SUL – Sentieri Urbani della Libertà



I Sentieri Urbani della libertà (SUL) sono una proposta di escursionismo urbano avente il proposito di favorire l’attività motoria, che senza grandi spostamenti si può svolgere uscendo da casa, e la riscoperta della città di Vicenza e del suo territorio.
Il progetto nasce da una idea del CAI di Vicenza e di ISTREVI, in collaborazione con altre associazioni, avente l’obiettivo di far conoscere Vicenza nel periodo storico che va dalla fine della Prima Guerra Mondiale al termine della Seconda, utilizzando i ricordi dei protagonisti, anche minori, della Resistenza locale.
Anche Vicenza ha conosciuto la guerra: 80 anni fa si stavano ancora sgombrando le macerie dalla città e ancora continuavamo a scorrere le lacrime di chi era stato colpito nel corpo e negli affetti, spesso nel silenzio dell’interessato o nella impazienza di chi voleva dimenticare un passato così pesante per riprendere una vita normale, magari nascondendo collaborazioni o responsabilità con il fascismo. Era una Vicenza diversa, ora quasi irriconoscibile.
I Sentieri Urbani della libertà sono un’esperienza che non consiste nel cercare nuovi paesaggi o nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi per osservare ciò che non si era ancora visto o conosciuto.
LEGGI TUTTA LA PRESENTAZIONE DEL PROGETTO…
(clicca sul triangolo o su questo testo per APRIRE o CHIUDERE la finestra con tutta la PRESENTAZIONE)
Non necessita spendere parole per far risaltare l’importanza dell’attività fisica, già fatta emergere negli anni passati con la creazione dei Sentieri Urbani.
I Sentieri Urbani della Libertà sono stati ricavati all’interno del Comune di Vicenza e sono legati al fortunoso ritrovamento dei Registri dei Soci CAI degli anni ‘30 e ‘40 del secolo scorso, che si pensava bruciati con il bombardamento della sede durante la seconda guerra mondiale.
Ciò ha portato a interessanti sorprese. Si ha evidenza che parecchi dei protagonisti della Resistenza vicentina furono soci CAI, frequentavano la montagna e questa frequentazione fu un collante che facilitò la Resistenza.
Incrociando i dati con gli archivi della Giovane Montagna emerge con maggior forza questo legame tra la Vicenza resistente e le associazioni alpinistiche della città.
Sono stati individuati una decina di trekking urbani a tema, che si articolano all’interno dei confini comunali, da percorrere a piedi, della durata di una mezza giornata, per lo più su marciapiedi. Ogni sentiero si sviluppa attorno ad un tema portante, andando alla ricerca di luoghi e fatti descritti, utilizzando materiale proveniente dalla ricca letteratura del movimento resistenziale, dai resoconti dei protagonisti e da archivi fotografici.
Alcuni dei protagonisti della Resistenza vicentina hanno un sentiero dedicato, come Toni Giuriolo, socio CAI, i Fraccon, con Torquato anch’esso socio CAI, Gaetano Bressan con la Divisione Vicenza, Dino Carta. Gli altri sentieri conducono a conoscere altri aspetti della lotta di Liberazione a Vicenza, come le donne, i Piccoli Maestri a Vicenza, i luoghi del pianto ove il regime fascista imprigionava e torturava gli oppositori, le Pietre d’inciampo e la questione ariana, i bombardamenti. Per finire con un sentiero dedicato al 28 aprile 1945, giorno della liberazione di Vicenza.
Tutti i Sentieri sono caratterizzati da più tappe: per ognuna di esse sono disponibili alcuni approfondimenti.
Proprio perché sono itinerari a tema, sulla stessa tappa è possibile che passino più sentieri: ne sono un esempio il Palazzo Municipale, le ex carceri di San Biagio, il Seminario ….
Per scelta si è voluto non segnalare sul terreno i vari sentieri: il materiale presente nel sito garantisce la localizzazione e gli approfondimenti del caso.
Solitamente il punto di inizio e di fine dell’itinerario non corrispondono, per cui è previsto l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici per raggiungere questi luoghi. Occorre tener conto degli orari e del tempo necessario.
Sergio Mattarella, nel discorso conclusivo pronunciato alla Settimana Sociale il 3 luglio 2024, sottolineava l’importanza del camminare assieme.
“Ogni generazione, ogni epoca, è attesa alla prova della “alfabetizzazione”, dell’inveramento della vita della democrazia. Prova, oggi, più complessa che mai, nella società tecnologica contemporanea. Ebbene, battersi affinché non vi possano essere più “analfabeti di democrazia” è causa primaria e nobile, che ci riguarda tutti. Non soltanto chi riveste responsabilità o eserciti potere. Per definizione, democrazia è esercizio dal basso, legato alla vita di comunità, perché democrazia è camminare insieme. Vi auguro, mi auguro, che si sia numerosi a ritrovarsi in questo cammino.“
Si conclude questa breve presentazione con una riflessione sulla fratellanza e sull’importanza del ricordo.
“Il partigianato ha servito anche a questo: a dimostrare concretamente che la fratellanza dei popoli europei non è una fantasia di sognatori, ma una realtà viva, anche se talora nascosta sotto più o meno spesse incrostazioni diplomatiche, sotto più o meno pulite sovrastrutture d’interessi. Tutto sta, ora, ad andare avanti, a non retrocedere su quella strada che i partigiani […] hanno aperto con le loro mani e consacrato col loro sangue”.” Così scrive nel suo Diario (1945) Dante Livio Bianco, e nonostante il riemergere di pericolosi sovranismi ci auguriamo abbia visto giusto.
Per riprendere Primo Levi, la consapevolezza che in gran parte dei casi sono stati proprio i migliori a non farcela alimenta in molti di noi un atteggiamento “laicamente religioso di devozione e di fedeltà al ricordo”, che nutre il dialogo con chỉ non c’è più – Andrea Zanzotto li chiama “i compagni corsi avanti” – e che ci spinge a combattere perché il loro ricordo non venga cancellato.
La nostra forma di Resistenza consiste nell’ostinarci a ricordare.
Carla Poncina “Umanesimo e Resistenza” – Ronzani Editore 2023 p. 212
Contatti
Collaborazioni
ELENCO COMPLETO DA INSERIRE

Giovane Montagna Vicenza
Introduzione ai PERCORSI
LEGGI LA INTRODUZIONE AI PERCORSI…
(clicca sul triangolo o su questo testo per APRIRE o CHIUDERE la finestra con l’INTRODUZIONE)
I Sentieri Urbani della Libertà non vogliono essere un’enciclopedia della Resistenza a Vicenza, sono una proposta escursionistica cittadina con divagazioni culturali sull’opposizione cittadina.
Delle tantissime scelte che si potevano operare, si è optato per quei momenti e quelle figure maggiormente presenti nella ricca letteratura sul tema frequentavano la Vicenza di quegli anni.
Si è partiti da una constatazione: i Piccoli Maestri e la loro storia descritta magistralmente da Luigi Meneghello sono vicentini a tutti gli effetti.
Probabilmente sono le persone e i luoghi maggiormente conosciuti della Resistenza Vicentina, non solo di quella della città.
Si incontreranno lungo i percorsi proposti nei luoghi che li videro protagonisti, sia da ragazzini che da giovani.
Non si sono dimenticati gli altri protagonisti, che non hanno avuto la penna di Meneghello a descriverne le gesta. Con difficoltà si è cercato anche nelle storie di chi decise di conservare un rigoroso silenzio su quanto fatto e patito. Qualcosa è emerso nel tempo e lo spazio per le ricerche è notevole.
Sono stati cercati approfondimenti legati alla popolazione che viveva in quegli anni difficilissimi, a quelle donne e a quegli uomini che non hanno tracciato la Storia, ma le loro storie minime hanno innervato il nostro passato.
Vicenza nel 1936 (anno del censimento nazionale) era abitata da circa 70.000 persone.
Ma in quelli anni le variazioni numeriche era notevoli: spostamenti per lavoro, richiamati alle armi, renitenti alla leva, sfollati …
Anche di questi contadini o operai, massaie o lavoratrici, bambini e vecchi si è cercato di garantire spazio.
Infine occorre ricordare quanto affermava G. Bressan “Nino”, comandante partigiano della Divisione Vicenza:
“Noi partigiani di pianura non avevamo zone sicure e libere, dove muoversi, come in montagna: eravamo sempre e ovunque controllati… Eravamo sottoposti giorno e notte a rastrellamenti, coprifuoco, mitragliamenti, anche da parte degli Alleati, con controlli continui”.
Benito Gramola e Danilo De Zotti, “La Divisione Partigiana Vicenza e le sue 7 brigate”, Cierre 2025, p. 4
Riprende il tema Giordano Merlin, partigiano di Pojana Maggiore della Brigata “II Martiri di Grancona”:
“Ancora oggi personalmente cerco di precisare quale ruolo è stato costretto ad assumere il movimento partigiano qui in pianura, qui nel Basso Vicentino, e non solo ovviamente per la natura del suolo e per gli eventi bellici che andavano continuamente evolvendo, ma anche per sfatare l’immaginario collettivo che vuole la lotta partigiana cosa riservata alla montagna, dove certamente era più facile applicare il motto “Mordi e fuggi”. Dopo ogni azione militare di sabotaggio la pianura non consentiva al partigiano di nascondersi, come era invece possibile in montagna. L’armata d’occupazione tedesca e i reparti repubblichini erano dotati di armi e di mezzi meccanici di trasporto che con rapidità, in pianura, potevano reagire alle azioni partigiane. E soprattutto era da tener presente che in pianura viveva la massa della popolazione che eventualmente veniva sottoposta ad azioni di rappresaglia o di rastrellamento.”
Benito Gramola e Danilo De Zotti, “La Divisione Partigiana Vicenza e le sue 7 brigate”, Cierre 2025, pp. 4-5
Tra le figure centrali della Resistenza Vicentina spiccano alcune persone che ebbero l’intuizione e la forza di creare la rete necessaria per far funzionare la Resistenza vicentina.
Tra queste se ne accennano alcune.
La prima è quella di Antonio Giuriolo: come sezione CAI si ha un forte legame con la sua figura.
La capacità aggregante di Giuriolo è sintetizzata in una riflessione di Renato Camurri, ove compaiono anche altri nomi che furono tra i migliori interpreti di quei tempi.
“Giuriolo cominciò anche a tirare le fila dei contatti nel vicentino[…]. Tra i primi giovani, oltre a Niccolini, a volerlo conoscere di persona vi fu Licisco Magagnato: la sera del 10 giugno 1940 – poco dopo l’annuncio dell’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania contro Inghilterra e Francia – Magagnato, allora studente al liceo classico Pigafetta”, avvicinò per strada Giuriolo: poche battute furono sufficienti per verificare la comunanza di idee sul da farsi in campo politico e sulle prospettive della lotta al fascismo.
Varie fonti attestano che Magagnato, da tempo in stretti rapporti con Neri Pozza e Antonio Barolini, fu il trait d’union con altri giovani che attraverso di lui si avvicinarono al costituendo gruppo liberalsocialista guidato da Giuriolo. Tra questi si possono citare: il fratello di Magagnato, Bruno, Benedetto Galla (Bene), entrambi studenti al liceo classico. Frequentavano lo stesso istituto anche Enrico Melen e Mario Mirri, mentre dal liceo scientifico arrivò Gaetano Galla, cugino di Bene. Successivamente, tra il 1941 e il 1942, a più riprese, si aggregarono a questo nucleo anche Luigi Ghirotti, Renzo Ghiotto, Lelio Spanevello, Dante Caneva, Rodino Fontana e Luigi Meneghello”.
Le modalità di questo processo aggregativo assumono una valenza importante per capire i profondi movimenti che interessano la generazione dei giovani italiani cresciuti sotto il regime fascista. Tre mi sembrano gli aspetti da sottolineare: il ruolo di talent-scout giocato da Magagnato, l’importanza degli scambi intergenerazionali che mettono in contatto persone di età differenti (come Pozza e Barolini) che si muovono tra la cultura ufficiale del regime e gli ambienti della cultura di «minoranza”, la centralità del liceo Pigafetta come palestra di formazione antifascista.
[…] In particolare due furono i docenti che esercitarono un influsso decisivo su molti giovani ed entrambi insegnavano storia e filosofia: si trattava di Giuseppe Faggin” e Mario Dal Prà”.
Renato Camurri, “Il mite resistente” in “L’insegnamento di Ettore Gallo” a cura di Giuseppe Pupillo, – Cierre – Istrevi 2004, p. 191
Non secondo a nessuno fu Torquato Fraccon, che con la sua famiglia divenne uno dei cardini della Resistenza non solo provinciale.
La sua età, era nato nel 1887, la sua adesione fin dai primi momenti prima all’opposizione al fascismo e poi alla Resistenza, le angherie a cui fu sottoposto, il coinvolgimento dell’intera famiglia e la morte con in figlio ventunenne nel campo di concentramento di Gusen ne fanno uno dei fari della lotta partigiana a Vicenza.
Il collegamento tra le varie anime della Resistenza è ben raccontato dalla figlia di Torquato, Gabriella.
“In questo periodo papà mi parla spesso del giovane professore Antonio Giuriolo, che non può insegnare nelle scuole pubbliche perché non iscritto al partito fascista. Per lui ha un’immensa stima, s’incontrano e stanno insieme sovente; la notevole differenza di età è cosa da trascurare. In tutti e due c’è un entusiasmo profondo nel combattere il fascismo; in tutti e due c’è il proposito di far valere le proprie idee con la “non violenza”.”
Benito Gramola, “Cattolici nella Resistenza – Fraccon e Farina”, La Serenissina 2005, p. 33
Anche nel linguaggio elogiativo, la sintesi espressa nella motivazione alla Medaglia d’Argento per il Valor Militare a Torquato esprime la caratura dell’uomo.
“Torquato Fraccon fu Luciano, classe 1887. Promotore della resistenza partigiana nella provincia di Vicenza, rese preziosi servigi alla lotta di liberazione come organizzatore e come combattente. Arrestato una prima volta e successivamente rilasciato per fortunate contingenze, non esitò a riprendere il suo posto di combattimento con rinnovata energia ed esemplare ardimento. Arrestato nuovamente (e questa volta insieme con la famiglia) sopportò maltrattamenti e sevizie nulla rivelando. Internato insieme al figlio in un campo di annientamento si spense subito dopo la fine delle ostilità, fiero sino all’estremo respiro. Esempio luminoso di fede e di dedizione alla causa della libertà e della Patria.
Zona di Vicenza – Mauthausen, settembre 1943 – maggio 1945.
Si cita poi Gaetano Bressan, “Nino”, comandante del battaglione Guastatori e della Divisione Vicenza.
Visse l’esperienza della povertà fin dalla culla.
“Sono nato a San Pietro in Gù il primo novembre del 1917, in piena Grande Guerra. La mia famiglia era povera; eravamo in tre fratelli, due maschi e una femmina. Chiamato al fronte, mio padre moriva proprio nell’agosto di quell’anno sull’Altipiano della Bainsizza e a novembre nascevo io.”
Benito Gramola e Annita Maistrello, “La Divisione Partigiana Vicenza”, La Serenissima 1995, p. 37
Militare di carriera ed esperto nell’uso degli esplosivi in quanto era allievo della Scuola Centrale Guastatori, visse il dramma dell’Armistizio. Contattato da Prandina entrò a far parte della Rfesistenza fino ad essere nominato Comandante della Divisione Vicenza.
“Il battaglione “Guastatori” di Vicenza ha compiuto 264 azioni contro vie di comunicazione, l’aeroporto, stabilimenti per materiale bellico, cabine elettriche, ha fatto saltare 15 ponti stradali e ferroviari, 35 linee ferroviarie e tranviarie; ha provocato 7 deragliamenti di treni ed ha danneggiato 50 locomotive di convogli in corsa, 3 stazioni e 3 depositi importanti, 7 convogli militari, 13 cabine e 8 linee tranviarie, 11 linee ad alta tensione, linee telegrafiche e telefoniche e altro ancora.”
Benito Gramola e Annita Maistrello, “La Divisione Partigiana Vicenza”, La Serenissima 1995, p. 46
Infine si ricorda uno dei tanti giovani ventenni: Licisco Magagnato.
“Nel suo ricordo di Licisco Magagnato, pronunciato a Verona nella cerimonia di saluto organizzata presso il “suo” Museo di Castelvecchio, Bruno Visentin disse che i giovani vicentini antifascisti e resistenti (quelli, che Gigi Meneghello aveva chiamato «piccoli maestri»), avevano avuto, certamente un “grande maestro”, e cioè Antonio Giuriolo, ma anche avevano avuto e continuavano ad avere fra loro e con loro, fra i loro coetanei e i loro compagni di scuola, un piccolo grande maestro in Licisco Magagnato».
Di fatto, se anche a Vicenza, come nel resto d’Italia, le uniche forme di antifascismo attivo, alla fine degli anni Trenta e nei primi anni della guerra, oltre a quello alimentato dalla presenza di una rete, per quanto debole, di militanti comunisti (soprattutto attivi in ambienti popolari e in zone operaie, da Schio a Lonigo), erano state quelle promosse da un piccolo nucleo di aderenti al Movimento liberalsocialista, che aveva trovato in Antonio Giuriolo (“Toni”) la guida più consapevole ed attiva, è indubbio, allora, che anche il ruolo di Licisco Magagnato era stato, subito, un ruolo essenziale e per certi aspetti decisivo: soprattutto perché Giuriolo, conosciuto come antifascista e sorvegliato dalla polizia, doveva muoversi con molta prudenza e limitare all’essenziale i contatti con ogni tipo di persone, mentre Licisco, entrato presto in un rapporto molto stretto con lui, poteva muoversi molto più facilmente e velocemente con la sua bicicletta (colpito da bambino dalla poliomielite, era divenuto tutt’uno colla sua bicicletta), e dunque stabilire collegamenti e trasmettere, su sua indicazione, consigli di lettura, informazioni, valutazioni e giudizi politici, e finalmente stampati clandestini. In particolare, il merito principale di Licisco Magagnato fu quello di essere riuscito ad avvicinare un certo numero di giovani, studenti universitari e dei licei, avviandoli ad una più consapevole formazione politica e ad un preciso impegno antifascista, e mettendoli alla fine in contatto con Giuriolo, rimanendo comunque sempre lui il punto di collegamento fra “Toni” e loro. Tanto più si consolidarono queste sue funzioni organizzative nel 1942, quando fu costituito il Partito d’Azione e in esso confluirono gli aderenti al Movimento liberalsocialista, e ancor più perché, richiamato alle armi Giuriolo, la responsabilità di tutta l’attività clandestina del Partito d’Azione fu assunta dal “neofita” Mario Dal Prà, il quale, come è evidente, dovette essere sostenuto ancora maggiormente dal nostro Licisco, che da più vecchia data si muoveva nell’ambiente antifascista vicentino. Del resto, nella seconda metà degli anni Trenta Giuriolo si era mosso in un giro di conoscenze di persone più mature (Barolini, Neri Pozza, Gasparini, Marini, Dal Molin, Giovanni e Jacopo Ronzani, lo stesso Marcello De Maria e, più giovane e già collegato con Capitini, Enrico Niccolini’); e sarà, dunque, merito soprattutto di Licisco Magagnato l’avvio di nuovi contatti con quegli studenti universitari e dei licei, che permise la costituzione di un primo nucleo di giovani, i quali, passando per il Movimento liberalsocialista e il Partito d’Azione, si impegneranno, alla fine, nella Resistenza, in formazioni di Giustizia e Libertà.”
Mario Mirri, “Tre lettere di Licisco Magagnato”, in “Antonio Giuriolo e il Partito della democrazia” a cura di Renato Camurri, Cierre – Istrevi 2008 pp.147-148
Si è coscienti che la Resistenza è appannaggio di tanti altri: alcuni si incontrano camminando sui loro passi.
Buon cammino.
nella pagina con il dettaglio di ogni sentiero si trovano le informazioni per percorrerlo in autonomia
Sentiero n. 1
I Piccoli Maestri crescono

GUIDA DISPONIBILE A BREVE
Sentiero n. 3
Carta, Cerchio, Revoloni, Carli …

pagina SENTIERO N. 3: clicca qui
Sentiero n. 4
Le donne della Resistenza
a Vicenza

pagina SENTIERO N. 4: clicca qui
Sentiero n. 5
Partigiani a Vicenza,
non solo Piccoli Maestri

pagina SENTIERO N. 5: clicca qui
Sentiero n. 6
Vicenza resistente
e i luoghi del pianto

pagina SENTIERO N. 6: clicca qui






