Falesia di Lumignano

lumignano settori del versante sud - CAI Sezione di Vicenza - APS

Che cosa facciamo
Sito di interesse comunitario
Elenco itinerari nel settore dei versanti sud
Itinerari interdetti all’arrampicata e cartelli di avviso
La storia della falesia

Che cosa facciamo

La Sezione di Vicenza promuove fin dagli anni ’20 la pratica dell’arrampicata presso la Falesia di Lumignano, salvaguardando e tutelando l’ambiente, i fruitori e la proprietà privata. La falesia di Lumignano è attualmente uno dei più importanti e famosi siti dedicati all’arrampicata sportiva in Europa che conta circa 600 itinerari. Dal 2023 la Sezione ha in custodia circa 280 itinerari posizionati soprattutto nel versante sud e altri situati nei settori Sotto l’Eremo e Dente di Lumignano; su queste vie viene svolta annualmente la manutenzione. Alla partenza di ogni itinerario una etichetta indica il nome della via, la lunghezza e la difficoltà.

lumignano sotto l eremo - CAI Sezione di Vicenza - APS
settore Sotto L’Eremo
lumignano dente di lumignano - CAI Sezione di Vicenza - APS
settore Dente di Lumignano

Sito di interesse comunitario

lumignano aree bambini - CAI Sezione di Vicenza - APS

Dal 2014 la falesia è inserita nell’area SIC “Colli Berici” che tutela la fauna selvatica, la vegetazione e il suolo, pertanto l’arrampicata è regolamentata mediante la zonizzazione delle pareti rocciose. Sono stati individuati quattro livelli di tutela:
– una “Area Verde” dove la pratica dell’arrampicata è ammessa tutto l’anno,
– una ”Area Arancione” dove essa è ammessa dal 1° luglio al 31 dicembre
– una “Area Azzurra” dove essa è ammessa dal 1° aprile al 1° ottobre,
– una “Area Rossa” dove è vieta­ta l’arrampicata durante tutto l’anno.
E’ inoltre vietata l’apertura di nuove aree di arrampicata, senza autorizzazione preventiva da parte dell’ufficio provinciale.

Le aree destinate ai bambini sono due: la prima area (cerchio arancione) è un grosso masso posto lungo la strada e viene denominata “Il Sasso”; la seconda area (ovale gialla), si trova nell’area verde A1 dove è consentita l’arrampicata tutto l’anno e comprende il settore denominata Baby Circus e il settore denominato Naso di Bicio

Elenco itinerari nel settore dei versanti sud

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Itinerari interdetti all’arrampicata e cartelli di avviso

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La storia della falesia

L’iniziale frequentazione della falesia di Lumignano risale agli anni ‘20, quando la neonata scuola vicentina di roccia della Sezione C.A.I. di Vicenza, ne inizia una prima esplorazione, cui partecipano alpinisti quali Francesco Meneghello e Severino Casara, che nel 1924 aprono, uscendone con gli indumenti mal¬conci, il “Camino della Sbrega” (lo strettissimo camino posto a destra del settore Befana ed impropriamente chiamato “Eddy” e da non confondere con il Diedro della Sbrega), durissimo e liscissimo, come i due riportano sul Bollettino del CAI nel 1940. Nel 1927, sarà Alessandro Rossi a far lievitare le difficoltà con l’apertura, assieme ad Eugenio Vinante e Bruno Frigo, di una via che porta ancor oggi il suo nome. Frattanto, Casara e Meneghello proseguono l’esplorazione delle rocce di Lumignano, salendo quello che oggi viene chiamato “Diedro della Sbrega” e più tardi, Casara con altri compagni salirà “La Marusca”, dal nome di una delle figlie dei suoi compagni di cordata. In seguito, a Lumignano arrivano anche alti grandi nomi dell’alpinismo vicentino, come Andrea Colbertaldo, Gastone Gleria, Titta Casetta e Umberto Conforto.
Un particolare interessante è dato dal fatto che l’approccio alla parete era lo stesso che veniva attuato nelle loro ascensioni alpine, non solo nell’uso dei materiali e delle tecniche di assicurazione dinamica alle soste (fatta per lo più a spalla), di assicurazione nei punti intermedi e di autoassicurazione, la qual cosa è molto ovvia, ma anche per la tipologia dell’itinerario tracciato. Infatti, come si può notare, l’approccio alle rocce di Lumignano ha ripercorso in breve l’approccio alle grandi pareti, partendo dal superamento delle linee di salita più semplici e dettate dalla natura come camini, diedri e fessure, a quelle via via più impegnative, di placca, diedri svasi e strapiombo; gli stessi itinerari sfociavano sempre sulla sommità della parete, non certo come quelli di oggi, più inclini alla logica del “monotiro”., Negli anni ’30 e fino agli anni ‘70, la frequentazione di questa palestra e delle zone limitrofe avveniva saltuariamente e perlopiù nei mesi freddi, con la finalità di allenamento in preparazione delle più impegnative salite in montagna; tuttavia questo non ha certo impedito agli intrepidi alpinisti arrampicatori vicentini di tracciare altri itinerari e lo “Spigolo Conforto”, una delle vie di media difficoltà ancor oggi molto frequentata per la sua ele¬ganza, ne è una testimonianza più che evidente.
È stato in questa ottica che negli anni ’50 e ’60 alpinisti ed Accademici del valore di Piero Fina, Piergiorgio Franzina, Adriana Valdo, Tarcisio Rigoni e altri ancora, hanno frequentato la zona “Lumignano” e quella “Classica” in particolare, salendo anch’essi, come i loro predecessori, perlopiù luogo linee naturali di salita (fessure, spigoli, diedri, camini). Ne sono usciti impegnativi itinerari, dove si cercava di spingere la libera fino al livello del tempo e, se necessario, non si disdegnava il ricorso all’artificiale. In particolare, Piergiorgio Franzina con Vittoriano Novello e il valente Samuele Scalèt, allora studente presso un Istituto Tecnico di Vicenza, aprono alla fine degli anni ’50 lo strapiombo attualmente conosciuto come “Arco d’oro”, facendo uso dove necessario dell’artificiale.
Nel 1969, il giovane Ugo Simeoni e Adriana Valdo tracciano la “Fessura 17” e poco dopo lo “Spigolo della Sbrega”, due impegnativi itinerari con passi di VIo e VIo+ (ora 5c/6a), che giungevano sino alla sommità della parete, utilizzando dove necessario l’artificiale (a volte a pressione per proteggersi làddove non c’erano altre possibilità). Poco dopo i due aprono, con l’impiego in alcuni punti dell’artificiale, la via “Simeoni” un itinerario a più tiri che rappresenta il primo aperto nella zona oggi conosciuta come le “Placche”; attualmente esso viene percorso solo nella prima parte.
Negli anni ’70 nel mondo alpinistico esplode il movimento del “free climbing” (arrampi¬cata libera) e anche fra gli alpinisti vicentini, in particolare fra i più giovani, si comincia ad avere un seppur lontano sentore di questo nuovo modo di vivere l’arrampicata e l’alpinismo, un modo che sta progressivamente determinando un rinnovamento sia nel gesto tecnico che nei materiali impiegati.
Il mondo delle falesie iniziò così ad acquistare una nuovo significato per cui non era visto solo come funzionale all’attività dell’arrampicare, quando le condizioni metereologiche non consentivano la frequentazione della montagna, bensì anche come realtà dove allenarsi e prepararsi nel gesto tecnico-arrampicatorio. È un alpinismo entusiasta dell’arrampicata su roccia, finalizzato più a trarre soddisfazione dal gesto che non a “vincere” qualcosa. Fino ad allora, le protezioni erano quelle normalmente usate nell’alpinismo classico, chiodi a pressione compresi, ma, vista la frequentazione, in alcuni itinerari erano stati posizionati e cementati dei grossi chiodi con anello (“Spigolo Conforto”, “Maruska”), segno inequivocabile che già allora era presente il tema della sicurezza in un ambiente che iniziava ad essere frequentato da un maggior numero di persone.
In quegli anni ’70, in particolare nella seconda metà, il vicentino Renato Casarotto ne è uno dei grandi interpreti a livello non solo italiano, ma in seguito anche europeo e mondiale. A Lumignano Classica, Renato traccia due stupendi itinerari ancora oggi ambitissimi, due pietre miliari della falesia: lo “Spigolo Casarotto” (1974 o ’76; data incerta) e la “Pancia Casarotto” (1977). Sullo Spigolo, Renato segue per quanto possibile una linea già indicata dalla natura, usando chiodi artigianali fatti dall’amico Eugenio De Gobbi e, dopo l’attrezzatura dal basso dell’itinerario, lo ripete completamente in arrampicata libera, superando il primo VIo+ (6a in Scala Francese) della falesia. Renato si supera sulla Pancia (attrezzata dall’alto con tre soli chiodi), quando crea il primo VIIo aperto a Lumignano, un itinerario che supera in completa arrampicata libera assieme alla moglie Goretta e a Diego Campi.
In seguito vennero altri itinerari, per quel tempo assai impegnativi, come quelli aperti da Diego Campi (“Placca Campi”, “Via di Diego”, la “Via attraverso l’Ape”, aperta con tratti di artificiale) o da Piero Radin (via “Il Volo”), entrambi compagni di imprese alpinistiche di Renato Casarotto.
Sulla scia di queste realizzazioni, nella seconda metà degli anni ’70 sono stati aperti altri impegnativi itinerari, a volte tracciati utilizzando sofisticate tecniche artificiali, altre volte calandosi preventivamente dall’alto e posizionando dove possibile chiodi da roccia, chiodi a pressione e, se presenti, usando anche clessidre come protezioni.
Nel 1978 anche Yvon Chouinard visita la falesia, accompagnato dal “free climber” vicentino Franco Perlotto, per provare le nuove scarpette d’arrampicata “Asolo”.
Uno dei più assidui apritori di nuovi itinerari a Lumignano Classica è stato Michele Guerrini, che alla fine degli anni ’70 apre vie storiche quali “Margherita”, “Odore dei Sogni” e negli anni ’80, traccia “Pistacchio Dance”, “Oro Puro,” “Atomic Café”, “Passo Falso”, “El Somaro”, “Orient Express”, “Sharura del Sahara”, “Eclàire d’Argent”, “Papillon”, “Technicolor”, il “Mago della Propoli”.
Con gli anni ’80 iniziano a frequentare Lumignano Classica fortissimi climber ben conosciuti a livello internazionale fra i quali Heinz Mariacher, Luisa Jovane, Bruno Pederiva, Maurizio Zanolla (detto Manolo) e lo svizzero Martin Sheel (“Boomerang”, “Mare Allucinante”) ma anche arrampicatori nostrani come Marco Pedrini, Alberto Campanile e Gianni Bisson.
Con questi arrampicatori “forestieri” arriveranno anche le novità nei materiali (le mitiche “Mariacher”) e nelle tecniche di assicurazione dinamica (l’otto). Anche questi arrampicatori lasciano il proprio segno, salendo, a volte “on sight”, altre volte in modalità “rotpunkt”, gli itinerari più impegnativi, ma anche aprendone di nuovi ed ancor più impegnativi e spostando le difficoltà oltre il X° grado della Scala UIAA, 8a ed 8b della Scala Francese di valutazione delle difficoltà, Scala che oramai aveva sostituito quella UIAA. È proprio con questi arrampicatori che arrivano a Lumignano le prime protezioni ad espansione o “spit” (poi soppiantati dai fix alla fine degli anni ’80 e dai fittoni resinati nei primi anni ’90).
Sempre nei primi anni ’80 si presentano sulla scena arrampicatoria di Lumignano altri giovani e valenti arrampicatori vicentini fra cui Piero Dal Prà (enfant prodige della falesia), Carlo Franzina, Paolo Cristofari, René Andolfato, Marco Savio: anch’essi lasciano il proprio segno, e che segno, superando impegnativi itinerari in arrampicata libera o aprendone di nuovi (fra gli altri, “Pinguino,” “Vietato l’ingresso”, “Più dolore per favore”, “Befana”, “Excalibur”, “Pippo Pamir”, “Fly Dreams”).
Altri frequentatori assidui di Lumignano Classica provengono dalle province vicine (Treviso, Padova, Venezia) e fra questi si distinguono Lucio Bonaldo, Marco Dal Zennaro, Silvano Locatello, Giorgio Poletto, Mauro Dell’Antonia (sue “La Stangata” e “Falangioni”), Alessandro “Coco” Sorato e il gruppo dei padovani (fra i quali Sergio Billoro e il figlio Luigi, Lucio De Franceschi, Andrea Ponchia, Marco Simionato, Andrea Minetto, Diego Boschello, Toni Bettella, Mauro Lovison, Paolo Varagnolo e in seguito la fortissima Paola Padovan e altri giovani arrampicatori che appartengono quasi tutti al CAI di Padova e altri al gruppo di Guide Alpine “Les Pistards Volant” (Francesco Piardi, Claudio Zampieri, Maurizio Gallo).
Agli inizi del 1986, Hainz Mariacher, centra in “Classica” il primo 8a della falesia, “Atomic Cafè” (uno stra¬piombo corto, ma di un’intensità micidiale, tracciato in precedenza da Guerrini in collaborazione con Manolo) e verso la fine dello stesso anno supera “El Somaro”, una via di grande continuità, in particolare nella seconda parte, con passaggi singoli impegnativi e che deve il proprio nome ad un “somaro” che continuava a ragliare in paese, mentre Guerrini attrezzava l’itinerario.
Il “free climbing” ha sicuramente contribuito a rinnovare profondamente l’approccio all’arrampicata e all’alpinismo ed anche le zone di arrampicata di Lumignano hanno iniziato ad essere vissute e frequentate in quest’ottica da vari alpinisti, vicentini e non. Un significativo cambiamento si ottiene con il successo di una variante “sportiva” del “free climbing”, di “pura arrampicata”, una modalità di salire brevi itinerari ricercando la pura difficoltà, che in breve sarebbe divenuta una disciplina autonoma e con vere e proprie regole “sportive”, da cui il nome di “arrampicata sportiva”. Nel 1985 iniziano le prime gare di arrampicata sportiva (specialità nata in Italia) sulla Parete dei Militi a Bardonecchia e l’anno successivo ad Arco, fino alle successive ed ancora attuali gare di Campionato del mondo di Difficoltà (su parete artificiale) e al riconoscimento di disciplina olimpica. L’arrampicata, in particolare quella sportiva, proprio per le sue caratteristiche costitutive e tecniche, ben si coniuga da subito con le pareti di Lumignano, al punto da favorirne una significativa valorizzazione a livello europeo.
La frequentazione delle palestre di roccia diviene così un modo per concentrarsi esclusivamente sulle difficoltà tecniche arrampicatorie e dare il massimo nello spazio breve: il tutto con ampie garanzie di sicurezza nelle protezioni, che divengono sempre più affidabili, nonché piazzate a minor distanza l’una dall’altra. Le finalità dell’arrampicata in palestra divengono quindi principalmente sportive e la dimensione “rischio”, pur sempre presente, viene ulteriormente ridotta. Questo nuovo modo di praticare l’arrampicata, in particolare sui siti di fondovalle, nelle palestre di roccia, assume quindi la denominazione di “arrampicata sportiva”, che ben si addice alle sue finalità essenzialmente sportive e tecniche, quindi in parte diverse dalle finalità etiche e filosofiche dell’alpinismo ed in particolare da quel movimento di rinnovamento alpinistico, il free climbing, visto in precedenza.
La falesia di Lumignano, con i suoi numerosi monotiri, privilegiati nell’arrampicata sportiva, la sua splendida roccia ed i vari itinerari impegnativi, contribuisce a questi cambiamenti un po’ precorrendo i tempi ed affermandosi così definitivamente come un centro di fama europea, un vero test di prova per qualunque arrampicatore. Non a caso personaggi quali Patrick Berhault, Philippe Steulet, Gerard Horhager, Beat Kammerlander, Andrea Gallo, si confrontano con i duri itinerari della falesia, itinerari che sulla “parete rossa”, luogo delle difficoltà estreme, registrano fra il 1985 ed il 1986 la nascita di “Boomerang” e “Mare Allucinante”, due tracciati chiodati dallo svizzero Martin Scheel. Il primo, un 8a+, viene liberato dallo stesso Scheel nel 1986, mentre il secondo, un 8b/8b+ assai impegnativo con un passaggio boulder molto intenso, sarà teatro nel dicembre 1987 di una delle tante perfomance dell’allora sedicenne Pietro Dal Prà, che sarà così il primo italiano ad aver superato tale difficoltà; qualche tempo dopo, Pietro chioda e libera “Falangioni” (8b+), una dura variante di “dita”, posta nella parte alta di “Boomerang”.
La prolifica stagione degli anni ’80 si chiude con una grande impresa ad opera di una brava quanto schiva arrampicatrice padovana, che un crudele destino non vuole più fra noi, Paola Padovan, che nell’autunno ’89 supera in Classica “El Somaro”, collocandosi fra le prime donne al mondo ad aver superato un 8a. Negli anni ’90 grazie anche ai numerosi articoli e relazioni pubblicati su di essa, la falesia di Lumignano Classica registra un grande afflusso di climber italiani e stranieri fra cui nomi noti come Stefan Glowacz, Igor Koller, Francois Legrand, Severino Scassa, Alberto Gnerro e tanti altri.
Dagli inizi degli anni ’90 ad oggi, sulla “parete rossa” sono stati chiodati alcuni altri itinerari di massima difficoltà, come “La Stangata” (8c), ad opera di Mauro Dell’Antonia, ed “Ombre Rosse” (8a+), ad opera di Marco Savio e Gianluca Cogo.

A partire dagli anni ’90, sempre in zona Lumignano, sono stati aperti e ben chiodati per la pratica dell’arrampicata altri settori orientati a Sud ed Est, quali “Minetti”, “Naso di Bicio”, “Baby Circus”, “Piramide”, “Anfiteatro”, la zona “Sopra la Chiesa”, il “Vomere”, “Sotto l’Eremo”: la gran parte di questi itinerari è stata attrezzata da Andrea Minetto con la collaborazione di Michele Chinello, Aldo Mauri, Alberto Rigobello ed Enrico Roccato. Il settore Vasco, in origine scoperto da Diego Campi, è stato sviluppato da Tranquillo Balasso, Piero Radin, Alberto Nicolin, Giampaolo Casarotto e successivamente risistemato da Andrea Basso. Anche la bastionata dei Covoloni del Brojon che ben si nota a destra dell’Eremo di San Cassiano, costituita a sinistra dal settore denominato “Brojon Classico” e a destra dal settore chiamato “Brojon strapiombi” è stato chiodato da Sandro Frisiero, Luca Isolani e Andrea Minetto; invece, il settore posizionato più a destra caratterizzato da tetti e denominato “Piardi” , è stato attrezzato in prevalenza da Francesco Piardi e Luigi Venezian.

1993 – 2022 Intervento del CAI di Vicenza e del Comune di Longare nei settori della “Classica” SIC “Colli Berici” e regolamentazione dell’arrampicata

Con le prime gare di arrampicata e la diffusione delle palestre indoor l’arrampicata era entrata oramai nell’ottica sportiva, in cui il rischio per il praticante andava ridotto in modo tangibile e sicuro, ed anche Lumignano stava progressivamente entrando in questa ottica, pur non senza il mugugno di qualche “purista”, strenuo difensore del concetto “chi rischia vale”. L’aumento del numero di frequentatori della falesia di Lumignano Classica aveva fatto emergere in breve tempo il problema “sicurezza”, in quanto per i neofiti non era affatto semplice, su quel calcare così complesso, cimentarsi su difficoltà ben superiori al classico VI° grado e con protezioni un po’ lontane, in particolare quelle vicino alla partenza che su certi itinerari non impedivano di toccare terra in caso di volo; si registrava infatti un aumento degli incidenti dovute a cadute non adeguatamente protette o trattenute o  a causa di manovre errate.

Nel 1993 La Sezione di Vicenza del CAI allo scopo di promuovere la pratica dell’arrampicata, curare la sicurezza delle attrezzature e quindi mitigare il rischio dei fruitori, salvaguardare l’ambiente e contribuire al monitoraggio delle pareti ai fini dell’eventuale bonifica e/o stabilizzazione di massi pericolanti tutelando così arrampica­tori e proprietari dei fondi, con la collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Longare,  stipula un contratto di comodato d’uso con uno dei proprietari della “Classica”. L’accordo autorizza il CAI ad accedere ai fondi stessi e ad operare sulle relative pareti rocciose e solleva il proprietario del settore in custodia da ogni responsabilità civile diretta e indiretta, anche verso terzi, derivante da fatti connessi con l’utilizzo delle pareti rocciose.

La manutenzione degli itinerari della Lumignano Classica continua per trent’anni con un importante investimento della Sezione in termini di risorse umane ed economiche; dal 1993 fino al 2015 ad opera di istruttori della Scuola Conforto, fra i quali Augusto Angriman, Andrea Varo, Fabio Maron, Lorenzo Dalla Vecchia, Maurizio Dalla Libera in collaborazione con vari soci del CAI di Vicenza e del CAI di Padova. Dal 2016 al 2022 l’attività di manutenzione prosegue ad opera di Guide Alpine con la collaborazione di istruttori e soci preparati del CAI. L’obiettivo degli interventi è stato ed è quello di fare il possibile per rispettare la chiodatura originale e di considerare la componente storica, ma senza mai rinunciare a proteggere l’incolumità del climber, sia integrando con protezioni i primi metri in modo da ridurre il rischio di caduta a terra o sia in caso di lunghi voli quello di ridurre il rischio di impatto contro cenge o zone sporgenti di roccia.

Il Comune di Longare ha sempre sostenuto questo impegno perché crede che l’arrampicata sportiva a Lumignano costituisca uno dei punti di maggiore interesse e di turismo del territorio; l’Amministrazione ritiene che le pareti attrezzate siano un bene della collettività e che sia importante mitigare al massimo l’esposizione al rischio attraverso una curata manutenzione degli itinerari in armonia con l’ambiente naturale e attraverso la formazione degli arrampicatori.

A partire dal 2023 i nuovi proprietari della “Classica” hanno disdetto il contratto di manutenzione inizialmente stipulato con la Sezione di Vicenza del CAI e hanno preferito gestire in proprio le pareti.

Nel 2004 l’Amministrazione Comunale di Longare emette la delibera “Regolamentazione per le attività connesse alla frequentazione dell’area collinare e per la salvaguardia ambientale e faunistica delle pareti di Lumignano” che fa propria la sintesi di numerosi incontri avvenuti tra assessorato all’ambiente, arrampicatori, associazioni ambientaliste e gruppi speleologici e aggiorna la stesura di precedenti regolamenti.

Nel protocollo viene regolamentata la frequentazione delle zone di arrampicata, con la chiusura di alcune zone per dei periodi e stabilendo il divieto per l’arrampicata in alcune aree e vengono altresì individuate delle zone in cui non è più consentito attrezzare altri itinerari. Sono stabilite delle regole generali di comportamento, volte a favorire una frequentazione più rispettosa delle aree di arrampicata ed escursionistiche e delle norme di comportamento per l’arrampicata. Sono state introdotte nuove norme volte a prevenire lo “scavo” di prese, l’utilizzo di resine per aggiungere prese e vietare, fra le altre, la pratica del “dry tooling”, che aveva già alterato e rovinato alcuni itinerari, fra i quali lo storico “Oro puro” nella “Lumignano Classica”.

La delibera stabilisce inoltre l’istituzione di una Commissione Tecnica avente il compito di formare un “gruppo chiodatura e manutenzione”, vigilare sull’attuazione delle normative emanate dall’Amministrazione Comunale, e organizzare momenti di verifica.

Nel 2014, il progetto comunitario “Life Colli Berici Natura 2000” inserisce l’area di Lumignano all’interno del Sito di Interesse Comunitario (SIC) “Colli Berici” e la Provincia di Vicenza ne diviene l’esecutore progettuale ed organizzativo. In collaborazione con i Comuni dell’Area interessata dal Progetto, le varie Associazioni ed i vari Enti sportivi, turistici e culturali locali, l’Ufficio Provinciale emana una normativa che si pone come scopo il recupero di ecosistemi e ambienti naturali coniugandolo con le attività arrampicatorie e sportive di quanti frequentano queste aree. Viene così elaborato un regolamento che disciplina le attività sportive sui Colli Berici, in particolare appunto l’arrampicata, ma anche il parapendio e il motocross, che per quanto riguarda l’arrampicata sportiva, ricalca quello stilato nel 2004 dal Comune di Longare.

Il regolamento stabilisce la zonizzazione delle pareti rocciose con la seguente modalità:

lumignnao mappa zonizzazione - CAI Sezione di Vicenza - APS
MAPPA ZONIZZAZIONE

Area Verde dove la pratica dell’arrampicata è ammessa tutto l’anno: itinerari compresi tra “Lumignano Classica” e ”Vomere” e itinerari noti come “Brojon Classico” e “Brojon Strapiombi”
Area Arancione dove essa è ammessa dal 1° luglio al 31 dicembre: itinerari noti come “Lumignano Nuova” e “Brojon Piardi”.
Area Azzurra dove essa è ammessa dal 1° aprile al 30 settembre: itinerari compresi tra “Il commercialista” e “Sotto l’Eremo”.
Area Rossa dove è vietata la pratica di arrampicata durante tutto l’anno, sugli itinerari già esistenti nelle aree rupestri, definite nella cartografia allegata “Area Rossa”. Il medesimo divieto è applicato a tutte le pareti minori del comprensorio dei Colli Berici, non citate agli allegati del Regolamento.
E’ inoltre vietata l’apertura di nuove aree di arrampicata, senza autorizzazione preventiva da parte dell’Ufficio Provinciale

2022 – 2024 La riqualificazione dei settori del versante sud

Il Gruppo Regionale CAI del Veneto ha aderito nel 2022 ad un programma di valorizzazione delle falesie di arrampicata predisposto dalla Sede Centrale e denominato “Progetto CAI per la realizzazione e gestione di siti naturali per l’arrampicata”, ed ha approvato la proposta della Sezione di Vicenza di realizzare questo progetto pilota nella falesia di Lumignano ed in particolare sui settori posizionati nel versante sud. 

La Sezione di Vicenza, in stretta collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Longare, ha seguito tutte le disposizioni previste dal progetto nazionale: ha registrato sei contratti di comodato d’uso per la custodia delle pareti con i rispetti proprietari, ha acquisito una dettagliata relazione geologica per verificare il rischio idrogeologico, ha incaricato una guida alpina per eseguire l’attrezzatura degli itinerari, secondo le specifiche previste.

La custodia dei terreni ha messo a disposizione circa 280 itinerari da sistemare e integrare:  grazie alla dedizione e competenza della Guida Alpina e alla collaborazione di alcuni istruttori della Scuola Umberto Conforto e di alpinisti competenti si sono realizzati 18 itinerari dedicati ai bambini con difficoltà fino al 4c, 30 itinerari  dedicati ai principianti con difficoltà fino al 5b e si sono risistemate con nuove soste e protezioni le restanti vie che presentano difficoltà più elevate dedicate ai progrediti. Si desidera citare la Guida Alpina Dario Segato e coloro che collaborano al progetto di riqualificazione: Paolo Varagnolo, Giovanni Donà, Andrea Basso (G.A.), Alberto Nicolin, Ylenia Romio, Pietro Vincenzi, Enrico Zanzarin, Maurizio Dalla Libera, Augusto Angriman.

I settori del versante sud interessati sono: Minetti, Naso di Bicio, Vasco, Piramide, Anfiteatro (di Sinistra, di Destra, Casetta), Sopra la Chiesa (Vie lunghe, Riga rossa, Destra), il Vomere, la parete Ovest del Dente di Lumignano, Sotto l’Eremo.

Tutti i settori sono presenti nell’area verde, dove è consentita l’arrampicata tutto l’anno, a parte il settore “Sotto l’Eremo” in cui l’arrampicata è ammessa dal 1° aprile al 1° ottobre.

Alla base di ogni itinerario viene posta una etichetta che riporta il nome, difficoltà e lunghezza.

Nella fase di richiodatura in particolare delle prime quattro protezioni si è cercato di adottare delle distanze tali da ridurre il rischio della caduta a terra o contro ostacoli dell’arrampicatore nella condizione più sfavorevole, cioè durante la fase di moschettonaggio.

Itinerari interdetti all’arrampicata e cartelli di avviso

Le analisi idrogeologiche condotte nel 2023 e 2024 hanno messo in evidenza un pericolo di caduta massi che incombe su alcuni itinerari. Con l’Amministrazione Comunale di Longare si è concordato, in attesa di una messa in sicurezza mediante interventi dedicati, di vietare l’arrampicata tramite emissione di una ordinanza.

Il divieto di arrampicata interessa 21 itinerari presenti nel versante sud e 32 itinerari presenti sul versante ovest del Dente di Lumignano, area situata a sinistra della “CLASSICA”.

Il divieto di arrampicata viene segnalato sia con cartelli affissi alla base delle vie sia comunicato ai fruitori della falesia tramite vari mezzi di comunicazione.

In accodo con l’Amministrazione Comunale, fintantoché non cesserà il pericolo, verranno inoltre tolte le piastrine delle prime protezioni per tutelare maggiormente i frequentatori. 

Riportiamo le linee guida applicate dalla Sezione di Vicenza nei settori in custodia

Alcune considerazioni sulle conseguenze di una caduta

Nell’arrampicata tradizionale in montagna la caduta è un evento percepito e vissuto come un imprevisto da evitare il più possibile perché le conseguenze sono imprevedibili e molto spesso determinano gravi danni a chi cade e mette in pericolo la sicurezza della cordata.

In arrampicata sportiva invece il volo è un evento che fa parte delle prerogative della disciplina e che viene accettato da chi arrampica; l’esigenza di ricercare la prestazione comporta per il climber la possibilità concreta di un volo, un evento che avviene in presenza di protezioni fisse, ravvicinate e affidabili. In genere chi frequenta una falesia, per di più soggetta alla manutenzione di un ente o di una associazione, si aspetta un buon livello di sicurezza ovvero soste e ancoraggi intermedi affidabili e lunghezza contenuta dei voli.

Lumignano presenta specifiche vie caratterizzate da una chiodatura lunga e riteniamo che alcuni di questi itinerari abbiano la necessità di modeste integrazioni in modo di evitare voli eccessivamente lunghi che potrebbero causare importanti lesioni.

L’obiettivo degli interventi è cercare di rispettare per quanto possibile la chiodatura originale, evitando la banalizzazione dell’itinerario, ma senza mai rinunciare a proteggere l’incolumità del climber, che non deve essere costretto a convivere durante la salita con runout eccessivamente lunghi, né rischiare di cadere su cenge o zone sporgenti di roccia.

Obiettivi della Sezione di Vicenza in merito alla manutenzione della falesia di Lumignano 

La Sezione ha costituito un gruppo di lavoro che collabora con la Guida Alpina incaricata della manutenzione della falesia di Lumignano; i compiti del gruppo sono di fare in modo che tutti gli itinerari presenti nel comprensorio in custodia alla sezione abbiano una chiodatura affidabile e di contribuire al monitoraggio delle pareti per poter segnalare agli addetti la necessità di operare forme di bonifica e la stabilizzazione di massi pericolanti per garantire una maggiore sicurezza  agli arrampicatori, ma anche ai proprietari dei terreni e alla collettività;

Il CAI considera gli itinerari realizzati sulla parete della falesia un bene collettivo e ritiene che essi non possano essere considerati come una proprietà dei singoli apritori. Inoltre sugli itinerari in custodia alla Sezione non è ammesso nessun intervento salvo quello previsto dal gruppo addetto alla manutenzione.

Visti gli articoli di Legge inerenti la responsabilità civile e le indicazioni che emergono da recenti sentenze giuridiche ed ai fini della sicurezza dei frequentatori delle falesie, la Sezione, di concerto con l’Amministrazione Comunale, ritiene che i criteri di chiodatura e di risistemazione di tutti gli itinerari, compresi i cosiddetti “storici”, nonché le distanze di posizionamento degli ancoraggi, debbano essere quelli stabiliti dal documento “Linee guida per l’attrezzatura dei siti naturali per l’arrampicata e dei percorsi attrezzati” pubblicato nel novembre del 2016 dal Collegio Nazionale delle Guide Alpine.

Uno dei criteri indica che gli ancoraggi di un itinerario devono impedire la caduta al suolo o contro ostacoli; in particolare il 1°, il 2°, il 3° e il 4° devono ridurre il rischio della caduta a terra dell’arrampicatore nella condizione più sfavorevole, cioè durante la fase di moschettonaggio.

Per rispettare i suddetti criteri, durante la fase di risistemazione della chiodatura degli itinerari, il professionista incaricato della manutenzione può modificare e integrare a suo giudizio la posizione degli ancoraggi di sosta e delle protezioni intermedie; egli potrà altresì considerare specifici itinerari storici cercare di rispettare per quanto possibile la chiodatura originale, evitando la banalizzazione dell’itinerario, ma senza mai rinunciare a proteggere l’incolumità del climber.

In conclusione la Sezione di Vicenza si adopera per una corretta frequentazione e valorizzazione della falesia ed è impegnata, in accordo con le altre associazioni, a far rispettare il regolamento SIC “Colli Berici”, a segnalare gli abusi e mantenere una costante collaborazione con il Comune di Longare e la Provincia di Vicenza. Per una corretta fruizione si conta sulla sensibilità e collaborazione di tutti.

La Sezione ha ricostruito in forma sintetica la storia della Falesia utilizzando gli interventi presenti nelle Piccole Dolomiti degli anni 1994, 1997, 2021, 2023 e ringrazia gli autori  Augusto Angriman, Irene Tasson, Andrea Varo, Maurizio Dalla Libera