{"id":97,"date":"2020-02-06T22:02:34","date_gmt":"2020-02-06T22:02:34","guid":{"rendered":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-ortona\/tips-and-tricks\/andare-in-montagna-sei-regole-per-lescursionista-responsabile\/"},"modified":"2020-02-06T22:02:34","modified_gmt":"2020-02-06T22:02:34","slug":"andare-in-montagna-sei-regole-per-lescursionista-responsabile","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-ortona\/tips-and-tricks\/andare-in-montagna-sei-regole-per-lescursionista-responsabile\/","title":{"rendered":"Andare In Montagna &#8211; Sei Regole Per L\u2019escursionista Responsabile"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-29686 aligncenter\" src=\"https:\/\/organizzazione.cai.it\/sez-ortona\/wp-content\/uploads\/sites\/42\/2024\/10\/Panoramica-Campo-Imperatore-e1519090945264.jpg\" alt=\"\" width=\"810\" height=\"170\" \/><\/p>\n<ol>\n<li>Per le tue escursioni in montagna, scegli itinerari in funzione delle tue capacit\u00e0 fisiche e tecniche, documentandoti sulla zona da visitare e dotandoti di adeguata carta topografica. Se cammini in gruppo prevedi tempi di percorrenza in relazione agli escursionisti pi\u00f9 lenti.<\/li>\n<li>Provvedi ad un abbigliamento ed equipaggiamento consono all\u2019impegno e alla lunghezza dell\u2019escursione e porta nello zaino l\u2019occorrente per eventuali situazioni di emergenza, assieme ad una minima dotazione di pronto soccorso.<\/li>\n<li>Di preferenza non intraprendere da solo un\u2019escursione in montagna e in ogni caso lascia detto a qualcuno l\u2019itinerario che prevedi di percorrere, riavvisando del tuo ritorno.<\/li>\n<li>Informati sulle previsioni meteo e osserva costantemente lo sviluppo del tempo.<\/li>\n<li>Nel dubbio torna indietro. A volte \u00e8 meglio rinunciare che arrischiare l\u2019insidia del maltempo o voler superare difficolt\u00e0 di grado superiore alle proprie forze, capacit\u00e0, attrezzature. Studia preventivamente itinerari alternativi di rientro.<\/li>\n<li>Riporta a valle i tuoi rifiuti. Rispetta la flora e la fauna. Evita di uscire inutilmente dal sentiero e di fare scorciatoie. Rispetta le culture e le tradizioni locali ricordandoti che sei ospite delle genti di montagna.<\/li>\n<\/ol>\n<h5><\/h5>\n<h5>Parte 1 \u2013 ESCURSIONISMO: NOTE MEDICHE E FISIOLOGICHE<\/h5>\n<p>Di seguito, vogliamo esporre alcune brevi note sui principali aspetti medici e fisiologici relativi all\u2019attivit\u00e0 escursionistica in montagna, tratte e rielaborate da varie pubblicazioni della Commissione centrale medica del CAI.<\/p>\n<p><strong>ATTENZIONE AI RAGGI SOLARI! <\/strong><br \/>\nTutti sanno che in montagna ci si abbronza di pi\u00f9, ma proprio per questo l\u2019esposizione ai raggi solari ad alta quota richiede ben precise precauzioni, in particolare con riferimento ai raggi ultravioletti (UV), in modo da evitare dolorose scottature e vere patologie (indotte o aggravate), quali alcune fotodermatiti, l\u2019orticaria solare o gli epiteliomi multipli cutanei.<\/p>\n<p>Fattori di rischio<br \/>\nSalendo di quota, l\u2019intensit\u00e0 dei raggi ultravioletti aumenta del 10 per cento ogni mille metri di dislivello. A 3000 metri di quota l\u2019intensit\u00e0 \u00e8 quindi superiore di ben il 30 per cento rispetto al livello del mare.<br \/>\nIl periodo della giornata pi\u00f9 a rischio, nel quale limitare se possibile l\u2019esposizione al sole, va dalle 11 alle 15. I mesi pi\u00f9 a rischio sono invece giugno e luglio. La neve riflette quasi totalmente i raggi ultravioletti, per cui trovandosi su terreno innevato si \u00e8 esposti a una quantit\u00e0 pressoch\u00e9 doppia di raggi ultravioletti.<br \/>\nMolti profumi, lozioni, dopobarba e prodotti antiacne, specie se contenenti bergamotto, possono rendere l\u2019organismo pi\u00f9 sensibile all\u2019azione dei raggi ultravioletti, come pure alcuni farmaci, in particolare antibiotici e diuretici.<\/p>\n<p>Prevenzione<br \/>\nSoprattutto in alta quota, \u00e8 indispensabile proteggere il corpo con cappelli, occhiali e vestiti adeguati (attenzione quindi ai pantaloncini corti e alle canottiere). Per quanto riguarda i prodotti solari, \u00e8 bene tenere presente alcune considerazioni:<br \/>\npreferire creme solari con Fattore Protettivo (FP) superiore a 20 per i raggi UVB, tenendo conto che in condizioni di utilizzo reali tale fattore di fatto pu\u00f2 anche dimezzarsi;<\/p>\n<p>preferire prodotti che proteggono da tutti i tipi di raggi ultravioletti (UVB e UVA) e anche dai raggi infrarossi (IR);<\/p>\n<p>durante un\u2019intensa attivit\u00e0 fisica al sole, applicare la crema solare almeno ogni due ore, anche se \u00e8 dichiarata \u201cresistente all\u2019acqua\u201d. La loro resistenza al sudore \u00e8 infatti limitata;<br \/>\ndiffidare dei \u201cprodotti abbronzanti\u201d: una crema non pu\u00f2 contemporaneamente essere abbronzante e protettiva;<br \/>\ninfine, un\u2019esposizione prolungata \u00e8 molto pi\u00f9 pericolosa di esposizioni brevi e frequenti.<\/p>\n<p><strong>TROPPO CALDO, CHE FARE?<\/strong><br \/>\nQuali sono i disturbi che il caldo, l\u2019insolazione o altro possono provocare in montagna?<\/p>\n<p>La disidratazione: una prolungata esposizione a temperature elevate pu\u00f2 comportare un\u2019eccessiva perdita di liquidi attraverso la sudorazione, fino ad arrivare in casi estremi a un vero e proprio collasso. La disidratazione pu\u00f2 essere favorita da vari fattori: condizioni fisiche non ottimali, elevata sudorazione, episodi di vomito o diarrea, alta umidit\u00e0 ambientale, scarsa ventilazione, attivit\u00e0 fisica intensa o prolungata, abbigliamento inadatto (abiti troppo pesanti o poco traspiranti). A livello preventivo occorre prima di tutto molto buon senso, limitando per quanto possibile l\u2019esposizione ai fattori di rischio sopraelencati, bevendo ovviamente molta acqua, anche in assenza della sensazione di sete.<\/p>\n<p>Il colpo di calore: \u00e8 dovuto ad un repentino aumento della temperatura corporea, che pu\u00f2 arrivare in breve tempo fino a 40 \u2013 41 gradi. Il colpo di calore in genere \u00e8 preceduto da mal di testa, vertigini, stanchezza, con un notevole aumento della frequenza del polso e del respiro. La pelle si presenta molto calda e arrossata, e in casi estremi si pu\u00f2 arrivare alla perdita di coscienza. Se ci si trova lontani da strutture ospedaliere, si deve cercare di raffreddare il soggetto: avvolgerlo in abiti o lenzuola bagnati, utilizzando eventualmente anche la neve. Risulta utile anche la posizione antishock, con la testa pi\u00f9 in basso delle gambe.<\/p>\n<p>Il colpo di sole: \u00e8 provocato dall\u2019azione diretta dei raggi solari, anche in presenza di una temperatura ambientale non particolarmente alta. La sintomatologia \u00e8 simile a quella del colpo di calore. Potrebbe presentarsi anche una cefalea intensa, segno di una probabile irritazione meningea; in questo caso, non assumere la posizione antishock.<\/p>\n<p>Il collasso da calore: in genere si evidenzia un aumento della stancabilit\u00e0, debolezza, ansia e intensa sudorazione, mentre la temperatura corporea rimane al di sotto della norma. Il soggetto dovrebbe essere messo in posizione orizzontale o antishock. Somministrare piccole quantit\u00e0 di liquidi freddi e leggermente salati, cercando di raggiungere il pi\u00f9 rapidamente possibile un Pronto Soccorso.<\/p>\n<p><strong>IL FREDDO, UN NEMICO SUBDOLO<\/strong><br \/>\nPer l\u2019escursionista che non si voglia limitare a facili passeggiate a bassa quota, il freddo \u00e8 uno dei rischi da valutare con la massima attenzione, anche in estate. Quali sono le peggiori insidie del freddo ad alta quota?<\/p>\n<p><strong>ASSIDERAMENTO<\/strong><br \/>\nCon questo termine si indica un quadro clinico connesso all\u2019abbassamento della temperatura corporea, causato dall\u2019esposizione al freddo ambientale. Si caratterizza per una progressiva depressione delle funzioni organiche, in particolare di quelle cardiache e respiratorie, e dei processi metabolici, cui pu\u00f2 seguire la morte.<\/p>\n<p>Fattori di rischio soggettivi: in questo gruppo rientrano l\u2019insieme delle condizioni fisiche del soggetto esposto alle basse temperature, a cominciare dalla scarsa assuefazione al freddo e a tutta una serie di fattori legati alla costituzione fisica: scarso sviluppo muscolare; et\u00e0 e sesso; stati di denutrizione; la scarsit\u00e0 di grasso sottocutaneo che riduce l\u2019isolamento termico; affaticamento fisico, stress psicologico e digiuno, e altre ancora. Ulteriori fattori di rischio sono le malattie cardiache, epatiche e renali, come pure l\u2019ingestione di alcol. Nonostante un immediato senso di riscaldamento, infatti, le bevande alcoliche provocano una vasodilatazione cutanea, e un conseguente aumento della dispersione di calore.<\/p>\n<p>Fattori di rischio oggettivi: in questo gruppo rientrano tutti i fattori ambientali: la temperatura minima di esposizione e la sua durata nel tempo, nonch\u00e9 la velocit\u00e0 con cui si verifica la riduzione della temperatura. Inoltre, fatto di grandissima importanza, il vento e l\u2019umidit\u00e0 favoriscono in modo significativo la perdita di calore corporeo, al punto che possono verificarsi episodi di assideramento e di congelamento anche con temperature superiori a zero gradi.<\/p>\n<p>Sintomi: Entro determinati limiti, il nostro organismo \u00e8 in grado di resistere al freddo, mettendo in atto tutta una serie di meccanismi fisiologici di compensazione. Superando per\u00f2 tali limiti, il cosiddetto equilibrio termico si rompe, e inizia un progressivo raffreddamento del corpo, che se non arrestato pu\u00f2 portare alla morte. Quando la temperatura interna del corpo raggiunge circa i 30 gradi si ha perdita di coscienza, depressione respiratoria e cardiocircolatoria, ma ancora fino a 24 gradi \u00e8 in genere possibile rianimare il soggetto. Nelle fasi iniziale del processo di assideramento, la persona colpita si presenta pallida, con una sensazione di freddo accompagnata da brividi anche intensi e prolungati, accusa una marcata debolezza muscolare e una palese incertezza nei movimenti, oltre a mal di testa, dolori articolari e muscolari. Con il perdurare dell\u2019esposizione al freddo, la temperatura del corpo inizia a scendere, nella cosiddetta fase di cedimento: la pelle diventa livida; si accentua la debolezza, la vista si appanna e diminuisce l\u2019udito; il soggetto diventa apatico, al punto da essere colto da una invincibile sonnolenza. Pur rendendosi conto delle sue gravi condizioni, e del rischio che corre la sua stessa vita, egli appare tranquillo e distaccato, senza traccia di inquietudine. In seguito, subentra uno stato di confusione e disorientamento: il respiro si fa lento e superficiale, mentre la pressione arteriosa si abbassa. Proseguendo il raffreddamento, il soggetto si lascia cadere a terra e, quando la temperatura interna raggiunge circa i 32 gradi, entra in stato di coma. Tutti i processi vitali si affievoliscono, si possono verificare uscite di sangue dal naso e dalla bocca, perdita dei centri respiratori e arresto cardiaco.<\/p>\n<p>Primo soccorso: Durante la fase di primo soccorso a una persona assiderata, occorre principalmente riportare la temperatura corporea al suo livello normale con la massima gradualit\u00e0, per evitare pericolosi sbalzi circolatori. Si possono eseguire con prudenza massaggi centripeti, applicare panni caldi ma asciutti, borse calde, si pu\u00f2 introdurre l\u2019assiderato in un sacco a pelo, magari riscaldato in precedenza. Il riscaldamento corporeo non dovrebbe superare la velocit\u00e0 di mezzo grado ogni ora (verificabile a livello rettale) come pure l\u2019ambiente in cui \u00e8 stato posto il soggetto dovrebbe essere riscaldato in modo graduale.<\/p>\n<p><strong>CONGELAMENTO<\/strong><br \/>\nCon questo termine si intende un complesso di lesioni circoscritte ad alcune parti del corpo, provocate dall\u2019esposizione alle basse temperature. In genere le parti colpite sono quelle periferiche e quindi pi\u00f9 esposte: piedi, mani, naso e orecchie. Solitamente il congelamento inizia a verificarsi quando la temperatura scende a valori compresi tra -4 e -10 gradi, ma in presenza di particolari condizioni \u2013 forte ventilazione, immobilit\u00e0, elevata umidit\u00e0, indumenti bagnati, condizioni fisiche scadenti\u2026 \u2013 il congelamento pu\u00f2 verificarsi anche con temperature superiori a zero gradi.<\/p>\n<p>Fattori di rischio: I fattori di rischio del congelamento sono, in pratica, i medesimi gi\u00e0 descritti per l\u2019assideramento, e non a caso le due lesioni spesso coesistono.<\/p>\n<p>Sintomi: Da un punto di vista clinico, il congelamento presenta tre fasi successive. Vediamole nel dettaglio.<\/p>\n<p>Congelamento di primo grado: in questa fase la pelle appare rosso \u2013 cianotica, tumefatta e screpolata, con un sensibile calo o addirittura la scomparsa della sensibilit\u00e0 della parte colpita. I dolori diventano ben presto lancinanti, anche se intermittenti. A volte la pelle pu\u00f2 avere un aspetto simile al marmo, con in particolare una singolare caratteristica del viso, che appare come una maschera bianca, dura e insensibile.<\/p>\n<p>Congelamento di secondo grado: in questa fase la parte colpita appare cianotica, fredda, insensibile, con spiccata sudorazione, muscolatura rigida e presenza di bolle a contenuto prima sieroso e quindi limpido, e poi emorragico. Le loro dimensioni sono variabili, e solitamente si formano sul dorso delle mani e dei piedi. Successivamente queste bolle si rompono, originando piaghe torbide con un fondo nerastro. Le unghie, ormai di colore nero, tendono a staccarsi spontaneamente, mentre i dolori sono molto intensi, lancinanti. Il colore della pelle pu\u00f2 variare, ma in genere appare viola intenso, specie alle dita.<\/p>\n<p>Congelamento di terzo grado: in questa fase, la pi\u00f9 grave, compaiono fenomeni necrotici che interessano dapprima la pelle, che diventa nerastra, e successivamente i tessuti circostanti, fino all\u2019osso compreso.Con la comparsa della cancrena, la parte colpita appare come mummificata e, al tatto, d\u00e0 la sensazione di toccare un pezzo di legno. I tessuti si possono poi staccare spontaneamente, lasciando scoperte le ossa.<br \/>\nI primi due gradi del congelamento sono in genere reversibili, e con l\u2019instaurazione di una adeguata e tempestiva terapia si pu\u00f2 giungere, seppure lentamente, a una completa guarigione. Non cos\u00ec per i congelamenti di terzo grado, per i quali si ha la perdita, anche estesa, della parte colpita.<\/p>\n<p>Primo soccorso: In presenza dei primi sintomi \u2013 perdita di sensibilit\u00e0 e dolori \u2013 \u00e8 assolutamente sconsigliabile togliere gli scarponi per massaggiare i piedi: spesso sar\u00e0 impossibile ricalzarli, con le conseguenze che ben si possono immaginare, magari nel pieno di una tormenta di neve. Riguardo alle parti congelate, non tentare di decongelarle prima di aver raggiunto un luogo sicuro e riscaldato: \u00e8 infatti pi\u00f9 dannoso camminare sulla neve con un piede decongelato che con uno congelato. Nella fase di primo soccorso \u00e8 senz\u2019altro utili togliere, se possibile, gli abiti ghiacciati, ma i successivi massaggi devono essere dolci e graduali. Non somministrare alcol, e neppure toccare o peggio forare le eventuali bolle, per il pericolo di infezioni. Impedire al soggetto colpito di camminare, trasportandolo quindi in barella o in spalla, in modo da evitargli un ulteriore abbassamento della temperatura e possibili disturbi cardiaci.<\/p>\n<p><strong>MORSI DI VIPERA<\/strong><br \/>\nIl morso di una vipera \u00e8 probabilmente una delle eventualit\u00e0 pi\u00f9 temute dagli escursionisti, anche se in effetti i rischi reali sono limitati: su 400 individui morsicati da vipera assistiti in due anni consecutivi (met\u00e0 anni \u201990) dal Centro Antiveleni dell\u2019Ospedale Niguarda di Milano, solo nel 5 per cento dei casi si \u00e8 resa necessaria la somministrazione del siero antivipera. Complessivamente, \u00e8 stato riscontrato un solo decesso (una donna anziana) peraltro causato non dal veleno ma da un infarto del miocardio, in seguito allo spavento e alla paura.<\/p>\n<p>Poche regole per prevenire: Le norme di comportamento da adottare in montagna, ma anche in collina e in campagna, per evitare di essere morsi da una vipera sono semplici e intuitive, tenendo conto che questo serpente \u00e8 un animale \u201ctimido\u201d, che fugge se appena ne ha la possibilit\u00e0.E\u2019 quindi raccomandabile usare sempre scarponi alti e robusti, non sedersi tra erba alta e pietraie, ispezionare il luogo scelto per sedersi facendo anche \u201crumore\u201d con gli scarponi o con bastoni, non rovistare con le mani tra cespugli, pietre e muretti a secco.<\/p>\n<p>Sintomi: ln conseguenza del morso di una vipera si pu\u00f2 osservare: violento dolore bruciante che insorge localmente dopo pochi minuti; gonfiore locale che si estende in tutte le direzioni, con presenza di lividi nell\u2019area interessata. Possono inoltre comparire febbre, nausea e vomito, crampi muscolari e collasso circolatorio. La pelle pu\u00f2 apparire tesa e colorita, mentre spesso, entro otto ore dal morso, nella parte colpita compaiono delle vescicole, che quasi sempre si riempiono di sangue. Si possono verificare emorragia gengivali e vomito di sangue, oltre alla presenza di sangue nelle feci e nelle urine. In genere, la maggior parte degli effetti del veleno raggiunge il suo massimo in quarta giornata.<\/p>\n<p>Trattamento: Dopo aver verificato che il morso sia effettivamente quello di una vipera, occorre rassicurare e calmare il soggetto, con l\u2019obiettivo primario di rallentare al massimo la circolazione e l\u2019assorbimento del veleno. L\u2019ideale sarebbe quindi \u201cportare\u201d, letteralmente di peso, il soggetto al pi\u00f9 vicino Pronto Soccorso, evitandogli qualsiasi attivit\u00e0 fisica.La zona del morso deve essere disinfettata e immobilizzata come in caso di frattura. Non effettuare tagli, non applicare lacci, non spremere la zona del morso e non succhiare il veleno. Se possibile, in funzione della posizione del morso, eseguire una fasciatura complessiva blanda \u2013 bendaggio linfostatico \u2013 pochi centimetri a monte del morso, stretto quanto basta per consentire appena il passaggio di un dito. Lo scopo \u00e8 quello di impedire il drenaggio linfatico, mentre viceversa non \u00e8 necessario bloccare il ritorno venoso del sangue. La fasciatura deve inoltre essere allentata e posizionata pi\u00f9 a monte ogniqualvolta il gonfiore che si forma la rende troppo tesa.Si consiglia infine di non somministrare il siero antivipera, lasciando questa decisione ai sanitari del Pronto Soccorso, al fine di non rischiare gravi fenomeni allergici collaterali.<\/p>\n<h5><\/h5>\n<h5>Parte 2 \u2013 ESCURSIONISMO: L\u2019ALIMENTAZIONE<\/h5>\n<p>Un\u2019adeguata alimentazione \u00e8 alla base della buona riuscita di un\u2019escursione, di un trekking, di una scalata, come pure di una impegnativa spedizione extraeuropea. Peraltro, non \u00e8 facile codificare la dieta del \u201cperfetto escursionista\u201d, per la molteplicit\u00e0 dei fattori in gioco.<br \/>\nNon basta, infatti, valutare il fabbisogno calorico dei vari alimenti, ma occorre considerare i gusti personali, la facilit\u00e0 di trasporto e i problemi di conservazione e di preparazione, nonch\u00e9 le specifiche esigenze dettate dalle condizioni climatiche (freddo, caldo, umidit\u00e0\u2026).<br \/>\nPer aiutarci quindi a impostare una dieta corretta, che tra l\u2019altro non potr\u00e0 che giovare anche a livello di salute generale, si espongono alcune utili indicazioni, suggerite dalla Commissione centrale medica del Club Alpino Italiano.<\/p>\n<p><strong>IL FABBISOGNO ENERGETICO<\/strong><br \/>\nIl nostro organismo ha bisogno di energia per svolgere varie funzioni:<br \/>\nFunzioni vitali di base: metabolismo cellulare, respirazione, contrazioni cardiache, digestione etc.;<\/p>\n<p>Mantenere costante la temperatura corporea in contrasto con la temperatura ambientale;<br \/>\nCompiere lavoro muscolare volontario, cio\u00e8, in pratica, ogni attivit\u00e0 umana: camminare, lavorare, correre, spostare oggetti etc.;<br \/>\nPermettere la crescita corporea nei bambini e negli adolescenti;<br \/>\nDigerire, assorbire e utilizzare gli alimenti introdotti con l\u2019alimentazione.<\/p>\n<p><strong>GITE BREVI<\/strong><br \/>\nCompiendo escursioni o ascensioni brevi (uno \u2013 due giorni) a media e bassa quota (fino a 3.000 metri) si incontrano i medesimi problemi degli altri sport di durata. Si pu\u00f2 quindi consigliare, durante l\u2019allenamento, un\u2019alimentazione equilibrata, con il seguente rapporto tra i vari principi alimentari:<\/p>\n<p>Glucidi 55 %<\/p>\n<p>Proteine 15 \u2013 20 %<\/p>\n<p>Lipidi 25 \u2013 30 %<\/p>\n<p>Dovr\u00e0 inoltre essere garantito un adeguato apporto di fibre, vitamine e oligoelementi, preferendo quindi cereali, alimenti integrali, frutta e verdure crude.<br \/>\nUno \u2013 due giorni prima dell\u2019escursione, \u00e8 utile aumentare la quantit\u00e0 di carboidrati, mentre durante la gita \u00e8 sufficiente fare attenzione che gli alimenti siano facilmente digeribili e appetibili. Accompagnando ragazzi e bambini, \u00e8 ancora pi\u00f9 importante curare l\u2019appetibilit\u00e0 dei cibi, verificando cio\u00e8 i gusti individuali, in modo da preparare e proporre alimenti graditi.<br \/>\nNaturalmente, si deve bere molto, come pure possono essere utili piccoli spuntini leggeri e calorici, come ad esempio biscotti secchi.<\/p>\n<p><strong>TREKKING<\/strong><br \/>\nQualche precauzione e attenzione in pi\u00f9 \u00e8 invece richiesta nel caso di un trekking, specie se lungo il percorso non vi fossero rifugi o altri punti di appoggio, dove consumare la cena e la colazione, ed eventualmente rifornirsi di alimenti.<br \/>\nOltre a verificare i gusti e le esigenze personali dei vari partecipanti al trekking, nel prevedere la quantit\u00e0 e la qualit\u00e0 degli alimenti da portare, \u00e8 bene valutare un fabbisogno calorico lievemente in eccesso, dando la preferenza a cibi disidratati: pasti e verdure liofilizzate, pur\u00e8 e latte in polvere, frutta essiccata, crackers e gallette.<br \/>\nIl confenzionamento degli alimenti deve essere tale da resistere a condizioni climatiche avverse (freddo, caldo, umidit\u00e0\u2026), come ad esempio gli alimenti sotto vuoto, meglio se in porzioni singole. Gli alimenti, inoltre, devono essere facilmente e rapidamente preparabili.<br \/>\nSe il trekking si svolgesse in Paesi con condizioni igieniche scadenti o comunque non sicure, occorrono ovviamente molte pi\u00f9 attenzioni:<\/p>\n<p>Bere solo acqua e bevande bollite;<\/p>\n<p>Consumare solo verdura cotta, immediatamente dopo la cottura;<\/p>\n<p>Mangiare solo frutta sbucciata.<\/p>\n<p>Se gli alimenti fossero preparati da terze persone, \u00e8 bene che un componente del gruppo controlli l\u2019igiene delle stoviglie e della cucina, verificando altres\u00ec che gli alimenti non vengano manipolati dopo la cottura.<br \/>\nNaturalmente, nel caso di trekking in Paesi extraeuropei, \u00e8 indispensabile rivolgersi anche alle strutture sanitarie delle Aziende Sanitarie Locali (ASL o USLL) per ottenere precise informazioni sulle specifiche problematiche sanitarie ed alimentari (vaccinazioni o profilassi preventive).<br \/>\nAnalogamente, pu\u00f2 essere chiesto il parere di un medico anche nel caso di trekking molto lunghi, di notevole impegno fisico, in modo da avere dei consigli \u201csu misura\u201d per il proprio organismo, ad esempio per l\u2019eventuale assunzione di integratori vitaminici e\/o di sali minerali.<br \/>\nInfine, non si ritiene di affrontare le problematiche legate a soggiorni prolungati in alta quota (oltre i 4 \u2013 5.000 metri), in quanto ci\u00f2 richiederebbe un approccio altamente specialistico e mirato.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ACQUA IN MONTAGNA: E\u2019 SEMPRE \u201cBUONA\u201d?<\/strong><br \/>\nUna delle pi\u00f9 belle soddisfazioni di una escursione \u00e8, senza dubbio, quella di bere direttamente l\u2019acqua dei torrenti e delle sorgenti che si incontrano lungo il cammino: limpida, fresca, a volte ghiacciata, sembra dotata di poteri miracolosi, e spesso riesce a farci quasi passare la stanchezza.<br \/>\nMa il dubbio a volte pu\u00f2 legittimamente affacciarsi alla nostra mente: l\u2019acqua dei torrenti e delle sorgenti di montagna \u00e8 realmente \u201cbuona\u201d, o pu\u00f2 nascondere qualche insidia per la nostra salute?<\/p>\n<p>La risposta pu\u00f2 ritenersi legata a due fattori principali: la quota rispetto a eventuali centri abitati e la presenza di zone sovrastanti adibite a pascolo.<br \/>\nLa prima condizione \u00e8 facilmente verificabile, e si pu\u00f2 quindi ritenere di essere in \u201czona di sicurezza\u201d una volta superata la quota altimetrica degli ultimi centri abitati, che rappresentano una potenziale fonte di inquinamento.<br \/>\nVerificare la seconda condizione \u00e8 meno semplice: a monte (o in prossimit\u00e0) del torrente o della sorgente non dovrebbero esserci zone adibite \u2013 attualmente o anche negli ultimi anni \u2013 a pascolo. Questo per evitare il concreto, se non probabile, rischio di inquinamento organico. Si impone quindi un\u2019attenta osservazione del territorio, valutando la posizione dei centri abitati e delle aree pascolive, in uso o abbandonate. Queste ultime sono in genere facilmente individuabili per la ricca vegetazione, anche di tipo ammoniacale, e per le immancabili baite.<\/p>\n<p>Se nella nostra escursione superiamo per\u00f2 il limite dei pascoli, questi problemi vengono di fatto automaticamente risolti: indicativamente oltre i 2300 \u2013 2500 metri di quota, l\u2019acqua pu\u00f2 ritenersi sempre \u201cbuona\u201d, anche se, ovviamente, nessuno potr\u00e0 darvi una certificazione di potabilit\u00e0.<br \/>\nInfine, potrebbe esserci una remota possibilit\u00e0 di inquinamento (anche chimico) dovuto a particolari rocce o terreni con i quali l\u2019acqua \u00e8 venuta a contatto. Nel complesso, tuttavia, si tratta di un rischio pressoch\u00e9 trascurabile, tenuto conto anche dell\u2019utilizzo estremamente sporadico e modesto, se non addirittura unico, tipico delle attivit\u00e0 escursionistiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5>PARTE 3 \u2013 ESCURSIONISMO: L\u2019ALLENAMENTO<\/h5>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 escursionistica in montagna richiede, come \u00e8 naturale, un certo allenamento fisico, a meno che non ci si voglia limitare a brevi e facili passeggiate su mulattiere, con dislivelli minimi e a bassa quota.<\/p>\n<p>Molti, peraltro, si allenano semplicemente \u201candando in montagna\u201d tutte le domeniche, o quasi. Si tratta di una modalit\u00e0 di allenamento con i suoi pregi: a nostro parere, se non si hanno grandi o particolari pretese e ambizioni, pu\u00f2 ritenersi nel complesso adeguata e sufficiente. A patto, naturalmente, di rispettare sempre il basilare principio della gradualit\u00e0 dello sforzo e dell\u2019impegno, sia a livello fisico che psichico.<\/p>\n<p>Il discorso ovviamente cambia se ci si volesse dedicare all\u2019escursionismo ad alto livello: itinerari e trekking di notevole lunghezza, con forti dislivelli, ad alta quota, anche in inverno o con condizioni climatiche difficili.<\/p>\n<p>Per tutti questi casi, si propone una \u201cprogramma tipo\u201d di allenamento settimanale, proposto dalla Commissione centrale medica del Club Alpino Italiano, e rivolto a soggetti non professionisti, che svolgono una \u201cnormale\u201d attivit\u00e0 lavorativa, prevalentemente sedentaria.<\/p>\n<p>Successivamente, proporremo un programma di allenamento per l\u2019alpinista, tra l\u2019altro molto utile, e diremmo quasi indispensabile, a quegli escursionisti che vogliono dedicarsi alle cosiddette Vie ferrate. Questo tipo di percorso, infatti, anche se ritenuto a torto \u201cfacile\u201d, richiede in realt\u00e0 un\u2019esperienza e un allenamento di tipo alpinistico.<\/p>\n<p>Una premessa<br \/>\nPrima di entrare nel merito della materia, riteniamo opportuno premettere un\u2019importante avvertenza: prima di iniziare un qualsiasi programma di allenamento, per qualsiasi sport, e prima di avviare un\u2019attivit\u00e0 fisica e sportiva \u201cnuova\u201d e di un certo livello, \u00e8 sempre consigliabile chiedere un parere al proprio medico, il quale potr\u00e0 proporre eventuali accertamenti, sia per personalizzare il proprio programma di allenamento che per evitare inutili rischi, soprattutto in presenza di eventuali patologie o limitazioni fisiche.<\/p>\n<p>L\u2019allenamento settimanale dell\u2019escursionista<br \/>\nGli esercizi che stiamo per proporre potranno naturalmente essere adattati ai gusti, alle esigenze, alle predisposizioni e anche allo stato d\u2019animo personale. In linea di massima, si consiglia di iniziare questo programma circa due mesi prima di un impegnativo trekking.<\/p>\n<p>GIORNO 1<br \/>\n50 minuti di nuoto, prevedendo una velocit\u00e0 di circa 40 \u2013 50 secondi per una vasca di 25 metri. Questa seduta \u00e8 inoltre consigliabile il giorno successivo a quello di una lunga escursione.<br \/>\nGIORNO 2<br \/>\n30 minuti di jogging. 30 minuti di ginnastica a corpo libero, con particolare riguardo ad esercizi di mobilizzazione ed elasticizzazione della colonna vertebrale: esercizi a carico naturale per rinforzare le strutture muscolari del cingolo scapolo-omerale.<br \/>\nGIORNO 3<br \/>\n30 minuti di footing. 30 minuti di mobilizzazione ed allungamento di tutti i distretti muscolari, ed esercizi di potenziamento degli arti inferiori. 15 minuti di marcia leggera.<br \/>\nGIORNO 4<br \/>\n60 minuti di bicicletta.<br \/>\nGIORNO 5<br \/>\n50 minuti di nuoto con il medesimo ritmo del giorno 1.<br \/>\nGIORNO 6 o 7<br \/>\nEscursione di almeno una giornata.<\/p>\n<p>Questo schema di lavoro potr\u00e0 essere ripetuto nelle settimane successive, prolungando i tempi delle singole sedute o aumentando la velocit\u00e0 di esecuzione. Qualora si avesse in programma un trekking di buon impegno, nei tre giorni precedenti la partenza sarebbe preferibile evitare le sedute di allenamento, pur non rimanendo del tutto sedentari.<\/p>\n<p>L\u2019allenamento dell\u2019alpinista<br \/>\nL\u2019attivit\u00e0 alpinistica classica, cio\u00e8 svolta su montagne \u201cvere\u201d e non su brevi pareti attrezzate (le cosiddette palestre, o falesie, tipiche del free climbing, o arrampicata sportiva) richiede un ben preciso allenamento, sia fisico che psichico.<\/p>\n<p>Rispetto all\u2019escursionismo, l\u2019alpinista deve non solo essere un ottimo camminatore, per compiere le marce di avvicinamento e il ritorno, ma deve possedere altre doti fisiche, specifiche per l\u2019arrampicata, sia essa estiva che invernale. E questo vale anche, lo ripetiamo, per le cosiddette Vie ferrate, troppo spesso sottovalutate e considerate poco pi\u00f9 che sentieri. In realt\u00e0 le ferrate, tranne forse quelle pi\u00f9 facili, sono in tutto e per tutto dei percorsi alpinistici, da affrontare con un\u2019esperienza, un equipaggiamento e un allenamento di tipo alpinistico.<\/p>\n<p>L\u2019arrampicata richiede un notevole impegno muscolare, forza esplosiva, destrezza, velocit\u00e0, coordinazione, elasticit\u00e0 e mobilit\u00e0 articolare, nonch\u00e9 la propriocettivit\u00e0. Con questo termine si descrivono gli ingressi sensoriali che originano, nel corso di movimenti guidati centralmente, da particolari strutture: i propriocettori. La loro funzione principale \u00e8 di fornire informazioni di retroazione sui movimenti propri dell\u2019organismo, in altre parole di segnalare, istante per istante, quali siano i movimenti che l\u2019organismo stesso sta compiendo.<\/p>\n<p>In pratica, alla base di un allenamento alpinistico si trova una buona preparazione di tipo escursionistico, tra l\u2019altro utile per ridurre i tempi di recupero e la fatica generale, per ridurre i rischi di lesioni traumatiche dirette o indirette e anche per migliorare i gesti atletici specifici.<\/p>\n<p>La montagna non \u00e8 una palestra<br \/>\nSembra ovvio, ma prima di entrare nel merito dell\u2019allenamento \u00e8 bene ribadirlo: l\u2019arrampicata in alta montagna, pur utilizzando i medesimi gesti tecnici dell\u2019arrampicata in palestra o in falesia, in realt\u00e0 presuppone un approccio mentale radicalmente diverso e anche una preparazione differente, soprattutto ai fini della resistenza.<\/p>\n<p>Una parete in quota deve essere affrontata solo da chi \u00e8 abituato all\u2019ambiente montano, con tutte le sue variabili e tutti i suoi problemi: lunghezza degli itinerari, mutevolezza del tempo, condizioni meteo e del terreno non ottimali (pioggia, umidit\u00e0, vento\u2026), problemi di orientamento, la stanchezza lungo il ritorno, il peso dello zaino, l\u2019abbigliamento che pu\u00f2 ingombrare, e molto altro ancora.<\/p>\n<p>In palestra tutti questi problemi non esistono: si \u00e8 perfettamente riposati, l\u2019assicurazione \u00e8 ottimale, non ci sono problemi meteorologici o di ritorno a valle, per cui, facilmente, si superano difficolt\u00e0 quasi incredibili. Tutto questo per ricordare che non basta essere degli ottimi free climber per poter affrontare arrampicate in quota. Alla tecnica \u201cpura\u201d occorre infatti aggiungere l\u2019abitudine, sia fisica che psichica, all\u2019alta montagna. In maniera analoga, anche chi in inverno arrampica su cascate di ghiaccio, in genere brevi, non pu\u00f2 considerarsi automaticamente pronto a salire grandi pareti di ghiaccio. A parit\u00e0 di tecnica e magari anche in presenza di difficolt\u00e0 inferiori, sono la lunghezza e l\u2019ambiente a fare la differenza.<\/p>\n<p>In pratica, passando da un ambiente di bassa quota a uno di alta quota, \u00e8 bene ridimensionare i propri obiettivi e le proprie ambizioni.<\/p>\n<p>Il programma settimanale<br \/>\nDi seguito, vogliamo ora esporre una \u201cprogramma tipo\u201d di allenamento settimanale, anche in questo caso proposto dalla Commissione centrale medica del Club Alpino Italiano, e rivolto a soggetti non professionisti, che svolgono una \u201cnormale\u201d attivit\u00e0 lavorativa. Gli esercizi potranno inoltre essere adattati ai gusti, alle esigenze, alle predisposizioni e anche allo stato d\u2019animo personale.<\/p>\n<p>GIORNO 1<br \/>\n50 minuti di nuoto, prevedendo una velocit\u00e0 di circa 40 \u2013 50 secondi per una vasca di 25 metri. Questa seduta \u00e8 inoltre consigliabile il giorno successivo a quello di una lunga e faticosa arrampicata.<br \/>\nGIORNO 2<br \/>\n30 minuti di footing. 30 minuti di ginnastica a corpo libero, in cui devono essere inseriti, oltre ai normali esercizi di allungamento e di mobilizzazione, esercizi di potenziamento muscolare, facendo riferimento a tutti i distretti e non solo agli arti superiori.<br \/>\nGIORNO 3<br \/>\n2 ore o pi\u00f9 di arrampicata tecnica in palestra, sia naturale che artificiale.<br \/>\nGIORNO 4<br \/>\n30 minuti di jogging. 30 minuti di ginnastica come nel giorno 2. 30 minuti di arrampicata.<br \/>\nGIORNO 5<br \/>\n60 minuti di nuoto o di bicicletta.<br \/>\nGIORNO 6 o 7<br \/>\nLungo percorso in arrampicata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h5>PARTE 4 \u2013 ESCURSIONISMO ALLA PORTATA DI TUTTI<\/h5>\n<p>A volte, gli escursionisti sono dipinti come turisti \u201cpoveri\u201d, di serie B, se non peggio. Nulla di pi\u00f9 errato. In realt\u00e0, l\u2019escursionismo pu\u00f2 vantare una serie forse insospettata di peculiarit\u00e0 positive, al punto da essere indicato, a livello mondiale, come una delle attivit\u00e0 turistiche del futuro, nell\u2019ottica del cosiddetto \u201cecoturismo\u201d.<\/p>\n<p>Uno sport per tutti<br \/>\nL\u2019escursionismo \u2013 ovvero il camminare in montagna, in collina, ma anche in pianura \u2013 \u00e8 uno sport per tutti, dai bambini di pochi anni fino alla terza et\u00e0. Basta scegliere e modulare i percorsi sulla base delle proprie capacit\u00e0 fisiche e psichiche, con una premessa fondamentale: la soddisfazione di una gita non si misura con le ore di cammino o con la quota raggiunta.<br \/>\nOgnuno deve seguire senza forzature le proprie inclinazioni ed esigenze, cercando le proprie soddisfazioni, uniche e irripetibili: il tramonto, il prato in fiore, l\u2019albero secolare, il sommesso rumoreggiare del torrente, il fragoroso ruggire della cascata, la baita, passare la notte in un rifugio, avvicinarsi agli animali selvatici e fotografarli, il grandioso panorama di una vetta o la frescura un po\u2019 cupa di una foresta, l\u2019ultima neve di primavera\u2026.<br \/>\nTuttavia, come ogni attivit\u00e0 umana, l\u2019andar per monti non \u00e8 esente da rischi, a volte lievi, altre volte ben pi\u00f9 seri, sempre in dipendenza del percorso scelto. Una mulattiera in collina \u00e8 ovviamente qualcosa di molto diverso da un esile sentierino a tremila metri di quota. In ogni caso, occorre sempre muoversi con criterio, prudenza e buon senso, rispettando regole e precauzioni molte volte semplici e intuitive.<\/p>\n<p><strong>11 CONSIGLI DA RICORDARE<\/strong><\/p>\n<p>1. Programmare l\u2019escursione. Prima di partire, occorre programmare nel dettaglio la gita, sulla carta topografica e sulla guida, cercando di immaginarsi gi\u00e0 il terreno e le eventuali difficolt\u00e0. Occorre cio\u00e8 sapere con esattezza, per quanto banale possa apparire, dove si vuole andare.<\/p>\n<p>2. Non partire mai da soli. Questa \u00e8 la prima, intuitiva regola di sicurezza, anche se, a volte, un\u2019escursione in solitaria pu\u00f2 essere \u201ccercata\u201d, come pure potrebbe derivare dalle circostanze. Comunque sia, si deve sempre segnalare la destinazione programmata ad altre persone, avendo ovviamente cura di non cambiare itinerario all\u2019ultimo momento (eventualmente, fornire due possibili percorsi alternativi).<\/p>\n<p>3. Curare l\u2019equipaggiamento. In montagna, inutile dirlo, occorre andarci ben equipaggiati, sia per ci\u00f2 che riguarda l\u2019abbigliamento, sia per i materiali tecnici (piccozza, ramponi, scarponi adeguati\u2026). Come principio generale, \u00e8 bene portare pi\u00f9 del necessario e magari non usarlo, piuttosto che meno e averne bisogno. Si potrebbe usare questo criterio: equipaggiarsi come se le difficolt\u00e0 tecniche fossero il doppio di quelle ragionevolmente prevedibili. In questo modo lo zaino risulter\u00e0 piuttosto pesante, \u00e8 vero, come pure si porter\u00e0 tutto questo equipaggiamento per trenta volte senza usarlo, ma la trentunesima volta, quando lo si user\u00e0, non sar\u00e0 mai benedetto a sufficienza. E, senza retorica, potrebbe salvare da guai molto, molto seri.<\/p>\n<p>4. Valutare le condizioni meteorologiche. Il tempo, in montagna, pu\u00f2 fare la differenza tra una gita da favola e un\u2019escursione da incubo. Occorre quindi ascoltare con attenzione i bollettini meteorologici, ormai sempre pi\u00f9 precisi, e valutare, anche durante la gita, le effettive condizioni e l\u2019evoluzione del tempo.<\/p>\n<p>5. Valutare i rischi. Nel corso dell\u2019escursione, occorre valutare i rischi presenti, specie in rapporto alle nostre capacit\u00e0 e a quelle dei nostri compagni. Attenzione, in particolare, ai percorsi protesi sul vuoto, ai passaggi di nevai, alle rocce facili da scalare ma difficili in discesa, alle ripide scorciatoie, e molto altro ancora.<\/p>\n<p>6. Non sovrastimare le proprie capacit\u00e0. Occorre, con onest\u00e0, tenere ben presente i propri limiti e quelli dei compagni di gita. Ricordare che, oltre ai limiti fisici, esistono i limiti psicologici: un percorso facile per qualcuno potrebbe risultare difficilissimo per altri, magari anche solo per l\u2019esposizione, o per una scarsa attitudine a camminare su terreno friabile.<\/p>\n<p>7. Sapere dove si \u00e8 e dove si sta andando, in una parola: non perdersi. Per quanto molti sentieri siano segnalati, \u00e8 bene non farci troppo affidamento. Occorre quindi disporre di una buona carta topografica, bussola e altimetro, in modo da sapere, sempre e in ogni momento, dove si \u00e8 e dove si sta andando. In casi dubbi, o peggio con nebbia, non esitare a tornare indietro.<\/p>\n<p>8. Curare l\u2019alimentazione. Una lunga escursione \u00e8 faticosa, per giunta in un ambiente per certi versi ostile all\u2019organismo umano. E\u2019 quindi importante soprattutto bere con regolarit\u00e0, ma anche compiere brevi e regolari spuntini energetici e di facile digeribilit\u00e0, ad esempio con frutti secchi, mele, formaggio, cioccolato\u2026<\/p>\n<p>9. Non confidare troppo nel telefono cellulare. Per molti, \u00e8 diventato una sorta di amuleto: \u201cTanto, se capita qualcosa, chiamo il Soccorso Alpino con il telefonino\u201d. A prescindere da ogni considerazione di carattere etico e morale, il cellulare potrebbe non funzionare proprio quando se ne avrebbe pi\u00f9 bisogno: il segnale potrebbe essere schermato da uno sperone roccioso, una valle incassata potrebbe non essere \u201ccoperta\u201d, il freddo potrebbe mettere fuori uso le batterie, una caduta potrebbe rompere il telefono\u2026 Si consiglia quindi di comportasi come se il telefono cellulare non esistesse, e di contare solo sulle proprie forze, senza commettere imprudenze o rischiare pi\u00f9 del dovuto. Se poi, in caso di necessit\u00e0, si potranno contattare i soccorsi con il telefonino, sar\u00e0 tutto di guadagnato.<\/p>\n<p>10. In caso di incidente, prima di tutto mantenere la calma. Prima di tutto, mantenere la calma e calmare il ferito, valutando le sue condizioni e cercando di mantenerlo al caldo. Se possibile, non lasciarlo solo. Se il telefonino funziona e \u201cprende\u201d il segnale, contattare il Soccorso Alpino, fornendo, con calma, tutte le indicazioni utili a rintracciare il luogo dove ci si trova. Se il telefonino non \u00e8 utilizzabile, il componente pi\u00f9 esperto e allenato del gruppo deve scendere a valle, in modo da allertare i soccorsi, non senza aver prima ben memorizzato il luogo dove si trova il ferito.<\/p>\n<p>11. Rispettare la montagna. In montagna siamo solo ospiti. Comportiamoci quindi come tali, lasciando la montagna come era e, soprattutto, come vorremmo trovarla, senza sporcare, rovinare, abbandonare rifiuti di qualsiasi tipo. Rispettare quindi la fauna e la flora. In una frase: \u201cNon lasciamo tracce del nostro passaggio\u201d.<\/p>\n<p><strong>ALCUNI APPROFONDIMENTI<\/strong><\/p>\n<p>Vestirsi a strati, pensando al peggio. Un corretto e adeguato abbigliamento \u00e8 fondamentale in montagna, non tanto quando il tempo \u00e8 bello, ma quando, pi\u00f9 o meno improvvisamente, volge al brutto. Non \u00e8 retorico dire che, in condizioni estreme, un adeguato abbigliamento pu\u00f2 salvare la vita. Concettualmente, durante un\u2019escursione ci si deve vestire a strati, peraltro come negli altri sport all\u2019aria aperta, considerando tre livelli di protezione:<br \/>\nStrato di protezione: \u00e8 il pi\u00f9 esterno, destinato a proteggere dagli agenti atmosferici; deve quindi essere impermeabile, antivento e traspirante.<\/p>\n<p>Strato calore: svolge il compito di regolare la temperatura corporea, mettendo o togliendo indumenti a seconda delle necessita.\/LI&gt;<br \/>\nStrato comfort: sono gli indumenti a diretto contatto con la pelle, che devono assorbire e allontanare il sudore, mantenendo la pelle il pi\u00f9 possibile asciutta.\/LI&gt;<\/p>\n<p>Inoltre, a parte mulattiere pianeggianti e regolari, \u00e8 imperativo usare sempre gli scarponi e mai semplici scarpe da ginnastica.<\/p>\n<p><strong>FULMINI: CHE FARE?<\/strong><\/p>\n<p>I fulmini rappresentano sicuramente uno dei pericoli oggettivi pi\u00f9 gravi cui pu\u00f2 andare incontro l\u2019escursionista, contro i quali, a volte, non si pu\u00f2 fare altro che incrociare le dita, come dimostrano talora tragici fatti di cronaca. Esistono tuttavia alcuni accorgimenti, suggeriti dal CAI che permettono di ridurre in modo significativo il rischio, pur senza eliminarlo:<\/p>\n<p>Evitare di ripararsi sotto alberi isolati, standone lontani almeno 200 \u2013 300 metri;<\/p>\n<p>Non tenere con s\u00e9, durante un temporale, oggetti metallici, specie se acuminati, come ad esempio la piccozza, i ramponi o i chiodi da roccia;<\/p>\n<p>Mantenersi debitamente distanti (almeno 50 centimetri) da conduttori metallici, anche se il fulmine cadesse a centinaia di metri di distanza (tipico il caso delle Vie Ferrate);<\/p>\n<p>Non ammassarsi in gruppo, perch\u00e9 la colonna di aria calda generata agisce da conduttore per il fulmine;<\/p>\n<p>In caso di temporale ripararsi in una grotta o in un anfratto, evitando le creste;<\/p>\n<p>Se non ci sono ripari sicuri dove proteggersi, \u00e8 preferibile \u201cprendere pi\u00f9 acqua possibile\u201d, perch\u00e9 i vestiti bagnati sono buoni conduttori rispetto al corpo umano e favoriscono la dissipazione dell\u2019eventuale scarica elettrica;<\/p>\n<p>Si sar\u00e0 pi\u00f9 sicuri dentro un\u2019automobile, dentro un rifugio o un bivacco a rivestimento metallico.<\/p>\n<p><strong>CLASSIFICAZIONE DELLE DIFICOLTA\u2019 ESCURSIONISTICHE<\/strong><\/p>\n<p>T \u2013 Turistico (oppure E F \u2013 Escursionismo facile)<br \/>\npercorsi che richiedono una semplice marcia su terreno facile e pressoch\u00e9 privo di pericoli; orientamento non difficile. L\u2019itinerario si svolge quasi sempre su mulattiere e sentieri ed \u00e8 poco faticoso.<br \/>\nE \u2013 Escursionistico (oppure E M \u2013 Escursionismo medio)<br \/>\npercorsi che richiedono buona conoscenza della montagna ed equipaggiamento idoneo. E\u2019 possibile incontrare nevai non ripidi e non pericolosi, passaggi attrezzati (corde fisse, scalette) brevi e non esposti.<br \/>\nEE \u2013 Escursionisti esperti (oppure E D \u2013 Escursionismo difficile)<br \/>\npercorsi che possono avere brevi tratti di arrampicata senza raggiungere il 1\u00b0 grado alpinistico. Si possono trovare nevai e canaloni nevosi con possibile uso di ramponi e piccozza. E\u2019 richiesta esperienza di montagna anche alle alte quote con affidabile equipaggiamento. Assenza di vertigini.<br \/>\nEEA \u2013 Escursionisti esperti con attrezzatura<br \/>\nsono in pratica le cosiddette \u201cvie ferrate\u201d, che richiedono capacit\u00e0 e attrezzature alpinistiche.<\/p>\n<p><strong>ECOTURISMO: UN TURISMO SOSTENIBILE<\/strong><\/p>\n<p>In occasione dell\u2019Anno Internazionale della Montagna (2002), l\u2019Organizzazione Mondiale del Turismo \u2013 WTO \u2013 e il Programma per l\u2019Ambiente delle Nazioni Unite \u2013 UNEP \u2013 hanno intrapreso una serie di iniziative volte alla diffusione del cosiddetto \u201cecoturismo\u201d, sinteticamente definibile come segue:<\/p>\n<p>-attivit\u00e0 turistiche in cui la principale motivazione dei turisti \u00e8 l\u2019osservazione e la valorizzazione della natura e delle tradizioni culturali locali, con risvolti anche educativi;<\/p>\n<p>-attivit\u00e0 turistiche generalmente, ma non esclusivamente, organizzate per piccoli gruppi da specializzati tour operator locali;<\/p>\n<p>-attivit\u00e0 che minimizzano gli impatti negativi relativi all\u2019ambiente naturale e socio-culturale;<\/p>\n<p>-attivit\u00e0 che garantiscono la protezione delle aree naturali, generando benefici economici e opportunit\u00e0 di guadagno per le comunit\u00e0 ospitanti, e per le organizzazioni e le autorit\u00e0 che gestiscono le aree naturali con scopi conservativi;<\/p>\n<p>-attivit\u00e0 che aumentano la consapevolezza verso la conservazione dei beni culturali e ambientali, sia fra i residenti che fra i turisti.<\/p>\n<p>In pratica, una definizione che si adatta alla perfezione con l\u2019 escursionismo e il trekking: una forma di turismo antichissima che, paradossalmente ma non troppo, \u00e8 indicata come modello per il futuro<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per le tue escursioni in montagna, scegli itinerari in funzione delle tue capacit\u00e0 fisiche e tecniche, documentandoti sulla zona da visitare e dotandoti di adeguata carta topografica. 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