Pietre inciampo – Ebrei – Sinti – Deportati
CONTENUTI
– Presentazione
– Caratteristiche generali
– Cartine topografiche
– Numero di tappe
– Introduzione al percorso
– Note al percorso
– Tappe e Argomenti di interesse
– Note per il rientro
Presentazione del sentiero N. 9
La persecuzione degli oppositori del regime nazi-fascista assunse svariate modalità: ma l’appoggio dato da Mussolini allo sterminio degli ebrei, dei sinti, degli omosessuali, l’imprigionamento ed il confino degli oppositori e la repressione violenta nei confronti dei patrioti e dei partigiani furono le più odiose.
Vicenza non visse il dramma dei rastrellamenti e la distruzione di abitati che i nazifascisti operarono in molti comuni della provincia quale tecnica di repressione dei resistenti. A titolo esemplificativo la memoria va a quanto successo a Camporovere, San Pietro Mussolino e Borga di Fongara.Dopo l’armistizio crearono ulteriori lacerazioni e nuovi oppositori. Con l’8 settembre:
“Sono italiani a caccia d’altri italiani. Ci sono due Italie che si sparano, s’inseguono, si tendono gli agguati. Parlano la stessa lingua, gli stessi dialetti, ma non s’intendono più. Ciò non è mai avvenuto nel corso della storia unitaria, ed è assai dubbio che le nuove generazioni riescano a spiegarsi il perché e il come si giunse a questo capolavoro, e risalire ai suoi artefici, alle sue componenti storiche e, direi, biologiche. Come poté avvenire che una gioventù, che aveva frequentato le stesse scuole, gli stessi “campi dux”, e vissuto fianco a fianco i primi tre anni di guerra, ad una data precisa – l’8 settembre 1943 – si divide, ognuno per la sua strada, questi partigiani, quelli con l’elmetto della X Mas, il fez della brigata nera o la croce uncinata delle SS tedesche?”
Mariangela Bacco, “Gigi Ghirotti”, Fondazione Gigi Ghirotti 2004, p. 126
Per molti iniziò il calvario degli Internati militari italiani (IMI), imprigionati e trasportati su vagoni piombati dei campi di concentramento tedeschi.
Caratteristiche generali
| Zona: | Vicenza Centro |
| Luogo partenza: | Giardini Salvi |
| Luogo arrivo: | Istituto San Gaetano |
| Lunghezza: | 7,4 Km |
| Dislivello: | Inesistente |
| Difficoltà: | T – Turistico |
| Durata: | 3,5 ore |
| Note: | Si suggerisce l’utilizzo della traccia gpx |
| Guida completa: | scarica la guida completa del sentiero |
| Tracce GPX: | scarica la traccia GPX |
| Tracce KLM: | scarica la traccia KLM |
| Mezzi per rientro alla partenza: | Autobus urbano STV nº 3 per orari verificare il sito https://www.svt.vi.it/it/orari-percorsi |
Cartine topografiche
Per meglio comprendere come si presentava il territorio in quel periodo, si illustra il sentiero disegnato su due mappe distinte.
La prima mappa utilizza una carta topografica 1:25.000 Vicenza, dell’Istituto Geografico Militare, rilievo del 1890 e aggiornamento del 1953. Si può cogliere una buona corrispondenza con l’attualità solo per parte del centro storico.
Fonte: Istituto Geografico Militare – Archivio CAI
Confrontandola con la successiva mappa on-line, realizzata con OsmAnd, risultano evidenti le grandi trasformazioni del territorio soprattutto allontanandosi del nucleo storico cittadino.
Fonte: https://osmand.net/

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Numero totale di tappe: 22
Seguire il sentiero in città può risultare complesso: si consiglia di far tesoro delle note in cima ad ogni tappa, che guidano negli spostamenti necessari per raggiungere il luogo.
Per uno sguardo di massima si hanno a disposizione le cartine di dettaglio sottostanti.
Infine è vivamente suggerito l’utilizzo delle tracce gpx fornite sul sito.
Nelle mappe di dettaglio vengono evidenziate con il cerchio giallo numerato progressivamente tutte le tappe del sentiero.
La scala è variabile: in ogni mappa è presente la rappresentazione grafica della distanza pari a 100 metri.
L’itinerario non garantisce viste mirabolanti o paesaggi mozzafiato: si vogliono riscoprire luoghi e fatti per conoscere ed essere riconoscenti a quanti hanno scelto la libertà e la giustizia, quando farlo significava rischiare tutto.
Introduzione al percorso
ENTRA NEL CONTESTO DEL PERCORSO…
(clicca sul triangolo o su questo testo per APRIRE o CHIUDERE la finestra che introduce al percorso contestualizzandolo)
Tra le varie proposte tese a conservare memoria di questi avvenimenti, sicuramente un percorso dedicato alle Pietre di Inciampo ha una rilevanza notevole.
Negli ultimi anni a Vicenza sono state posizionate nove Pietre di Inciampo.
Nascono da un’idea di Gunter Demnig, artista tedesco che si era posto l’obiettivo di trovare un modo per ricordare i cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.
Sono targhe in ottone della dimensione di un blocchetto di porfido (circa 10 cm x 10 cm) che si piantano nei marciapiedi o in luoghi pubblici. Solitamente vengono posizionate davanti all’uscio dell’abitazione del deportato o davanti al municipio della città di residenza. Vi è inciso il nome del prigioniero e la data di nascita, il luogo di detenzione e di morte.
A Vicenza le prime Pietre sono state deposte dal Comune il 25 giugno 2021 per interessamento della studiosa Paola Farina. Ricordano i coniugi ebrei Guido Orvieto e sua moglie Angelina Caivano, deportati ad Auschwitz.
Il Comune di Vicenza e l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea “Ettore Gallo” hanno poi voluto ricordare il 27 gennaio 2023 quattro deportati deceduti nel campo di Mauthausen: Torquato Fraccon, il figlio Franco, Carlo Crico e Piero Franco.
Infine il 25 gennaio 2025 sono state collocate altre tre Pietre d’Inciampo: ricordano due partigiani, Bruno Allegro e Ruggero Menin, e un militare internato (IMI), Luigino Scuizzato.
Oltre alla Pietre d’Inciampo, il percorso va alla ricerca di altri antifascisti o sospetti perseguitati dai nazifascisti, in primis gli ebrei e i sinti.
Occorre chiarire subito che il fascismo non fu tenero con gli ebrei.
Il 13 luglio 1938 venne diffuso il “Manifesto della razza”, a firma di “un gruppo di studiosi fascisti docenti delle Università Italiane”.
L’8 ottobre 1938 il Gran Consiglio del Fascismo emanò la “Dichiarazione sulla razza” effettuando nel contempo un censimento degli ebrei presenti sul territorio italiano.
In Italia si contarono circa 47.000 le persone classificate come “effettivi ebrei” nel Censimento speciale nazionale degli ebrei dell’agosto 1938.
Inoltre erano residenti 10.000 ebrei di nazionalità straniera.
“Dolorose conseguenze ebbero le leggi del 1938, tutte firmate dal re d’Italia.
Esse attaccarono particolarmente l’ambito dell’istruzione pubblica per mezzo dell’espulsione da tutte le scuole e Università degli studenti e professori di razza ebraica. Si trattò del “primo abuso” che colpì soprattutto i giovani i quali si ritrovarono all’improvviso nella più grande e dolorosa segregazione, esclusi, all’apertura del nuovo anno scolastico il 1° ottobre 1938, da quello che era il loro principale mondo relazionale. Dagli atenei e dalle scuole pubbliche del Regno furono “epurati” 96 professori universitari, 133 assistenti universitari, 279 presidi e professori di scuola media, più di un centinaio di maestri elementari, oltre 200 liberi docenti, 200 studenti universitari, 1.000 delle scuole secondarie e 4.400 delle elementari. La stessa infausta sorte subirono 400 dipendenti pubblici, 500 dipendenti privati, 150 militari e 2.500 professionisti che persero il posto di lavoro senza nessuna possibilità di proseguire la loro carriera dopo l’approvazione, tra il 7 e il 10 di novembre 1938, di un secondo più organico e più grave gruppo di provvedimenti antiebraici. I decreti, fra le molte cose, vietarono i matrimoni fra cittadini italiani ed ebrei.”
Paolo Tagini, “Le poche cose”, Cierre 2006, p. 28
Con i rumori della guerra, che stavano contagiando gran parte dell’Europa, per gli ebrei si prospettò un’ulteriore stretta: 6000 ebrei fuggirono emigrando prima dello scoppio del conflitto mondiale.
“Il 26 maggio 1940, Guido Buffarini Guidi, sottosegretario all’Interno, si era espresso chiaramente sul carattere anche antiebraico dei prossimi internamenti, inviando al capo della polizia Arturo Bocchini un telegramma che si riferiva specificatamente agli ebrei: «Il Duce desidera che si preparino dei campi di concentramento anche per gli ebrei, in caso di guerra. Ti prego di riferire direttamente».”
Paolo Tagini, “Le poche cose”, Cierre 2006, p. 7
Con l’occupazione nazista si arrivò al dramma dell’attuazione della «soluzione finale».
La Repubblica di Salò si conformò ai voleri nazisti e fin da subito dette un’accelerazione alla repressione.
La conferma viene dalla corrispondenza tra il Questore di Vicenza Linari con il Capo della Polizia.
“Il Questore al Capo della Polizia – Riservatissima – raccomandata – doppia busta
29 dicembre 1943 XXII
Oggetto: Vicenza – Relazione settimanale sulla situazione politica ed economica della provincia.
“Quanto agli ebrei della provincia, assicuro che sono stati messi in condizione di non nuocere mediante i noti provvedimenti disposti da codesto Ministero e che sono stati prontamente eseguiti. Così, quarantaquattro elementi di razza ebraica, di cui quattro italiani e gli altri stranieri, sono stati internati nel campo di concentramento provinciale istituito a Tonezza; numero trentatrè ebrei italiani misti o appartenenti a famiglie miste vengono vigilati e obbligati a presentarsi giornalmente ad apporre la firma di controllo in Questura o presso i Comandi dei Carabinieri delle località di residenza; per circa cinquecento ebrei, in maggior parte stranieri, irreperibili sin dall’8 settembre scorso, sono state diramate tempestivamente le ricerche per rintraccio e fermo. […]
Il Questore C. Linari”
Emilio Franzina, “La Provincia più agitata”, Cleup 2008, p. 142
Il percorso vuole fare luce anche su altri perseguitati: per quanto riguarda la persecuzione della popolazione sinti, il caso più conosciuto è quello dei X Martiri, trucidati l’11 novembre 1944 al Ponte dei Marmi. Di essi tre erano sinti e un quarto aveva sposato una sinti.
Poco si conosce sulle persone che vennero confinate durante il regime: nel sentiero vengono descritte le peripezie di Renato Nardin.
Infine durante il percorso si vuol ricordare gli altri deportati, politici, lavoratori costretti all’impiego in Germania, gli oltre 600.000 internati italiani del Regio esercito che dissero di no ai nazifascisti e alle loro allettanti proposte di combattere al loro fianco: i cosiddetti “IMI”, Internati militari italiani.
Era un esercito che all’8 settembre contava più di 3 milioni di soldati, 89 divisioni, più di 140.000 ufficiali.
Note al percorso
Si ricorda che i Sentieri Urbani della Libertà non sono provvisti di segnaletica propria. Tutta la documentazione necessaria per gli approfondimenti e per l’orientamento è liberamente disponibile nel sito.
Si ricorda che gran parte del centro storico è in Zona a Traffico Limitato.
Se si arriva in automobile, posti auto sono disponibili lungo Viale San Lazzaro e Viale Verona.
Il ritorno al punto di partenza è previsto con l’autobus pubblico: occorre utilizzare prima la linea 6 e successivamente la linea 1.
Per il rientro occorre ricordare di munirsi di biglietto dell’autobus.
Le rivendite sono elencate nel sito https://www.svt.vi.it/it/biglietti-abbonamenti/punti-vendita.

Quando nella guida, che contiene il dettaglio della tappa, si incontra il simbolo delle orme occorre seguire le indicazioni necessarie per raggiungere il luogo indicato.
Tappe e Argomenti di interesse (in totale 26)
(*) clicca sulla foto con il luogo della tappa per ingrandirla
| Foto (*) | Tappa n° | Indirizzo – località / posizione Google Maps | Argomento di interesse |
|---|---|---|---|
![]() | Tappa 1 scarica la guida | Giardini Salvi – Piazza De Gasperi 45°32’46.4″N 11°32’20.1″E – Google Maps | Lapide a Laura Lattes |
![]() | Tappa 2 scarica la guida | Corso San Felice, 2 45°32’45.1″N 11°32’19.5″E – Google Maps | Franco Brunello, IMI, ufficiale e disegnatore |
![]() | Tappa 3 scarica la guida | Inizio Corso San Felice 45°32’45.3″N 11°32’23.9″E – Google Maps | La salvezza in bicicletta: Günter Redlik |
![]() | Tappa 4 scarica la guida | Piazza Duomo – angolo Contra’ Vescovado 45°32’45.5″N 11°32’36.6″E – Google Maps | Guglielmo Cappelletti, antifascista, IMI, padre costituente |
![]() | Tappa 5 scarica la guida | Corso Palladio, 84 45°32’50.9″N 11°32’40.6″E – Google Maps | Pietre Inciampo Coniugi Orvieto |
![]() | Tappa 6 scarica la guida | Corso Palladio, 98 – Municipio 45°32’52.0″N 11°32’43.3″E – Google Maps | Pietra Inciampo Bruno Allegro |
| Pietra Inciampo Menin Ruggero | |||
![]() | Tappa 7 scarica la guida | Contra’ Cavour – angolo Corso Palladio 45°32’51.7″N 11°32’42.6″E – Google Maps | Targa toponomastica – ex Contra’ Giudei |
![]() | Tappa 8 scarica la guida | Piazza delle Erbe 45°32’48.2″N 11°32’48.2″E – Google Maps | Pietra inciampo Carlo Crico e la sua farmacia |
| Tra tessere annonarie e mercato nero | |||
![]() | Tappa 9 scarica la guida | Parcheggio Viale Eretenio 45°32’39.2″N 11°32’45.1″E – Google Maps | Ex Teatro Eretenio |
![]() | Tappa 10 scarica la guida | Via Dante Alighieri – Via X giugno 45°32’27.0″N 11°32’52.3″E – Google Maps | La famiglia Strasser: vita in convento |
![]() | Tappa 11 scarica la guida | Viale X Martiri 45°32’30.5″N 11°33’23.6″E – Google Maps | Quattro su dieci |
![]() | Tappa 12 scarica la guida | Contra’ Riale 45°32’55.0″N 11°32’43.6″E – Google Maps | Il carcere: Renato Nardin |
![]() | Tappa 13 scarica la guida | Contra’ Pedemuro S. Biagio 45°32’59.3″N 11°32’34.4″E – Google Maps | In carcere dopo 300 Km di bici |
| Partenza per il lager – “So che il prezzo è questo” | |||
![]() | Tappa 14 scarica la guida | Contra’ Santa Corona 45°33’01.2″N 11°32’48.9″E – Google Maps | Pietre inciampo Fraccon: Torquato e il figlio Franco |
![]() | Tappa 15 scarica la guida | Piazza Matteotti 45°32’58.9″N 11°32’58.3″E – Google Maps | Al Teatro Olimpico, poi in campo di sterminio |
![]() | Tappa 16 scarica la guida | Contra’ XX Settembre, 2 45°33’00.8″N 11°33’04.2″E – Google Maps | Pietra inciampo Scuizzato , uno dei tanti IMI |
![]() | Tappa 17 scarica la guida | Corso Padova inizio 45°33’00.5″N 11°33’09.8″E – Google Maps | Margherita Luzzatto e Carlotta Cantoni |
![]() | Tappa 18 scarica la guida | Contra’ Porta Santa Lucia, 44 45°33’06.5″N 11°33’04.8″E – Google Maps | Pietra inciampo Piero Franco |
![]() | Tappa 19 scarica la guida | Borgo Santa Lucia – Seminario 45°33’15.5″N 11°33’09.8″E – Google Maps | Gianni Cielo, internato e monsignore |
![]() | Tappa 20 scarica la guida | Via F.lli Bandiera (ponte su Astichello) 45°33’27.7″N 11°32’54.4″E – Google Maps | Lina Cantoni, la musicista e Edoardo Orefice, il pediatra |
| Barche partigiane | |||
![]() | Tappa 21 scarica la guida | Via F.lli Bandiera (cimitero acattolico) 45°33’27.0″N 11°33’02.4″E – Google Maps | Ermes Jacchia |
![]() | Tappa 22 scarica la guida | Via Mora 45°33’43.1″N 11°33’11.9″E – Google Maps | Don Michele e don Ottorino |
Note per il rientro a inizio percorso

Per utilizzare l’autobus per il rientro occorre ritornare in Via Astichello, ove si trova la fermata dell’autobus poco dopo l’incrocio Via Mora – Via Astichello
Poi vennero i giorni della Liberazione: tornano i “delinquenti”
Durante il rientro può essere d’utilità uno scritto a firma di Gigi Ghirotti, il Piccolo Maestro “antimilitarista” che dopo la Liberazione prese la via del giornalismo, diventando una delle firme di punta della Stampa e riversando nei suoi scritti la passione e la tensione che lo contraddistinsero già durante la Resistenza.
Era l’8 agosto 1945. A distanza di mesi dalla fine della guerra non si conosceva ancora il destino di molti, il rientro a casa di partigiani, soldati, detenuti, prigionieri …. era farraginoso e spesso arrivava solo la notizia della morte del congiunto.
Per chi rientrava si presentavano enormi difficoltà di reinserimento.
Il venticinquenne Ghirotti scriveva per «Il Giornale di Vicenza» l’articolo “Partigiani d’Italia in Germania”, dal quale si trae il trafiletto seguente.
“Poi vennero i giorni della liberazione: uomo per uomo, giorno per giorno, a fatica, la Germania cominciò a renderci le nostre legioni di infelici. Sfila ormai da tre mesi dal Brennero e da mille altre strade, per lunghissime colonne, a piedi, ai lati dell’asfalto o issati altissimi su altissimi camion il corteo straccione della nostra gente che ritorna. […] Adesso ritornano: su un camion di questi nostri esuli abbiamo visto sventolare una bandiera, ma al centro del tricolore, sul bianco, dove un tempo era il blasone del monarca, bordato d’azzurro, c’era un foro, da cui sbrindellava il vento. Ed uno di quegli uomini che erano lassù annunciò passando fra la gente: “Sono tornati i delinquenti!”.
Eccoli qui i nostri delinquenti: sono i “politici” che venivano scoperti con il pacchetto dei manifestini antitedeschi: sono gli uomini odiati dai fascisti che venivano consegnati allo straniero perché di loro non rimanesse più niente qui in Italia: sono i “rastrellati”, quelli che ospitavano il partigiano nel fienile, o che sono stati sorpresi mentre porgevano la scodella di latte al patriota stanco che passava per la contrada. Sono i deportati dell’8 settembre, traditi dai troppi italiani e rapiti dal tedesco, imprigionati per giorni e giorni entro i carri bestiame che stridevano, saltavano e traballavano correndo verso la Germania per essere spremuti e tormentati fino all’estremo di ogni umana risorsa. Ed in quei giorni – in Italia – qualcuno diceva che i tedeschi erano stati fin troppo buoni, perché avrebbero potuto fare di peggio. Avrebbero potuto dare acqua soltanto, e non acqua e rape ai nostri internati: acqua fredda nell’inverno rigido, come facevano con le pompe sui corpi illividiti di quelli che si ribellavano perché morissero tutti, questi uomini abbandonati all’odio di un popolo inferocito, colpevoli di essere italiani e di non voler portare le armi per i tedeschi. […]
Adesso ritornano i nostri “delinquenti”. Trovano tanti “insostituibili” ai posti di lavoro cui essi avrebbero bisogno di accedere per riprendere una vita da uomini dopo l’ergastolo tedesco. Ed invece c’è tanta gente preziosa che fu indispensabile anche per l’altra Italia, quella delle brigate nere, della Todt e della Decima Mas, che non comprende il sacrificio ed il desiderio di lavoro di questi rimpatriati. E li fanno girare da un ufficio all’altro, senza ragione, per far capire che gli “insostituibili” vogliono rimanere tali. Ma i reduci mostrano i vestiti consunti dagli eterni mesi della prigionia e le scarpe che perdono la suola. Tarderà molto ad arrivare il cuoio anche per loro?“
Mariangela Bacco, “Gigi Ghirotti”, Fondazione Gigi Ghirotti 2004, pp. 122 – 124

























