Gruppo Rocciatori Renato Casarotto

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Che cosa facciamo

Il Gruppo Rocciatori Renato Casarotto vuole essere momento di incontro e aggiornamento per gli alpinisti della sezione di Vicenza.
Siamo un gruppo di amici che condividono la comune passione per la montagna e ci proponiamo quale opportunità anche per chi, dopo i corsi, intende continuare a coltivare l’interesse per l’arrampicata all’interno della sezione.
Benvenuti sono anche tutti quanti vogliono riprendere ad arrampicare, dopo un corso fatto da tempo o dopo aver fatto esperienze diverse. Siamo aperti comunque a tutte le nuove idee e proposte che ci vengono anche da chi preferisce rivolgere la propria attenzione all’arrampicata in falesia.
Siamo sempre attenti alle novità e agli aggiornamenti tecnici e ambientali che solitamente approfondiamo nelle Serate Culturali.
Per far tutto questo ci troviamo in sede nella sala Carega generalmente tutti i primi mercoledì del mese, nelle Serate Culturali e tutti i mercoledì prima delle gite sociali del Gruppo.

Iscrizione al Gruppo:

– possono iscriversi al gruppo tutti i soci CAI che abbiano presentato un adeguato curriculum di vie condotte da primo di cordata che dimostri una adeguata esperienza da capi cordata;
– la domanda di iscrizione sarà vagliata dai capi cordata alla prima riunione utile.

Uscite del Gruppo:

– Il GRRC organizza uscite durante tutto l’anno per i componenti del gruppo;
– Il GRRC organizza anche alcune uscite sociali dedicate ai neofiti. Possono partecipare coloro che hanno svolto almeno un corso A1 o che presentano adeguata esperienza. La partecipazione è subordinata alla disponibilità dei capi cordata del GRRC in grado di assicurare adeguata sicurezza nelle vie scelte; gli itinerari individuati dovranno tener conto del grado di conoscenza e capacità dei neofiti.

Referente

Maurizio Morbin

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La nostra storia

Storia del Gruppo Rocciatori del CAI Vicenza, divenuto poi Gruppo Rocciatori Renato Casarotto

Periodo post-guerra (1940-1970) dai ricordi di Bepi Peruffo

Nell’immediato dopoguerra, l’esplosione di gioia di essere sopravvissuti ad eventi tanto tragici e l’assaporare una libertà sconosciuta, aveva risvegliato in tanti giovani la voglia di riprendere l’attività alpinistica, stroncata proprio a causa del periodo bellico. In questa euforica temperie non ci si era minimamente preoccupati di organizzare e di costituire gruppi, bensì di arrampicare in libertà per godere aria aperta, orizzonti infiniti e la leggerezza dell’amicizia e della fraternità.

Dal 1945 al 1950, un eterogeneo manipolo di “baldi giovani” si amalgama attorno a personaggi quali Dino Miotti, reduce della Scuola Militare Alpina di Aosta, gruppo che si può identificare in Umberto Stella, Gino Saggiotti, Raffaele Rigotti, Silvano Pavan, Mario Carlan, Berto Brotto, Roberto Fabbri (caduto prematuramente sulla Canna Berti-Carugati alla Est del Baffelan nel 1952), Renato Gentilin e altri, che intraprendono una attività di arrampicata, svolta per la maggior parte sulle Piccole Dolomiti, ripercorrendo quasi tutte le vie fino allora conosciute, ma anche con imprese di tutto riguardo, basti ricordare la ripetizione della via Simon Rossi alla nord del Pelmo (da parte di Pavan e Carlan), definita il primo VI grado italiano nelle Dolomiti, in quegli anni e con l’attrezzatura di allora.
Dal 1950 al gruppo si aggiungono altri, di poco più giovani rispetto al primo nucleo e sono Piero Fina, Adriana Valdo, Tarcisio Rigoni, Vittorio Meneghini, Mino Zancan e Bepi Peruffo, seguiti subito dopo da Piergiorgio Franzina, Vittoriano Novello, Leonardo Pretto.
Il gruppo è folto, la Sezione del C.A.I. di Vicenza è ben strutturata, è giocoforza regolamentare e inquadrare l’attività che si sta allargando per importanza di numero e difficoltà di salite. Nasce così il gruppo Rocciatori “U. Conforto”, tenuto a battesimo dai decani degli arrampicatori vicentini di allora: gli accademici del C.A.A.I. Gastone Gleria e Tita Casetta.
Sulla falsariga del regolamento della Scuola Vicentina di Roccia, viene steso un regolamento depurato della retorica fascista e aggiornato con le nuove esigenze del tempo. Si tiene in Sede un libro delle ascensioni dove ciascun arrampicatore può registrare le sue salite, testimonianza preziosa della cronologia dell’intensa attività di questo gruppo.
Dopo la morte di Umberto Conforto, avvenuta per incidente stradale, si pensò di ricordarlo istituendo una targa, il motto della quale era “Nei migliori rivive” da assegnare all’arrampicatore con la migliore attività alpinistica dell’anno.
Alcuni rocciatori del gruppo parteciparono poi, nell’estate del 1954 al IV° Corso Nazionale per la formazione di Istruttori di roccia, svoltosi al Rifugio Brentei nelle Dolomiti di Brenta, sotto la direzione di Riccardo Cassin e Cirillo Floreanini, tra loro: Bepi Peruffo e Mino Zancan, che risultarono l’uno, Istruttore Nazionale di Alpinismo e l’altro, Aiuto Istruttore.
Dopo il conseguimento del titolo da parte di alcuni rocciatori del gruppo roccia, presso la locale sede del CAI i tempi erano oramai divenuti maturi per raccogliere l’eredità di Checco Meneghello, quella di ricostituire la scuola di alpinismo, che prima in Italia, fu da lui ideata realizzata e diretta nel 1926. Naturalmente i criteri e la didattica furono aggiornati alle innovazioni tecniche degli anni ’50, dove accanto all’attività di roccia nella palestra di “Gogna” si pretendevano nozioni di storia dell’alpinismo, topografia, orientamento, pronto soccorso, flora e fauna montana, come dettato dal regolamento della Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo del C.A.I.
In tempi di unione, di condivisione e non di divisione, ne di individualismi esasperati e settarismi che allora non albergavano in Sezione, la Scuola riprese ufficialmente nella primavera del 1955, diretta da Bepi Peruffo con la collaborazione e la sinergia di tutto il gruppo rocciatori fino al 1970. Dal 1971 il testimone passò a Piergiorgio Franzina, che più tardi, lo affidò alle nuove e più agguerrite generazioni che seguivano e chiedevano il passo. Negli anni (1957-1970) l’attività del gruppo cominciò a qualificarsi anche nel panorama nazionale. Il fascino di misurarsi con le “Grandi” Alpi, fece pensare all’organizzazione di una specie di spedizione al Monte Bianco che purtroppo non ebbe i risultati sperati in quanto sin dai primi giorni della loro permanenza, una disgrazia sul Pic Gamba, costrinse i partecipanti a divenire soccorritori, subendo un impatto iniziale assai tragico ed impressionante, per dei giovani che per la prima volta si affacciavano sulle Alpi. Ripresisi da quel deludente battesimo con le “Occidentali”, il gruppo roccia, gradualmente, alzò il livello tecnico delle scalate compiendo salite di alto valore alpinistico fino ai massimi livelli (tanto per citarne alcune: via Solleder-Lettembauer al Civetta, via Carlesso alla Torre di Valgrande; la direttissima Comici-Dimai alla Nord della Cima Grande di Lavaredo e molte altre ancora), ottenendo il riconoscimento dal Club Alpino Accademico Italiano che annoverò tra i suoi soci ben quattro membri del gruppo rocciatori: Adriana Valdo, Tarcisio Rigoni, Piero Fina e Piergiorgio Franzina. Inoltre Berto Brotto conseguì il patentino di Guida Alpina, titolo tutt’altro che facile da conseguire in quegli anni per un non valligiano.

Periodo Nuovo Mattino (1970-2000)

Il cambio generazionale successivo, che vede l’inserimento di nuovi rocciatori: Eugenio De Gobbi, Ugo Simeoni, Renato Casarotto, Piero Radin, Diego Campi, Gianpaolo Casarotto, Balasso Tranquillo, Sergio Antoniazzi, Michele Guerrini, Guido Casarotto e altri… porta nuovo entusiasmo, ci si dimentica però di tutto il lavoro svolto dai predecessori non essendoci un contatto diretto fra generazioni (nell’ambito alpinistico succede facilmente).
In questi anni il gruppo si chiama semplicemente Gruppo Roccia del CAI Vicenza, senza statuto e senza regolamenti. Si impegna comunque per circa 15 anni nell’organizzazione e gestione del Corso di Alpinismo della Sezione, e per qualche anno nell’organizzazione di gite sociali di livello alpinistico, portando i soci della sezione, tra l’altro sul Cervino, sul Bianco, sul Rosa,sulla parete nord della Marmolada, sul Giazzer in Civetta, sul canalone Comici in Sorapiss, sul Coston dell’Ortles, ecc…
Agli inizi degli anni ’90, complice le regole burocratiche sulla responsabilità negli infortuni, il gruppo abbandona l’organizzazione del corso di alpinismo affidandolo alla ricostituenda Scuola Umberto Conforto.
Qualche anno dopo la morte di Renato Casarotto avvenuta nel 1986, il gruppo decide di darsi una struttura ufficiale con statuto e regole, e di darsi un nome.
Nasce quindi ufficialmente, nel 1998, il G.R.R.C. (Gruppo Rocciatori Renato Casarotto).
La notevole attività svolta in Dolomiti sulle Occidentali e all’estero fa si che Piero Radin, Sergio Rigo, Sergio Antoniazzi, Guido Casarotto, Tranquillo Balasso, ottengano il riconoscimento del Club Alpino Accademico Italiano.

Periodo (2000…)

In questi anni si manifesta l’interesse da parte di alcuni soci nel ripercorrere e rivalutare vecchie vie storiche nelle Piccole Dolomiti. Inoltre c’è una sistematica esplorazione di zone poco frequentate con l’apertura di vie nuove di notevole interesse e bellezza. Si distinguono in questa attività senza dubbio i fratelli Balasso, Cadorini, Antoniazzi, ma molti altri partecipano con entusiasmo.
Posizionamento della campanella del G.R.R.C. sulla Punta del Vecio in Pasubio.

e la storia continua….