Sentiero urbano della libertà n. 4

CONTENUTI

Presentazione
Caratteristiche generali
Cartine topografiche
Numero di tappe
Introduzione al percorso
Note al percorso
Tappe e Argomenti di interesse
Note per il rientro

Questo itinerario vuol essere un omaggio alle tante ragazze e alle tante donne che furono protagoniste della Guerra di Liberazione e le prime a intuire che con l’8 settembre 1943 iniziava il periodo più difficile della Resistenza.
La passeggiata è pensata per attraversare la città da est a ovest, congiungendo due luoghi simbolo dell’inizio della Resistenza.
Sono i posti ove vennero uccise Nerina Sasso e Novelia Turato, a distanza di due giorni, entrambe nel tentativo di dare una mano ai soldati italiani che dopo l’8 settembre vennero imprigionati e racchiusi nei carri bestiame con direzione i campi di concentramento tedeschi.
Furono molte le donne che contribuirono alla Resistenza: le si va a scoprire lungo il percorso, con modeste divagazioni rispetto all’asse stradale Padova – Vicenza
Nella foto scattata durante uno degli incontri nel dopoguerra fra gli ex-prigionieri dell’U.P.I. della G.N.R. di Vicenza, compaiono tra le altre Rina Somaggio e Lisetta Daffan.

sentiero 04 foto presentazione - CAI Sezione di Vicenza - APS
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[Foto da Sonia Residori, “Il guerriero giusto e l’Anima bella”, Centro Studi Berici 2008, p. 163]
Zona:Vicenza est – ovest
Luogo partenza:Chiesa della Stanga – Madonna della Pace – Viale della Pace
Luogo arrivo:Viale Verona – cavalcaferrovia
Lunghezza:9,0 Km
Dislivello:Inesistente
Difficoltà:T – Turistico: le difficoltà sono limitate all’attraversare alcune strade trafficate e nell’orientamento
Durata:4 h
Note:Si suggerisce l’utilizzo della traccia gpx
Guida completa:scarica la guida completa del sentiero
Tracce GPX: scarica la traccia GPX
Tracce KLM: scarica la traccia KLM
Mezzi per rientro alla partenza:Autobus urbano STV nº 1
per orari verificare il sito https://www.svt.vi.it/it/orari-percorsi

La prima mappa è tratta da una carta topografica 1:50.000 Vicenza, datata 1944, in uso dagli Alleati e ricavata da precedenti cartine dell’Istituto Geografico Militare. A 80 anni dalla stampa, si può cogliere una buona corrispondenza con l’attualità solo per parte del centro storico.
Fonte: https://maps.lib.utexas.edu/maps/ams/italy_50k/txu-pclmaps-oclc-6540719-vicenza-50-iv.jpg
Confrontandola con la successiva mappa on-line, realizzata con OsmAnd, risultano evidenti le grandi trasformazioni del territorio soprattutto allontanandosi del nucleo storico cittadino.
Fonte: https://osmand.net/

sentiero 04 percorso su mappa storica - CAI Sezione di Vicenza - APS
percorso su cartografia del 1944
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sentiero 04 percorso su mappa attuale - CAI Sezione di Vicenza - APS
percorso su cartografia attuale
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Seguire il sentiero in città può risultare complesso: si consiglia di far tesoro delle note in testa ad ogni tappa, che guidano negli spostamenti necessari per raggiungere il luogo.
Per uno sguardo di massima si hanno a disposizione le cartine di dettaglio sottostanti.
Infine è vivamente suggerito l’utilizzo delle tracce gpx fornite sul sito.
Nelle mappe di dettaglio vengono evidenziate con il cerchio giallo numerato progressivamente tutte le tappe del sentiero.
La scala è variabile: in ogni mappa è presente la rappresentazione grafica della distanza pari a 100 metri. L’itinerario non garantisce viste mirabolanti o paesaggi mozzafiato: si vogliono riscoprire luoghi e fatti per conoscere ed essere riconoscenti a quanti hanno scelto la libertà e la giustizia, quando farlo significava rischiare tutto


ENTRA NEL CONTESTO DEL PERCORSO…
(clicca sul triangolo o su questo testo per APRIRE o CHIUDERE la finestra che introduce al percorso contestualizzandolo)


Fu nel tardo pomeriggio dell’8 settembre 1943 che arrivò la notizia dell’armistizio: per Vicenza: tante cose cambiarono.
Pietro Badoglio, d’accordo con il Re, alle ore 19.45 leggeva alla radio il noto comunicato, annunciando che la richiesta di un Armistizio agli Alleati (Regno Unito, USA e URSS) era stata accolta. L’Armistizio provocò lo sfaldamento delle forze armate italiane presenti in Italia, in Jugoslavia, in Francia, Albania e Grecia: un esercito di più di 3 milioni di uomini, 89 divisioni, 140.000 ufficiali.
Immediatamente iniziò per gran parte dei soldati il tentativo di rientro a casa.
Rapidamente le truppe tedesche occuparono i posti di comando.
Il 10 settembre i tedeschi, utilizzando la strada della Vallarsa, si impadronirono di Schio e le sue fabbriche. Scendendo per la Val d’Adige occuparono Verona. Provenendo da Modena i nazisti entrarono a Vicenza, senza colpo ferire.

L’itinerario vuol essere un omaggio alle donne, non solo quelle direttamente partecipi alla Resistenza, ma anche a tutte quelle donne che manifestarono il loro sdegno verso l’oppressione nazifascista.

“Una cosa dopo l’8 Settembre egualizzò quasi tutta l’Italia, le città come le campagne e i monti: la valorizzazione della donna sia nella vita domestica che nazionale, perché la donna dovette farsi carico non solo della sussistenza della famiglia, ma anche di sostituire gli uomini ricercati e nascosti e spesso collaborare direttamente (le cosiddette “staffette”) con la Resistenza sia civile che armata. […]
Scrive Anna Teresa laccheo: Staffetta è il sostantivo più utilizzato quando si vuole definire il ruolo delle donne nella lotta di liberazione. I documenti ufficiali […] ricorrono sempre a questa dizione per designare in modo sintetico l’attività svolta dalle donne durante la Resistenza. È riduttiva e anche stigmatizzante: si inserisce in quel filone storico che ha presentato a lungo la partecipazione femminile nella guerra partigiana come contributo prezioso, riconoscendone il valore ma relegandola immediatamente su di un piano di inferiorità”

Benito Gramola e Danilo De Zotti, “La Divisione “Vicenza” e le sue 7 Brigate”, Cierre ISTREVI 2025 tomo 1, p. 9

Che cosa successe realmente l’8 settembre a Vicenza?
Era la festa della Madonna de Monte e in Campo Marzo c’erano le giostre.

“Nel pomeriggio del 7 settembre 1943 fece l’ingresso a Vicenza il nuovo vescovo Carlo Zinato. Era stato eletto 1’8 giugno precedente e consacrato il 25 luglio nella basilica di S. Marco a Venezia. La sera del giorno seguente, mentre a Monte Berico si chiudevano con il canto dei vesperi le celebrazioni liturgiche per la sua venuta, giunse improvvisa la notizia dell’armistizio concluso tra gli alleati e il governo italiano presieduto da Pietro Badoglio.
Fu dapprima un’impressione di stupore e in taluni anche un entusiasmo sconsiderato per la fine di una guerra mai capita né voluta, ma sottentrarono tosto disorientamento, incertezza e preoccupazione quando l’esercito si sfasciò, la flotta si arrese, re e governo fuggirono, Mussolini ritornò in libertà. La guerra era irrimediabilmente perduta e il paese, che anelava solo alla pace, non poteva evitare di pagare le tristi conseguenze”

Giovanni Battista B. Zilio, “Il clero vicentino durante l’occupazione nazifascista”, Tipografia S.Giuseppe – G. Rumor S.R.L.1975, p. 3

L’8 settembre venne così ricordato da Mario Mirri, il più giovane dei Piccoli Maestri. Abitava vicino a Viale Mazzini.

“Fu Licisco Magagnato, che arrivò a casa mia nel tardo pomeriggio dell’8 settembre, tutto trafelato, portandomi la notizia che finalmente, l’armistizio era stato firmato. Nonostante la gravità della situazione, la Festa dej Oto era in corso, come ogni anno: in quella giornata festiva, un buon numero di persone, e soprattutto di giovani, era affluito ai viali del campo Marzio; chi non amava quel chiasso o non lo approvava in quella circostanza, era rimasto, come me, a casa a riposare. Licisco mi portava le indicazioni del Comitato dei partiti antifascisti: era da presumere che gran parte dei soldati della grande caserma di Vicenza, in libera uscita, fosse affluita a Campo Marzio, che fosse sparsa tra giostre, tiri a segno e autoscontro; occorreva raggiungere rapidamente quei viali, annunciando a gran voce l’avvenuta firma dell’armistizio e invitando i soldati a rientrare rapidamente in caserma. Così facemmo: raggiunta rapidamente Porta Castello, ci avviammo per il viale della stazione, e di qui per gli altri viali ancora pieni di gente e di chiasso, urlando a squarciagola: «È firmato l’armistizio! Tutti i militari rientrino immediatamente in caserma!». Sebbene il maresciallo Badoglio avesse concluso il suo annuncio invitando a reagire «ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza», con le caserme vuote e i soldati sulle giostre, nessun altro, a Vicenza, aveva pensato di prendere una iniziativa analoga. Per parte nostra, noi continuammo per un po’ a urlare a squarciagola, da un viale all’altro, ed avemmo anche la soddisfazione di vedere qualche soldatino abbandonare il luogo della festa e mettersi a correre verso l’altra parte della città, dov’era la caserma.”

Mario Mirri, “L’8 settembre a Vicenza: i soldati sulle giostre”, Quaderni ISTREVI n° 1/2006, p. 127

L’aria che tirava quel giorno è percepibile da quanto successe al Caffè Nazionale, posto al primo piano del palazzo dirimpettaio al Municipio di Vicenza in Corso allora intitolato a Ettore Muti, ora Corso Palladio.
Neri Pozza aveva appena inaugurato una sua mostra in una sala dedicata del caffè.
Gabriella Fraccon, figlia di Torquato e sorella di Franco, raccontò quanto successe l’8 settembre.

“Ricordo che Neri Pozza era arrabbiato perché aveva inaugurato al Caffè Nazionale di Vicenza una mostra di pittura e, appena aperta, Linari, il questore, gliela aveva fatta chiudere perché considerata un covo di antifascisti.”

Benito Gramola, “Le donne e la Resistenza – Interviste a staffette e a partigiane vicentine“, La Serenissima 1994, p. 143

In città è suggerito di spostarsi in bicicletta e in autobus.
Si ricorda che gran parte del centro storico è in Zona a Traffico Limitato.
Se si arriva in automobile, alcuni posti auto sono presenti lungo Via D’Annuncio, in prossimità dell’Istituto Tecnico Economico Ambrogio Fusinieri, storica scuola dei vicentini.
Il ritorno al punto di partenza è previsto con l’autobus pubblico.
Per il rientro occorre ricordarsi di munirsi di biglietto dell’autobus.
Le rivendite sono elencate nel sito https://www.svt.vi.it/it/biglietti-abbonamenti/punti-vendita.

simbolo orme - CAI Sezione di Vicenza - APS

Quando nella guida, che contiene il dettaglio della tappa, si incontra il simbolo delle orme occorre seguire le indicazioni necessarie per raggiungere il luogo indicato.

(*) clicca sulla foto con il luogo della tappa per ingrandirla

(*)Tappa n°Indirizzo – località / posizione Google MapsArgomento di interesse
 sent 4 donne foto tappa rid 1 - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 1
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Chiesa della Stanga – via Don Barban (Strada Pizzolati)
45°32’19.0″N 11°34’58.9″E – Google Maps
Nerina Sasso, uccisa il 13 settembre 1944
 sent 4 donne foto tappa rid 2 - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 2
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Via della Pace – incrocio Via Vittime Civili di Guerra
45°32’27.7″N 11°34’40.4″E – Google Maps
11 settembre 1943: inizio prigionia
 sent 4 donne foto tappa rid 3 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 3
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Via Martiri delle Foibe – area di sosta
45°32’21.0″N 11°34’08.9″E – Google Maps
Via dal Veneto – la grande emigrazione
 sent 4 donne foto tappa rid 4 - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 4
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Via Gallo – ponte sul Bacchiglione
45°32’28.4″N 11°33’27.5″E – Google Maps
Con cosa preparare da mangiare?
 sent 4 donne foto tappa rid 5 - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 5
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Via Ettore Gallo
45°32’28.7″N 11°33’18.5″E – Google Maps
Sciopero delle donne
 sent 4 donne foto tappa rid 6 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 6
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Piazzale Fraccon –  Arco di Palladio
45°32’28.7″N 11°33’11.8″E – Google Maps
Sciopero delle studentesse Natale Roma – Simonetta
 sent 4 donne foto tappa rid 7 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 7
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Contra’ San Tommaso – Caserma Guardia Finanza
45°32’35.4″N 11°32’57.8″E – Google Maps
Distretto militare e bar: Maria Gallio
 sent 4 donne foto tappa rid 8 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 8
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Piazzetta San Nicola
45°32’44.3″N 11°32’55.4″E – Google Maps
Carceri San Michele – Maria Setti torturata e imputata di essere iscritta al CAI
Carceri San Michele – Silvia Barban e il tenente Usai
 sent 4 donne foto tappa rid 9 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 9
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Contra’ San Faustino – incrocio Contra’ Cabianca
45°32’51.2″N 11°32’56.7″E – Google Maps
Segreteria provinciale in casa di Elda Bedin
 sent 4 donne foto tappa rid 10 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 10
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Corte de Roda
45°32’55.8″N 11°33’04.4″E – Google Maps
Olimpia Menegatti
 sent 4 donne foto tappa rid 11 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 11
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Contra’ Sant’Andrea – incrocio Contra’ Pietro
45°32’58.3″N 11°33’05.3″E – Google Maps
Amalia (Lia) Miotti e Giovanni Carli
 sent 4 donne foto tappa rid 12 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 12
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Ponte degli Angeli
45°33’00.6″N 11°33’02.9″E – Google Maps
Un lavoro estenuante: le lavandaie
Lina Tridenti: la fuga e la taglia
 sent 4 donne foto tappa rid 13 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 13
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Piazza Araceli vecchio
45°33’11.4″N 11°32’58.7″E – Google Maps
Casa Candia e la Missione Nemo
 sent 4 donne foto tappa rid 14 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 14
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Via Mariano Rumor – Parco Querini
45°33’09.9″N 11°32’53.8″E – Google Maps
Divertimenti durante la guerra – fieno nel parco
 sent 4 donne foto tappa rid 15 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 15
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Contra’ San Marco – Dame inglesi
45°33’08.8″N 11°32’35.2″E – Google Maps
Giusta tra le Nazioni: suor Gemma delle Dame Inglesi
 sent 4 donne foto tappa rid 16 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 16
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Contra’ Pedemuro San Biagio – ex carceri
45°32’59.3″N 11°3234.5″E – Google Maps
Suor Demetria angelo delle carceri di S.Biagio
La detenuta Luisa Arlotti (suor)
 sent 4 donne foto tappa rid 17 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 17
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Corso Fogazzaro – incrocio Contra’ Pedemuro San Biagio
45°32’57.9″N 11°32’29.6″E – Google Maps
Lisetta Daffan: arresto per una canzonetta
“Nerina” e i soldati imprigionati l’8 settembre
“Nerina” e Freccia
 sent 4 donne foto tappa rid 18 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 18
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Corso Palladio – di fronte a Palazzo municipale
45°32’51.9″N 11°32’42.6″E – Google Maps
Magazzini ex Standa: Alberta Caveggion “Nerina”
 sent 4 donne foto tappa rid 19 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 19
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Porta Castello – Ingresso Giardini Salvi
45°32’45.4″N 11°32’24.6″E – Google Maps
Leda Scalabrin – partigiana “internazionale”
Leda Scalabrin e Concetto Marchesi
Eugenio Magri e i partigiani bambini
 sent 4 donne foto tappa rid 20 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 20
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Viale Roma – monumento Fogazzaro
45°32’39.3″N 11°32’24.9″E – Google Maps
IMI – Donne in stazione: “Per di qua, alpini”
Donne e attentato alle locomotive
 sent 4 donne foto tappa rid 21 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 21
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Campo Marzo – esterno parco giochi
45°32’38.9″N 11°32’17.9″E – Google Maps
Primi contatti tra cospiratori e Maria Setti
Ritorno dei reduci, ma c’è chi non torna
 sent 4 donne foto tappa rid 22 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 22
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Corso San Felice – piazzale Basilica
45°32’39.7″N 11°31’56.9″E – Google Maps
Bombe su suore e ricoverati – manicomio S. Felice
 sent 4 donne foto tappa rid 23 scaled - CAI Sezione di Vicenza - APSTappa 23
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Viale Verona – incrocio cavalcavia Ferretto de’ Ferretti
45°32’27.7″N 11°31’26.9″E – Google Maps
Assassinio Novelia Turato, prima vittima di Vicenza (11 settembre 1943)
autobus - CAI Sezione di Vicenza - APS

Occorre utilizzare l’autobus per il rientro: la fermata si trova ad una trentina di metri più avanti del cavalcavia, procedendo lungo Viale Verona.

Durante il rientro si suggeriscono alcune considerazioni offerte da una riflessione di Angelina Peronato, una delle tante staffette attive nel vicentino.

“Molto s’è scritto e parlato intorno alla attività partigiana del periodo clandestino, talvolta travisando i fatti, attribuendo a pochi il lavoro di molti o a molti il lavoro di pochi a seconda delle opportunità; poco o quasi nulla si è parlato della attività femminile. […] Leggendo i quadri delle formazioni partigiane, troviamo un numero limitato di donne vicentine a cui è stato attribuito il titolo militare di “partigiana” e limitatissimo quello a cui s’è conferito una medaglia o una croce al merito, mentre parecchie sono le donne della città e più ancora della provincia che, durante il periodo della lotta per la liberazione, furono preziose, impareggiabili collaboratrici dell’uomo.
Hanno esordito con l’assistenza per rispondere ad un primo impulso del cuore, ed hanno terminato compiendo delicate, importanti e pericolose missioni militari.
All’indomani dell’8 settembre […] hanno rovistato nei guardaroba e nelle casse, hanno messo in luce i vestiti borghesi del figlio o del fratello militari, del marito o del padre defunti, per vestire […] i soldati italiani fuggiti dalle caserme o gli stranieri evasi dai campi di concentramento. […]
I problemi da risolvere si sono presentati uno dopo l’altro con una certa urgenza: ammalati nascosti da assistere e da curare; sani, rifugiati nelle tane come lepri inseguite dal bracco o prigionieri innocenti arrestati come malfattori, a cui procurare il cibo […]; ebrei da condurre al confine svizzero […]; sudafricani da accompagnare dal basso all’alto vicentino, sul Grappa; necessità di produrre documenti falsi[..]; radio ricevente e trasmittente da seguire per i vari lanci praticati dagli americani; ordini da portare alle varie formazioni partigiane […]; partigiani fucilati o impiccati da seguire […] nel momento della sepoltura per poterli poi, a liberazione avvenuta, riconoscere […]; giovani paracadutisti americani piovuti dal cielo dopo una battaglia aerea, da sottrarre alle furie naziste e fasciste, […] armi e munizioni ed altro materiale ricuperato nei lanci, da trasportare da una formazione all’altra. […]
Lisetta Daffan, Isabella Fraccon e le figlie sue Graziella e Letizia, Nora Candia e Luigina Sinico vengono arrestate e torturate, […]; altre sono deportate nei campi di concentramento in Germania; il numero delle generose si assottiglia, queste corrono in bicicletta da un paese all’altro, da Vicenza a Padova, dal piano al monte per mantenere i contatti, per portare e ricever ordini e non temono i mitra che ad ogni svolta potrebbero sparare.”

Angelica Peronato “Le Donne partigiane angeli della Resistenza” in “Il Momento vicentino” del 21 aprile 1955

Alcuni numeri possono aiutare a capire la dimensione e la portata di questo impegno femminile: ne parla Lina Tridenti, staffetta partigiana.

“Torno ai ricordi e voglio parlare di ribelli, voglio parlare delle donne, della loro forza e del loro amore, voglio dire grazie a quelle che hanno aperto le loro povere case ai ricercati, hanno diviso il cibo, così misurato, senza chiedere riconoscimenti e compensi. Ferruccio Parri ha scritto che se non ci fossero state le donne, la Resistenza non sarebbe stata possibile; una verità taciuta per tanti anni. Oggi, oltre alle biografie e alle testimonianze, si possono leggere ricerche e studi storici. Ci sono anche dei dati: 35.000 le partigiane combattenti; 25.000 le patriote; 4.653 arrestate, condannate e torturate; 2.275 fucilate e cadute in combattimento; 2.750 deportate nei lager nazisti. Cifre non definitive, perché la storia delle donne è un continente sommerso.”

Lina Tridenti, “La mia vita di scuola e di resistenza”, Cierre edizioni 2023, pp. 92-93

Per approfondimenti: https://www.internamentoveneto.it/centro-studi-internamento-deportazione/donne-partigiane-vicentine/

Descrizione del progetto ed Elenco di tutti i sentieri