Divisione Vicenza: Bressan, Prandina e i guastatori
CONTENUTI
– Presentazione
– Caratteristiche generali
– Cartine topografiche
– Numero di tappe
– Introduzione al percorso
– Note al percorso
– Tappe e Argomenti di interesse
– Note per il rientro
Presentazione del sentiero N. 7
La Provincia di Vicenza durante la Seconda Guerra Mondiale era caratterizzata da modeste aree ad alta presenza industriale, inframezzate a vaste zone agricole.
La città e la sua immediata periferia invece erano fortemente antropizzate ed industrializzate: ciò determinò una presenza partigiana diversa da quella che si andava sviluppando in provincia e in montagna.
In questo trova spiegazione la particolare attenzione che i nazifascisti ebbero per questo territorio
La provincia era attraversata dalle più importanti vie di transito da e per la Germania, tanto che l’Esercito tedesco aveva avviato grossi lavori per approntare linee difensive nel caso fosse ceduta la Linea Gotica: dalla laguna veneta, passando per gli Euganei e poi fino alle Prealpi dal 1944 fu tutto un susseguirsi di cantieri con grande presenza di operai precettati. Tutte opere che si dimostrarono inutili.
Percorrendo il sentiero si va alla ricerca dei protagonisti di questa stagione: in primis Gaetano Bressan “Nino”, Giacomo Prandina “Pierre” e la Divisione Vicenza.
Caratteristiche generali
| Zona: | Centro storico con puntata al Piazzale antistante M. Berico |
| Luogo partenza: | Stazione Ferroviaria |
| Luogo arrivo: | Palazzo Trissino (Municipio Vicenza) |
| Lunghezza: | 9,7 Km |
| Dislivello: | 160 metri |
| Difficoltà: | T – Turistico: le difficoltà sono limitate all’attraversare alcune strade trafficate e nell’orientamento – presente tratto in salita |
| Durata: | 4 ore |
| Note: | Si suggerisce l’utilizzo della traccia gpx |
| Guida completa: | scarica la guida completa del sentiero |
| Tracce GPX: | scarica la traccia GPX |
| Tracce KLM: | scarica la traccia KLM |
| Mezzi per rientro alla partenza: | Percorso ad anello: occorre tornare da Corso Palladio alla zona della Stazione ferroviaria (circa 1 Km) |
Cartine topografiche
Per meglio comprendere come si presentava il territorio in quei periodi, si illustra il sentiero disegnato su due mappe distinte.
La prima mappa utilizza una carta topografica 1:25.000 Vicenza, dell’Istituto Geografico Militare, rilievo del 1890 e aggiornamento del 1953. Si può cogliere una buona corrispondenza con l’attualità solo per parte del centro storico.
Fonte: Istituto Geografico Militare – Archivio CAI
Confrontandola con la successiva mappa on-line, realizzata con OsmAnd, risultano evidenti le grandi trasformazioni del territorio soprattutto allontanandosi del nucleo storico cittadino.
Fonte: https://osmand.net/

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Numero totale di tappe: 21
Seguire il sentiero in città può risultare complesso: si consiglia di far tesoro delle note in cima ad ogni tappa, che guidano negli spostamenti necessari per raggiungere il luogo.
Per uno sguardo di massima si hanno a disposizione le cartine di dettaglio sottostanti.
Infine è vivamente suggerito l’utilizzo delle tracce gpx fornite sul sito.
Nelle mappe di dettaglio vengono evidenziate con il cerchio giallo numerato progressivamente tutte le tappe del sentiero.
La scala è variabile: in ogni mappa è presente la rappresentazione grafica della distanza pari a 100 metri.
L’itinerario non garantisce viste mirabolanti o paesaggi mozzafiato: si vogliono riscoprire luoghi e fatti per conoscere ed essere riconoscenti a quanti hanno scelto la libertà e la giustizia, quando farlo significava rischiare tutto.
Introduzione al percorso
ENTRA NEL CONTESTO DEL PERCORSO…
(clicca sul triangolo o su questo testo per APRIRE o CHIUDERE la finestra che introduce al percorso contestualizzandolo)
La presenza partigiana a Vicenza fu fatta di tanti piccoli e grandi atti, dai preparativi agli aviolanci al recupero degli stessi, dagli attentati ai sabotaggi di quanto poteva essere utile ai nazifascisti, dalla difesa delle attività che sarebbero risultate determinanti durante la fase di ricostruzione alla “controinformazione” con volantini, libretti, scritte murarie e quant’altro poteva far incrinare le certezze inculcate in 20 anni di ubriacatura da parte degli organi di informazione fascisti.
Fa sorridere ora il pensare che si rischiava la tortura e la morte per dei volantini avversi al regime trovati durante le perquisizioni.
Fondamentale fu il ruolo delle donne, presenza discreta e a volte sottaciuta.
In questo contesto nacque la Divisione Vicenza: era strutturata in 7 Brigate, ognuna delle quali fortemente legata al territorio di appartenenza.
La presenza partigiana era sfuggente: quasi tutti i partigiani, esclusi i vertici, una volta effettuata l’azione, riprendono le loro attività quotidiane.
I sabotaggi, che venivano effettuati contemporaneamente in decine di luoghi anche molto lontani l’uno dall’altro, impedirono ai nazifascisti di adottare ritorsioni odiose contro la popolazione.
“La popolazione vicentina, nella sua stragrande maggioranza, diede alla Divisione, forte alla fine di circa tremila uomini, un aiuto corale. La sola città di Vicenza ha avuto 144 caduti e una ventina di feriti anche gravi, con 64 combattenti decorati (3 medaglie d’oro; 13 d’argento; 23 di bronzo; 21 Croci di guerra al valor militare; 3 encomi, 1 Bronze Star americana al Comandante della Divisione).
Ma l’intera provincia di Vicenza ha avuto ben 2607 caduti, 1504 tra deportati e internati, 2557 case distrutte, 11 medaglie d’oro, 8 medaglie d’argento.
Questo è il bilancio dell’onore e dell’eroismo di una Divisione partigiana e di una provincia fierissima che, degna del valore dei suoi avi del primo Risorgimento, ha conquistato alla bandiera della Città capoluogo la seconda medaglia d’oro.
Vicenza, marzo 1995
Prof. Avv. Ettore Gallo
Presidente Emerito della Corte Costituzionale”
Benito Gramola e Annita Maistrello, “La Divisione Partigiana Vicenza e il suo Battaglione Guastatori”, La Serenissima 1995, pp. XX Introduzione
Il sentiero proposto ruota attorno a molte personalità importanti: su queste emergono i nomi di Bressan Gaetano (“Nino”) e Prandina Giacomo (“Pierre”).
Gaetano Bressan “Nino”
Foto da Benito Gramola e Danilo De Zotti, “La Divisione “Vicenza” e le sue 7 Brigate” Cierre – Istrevi 2025 tomo 1 p. XVIII

Gaetano Bressan nacque a San Pietro in Gu il 1 novembre 1917.
Nato in una famiglia povera, così descrisse la sua prima infanzia: “Eravamo in tre fratelli,
come professoressa anche Laura Lattes, ebrea, di cui si accenna in un altro percorso due maschi e una femmina. Chiamato al fronte, mio padre moriva proprio nell’agosto di quell’anno sull’Altipiano della Bainsizza e a novembre nascevo io.”
Solo con le borse di studio per gli orfani di guerra riuscì a continuare gli studi, all’Istituto Magistrale Fogazzaro, dove ebbe.
Desideroso di fare il soldato, si arruolò appena diplomato.
La descrizione è della figlia Gabriella Bressan.
“Entrò nell’esercito italiano nel 1937, illuso, come molti, che fare grande l’Italia dell’Impero fosse un dovere e un impegno. Era figlio di un Veneto povero, era orfano di guerra; studiò grazie a borse di studio, come tanti fu balilla ed avanguardista ed ebbe un’educazione fascista. Educazione fascista significava esaltazione della guerra, della nazione e propaganda volta a far credere agli italiani di avere l’esercito più potente del mondo. Mio padre sognava l’accademia militare, la carriera in un esercito moderno e valoroso, il migliore del mondo. Era un giovane pieno di entusiasmo, di speranze, di grandi idealità. Nel 1936 si diplomò. Nel 1937 entrò nella scuola Allievi Ufficiali di Salerno: a 20 anni era militare come aveva sempre desiderato. Nel 1938 fu sottotenente a Silandro, nel 17° reggimento Fanteria Divisione “Acqui”. Nel 1940 era tenente della Guardia alla frontiera, sul confine italo-francese. Nel 1942 frequentò un corso di sei mesi alla Scuola Centrale Guastatori di Civitavecchia e ne uscì esperto nell’uso di esplosivi ed armi. Già prima della guerra, in licenza premio, venne a sapere dal prof. Ruffini che la bravissima professoressa Lattes, che nel 1935 aveva dato la fede alla patria, era stata cacciata dalla scuola perché ebrea. Bastò poi uscire dai confini del Paese e della propaganda fascista per capire quanta illusione si nascondeva in quei sogni di grandezza.”
Francesco Binotto e Benito Gramola, “Partigiani autonomi vicentini”, Cooperativa Tipografica Operai 2018, pp. 25-26
La tragedia dell’8 settembre scardinò le certezze di “Nino”.
Fu Giacomo Prandina, capo partigiano che aveva creato la Damiano Chiesa II a convincerlo.
Bressan stesso disse:
“Più volte dovette venire a parlare a me, profano della sua idea e personalmente disorientato, prima che egli riuscisse a convincermi della bontà ed utilità vera dei suoi arditi propositi. Ma finalmente egli mi convinse, lo capii, seguendolo, anche dopo il suo arresto, nella complessa attività militare partigiana.”
https://biografieresistenti.isacem.it/biografie/prandina-giacomo 3/08/2026
In cosa consisteva l’attività di “Nino”? La seguente descrizione è di “Albio (Italo Mantiero), comandante del battaglione. “Loris” della “Monte Ortigara”. Era stato invitato in casa Ghellini a Santomio di Malo al corso accelerato per guastatori, per impartire lezioni sui sabotaggi.
“Compito importante, specialmente per noi della pianura, era di prepararci al sabotaggio. […] “L’istruzione ci venne impartita da un signore che si presentò così: “Sono Nino, benvenuti a questo convegno. Diamoci del “tu”, perché ci accomuna lo stesso impegno che ci può portare tutti alla morte”. Presente c’era anche il maggiore Malfatti Mario, Comandante Militare Provinciale.
“Nino”, nome di battaglia di Gaetano Bressan, capitano del disciolto esercito e comandante del battaglione guastatori del Veneto, estrasse dalla sua borsa il fabbisogno per compiere un atto di sabotaggio; con quella borsa, “Nino” viaggiava per tutto il Veneto, per addestrare i sabotatori.
Ci insegnò a confezionare mine e congegni vari. Imparammo bene la lezione, per poter istruire i nostri ragazzi. Per essere pronti per una prossima azione, ci invitò ad andare al suo paese, San Pietro in Gu, a prelevare l’esplosivo necessario. Aveva avuto un rifornimento aereo, procuratogli dal compaesano ing. Giacomo Prandina a mezzo della “Missione M.R.S.” (Marini Rocco Service). Questa, da Cittadella, era in collegamento radio con il Comando Alleato del Sud d’Italia. Altro materiale per il sabotaggio era custodito a Thiene, in una proprietà del nostro comandante Nettuno (Chilesotti). Tale materiale era stato paracadutato sul monte Corno Bianco (Altopiano di Asiago) e trasferito a Thiene col motocarro di Rino Berton, nome di battaglia “Celeste”. Anche di questo potei averne un buon quantitativo.”
Italo Mantiero, “Con la Brigata Loris”, Cooperativa Tipografica Operai 1984, p. 34
Gramola ricorda che “Nino Bressan fu il “primo eccezionale acquisto di Giacomo Prandina per la lotta al nazifascismo”.
Giacomo Prandina “Pierre”
Foto da Giacomo Prandina e Lorenza Prandina, “Giacomo Prandina”, Tipografia Dal Maso 2024, p. 128

Giacomo Prandina è l’altra figura di riferimento del trekking. Medaglia d’oro, rappresentò una delle anime del movimento di Liberazione vicentino.
Nacque a S.Pietro in Gu il 25 luglio 1917, undicesimo figlio di Opprandino e di Lovato Adele.
Entrò giovanissimo nelle file dell’Azione Cattolica e, viste le capacità venne mandato a studiare a Sandrigo. Frequentò il ginnasio ed il Liceo presso il Seminario di Vicenza, avendo come compagno di studi don Frigo.
Conseguì due lauree, lui che era figlio del campanaro di S.Pietro in Gù.
Studente particolarmente dotato, si laureò in Ingegneria elettrotecnica dell’Università di Padova, specializzandosi in seguito in Ingegneria aeronautica al Politecnico di Torino. Fu un attivo iscritto della FUCI.
Divenne responsabile dei collegamenti con gli Alleati, dopo che alcuni aviolanci in zona montana non erano andati a buon fine, collaborando con le Missioni MRS e “Ruina-Fluvius”.
A lui si devono la scelta dei vari campi di atterraggio e l’organizzazione degli aviolanci alleati. Avvicinò tanti giovani nel tentativo di coinvolgerli nelle attività resistenziali: i primi giovani coinvolti nell’attività partigiana furono proprio coloro che aveva avvicinato nelle attività dell’Azione Cattolica. Partecipò ai massimi livelli alla vita del Comitato di Liberazione Nazionale e il rilascio della Medaglia d’Oro ne testimonia l’importanza.
Era coetaneo di Gaetano Bressan, che così lo descrisse in breve tratti.
“Prandina aveva una preparazione diversa dalla mia. Alto, slanciato e intelligentissimo, plurilaureato, ma nello stesso tempo anche lui figlio del popolo (suo padre era il sagrestano del paese) si era preparato alla scuola di mons. Arena, parroco di Sandrigo, organizzatore nel primo dopoguerra delle Leghe Bianche vicentine, un antifascista perseguitato e bastonato.
Prandina aveva studiato presso il seminarietto di Sandrigo e si era preparato anche socialmente e politicamente. Fu lui a parlarmi di che cosa si dovesse fare, mentre io ero amareggiato e incerto, stanco e smarrito. Lui mi diede fiducia e mi disse: «Nino, dobbiamo ricominciare! Ricominciare contro quei tedeschi al cui fianco abbiamo combattuto finora». Non era facile, ma mi convinse.”
Benito Gramola e Annita Maistrello, “La Divisione Partigiana Vicenza e il suo battaglione Guastatori”, La Serenissima 1995, pp. 40-41
L’intervista rilasciata dalla figlia di Bressan, Gabriella, evidenzia il legame tra Bressan e Prandina.
“L’amicizia di Nino con il suo maestro, G. Prandina, fu l’equivalente in ambito cattolico di quella del laico A. Giuriolo per i “piccoli maestri”. Papà non aveva una preparazione politica, era un militare; Giacomo, plurilaureato, figlio di contadini poveri come Nino, formatosi agli ideali cattolici, era stato allievo di Monsignor Arena, antifascista sostenitore della dottrina sociale cattolica e formato-si nella Chiesa vicentina di Mons. Rodolfi. “Nino, dobbiamo ricominciare! Ricominciare contro quei tedeschi al cui fianco finora abbiamo combattuto!”, gli diceva Giacomo. Le parole di Prandina diedero forma al suo sogno di un’Italia diversa, più equa, giusta e democratica, che lui vide prefigurata nella nostra Costituzione. Non va dimenticata poi la provenienza sociale di papà, la sua esperienza della miseria: figlio di poveri contadini, studio in virtù di borse di studio. Nino fu uno dei tanti figli di un Veneto povero, illusi durante il Fascismo, mandati a combattere in una guerra per cui non erano preparati, che nel ’43 si trovarono di fronte ad un cumulo di rovine, morali e materiali, ma che non furono disposti ad accettare che altri disponessero ancora delle loro vite: scelsero quindi la libertà con l’impeto della giovinezza. Questa sua scelta per me è sempre stata testimonianza di coraggio, di amore per la libertà e mi ha fatto capire il dramma di tanti ragazzi italiani illusi durante il Fascismo”.
Francesco Binotto e Benito Gramola, “Partigiani autonomi vicentini”, Cooperativa Tipografica Operai 2018, pp. 29-30
Note al percorso
Si ricorda che i Sentieri Urbani della Libertà non sono provvisti di segnaletica propria. Tutta la documentazione necessaria per gli approfondimenti e per l’orientamento è liberamente disponibile nel sito.
In città è suggerito di spostarsi in bicicletta e in autobus.
Si ricorda che gran parte del centro storico è in Zona a Traffico Limitato.
Se si arriva in automobile, sono pochi i posti a disposizione nei pressi della Stazione, quasi tutti a disco orario o a pagamento.
Per questo sentiero l’arrivo è ad un chilometro dalla partenza, quasi un itinerario circolare.

Quando nella guida, che contiene il dettaglio della tappa, si incontra il simbolo delle orme occorre seguire le indicazioni necessarie per raggiungere il luogo indicato.
Tappe e Argomenti di interesse (in totale 31)
(*) clicca sulla foto con il luogo della tappa per ingrandirla
| Foto (*) | Tappa n° | Indirizzo – località / posizione Google Maps | Argomento di interesse |
|---|---|---|---|
![]() | Tappa 1 scarica la guida | Piazzale Stazione ferroviaria 45°32’30.2″N 11°32’27.6″E – Google Maps | Gaetano Bressan “Nino” arrestato in stazione |
| Giorgio Mainardi e le raffiche di mitraglia | |||
![]() | Tappa 2 scarica la guida | Corso Palladio – incrocio Via Cavour 45°32’51.7″N 11°32’42.7″E – Google Maps | “Nino” prigioniero dei tedeschi – ex Caffè Garibaldi e fuga |
![]() | Tappa 3 scarica la guida | Ponte San Paolo 45°32’45.2″N 11°32’49.5″E – Google Maps | “Nino“ si nasconde |
![]() | Tappa 4 scarica la guida | Inizio Via Casarsa 45°32’21.8″N 11°32’21.1″E – Google Maps | Divisione Vicenza e i sabotaggi alle linee elettriche |
![]() | Tappa 5 scarica la guida | Piazzale della Vittoria – targa Volontari Libertà 45°32’07.3″N 11°32’42.1″E – Google Maps | Targa Volontari Libertà – Divisione Vicenza |
![]() | Tappa 6 scarica la guida | Piazzale della Vittoria – balaustra 45°32’10.5″N 11°32’40.5″E – Google Maps | Inaugurazione del Piazzale e il Duce |
| PAT – Attentato all’Ufficio Matricole del Distretto Militare con spettatori | |||
![]() | Tappa 7 scarica la guida | Basilica di Monte Berico – convento 45°32’05.3″N 11°32’42.8″E – Google Maps | Arresto di Graziella Fraccon – il Rettore del Santuario |
| Ettore Gallo – incontro clandestino a M. Berico | |||
![]() | Tappa 8 scarica la guida | Via Dante 45°32’22.5″N 11°33’06.0″E – Google Maps | Rifugio antiaereo |
![]() | Tappa 9 scarica la guida | Piazzale Fraccon – vista su binari 45°32’28.5″N 11°33’12.2″E – Google Maps | Notte dei fuochi 23 luglio 1944 |
![]() | Tappa 10 scarica la guida | Viale X Martiri 45°32’30.5″N 11°33’23.5″E – Google Maps | Monumento al Ponte dei Marmi – i dieci martiri 11 novembre 1944 |
![]() | Tappa 11 scarica la guida | Borgo Berga – Contra’ Santa Caterina 45°32’29.2″N 11°33’10.1″E – Google Maps | In bici, a spasso con la dinamite |
| Bressan: arresto e poi a Palazzo Giusti | |||
![]() | Tappa 12 scarica la guida | Via San Tommaso – ex distretto 45°32’35.4″N 11°32’57.7″E – Google Maps | Dino Miotti “Gnao” al distretto |
![]() | Tappa 13 scarica la guida | Contra’ Busa San Michele 45°32’43.8″N 11°33’00.5″E – Google Maps | Argiuna |
![]() | Tappa 14 scarica la guida | Contra’ Burci 45°32’43.0″N 11°33’03.2″E – Google Maps | Bressan e Segato compagni di scuola |
![]() | Tappa 15 scarica la guida | Via Arzignano – monumento alla Guerra di Liberazione 45°32’46.3″N 11°33’13.9″E – Google Maps | Monumento Caduti Guerra Liberazione – don Luigi Panarotto |
![]() | Tappa 16 scarica la guida | Via Borgo Casale – incrocio Viale Margherita 45°32’51.5″N 11°33’14.8″E – Google Maps | Triangolo verde |
![]() | Tappa 17 scarica la guida | Contra’ San Domenico – Istituto Farina 45°33’01.4″N 11°33’12.6″E – Google Maps | Istituto Farina: Fraccon, Farina, Quattrin e Bressan |
| C.M.P. – Bressan e Prandina | |||
![]() | Tappa 18 scarica la guida | Borgo Santa Lucia – Seminario 45°33’15.5″N 11°33’09.6″E – Google Maps | Prandina e il suo arresto |
| Prigionia e deportazione di Prandina | |||
| Arresto don Frigo | |||
![]() | Tappa 19 scarica la guida | Contra’ Santa Lucia 45°33’01.8″N 11°33’03.3″E – Google Maps | Trastevere e il proclama Alexander 3 novembre 1944 |
![]() | Tappa 20 scarica la guida | Corso Palladio 45°32’51.8″N 11°32’42.6″E – Google Maps | Gli arresti e 2l’inverno 1945 |
| Ex Standa: Nerina e “Nino” | |||
![]() | Tappa 21 scarica la guida | Corso Palladio – Palazzo Trissino sede municipale 45°32’52.0″N 11°32’43.3″E – Google Maps | La Divisione Vicenza |
| Dal Sindaco a 83 anni | |||
| Vicenza: seconda Medaglia oro |
Note per il rientro a inizio percorso

Se non si è troppo stanchi, la stazione ferroviaria dista circa un chilometro. Altrimenti occorre spostarsi verso Piazza Castello e prendere uno dei tanti autobus che transitano davanti alla Stazione
Durante il rientro una frase di Nino Bressan può essere d’aiuto per meglio capire quei momenti e che cosa animasse gli sforzi di quei giovani.
“Possedevamo poveri mezzi, ma non ci mancava l’aiuto della gente, dai contadini al clero. E siccome tutti ci aiutavano, non potevamo non parlare di quello che avremmo fatto dopo. Ai contadini dicevamo che avremmo loro data la terra; ai giovani promettevamo una scuola più democratica, pluralistica e più lunga, di almeno otto anni; alle famiglie promettevamo lavoro e una sanità più attrezzata e gratuita. Di quest’ultimo problema si interessava soprattutto il dott. Cadore. Alle donne, così importanti per la lotta, assicuravamo il diritto al voto.”
Benito Gramola e Annita Maistrello, “La Divisione Partigiana Vicenza e il suo Battaglione Guastatori”, La Serenissima 1995, pp. 44-45
























