Cammino del Roero 15 castelli 3 torri

CAMMINO DEL ROERO – L’ANELLO CHE TI INCANTA
120 km | 6 tappe | Partenza e arrivo a Bra

Hai mai camminato su una terra che cambia sotto i piedi ad ogni curva?

Ti invitiamo a scoprire il Roero a passo lento. Un anello perfetto di 120 km che parte e ritorna a Bra, capitale dello Slow Food, e in 6 giorni ti fa entrare nell’anima più selvaggia e autentica del Piemonte UNESCO.

Non è solo un cammino. È un viaggio sospeso.

Cosa vivrai in 6 tappe:

Le Rocche e il Bosco. Da Bra sali verso le Rocche, la frattura della terra che rende unico il Roero. Falesie di sabbia, sentieri ombrosi, il profumo di pino e castagno. Borghi come Pocapaglia, Monticello, Monteu Roero, Montaldo Roero che sembrano vegliare sulle colline.

I Castelli e i Panorami Infiniti. Camminerai sulla dorsale, con le Alpi innevate da un lato e il mare di vigneti di Nebbiolo e Arneis dall’altro. Baldissero, Sommariva Perno, Cisterna d’Asti. Ogni tappa un castello, ogni sosta un balcone naturale.

I Borghi del Vino e il Ritorno. Da Canale a Castellinaldo, Vezza, Guarene… fino a chiudere l’anello a Bra. Qui il cammino diventa gusto: cantine a conduzione familiare, tajarin, nocciola IGP, il Roero Rosso che ti aspetta a fine tappa.

Perché farlo?
Perché è un cammino per tutti: mai estremo, sempre emozionante. 20 km al giorno di media, ben segnalato con le frecce bianco rosse del CAI e il logo del cammino del Roero 15 castelli 3 torri, dormendo in agriturismi, B&B e locande dove ti chiamano per nome.
Perché è l’unico cammino ad anello del Piemonte dove si può arrivare in treno o in macchina a Bra e tornare a Bra.
Perché è selvaggio e accogliente allo stesso tempo.

Lo zaino è pronto. Il Roero ti sta aspettando.

Per chi ha meno tempo a disposizione è possibile fare due percorsi ad anello di 3 giorni con sentiero che collega Monteu Roero a Vezza d’Alba.

Paesi coinvolti nel percorso

 Bra – Sommariva Perno – Baldissero d’Alba Montaldo Roero – Monteu Roero

Santo Stefano Roero – Montà – Canale –

 Cisterna d’Asti – San Damiano d’Asti –

  San Martino Alfieri – Govone – Priocca – Magliano Alfieri – Castellinaldo

Castagnito – Guarene – Vezza d’Alba – Piobesi d’Alba – Corneliano d’Alba – Monticello d’Alba Santa Vittoria d’Alba – Pocapaglia

TAPPA 1        BRA MONTEU ROERO

   24 km  6/8 ore   dislivello : + 900 m – 850 m circa

Punto di partenza: Comune di Bra (Cn), P.za Caduti per la Libertà.
Punto di arrivo: Comune di Monteu Roero

Il Cammino del Roero inizia nel Comune di Bra, cittadina dove è nato il movimento internazionale Slow Food, interessante da visitare per le chiese barocche e i numerosi Musei (Archeologico, di Storia Naturale, del Giocattolo). Si parte da p.za Caduti per la Libertà, nei pressi del Palazzo municipale e dell’ufficio turistico, che attraversa il centro storico, giunge al Santuario di Madonna dei Fiori e prosegue nei fitti boschi delle località America dei Boschi e Saliceto.

Il viaggio continua e attraverso splendidi panorami sulle Rocche, boschi di querce e castagni, raggiunge Sommariva Perno, conosciuto per essere il paese del Castello della “Bela Rosin”, sposa morganatica del Re Vittorio Emanuele II. (E’ citato sin dal 1153, quando papa Eugenio III lo infeuda ai potenti “domini de Summaripa”. Per lungo tempo possesso degli Isnardi e poi di Conreno Roero, perdette gradualmente il carattere di casaforte per assumere quello di residenza signorile. Ristrutturato e ingrandito dai Carron di St-Thomas che lo avevano acquistato da Don Felice di Savoia, perviene nel 1857 a Re Vittorio Emanuele II, che lo trasforma in residenza di caccia e dimora della moglie morganatica Rosa Vercellana, contessa di Mirafiori, popolarmente conosciuta come la “Bela Rosin”. All’interno si trovano sale con trofei di caccia, bandiere e cimeli risorgimentali. Attualmente è di proprietà dei marchesi Gromis di Trana e non è aperto al pubblico.) All’interno del paese si snoda un itinerario urbano dedicato ai luoghi che la videro protagonista.

COSA VEDERE

ARCO DI VITTORIO EMANUELE II
E’ la porta che immette nel centro storico, da sud-est. La costruzione, merlata e di chiara derivazione neogotica, testimonia della “grande storia” che ha interessato Sommariva Perno nell’800. Riporta infatti la lapide con la quale i Sommarivesi vollero ringraziare, nel 1888, Vittorio Emanuele II, il “Re galantuomo”, che, partendo da quest’angolo del Roero per la III Guerra di Indipendenza, avrebbe esclamato “Qui farò ritorno quando avrò reso l’Italia indipendente ed una”.
 PARROCCHIALE DELLO SPIRITO SANTO
Nel centro storico, fu costruita tra il 1669 ed il 1675. In stili compositi ed esternamente quadrata, all’interno è a croce greca a tre navate; la facciata è completamente affrescata con effetto “trompe l’oeuil”; affrescato anche l’interno con interessanti effetti prospettici alla volta e alle pareti. Nell’interno vi sono uno splendido coro ligneo, pregiati stucchi del 1780-82, una originale Via Crucis e un interessante ciclo di affreschI barocchi. Inoltre, conserva numerose importanti testimonianze artistiche: la bella pala d’altare raffigurante la Discesa dello Spirito Santo, a cui la Parrocchiale è dedicata, attribuita ad un pittore piemontese del sec. XVII; una Madonna col bambino, statua lignea del XVIII secolo; una grande tela di Bartolomeo Caravoglia del 1674, L’Angelo custode; un San Giuseppe, San Francesco d’Assisi e giovinetta con simboli, attribuito a Pietro Paolo Operti.
– SAN BERNARDINO
Sede della Confraternita dei Disciplinanti, fu costruita, in forme barocche, nel 1768. Completamente restaurata dal Comune nel 1995, è a pianta ottagonale e con il soffitto a volta, affrescato. Splendido il portale barocco, intarsiato. Vi sono conservati la pala dell’altar maggiore (Madonna col Bambino, Santa Elisabetta d’Ungheria e San Bernardino da Siena) attribuita ad un pittore piemontese della seconda metà del sec. XVIII e due tele attribuite al pittore braidese Pietro Paolo Operti. Oggi la chiesa è adibita a Centro Culturale.
– PARROCCHIALE DI SAN GIUSEPPE
Ignota la data di costruzione; nel 1742 la chiesa è citata nella relazione per una visita pastorale. Nel 1748 l’edificio viene in parte ristrutturato ed allungato. Dietro l’altar maggiore c’è un piccolo coro. Nel 2000 è stata oggetto di un importante intervento di recupero totale degli affreschi originari e della facciata.

Lasciato l’abitato alle spalle si prosegue tra boschi di querce e castagne per Baldissero d’Alba, dove si raggiunge il castello dei Colonna ( Già esistente nel 1268, sopportò assedi sabaudi nel 1389 e nel 1487 e fu oggetto di varie modifiche tra il 1585 ed il 1617. Posseduto in maniera prevalente dai Colonna passò, alla loro estinzione, a Guglielmo Moffa di Lisio, patriota e politico braidese che, intorno al 1870, lo ricostruì quasi interamente in forme neogotiche. Conserva tratti della cinta con torre e torretta della precedente costruzione secentesca e als uo interno resti dell’antica cappella gotica con pareti affrescate. Il castello è privato e all’esterno è visibile ancora una parte della cinta muraria con la torre deltta “dei Coltelli”.) Baldissero storica enclave del marchesato saluzzese tra le terre astigiane cui fu a lungo fedele, attraversando un crinale di Rocche di notevole altezza, affacciate su quello che rimane dell’antica “silva popularis” il bosco primigenio che un tempo caratterizzava tutto il territorio compreso tra il Tanaro e la piana verso Torino.

COSA VEDERE

Chiesa di Santa CaterinaChiesa parrocchiale posta al centro della “villa”. La prima citazione figura nel catasto del 1507 custodito negli archivi comunali. L’attuale edificio è il frutto della ricostruzione, in forme barocche, avvenuta tra il 1711 ed il 1712 ad opera dei mastri luganesi Michele e Domenico Pianca. Del 1771 è la sopraelevazione del campanile, mentre la facciata è stata completata nel 1854. L’interno è ad una sola navata. L’organo, un Collino del 1854, è stato restaurato alcuni decenni fa e restituito all’antico splendore

Dal castello si prosegue tra boschi di castagno sul percorso “Livio Venturino” si raggiunge il Santuario Madonna delle Grazie (Nel 1682 inizia la costruzione del santuario. Precedentemente vi era un pilone votivo su cui era dipinta la Madonna col Bambino. Nel corso dei secoli non ha subito trasformazioni strutturali rilevanti.
Originariamente il pilone votivo era considerato un oggetto miracoloso. Un ordinato comunale del 1681 ricordava “gratie et benefizi, et particolarmente quelli che si sono resi al detto pillon et ch’hanno havuto divotione alla pittura di quello, nel quale vi è la gloriosissima Vergine Maria con il bambino, si hanno raportate moltissime gratie”.
Sul luogo del santuario è stata rinvenuta una piccola ara in pietra d’età romana, con una dedica alle divinità delle fonti.

Da qui si raggiunge il centro storico di Montaldo Roero e la splendida torre cilindrica medioevale( Emblema del paese, è un’imponente manufatto alto una trentina di metri e con diametro superiore agli otto metri e mezzo, fatto erigere dai Roero verso il 1374 accanto ad un più antico castello che era appartenuto ai “de Montaldo”, castellani del vescovo d’Asti, e scomparso nel ‘700..) il territorio è caratterizzato da frutteti e vigne Si serpeggia sul confine tra due ambienti naturali nettamente distinti tra loro: Rocche e boschi da una parte, colline coltivate a vigneto ed ortaggi dall’altra.

COSA VEDERE

CHIESA PARROCCHIALE SS. ANNUNZIATA
Mantiene all’esterno forti richiami al romanico. Il suggestivo interno, a pianta basilicale e a tre navate, è stato riportato nel 1925 alle originarie forme del gotico trecentesco. Il coevo campanile e i muri perimetrali sono caratterizzati da aperture ogivali, da robusti contrafforti e da cornici sommitali in laterizio a dentelli.

Passata la torre medioevale tramite il percorso della Rocca del Serro si raggiunge il cristo delle Rocche e le sculture di Barba Brisciu realizzate in un  bosco di castagne secolari. Si entra poi sul territorio di Monteu Roero, attraversando castagneti e creste di rocche. Usciti dal bosco si abbondona il percorso S1 per seguire verso la frazione  Vignano. A poche centinaia di metri dal paese si può già ammirare il bel castello  di Monteu Roero (Fatto erigere dai castellani “de Monte Acuto“, vassalli del vescovo d’Asti, il castello passò alla metà del XII secolo ai conti di Biandrate. Secondo antiche cronache, nell’inverno del 1158 svernò nell’aereo maniero l’imperatore Federico Barbarossa. Sconfitti da Asti, i conti di Biandrate vendettero nel 1299 la signoria ai Roero, che fecero del castello la culla del casato in zona, ampliandolo per le esigenze dei diversi rami nei quali si suddivisero, e dai quali il paese prese sin dall’inizio del ‘400 l’appellativo Roero. Ridotto nei suoi edifici verso settentrione da un consistente crollo avvenuto alla metà del ‘500, il castello subì gravi danni dal terremoto del 1887, per cui vennero abbattuti l’alto mastio e alcune strutture a ponente, conservando tuttavia la giusta dimensione e l’affascinante aspetto romantico e minaccioso ad un tempo)

COSA VEDERE

LA CHIESA PARROCCHIALE
La parrocchiale del concentrico, dedicata a S. Nicolao, sorse come ‘oratorio’ in margine alla parte più antica della “villa”. In essa ebbero sepoltura, dal 1345 al ‘700, i locali consignori Roero, appartenenti a più linee. Condizionata sul fianco destro dalla conformazione del suolo, si presentava dopo la ricostruzione d’inizio ‘600 a due navate, con cimitero all’esterno del fianco sinistro e dietro l’abside. Fu completamente ricostruita, ancora orientata, dal 1858 al 1861. All’inizio della strada che sale al castello, presso la scomparsa porta inferiore della “villa”, sorge la chiesa di San Bernardino, già dei Disciplinanti bianchi. 

ITINERARIO

TAPPA 2     MONTEU ROERO   CISTERNA D’ASTI

20 Km 5/7 ore Dislivello +620 m – 650 m

Punto di partenza: Comune di Monteu Roero
Punto di arrivo: Comune di Cisterna d’Asti (At), .

Dalla piazza principale di Monteu Roero il cammino del Roero percorre la strada provinciale in direzione Torino costeggiando a desra e sinistra un ampio e scenografico anfiteatro di Rocche. Si svolta a destra in direzione della Fraz. San Grato e si serpeggia tra vedute sui paesi circostanti e aree coltivate a noccioleti e colture ortofrutticole. Si tralascia il percorso S1 e si seguono le indicazioni per la castagna granda, dopo un breve tratto di bosco si raggiunge la radura della castagna granda, un esemplare di castagno monumentale di oltre 400 anni la cui circonferenza supera i 10 metri. Un vero e proprio colosso naturale, il castagno è situato in un pianeggiante prato che accoglie numerosi altri castagni secolari: sostare sotto le loro chiome è un’esperienza da fare! Superata la cascina Prella si giunge ad una vallata di castagni ultrasecolari, e con un breve ma intenso “strappo” si raggiunge Località Carretta, a poca distanza dal centro abitato di S.Stefano Roero.

La piazza principale del paese è caratterizzata da una suggestiva lingua di rocca su cui un tempo svettava la torre medievale, franata nella valle sottostante a causa della natura sabbiosa del terreno, e dalla imponente Parrocchiale di S.Maria del Podio, edificata in un centro storico interamente pedonale.

COSA VEDERE

LE ROCCHE
Un insolito fenomeno geologico di erosione nato nella notte dei tempi, ma che continua ancora oggi e influenza la vita dell’uomo. A S.Stefano Roero le Rocche costituiscono l’elemento paesaggistico più tipico e si possono ammirare nella scenografica piazza principale del paese. Un patrimonio naturalistico che è possibile scoprire grazie alla Rete Sentieristica del Roero: itinerari ad anello che approfondiscono i temi dell’identità culturale locale.

LA TORRE SCOMPARSAFino al 2002 un’alta torre quadrata svettava sulla cima della Rocca che sovrasta il centro storico. Fatta erigere dai Biandrate nel 1217, la torre era affiancata da una chiesa dedicata a S. Stefano (citata nel 1065 e da cui prese nome il paese), con relativo cimitero. Nel 1841 venne donata al Comune dai proprietari del tempo (Beraudo di Pralormo, Carron di St-Thomas, Faussone di Clavesana).
Nel 1887 una notevole parte dello spigolo di nord-est cadde a causa del terremoto: per evitare pericoli di crolli, pochi anni addietro fu drasticamente ridotta a pochi metri di altezza, che gli agenti atmosferici e l’estrema friabilità della rocca hanno fatto precipitare nel sottostante baratro la notte del 27 dicembre 2002.

LE CHIESELa chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Maria del Podio, citata nel 1315 come ‘oratorio’ sostitutivo della più antica Santo Stefano, ma sicuramente più antica in tale sito, venne ricostruita fra il 1662 e il 1668. Venne restaurata dopo i danni subiti per il terremoto del 1887, con ricostruzione della volta e modifica delle cappelle laterali. All’interno si notano tre altari in legno, in particolare quello di Santo Stefano, copiosamente intagliato.

La Chiesa di S.Bernardino, o dei disciplinanti (‘battuti’) bianchi, situata poco distante dalla chiesa parrocchiale; già citata alla fine del ‘500 di fronte alla parrocchiale, venne ricostruita nel sito attuale in linee barocche nel 1729.

Una ripida deviazione in salita ci porta al Bric Bissoca, dove si trova il vecchio acquedotto e da cui si gode una splendida vista del Monviso, e da qui, seguendo il cuore delle rocche santostefanesi e i numerosi punti di affioramento dei fossili marini, si giunge al Santuario dei Piloni, piccolo sacro monte tra pini silvestri e vigneti. il Sacro Monte rappresenta senza dubbio uno dei maggiori poli di attrazione del territorio roerino. Meta di pellegrinaggi da secoli, sorge su un luogo storicamente dedicato al culto, fin da epoca pre-romana, quando ci si rivolgeva alla Dea Diana, a cui è intitolata la vallata sottostante (Val Diana). Da visitare la Chiesa dei Ss. Giacomo Minore e Filippo, di impianto romanico, e la via crucis, costituita da quindici cappelle votive esagonali, al cui interno le statue a grandezza fanno rivivere la passione di Gesù. Il percorso religioso termina infine su una collinetta isolata su cui si erge il Santo Sepolcro: una grande cappella che ospita un ligneo Cristo morto, che la leggenda vuole sia stata edificata come voto da un crociato di ritorno da Gerusalemme.

Si prosegue sul percorso religioso e si arriva a Montà costeggiando la vecchia parrocchiale ed il castello seicentesco dei Morra Lavriano, (Il castello di Montà ha origini relativamente tarde perché l’antico fortilizio di origini romane sorgeva in un altro punto, ed oggi è totalmente scomparso. Fu costruito dove ancora oggi lo possiamo ammirare nel 1363 per volere dei Roero, ma fu completamente rifatto dagli Isnardi nel 1647.
La posizione geografica sull’importante passaggio che dalla conca di Canale sale alla pianura del Po, colloca il maniero nella grande Storia, ma insieme comporta pagine tristi che lo vedono oggetto di saccheggi e menomazioni: nel 1544 per parte delle truppe imperiali del marchese del Vasto; nel 1691, ad opera di 5.000 francesi agli ordini di Catinat, che per rappresaglia ne incendiano un ramo, unitamente alla villa e agli airali dell’abitato.
Oggi appare come una gentile dimora seicentesca con tanto di torre rotonda finemente decorata, ampio loggiato, elegante salone d’onore, scenografico portale d’accesso e grande giardino. Al suo interno ci sono ancora magniloquenti pitture e affreschi di architetture dipinte a trompe l’oeuil, nonché un cunicolo che si perde nel buio, un pozzo interno con l’imponente ruota per l’estrazione dell’acqua e le affascinanti prigioni.)

COSA VEDERE

Parrocchia di Sant’Antonio Abate
Nel corso del Cinquecento i Malabaila fecero demolire l’antico oratorio presso il castello, nella parte più alta della villa, e fecero costruire la chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate. La struttura è ancora tardo gotica, con la navata centrale articolata su cinque arcate e quelle laterali soltanto su quattro. Il coro è risolto con cinque angoli e rispettive lesene. Nel corso del XVII e XIX secolo la chiesa viene ampiamente riplasmata, e vengono realizzati il campanile e la facciata odierni. 

Torre campanaria
Sorge presso l’antica porta della villa, e fu fatta erigere da Asti dopo il 1257 per simboleggiare una nuova comunità, non più dipendente dai signori locali. Le continue riparazioni e sottomurazioni dei primi decenni del XVIII sec. inducono il Comune nel 1754 a procedere alla ricostruzione dell’opera. Commissionato al mastro da muro Antonio Broglio, il nuovo campanile vede utilizzati i materiali della vecchia torre e, in aggiunta, altri 115.000 fra mattoni, limbes e coppi, nonchè 632 pezzi ‘fra quadri e tivole’; nel 1756 e 1780 si appongono i quadranti dell’orologio. Dietro la torre è presente una suggestiva balconata panoramica.

Confraternita di San Michele
Viene iniziata sulla Piazza degli Ajrali dalla Compagnia dei Disciplinati nel 1845 e terminata nel 1854. Attualmente posta in piazza S. Michele. All’esterno presenta una facciata d’impianto neoclassico ed un gradevole campanile; all’interno tre navate longitudinali, due altari ed un ampio coro per l’Officio della compagnia. L’apparato decorativo è del 1907, opera di Lorenzo e Costantino Mossello; le dorature sono di Bernardo Arduino. Sul lato destro, dal 1910, trova collocazione la grotta della Vergine di Lourdes. S. Michele è ricordata anche per essere stata la chiesa del Servo di Dio canonico Francesco Chiesa, personalità eminente della diocesi albese ne primi decenni del ‘900 e co-fondatore della Pia Società San Paolo.
Attualmente è utilizzata per convegni ed è visitabile su richiesta.

All’altezza della Cappella di San Grato si incrocia il Centro Outdoor “Valle delle Rocche”, un’area attrezzata per la didattica della MTB e si svolta a destra verso una strada dal fondo sabbioso finissimo, contornata da vigneti e bei castagni.

Quando ai vigneti si affiancano i peschi ci accorgiamo di essere entrati nel territorio del comune di Canale, che dedica ogni anno a questo dolcissimo frutto una sagra ricca di eventi e proposte attive. Si prosegue in direzione dell’abitato di Canale Cuore del Roero con le sue cantine storiche e i tanti negozi tipici, il centro storico di Canale conserva ben evidente (con le vie ortogonali e i portici a lato della via “maestra”)  Da sempre centro di commerciale naturale, tra le attività storiche di Canale vi è la viticoltura; all’inizio del Novecento, in reazione ad alcune malattie che minarono i vigneti, l’agricoltura si rivolse alla coltivazione del pesco. Merita una visita Castello Malabaila,( splendida location situata ad Asti, è circondata da un antico parco al cui interno si trovano splendidi alberi secolari. Dimora storica risalente al 1270, ubicata nel centro storico del paese di Canale d’Alba, circondata da un parco dell’estensione di 1 ettaro con piante secolari)

COSA VEDERE

A Canale ha sede l’Enoteca regionale del Roero, vetrina dei produttori vinicoli della zona, che promuove e valorizza le DOCG locali: il Roero DOCG, vino rosso da vitigno nebbiolo, e il Roero Arneis DOCG, un antico vitigno a frutto bianco. L’Enoteca è anche sede dell’Ufficio Turistico del Roero.

CHIESA PARROCCHIALE
Già citata in sito nel 1213 con la dedicazione a S. Stefano, poi mutata nell’800 in S. Vittore (titolo mutuato dall’antica pieve, che sorgeva poco lontano, sulla strada per Asti) fu ricostruita più volte; ampliata alla fine del ‘600 e dotata nel 1726 di una facciata barocca, era di patronato del ramo locale dei Roero, che in essa avevano sepoltura.L’interno è riccamente decorato e ornato. Il Campanile Parrocchiale, alto 65 metri e sovrastato dalla statua bronzea del Sacro Cuore, fu realizzato nel 1932 dai canalesi ed è il simbolo del paese.

CONFRATERNITA DI SAN BERNARDINO
All’estremità di ponente della “villanova”, presso la scomparsa porta superiore e nel sito dell’antico fossato, sorge la chiesa di S. Bernardino, costruita alla fine del ‘500, appartenuta ai Disciplinanti (“battuti”) bianchi. Venne ricostruita in forme barocche a partire dal 1727, in seguito ornata e dotata con dovizia. Al suo interno custodisce un crocifisso ligneo del Quattrocento, Il crocefisso ligneo dai capelli veri, opera di scultore sconosciuto dell’area piemontese ligure, e la statua dell’Ecce Homo, datata 1605, in legno di ciliegio ad altezza naturale, che dà forma a un Cristo flagellato e incoronato di spine.

SANTUARIO DI MOMBIRONE
Situato sulla collina di Mombirone, il santuario dedicato alla Madonna, di architettura tardo ottocentesca, offre una pregevole veduta panoramica sul centro storico canalese e sul territorio circostante. E’ possibile raggiungere Il Santuario con una breve passeggiata di circa 1 km nel piccolo parco botanico di Mombirone, un percorso segnalato che sale sulla sommità della collina attraversando un boschetto di querce.

Il percorso prosegue da via Melica in leggera salita si arriva alla graziosa chiesetta Della Gran Madre. Sempre in leggera salita con ampi panorami tra vigne di arneis e nebbiolo si raggiunge il territorio di Cisterna d’Asti l’unico paese del Roero ad affacciarsi sulla Provincia di Asti. ed è l’ultimo borgo di sommità che conclude la dorsale delle Rocche. E’ un borgo di origine antica, cinto un tempo da mura e scarpate naturali e dominato da due complessi edilizi: il castello medievale che custodisce al suo interno la “cisterna” che dà il nome al paese ( Nelle sue parti più antiche risale al sec. XII ed è sovrastato da una torre medioevale quadrata; il Castello come appare oggi è in parte una solida riplasmazione (parte di fine ‘500 e parte del secolo seguente), come comportava una località che, nei secoli, aveva esercitato una funzione di controllo su molte terre e che fino al 1630 fronteggia la piazzaforte monferrina di San Damiano. Alla fine del ‘700 il cortile interno venne voltato e trasformato in un ampio e alto salone. Di notevole interesse è la torre-porta che ne protegge l’accesso. Sotto il pavimento del salone centrale del castello si trova una grande cisterna, opera mirabile che poggia sulle volte delle sottostanti cantine e che dà il nome al toponimo locale.
In esso funzionò per qualche anno a partire dal 1675 una zecca per concessione di papa Clemente X, ma dopo pochi anni venne chiusa per battitura di monete false. Oggi il castello ospita il Museo arti e mestieri di un tempo) e la chiesa parrochiale. Colline ridondanti di vigneti invitano ad una sosta enogastronomica con prodotti tipici e vini locali.

COSA VEDERE

Il Museo di “ARTI E MESTIERI DI UN TEMPOIl museo ha sede nel castello medievale ed è stato aperto nell’ottobre 1980. Attualmente vi sono raccolti oltre 5000 oggetti che datano dal ‘600 al ‘900, rappresentanti la cultura materiale del Piemonte e radunati in 20 botteghe che ricostruiscono in maniera precisa e dettagliata le attività e la vita passata.
Al piano dal salone: ciabattino e sellaio, falegname, tessitore, maglierista e lavorazione della canapa, organaro, carradore, bottaio, materassaio, cestaio, calderaio, arrotino, pesi e misure, la casa contadina, la casa della media borghesia, ecc.. Nel piano nobile: panetteria, torronaio, osteria, tipografia, sali e tabacchi, sartoria. Nelle cantine: bottega del martinet, attrezzi e macchinari agricoli ed enologici, cantina, storia della vite illustrata dal museo dell’Agricoltura del Piemonte, ghiacciaia e attrezzi da macello, evoluzione del trasporto.

LE CHIESE La parrocchiale, intitolata inizialmente al Santo Spirito, poi ai Ss. Gervasio e Protasio come l’antica, è ubicata di fronte alla salita al castello; fu ricostruita a due navate nel 1575, rifatta parzialmente a partire dal 1632 e ancora nella prima metà del ‘700. Poco fuori del paese, sull’antico percorso per la valle del Rio Maggiore, si trova la parrocchiale antica, orientata, dedicata ai Ss. Gervasio e Protasio, già affrescata all’interno e con cimitero attorno; l’edificio denota ancora una certa antichità e l’impiego nella struttura di conci in arenaria. Negli airali di ponente si trova la chiesa dedicata a San Giuseppe, fatta costruire nel 1636 dai disciplinanti; l’interno, con ampio coro, si orna di un artistico altare barocco in legno scolpito (che la tradizione attribuisce ad un ignoto frate) e di una bella pala d’altare secentesca del santo che fornisce anche una veduta del castello e dell’abitato all’epoca.

  

TAPPA 3   CISTERNA D’ASTI   GOVONE

20 Km 5/7 ore Dislivello +585 m – 636 m

Punto di partenza: Comune di Cisterna d’Asti
Punto di arrivo: Comune di Govone

Dal castello di Cisterna d’Asti si prosegue per la strada che costeggia la Chiesa, che con una decisa discesa immette in via Giovanni XXIII.
In prossimità della Cappella di San Sebastiano si procede a destra della chiesetta in discesa, e all’incrocio successivo si svolta a sinistra mantenendo la strada in discesa (Via 24 Maggio) che porta al termine del centro abitato. Giunti ad un bivio in prossimità di una cabina elettrica, si svolta a sinistra per rimanere sulla strada principale, che diventa via Mattutina e giunge all’antica Chiesetta dei Ss. Gervasio e Protasio. La Chiesetta sorge sul sito dell’antica parrocchiale di Cisterna, su una collinetta panoramica situata tra l’abitato e le frazioni Verzeglio e Valmellana. Nel Seicento, la parrocchiale fu spostata nell’Oratorio dedicato a Santo Spirito, situato sotto il castello e la vecchia parrocchiale fu abbandonata.

A questa chiesa è legata una leggenda di fondazione che narra del passaggio, nella sottostante Valle San Matteo, dell’esercito del Barbarossa. Grazie all’intervento dei Santi Gervasio e Protasio (patroni del paese) le canne oblique, che caratterizzavano l’antica armatura delle vigne, furono interpretate dall’esercito nemico come le lance di soldati, pronti ad opporsi all’invasione. Barbarossa e il suo esercito decisero così di passare oltre e di deviare in direzione di Canale, risparmiando lo scontro in paese. Durante il passaggio l’esercito si fermò per bere ad una fontana, in una zona chiamata Pescaja lungo il Sentiero dei Gelsi: ancora oggi popolarmente detta “fontana del Barbarossa”.

Il miracolo è documentato nella pala d’altare della chiesa: una pala del Seicento, che raffigura i Santi Gervasio e Protasio e, al centro del quadro, un riquadro in cui è raffigurata una chiesa con le canne che spuntano dietro al tetto.

Pochi passi dopo la Chiesetta dei Ss. Gervasio e Protasio si giunge a un nuovo bivio, e si continua per la strada asfaltata di sinistra che sale leggermente (indicazioni sentiero San Gervasio – Belriguardo – Toirane) e che dopo pochi metri dal suo imbocco diventa sterrata.
In questo tratto si può ammirare il panorama dato dalle colline coltivate e da un geometrico anfiteatro di vigneti.
Lo sterrato termina all’incrocio con una strada asfaltata, Via 24 Maggio, che si imbocca a destra nella direzione che scende: dopo pochi passi, si abbandona nuovamente la via asfaltata 24 Maggio, che porta al cimitero di Cisterna, e si mantiene la destra immettendosi in una stradina sterrata in leggera salita.
Si continua a camminare sul sentiero principale, in leggera salita, ignorando i sentieri laterali che servono per raggiungere vigneti e campi coltivati, e si arriva ad un incrocio tra strade sterrate. Si abbandona il percorso dei pini silvestri e si procede verso le frazioni di Valzeglio, Ronchesio e Gorzano su strada carrozzabile panoramica  attraverso coltivi di vigne frutteti e seminativi si arriva in leggera discesa a San Damiano d’Asti un paese dell’ alto Monferrato situato a 179 metri di altezza sul livello del mare, in provincia di Asti, si estende su di una superficie di 480 chilometri quadrati.  San Damiano era una accampamento romano ; ciò si vede bene ancora oggi osservando le vie del paese che si incrociano in modo perpendicolare. Le vie parallele conservano l’antico acciotolato e la via centrale è completamente porticata da cima a fondo. San Damiano d’Asti, fondata nel 1275, è senza dubbio il migliore esempio di villa-nuova astigiana. La scacchiera del centro, divisa in dieci isolati tuttora racchiusi in buona parte dai bastioni è ricca di sorprese tra palazzi, chiese e opere d’arte. 

COSA VEDERE

Chiesa di San Giuseppe

La chiesa venne fatta erigere dalla confraternita di San Giuseppe e del Santissimo Nome di Gesù fondata nel 1563 che, sin dal 1563, disponevano di quel sito su cui, in precedenza, sorgeva un monastero benedettino (XV secolo ?).
La leggenda legata alla costruzione della chiesa è stata tramandata oralmente: si racconta di una fontana, sita nel chiostro del convento dei Benedettini, che avrebbe iniziato a zampillare in modo insolito. Il fenomeno colpì i confratelli e gli abitanti del paese che lo interpretarono come un segno di san Giuseppe. Si decise allora di dedicare una chiesa al santo e la fontana cessò di zampillare.
L’edificio sacro è un bellissima chiesa in stile tardo-barocco (vicino all’esempio di Superga), a navata unica, croce latina con bracci molto corti e cupola ellittica molto elevata (28 m). La facciata è intonacata, mentre la cupola è in mattoni a vista, ornata da stupende formelle di cotto policrome che ne ornano parzialmente la superficie. Il campanile, tardo settecentesco, fu progettato dall’architetto Filippo Castelli, figlio dell’ingegnere Giuseppe, ed è alto 28 m come la cupola. Parte della facciata è stata ritoccata nel 1859 e il pavimento è stato rifatto nel 1869.

Dopo aver visitato il bel centro storico di San Damiano si imbocca Via San Martino, un piccolo tratto della provinciale 19 per poi incrociare il percorso 110 che tramite una salita raggiunge l’abitato di Lavezzole alto con il suo castello ( risale a prima del Mille e l’attento restauro conservativo ne ha preservato in qualche modo stile e caratteristiche architettoniche, gli affreschi e le decorazioni così come molte pavimentazioni. La struttura, comprende un grande parco e persino una chiesa. Nel tempo fu dimora dell’imperatore Enrico III, di Oberto vescovo di Asti, del duca di Savoia e re di Sardegna Vittorio Amedeo III, fino ad essere trasformato in un’elegante dimora privata) Passato l’abitato di Lavezzole tramite percorso tra seminativi e coltivi si scende in valle per poi risalire ed entrare nel territorio di San Martino Alfieri. In cima alla salita si incontra la panchina gigante e un bel bosco di querce adibito a tartufaia didattica. Si prosegue dritto per 100 metri e poi si gira a destra sulla provinciale 8 che si costeggia tra le prime case di San Martino per poi scendere a sinistra in una valle con coltivi. Si risale tra bosco e coltivi per arrivare sul crinale di una collina da dove si vede il bel centro storico e il castello di San Martino Alfieri La carta più antica che lo riguarda risale al 1020, in cui è menzionato il nome Sancti Martini, a cui era unito “Astensium“. Nel secolo XVII, con l’acquisizione del feudo da parte degli Alfieri di Sostegno, venne aggiunto il nome dei nuovi signori, i quali fecero della loro residenza una “villa di delizie”.
A dominare il centro abitato, che si snoda lungo la via principale, è il Castello barocco situato in piazza Alfieri. Anticamente il castello di San Martino era di proprietà dei Solaro, che nel 1237 ne avevano ricevuto l’investitura. Nel 1603 una parte del castello venne ceduta a Giorgio Andrea di Busca, signore della Rocchetta. Nel 1621, infine, grazie a una donazione di Carlo Emanuele I, il territorio di San Martino passò a Cesare Alfieri, capostipite della nobile famiglia. Con il figlio di Cesare, Carlo Antonio Massimiliano, ebbe inizio il rinnovamento in chiave barocca del castello, e, in parte, del paese. Tra il 1696 e il 1721 l’ingegnere Antonio Bertola, eseguì importanti lavori nel castello e nella piazza antistante. Ad abbellire i saloni vennero chiamati stuccatori assai noti all’ epoca: il Mendrisio, il Cremonino e il Catenazzi. Con ogni probabilità, nel 1760 vi fu anche un intervento di Benedetto Alfieri, che circoscrisse la sua opera alle ali laterali del palazzo. Nel secolo successivo l’attenzione dei committenti si indirizzò alla trasformazione del giardino: da giardino all’ italiana, si passò all’ allestimento di un vero e proprio giardino all’ inglese.
Nel 1828 giunse a San Martino l’ architetto Melano, il quale modificò la facciata sud del palazzo e costruì per il centro abitato la nuova parrocchiale e il municipio. Lo stile innovativo della Parrocchiale dei Santi Carlo e Maria colpì favorevolmente il Casalis, che scrisse: “Lo stile di questo monumento è della più grande semplicità greca: la volta offre un bel dipinto a fresco che rappresenta la gloria di San Carlo, lavoro del signor Gaspare Pasqualini, sulla facciata sta un grandioso peristilio, composto di colonne doriche”. Vi si conserva un po/ittico di Defendente Ferran.
Oltre alla parrocchiale segnaliamo la barocca Chiesa della Santissima Annunziata, già dei Battuti Bianchi, oggi sconsacrata e adibita a sala parrocchiale. Fra le cappelle campestri ricordiamo quelle di San Rocco, San Carlo, San Giuseppe, San Defendente e dell’Assunta. Nel 1993 fu beatificato Giuseppe Marello, vescovo di Acqui (1844-1895), cittadino di San Martino fino all’età di 26 anni.

 Il percorso entra nel centro storico di San Martino Alfieri costeggiando il bel castello e si dirige su tratto di strada provinciale in direzione della vicina Govone (2 km) Affascinante paese del Roero che domina dalla sommità l’intera valle del fiume Tanaro. Situato a metà strada tra le città di Alba ed Asti, già in epoca romana era attraversato da importanti vie di comunicazione. Questo ha fatto sì che, negli ultimi anni, ci sia stato un notevole incremento di aziende artigianali ed industriali. Luogo in cui convivono bene i più importanti vitigni delle zone collinari, è da sempre legato alla storia del Castello Reale, che compare oggi tra le residenze sabaude piemontesi patrimonio Unesco. Fu una delle residenze estive di Re Carlo Felice di Savoia ed è interessante da visitare quale testimonianza della vita di corte di inizio Ottocento. Notevole il panorama dal Castello e dai giardini all’italiana: i viali del parco settecentesco sono opera dell’architetto paesaggista Xavier Kurten. IL CASTELLO Costruito a scopo difensivo prima dell’anno Mille sul colle più alto, poi ricostruito nelle forme attuali a partire dal Seicento dai Conti Solaro, all’epoca proprietari, ispirandosi in parte ai disegni degli architetti Guarino Guarini per facciata sul lato sud e Benedetto Alfieri, discepolo di Juvarra, per quella a nord. La facciata rivolta a sud è ricca di decorazioni marmoree provenienti da Venaria, inserite verso la metà del Settecento dai Solaro, che tennero il feudo fino al 1792 quando, alla morte dell’ultimo conte senza eredi diretti, il castello passò alla Corona sabauda. Negli anni venti dell’Ottocento i Savoia restaurarono il castello, così l’attuale palazzo barocco con giardino e parco all’inglese divenne la residenza estiva preferita dal Re di Sardegna Carlo Felice e della moglie Maria Cristina di Borbone.  Di notevole interesse gli interni, caratterizzati da importanti carte da parati cinesi,e gli affreschi del salone centrale che ripropongono il mito di Niobe.

COSA VEDEREIL PARCO DEL CASTELLO. La residenza sabauda è circondata da un giardino settecentesco all’italiana, disegnato da siepi di bosso e vialetti che confluiscono ad una fontana centrale e da un parco all’inglese, con viali di platani ed ippocastani. Nel parco un’antica aranciera comunemente chiamata “SERRA”, fatta restaurare dall’Amministrazione Comunale è ora adibita a salone per convegni, incontri e manifestazioni culturali. Il Parco ospita gli eventi “Tulipani a corte” (fine marzo) e “Regalmente Rosa” (fine maggio) legati alla floricoltura.

SAN SECONDO. E’ la chiesa parrocchiale, di forme romanico-gotiche, che fu giuspatronato dei Solaro. L’abside gotica è di forma pentagonale, con cinque monofore con vetrate istoriate rappresentanti le figure di cinque santi: San Secondo, San Rocco, S, Michele, San Sebastiano, San Defendente. Lavori e restauri si susseguono dal 1726 al 1736. Pochi anni più tardi venne rifatto il campanile. Nella grande tribuna barocca è sistemato un pregevole organo Collino del 1869.

SPIRITO SANTO. Chiesa dei Disciplinanti (Battuti bianchi), venne riedificata in forme barocche nel 1767. Una tribuna in legno comunicava, un tempo, con il Castello. Nell’interno, pitture dei fratelli Pozzo e di Giuseppe Morgari (decorazione della volta).

CHIESA E CONVENTO di fraz. CRAVIANO. Alla chiesa, a tre navate, venne abbinato il Convento, fatto costruire dal re Carlo felice di Savoia tra il 1822 e il 1824. Oggi il convento è sede della Fondazione “La collina degli Elfi onlus“, un progetto di recupero dei bambini malati di cancro e delle loro famiglie

TAPPA 4   GOVONE    GUARENE

Km 20 5/7 ore Dislivello + 600 m – 520 m

Punto di partenza: Comune di Govone
Punto di arrivo: Comune di Guarene

Si riparte dalla piazza Vittorio Emanuele e si prende prima via  IV Novembre e poi a destra per via Ferdinando di Savoia. Ci dirigiamo verso località San Rocco e nei pressi del cimitero comunale di Govone da dove inizia il percorso 408/S3,  svoltiamo a destra sulla strada in salita che ci porta a breve alla frazione Trinità con l’omonima chiesetta. Dopo poche centinaia di metri il percorso svolta a sinistra e si inoltra in discesa in un fitto bosco misto. Si giunge così al fondovalle caratterizzato da colture cerealicole e pascoli e si giunge in località Ponte del Re  (Tra il 1819 e il 1820, re Carlo Felice di Savoia, avendo eletto il Castello di Govone come residenza estiva preferita, lamentava la scomodità del viaggio da Torino che, tra Priocca e Govone, comportava il guado di un torrente. Per evitare il traino della carrozza con due paia di buoi, tra il 1823 e il 1824, il sovrano fece costruire un ponte in regione Vaneschia. Dell’originario ponte rimane solo l’arcata in mattoni, mentre il piano stradale è stato modificato per agevolare il passaggio dei mezzi agricoli.)  Dopo il ponte giriamo a sinistra e poi a destra in leggera salita verso l’abitato di Sierra Moriondo frazione di Priocca. In prossimità del  santuario Madonna delle Grazie, si scende in valle e tra seminativi e coltivi si giunge sulla provinciale diretta ad Asti, la si percorre per pochi metri per poi dirigersi su Via del Ponte e Via Cavour. Arriviamo così nel centro di Priocca Un piccolo paese il cui concentrico si sviluppa in lunghezza ed è dominato dalla Chiesa Parrocchiale neogotica, che si staglia con imponenza sul punto più alto della collina. L’alto campanile (40 metri) risalente ai primi del ‘900, contraddistingue Priocca da lontano.

Dalla chiesa parrocchiale ci dirigiamo verso sud e prendiamo via San Vittore Si raggiunge così la frazione San Vittore di Priocca, dove, con una breve deviazione dall’itinerario di circa 300 mt, si può raggiungere la Pieve protoromanica di San Vittore (In località Pirio, inglobata in un cortile di antiche cascine, sorge la pieve di S.Vittore, o quello che rimane dell’antichissimo edificio elencato nel diploma di Enrico III del 1041 e confermata al vescovo d’Asti. Di impronta protoromanica, risalente cioè alla prima metà dell’XI secolo, aveva cimitero annesso. Conserva la navata centrale e la sinistra, con absidi romaniche caratterizzate da lesene e archetti pensili. Si può visitare esternamente o, su richiesta e in occasioni festive, anche all’interno, dove si conserva un antico affresco raffigurante la madonna col Bambino, fiancheggiata da San Vittore martire e da Santa Caterina di Alessandria e una statua lignea della Madonna Assunta, opera dell’astigiano Giovan Battista Bonzanigo.) L’itinerario scende dalla frazione San Vittore dove compaiono macchia di boscaglia e pioppi fino a raggiungere il fondovalle del rio Bardinetto per poi risalire tra vigneti, frutteti e noccioleti fino a raggiungere un bel crinale panoramico dove a sinistra si vede la valle del fiume Tanaro con dietro le Langhe. Si prosegue quindi a destra su strada sterrata tra le prime case di Magliano Alfieri in via San Secondo che si percorre fino in fondo per poi girare a sinistra e subito a destra in via Via Vincenzo Troia che conduce nel  bel concentrico di Magliano Alfieri posto a 328 metri sul livello del mare su una sorta di belvedere naturale sulla valle del Tanaro e sulle colline di Langa che lo fronteggiano, presenta nello storico concentrico di Magliano Alto gli edifici più interessanti.
Il Castello, grandiosa residenza fatta erigere nel Seicento degli Alfieri, ospita al suo interno due Musei aperti al pubblico. Situato in una posizione suggestiva, fu luogo di soggiorno per il giovane Vittorio Alfieri, destinato a diventare uno dei maggiori poeti tragici italiani. E’ circondato da ampie vedute panoramiche e un curato giardino

DA VEDERE

Il Castello con i suoi due Musei.

Il Museo dei soffitti in gesso e delle tradizioni popolari.
I soffitti in gesso erano diffusi principalmente nelle case contadine, per ragioni principalmente economiche, vista la considerevole presenza di cave in quest’area. Le modeste case rurali assumevano così un tocco di semplice eleganza grazie ai bianchi solai che, se da un lato arricchivano stilisticamente la dimora, dall’altro avevano funzione isolante e mantenevano il calore nelle stanze.
Nel Museo sono esposti 109 motivi decorativi, il più antico dei quali porta la data del 1580. Ad essi si affiancano sale dedicate ai metodi di estrazione del materiale e ai sistemi di impiego.

Museo “Teatro del paesaggio“.
Museo interattivo e multimediale inaugurato nel 2015, e dedicato al paesaggio collinare e fluviale della Langa e del Roero. Cinque le aree tematiche: la memoria, le colline, il fiume, la pietra, la coscienza. 
L’allestimento consente al visitatore di “immergersi” nel paesaggio compiendo diversi percorsi temporali: potrà ad esempio navigare il Tanaro in uno scenario di inizio Novecento, quando il fiume era popolato di pescatori, traghettatori e maceratori di canapa, camminare tra i filari di una vigna per comprendere le sue trasformazioni nel tempo, o spingersi nel futuro, per scorgere gli effetti che le scelte in ambito economico, produttivo, costruttivo possono determinare sul territorio, senza tralasciare il recente periodo segnato da profonde e spesso dirompenti trasformazioni.

Dopo la visita al bel vedere e al centro storico si prosegue in via Asilo Alfieri e proseguire dritti sulla provinciale 2. Si giunge ad un incrocio e si prende a sinistra per Castellinaldo, la strada prosegue in discesa tra vigne di arneis, barbera, nebbiolo. Arrivati in fondo valle si gira prima a sinistra e poi subito a destra su strada sterrata tra le vigne si giunge a località Mongalletto con bel panorama sul centro storico di Castellinaldo si può senza dubbio definire il paese più vitato del Roero, con il suo 63% del territorio coltivato a vigna.
Posare lo sguardo dai punti più elevati verso le vallate e le dorsali sottostanti permette di cogliere la visione di un paesaggio agrario che è una vera, splendida opera d’arte di geometria e linee sinuose. 
Le aziende vinicole e la “Bottega del Vino” invitano alla degustazione degli eccellenti vini del territorio. Ortaggi e frutta completano l’offerta di qualità di queste terre.

COSA VEDERE

Castello (privato).
Massiccia costruzione già appartenuta ai Damiani, eretta agli inizi del ‘500 attorno ad una precedente torre, mozzata dopo il terremoto del 1887. Il contiguo castello dei Malabaila venne abbattuto alla fine dell’800.

Chiesa dei Ss. Dalmazzo e Sebastiano. Parrocchiale, addossata al ripido pendio sottostante il castello, fu rifatta dal 1752 al 1756.

Chiesetta di S. Servasio. Chiesetta isolata, alla sommità di un colle, un “luogo alto” cultuale per eccellenza. Di struttura tardo-romanica, conserva un ciclo di affreschi datato 1581.

Si prosegue in via Serra sulla Strada del Barbera tra bellissime vigne dove fanno bella mostra di se gli steli in pietra con le figure di questo nobile frutto. Il percorso prosegue su un crinale panoramico tra i filari dei nobili vini del Roero per circa 3 chilometri fino ad arrivare nei pressi del cimitero di Castagnito da dove si svolta a destra sulla SP50 e dopo a sinistra per via delle Fontane che ci porta nel centro di Castagnito costituito da due ambienti nettamente diversificati – area di pianura e sistema collinare – il territorio di Castagnito presenta più di un motivo di interesse. Oltre che vini eccellenti, Castagnito offre al visitatore produzioni ortofrutticole tipiche e di qualità. A dominare il concentrico di Castagnito vi è il rilievo ancora oggi denominato “il castello”. Oggi la sommità del rilievo, posta sopra al Municipio in una pregiata posizione panoramica, è chiamata “Castelverde” ed è stata adibita ad area attrezzata.

COSA VEDERE:

CASTELVERDE
La costruzione che sorgeva sulla sommità del concentrico viene citata già nel 1074, e fu nei secoli dominata dai vari rami dei Roero, nobile famiglia astigiana che nel periodo medievale acquisì buona parte del territorio che oggi porta il suo nome. Si trattava di una recinzione con fossato e muro, con all’interno una torre nel punto più elevato, che non ebbe mai funzioni residenziali.  Oggi non rimane traccia della costruzione difensiva, ma il punto panoramico di “Castelverde” è un piacevole punto di sosta attrezzato.

SAN GIOVANNI BATTISTA
Parrocchiale edificata nel 1674 sul sito della demolita chiesa dei Ss. Quirico e Giulitta. Conserva all’interno una tela del Moncalvo.

SANTO SPIRITO
Chiesa dei Disciplinanti, a lato della parrocchiale, fu eretta nel 1708.

SAN BERNARDO
Chiesetta a pianta circolare con pronao, costruita in raffinate linee barocche agli inizi del ‘700, è posta sulla strada che porta a San Giuseppe di Castagnito ed ha la particolarità di essere leggermente pendente.

Si prosegue verso la chiesetta di San Sebastiano e si prende a sinistra Via Ronchesio. Finite le case di via Ronchesio si gira a destra in salita su sterrato tra bei vigneti si raggiunge a breve la collina di San Licerio uno dei più bei punti panoramici di tutto il Roero da dove si vede tutto l’arco alpino. Sulla collina di San Licerio territorio di Guarene incontriamo il Parco d’arte della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, sulla collina di San Licerio, è un parco di sculture permanenti di grandi dimensioni. Situato nel comune piemontese di Guarene, occupa il versante della collina affacciato su boschi, prati, e rocche: un angolo di straordinaria bellezza, appartenente ai paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato, Patrimonio Mondiale dell’Unesco dal 2014. Il Parco estende all’aperto l’attività della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, istituita nel 1995 e dedicata all’arte contemporanea. A Guarene, nel 1997, ha aperto la sua prima sede, nelle sale del settecentesco Palazzo Re Rebaudengo.Il Parco è un punto d’incontro, di equilibrio e di dialogo tra la natura e le opere di artisti contemporanei provenienti da tutto il mondo, installate accanto ai filari di una vigna di Nebbiolo, tra i salici, i cipressi e le querce. È stato progettato dagli architetti paesaggisti Lorenzo Rebediani e Vera Scaccabarozzi ed è ispirato al mosaico di tessere dei campi, dei noccioleti e dei vigneti che lo circondano. Aperto al pubblico, il Parco d’arte è visitabile seguendo una promenade tracciata per offrire una molteplicità di camminamenti e di vedute sulle opere e sulla natura. Alcune delle installazioni sono state commissionate dalla Fondazione appositamente per il Parco, altre hanno trovato qui una nuova e armoniosa collocazione.Il Parco è un museo all’aperto, guidato dal principio della piena accessibilità per tutte e tutti.

Dal Parco proseguiamo in via Alessandro Roero verso il centro di Guarene l paese di Guarene possiede uno dei centri storici più eleganti ed intatti del Roero. Il borgo di sommità si estende sulla naturale balconata panoramica affacciata sulla pianura del fiume Tanaro. Il paese è dominato dal castello settecentesco dei Roero, gioiello barocco voluto e progettato dal conte Carlo Giacinto Roero  questo imponente edificio, costruito tra il 1726 e il 1775 in sostituzione del vecchio fortilizio, permette di riconoscere Guarene da molti punti del territorio circostante, per la sua posizione sulla sommità della collina, ben protetto da un alto terrapieno. Ad oggi, dopo un sapiente restauro, il castello è diventato una struttura ricettiva di lusso, ma il piano nobile con le camere da letto d’epoca, il salone d’onore e il giardino all’italiana sono aperti al sabato e alla domenica per visite guidate su prenotazione..
Passeggiare nelle vie tortuose del centro, ammirando le Chiese, i Palazzi e i tanti pregevoli monumenti di interesse storico e artistico è un’ esperienza da fare

COSA VEDERE

La chiesa della SS. Annunziata
Pregevole esempio di architettura sacra del ‘700 piemontese, l’edificio ha una pianta a croce greca ed è in stile barocco. L’interno colpisce soprattutto per le opere pittoriche che affrescano interamente le pareti, le vele e la cupola della chiesa. A titolo di esempio si possono citare le finte architetture, le marmoreggiature e una pala d’altare raffigurante l’Annunciazione, opera giovanile del pittore Guglielmo Caccia detto il Moncalvo.

Piazza Roma e Palazzo Re Rebaudengo
Sulla piazza si affaccia il palazzo del municipio, costruito nell’800, sul luogo dove avevano già trovato collocazione prima un tinaggio o tinaia, un locale destinato alla pigiatura e alla fermentazione del mosto nei tini, della famiglia Roero e, successivamente, un teatro fornito di palchi e palchetti, a testimonianza della passione degli abitanti di Guarene per le opere teatrali.
Un altro elemento che caratterizza la piazza è palazzo Re Rebaudengo, prima sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il palazzo è una dimora storica settecentesca, risultato di edificazioni successive, che ne hanno cambiato nel tempo la struttura interna. E’ sede del Museo di Arte Contemporanea della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. All’interno di questo complesso museale si trovano accostate stanze nobiliari utilizzate per le esposizioni e nuovi spazi destinati a laboratori d’arte per giovani artisti emergenti.

La chiesa di San Michele
Rappresenta l’edificio religioso più antico del paese, citato nei documenti già dal 1379; in questo luogo venne stipulato il contratto di cessione di Guarene ai Roero.
La chiesa è stata sempre oggetto di parziali rifacimenti, aggiunte, ristrutturazioni e interventi, senza essere mai completamente abbattuta e ricostruita.

Gli edifici di servizio del Castello
Lungo la strada che costeggia il Castello è possibile notare l’arco d’ingresso ad un cortile, sormontato dallo stemma dei Roero. Esso era l’ingresso al maneggio dei Conti, utilizzato anche in occasione delle visite di nobili e personalità altolocate.
Sempre percorrendo la stessa via è possibile scorgere l’antica filatura dei Roero, ovvero l’edificio destinato all’allevamento e alla lavorazione dei bachi da seta.

Il Poggiolo 
E’ il punto panoramico per eccellenza di Guarene poiché da esso è possibile ottenere un’ottima visuale sia su una porzione di Guarene sia sul territorio circostante delle Langhe. Si raggiunge percorrendo la passeggiata del paramuro, l’antico sistema di muri difensivi sotto al castello.

TAPPA 5   GUARENE MONTICELLO D’ALBA

Km 23 6/8 ore  Dislivello +850 m – 890 m

Punto di partenza: Comune di Guarene
Punto di arrivo: Comune di Monticello

Partiamo dal poggiolo punto panoramico di Via Alessandro Roero per dirigersi in Via divisione alpina Cuneense e proseguire sulla strada provinciale 171. Arrivati in frazione Montebello lasciamo il percorso 408/S4 per seguire indicazione fraz Socco, entriamo cosi nel territorio di Vezza d’Alba. Il percorso prosegue tra vigne e frutteti (zona natia della pera Madernassa) e giunge in frazione Borbore, si attraversa l’abitato e in salita in via Piave si arriva al capoluogo di Vezza d’Alba un paese di sommità nella porzione centrale del Roero di antiche origini, e la Rocca dove sorgeva un tempo il Castello Circondata da boschi e vigneti, Vezza d’Alba è sede del Museo Naturalistico del Roero. Nel mese di novembre il paese dedica una fiera al pregiato tartufo

COSA VEDERE

ROCCA DEL CASTELLO
Situata ad una quota di 352 m s.l.m. in prossimità del centro abitato è raggiungibile a piedi. Costituisce il nucleo centrale attorno a cui si sviluppò il capoluogo, centro delle attività umane e religiose. Il rudere della torre che si incontra in corrispondenza della tappa della strada romantica è quel che rimane di un’antica dimora che ha visto alternarsi i diversi signori territoriali, fino ad ospitare i Roero, che nel 1697 la abbandonano in favore di Guarene.
Il terremoto del 1887 la distrusse poi in gran parte, si salvò il mastio (il “torrione”), ancora restaurato nel 1929, ma crollato in seguito.

CHIESA DI SAN BERNARDINO
anche conosciuta come Confraternita dei battuti Bianchi, è la più bella costruzione vezzese, dedicata a San Bernardino, costruita tra il 1744 e il 1768 quasi certamente su disegni del conte Carlo Giacinto II Roero di Vezza e Guarene.
Lo snello campanile fu terminato nel 1792, all’interno ospita pregevoli tele. La Chiesa viene utilizzata per mostre temporanee e concerti di musica sacra e classica.

MADONNA DEI BOSCHI
Santuario edificato in un tipico “luogo alto”, ben visibile dalla tappa della strada romantica, fra la Valle Sanche e la Val Maggiore. La chiesa, ad una navata in stile romanico, venne edificata nel XII secolo. Nel 1471 il vescovo di Asti ne concede il giuspatronato ai Roero i quali, alcuni decenni più tardi, fanno costruire il convento annesso. La costruzione nel 1731 della volta sulla navata ha avuto l’effetto di confinare nel sottotetto un prezioso affresco gotico raffigurante l’Annunciazione, dipinto verso la fine del XV secolo. Nella cripta, dal 1608 alla fine dell’800 vennero sepolti vari esponenti della famiglia dei Roero di Vezza e di Guarene.

MUSEO NATURALISTICO DEL ROERO
ll Museo Naturalistico del Roero offre la possibilità di osservare e conoscere da vicino i diversi ambienti naturali del Roero, sia dal punto di vista geologico, sia da quello naturalistico. Si compone infatti di due sale: la sala geologica, che, attraverso ricostruzioni plastiche e raccolte di fossili, racconta l’origine del territorio roerino così come lo conosciamo ora, e la sala faunistica, dove in nove vetrine vengono presentati i particolari ambienti e i relativi abitanti del Roero, a cui si aggiunge una sezione entomologica.
Il Museo, gestito da volontari, si pone come luogo di formazione per bambini ed adulti in quanto rappresenta in maniera adeguata i diversi ambienti naturali che compongono il Roero, costituendo un centro di interesse turistico-naturalistico-culturale a disposizione della collettività.
Il Museo Naturalistico del Roero è aperto nei seguenti orari :
sabato dalle 9.00 alle 12.00, domenica dalle 16.00 alle 19.00 ( con differenze fra stagione autunnale e stagione estiva),

Dal centro del paese si segue il percorso 410 sentiero del Tasso (Il tasso è infatti un mammifero largamente diffuso nel territorio del Roero: qui trova l’ambiente adatto alle sue esigenze di vita riservata e per lo più sotterranea negli “angoli” meno frequentati dei boschi fitti e vede una crescente diffusione nell’area delle Rocche.)  è caratterizzato da una grande varietà paesaggistica: si percorre la dorsale panoramica rivolta a sud tra bei vigneti e tratti di bosco misto. Si arriva in frazione Violi di Monteu Roero dove fa bella mostra il forno dei Violi segno di un passato che non esiste più, si scende in valle Sanche per poi risalire in un bosco misto fino a raggiunge un incrocio dove si lascia a sinistra il percorso che va a Madonna dei Boschi per proseguire a destra  Piobesi. Si prosegue su percorso 409/S4 tutto in mezza costa tra coltivi di vigne frutteti e boschi misti per giungere in località Reggio e l’abitato di Piobesi a poca distanza da Alba (5km), Piobesi d’Alba è il paese più piccolo del Roero, sia per territorio che per numero di abitanti. Il paese è caratterizzato da una spiccata vocazione vinicola e sul territorio sono presenti numerose aziende che producono ottimi DOCG, rinomati distillati e prodotti a base di tartufo.

COSA VEDERE

S. Pietro in Vincoli. Nulla conserva dell’antica pieve citata nel 901, se non frammenti dei precedenti edifici murati all’esterno. Tra questi una lastra in pietra con croci latine e sott’archi con elementi vegetali e decorazioni. All’interno si possono ammirare dipinti su muro e tela, risalenti alla seconda metà dell’800.

S. Rocco. Chiesa barocca, ricostruita nel 1769. Sconosciuta è la data di costruzione della chiesa primitiva, ma dal nome e dalla presenza di un affresco e di una tela rappresentanti S. Rocco e S. Bastiano, si presume che essa sia stata edificata come atto propiziatorio che poneva un ingresso nella villa sotto la protezione del soprannaturale, mediatori i santi invocati contro la peste.

Chiesa S. Maria al Bricco Madonna Immacolata. Venne costruita sulle pendici del Bricco verso il 1400. Successivamente, nel 1605 diventando parrocchiale, venne ricostruita più grande con l’aggiunta di un campanile per far fronte alle esigenze della popolazione. Gli affreschi in essa presenti risalgono alla seconda metà dell’800 e sono del pittore Macocco di Vezza.

Da località Bricco di Piobesi si prosegue su crinale panoramico verso il vicino comune di Corneliano. Paese posto nella porzione del Roero centrale, sviluppato lungo le pendici delle colline della valle del torrente Riddone. Fin dalle origini è un paese che vanta una spiccata vocazione mercantile legata a fiere dei prodotti agricoli locali, tra cui la pesca e l’uva “favorita di Corneliano” da cui si ottiene un delicato vino bianco. Proprio alle uve ed alle pesche si lega l’importante tradizione dei cestai, con rinomata fama al di fuori dei confini locali fino agli anni ’30 del Novecento.

COSA VEDERE:

LA TORRE DECAGONALE.  Posta in posizione sopraelevata sull’abitato, è alta 22,34 metri ed è elemento rilevante che identifica Corneliano. Insieme ai resti di alcuni muraglioni difensivi,  è quanto rimane del castello fatto erigere dalla famiglia De Brayda tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII.  Oggi ospita la Fondazione Torre di Corneliano ONLUS.

L’ARCO.  Citato a partire dal 1588, si pensa che l’arco sia stato posto all’ingresso della “porta nuova”  fin dal 1300. Il dipinto attuale rappresenta lo stemma di Casa Savoia nell’anno 1815, dopo la caduta di Napoleone. Arco

SS. GALLO E NICOLO’.  Parrocchiale eretta sul sito della precedente parrocchiale più a monte nel 1748, su iniziale progetto del conte Carlo Giacinto Roero, consacrata in belle forme barocche nel 1773. All’interno un’acquasantiera del ‘300, un crocifisso ligneo del ‘400 e dipinti di Pietro Paolo Operti e Rodolfo Morgari.

Il percorso procede in via Lemonte, vicino alla torre, per poi arrivare in Piazza Cottolengo. Dalla piazza proseguire sul percorso 419 per via Sismonda e via Castellero per giungere al  santuario della Madonna Assunta di Castellero, il quale si innalza sul tratto dell’antica strada romana che collegava Asti e Pollenzo. Il nome derivava dalla presenza di un “castellero” collocato nel territorio di Piobesi, nelle vicinanze del santuario.
Le notizie più antiche a riguardo datano al 1606, anno in cui era stata destinata una certa somma per far dipingere la cappella.
Il santuario venne costruito nel Settecento con forme barocche. L’interno si presenta ad un’unica navata con due altari laterali. L’altare di sinistra si trova davanti alla nicchia in cui è conservata la statua della Madonna Assunta, opera dello scultore Antonio Roasio, mentre quello di destra ospita una pala della Madonna del Rosario con San Carlo Borromeo.

Dal santuario si gira a destra su percorso in cresta che per il primo tratto attraversa coltivi e vigneti per poi inoltrarsi in un tratto boschivo molto suggestivo. Finito il bosco si entra nel territorio di Monticello d’Alba e si incontra  la cappella campestre risalente al 1950 dedicata alla Madonna della Guardia con bella vista sul paese. Si prosegue su strada sterrata verso il centro di Monticello d’Alba paese di sommità del Roero centrale, gode di un’ottima vista dominata dalla mole del castello dei conti Roero, ed è contraddistinto da un centro storico di epoca medievale e da una rete sentieristica che si snoda e raggiunge i comuni adiacenti.

COSA VEDERE:

IL CASTELLO. Considerato tra le costruzioni castellate di epoca medievale più imponenti  e meglio conservate del Piemonte. In una splendida posizione elevata, viene fatto ricostruire dalla famiglia Malabaila tra il 1342 e il 1348, con due torri a tutta altezza, merlature e camminatoio di ronda.
Ceduto alla famiglia Roero (ai quali appartiene tutt’ora) subì alcune modifiche di ristrutturazione, mantenendo l’affascinante aspetto medievale.

S.PONZIO. Parrocchiale ricostruita nel XVII secolo, conserva la trecentesca torre campanaria.PIEVE DI SAN PONZIO. Situata nel cimitero della frazione Villa la cappella di “Sancti Poncij de Monticello” fà parte dei beni confermati nel 1041 dall’imperatore Enrico III al vescovo di Asti. Taluni settori murari dei prospetti laterali e del retro alternano regolari corsi di mattoni a ciottoli di fiume disposti a “spina di pesce”, realizzando uno scandito effetto di policromia. Frammenti di decorazione lapidea e altri elementi conservati all’interno della cappella si riconducono alla metà dell’VIII secolo, in diretta correlazione con l’originaria fase costruttiva del sito, forse sorto sulle rovine di un tempio pagano.
Dal 1494 San Ponzio è divenuta patronato dei Conti Roero. Poco oltre la metà del XVIII secolo sono demoliti il campanile e la navata. L’abside, che è pervenuta fino a noi, conserva gli affreschi più antichi del Roero, realizzati a più riprese tra gli ultimi decenni del 1000 e i primi anni del 1300.
Uno dei brani affrescati riconducibile intorno all’anno 1000, è quello che riproduce il santo titolare, san Ponzio diacono. E’ eretto frontalmente entro un sottarco delimitato da due colonnine che reggono un arco dal profilo dentato. Le braccia, quasi conserte sul petto, tengono fra le mani un’ostia consacrata col crisma e un libro.
Accanto a san Ponzio compare una piccola figura di santo monaco, forse da identificarsi con un benedettino.
Di pregevole fattura è la Crocifissione dove il Cristo sulla croce è inscritto dentro un grande riquadro rettangolare, affiancato dalla Madonna e san Giovanni Evangelista. Le tre figure statiche, quasi pietrificate, sono caratterizzate da una prevalenza di colori cinerei

TAPPA 6   MONTICELLO D’ALBA BRA

Km 15  4/5 ore Dislivello +570 m -620 m

Punto di partenza: Comune di Monticello
Punto di arrivo: Comune di Bra

Si parte da Monticello Borgo  piazza Dacomo  per via Cornaglia che fiancheggia lo sferisterio di palla pugno sport tipico del territorio del Roero. Arrivati ad un crocevia si prende la strada in salita via Monticello che si dirige verso frazione Lussi di Santa Vittoria d’Alba. Prima dell’abitato si gira a destra su un percorso tematico con pannelli illustrativi del territorio tra vigne, frutteti e in breve tempo si arriva a Santa Vittoria Borgo. Da piazza Bertero si imbocca via Vittorio Emanuele e via Roma che ci condurrà al centro storico di Santa Vittoria la sua sagoma si erge inconfondibile sulla rocca che sovrasta la valle del Tanaro, nel tratto compreso tra Bra ed Alba, a sottolineare l’appartenenza al territorio del Roero, con una vista privilegiata sulle Langhe. Il paese è articolato in diversi nuclei abitativi, a cominciare dalla Villa, storico insediamento di sommità con i monumenti di pregio; poco più a valle si adagia l’antico borgo contadino di S. Antonio.

COSA VEDERE:

LA TORRE E IL CASTELLO. Il complesso bastionato occupa la sommità del colle di Santa Vittoria dal 1154, anche se il castello è una costruzione moderna. Ora di proprietà privata, è sede di un complesso turistico alberghiero. La torre, a pianta quadrata e terminata da un elegante apparato a sporgere, ha caratteri quattrocenteschi.


LA TORRE CAMPANARIA. Databile tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, rivestiva sicuramente una funzione di controllo strategico. Di pianta quadrata, si erge per 20 metri e mantiene le caratteristiche architettoniche romaniche.

LA CONFRATERNITA DI S. FRANCESCO. Nata come casa civile, e poi assunta a sede della Confraternita “sancti spiritus de sancta uitoria”,  l’edificio racchiude il più prezioso e meglio conservato ciclo di affreschi del Roero: databili intorno alla metà del ‘500 e di autore sconosciuto, raffigurano scene della passione di Cristo e si sviluppano per oltre 34 metri su tre lati della navata.

IL TURRIGLIO ROMANO. Nell’ abitato della Fraz. Cinzano, visibile dalla strada provinciale, il turriglio è una costruzione circolare su basamento quadrato posta all’interno di un muro di cinta in pietrame con tessitura ad “opus incertum”.  Il complesso monumentale è datato intorno al I sec. a.C., incerta la destinazione d’uso: alcuni studiosi lo identificano come tempio funerario consacrato ad una non meglio precisata Musa, ma la versione più consolidata lo considera monumento celebrativo della vittoria di Roma ottenuta da Gaio Mario contro i Cimbri e i Teutoni (101 a.C.), che segnò l’inizio della romanizzazione della zona.

Dal centro storico si percorre via Cagna da poco risistemata con un comodo marciapiede, si arriva quindi ad un crocevia dove si gira a sinistra e dopo pochi metri a destra per via Valentino, percorso 423, una strada tra coltivi e case sparse molto panoramica sulla pianura e sui monti delle Alpi Marittime. Dalla chiesa campestre della Madonna Addolorata si prende strada Serre che conduce all’altra chiesa campestre della Santissima trinità dove si prosegue dritto per strada sant’Ignazio. Arrivati  sulla provinciale 134 si gira a destra e poi subito a sinistra in strada della Colla che sbuca nel abitato di Pocapaglia Il nucleo più antico di Pocapaglia è completamente abbarbicato sui crinali delle Rocche, e vanta alcuni tra i più scenografici affacci sull’intera dorsale geologica. Il famoso scrittore Italo Calvino attribuiva a Pocapaglia un paesaggio fiabesco: il Comune è situato infatti tra colline, boschi e suggestivi dirupi. E’ proprio qui che le Rocche offrono gli spunti di maggior interesse naturalistico e geologico. Retaggio di secoli lontani sono le leggende di “masche” (streghe in dialetto locale), e le storie legate all’ambiente tenebroso e inquietante delle Rocche, da esplorare percorrendo i Sentieri tematici.

COSA VEDERE:

– Le ROCCHE
A Pocapaglia le Rocche costituiscono l’elemento paesaggistico più tipico: selvagge e labirintiche, sulla loro origine il mito ha sempre usurpato il posto alla scienza, che lo spiega con l’affascinante episodio della “cattura del Tanaro”.  Un patrimonio naturalistico che è possibile scoprire grazie alla Rete Sentieristica del Roero: itinerari ad anello che approfondiscono i temi dell’identità culturale locale.

Il MUSEO “ROCCHE E MASCHE”
Realizzato nelle cantine storiche dell’edificio comunale, è un luogo della memoria, dove si conservano le tradizioni, i mestieri e le leggende del Roero.
Situato al piano terra e nelle cantine storiche del pregevole palazzo comunale di Pocapaglia, è un percorso tematico per immergersi nelle tradizioni locali, nei mestieri antichi, nella storia e nelle leggende di Pocapaglia, e per conoscere la masca Micillina.

– IL CASTELLO
Frutto di molteplici ricostruzioni ed aggiunte, è citato la prima volta nel 1197, periodo in cui costituisce la temibile roccaforte dei “domini de Paucapalea”, da due lati a strapiombo sulle rocche. I Falletti, che nel 1341 vi tennero sequestrato il marchese Tommaso II di Saluzzo, lo ricostruirono verso la metà di quel secolo. Nel 1534 Giovanni Antonio Falletti ne cede parte al marchese di Saluzzo e sono forse questi i tempi in cui si impreziosì del magnifico portale esterno, formato da due corposi stipiti di notevole interesse artistico per gli altorilievi guerreschi, simili a quelli che adornano la facciata di palazzo Madama a Torino e che, vuole la tradizione, si debbano attribuire al Sansovino. All’inizio del ‘600 fu modificato l’edificio che sovrasta l’accesso, ancora trasformato in seguito.

– LE CHIESE
Santi Giorgio e Donato: attuale parrocchiale posta in capo alla piazza principale. Venne edificata tra il1663 e il 1666 nel sito della preesistente chiesa di S. Giorgio. Fu restaurata all’inizio dell’800 e riconsacrata nel 1804. All’interno si trovano pregevoli tele e tavole dipinte; la volta e le vele sono interamente affrescate. Notevole il coro ligneo, finemente intarsiato, e il battistero.

La chiesa di S. Agostino, ubicata sotto il castello, fu fatta erigere dai disciplinanti tra il 1742 e il 1749, su progetto iniziale del conte Carlo Giacinto Roero, ispiratosi alle linee del barocco piemontese; l’interno, ad aula, contiene due quadri di notevoli dimensioni raffiguranti “L’Ultima Cena” e l’episodio della “Lavanda dei piedi”.

Dietro il cimitero, in posizione dominante e orientata ma sempre più degradata, si trova la chiesa di S. Giusto, ricostruita dal 1762 al 1769 sotto la direzione del mastro Carlo Traversa, ornata alcuni anni dopo con stucchi del Barelli; il campanile fu costruito dal 1788 al 1791. Su un modesto colle che si affaccia sulla piana del Tanaro resta l’abside romanica di S. Giorgio, residuo di una ricostruzione della chiesa nella prima metà del XII secolo.

Da via Cavour si svolta a sinistra per strada Boschi dove in leggera salita merita una visita uno splendido punto panoramico sulle rocche e il bric della masca Micilina

Nei pressi di Pocapaglia troviamo il Bric d’la masca Micilina (Brich significa luogo elevato): si tratta di un poggio contrassegnato da una conformazione della pietra anomala, infatti la sua colorazione è molto differente dalle altre presenti in zona. Secondo la tradizione, quei colori furono prodotti dal fuoco che arse la strega, lì bruciata alcuni secoli fa dai valligiani stanchi delle sue malvagità. Siamo al cospetto di un figura che sfuma nelle leggenda, anche per l’assenza di documenti in grado di attestarne oggettivamente il legame con la storia. In pratica è un esempio indicativo della forza esercitata dalla penetrazione del mito all’interno del tessuto storico: una “storia” che ha ampiamente sorretto la tradizione locale, dando spazio a tutta una serie di esperienze culturali che vanno dalla messa in scena della rievocazione del “processo” a Micilina alla formazione di un’associazione impegnata a mantenerne viva la memoria. Il suo microcosmo è costituito dal singolare ambiente delle “rocche” di Pocapaglia, dove, secondo la tradizione orale, questa masca visse, praticò le sue arti e morì.
Originaria di Barolo, era piuttosto nota perché capace di produrre molti effetti negativi che si abbattevano sulla popolazione del luogo: sembra fosse particolarmente versata nel causare malattie e vari danni fisici. Molti abitanti del Roero, che evidentemente non godevano della sua stima, si videro spuntare la gobba sulla schiena, mentre altri finirono azzoppati, apparentemente a causa di vari incidenti, anche se in realtà – secondo il loro parere – avrebbero avuto origine dai malefici della Micilina.
In molti si sono chiesti se le numerose vicende che ebbero come soggetto la temuta masca, siamo solo frutto della fantasia popolare o se, effettivamente, abbiano una loro origine nella realtà.
I fatti risalirebbero alla metà del XV secolo, periodo in cui, come è noto, le credenze sui poteri delle streghe erano particolarmente diffusi e coinvolgevano vasti settori della società, sia tra il popolo che tra il clero e i giudici laici.
Abbiamo visto che Micillina nacque a Barolo, ma sappiamo anche che si trasferì a Pocapaglia quando si sposò con un uomo di quel paese, allora chiamato Paucapalea. Ben presto la donna divenne nota per la sua capacità di procurare danni alla gente attraverso lo sguardo e le pratiche magiche che si esprimevano soprattutto attraverso il processo della fisica.
Il marito, quando venne a conoscenza della non bella reputazione che la moglie andava via via acquisendo, cercò con ogni mezzo di distoglierla dai suoi insani interessi. Non riuscendo nel suo intento con le buone, passò alle vie di fatto e per un certo periodo la bastonò tutti i giorni, senza peraltro ottenere alcun risultato. A quel punto, stanco della cocciutaggine della moglie, la cacciò di casa.
L’incauto marito non aveva però fatto i conti con i poteri di Micilina, la quale, forse con il non disinteressato aiuto di Belzebù, in breve si trovò vedova. Infatti l’uomo, pochi giorni dopo aver cacciato la moglie, cadde da un albero sul quale era intento a raccogliere della frutta. Si ruppe l’osso del collo. Fatalità?
La strega Micilina ritornò nella casa coniugale, mentre tra la gente del posto saliva l’apprensione e la certezza della pericolosità di quella donna. Lei però non si curava minimamente del parere dei compaesani e continuò indisturbata la sua attività. Un’altra presunta vittima fu il fornaio del paese che, dopo un battibecco con Micilina, venne trovato morto stecchito nella sua bottega.
Intanto anche altre persone dissero di essere state colpite, se pur in modo diverso, dalla temuta masca: facile immaginare come alla donna sia stato attribuito, suo malgrado, il ruolo di capro espiatorio, secondo una modello abbastanza frequente e che, per quanto riguarda la stregoneria, risulta piuttosto diffuso in ogni tempo e luogo.
In breve, il Tribunale dell’Inquisizione si interessò al suo caso, provvedendo ad arrestarla e processarla. Non è stato possibile reperire i documenti del dibattimento, ammesso che il processo sia stato effettivamente celebrato e tutta la vicenda non sia frutto della fantasia; di certo qualcosa accadde, perché in più fonti è indicato che la strega Micilina, il 29 luglio 1544, fu portata, su un carro trainato da due buoi, sulle rocche del Roero dove era stato allestito il rogo le cui fiamme purificatrici avrebbero avvolto quella temuta e potente schiava del demonio. Il posto in cui fu bruciata è chiamato Bric d’la masca Micilina: qui, ancora oggi, un masso presente sul luogo è segnato da alcune macchie rosse che la tradizione popolare considera il sangue della masca. Più o meno quanto accade nelle aree in cui furono uccisi alcuni dei numerosi martiri cristiani
Continuando ad affidarci a una cronaca in sospensione tra storia e leggenda, apprendiamo che mentre la donna ardeva sul rogo, lanciò una delle sue terribili maledizioni: i buoi del carro, come impazziti, si gettarono sulla folla calpestando e uccidendo molte delle persone che assistevano all’esecuzione della condanna. Inoltre, alcuni tizzoni del rogo caddero sulla gente procurando ustioni gravissime e che per molti furono letali.
Quasi certamente, intorno alla masca di Pocapaglia la realtà e la leggenda a tratti si confondono: il mistero sull’identità e sugli effettivi poteri della Micilina continua a essere tale. Di certo, nel Roero, questa donna ha lasciato una traccia consistente e profonda, che spesso risulta piuttosto difficile considerare solo il frutto della fantasia e della superstizione.

Poco più distante si nasconde tra le rocche la grotta dell’eremita

Settimio Grasso, conosciuto come l’eremita di Pocapaglia, nacque a Bra nel 1905.La sua vita fu piuttosto normale fino a quando, dopo aver partecipato alla guerra d’Etiopia, non si rifugiò dentro a una spelonca, che scavò lui stesso in mezzo alla Rocche del Roero, le vertiginose voragini che sprofondano nella sabbia dove secoli fa c’era il mare.Il suo rifugio fu per anni meta di pellegrinaggio per i braidesi che vi si recavano per pregare la Madonnina da lui posta in una nicchia vicino all’ingresso della spelonca.Visse da solo pertanto tempo, consigliando impacchi d’erba e preghiere a coloro che lo andavano a trovare. Poi si sposò ed ebbe anche dei figli, ma purtroppo durante la seconda guerra mondiale la sua misantropia venne scambiata per doppiezza, tanto che alcune persone, considerandolo una spia tedesca, lo giustiziarono.

Dopo aver visitato il bel punto panoramico sulle rocche si ritorna indietro imboccando via Umberto. La strada prosegue tra le ultime case di Pocapaglia per poi  diventare a fondo naturale nei pressi della Chiesetta di San Bernardo; le cappelle campestri quasi sempre sorgevano su luoghi con precedenti elementi di sacralizzazione: è probabilmente il caso della Cappella di S.Bernardo, edificio dalle forme ottocentesche dedicato al Santo patrono dell’agricoltura e della campagna; contadini e viandanti da sempre cercano in piloni e cappelle protezione contro la sorte avversa: messi a presidio di case, strade e campi, alcuni invocano protezione per il raccolto, altri individuano borgate o segnano divisioni territoriali tra privati  Procedendo su una graduale discesa con fondo sabbioso, fiancheggiata a destra e sinistra da costoni di rocche sul bordo strada. Queste alte pareti permettono di toccare con mano la composizione sabbiosa degli strati geologici delle Rocche, e spesso diventano luogo ideale per i nidi dei gruccioni e di altri uccelli che trovano un nascondiglio nei punti più alti delle pareti. procedendo su una graduale discesa con fondo sabbioso in prossimità di un pilone votivo affrescato si svolta a destra raggiungono le case di Strada Moreis si abbandona il percorso della Rocca Creusa e si prende a destra per strada Maria che tra boschi e coltivi ci porta alla chiesa di San Michele Arcangelo e in breve nel centro di Bra dove termina il nostro cammino

IDEATORE  CAMMINO DEL ROERO

BRUNO BONINO

PER CHI HA SOLO A DISPOSIZIONE 3 GIORNI E’ POSSIBILE FARE IL CAMMINO RIDOTTO DI 65 KM CON PARTENZA DA BRA E RITORNO A BRA DI SEGUITO LA TRACCIA GPX

PER PRENOTAZIONI STRUTTURE COLLEGARSI AL LINK DELL’ ENTE TURISMO LANGHE ROERO MONFERRATO https://www.visitlmr.it/it/pianifica-la-tua-vacanza/dove-dormire/elenco-strutture