{"id":2670,"date":"2025-07-31T14:20:52","date_gmt":"2025-07-31T14:20:52","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/?p=2670"},"modified":"2025-07-31T14:21:08","modified_gmt":"2025-07-31T14:21:08","slug":"genti-di-sila-di-piergiorgio-iannaccaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/2025\/07\/genti-di-sila-di-piergiorgio-iannaccaro\/","title":{"rendered":"Genti di Sila di Piergiorgio Iannaccaro"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-black-color has-azzurro-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-d25e0b7228417d028d77a1c2119a0403\">Che cos\u2019\u00e8 la Sila? Gli orizzonti scuri di boschi e i villaggi apparentemente deserti che si aprono alla vista percorrendone le strade in autunno e in inverno. Valli e foreste che svelano i loro segreti ai camminatori che vi si avventurano. File di cassette colorate che si allineano a settembre nei campi di patate. I ristoranti affollati nei giorni festivi. I laghi, opere dell\u2019uomo che paiono esistere da sempre. Le vie delle localit\u00e0 turistiche, che propongono tipicit\u00e0 vere e presunte e souvenir. L\u2019aria fresca e\u00a0 pulita. Forse tutto questo, ma non solo. C\u2019\u00e8 molto di pi\u00f9, la Sila \u00e8 la sua gente. Sono passate alcune settimane da un sabato di Giugno, quando decine di persone si sono incontrate tra i muri di pietra del Rifugio della Sezione di Catanzaro del Club alpino Italiano. E l\u2019incontro aveva un nome che voleva essere programma, \u201cGenti di Sila\u201d. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-azzurro-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-7d20f7db17e97e8b7b13c2336c2553d2\">Chi in Sila ci vive, lavora, produce. Ma non solo. Chi frequenta la Sila, ne apprezza la grandezza, ne ha rispetto, la percorre, cerca la relazione con chi ci vive. Cercando di superare la distanza evocata dai versi di \u201cSila\u201d di Franco Costabile.&#8221;&#8230;<em>Se poi, quella gente ci vive d&#8217;inverno col pane di segala e i lupi, a te, che importa, te ne stai nel calduccio, in citt\u00e0, raccontando agli amici il verde odoroso dei pini<\/em>&#8220;. Che ci ricordano, oggi pi\u00f9 che mai, come sia impegnativo vivere in un ambiente, quello delle terre alte, non del tutto amico, marginalizzato, lontano dai servizi \u00a0essenziali. Appena qualche giorno prima mi ero imbattuto nella versione aggiornata a Marzo 2025 del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (PSNAI). Quelle aree definite come <em>\u201c\u2026un\u2019ampia porzione del territorio nazionale, che, sebbene ricca di risorse, ambientali e paesaggistiche, culturali e del saper fare locale, ha subito gradualmente nel tempo un processo di marginalizzazione che si \u00e8 tradotto in declino demografico, calo dell\u2019occupazione e uso e tutela del suolo non adeguati. Si tratta di centri di piccole dimensioni, individuati quali aree distanti da centri di offerta dei servizi essenziali dell\u2019istruzione, della salute e della mobilit\u00e0, assai diversificati al loro interno e con forte potenziale di attrazione\u2026\u201d.\u00a0 <\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-azzurro-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-49c56237238871bcb7f9629baae5c377\">Il Piano Strategico, \u201c\u2026<em>fornisce le linee guida per implementare interventi mirati che rispondano alle specificit\u00e0 di ciascun territorio e promuovano il benessere delle persone, nel rispetto dei principi di sussidiariet\u00e0, partenariato e governance multilivello, tramite l\u2019armonizzazione delle risorse e delle normative esistenti..\u201d. <\/em>Si tratta di un documento lungo, complesso, articolato che in un passaggio cruciale recita che \u201c\u2026 <em>Un numero non trascurabile di Aree interne si trova gi\u00e0 con una struttura demografica compromessa (popolazione di piccole dimensioni, in forte declino, con accentuato squilibrio nel rapporto tra vecchie e nuove generazioni) oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattivit\u00e0. Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a s\u00e9 stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita<\/em>\u2026\u201d. In altri termini luoghi da accompagnare dignitosamente nel loro declino, giudicato irreversibile. Luoghi destinati a scomparire. Affetti da una malattia cronica, avanzata, dalla prognosi infausta, descritta con il linguaggio asettico del documento burocratico. Parte delle persone che affollano il salone del Rifugio in quel sabato di Giugno vivono in quei luoghi, lontani dalle scuole, lontani da un medico, in comunit\u00e0 molto piccole, da cui \u00e8 forte la tentazione di fuggire. In cui il termine <em>restanza, <\/em>coniato dall\u2019antropologo Vito Teti, e inserito a pieno titolo nel Vocabolario Treccani, ha il significato di sfida esistenziale quotidiana. Il primo a prendere la parola \u00e8 un casaro, autentico restante: \u201c\u2026<em>Le cose vanno peggio\u2026Nei borghi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno\u2026\u201d. <\/em>La consapevolezza del <em>forte declino <\/em>indicato dal Piano strategico, lo spopolamento. \u201c\u2026<em>cerchiamo di andare avanti e di salvare la Sila, anche se viene maltrattata\u2026\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-azzurro-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-67f13107d938e27edb9c76c17b9826b6\"> La speranza, il legame indissolubile con la propria terra, la tenacia nel continuare a produrre latticini, che solo l\u00ec vengono cos\u00ec buoni. \u201c\u2026<em>Mancano le strade\u2026\u201d<\/em> gli fa eco un ristoratore, e \u201c\u2026<em>sto cercando di non far partire i miei figli\u2026\u201d <\/em>dice sommessamente un imprenditore di un piccolo paese in quota. Qualcuno invoca l\u2019intervento della politica e degli enti locali. C\u2019\u00e8 chi punta il dito sulle iniziative improduttive di alcuni comuni, che cercano di attirare turisti con iniziative artificiose, giudicate di utilit\u00e0 nulla. E critica il concetto di restanza, assai in voga, nulla pi\u00f9 che una visione romantica, che si scontra con l\u2019assenza dei servizi essenziali. \u201c\u2026<em>C\u2019\u00e8 la restanza e ci sono i paesi\u2026 non \u00e8 facile restare e fare i conti con una linea ferroviaria interrotta da tempo, con distanze che possono essere colmate solo se si dispone di un\u2019automobile, con scuole lontane e un\u2019assistenza sanitaria limitata\u2026\u201d. <\/em>O del tutto assente, sicch\u00e8 \u00e8 necessario confidare nella propria buona salute. \u201c\u2026<em>Non sar\u00e0 il turismo a salvarci\u2026\u201d, <\/em>quantomeno non solo esso, se non si comprende che la vera risorsa \u00e8 il territorio. Che deve essere tutelato: \u201c\u2026<em>ci\u00f2 che vuole l\u2019uomo non \u00e8 ci\u00f2 che vuole la natura\u2026\u201d, <\/em>dice una guida ambientale molto attiva in Sila. E noi cittadini, che siamo l\u00ec di fronte ai \u201csilani\u201d, che cosa possiamo fare? Entrare in relazione con loro, ascoltarli, affiancarli. Con le loro parole, quelle dei dialetti che ricordano migrazioni interne e processi di popolamento e insediamento. Con <em>l\u2019archeologia delle parole<\/em>, sapientemente evocata da un poeta e scrittore della presila catanzarese. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-azzurro-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-51d34b1ce9fdf5cda41d664288489a8a\">Gli esponenti del direttivo di un\u2019associazione di recente costituzione, con la missione di valorizzare la Sila, evocano la necessit\u00e0 di indurre meccanismi virtuosi agendo da facilitatori sul territorio. Che ritorna a essere proposto come punto centrale di ogni azione. E ancora \u201c\u2026<em>Fare rete e guardare lontano\u2026\u201d<\/em> suggerisce il parroco di Marcedusa. Un network sul territorio di contadini, casari, allevatori, albergatori, ristoratori, guide, depositari di saperi e del saper fare. Nulla di nuovo, nulla che non si sia gi\u00e0 visto in tanti altrove del mondo, ma che stenta a materializzarsi in una terra che ha scarsa dimestichezza con il concetto di capitale sociale. Due professori universitari, che hanno ascoltato e preso appunti, cercano di dare significato e profondit\u00e0 ai concetti espressi dai silani e da noi cittadini. \u201c\u2026<em>Prendere a modello il costruire comunit\u00e0 delle regioni alpine\u2026partire dalle persone che fanno\u2026unire genti e agenti, ovvero ricordi, sentimenti, idee\u2026\u201d, <\/em>\u00e8 il punto di vista del sociologo. \u201c\u2026<em>Necessit\u00e0 di maggiore visibilit\u00e0, anche attraverso il fare rete\u2026cooperare dal basso e cooperare con le istituzioni\u2026\u201d <\/em>\u00e8 il suggerimento dell\u2019economista. Dopo tre ore di interventi emerge un tema di fondo. La forza \u00e8 nel territorio, per quanto esso sia impoverito dallo spopolamento, indebolito dalla mancanza di servizi, reso distante da una rete viaria vecchia e\u00a0 trascurata. La forza \u00e8 nel mantenere comunit\u00e0 di uomini e donne che ogni giorno si rimboccano le maniche, non vogliono andare via e fanno ci\u00f2 che noi cittadini non sappiamo fare ma apprezziamo. La forza \u00e8 nel dare spazio al racconto di una Calabria allo stesso tempo alta e profonda, che resiste, che non pu\u00f2, non deve essere dignitosamente accompagnata verso l\u2019estinzione. La forza \u00e8 nell\u2019unione delle forze. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-azzurro-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-aa306aa8550b66255cf5735dfbd0d094\">Noi cittadini, noi soci del Club Alpino Italiano, che abbiamo voluto \u201cGenti di Sila\u201d, dobbiamo diffondere la conoscenza della montagna. Non solo dei suoi luoghi, ma della vita e delle azioni di chi vi abita. Vi sono enti e istituzioni a ci\u00f2 deputati, ma il nostro ruolo dal basso pu\u00f2 fare la differenza. Demolire stereotipi, evitare visioni superficiali e perci\u00f2 inutili. Conoscere per apprezzare, apprezzare per amare, come dice Teresio Valsesia. Tuttavia mi coglie il dubbio che questa visione possa essere elitaria. Qual \u00e8 il sentire comune dei tanti frequentatori delle montagne italiane? Mi soccorre il Rapporto Montagne Italia 2025, appena pubblicato. E un\u2019intervista fatta dagli autori. Da cui emerge la prevalente percezione della montagna come luogo del \u201cfresco\u201d. Come luogo dalla vita differente. E la consapevolezza dei problemi peculiari della montagna. Spopolamento, abbandono, difficolt\u00e0 di collegamento\u00a0 e di accesso ai servizi essenziali, impatto dei cambiamenti climatici. I conti, almeno in parte, tornano. Seppur \u00e8 comune cercare sulle montagne comodit\u00e0 e consuetudini della vita cittadina. Cercare le atmosfere dei centri commerciali. Banalizzarla come luogo ludico. L\u2019ho gi\u00e0 scritto in passato, la Sila offre l\u2019opportunit\u00e0 di sperimentare la coesistenza virtuosa delle necessit\u00e0 degli uomini con la tutela dei suoi ecosistemi. Che \u00e8 poi la filosofia delle aree MAB (Man and Biosphere) Unesco, di cui l\u2019altipiano della Sila fa orgogliosamente parte. Filosofia ancorata solidamente al concetto che le montagne sono luogo di uomini e di donne. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-azzurro-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-78986117db51389d0919f1b7e617951d\">A proposito dei cambiamenti climatici, nel nostro dibattito a pi\u00f9 voci sono stati i grandi assenti. Vi ha fatto cenno, indirettamente, il nostro amico guida ambientale. Eppure la crisi climatica non risparmia nessuno. E proprio in montagna i suoi effetti sono pi\u00f9 evidenti. E si ripercuotono inevitabilmente a valle, sulla vita di uomini e donne che abitano i grossi centri. La Sila \u00e8 in Calabria, la Calabria si trova al centro del Mar Mediterraneo. Ovvero di uno dei principali hot spot della crisi climatica. Lo scostamento delle temperature in Calabria nel corso delle stagioni supera il grado e mezzo che rappresenta l\u2019anomalia planetaria media rispetto ai periodi di riferimento. Fa pi\u00f9 caldo in estate e fa meno freddo in inverno, piove di meno, nevica assai meno. Quanti tra coloro che frequentano estemporaneamente la Sila ne hanno consapevolezza? La crisi climatica mette a rischio gli ecosistemi. E ci\u00f2 deve stimolare la nostra attenzione e il nostro rispetto verso le sue genti, che operano in condizioni progressivamente differenti, e pi\u00f9 difficili, da quelle che hanno caratterizzato la nostra montagna per secoli. E di nuovo le sue genti devono cooperare davanti a nuovi contesti che nessuno pu\u00f2 contrastare da solo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-azzurro-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-1d8dea0694a7f4778c379cdc735d0179\"> E i cittadini devono guardare alle montagne con equilibrio, senza cadere negli equivoci dei luoghi comuni. <em>Tutti a vivere in montagna <\/em>\u00e8 il titolo di un articolo comparso su Doppiozero a firma di Giuseppe Mendicino. Che scrive: \u201c\u2026 <em>Attenzione anche alle illusioni, magari quella della montagna luogo di una sapienza del vivere che attende a braccia aperte il cittadino in fuga. Il turista occasionale gode del silenzio, del verde e dei panorami, di rado si domanda come viva e quali problemi debba risolvere chi abita le terre alte. Tra monti e valli invece, come in pianura, si possono trovare anche follia, disperazione e male di vivere\u2026\u201d <\/em>E ancora i conti tornano, coerentemente con quanto ci hanno raccontato i Silani in occasione di\u00a0 \u201cGenti di Sila\u201d. E coerentemente con i versi di Franco Costabile. In realt\u00e0, tra i presenti c\u2019\u00e8 chi ha parlato di \u201cgelosia\u201d verso i turisti, che vengono per qualche ora ad appropriarsi di luoghi che per i Silani hanno un\u2019utilit\u00e0, anche economica. E un vecchio amico ha chiesto provocatoriamente, e non senza una certa veemenza, \u201c\u2026<em>Ma che ne sapete della Sila? La conoscete veramente?&#8230;\u201d.<\/em> Provo a rispondere. Io e altri cittadini ci siamo avvicinati alla montagna silana spinti dalla curiosit\u00e0 e vi abbiamo portato riti nordeuropei e anglosassoni, come il camminare, e riti scandinavi, come lo sci escursionismo. Camminare, scivolare sugli sci sono diventati il mezzo di conoscenza di territori sconosciuti a noi uomini e donne di citt\u00e0. Per alcuni di noi la conoscenza, sempre pi\u00f9 capillare, sempre pi\u00f9 raffinata, \u00e8 diventata affetto. E con il tempo senso di protezione. E abbiamo maturato una convinzione. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1620\" height=\"1080\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2229-1620x1080.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-2218\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2229-1620x1080.webp 1620w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2229-1080x720.webp 1080w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2229-768x512.webp 768w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2229-1536x1024.webp 1536w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2229-2048x1365.webp 2048w\" sizes=\"(max-width: 1620px) 100vw, 1620px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1620\" height=\"1080\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2226-1620x1080.webp\" alt=\"- CAI\" class=\"wp-image-2217\" title=\"\" srcset=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2226-1620x1080.webp 1620w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2226-1080x720.webp 1080w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2226-768x512.webp 768w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2226-1536x1024.webp 1536w, https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2025\/06\/img_2226-2048x1365.webp 2048w\" sizes=\"(max-width: 1620px) 100vw, 1620px\" \/><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cos\u2019\u00e8 la Sila? Gli orizzonti scuri di boschi e i villaggi apparentemente deserti che si aprono alla vista percorrendone le strade in autunno e in inverno. Valli e foreste [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2216,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2670"}],"collection":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2670"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2670\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2671,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2670\/revisions\/2671"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2216"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2670"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2670"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2670"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}