{"id":3285,"date":"2025-09-30T16:52:50","date_gmt":"2025-09-30T16:52:50","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/?p=3285"},"modified":"2025-09-30T16:53:02","modified_gmt":"2025-09-30T16:53:02","slug":"sto-cercando-di-non-far-partire-i-miei-figli-non-sara-il-turismo-a-salvarci-come-immaginare-il-futuro-della-sila-bisogna-cooperare-davanti-a-fenomeni-che-nessuno-puo-contrastare-da-solo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/2025\/09\/sto-cercando-di-non-far-partire-i-miei-figli-non-sara-il-turismo-a-salvarci-come-immaginare-il-futuro-della-sila-bisogna-cooperare-davanti-a-fenomeni-che-nessuno-puo-contrastare-da-solo\/","title":{"rendered":"&#8220;Sto cercando di non far partire i miei figli&#8221;; &#8220;Non sar\u00e0 il turismo a salvarci&#8221;. Come immaginare il futuro della Sila? Bisogna cooperare davanti a fenomeni che nessuno pu\u00f2 contrastare da solo"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading has-text-align-right has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-faffe1311162b81227602931c9e106c9\"><em>di Piergiorgio Iannaccaro<\/em><\/h1>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-e4b0e71e573c94d7cd7322a8d09cf294\">&#8220;La forza \u00e8 nel territorio,&nbsp;nel dare spazio al racconto di una Calabria allo stesso tempo alta e profonda, che resiste, che non pu\u00f2, non deve essere dignitosamente accompagnata verso l\u2019estinzione&#8221;.&nbsp;Riflessioni e idee dall&#8217;incontro Genti di Sila, un&#8217;iniziativa&nbsp;della Sezione Cai di Catanzaro che si \u00e8 svolta al rifugio Leone Grandinetti<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/cdn.ildolomiti.it\/s3fs-public\/styles\/articolo\/public\/montagna\/articoli\/2025\/09\/gentidisila.png?itok=B1ukFonM\" alt=\"- CAI\" title=\"\"><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-9ee346c2ad7bf4683ed87ba36113f71b\"><strong>\u00c8 calata la notte sul rifugio della Sezione di Catanzaro del Club Alpino Italiano, nel cuore del Parco Nazionale della Sila, a breve distanza dalla Riserva Biogenetica Statale del Monte Gariglione.<\/strong>&nbsp;Una notte di buio e di silenzio sulla strada dell\u2019autunno. Rinchiuso nel mio sacco lenzuolo ripenso alla lunga estate, bruciata come un fuoco di paglia nei luoghi delle vacanze e del turismo. Vivida, veloce, quasi di corsa, esibizionista, sfrontata, nevrotica. Lontana dalla sobriet\u00e0 delle valli e delle foreste dell\u2019altipiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-d371034eb051b4b7b4de80db180adb16\">E&nbsp;<strong>ripenso a un sabato di giugno, quando decine di persone si sono incontrate tra i muri di pietra di quel rifugio<\/strong>. L\u2019incontro aveva un nome che era programma,&nbsp;<strong><em>Genti di Sila<\/em><\/strong>. In primis&nbsp;<strong>chi in Sila ci vive, lavora, produce<\/strong>. Ma anche<strong>&nbsp;chi frequenta la Sila<\/strong>, ne apprezza la grandezza, ne ha rispetto, la percorre, cerca la relazione con i suoi abitanti, cercando di superare la distanza evocata dai versi di&nbsp;<em>Sila<\/em>&nbsp;di Franco Costabile: &#8220;&#8230;Se poi, quella gente ci vive d&#8217;inverno col pane di segala e i lupi, a te, che importa, te ne stai nel calduccio, in citt\u00e0, raccontando agli amici il verde odoroso dei pini&#8221;. In quei versi c\u2019era la&nbsp;<strong>consapevolezza di come sia impegnativo vivere nell\u2019ambiente delle terre alte<\/strong>, non del tutto amico, marginalizzato, lontano dai servizi essenziali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-e05327ba2922e53ee108398dc9d7cf5d\">Con la fatica di cui parla Mario Calabresi nella sua ultima opera,&nbsp;<em>Alzarsi all\u2019alba<\/em>, con la dedizione della &#8220;molta gente che continua a viverla la fatica. Ad alzarsi all\u2019alba\u2026 a prendersi cura di un pezzo di mondo senza sosta\u2026&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-ac5e05257b47e703ff36a5377f74248f\">Appena qualche giorno prima di quel sabato di giugno mi ero imbattuto nella versione aggiornata a marzo 2025 del&nbsp;<strong>Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne<\/strong>&nbsp;(Psnai). Quelle aree dove da lungo tempo esistono \u201c\u2026centri di piccole dimensioni\u2026 distanti da centri di offerta dei servizi essenziali dell\u2019istruzione, della salute e della mobilit\u00e0\u2026\u201d. Il Piano Strategico si propone interventi mirati a promuovere il benessere delle persone che vivono nelle aree interne. Ma allo stesso tempo prende atto che molte di esse sono alle prese con un declino demografico inarrestabile e hanno basse prospettive di sviluppo economico. E, prima che il testo venisse aggiornato, affermava che \u201c\u2026Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma non possono nemmeno essere abbandonate a s\u00e9 stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita\u2026\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-d8a6e83ad347dc54fa8f57be26fc7387\">In altri termini luoghi destinati a scomparire, vittime di una sorta di destino irreversibile. Affetti da una malattia cronica, avanzata, dalla prognosi infausta, descritta freddamente con linguaggio burocratico. Abitati dalle persone che affollano il salone del rifugio in quel sabato di giugno, lontani dalle scuole, lontani da un medico, parte di comunit\u00e0 molto piccole, da cui \u00e8 forte la tentazione di fuggire. In cui il termine&nbsp;<strong>restanza<\/strong>, coniato dall\u2019antropologo Vito Teti, e inserito a pieno titolo nel Vocabolario Treccani,&nbsp;<strong>ha il significato di sfida esistenziale quotidiana<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-46c2e07d14d0434059401db65a2b9231\">Il primo a prendere la parola \u00e8 un&nbsp;<strong>casaro<\/strong>, autentico restante: &#8220;Le cose vanno peggio\u2026Nei borghi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno\u2026&#8221;. La consapevolezza del forte declino indicato dal Piano strategico, lo spopolamento. &#8220;Cerchiamo di andare avanti e di salvare la Sila, anche se viene maltrattata\u2026&#8221;. La speranza, il legame indissolubile con la propria terra, la tenacia nel continuare a produrre latticini, che solo l\u00ec vengono cos\u00ec buoni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-68d160b2ac9fddd222d2c321b77476a3\">&#8220;Mancano le strade\u2026&#8221;&nbsp;gli fa eco un&nbsp;<strong>ristoratore<\/strong>, e &#8220;Sto cercando di non far partire i miei figli\u2026&#8221; dice sommessamente un&nbsp;<strong>imprenditore&nbsp;<\/strong>di un piccolo paese in quota. Qualcuno invoca l\u2019intervento della politica e degli enti locali. C\u2019\u00e8 chi punta il dito sulle iniziative improduttive di alcuni comuni, che cercano di attirare turisti con iniziative artificiose, giudicate di utilit\u00e0 nulla. E critica il concetto di restanza, assai in voga, nulla pi\u00f9 che una visione romantica, che si scontra con l\u2019assenza dei servizi essenziali. &#8220;C\u2019\u00e8 la restanza e ci sono i paesi\u2026 non \u00e8 facile restare e fare i conti con una linea ferroviaria interrotta da tempo, con distanze che possono essere colmate solo se si dispone di un\u2019automobile, con scuole lontane e un\u2019assistenza sanitaria limitata\u2026&#8221;. O del tutto assente, sicch\u00e9 \u00e8 necessario confidare nella propria buona salute.&nbsp;<strong>&#8220;Non sar\u00e0 il turismo a salvarci\u2026&#8221;, quantomeno non solo esso, se non si comprende che la vera risorsa \u00e8 il territorio<\/strong>. Che deve essere tutelato: &#8220;Ci\u00f2 che vuole l\u2019uomo non \u00e8 ci\u00f2 che vuole la natura\u2026&#8221;, dice una&nbsp;<strong>guida ambientale&nbsp;<\/strong>molto attiva in Sila.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-6f1a688d53bd3d1470945eadd8de9523\">E noi cittadini, che siamo l\u00ec di fronte ai &#8220;silani&#8221;, che cosa possiamo fare? Entrare in relazione con loro, ascoltarli, affiancarli. Con le loro parole, quelle dei dialetti che ricordano migrazioni interne e processi di popolamento e insediamento. Con l\u2019archeologia delle parole, sapientemente evocata da un poeta e scrittore della Presila catanzarese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-b892a1ba4f4e822bf0ead34ed6bacb32\">Gli esponenti del direttivo di un\u2019associazione di recente costituzione, con la missione di valorizzare la Sila, evocano la necessit\u00e0 di indurre meccanismi virtuosi agendo da facilitatori sul territorio. Che ritorna a essere proposto come punto centrale di ogni azione. E ancora &#8220;Fare rete e guardare lontano\u2026&#8221;&nbsp;suggerisce il parroco di Marcedusa.&nbsp;<strong>Un network sul territorio di contadini, casari, allevatori, albergatori, ristoratori, guide, depositari di saperi e del saper fare.<\/strong>&nbsp;Nulla di nuovo, nulla che non si sia gi\u00e0 visto in tanti altrove del mondo, ma che stenta a materializzarsi in una terra che ha scarsa dimestichezza con il concetto di capitale sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-9d67fc545296bfb687e45ad3cb1c8869\">Due professori universitari, che hanno ascoltato e preso appunti, cercano di dare significato e profondit\u00e0 ai concetti espressi dai silani e da noi cittadini. &#8220;Prendere a modello il costruire comunit\u00e0 delle regioni alpine\u2026partire dalle persone che fanno\u2026<strong>unire genti e agenti, ovvero ricordi, sentimenti, idee<\/strong>\u2026&#8221;, \u00e8 il punto di vista del sociologo. &#8220;Necessit\u00e0 di maggiore visibilit\u00e0, anche attraverso il fare rete\u2026<strong>cooperare dal basso e cooperare con le istituzioni<\/strong>\u2026&#8221;&nbsp;\u00e8 il suggerimento dell\u2019economista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-d05d6dc554a716e82c47d12435c3b7d5\"><strong>Dopo tre ore di interventi emerge un tema di fondo<\/strong>.&nbsp;<strong>La forza \u00e8 nel territorio<\/strong>, per quanto esso sia impoverito dallo spopolamento, indebolito dalla mancanza di servizi, reso distante da una rete viaria vecchia e trascurata.&nbsp;<strong>La forza \u00e8 nel mantenere comunit\u00e0 di uomini e donne<\/strong>&nbsp;che ogni giorno si rimboccano le maniche, non vogliono andare via e fanno ci\u00f2 che noi cittadini non sappiamo fare ma apprezziamo.&nbsp;<strong>La forza \u00e8 nel dare spazio al racconto di una Calabria allo stesso tempo alta e profonda<\/strong>, che resiste, che non pu\u00f2, non deve essere dignitosamente accompagnata verso l\u2019estinzione.&nbsp;<strong>La forza \u00e8 nell\u2019unione delle forze.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-7649288094b5420f30e5754654ba20eb\">Non mancano in Sila dissonanze e inadeguatezze, ma l\u2019altipiano dispone di tante realt\u00e0 produttive che devono fare sistema. Integrando risorse naturali, saperi e tradizioni, prodotti dell\u2019agricoltura, della pastorizia, dell\u2019artigianato, arte, cultura, in estrema sintesi investendo nel suo Capitale Naturale. Investendo sulla sua unicit\u00e0. Che colp\u00ec James Maurice Scott, un celebre esploratore e scrittore scozzese che, decenni fa, percorse la Sila e scrisse che &#8220;la Sila \u00e8 la zona meno italiana d\u2019Italia\u2026&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-5016575d2d945123370bd716955d95cb\">Appunto,&nbsp;<strong>la Sila nel suo essere molti luoghi \u00e8 una realt\u00e0 unica, e questo \u00e8 una potente leva su cui agire.<\/strong>&nbsp;Contro le difficolt\u00e0 di una vita faticosa in lembi di mondo distanti da tutto, contro l\u2019asettica condanna del Psnai. E pu\u00f2 evitare modelli di sviluppo alla lunga deleteri, quelli in parte responsabili dell\u2019assalto alle Alpi che d\u00e0 il titolo a un saggio di Marco Albino Ferrari. E affiancarsi, questo s\u00ec, a realt\u00e0 lontane che hanno scelto un profilo discreto ma remunerativo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-346fb257f9ab399481370b73f725f787\">Noi cittadini, noi soci del Club Alpino Italiano, che abbiamo voluto&nbsp;<em>Genti di Sila<\/em>, dobbiamo diffondere la conoscenza della montagna. Conoscere per apprezzare, apprezzare per amare, come dice Teresio Valsesia. \u00c8 una visione elitaria?&nbsp;<strong>Qual \u00e8 il sentire comune dei tanti frequentatori delle montagne italiane?<\/strong>&nbsp;Una risposta viene dal Rapporto Montagne Italia 2025. E da un\u2019intervista fatta dagli autori. Da cui emerge la prevalente percezione della montagna come luogo del \u201cfresco\u201d. Come luogo dalla vita differente. E la consapevolezza dei problemi peculiari della montagna.&nbsp;<strong>Spopolamento, abbandono, difficolt\u00e0 di collegamento e di accesso ai servizi essenziali, impatto dei cambiamenti climatici<\/strong>. I conti, almeno in parte, tornano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-9f1a984b1c01fff97a47a19184472d38\"><strong>La Sila offre l\u2019opportunit\u00e0 di sperimentare la coesistenza virtuosa delle necessit\u00e0 degli uomini con la tutela dei suoi ecosistemi.&nbsp;<\/strong>Che \u00e8 poi la filosofia delle aree Mab (Man and Biosphere) Unesco, di cui l\u2019altipiano della Sila fa parte. Filosofia ancorata solidamente al concetto che&nbsp;<strong>le montagne sono luogo di uomini e di donne.<\/strong>&nbsp;Che devono fare i conti anche con la crisi climatica, i cui effetti sono pi\u00f9 evidenti sulle terre alte e sui loro ecosistemi. E&nbsp;<strong>devono cooperare davanti a nuovi contesti che nessuno pu\u00f2 contrastare da solo<\/strong>.<strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-138364189e62019fa70237e4c603f674\"><strong>I cittadini devono guardare alle montagne con equilibrio<\/strong>, senza cadere negli equivoci dei luoghi comuni, senza cercare in esse l\u2019atmosfera di un centro commerciale, senza ridurla nel loro immaginario a un parco giochi. Non c\u2019\u00e8 conoscenza dei luoghi senza relazione con i loro abitanti. Senza consapevolezza ed empatia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-8fb5d5db6df04f72d7365f4d6783e005\">In quel sabato di giugno,&nbsp;<strong>le genti di Sila ci hanno parlato di una realt\u00e0 ben viva, del loro ruolo di custodi di un\u2019identit\u00e0 non solo geografica, ma umana e culturale<\/strong>. Ci hanno parlato di vita quotidiana che si misura con l\u2019inverno demografico, con l\u2019abbandono dei luoghi, con la scarsit\u00e0 delle risorse. Ci hanno comunicato il loro legame spirituale con la terra e la speranza di potervi rimanere. Come ci ricorda Annibale Salsa ne&nbsp;<em>I paesaggi delle Alpi,&nbsp;<\/em>i luoghi di montagna sono abitati grazie a processi individuali e collettivi che hanno creato un senso. E in definitiva \u00e8 nostra responsabilit\u00e0 difendere quel senso, che consente agli abitanti delle terre alte di continuare a scrivere una storia ininterrotta con le loro vite. In una possibile,&nbsp;<strong>utile interconnessione con le aree urbane e metropolitane.&nbsp;<\/strong>Nelle prospettiva di un contributo attivo alla societ\u00e0 e all\u2019economia italiane.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-contrast-2-color has-text-color has-link-color has-medium-font-size wp-elements-c944204eff9829f74238742955f9be6c\">In definitiva&nbsp;<em>La montagna che vogliamo<\/em>, citando il titolo di un recente saggio di Marco Albino Ferrari, che ci ricorda che<strong>&nbsp;&#8220;la montagna pu\u00f2 davvero dare risposta alle grandi trasformazioni che il nostro tempo ci impone in termini di rispetto per l\u2019ambiente e di qualit\u00e0 della vita&#8221;.<\/strong><br>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Piergiorgio Iannaccaro &#8220;La forza \u00e8 nel territorio,&nbsp;nel dare spazio al racconto di una Calabria allo stesso tempo alta e profonda, che resiste, che non pu\u00f2, non deve essere dignitosamente [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":180,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3285"}],"collection":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3285"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3285\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3286,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3285\/revisions\/3286"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/media\/180"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3285"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3285"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3285"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}