La storia

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La posizione geografica della nostra città permette di avere una costante e ravvicinata visione dei primi rilievi del subappennino laziale costituito dai Monti Gennaro e Pellecchia del gruppo dei Monti Lucretili che sembrano incombere sulla sottostante pianura.

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Monte Pellecchia dal pratone di Monte Gennaro

La passione per la conoscenza e la frequentazione assidua della montagna affonda quindi le radici nella prima metà del secolo scorso. I vicini monti Lucretili sono stati usati  durante la Resistenza negli anni ’40 come luogo di ricovero da gruppi di partigiani di Monterotondo.  Mentre la loro frequentazione data dal primo millennio a.C., solo negli ultimi decenni del ‘900 la continua visita ai monti diventa una pratica ludica e  consolidata.

Nasce Il Ginepro

Nel gennaio del 1999, per iniziativa di Virginio Federici, sei membri del disciolto Gruppo Escursionistico “Mon… Amì” (Amici in Montagna, nato nel 1987), decisero di costituire un nuovo Gruppo Escursionistico chiamandolo “Il Ginepro”, che aveva come scopo quello di accompagnare gli amici alla scoperta degli itinerari del territorio, nel rispetto di  alcuni basilari principi: rispetto rigoroso dell’ambiente, vivere l’escursionismo come piacere,  essere consapevoli delle proprie possibilità, mostrarsi solidali nel gruppo. 

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Viaggio in Nepal

Con il lavoro dello stesso Virginio Federici, unito all’entusiasmo di Guelfo Alesini e molti altri, la sezione crebbe negli anni velocemente di numero. Oltre all’attività preminente, quella escursionistica, nacque una Scuola Sezionale, si instaurarono collaborazioni con Istituti scolastici del comprensorio e con Cooperative sociali, innumerevoli conferenze sui più svariati aspetti legati alla montagna, tenute da persone estremamente competenti, richiamarono soci e non soci in gran quantità.

Non sono mancate le visite a gruppi montuosi esteri come l’Atlante in Marocco e  l’Himalaya in Nepal. Oltre alle attività statutarie, come il tracciamento e la manutenzione dei sentieri, la Sezione cura la conservazione e il buon uso della “Via di Francesco”.

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