Ci sono appuntamenti nel nostro programma sociale che hanno il sapore delle ricorrenze attese. Quasi della festa che cade in un periodo definito dell’anno. E in quel periodo ha la sua veste peculiare. La vin brule’ in inverno come la castagnata in autunno. Un copione collaudato, eppure ogni anno nuovo e originale. I pianori di Tirivolo innevati in inverno, i boschi intorno al Rifugio con i colori accesi dell’autunno. Le tracce degli sci e delle ciaspole, i passi lungo il Sentiero Italia. Il vino speziato e caldo, le castagne sul fuoco del camino. I fiocchi di neve che cadono dal cielo, i raggi del sole radenti nella stagione delle ombre lunghe. La promessa della primavera non lontana, l’anticamera dell’inverno. I rituali delle stagioni, le abitudini vecchie di secoli. Le firme inconfondibili di Teresa e Salvatore. E, su tutti, l’elemento immutabile, il valore profondo, il senso ultimo. Il nostro senso di appartenenza, il nostro entusiasmo. E, se non bastasse, il nostro Rifugio. Luogo di esperienze sociali e individuali irripetibili. Luogo sobrio, essenziale, ove dividere riposo, cibo, racconti, insegnamenti, idee. Luogo in cui essere natura, come disse tempo fa Enrico Camanni. Pietre sapientemente disposte, legno, arredi spartani ma del tutto sufficienti. A presidiare un ecosistema più che mai fragile nel tempo della crisi climatica. La base per la nostra azione di sentinelle dei luoghi. I quattro chilometri che separano il Rifugio da Tirivolo scorrono veloci nel percorso di ritorno verso le auto. E poi i saluti, gli abbracci, gli arrivederci a presto. E la stessa sensazione che percorre l’animo quando hai finito di leggere un libro che ti ha coinvolto, appassionato. Vorresti che non fosse finito, non vorresti separarti dai suoi personaggi. Un’esperienza che si è fatta racconto interiore.
Sezione di Catanzaro del Club Alpino Italiano, IV Vin Brule’.
Piergiorgio Iannaccaro


