Dal 1882 nel Cuore delle Alpi Liguri
Le radici della Sezione monregalese affondano nel cuore dell’Ottocento, quando il 1° gennaio 1882 nasce ufficialmente la “Sezione Bossea”. Erano tempi di un alpinismo pionieristico, fatto di passi lenti e grandi distanze: la prima gita sociale al Monte Settepani vide cinque coraggiosi soci partire a piedi direttamente dal Santuario di Vicoforte, un’impresa che oggi ci appare quasi leggendaria. In pochi mesi la sezione crebbe rapidamente, arrivando a contare ben 91 soci in un’Italia che ne registrava complessivamente poco più di tremila. (3.439 per la precisione).
Tuttavia, il cammino non fu privo di ostacoli. Verso la fine del secolo, le sezioni alpine dovettero lottare contro pregiudizi e campagne di stampa allarmistiche nate a seguito di alcuni incidenti in quota. Mondovì resistette con tenacia alla crisi del 1888, ma le difficoltà dell’epoca portarono a un temporaneo scioglimento nel 1892.
La rinascita e l’espansione
La vera svolta avvenne nel 1924, quando la sezione rinacque sotto la guida del notaio Giuseppe Perotti e coadiuvato da Andrea Battaglia, Giovanni Manfredi, Giuseppe Crosetti, Amalia Baretti e Mario Lobetti Bodoni che sarà presidente dal 1925 al 1931 incrementando il numero dei soci e le attività.
Il CAI Mondovì visse una stagione di straordinario fervore: vennero inaugurati i Rifugi Mondovì e Margherita (entrambi in valle Ellero) e nacque uno Sci Club tra i più attivi del territorio (1927). Da quel momento, l’attività non conobbe più soste, nemmeno negli anni bui della Seconda Guerra Mondiale.
Il sacrificio e la Resistenza
In quegli anni difficili, la passione per la montagna si intrecciò indissolubilmente con la lotta per la libertà. Il CAI Mondovì pagò un prezzo altissimo: il presidente Piero Garelli fu arrestato e morì nel campo di Mauthausen, mentre Giovanni Costamagna, Giulio Borgna e Mario Battaglia caddero sul fronte russo. Anche i monti divennero scenario di guerra: i rifugi, trasformati in basi partigiane, furono devastati o fatti saltare durante i rastrellamenti nazisti, e il custode del Rifugio Mondovì, Boffredo, fu vittima della ferocia dell’occupante.
La ricostruzione e il presente
Con la fine del conflitto, lo spirito del CAI tornò a fiorire insieme al desiderio di ricostruire il Paese. Erano gli anni delle spedizioni eroiche in bicicletta o su autocarri scoperti, dove i soci sedevano su panche di legno e si nutrivano con gli aiuti americani pur di tornare a toccare le vette. In questo clima di rinascita, il numero di iscritti balzò a quota 1.300.
L’impegno della sezione si concretizzò presto in nuove infrastrutture per gli alpinisti. Nel 1949 sorse davanti al Marguareis il primo Bivacco Garelli, una struttura prefabbricata in lamiera curva che divenne subito un punto di riferimento. Negli anni successivi, la rete di accoglienza si ampliò con la costruzione del Rifugio Mettolo Castellino, del Bivacco Franco Cavarero in Alta Val Corsaglia nel 1972 e, infine, con l’inaugurazione del Bivacco Gianni Comino in Val Ferret nel 1982.
Ancora oggi, ogni sentiero tracciato e ogni pietra dei nostri rifugi portano con sé l’eco di questa storia centenaria, fatta di amore per la cima e di un legame indissolubile con le nostre valli.