Gli opposti si attraggono e per noi del CAI Appiano questo detto popolare corrisponde al vero: per la quarta volta siamo “calati” in Sicilia. Protagonista indiscusso di questo trekking è stato l’Etna anzi, è stata l’Etna perché per i Siciliani l’Etna è femmina: “Idda”, “a Muntagna”, femmina perché madre protettiva e fertile, femmina perché di carattere volubile, generalmente paciosa ma soggetta a scoppi d’ira improvvisi.
Per gran parte del nostro soggiorno, Idda ci ha fatto da faro, ne abbiamo scrutato l’umore cercando di interpretare il fumo bianco che sottrae talvolta la cima alla vista. In punta di piedi ne abbiamo attraversato i larghi fianchi e con rispetto, tutti insieme, nessuno del gruppo escluso, abbiamo raggiunto i crateri sommitali, conquistati dal suo fascino e ammaliati dalla sua potenza.
Fabio, la nostra insuperabile guida, ci ha rivelato la duplice natura dei vulcani: originano la vita ma talvolta la possono distruggere. Impressionante alle pendici dell’Etna, il susseguirsi di colate più o meno giovani, completamente desertiche le prime e già domate da piante pioniere nel continuo ciclo vitale le altre.
Non meno affascinante è stata la seconda parte del nostro trekking quando ci siamo avvicinati alla costa (ma sempre con un occhio al vulcano) e ci siamo trasferiti a Giardini Naxos, prima colonia della Magna Grecia, appena poco più a nord della foce del fiume Alcantara e delle sue famose gole e appena più a sud della bella Taormina e dei suoi caratteristici borghi circostanti. Decisamente piacevole il pranzo dalle Mamme del Borgo a Motta Camastra e panoramica la salita a Monte Venere che sovrasta Castelmola che a sua volta guarda dall’alto la bella Taormina.
Bellissima anche la terza parte del nostro viaggio. Lasciata “a Muntagna” alle spalle abbiamo visitato Siracusa, il suo parco archeologico con il suo splendido e suggestivo teatro greco e le latomie con il famoso Orecchio di Dionisio. Per una mattina ci siamo ritrovati al tempo dell’Antica Grecia, rapiti dal mito di Aretusa e Alfeo e della loro struggente ed eterna storia d’amore.
Il penultimo giorno della nostra permanenza nella Sicilia orientale è trascorso quasi interamente nella Riserva Naturale di Vendicari, una delle zone umide più rappresentative non solo del nostro paese ma addirittura d’Europa. Emozionante la vista dei fenicotteri rosa in volo ed altrettanto toccante il racconto di Fabio, volontario della Riserva, della mattanza dei tonni nella tonnara di Vendicari. Dulcis in fundo un bagno rinfrescante nelle limpide acque di Calamosche.
Rita, la nostra guida a Noto, che già avevamo avuto modo di apprezzare a Siracusa, ci ha accompagnati in una Sicilia nobile e opulenta. Bellissima e scenografica, questa città color del miele, il cui centro abitato è stato interamente ricostruito una decina di chilometri più a sud dopo il devastante terremoto del 1693 che distrusse la Noto Antica.
Nel pomeriggio dell’ultimo giorno abbiamo raggiunto Catania. All’arrivo all’aeroporto la caotica quotidianità ha preso il sopravvento senza troppi complimenti: le valigie da depositare, le code al check in, il nervosismo dei viaggiatori si è subito sostituito al nostro lento andare per sentieri e borghi.
Dall’estremo sud della Penisola siamo tornati all’estremo nord delle nostre Alpi con la certezza che comunque gli opposti si attraggono pertanto, Sicilia, sappi che questo è solo un arrivederci.
Alessandra