{"id":8675,"date":"2026-10-07T18:03:02","date_gmt":"2026-10-07T16:03:02","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/?p=8675"},"modified":"2026-10-08T13:15:45","modified_gmt":"2026-10-08T11:15:45","slug":"overtourism-una-piaga-per-la-montagna-di-francesco-colao","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/2026\/10\/overtourism-una-piaga-per-la-montagna-di-francesco-colao\/","title":{"rendered":"Overtourism: una piaga per la montagna di Francesco Colao"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\">Negli ultimi anni il termine<strong> overtourism<\/strong> \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 familiare, anche ai pi\u00f9 estranei alla frequentazione della montagna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Ma che cos\u2019\u00e8 l\u2019overtourism?<\/strong><br><em>\u201cQuesto termine indica la sovrappressione turistica che supera la capacit\u00e0 di carico (ambientale, sociale, infrastrutturale) di un luogo. Un turismo mal distribuito nello spazio e nel tempo, spesso concentrato nei medesimi hotspot; nel caso della montagna una forte pressione antropica in ecosistemi naturali delicati.\u201d<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Sono ormai a tutti noti gli episodi di overtourism che si sono verificati questa estate sulle Dolomiti e non solo; il timore \u00e8 che questo fenomeno rischi di estendersi a tutta Italia, Sud compreso. Il caso pi\u00f9 citato \u00e8 sicuramente quello del giro delle Tre Cime di Lavaredo: nei mesi di picco, centinaia di escursionisti in fila <strong>rimangono bloccati per ore in attesa del bus verso il Rifugio Auronzo.<\/strong> Il risultato? Sentieri sovraffollati e rifugi gi\u00e0 sold out da mesi. Si formano file estenuanti davanti a una baita in quota solo per degustare un krapfen alla crema (pagato il triplo del normale) perch\u00e9 influenzati da un reel sui social. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Una montagna \u201cmordi e fuggi\u201d, <\/strong>consumata come un prodotto; praticamente tutto ci\u00f2 che la montagna non \u00e8 o, per lo meno, non dovrebbe essere. Purtroppo i social si sono rivelati un\u2019arma a doppio taglio: se da un lato hanno fatto conoscere questi luoghi meravigliosi alla massa, dall\u2019altro li hanno trasformati in un parco giochi per adulti a uso e consumo dei selfie. A tal proposito, volevo riportare qui sotto a riflessione, qualche estratto di un articolo di questi mesi, de \u201cLa Rivista\u201d (n.21 Luglio 2026 &#8211; mensile del CAI), dove <strong>Anna Sustersic<\/strong> (autrice dell\u2019articolo) insieme Francesco Rovero, (direttore ufficio ricerca e collezioni museali del MUSE), discutono della preziosit\u00e0 della montagna e della sua biodiversit\u00e0, e delle conseguenze che un turismo di massa pu\u00f2 portare all\u2019ambiente montano.<br><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">L\u2019articolo inizia con una celebre frase di Lord Byron: <em>\u201cLe alte montagne sono per me un sentimento\u201d. <\/em> Ed io come l\u2019autrice dell\u2019articolo, sono affine a questo nobile pensiero. L\u2019autrice, continua approfondendo il concetto, e dice: <em>\u201cun intimo soggettivo non disponibile a tutti, ma talmente prezioso da necessitare il<br>sostegno di molti per poter essere custodito\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Francesco Rovero <\/strong>spiega poi l\u2019importanza della montagna, di quanto sia preziosa la sua biodiversit\u00e0 e quanto sia allo stesso tempo vulnerabile e fatichi ad adattarsi al cambiamento climatico. <em>\u201cPur occupando solo un quarto della superficie terrestre, le montagne ospitano quasi la met\u00e0 degli hotspot di biodiversit\u00e0 del pianeta\u201d. <\/em>Poi accenna alla problematica del turismo di massa degli ultimi anni.<em> \u201c\u2026 nelle zone a maggior turismo, la fauna riduce sensibilmente l\u2019attivit\u00e0 nelle ore di sole, forzata a spostarsi di notte. Un trauma biologico con effetti a cascata sull\u2019intero ecosistema\u201d.<\/em> <em>\u201cMa il problema pi\u00f9 profondo \u00e8 quello culturale\u201d<\/em> riflette Rovero. <em>\u201cLa montagna ha perso la propria identit\u00e0 di luogo speciale, diventando troppo spesso semplice sfondo per attivit\u00e0 ricreative. Si va in montagna per fare e per dimostrare, non pi\u00f9 per stare e osservare. Una fruizione veloce che raffredda il legame con il luogo, trasformandolo in cornice funzionale al consumo\u201d. <\/em>Un\u2019amara verit\u00e0, dettata forse dalla moda dei social e dal bisogno costante di dimostrare qualcosa, solo per poter dire: <em>&#8220;Io c&#8217;ero&#8221;.<\/em> Stiamo trasformando una connessione profonda in un consumo veloce. L\u2019autrice conclude con una riflessione importante: \u201c<em>Restituire alla montagna il suo senso del luogo richiede silenzio, rispetto, lentezza e pazienza: i timori peggiori del pensiero turistico contemporaneo\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Questi concetti sollevano una questione cruciale, spingendoci a riflettere seriamente sull&#8217;impatto e sulle derive di un turismo non sostenibile, quello che oggi in alcuni luoghi \u00e8 gi\u00e0\u2026 overtourism. Perch\u00e9 la frequentazione della montagna in modo consapevole \u00e8 tutt\u2019altra cosa. <strong>La montagna non ha bisogno di orde di turisti da condurre in processione,<\/strong> attratti solo dall&#8217;ultima tendenza digitale. \u00c8 un&#8217;illusione pensare che questo porti valore: questo fenomeno fa drammaticamente pi\u00f9 male che bene alla montagna e alle comunit\u00e0 delle terre alte, lasciando dietro di s\u00e9 solo rifiuti, rumore e l&#8217;erosione di un&#8217;identit\u00e0 millenaria. Se vogliamo che le terre alte restino tali, e non si trasformino nell&#8217;ennesimo centro commerciale a cielo aperto, dobbiamo imparare di nuovo a <strong>camminare con rispetto, lentezza e consapevolezza. <\/strong>Per ritrovare quel &#8220;sentimento&#8221; di cui parlava Byron, \u00e8 tempo di invertire la rotta: smettere di consumare la vetta e ricominciare, finalmente, a custodirla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-medium-font-size\"><em>Francesco Colao &#8211; Operatore Tutela Ambiente Montano <\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"810\" height=\"1080\" data-id=\"8678\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-catanzaro\/wp-content\/uploads\/sites\/116\/2026\/10\/whatsapp-image-2026-10-07-at-170952-810x1080.webp\" alt=\"- CAI\" 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