone centrale del castello si trova una <strong>grande cisterna<\/strong>, opera mirabile che poggia sulle volte delle sottostanti cantine e che d\u00e0 il nome al toponimo locale.<br>In esso funzion\u00f2 per qualche anno a partire dal 1675 una zecca per concessione di papa Clemente X, ma dopo pochi anni venne chiusa per battitura di monete false. Oggi il castello ospita il Museo arti e mestieri di un tempo) e la chiesa parrochiale. Colline ridondanti di vigneti invitano ad una sosta enogastronomica con prodotti tipici e vini locali.<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Museo di \u201c<\/strong><a href=\"http:\/\/www.museoartiemestieri.it\/nuovo\/informazioni.php\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>ARTI E MESTIERI DI UN TEMPO<\/strong><\/a><strong>&#8220;<\/strong>Il museo ha sede nel castello medievale ed \u00e8 stato aperto nell&#8217;ottobre 1980. Attualmente vi sono raccolti oltre 5000 oggetti che datano dal \u2018600 al \u2018900, rappresentanti la cultura materiale del Piemonte e radunati in <strong>20 botteghe<\/strong> che ricostruiscono in maniera precisa e dettagliata le <strong>attivit\u00e0 e la vita passata<\/strong>.<br>Al piano dal salone: ciabattino e sellaio, falegname, tessitore, maglierista e lavorazione della canapa, organaro, carradore, bottaio, materassaio, cestaio, calderaio, arrotino, pesi e misure, la casa contadina, la casa della media borghesia, ecc.. Nel piano nobile: panetteria, torronaio, osteria, tipografia, sali e tabacchi, sartoria. Nelle cantine: bottega del martinet, attrezzi e macchinari agricoli ed enologici, cantina, storia della vite illustrata dal museo dell&#8217;Agricoltura del Piemonte, ghiacciaia e attrezzi da macello, evoluzione del trasporto.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LE CHIESE <\/strong>La parrocchiale, intitolata inizialmente al Santo Spirito, poi ai Ss. Gervasio e Protasio come l&#8217;antica, \u00e8 ubicata di fronte alla salita al castello; fu ricostruita a due navate nel 1575, rifatta parzialmente a partire dal 1632 e ancora nella prima met\u00e0 del \u2018700. Poco fuori del paese, sull&#8217;antico percorso per la valle del Rio Maggiore, si trova la parrocchiale antica, orientata, dedicata ai Ss. Gervasio e Protasio, gi\u00e0 affrescata all&#8217;interno e con cimitero attorno; l&#8217;edificio denota ancora una certa antichit\u00e0 e l&#8217;impiego nella struttura di conci in arenaria. Negli airali di ponente si trova la chiesa dedicata a San Giuseppe, fatta costruire nel 1636 dai disciplinanti; l&#8217;interno, con ampio coro, si orna di un artistico altare barocco in legno scolpito (che la tradizione attribuisce ad un ignoto frate) e di una bella pala d&#8217;altare secentesca del santo che fornisce anche una veduta del castello e dell&#8217;abitato all&#8217;epoca.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a id=\"wp-block-file--media-9034743d-3939-4b11-811c-a29d3c12210b\" href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/2-tappa-cammino-del-Roero.gpx\">2-tappa-cammino-del-Roero<\/a><a href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/2-tappa-cammino-del-Roero.gpx\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" aria-describedby=\"wp-block-file--media-9034743d-3939-4b11-811c-a29d3c12210b\" download>Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"534\" data-id=\"4872\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-5.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4872\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-5.webp 800w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-5-768x513.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1280\" height=\"853\" data-id=\"4873\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-6.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4873\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-6.webp 1280w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-6-1080x720.webp 1080w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-6-768x512.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"1067\" data-id=\"4874\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/rocche9.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4874\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/rocche9.webp 800w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/rocche9-540x720.webp 540w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/rocche9-768x1024.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"573\" data-id=\"4875\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-7.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4875\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-7.webp 1000w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/foto-7-768x440.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><a><strong>TAPPA 3&nbsp;&nbsp; CISTERNA D\u2019ASTI&nbsp;&nbsp; GOVONE<\/strong><\/a><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>20 Km 5\/7 ore Dislivello +585 m \u2013 636 m<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Punto di partenza:<\/strong> Comune di Cisterna d\u2019Asti<br><strong>Punto di arrivo:<\/strong> Comune di Govone<\/p>\n\n\n\n<p>Dal castello di Cisterna d\u2019Asti si prosegue per la strada che costeggia la Chiesa, che con una decisa discesa immette in via Giovanni XXIII.<br>In prossimit\u00e0 della Cappella di San Sebastiano si procede a destra della chiesetta in discesa, e all\u2019incrocio successivo si svolta a sinistra mantenendo la strada in discesa (Via 24 Maggio) che porta al termine del centro abitato. Giunti ad un bivio in prossimit\u00e0 di una cabina elettrica, si svolta a sinistra per rimanere sulla strada principale, che diventa via Mattutina e giunge all\u2019<strong>antica Chiesetta dei Ss. Gervasio e Protasio<\/strong>. La Chiesetta sorge sul sito dell\u2019antica parrocchiale di Cisterna, su una collinetta panoramica situata tra l\u2019abitato e le frazioni Verzeglio e Valmellana. Nel Seicento, la parrocchiale fu spostata nell\u2019Oratorio dedicato a Santo Spirito, situato sotto il castello e la vecchia parrocchiale fu abbandonata.<\/p>\n\n\n\n<p>A questa chiesa \u00e8 legata una <strong>leggenda di fondazione <\/strong>che narra del passaggio, nella sottostante Valle San Matteo, dell\u2019<strong>esercito del Barbarossa<\/strong>. Grazie all\u2019intervento dei Santi Gervasio e Protasio (patroni del paese) le canne oblique, che caratterizzavano l\u2019antica armatura delle vigne, furono interpretate dall\u2019esercito nemico come le lance di soldati, pronti ad opporsi all\u2019invasione. Barbarossa e il suo esercito decisero cos\u00ec di passare oltre e di deviare in direzione di Canale, risparmiando lo scontro in paese. Durante il passaggio l\u2019esercito si ferm\u00f2 per bere ad una fontana, in una zona chiamata Pescaja lungo il Sentiero dei Gelsi: ancora oggi popolarmente detta \u201cfontana del Barbarossa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il miracolo \u00e8 documentato nella pala d\u2019altare della chiesa: una pala del Seicento, che raffigura i Santi Gervasio e Protasio e, al centro del quadro, un riquadro in cui \u00e8 raffigurata una chiesa con le canne che spuntano dietro al tetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi passi dopo la Chiesetta dei Ss. Gervasio e Protasio si giunge a un nuovo bivio, e si continua per la strada asfaltata di sinistra che sale leggermente (indicazioni sentiero <strong>San Gervasio &#8211; Belriguardo &#8211; Toiran<\/strong>e) e che dopo pochi metri dal suo imbocco diventa sterrata.<br>In questo tratto si pu\u00f2 ammirare il panorama dato dalle colline coltivate e da un <strong>geometrico anfiteatro di vigneti.<\/strong><br>Lo sterrato termina all\u2019incrocio con una strada asfaltata, Via 24 Maggio, che si imbocca a destra nella direzione che scende: dopo pochi passi, si abbandona nuovamente la via asfaltata 24 Maggio, che porta al cimitero di Cisterna, e si mantiene la destra immettendosi in una stradina sterrata in leggera salita.<br>Si continua a camminare sul sentiero principale, in leggera salita, ignorando i sentieri laterali che servono per raggiungere vigneti e campi coltivati, e si arriva ad un incrocio tra strade sterrate. Si abbandona il percorso dei pini silvestri e si procede verso le frazioni di Valzeglio, Ronchesio e Gorzano su strada carrozzabile panoramica&nbsp; attraverso coltivi di vigne frutteti e seminativi si arriva in leggera discesa a San Damiano d\u2019Asti un paese dell\u2019 alto Monferrato situato a 179 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Asti, si estende su di una superficie di 480 chilometri quadrati. &nbsp;San Damiano era una accampamento romano ; ci\u00f2 si vede bene ancora oggi osservando le vie del paese che si incrociano in modo perpendicolare. Le vie parallele conservano l\u2019antico acciotolato e la via centrale \u00e8 completamente porticata da cima a fondo. <strong>San Damiano d\u2019Asti<\/strong>, fondata nel 1275, \u00e8 senza dubbio il migliore esempio di villa-nuova astigiana. La scacchiera del centro, divisa in dieci isolati tuttora racchiusi in buona parte dai bastioni \u00e8 ricca di sorprese tra palazzi, chiese e opere d\u2019arte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p>Chiesa di San Giuseppe<br><br>La chiesa venne fatta erigere dalla confraternita di San Giuseppe e del Santissimo Nome di Ges\u00f9 fondata nel 1563 che, sin dal 1563, disponevano di quel sito su cui, in precedenza, sorgeva un monastero benedettino (XV secolo ?).<br>La <strong>leggenda<\/strong> legata alla costruzione della chiesa \u00e8 stata tramandata oralmente: si racconta di una fontana, sita nel chiostro del convento dei Benedettini, che avrebbe iniziato a zampillare in modo insolito. Il fenomeno colp\u00ec i confratelli e gli abitanti del paese che lo interpretarono come un segno di san Giuseppe. Si decise allora di dedicare una chiesa al santo e la fontana cess\u00f2 di zampillare.<br>L&#8217;edificio sacro \u00e8 un bellissima chiesa in stile tardo-barocco (vicino all&#8217;esempio di Superga), a navata unica, croce latina con bracci molto corti e cupola ellittica molto elevata (28 m). La facciata \u00e8 intonacata, mentre la cupola \u00e8 in mattoni a vista, ornata da stupende formelle di cotto policrome che ne ornano parzialmente la superficie. Il campanile, tardo settecentesco, fu progettato dall&#8217;architetto Filippo Castelli, figlio dell&#8217;ingegnere Giuseppe, ed \u00e8 alto 28 m come la cupola. Parte della facciata \u00e8 stata ritoccata nel 1859 e il pavimento \u00e8 stato rifatto nel 1869.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver visitato il bel centro storico di San Damiano si imbocca Via San Martino, un piccolo tratto della provinciale 19 per poi incrociare il percorso 110 che tramite una salita raggiunge l\u2019abitato di Lavezzole alto con il suo castello ( risale a prima del Mille e l\u2019attento restauro conservativo ne ha preservato in qualche modo stile e caratteristiche architettoniche, gli affreschi e le decorazioni cos\u00ec come molte pavimentazioni. La struttura, comprende un grande parco e persino una chiesa. Nel tempo fu dimora dell&#8217;imperatore Enrico III, di Oberto vescovo di Asti, del duca di Savoia e re di Sardegna Vittorio Amedeo III, fino ad essere trasformato in un&#8217;elegante dimora privata) Passato l\u2019abitato di Lavezzole tramite percorso tra seminativi e coltivi si scende in valle per poi risalire ed entrare nel territorio di San Martino Alfieri. In cima alla salita si incontra la panchina gigante e un bel bosco di querce adibito a tartufaia didattica. Si prosegue dritto per 100 metri e poi si gira a destra sulla provinciale 8 che si costeggia tra le prime case di San Martino per poi scendere a sinistra in una valle con coltivi. Si risale tra bosco e coltivi per arrivare sul crinale di una collina da dove si vede il bel centro storico e il castello di San Martino Alfieri La carta pi\u00f9 antica che lo riguarda risale al 1020, in cui \u00e8 menzionato il nome <em>Sancti Martini<\/em>, a cui era unito &#8220;<em>Astensium<\/em>&#8220;. Nel secolo XVII, con l&#8217;acquisizione del feudo da parte degli Alfieri di Sostegno, venne aggiunto il nome dei nuovi signori, i quali fecero della loro residenza una &#8220;villa di delizie&#8221;.<br>A dominare il centro abitato, che si snoda lungo la via principale, \u00e8 il Castello barocco situato in piazza Alfieri. Anticamente il castello di San Martino era di propriet\u00e0 dei Solaro, che nel 1237 ne avevano ricevuto l&#8217;investitura. Nel 1603 una parte del castello venne ceduta a Giorgio Andrea di Busca, signore della Rocchetta. Nel 1621, infine, grazie a una donazione di Carlo Emanuele I, il territorio di San Martino pass\u00f2 a Cesare Alfieri, capostipite della nobile famiglia. Con il figlio di Cesare, Carlo Antonio Massimiliano, ebbe inizio il rinnovamento in chiave barocca del castello, e, in parte, del paese. Tra il 1696 e il 1721 l&#8217;ingegnere Antonio Bertola, esegu\u00ec importanti lavori nel castello e nella piazza antistante. Ad abbellire i saloni vennero chiamati stuccatori assai noti all&#8217; epoca: il Mendrisio, il Cremonino e il Catenazzi. Con ogni probabilit\u00e0, nel 1760 vi fu anche un intervento di Benedetto Alfieri, che circoscrisse la sua opera alle ali laterali del palazzo. Nel secolo successivo l&#8217;attenzione dei committenti si indirizz\u00f2 alla trasformazione del giardino: da giardino all&#8217; italiana, si pass\u00f2 all&#8217; allestimento di un vero e proprio giardino all&#8217; inglese.<br>Nel 1828 giunse a San Martino l&#8217; architetto Melano, il quale modific\u00f2 la facciata sud del palazzo e costru\u00ec per il centro abitato la nuova parrocchiale e il municipio. Lo stile innovativo della Parrocchiale dei Santi Carlo e Maria colp\u00ec favorevolmente il Casalis, che scrisse: &#8220;Lo stile di questo monumento \u00e8 della pi\u00f9 grande semplicit\u00e0 greca: la volta offre un bel dipinto a fresco che rappresenta la gloria di San Carlo, lavoro del signor Gaspare Pasqualini, sulla facciata sta un grandioso peristilio, composto di colonne doriche&#8221;. Vi si conserva un po\/ittico di Defendente Ferran.<br>Oltre alla parrocchiale segnaliamo la barocca Chiesa della Santissima Annunziata, gi\u00e0 dei Battuti Bianchi, oggi sconsacrata e adibita a sala parrocchiale. Fra le cappelle campestri ricordiamo quelle di San Rocco, San Carlo, San Giuseppe, San Defendente e dell&#8217;Assunta. Nel 1993 fu beatificato Giuseppe Marello, vescovo di Acqui (1844-1895), cittadino di San Martino fino all&#8217;et\u00e0 di 26 anni.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Il percorso entra nel centro storico di San Martino Alfieri costeggiando il bel castello e si dirige su tratto di strada provinciale in direzione della vicina Govone (2 km) Affascinante paese del Roero che domina dalla sommit\u00e0 l&#8217;intera valle del fiume&nbsp;Tanaro. Situato <strong>a met\u00e0 strada tra le citt\u00e0 di Alba ed Asti<\/strong>, gi\u00e0 in epoca romana era attraversato da importanti vie di comunicazione. Questo ha fatto s\u00ec che, negli ultimi anni, ci sia stato un notevole incremento di aziende artigianali ed industriali. Luogo in cui convivono bene i pi\u00f9 importanti <strong>vitigni delle zone collinari<\/strong>,&nbsp;\u00e8 da sempre legato alla <strong>storia del Castello Reale<\/strong>, che compare oggi tra le residenze sabaude piemontesi <strong>patrimonio Unesco<\/strong>. Fu una delle residenze estive di Re Carlo Felice di Savoia ed \u00e8 interessante da visitare quale testimonianza della vita di corte di inizio Ottocento. Notevole il panorama dal Castello e dai <strong>giardini all&#8217;italiana<\/strong>:&nbsp;i viali del parco settecentesco sono&nbsp;opera dell&#8217;architetto paesaggista Xavier Kurten. IL CASTELLO Costruito a scopo difensivo&nbsp;prima dell\u2019anno Mille sul colle pi\u00f9 alto, poi ricostruito nelle forme attuali a partire dal Seicento&nbsp;dai Conti Solaro, all\u2019epoca proprietari, ispirandosi in parte ai disegni degli architetti Guarino Guarini per facciata sul lato sud e Benedetto Alfieri, discepolo di Juvarra,&nbsp;per quella a nord. La facciata rivolta a sud \u00e8 ricca di decorazioni marmoree provenienti da Venaria, inserite verso la met\u00e0 del Settecento dai Solaro, che tennero il feudo fino al 1792 quando, alla morte dell&#8217;ultimo conte senza eredi diretti, il castello&nbsp;pass\u00f2 alla Corona sabauda.&nbsp;Negli anni venti dell&#8217;Ottocento i Savoia restaurarono il castello, cos\u00ec l&#8217;attuale palazzo barocco&nbsp;con giardino e parco all&#8217;inglese divenne la <strong>residenza estiva preferita dal Re di Sardegna Carlo Felice<\/strong> e della moglie Maria Cristina di Borbone.&nbsp; Di notevole interesse gli interni, caratterizzati da importanti <strong>carte da parati cinesi<\/strong>,e gli affreschi del salone centrale che ripropongono il mito di Niobe.<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<strong>IL PARCO DEL CASTELLO<\/strong>. La residenza sabauda \u00e8 circondata da un giardino settecentesco all&#8217;italiana, disegnato da siepi di bosso e vialetti che confluiscono ad una fontana centrale e da un parco all\u2019inglese, con viali di platani ed ippocastani. Nel parco un&#8217;antica aranciera comunemente chiamata &#8220;SERRA&#8221;, fatta restaurare dall&#8217;Amministrazione Comunale \u00e8 ora adibita a salone per convegni, incontri e manifestazioni culturali. Il Parco ospita gli eventi &#8220;<strong>Tulipani a corte<\/strong>&#8221; (fine marzo) e &#8220;<strong>Regalmente Rosa<\/strong>&#8221; (fine maggio) legati alla floricoltura.<br><br>&#8211; <strong>SAN SECONDO<\/strong>. E&#8217; la chiesa parrocchiale, di forme romanico-gotiche, che fu giuspatronato dei Solaro. L&#8217;abside gotica \u00e8 di forma pentagonale, con cinque monofore con vetrate istoriate rappresentanti le figure di cinque santi: San Secondo, San Rocco, S, Michele, San Sebastiano, San Defendente. Lavori e restauri si susseguono dal 1726 al 1736. Pochi anni pi\u00f9 tardi venne rifatto il campanile. Nella grande tribuna barocca \u00e8 sistemato un pregevole organo Collino del 1869.<br><br>&#8211; <strong>SPIRITO SANTO<\/strong>. Chiesa dei Disciplinanti (Battuti bianchi), venne riedificata in forme barocche nel 1767. Una tribuna in legno comunicava, un tempo, con il Castello. Nell&#8217;interno, pitture dei fratelli Pozzo e di Giuseppe Morgari (decorazione della volta).<br><br>&#8211; <a href=\"http:\/\/www.lacollinadeglielfi.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>CHIESA E CONVENTO di fraz. CRAVIANO<\/strong><\/a>. Alla chiesa, a tre navate, venne abbinato il Convento, fatto costruire dal re Carlo felice di Savoia tra il 1822 e il 1824. Oggi il convento \u00e8 sede della Fondazione &#8220;<strong>La collina degli Elfi onlus<\/strong>&#8220;, un progetto di recupero dei bambini malati di cancro e delle loro famiglie<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a id=\"wp-block-file--media-8c1e387e-46dc-4f49-9a8c-841265f1707d\" href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/3-tappa-cammino-del-Roero.gpx\">3-tappa-cammino-del-Roero<\/a><a href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/3-tappa-cammino-del-Roero.gpx\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" aria-describedby=\"wp-block-file--media-8c1e387e-46dc-4f49-9a8c-841265f1707d\" download>Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1014\" height=\"487\" data-id=\"4877\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/8.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4877\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/8.webp 1014w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/8-768x369.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1014px) 100vw, 1014px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"659\" height=\"924\" data-id=\"4878\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/9.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4878\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/9.webp 659w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/9-514x720.webp 514w\" sizes=\"(max-width: 659px) 100vw, 659px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-12 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1600\" height=\"826\" data-id=\"4879\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/10.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4879\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/10.webp 1600w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/10-1280x661.webp 1280w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/10-768x396.webp 768w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/10-1536x793.webp 1536w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-13 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"941\" height=\"625\" data-id=\"4880\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/11.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4880\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/11.webp 941w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/11-768x510.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 941px) 100vw, 941px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>TAPPA 4&nbsp;&nbsp; GOVONE&nbsp;&nbsp;&nbsp; GUARENE<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Km 20 5\/7 ore Dislivello + 600 m \u2013 520 m<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Punto di partenza:<\/strong> Comune di Govone<br><strong>Punto di arrivo:<\/strong> Comune di Guarene<\/p>\n\n\n\n<p>Si riparte dalla piazza Vittorio Emanuele e si prende prima via &nbsp;IV Novembre e poi a destra per via Ferdinando di Savoia. Ci dirigiamo verso localit\u00e0 San Rocco e nei pressi del cimitero comunale di Govone da dove inizia il percorso 408\/S3, &nbsp;svoltiamo a destra sulla strada in salita che ci porta a breve alla frazione Trinit\u00e0 con l\u2019omonima chiesetta. Dopo poche centinaia di metri il percorso svolta a sinistra e si inoltra in discesa in un fitto bosco misto. Si giunge cos\u00ec al fondovalle caratterizzato da colture cerealicole e pascoli e si giunge in localit\u00e0 <strong>Ponte del Re<\/strong>&nbsp; (Tra il 1819 e il 1820, re Carlo Felice di Savoia, avendo eletto il Castello di Govone come residenza estiva preferita, lamentava la scomodit\u00e0 del viaggio da Torino che, tra Priocca e Govone, comportava il guado di un torrente. Per evitare il traino della carrozza con due paia di buoi, tra il 1823 e il 1824, il sovrano fece costruire un ponte in regione Vaneschia. Dell\u2019originario ponte rimane solo l\u2019arcata in mattoni, mentre il piano stradale \u00e8 stato modificato per agevolare il passaggio dei mezzi agricoli.)&nbsp; Dopo il ponte giriamo a sinistra e poi a destra in leggera salita verso l\u2019abitato di Sierra Moriondo frazione di Priocca. In prossimit\u00e0 del&nbsp; santuario Madonna delle Grazie, si scende in valle e tra seminativi e coltivi si giunge sulla provinciale diretta ad Asti, la si percorre per pochi metri per poi dirigersi su Via del Ponte e Via Cavour. Arriviamo cos\u00ec nel centro di Priocca Un piccolo paese il cui concentrico si <strong>sviluppa in lunghezza<\/strong> ed \u00e8&nbsp;dominato dalla Chiesa Parrocchiale neogotica, che si staglia con imponenza sul punto pi\u00f9 alto della collina. L\u2019alto <strong>campanile<\/strong> (40 metri) risalente ai primi del &#8216;900, contraddistingue Priocca da lontano.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla chiesa parrocchiale ci dirigiamo verso sud e prendiamo via San Vittore Si raggiunge cos\u00ec la frazione <strong>San Vittore di Priocca<\/strong>, dove, con una breve deviazione dall\u2019itinerario di circa 300 mt, si pu\u00f2 raggiungere la <strong>Pieve protoromanica<\/strong> di San Vittore (In localit\u00e0 Pirio, inglobata in un cortile di antiche cascine, sorge la pieve di S.Vittore, o quello che rimane dell\u2019antichissimo edificio elencato nel diploma di Enrico III del 1041 e confermata al vescovo d\u2019Asti. Di impronta protoromanica, risalente cio\u00e8 alla prima met\u00e0 dell\u2019XI secolo, aveva cimitero annesso. Conserva la navata centrale e la sinistra, con absidi romaniche caratterizzate da lesene e archetti pensili. Si pu\u00f2 visitare esternamente o, su richiesta e in occasioni festive, anche all\u2019interno, dove si conserva un antico affresco raffigurante la madonna col Bambino, fiancheggiata da San Vittore martire e da Santa Caterina di Alessandria e una statua lignea della Madonna Assunta, opera dell\u2019astigiano Giovan Battista Bonzanigo.) L\u2019itinerario scende dalla frazione San Vittore dove compaiono macchia di boscaglia e pioppi fino a raggiungere il fondovalle del rio Bardinetto per poi risalire tra vigneti, frutteti e noccioleti fino a raggiungere un bel crinale panoramico dove a sinistra si vede la valle del fiume Tanaro con dietro le Langhe. Si prosegue quindi a destra su strada sterrata tra le prime case di Magliano Alfieri in via San Secondo che si percorre fino in fondo per poi girare a sinistra e subito a destra in via Via Vincenzo Troia che conduce nel&nbsp; bel concentrico di Magliano Alfieri posto a 328 metri sul livello del mare su una sorta di belvedere naturale sulla valle del Tanaro e sulle colline di Langa che lo fronteggiano, presenta nello storico concentrico di Magliano Alto gli edifici pi\u00f9 interessanti.<br>Il Castello, grandiosa residenza&nbsp;fatta erigere nel Seicento&nbsp;degli Alfieri, ospita al suo interno due Musei aperti al pubblico. Situato in una posizione suggestiva, fu luogo di soggiorno per il giovane Vittorio Alfieri, destinato a diventare uno dei maggiori poeti tragici italiani.&nbsp;E&#8217; circondato da ampie vedute&nbsp;panoramiche e un curato giardino<\/p>\n\n\n\n<p>DA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p>Il <a href=\"http:\/\/castellilangheroero.it\/pagine\/ita\/castello.lasso?id=4E987AA20f6202060BrKL2120F62\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Castello con i suoi due Musei.<\/strong><\/a><strong><br><\/strong><br>Il <strong>Museo dei soffitti in gesso e delle tradizioni popolari.<br><\/strong>I soffitti in gesso erano diffusi principalmente nelle case contadine,&nbsp;per ragioni principalmente economiche, vista la considerevole presenza di cave in quest&#8217;area. Le modeste case rurali assumevano cos\u00ec un tocco di semplice eleganza grazie ai bianchi solai che, se da un lato arricchivano stilisticamente&nbsp;la dimora, dall&#8217;altro avevano funzione isolante e&nbsp;mantenevano il calore nelle stanze.<br>Nel Museo sono esposti&nbsp;109 motivi decorativi, il pi\u00f9 antico dei quali porta la data del 1580. Ad essi si affiancano sale dedicate ai metodi di estrazione del materiale e ai sistemi di impiego.<br><br><strong>Museo &#8220;Teatro del paesaggio<\/strong>&#8220;.<br>Museo interattivo e multimediale inaugurato nel 2015, e dedicato&nbsp;al paesaggio collinare e fluviale della Langa e del Roero. Cinque le aree tematiche: la memoria, le colline, il fiume, la pietra, la coscienza.&nbsp;<br>L&#8217;allestimento consente al visitatore di &#8220;immergersi&#8221; nel paesaggio compiendo diversi percorsi temporali: potr\u00e0 ad esempio navigare il Tanaro in uno scenario di inizio Novecento, quando il fiume era popolato di pescatori, traghettatori e maceratori di canapa, camminare tra i filari di una vigna per comprendere le sue trasformazioni nel tempo, o spingersi nel futuro, per scorgere gli effetti che le scelte in ambito economico, produttivo, costruttivo possono determinare sul territorio, senza tralasciare il recente periodo segnato da profonde e spesso dirompenti trasformazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo la visita al bel vedere e al centro storico si prosegue in via Asilo Alfieri e proseguire dritti sulla provinciale 2. Si giunge ad un incrocio e si prende a sinistra per Castellinaldo, la strada prosegue in discesa tra vigne di arneis, barbera, nebbiolo. Arrivati in fondo valle si gira prima a sinistra e poi subito a destra su strada sterrata tra le vigne si giunge a localit\u00e0 Mongalletto con bel panorama sul centro storico di Castellinaldo si pu\u00f2 senza dubbio definire il paese pi\u00f9 vitato del Roero, con il suo 63% del territorio coltivato a <strong>vigna<\/strong>.<br>Posare lo sguardo dai punti pi\u00f9 elevati verso le vallate e le dorsali sottostanti permette di cogliere la visione di un <strong>paesaggio agrario<\/strong> che \u00e8 una vera, splendida opera d&#8217;arte di geometria e linee sinuose.&nbsp;<br>Le aziende vinicole e la &#8220;<a href=\"http:\/\/www.vinaiolidicastellinaldo.com\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>Bottega del Vino<\/strong><\/a>&#8221; invitano alla degustazione degli eccellenti vini del territorio. Ortaggi e frutta completano l&#8217;offerta di qualit\u00e0 di queste terre.<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Castello<\/strong> (privato).<br>Massiccia costruzione gi\u00e0 appartenuta ai Damiani, eretta agli inizi del &#8216;500 attorno ad una precedente torre, mozzata dopo il terremoto del 1887. Il contiguo castello dei Malabaila venne abbattuto alla fine dell&#8217;800.<br><br>&#8211; <strong>Chiesa dei<\/strong> <strong>Ss. Dalmazzo e Sebastiano<\/strong>. Parrocchiale, addossata al ripido pendio sottostante il castello, fu rifatta dal 1752 al 1756.<br><br>&#8211; <strong>Chiesetta di S. Servasio<\/strong>. Chiesetta isolata, alla sommit\u00e0 di un colle, un &#8220;luogo alto&#8221; cultuale per eccellenza. Di struttura tardo-romanica, conserva un ciclo di affreschi datato 1581.<\/p>\n\n\n\n<p>Si prosegue in via Serra sulla Strada del Barbera tra bellissime vigne dove fanno bella mostra di se gli steli in pietra con le figure di questo nobile frutto. Il percorso prosegue su un crinale panoramico tra i filari dei nobili vini del Roero per circa 3 chilometri fino ad arrivare nei pressi del cimitero di Castagnito da dove si svolta a destra sulla SP50 e dopo a sinistra per via delle Fontane che ci porta nel centro di Castagnito costituito da due ambienti nettamente diversificati \u2013 area di pianura e sistema collinare \u2013 il territorio&nbsp;di Castagnito&nbsp;presenta pi\u00f9 di un motivo di interesse. Oltre che <strong>vini eccellenti<\/strong>, Castagnito offre al visitatore<strong> produzioni ortofrutticole <\/strong>tipiche e di qualit\u00e0. A dominare il concentrico di Castagnito vi \u00e8 il rilievo ancora oggi denominato \u201cil castello\u201d. Oggi la sommit\u00e0 del rilievo, posta sopra al Municipio in una pregiata posizione panoramica, \u00e8 chiamata \u201c<strong>Castelverde<\/strong>\u201d ed \u00e8 stata adibita ad area attrezzata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>COSA VEDERE:<\/strong><br><br>&#8211; <strong>CASTELVERDE<\/strong><br>La costruzione che sorgeva sulla sommit\u00e0 del concentrico viene citata gi\u00e0 nel 1074, e fu nei secoli dominata dai vari rami dei Roero, nobile famiglia astigiana che nel periodo medievale acquis\u00ec buona parte del territorio che oggi porta il suo nome. Si trattava di una recinzione con fossato e muro, con all\u2019interno una torre nel punto pi\u00f9 elevato, che non ebbe mai funzioni residenziali.&nbsp; Oggi non rimane traccia della costruzione difensiva, ma il punto panoramico di &#8220;Castelverde&#8221; \u00e8 un piacevole punto di sosta attrezzato.<br><br>&#8211; <strong>SAN GIOVANNI BATTISTA<\/strong><br>Parrocchiale edificata nel 1674 sul sito della demolita chiesa dei Ss. Quirico e Giulitta. Conserva all&#8217;interno una tela del Moncalvo.<br><br>&#8211; <strong>SANTO SPIRITO<\/strong><br>Chiesa dei Disciplinanti, a lato della parrocchiale, fu eretta nel 1708.<br><br>&#8211; <strong>SAN BERNARDO<\/strong><br>Chiesetta a pianta circolare con pronao, costruita in raffinate linee barocche agli inizi del &#8216;700, \u00e8 posta sulla strada che porta a San Giuseppe di Castagnito ed ha la particolarit\u00e0 di essere leggermente pendente.<\/p>\n\n\n\n<p>Si prosegue verso la chiesetta di San Sebastiano e si prende a sinistra Via Ronchesio. Finite le case di via Ronchesio si gira a destra in salita su sterrato tra bei vigneti si raggiunge a breve la collina di San Licerio uno dei pi\u00f9 bei punti panoramici di tutto il Roero da dove si vede tutto l\u2019arco alpino. Sulla collina di San Licerio territorio di Guarene incontriamo il Parco d\u2019arte della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, sulla collina di San Licerio, \u00e8 un parco di sculture permanenti di grandi dimensioni. Situato nel comune piemontese di Guarene, occupa il versante della collina affacciato su boschi, prati, e rocche: un angolo di straordinaria bellezza, appartenente ai paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato, Patrimonio Mondiale dell\u2019Unesco dal 2014. Il Parco estende all\u2019aperto l\u2019attivit\u00e0 della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, istituita nel 1995 e dedicata all\u2019arte contemporanea. A Guarene, nel 1997, ha aperto la sua prima sede, nelle sale del settecentesco Palazzo Re Rebaudengo.Il Parco \u00e8 un punto d\u2019incontro, di equilibrio e di dialogo tra la natura e le opere di artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo, installate accanto ai filari di una vigna di Nebbiolo, tra i salici, i cipressi e le querce. \u00c8 stato progettato dagli architetti paesaggisti Lorenzo Rebediani e Vera Scaccabarozzi ed \u00e8 ispirato al mosaico di tessere dei campi, dei noccioleti e dei vigneti che lo circondano. Aperto al pubblico, il Parco d\u2019arte \u00e8 visitabile seguendo una promenade tracciata per offrire una molteplicit\u00e0 di camminamenti e di vedute sulle opere e sulla natura. Alcune delle installazioni sono state commissionate dalla Fondazione appositamente per il Parco, altre hanno trovato qui una nuova e armoniosa collocazione.Il Parco \u00e8 un museo all\u2019aperto, guidato dal principio della piena accessibilit\u00e0 per tutte e tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal Parco proseguiamo in via Alessandro Roero verso il centro di Guarene l paese di Guarene possiede uno dei <strong>centri storici pi\u00f9 eleganti<\/strong> ed intatti del Roero. Il borgo di sommit\u00e0 si estende sulla naturale balconata panoramica affacciata sulla pianura del fiume Tanaro. Il paese \u00e8 dominato dal <strong>castello settecentesco<\/strong> dei Roero, gioiello barocco voluto e progettato dal conte Carlo Giacinto Roero &nbsp;questo imponente edificio, costruito tra il 1726 e il 1775 in sostituzione del vecchio fortilizio,&nbsp;permette di riconoscere Guarene da molti punti del territorio circostante, per la sua posizione sulla sommit\u00e0 della collina, ben protetto da un alto terrapieno. Ad oggi, dopo un sapiente restauro, il castello \u00e8 diventato una struttura ricettiva di lusso, ma il piano nobile con le camere da letto d&#8217;epoca, il salone d&#8217;onore e il giardino all&#8217;italiana sono aperti al sabato e alla domenica per <a href=\"http:\/\/www.castellodiguarene.com\/dimora-storica-lusso-castello\/visite-guidate\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">visite guidate su prenotazione<\/a>..<br>Passeggiare nelle vie tortuose del centro, ammirando le Chiese, i Palazzi e i tanti pregevoli monumenti di interesse storico e artistico \u00e8 un\u2019 esperienza da fare<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La chiesa della SS. Annunziata<\/strong><br>Pregevole esempio di architettura sacra del \u2018700 piemontese, l\u2019edificio ha una pianta a croce greca ed \u00e8 in <strong>stile barocco<\/strong>. L\u2019interno colpisce soprattutto per le opere pittoriche che affrescano interamente le pareti, le vele e la cupola della chiesa. A titolo di esempio si possono citare le finte architetture, le marmoreggiature e una pala d\u2019altare raffigurante l\u2019<em>Annunciazione<\/em>, opera giovanile del pittore Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.<br><br><strong>Piazza Roma e Palazzo Re Rebaudengo<\/strong><br>Sulla piazza si affaccia il <strong>palazzo del municipio<\/strong>, costruito nell\u2019800, sul luogo dove avevano gi\u00e0 trovato collocazione prima un tinaggio o tinaia, un locale destinato alla pigiatura e alla fermentazione del mosto nei tini, della famiglia Roero e, successivamente, un teatro fornito di palchi e palchetti, a testimonianza della passione degli abitanti di Guarene per le opere teatrali.<br>Un altro elemento che caratterizza la piazza \u00e8 <strong>palazzo Re Rebaudengo<\/strong>, prima sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il palazzo \u00e8 una dimora storica settecentesca, risultato di edificazioni successive, che ne hanno cambiato nel tempo la struttura interna. E&#8217; sede del <strong>Museo di Arte Contemporanea della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo<\/strong>. All\u2019interno di questo complesso museale si trovano accostate stanze nobiliari utilizzate per le esposizioni e nuovi spazi destinati a laboratori d\u2019arte per giovani artisti emergenti.<br><br><strong>La chiesa di San Michele<\/strong><br>Rappresenta l\u2019edificio religioso pi\u00f9 antico del paese, citato nei documenti gi\u00e0 dal 1379; in questo luogo venne stipulato il contratto di cessione di Guarene ai Roero.<br>La chiesa \u00e8 stata sempre oggetto di parziali rifacimenti, aggiunte, ristrutturazioni e interventi, senza essere mai completamente abbattuta e ricostruita.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Gli edifici di servizio del Castello<\/strong><br>Lungo la strada che costeggia il Castello \u00e8 possibile notare l\u2019arco d\u2019ingresso ad un cortile, sormontato dallo stemma dei Roero. Esso era l\u2019ingresso al <strong>maneggio dei Conti<\/strong>, utilizzato anche in occasione delle visite di nobili e personalit\u00e0 altolocate.<br>Sempre percorrendo la stessa via \u00e8 possibile scorgere l\u2019antica <strong>filatura dei Roero<\/strong>, ovvero l\u2019edificio destinato all\u2019allevamento e alla lavorazione dei bachi da seta.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <strong>Poggiolo<\/strong>&nbsp;<br>E&#8217; il <strong>punto panoramico<\/strong> per eccellenza di Guarene poich\u00e9 da esso \u00e8 possibile ottenere un\u2019ottima visuale sia su una porzione di Guarene sia sul territorio circostante delle Langhe. Si raggiunge percorrendo la passeggiata del paramuro, l&#8217;antico sistema di muri difensivi&nbsp;sotto al castello.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a id=\"wp-block-file--media-b4a54d92-ea13-44c5-93a9-c49388b46a33\" href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/4-tappa-cammino-del-Roero.gpx\">4-tappa-cammino-del-Roero<\/a><a href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/4-tappa-cammino-del-Roero.gpx\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" aria-describedby=\"wp-block-file--media-b4a54d92-ea13-44c5-93a9-c49388b46a33\" download>Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-14 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"447\" data-id=\"4883\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0028.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4883\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0028.webp 800w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0028-768x429.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-15 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"533\" data-id=\"4884\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/12.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4884\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/12.webp 800w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/12-768x512.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-16 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1014\" height=\"487\" data-id=\"4885\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0036.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4885\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0036.webp 1014w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0036-768x369.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1014px) 100vw, 1014px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-17 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1014\" height=\"487\" data-id=\"4887\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/castello-magliano-alfieri.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4887\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/castello-magliano-alfieri.webp 1014w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/castello-magliano-alfieri-768x369.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1014px) 100vw, 1014px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><a><strong>TAPPA 5&nbsp;&nbsp; GUARENE     MONTICELLO<\/strong><\/a> <strong>D&#8217;ALBA<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Km 23 6\/8 ore&nbsp; Dislivello +850 m \u2013 890 m<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Punto di partenza:<\/strong> Comune di Guarene<br><strong>Punto di arrivo:<\/strong> Comune di Monticello<\/p>\n\n\n\n<p>Partiamo dal poggiolo punto panoramico di Via Alessandro Roero per dirigersi in Via divisione alpina Cuneense e proseguire sulla strada provinciale 171. Arrivati in frazione Montebello lasciamo il percorso 408\/S4 per seguire indicazione fraz Socco, entriamo cosi nel territorio di Vezza d\u2019Alba. Il percorso prosegue tra vigne e frutteti (zona natia della pera Madernassa) e giunge in frazione Borbore, si attraversa l\u2019abitato e in salita in via Piave si arriva al capoluogo di Vezza d\u2019Alba un paese di sommit\u00e0 nella porzione centrale del Roero di antiche origini, e la Rocca dove sorgeva un tempo il Castello Circondata da boschi e vigneti, Vezza d&#8217;Alba \u00e8 sede del Museo Naturalistico del Roero. Nel mese di novembre il paese dedica una fiera al pregiato tartufo<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ROCCA DEL CASTELLO<\/strong><br>Situata ad una quota di 352 m s.l.m. in prossimit\u00e0 del centro abitato \u00e8 raggiungibile a piedi. Costituisce il nucleo centrale attorno a cui si svilupp\u00f2 il capoluogo, centro delle attivit\u00e0 umane e religiose. Il rudere della torre che si incontra in corrispondenza della tappa della strada romantica \u00e8 quel che rimane di un&#8217;antica dimora che ha visto alternarsi i diversi signori territoriali, fino ad ospitare i Roero, che nel 1697 la abbandonano in favore di Guarene.<br>Il terremoto del 1887 la distrusse poi in gran parte, si salv\u00f2 il mastio (il &#8220;torrione&#8221;), ancora restaurato nel 1929, ma crollato in seguito.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CHIESA DI SAN BERNARDINO<\/strong><br>anche conosciuta come Confraternita dei battuti Bianchi, \u00e8 la pi\u00f9 bella costruzione vezzese, dedicata a San Bernardino, costruita tra il 1744 e il 1768 quasi certamente su disegni del conte Carlo Giacinto II Roero di Vezza e Guarene.<br>Lo snello campanile fu terminato nel 1792, all&#8217;interno ospita pregevoli tele. La Chiesa viene utilizzata per mostre temporanee e concerti di musica sacra e classica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MADONNA DEI BOSCHI<\/strong><br>Santuario edificato in un tipico &#8220;luogo alto&#8221;, ben visibile dalla tappa della strada romantica, fra la Valle Sanche e la Val Maggiore. La chiesa, ad una navata in stile romanico, venne edificata nel XII secolo. Nel 1471 il vescovo di Asti ne concede il giuspatronato ai Roero i quali, alcuni decenni pi\u00f9 tardi, fanno costruire il convento annesso. La costruzione nel 1731 della volta sulla navata ha avuto l&#8217;effetto di confinare nel sottotetto un prezioso affresco gotico raffigurante l&#8217;Annunciazione, dipinto verso la fine del XV secolo. Nella cripta, dal 1608 alla fine dell&#8217;800 vennero sepolti vari esponenti della famiglia dei Roero di Vezza e di Guarene.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MUSEO NATURALISTICO DEL ROERO<br><\/strong>ll Museo Naturalistico del Roero offre la possibilit\u00e0 di osservare e conoscere da vicino i diversi ambienti naturali del Roero, sia dal punto di vista geologico, sia da quello naturalistico. Si compone infatti di due sale: la sala geologica, che, attraverso ricostruzioni plastiche e raccolte di fossili, racconta l&#8217;origine del territorio roerino cos\u00ec come lo conosciamo ora, e la sala faunistica, dove in nove vetrine vengono presentati i particolari ambienti e i relativi abitanti del Roero, a cui si aggiunge una sezione entomologica.<br>Il Museo, gestito da volontari, si pone come luogo di formazione per bambini ed adulti in quanto rappresenta in maniera adeguata i diversi ambienti naturali che compongono il Roero, costituendo un centro di interesse turistico-naturalistico-culturale a disposizione della collettivit\u00e0.<br>Il <strong>Museo Naturalistico del Roero \u00e8 aperto nei seguenti orari<\/strong> :<br>sabato dalle 9.00 alle 12.00, domenica dalle 16.00 alle 19.00 ( con differenze fra stagione autunnale e stagione estiva),<\/p>\n\n\n\n<p>Dal centro del paese si segue il percorso 410 sentiero del Tasso (Il tasso \u00e8 infatti un mammifero largamente diffuso nel territorio del Roero: qui trova l&#8217;ambiente adatto alle sue esigenze di vita riservata e per lo pi\u00f9 sotterranea negli &#8220;angoli&#8221; meno frequentati dei boschi fitti e vede una crescente diffusione nell&#8217;area delle Rocche.) &nbsp;\u00e8 caratterizzato da una grande variet\u00e0 paesaggistica: si percorre la dorsale panoramica rivolta a sud tra bei vigneti e tratti di bosco misto. Si arriva in frazione Violi di Monteu Roero dove fa bella mostra il forno dei Violi segno di un passato che non esiste pi\u00f9, si scende in valle Sanche per poi risalire in un bosco misto fino a raggiunge un incrocio dove si lascia a sinistra il percorso che va a Madonna dei Boschi per proseguire a destra&nbsp; Piobesi. Si prosegue su percorso 409\/S4 tutto in mezza costa tra coltivi di vigne frutteti e boschi misti per giungere in localit\u00e0 Reggio e l\u2019abitato di Piobesi a poca distanza da Alba (5km), Piobesi d\u2019Alba \u00e8 il paese pi\u00f9 piccolo del Roero, sia per territorio che per numero di abitanti. Il paese \u00e8 caratterizzato da una spiccata vocazione vinicola e sul territorio sono presenti numerose&nbsp;aziende che producono ottimi DOCG, rinomati distillati e prodotti a base di tartufo.<\/p>\n\n\n\n<p>COSA VEDERE<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Pietro in Vincoli.<\/strong> Nulla conserva dell\u2019antica pieve citata nel 901, se non frammenti dei precedenti edifici murati all\u2019esterno. Tra questi una lastra in pietra con croci latine e sott\u2019archi con elementi vegetali e decorazioni. All\u2019interno si possono ammirare dipinti su muro e tela, risalenti alla seconda met\u00e0 dell\u2019800.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>S. Rocco<\/strong>. Chiesa barocca, ricostruita nel 1769. Sconosciuta \u00e8 la data di costruzione della chiesa primitiva, ma dal nome e dalla presenza di un affresco e di una tela rappresentanti S. Rocco e S. Bastiano, si presume che essa sia stata edificata come atto propiziatorio che poneva un ingresso nella villa sotto la protezione del soprannaturale, mediatori i santi invocati contro la peste.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Chiesa S. Maria al Bricco Madonna Immacolata<\/strong>. Venne costruita sulle pendici del Bricco verso il 1400. Successivamente, nel 1605 diventando parrocchiale, venne ricostruita pi\u00f9 grande con l\u2019aggiunta di un campanile per far fronte alle esigenze della popolazione. Gli affreschi in essa presenti risalgono alla seconda met\u00e0 dell&#8217;800 e sono del pittore Macocco di Vezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Da localit\u00e0 Bricco di Piobesi si prosegue su crinale panoramico verso il vicino comune di Corneliano. Paese posto nella porzione del Roero centrale, sviluppato lungo le pendici delle colline della valle del torrente Riddone. Fin dalle origini \u00e8 un paese che vanta una spiccata vocazione mercantile legata a fiere dei prodotti agricoli locali, tra cui la pesca e l\u2019uva \u201cfavorita di Corneliano\u201d da cui si ottiene un delicato vino bianco. Proprio alle uve ed alle pesche si lega l\u2019importante tradizione dei cestai, con rinomata fama al di fuori dei confini locali fino agli anni \u201930 del Novecento.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>COSA VEDERE:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/www.torredicorneliano.it\/it\/home\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>LA TORRE DECAGONALE<\/strong><\/a>.&nbsp; Posta in posizione sopraelevata sull\u2019abitato, \u00e8 alta 22,34 metri ed \u00e8 elemento rilevante che identifica Corneliano. Insieme ai resti di alcuni muraglioni difensivi,&nbsp; \u00e8 quanto rimane del castello fatto erigere dalla famiglia De Brayda tra la fine del XII secolo e l\u2019inizio del XIII.&nbsp; Oggi ospita la Fondazione Torre di Corneliano ONLUS.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019ARCO<\/strong>.&nbsp; Citato a partire dal 1588, si pensa che l\u2019arco sia stato posto all\u2019ingresso della \u201cporta nuova\u201d&nbsp; fin dal 1300. Il dipinto attuale rappresenta lo stemma di Casa Savoia nell\u2019anno 1815, dopo la caduta di Napoleone. Arco<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SS. GALLO E NICOLO\u2019<\/strong>.&nbsp; Parrocchiale eretta sul sito della precedente parrocchiale pi\u00f9 a monte nel 1748, su iniziale progetto del conte Carlo Giacinto Roero, consacrata in belle forme barocche nel 1773. All\u2019interno un\u2019acquasantiera del \u2018300, un crocifisso ligneo del \u2018400 e dipinti di Pietro Paolo Operti e Rodolfo Morgari.<\/p>\n\n\n\n<p>Il percorso procede in via Lemonte, vicino alla torre, per poi arrivare in Piazza Cottolengo. Dalla piazza proseguire sul percorso 419 per via Sismonda e via Castellero per giungere al &nbsp;santuario della Madonna Assunta di Castellero, il quale si innalza sul tratto dell&#8217;antica strada romana che collegava Asti e Pollenzo. Il nome derivava dalla presenza di un \u201ccastellero\u201d collocato nel territorio di Piobesi, nelle vicinanze del santuario.<br>Le notizie pi\u00f9 antiche a riguardo datano al 1606, anno in cui era stata destinata una certa somma per far dipingere la cappella.<br>Il santuario venne costruito nel Settecento con forme barocche. L&#8217;interno si presenta ad un&#8217;unica navata con due altari laterali. L&#8217;altare di sinistra si trova davanti alla nicchia in cui \u00e8 conservata la statua della Madonna Assunta, opera dello scultore Antonio Roasio, mentre quello di destra ospita una pala della Madonna del Rosario con San Carlo Borromeo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal santuario si gira a destra su percorso in cresta che per il primo tratto attraversa coltivi e vigneti per poi inoltrarsi in un tratto boschivo molto suggestivo. Finito il bosco si entra nel territorio di Monticello d\u2019Alba e si incontra &nbsp;la cappella campestre risalente al 1950 dedicata alla Madonna della Guardia con bella vista sul paese. Si prosegue su strada sterrata verso il centro di Monticello d\u2019Alba paese di sommit\u00e0 del Roero centrale, gode di un\u2019ottima vista dominata dalla mole del castello dei conti Roero, ed \u00e8 contraddistinto da un centro storico di epoca medievale e da una rete sentieristica che si snoda e raggiunge i comuni adiacenti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>COSA VEDERE:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.roerodimonticello.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>IL CASTELLO<\/strong><\/a><strong>.<\/strong> Considerato tra le costruzioni castellate di epoca medievale pi\u00f9 imponenti&nbsp; e meglio conservate del Piemonte. In una splendida posizione elevata, viene fatto ricostruire dalla famiglia Malabaila tra il 1342 e il 1348, con due torri a tutta altezza, merlature e camminatoio di ronda.<br>Ceduto alla famiglia Roero (ai quali appartiene tutt\u2019ora) sub\u00ec alcune modifiche di ristrutturazione, mantenendo l\u2019affascinante aspetto medievale.<br><br><strong>S.PONZIO.<\/strong> Parrocchiale ricostruita nel XVII secolo, conserva la trecentesca torre campanaria.<strong>PIEVE DI SAN PONZIO.<\/strong> Situata nel cimitero della frazione Villa la cappella di &#8220;Sancti Poncij de Monticello&#8221; f\u00e0 parte dei beni confermati nel 1041 dall&#8217;imperatore Enrico III al vescovo di Asti. Taluni settori murari dei prospetti laterali e del retro alternano regolari corsi di mattoni a ciottoli di fiume disposti a &#8220;spina di pesce&#8221;, realizzando uno scandito effetto di policromia. Frammenti di decorazione lapidea e altri elementi conservati all&#8217;interno della cappella si riconducono alla met\u00e0 dell&#8217;VIII secolo, in diretta correlazione con l&#8217;originaria fase costruttiva del sito, forse sorto sulle rovine di un tempio pagano.<br>Dal 1494 San Ponzio \u00e8 divenuta patronato dei Conti Roero. Poco oltre la met\u00e0 del XVIII secolo sono demoliti il campanile e la navata. L&#8217;abside, che \u00e8 pervenuta fino a noi, conserva gli affreschi pi\u00f9 antichi del Roero, realizzati a pi\u00f9 riprese tra gli ultimi decenni del 1000 e i primi anni del 1300.<br>Uno dei brani affrescati riconducibile intorno all&#8217;anno 1000, \u00e8 quello che riproduce il santo titolare, san Ponzio diacono. E&#8217; eretto frontalmente entro un sottarco delimitato da due colonnine che reggono un arco dal profilo dentato. Le braccia, quasi conserte sul petto, tengono fra le mani un&#8217;ostia consacrata col crisma e un libro.<br>Accanto a san Ponzio compare una piccola figura di santo monaco, forse da identificarsi con un benedettino.<br>Di pregevole fattura \u00e8 la Crocifissione dove il Cristo sulla croce \u00e8 inscritto dentro un grande riquadro rettangolare, affiancato dalla Madonna e san Giovanni Evangelista. Le tre figure statiche, quasi pietrificate, sono caratterizzate da una prevalenza di colori cinerei<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a id=\"wp-block-file--media-29ce23c7-a636-4abe-88e5-91e702e31618\" href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/5-tappa-cammino-del-Roero.gpx\">5-tappa-cammino-del-Roero<\/a><a href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/5-tappa-cammino-del-Roero.gpx\" class=\"wp-block-file__button wp-element-button\" aria-describedby=\"wp-block-file--media-29ce23c7-a636-4abe-88e5-91e702e31618\" download>Download<\/a><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-18 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"534\" data-id=\"4889\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/15529960570.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4889\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/15529960570.webp 800w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/15529960570-768x513.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-19 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1600\" height=\"900\" data-id=\"4890\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-3070-o-36-886-0-0-81a74e05d4bac5d6218fd448b3a262a5.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4890\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-3070-o-36-886-0-0-81a74e05d4bac5d6218fd448b3a262a5.webp 1600w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-3070-o-36-886-0-0-81a74e05d4bac5d6218fd448b3a262a5-1280x720.webp 1280w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-3070-o-36-886-0-0-81a74e05d4bac5d6218fd448b3a262a5-768x432.webp 768w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-3070-o-36-886-0-0-81a74e05d4bac5d6218fd448b3a262a5-1536x864.webp 1536w\" sizes=\"(max-width: 1600px) 100vw, 1600px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-20 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1014\" height=\"487\" data-id=\"4891\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0025.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4891\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0025.webp 1014w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0025-768x369.webp 768w\" sizes=\"(max-width: 1014px) 100vw, 1014px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-21 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"522\" data-id=\"4892\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/img-20250719-wa0030.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-4892\" title=\"\"><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>TAPPA 6&nbsp;&nbsp; MONTICELLO D&#8217;ALBA   BRA<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Km 15 &nbsp;4\/5 ore Dislivello +570 m -620 m<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Punto di partenza:<\/strong> Comune di Monticello<br><strong>Punto di arrivo:<\/strong> Comune di Bra<\/p>\n\n\n\n<p>Si parte da Monticello Borgo &nbsp;piazza Dacomo&nbsp; per via Cornaglia che fiancheggia lo sferisterio di palla pugno sport tipico del territorio del Roero. Arrivati ad un crocevia si prende la strada in salita via Monticello che si dirige verso frazione Lussi di Santa Vittoria d\u2019Alba. Prima dell\u2019abitato si gira a destra su un percorso tematico con pannelli illustrativi del territorio tra vigne, frutteti e in breve tempo si arriva a Santa Vittoria Borgo. Da piazza Bertero si imbocca via Vittorio Emanuele e via Roma che ci condurr\u00e0 al centro storico di Santa Vittoria la sua sagoma si erge inconfondibile sulla rocca che sovrasta la valle del Tanaro, nel tratto compreso tra Bra ed Alba, a sottolineare l&#8217;appartenenza al territorio del Roero, con una vista privilegiata sulle Langhe. Il paese \u00e8 articolato in diversi nuclei abitativi, a cominciare dalla Villa, storico insediamento di sommit\u00e0 con i monumenti di pregio; poco pi\u00f9 a valle si adagia l\u2019antico borgo contadino di S. Antonio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>COSA VEDERE:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>LA TORRE E IL CASTELLO<\/strong>. Il complesso bastionato occupa la sommit\u00e0 del colle di Santa Vittoria dal 1154, anche se il castello \u00e8 una costruzione moderna. Ora di propriet\u00e0 privata, \u00e8 sede di un complesso turistico alberghiero. La torre, a pianta quadrata e terminata da un elegante apparato a sporgere, ha caratteri quattrocenteschi.<\/p>\n\n\n\n<p><br><strong>LA TORRE CAMPANARIA<\/strong>. Databile tra la fine del XIV e l\u2019inizio del XV secolo, rivestiva sicuramente una funzione di controllo strategico. Di pianta quadrata, si erge per 20 metri e mantiene le caratteristiche architettoniche romaniche.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"http:\/\/www.anforianus.it\/confraternita.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>LA CONFRATERNITA DI S. FRANCESCO<\/strong><\/a>. Nata come casa civile, e poi assunta a sede della Confraternita \u201csancti spiritus de sancta uitoria\u201d, &nbsp;l&#8217;edificio racchiude il pi\u00f9 prezioso e meglio conservato ciclo di affreschi del Roero: databili intorno alla met\u00e0 del &#8216;500 e di autore sconosciuto, raffigurano scene della passione di Cristo e si sviluppano per oltre 34 metri su tre lati della navata.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IL TURRIGLIO ROMANO<\/strong>. Nell\u2019 abitato della Fraz. Cinzano, visibile dalla strada provinciale, il turriglio \u00e8 una costruzione circolare su basamento quadrato posta all\u2019interno di un muro di cinta in pietrame con tessitura ad \u201copus incertum\u201d.&nbsp; Il complesso monumentale \u00e8 datato intorno al I sec. a.C., incerta la destinazione d\u2019uso: alcuni studiosi lo identificano come tempio funerario consacrato ad una non meglio precisata Musa, ma la versione pi\u00f9 consolidata lo considera monumento celebrativo della vittoria di Roma ottenuta da Gaio Mario contro i Cimbri e i Teutoni (101 a.C.), che segn\u00f2 l\u2019inizio della romanizzazione della zona.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal centro storico si percorre via Cagna da poco risistemata con un comodo marciapiede, si arriva quindi ad un crocevia dove si gira a sinistra e dopo pochi metri a destra per via Valentino, percorso 423, una strada tra coltivi e case sparse molto panoramica sulla pianura e sui monti delle Alpi Marittime. Dalla chiesa campestre della Madonna Addolorata si prende strada Serre che conduce all\u2019altra chiesa campestre della Santissima trinit\u00e0 dove si prosegue dritto per strada sant\u2019Ignazio. Arrivati&nbsp; sulla provinciale 134 si gira a destra e poi subito a sinistra in strada della Colla che sbuca nel abitato di Pocapaglia Il nucleo pi\u00f9 antico di <strong>Pocapaglia<\/strong> \u00e8 completamente abbarbicato sui crinali delle Rocche, e vanta alcuni tra i pi\u00f9 scenografici affacci sull\u2019intera dorsale geologica. Il famoso scrittore Italo Calvino attribuiva a Pocapaglia un paesaggio fiabesco: il Comune \u00e8 situato infatti tra colline, boschi e suggestivi dirupi. E&#8217; proprio qui che le Rocche offrono gli spunti di maggior interesse naturalistico e geologico. Retaggio di secoli lontani sono le leggende di &#8220;<em>masche<\/em>&#8221; (streghe in dialetto locale), e le storie legate all&#8217;ambiente tenebroso e inquietante delle Rocche, da esplorare percorrendo i <a href=\"https:\/\/www.ecomuseodellerocche.it\/it\/paesi\/it\/rete-sentieristica.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Sentieri tematici<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>COSA VEDERE:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Le <strong>ROCCHE<br><\/strong>A Pocapaglia le Rocche costituiscono l\u2019<strong>elemento paesaggistico pi\u00f9 tipico<\/strong>: selvagge e labirintiche, sulla loro origine il mito ha sempre usurpato il posto alla scienza, che lo spiega con l&#8217;affascinante episodio della \u201ccattura del Tanaro\u201d.&nbsp; Un patrimonio naturalistico che \u00e8 possibile scoprire grazie alla Rete Sentieristica del Roero: itinerari ad anello che approfondiscono i temi dell\u2019identit\u00e0 culturale locale.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <strong>Il MUSEO &#8220;ROCCHE E MASCHE&#8221;<\/strong><br>Realizzato nelle cantine storiche dell&#8217;edificio comunale, \u00e8 un luogo della memoria, dove si conservano le tradizioni, i mestieri e le leggende del Roero.<br>Situato al piano terra e nelle cantine storiche del pregevole palazzo comunale di Pocapaglia, \u00e8 un percorso tematico per immergersi nelle tradizioni locali, nei mestieri antichi, nella storia e nelle leggende di Pocapaglia, e per conoscere la masca Micillina.<br><br><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211; IL CASTELLO<\/strong><br>Frutto di molteplici ricostruzioni ed aggiunte, \u00e8 citato la prima volta nel&nbsp;1197, periodo in cui costituisce la temibile roccaforte dei \u201c<em>domini de Paucapalea<\/em>\u201d, da due lati a strapiombo sulle rocche. I Falletti, che nel&nbsp;1341&nbsp;vi tennero sequestrato il marchese&nbsp;Tommaso II di Saluzzo, lo ricostruirono verso la met\u00e0 di quel secolo. Nel&nbsp;1534&nbsp;Giovanni Antonio Falletti&nbsp;ne cede parte al&nbsp;marchese di Saluzzo&nbsp;e sono forse questi i tempi in cui si imprezios\u00ec del <strong>magnifico&nbsp;portale esterno<\/strong>, formato da due corposi stipiti di notevole interesse artistico per gli <strong>altorilievi guerreschi<\/strong>, simili a quelli che adornano la facciata di&nbsp;palazzo Madama a Torino&nbsp;e che, vuole la tradizione, si debbano attribuire al&nbsp;Sansovino. All&#8217;inizio del \u2018600 fu modificato l&#8217;edificio che sovrasta l&#8217;accesso, ancora trasformato in seguito.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211; LE CHIESE<\/strong><br><strong>Santi Giorgio e Donato<\/strong>: attuale parrocchiale posta in capo alla piazza principale. Venne edificata tra il1663 e il 1666&nbsp;nel sito della preesistente chiesa di S. Giorgio. Fu restaurata all&#8217;inizio dell&#8217;800 e riconsacrata nel 1804. All&#8217;interno si trovano&nbsp;pregevoli tele e tavole dipinte; la volta e le vele sono interamente affrescate. Notevole il&nbsp;coro ligneo, finemente intarsiato, e il battistero.<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>chiesa di S. Agostino<\/strong>, ubicata sotto il castello, fu fatta erigere dai disciplinanti tra il 1742 e il 1749, su progetto iniziale del conte Carlo Giacinto Roero, ispiratosi alle linee del barocco piemontese; l&#8217;interno, ad aula, contiene due quadri di notevoli dimensioni raffiguranti \u201cL&#8217;Ultima Cena\u201d e l&#8217;episodio della \u201cLavanda dei piedi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro il cimitero, in posizione dominante e orientata ma sempre pi\u00f9 degradata, si trova la chiesa di <strong>S. Giusto<\/strong>, ricostruita dal 1762 al 1769 sotto la direzione del mastro Carlo Traversa, ornata alcuni anni dopo con stucchi del Barelli; il campanile fu costruito dal 1788 al 1791. Su un modesto colle che si affaccia sulla piana del Tanaro resta l&#8217;abside romanica di S. Giorgio, residuo di una ricostruzione della chiesa nella prima met\u00e0 del XII secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da via Cavour si svolta a sinistra per strada Boschi dove in leggera salita merita una visita uno splendido punto panoramico sulle rocche e il bric della masca Micilina<\/p>\n\n\n\n<p>Nei pressi di Pocapaglia troviamo il Bric d\u2019la masca Micilina (Brich significa luogo elevato): si tratta di un poggio contrassegnato da una conformazione della pietra anomala, infatti la sua colorazione \u00e8 molto differente dalle altre presenti in zona. Secondo la tradizione, quei colori furono prodotti dal fuoco che arse la strega, l\u00ec bruciata alcuni secoli fa dai valligiani stanchi delle sue malvagit\u00e0. Siamo al cospetto di un figura che sfuma nelle leggenda, anche per l\u2019assenza di documenti in grado di attestarne oggettivamente il legame con la storia. In pratica \u00e8 un esempio indicativo della forza esercitata dalla penetrazione del mito all\u2019interno del tessuto storico: una \u201cstoria\u201d che ha ampiamente sorretto la tradizione locale, dando spazio a tutta una serie di esperienze culturali che vanno dalla messa in scena della rievocazione del \u201cprocesso\u201d a Micilina alla formazione di un\u2019associazione impegnata a mantenerne viva la memoria. Il suo microcosmo \u00e8 costituito dal singolare ambiente delle \u201crocche\u201d di Pocapaglia, dove, secondo la tradizione orale, questa masca visse, pratic\u00f2 le sue arti e mor\u00ec.<br>Originaria di Barolo, era piuttosto nota perch\u00e9 capace di produrre molti effetti negativi che si abbattevano sulla popolazione del luogo: sembra fosse particolarmente versata nel causare malattie e vari danni fisici. Molti abitanti del Roero, che evidentemente non godevano della sua stima, si videro spuntare la gobba sulla schiena, mentre altri finirono azzoppati, apparentemente a causa di vari incidenti, anche se in realt\u00e0 \u2013 secondo il loro parere \u2013 avrebbero avuto origine dai malefici della Micilina.<br>In molti si sono chiesti se le numerose vicende che ebbero come soggetto la temuta masca, siamo solo frutto della fantasia popolare o se, effettivamente, abbiano una loro origine nella realt\u00e0.<br>I fatti risalirebbero alla met\u00e0 del XV secolo, periodo in cui, come \u00e8 noto, le credenze sui poteri delle streghe erano particolarmente diffusi e coinvolgevano vasti settori della societ\u00e0, sia tra il popolo che tra il clero e i giudici laici.<br>Abbiamo visto che Micillina nacque a Barolo, ma sappiamo anche che si trasfer\u00ec a Pocapaglia quando si spos\u00f2 con un uomo di quel paese, allora chiamato Paucapalea. Ben presto la donna divenne nota per la sua capacit\u00e0 di procurare danni alla gente attraverso lo sguardo e le pratiche magiche che si esprimevano soprattutto attraverso il processo della fisica.<br>Il marito, quando venne a conoscenza della non bella reputazione che la moglie andava via via acquisendo, cerc\u00f2 con ogni mezzo di distoglierla dai suoi insani interessi. Non riuscendo nel suo intento con le buone, pass\u00f2 alle vie di fatto e per un certo periodo la baston\u00f2 tutti i giorni, senza peraltro ottenere alcun risultato. A quel punto, stanco della cocciutaggine della moglie, la cacci\u00f2 di casa.<br>L\u2019incauto marito non aveva per\u00f2 fatto i conti con i poteri di Micilina, la quale, forse con il non disinteressato aiuto di Belzeb\u00f9, in breve si trov\u00f2 vedova. Infatti l\u2019uomo, pochi giorni dopo aver cacciato la moglie, cadde da un albero sul quale era intento a raccogliere della frutta. Si ruppe l\u2019osso del collo. Fatalit\u00e0?<br>La strega Micilina ritorn\u00f2 nella casa coniugale, mentre tra la gente del posto saliva l\u2019apprensione e la certezza della pericolosit\u00e0 di quella donna. Lei per\u00f2 non si curava minimamente del parere dei compaesani e continu\u00f2 indisturbata la sua attivit\u00e0. Un\u2019altra presunta vittima fu il fornaio del paese che, dopo un battibecco con Micilina, venne trovato morto stecchito nella sua bottega.<br>Intanto anche altre persone dissero di essere state colpite, se pur in modo diverso, dalla temuta masca: facile immaginare come alla donna sia stato attribuito, suo malgrado, il ruolo di capro espiatorio, secondo una modello abbastanza frequente e che, per quanto riguarda la stregoneria, risulta piuttosto diffuso in ogni tempo e luogo.<br>In breve, il Tribunale dell\u2019Inquisizione si interess\u00f2 al suo caso, provvedendo ad arrestarla e processarla. Non \u00e8 stato possibile reperire i documenti del dibattimento, ammesso che il processo sia stato effettivamente celebrato e tutta la vicenda non sia frutto della fantasia; di certo qualcosa accadde, perch\u00e9 in pi\u00f9 fonti \u00e8 indicato che la strega Micilina, il 29 luglio 1544, fu portata, su un carro trainato da due buoi, sulle rocche del Roero dove era stato allestito il rogo le cui fiamme purificatrici avrebbero avvolto quella temuta e potente schiava del demonio. Il posto in cui fu bruciata \u00e8 chiamato Bric d\u2019la masca Micilina: qui, ancora oggi, un masso presente sul luogo \u00e8 segnato da alcune macchie rosse che la tradizione popolare considera il sangue della masca. Pi\u00f9 o meno quanto accade nelle aree in cui furono uccisi alcuni dei numerosi martiri cristiani<br>Continuando ad affidarci a una cronaca in sospensione tra storia e leggenda, apprendiamo che mentre la donna ardeva sul rogo, lanci\u00f2 una delle sue terribili maledizioni: i buoi del carro, come impazziti, si gettarono sulla folla calpestando e uccidendo molte delle persone che assistevano all\u2019esecuzione della condanna. Inoltre, alcuni tizzoni del rogo caddero sulla gente procurando ustioni gravissime e che per molti furono letali.<br>Quasi certamente, intorno alla masca di Pocapaglia la realt\u00e0 e la leggenda a tratti si confondono: il mistero sull\u2019identit\u00e0 e sugli effettivi poteri della Micilina continua a essere tale. Di certo, nel Roero, questa donna ha lasciato una traccia consistente e profonda, che spesso risulta piuttosto difficile considerare solo il frutto della fantasia e della superstizione.<\/p>\n\n\n\n<p>Poco pi\u00f9 distante si nasconde tra le rocche la grotta dell\u2019eremita<\/p>\n\n\n\n<p>Settimio Grasso, conosciuto come l\u2019eremita di Pocapaglia, nacque a Bra nel 1905.La sua vita fu piuttosto normale fino a quando, dopo aver partecipato alla guerra d\u2019Etiopia, non si rifugi\u00f2 dentro a una spelonca, che scav\u00f2 lui stesso in mezzo alla Rocche del Roero, le vertiginose voragini che sprofondano nella sabbia dove secoli fa c\u2019era il mare.Il suo rifugio fu per anni meta di pellegrinaggio per i braidesi che vi si recavano per pregare la Madonnina da lui posta in una nicchia vicino all\u2019ingresso della spelonca.Visse da solo pertanto tempo, consigliando impacchi d&#8217;erba e preghiere a coloro che lo andavano a trovare. Poi si spos\u00f2 ed ebbe anche dei figli, ma purtroppo durante la seconda guerra mondiale la sua misantropia venne scambiata per doppiezza, tanto che alcune persone, considerandolo una spia tedesca, lo giustiziarono.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver visitato il bel punto panoramico sulle rocche si ritorna indietro imboccando via Umberto. La strada prosegue tra le ultime case di Pocapaglia per poi&nbsp; diventare a fondo naturale nei pressi della Chiesetta di San Bernardo; le cappelle campestri quasi sempre sorgevano su luoghi con precedenti elementi di sacralizzazione: \u00e8 probabilmente il caso della Cappella di S.Bernardo, edificio dalle forme ottocentesche dedicato al Santo patrono dell&#8217;agricoltura e della campagna; contadini e viandanti da sempre cercano in piloni e cappelle protezione contro la sorte avversa: messi a presidio di case, strade e campi, alcuni invocano protezione per il raccolto, altri individuano borgate o segnano divisioni territoriali tra privati &nbsp;Procedendo su una graduale discesa con fondo sabbioso, fiancheggiata a destra e sinistra da costoni di rocche sul bordo strada. Queste alte pareti permettono di toccare con mano la composizione sabbiosa degli strati geologici delle Rocche, e spesso diventano luogo ideale per i nidi dei gruccioni e di altri uccelli che trovano un nascondiglio nei punti pi\u00f9 alti delle pareti. procedendo su una graduale discesa con fondo sabbioso in prossimit\u00e0 di un pilone votivo affrescato si svolta a destra raggiungono le case di Strada Moreis si abbandona il percorso della Rocca Creusa e si prende a destra per strada Maria che tra boschi e coltivi ci porta alla chiesa di San Michele Arcangelo e in breve nel centro di Bra dove termina il nostro cammino<\/p>\n\n\n\n<p>IDEATORE&nbsp; CAMMINO DEL ROERO<\/p>\n\n\n\n<p>BRUNO BONINO<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-file\"><a id=\"wp-block-file--media-80ff3d69-4a17-4240-bfc4-f5088cbee699\" href=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-alba\/wp-content\/uploads\/sites\/160\/2026\/08\/6-tappa-cammino-del-Roero.gpx\">6-tappa-cammino-del-Roero<\/a><a 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MONFERRATO <a href=\"https:\/\/www.visitlmr.it\/it\/pianifica-la-tua-vacanza\/dove-dormire\/elenco-strutture\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">https:\/\/www.visitlmr.it\/it\/pianifica-la-tua-vacanza\/dove-dormire\/elenco-strutture<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CAMMINO DEL ROERO &#8211; L&#8217;ANELLO CHE TI INCANTA120 km | 6 tappe | Partenza e arrivo a Bra Hai mai camminato su una terra che cambia sotto i piedi ad [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":430,"featured_media":36,"parent":508,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"rankMath":{"parentDomain":"organizzazione.cai.it","noFollowDomains":[],"noFollowExcludeDomains":[],"noFollowExternalLinks":false,"featuredImageNotice":"L&#039;immagine in evidenza dovrebbe essere di almeno 200 x 200 pixel per essere ripresa da Facebook e altri siti di social 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