Il Rifugio Vicenza, in tedesco Langkofelhütte, sorge a circa 2.256 metri di altitudine ed è incastonato nel cuore del gruppo del Sassolungo, in Alto Adige. La sua storia riflette perfettamente quella delle Dolomiti tra XIX e XX secolo unendo pionierismo alpino, drammi naturali e i grandi cambiamenti geopolitici del Novecento. Nasce nell’ambiente alpinistico austro-tedesco, dopo che il Sassolungo era già entrato nella storia dell’alpinismo, viene distrutto dalla montagna, ricostruito, e dopo la Grande Guerra diventa un simbolo dell’alpinismo italiano nel nuovo Alto Adige. La sua vicenda va quindi letta in tre momenti: l’esplorazione ottocentesca, la costruzione della Langkofelhütte austro-tedesca e, dopo la Grande Guerra, il passaggio al CAI di Vicenza che gli darà il nuovo nome.
Prima del rifugio, il Sassolungo era una delle grandi sfide dell’alpinismo europeo: Grohmann e le guide locali aprivano la strada all’esplorazione moderna.
Nel 1894, la costruzione della Langkofelhütte testimonia la grande stagione dell’alpinismo organizzato austro-tedesco.
Nel 1901, la valanga ricorda che la montagna rimane sempre più forte delle costruzioni umane.
Tra il 1915 e il 1918, gli stessi spazi dell’alpinismo vengono trasformati dalla guerra e percorsi dai soldati.
Nel 1924, il passaggio al CAI Vicenza trasforma il rifugio anche in un simbolo del nuovo assetto politico delle Dolomiti dopo la Grande Guerra.
Negli anni Trenta e nel dopoguerra, il Vicenza diventa una vera palestra dell’alpinismo vicentino, legata a personaggi come Carlesso e Soldà e alla Scuola Vicentina di Roccia.
E infine, nel 2010, termina la lunga gestione diretta del CAI Vicenza, durata quasi 86 anni. La proprietà dell’immobile passa alla Provincia Autonoma di Bolzano,
Quando oggi si entra al Rifugio Vicenza, non si entra soltanto in un rifugio costruito per dormire prima di una salita: si entra in un luogo nel quale si sono sovrapposte la storia dell’alpinismo, quella delle guide locali, la Prima guerra mondiale, il passaggio dall’Impero austro-ungarico all’Italia e la grande tradizione alpinistica vicentina.
Una storia più articolata del Rifugio Vicenza…
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Il Rifugio Vicenza al Sassolungo: una storia di alpinismo, guerra e identità
Quando si arriva oggi al Rifugio Vicenza, a 2.256 metri, tra il Sassolungo e il Sassopiatto, è facile pensare che sia semplicemente un punto d’appoggio per escursionisti e alpinisti. In realtà questo edificio racconta più di un secolo di storia delle Dolomiti: la nascita dell’alpinismo moderno, la rivalità e la convivenza tra cultura alpina italiana e austro-tedesca, la Prima guerra mondiale e infine l’affermazione del CAI di Vicenza.
Prima ancora del rifugio: il Sassolungo degli alpinisti
Per capire perché venne costruito un rifugio proprio qui bisogna tornare al 13 agosto 1869.
Quel giorno il viennese Paul Grohmann, uno dei grandi pionieri dell’alpinismo dolomitico, raggiunse per la prima volta la cima del Sassolungo, alta 3.181 metri. Con lui c’erano due guide locali, Franz Innerkofler e Peter Salcher. L’impresa fu notevole. Il Sassolungo era allora considerato una montagna estremamente difficile e pericolosa. Non esisteva ancora la rete di sentieri, strade e rifugi che oggi rende relativamente accessibile il gruppo; gli avvicinamenti erano lunghi e le scariche di pietre costituivano un pericolo costante. La prima salita di Grohmann è particolarmente interessante anche per la storia del futuro Rifugio Vicenza: la via utilizzata dagli alpinisti prima della Prima guerra mondiale passava dalla zona dell’attuale rifugio, salendo dalla parte del Dantersasc e proseguendo per la cosiddetta Felsenweg, la “Via delle rocce”. Dopo Grohmann arrivarono altri protagonisti dell’alpinismo dolomitico. Nel 1872 il Sassolungo fu nuovamente raggiunto da Antonio Kaslatter, Santo Siorpaes e William Edward Utterson Kelso; nel 1879 avvenne anche la prima ascensione femminile, con Antonia Santner, accompagnata da Alois Hanne e Johann Santner. Il Sassolungo era già diventato una delle grandi mete dell’alpinismo europeo.
1894: nasce la Langkofelhütte
Alla fine dell’Ottocento il turismo alpino stava cambiando rapidamente. Le associazioni alpinistiche austriache e tedesche stavano costruendo rifugi, sentieri e infrastrutture per rendere più accessibili le montagne. Fu in questo contesto che la Sezione accademica di Vienna del Deutscher und Österreichischer Alpenverein (DÖAV) costruì il primo rifugio del Sassolungo. La Langkofelhütte venne inaugurata nel 1894; il primo libro degli ospiti, oggi conservato dal Museum Gherdëina, documenta proprio il periodo 1894-1908 e costituisce una testimonianza preziosa della frequentazione alpinistica della struttura.
1900-1901: la montagna distrugge il primo rifugio
La prima costruzione ebbe vita breve. Nell’inverno 1900-1901 una valanga distrusse completamente il rifugio. L’episodio dimostrò quanto fosse delicata la scelta del luogo in una zona soggetta agli accumuli nevosi. La risposta fu tipicamente alpina: non abbandonare il progetto, ma imparare dalla montagna. Nel 1903 venne costruito un nuovo edificio, questa volta in una posizione più protetta e con una struttura a due piani. Tra il 1906 e il 1908 venne ulteriormente ampliato. Un’altra ricostruzione storica locale indica inoltre un ampliamento nel 1909, con una capacità di circa 40 posti. Questa è sostanzialmente la struttura storica che entrerà negli anni successivi nella vicenda della Grande Guerra e poi in quella del CAI di Vicenza.
1915-1918: la Grande Guerra arriva sul Sassolungo
Il Rifugio Vicenza non fu uno dei grandi campi di battaglia fortificati delle Dolomiti come il Lagazuoi o le Tofane. Tuttavia, il gruppo del Sassolungo e il vicino Passo Sella si trovavano all’interno del teatro militare della guerra alpina. La guerra trasformò profondamente il modo di frequentare queste montagne. Un episodio particolarmente significativo riguarda la Cengia dei Fassani, importante accesso alla zona del Sassolungo. Prima della guerra gli alpinisti utilizzavano soprattutto la Felsenweg; durante il conflitto furono invece soldati austro-ungarici, dislocati nella zona del Passo Sella, ad aprire e in parte attrezzare la Cengia dei Fassani. È un dettaglio che mostra come, durante la guerra, le stesse pareti che pochi decenni prima erano state esplorate per sport e ricerca alpinistica venissero percorse per esigenze militari. In generale, il fronte dolomitico impose la costruzione di sentieri, scale, camminamenti, ricoveri e postazioni in quota. Anche il territorio attorno al Sassolungo venne quindi inserito nella nuova geografia militare della montagna. La guerra ebbe inoltre conseguenze dirette sulla vita del rifugio: secondo la documentazione storica locale, dopo la Prima guerra mondiale il rifugio rimase chiuso per circa dieci anni. Questa lunga chiusura è uno degli elementi che fanno capire quanto la Grande Guerra abbia spezzato la continuità del turismo alpino che si era sviluppato prima del 1914.
Dopo la guerra cambia tutto: da Vienna a Vicenza
Il 1918 cambia radicalmente la situazione politica. Con la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico e il passaggio dell’Alto Adige all’Italia, anche il patrimonio delle associazioni alpinistiche austro-tedesche viene coinvolto nel nuovo assetto territoriale. Il rifugio, originariamente appartenente alla tradizione alpina viennese, viene assegnato dallo Stato italiano alla Sezione del CAI di Vicenza. Ed è qui che nasce il nome con cui lo conosciamo oggi. Il 10 agosto 1924, alle ore 10, si svolse la cerimonia ufficiale di inaugurazione del Rifugio Vicenza al Sassolungo. Il nome non è quindi legato alla geografia del rifugio, ma alla Sezione vicentina del Club Alpino Italiano, che lo prese in gestione. È significativo anche che il CAI di Vicenza non si limitasse semplicemente a “ricevere” il rifugio: lo ristrutturò e lo sistemò, contribuendo economicamente alla sua rinascita dopo gli anni della guerra. Una lapide commemorativa ricordava proprio la riapertura del 10 agosto 1924. La lapide, rimossa e danneggiata all’inizio degli anni Duemila, è stata recuperata e restaurata nel 2025.
Il rifugio diventa una vera “casa” dell’alpinismo vicentino
La gestione del CAI di Vicenza non fu soltanto amministrativa. Il rifugio divenne progressivamente una base importante per l’attività alpinistica della Sezione e per la formazione degli arrampicatori. Un documento storico del CAI Vicenza ricorda, per esempio, che nel 1934 proprio al Rifugio Vicenza venne organizzata una scuola di roccia della durata di 30 giorni, articolata in turni di dieci giorni. A dirigerla furono alcuni nomi di primo piano dell’alpinismo vicentino: Carlo Baldi, Raffaele Carlesso, Andrea Colbertaldo e Gino Soldà, quest’ultimo anche olimpionico e guida alpina. L’iniziativa era promossa dal presidente della Sezione, Lorenzo Pezzotti. Questo episodio è fondamentale per capire la trasformazione del rifugio: non era più soltanto un ricovero per chi affrontava il Sassolungo. Era diventato un centro di formazione e di cultura alpinistica. Il gruppo del Sassolungo offriva un ambiente ideale: pareti, canaloni, cenge e vie di diversa difficoltà permettevano agli alpinisti di allenarsi e di passare progressivamente dall’escursionismo alla roccia.
I libri del rifugio: la voce degli alpinisti
Una delle fonti più affascinanti per ricostruire la storia del Vicenza sono i suoi libri dei visitatori. Il libro degli ospiti del 1894-1908, quelli conservati dal CAI Vicenza e quelli custoditi al rifugio Vicenza raccontano due epoche diverse dello stesso luogo: prima la Langkofelhütte dell’alpinismo austro-tedesco, poi il Rifugio Vicenza dell’alpinismo italiano.
Una curiosa parentesi: la bomba del 1944
C’è poi un episodio che appartiene alla Seconda, e non alla Prima guerra mondiale, ma che merita di essere ricordato perché riguarda direttamente l’edificio. Nell’estate del 1944, durante i bombardamenti alleati nell’area di Bolzano, un aereo colpito dalla contraerea deviò verso l’area dell’Alpe di Siusi e sganciò alcune bombe. Una di queste cadde proprio sul Rifugio Vicenza. La bomba attraversò il tetto e sfondò un piano dell’edificio, ma — incredibilmente — non esplose. Il rifugio venne riparato e l’ordigno fu successivamente reso innocuo e collocato lungo il sentiero sottostante. Lo racconta una testimonianza pubblicata dalla Rivista mensile del CAI nel 1946. È uno di quegli episodi quasi incredibili che fanno parte della memoria del rifugio.
Dal dopoguerra all’alpinismo moderno
L’importanza del Vicenza crebbe insieme a quella della Scuola Vicentina di Roccia e dei suoi protagonisti, uno dei quali fu Umberto Conforto, che iniziò l’attività alpinistica nel 1932 e divenne poi uno degli esponenti di rilievo dell’alpinismo vicentino. Dopo il secondo conflitto mondiale il Vicenza tornò a essere uno dei punti di riferimento dell’alpinismo nel gruppo. Il rifugio rimase così legato per decenni alla vita della Sezione. Non è un caso che il CAI di Vicenza conservi ancora oggi documentazione specifica sulla gestione e amministrazione del Rifugio Vicenza, insieme ad alcuni libri storici. La Sezione lo gestì fino al 2010, quando la proprietà passò alla Provincia autonoma di Bolzano-Alto Adige.
Articoli
– 1925, Rivista del CAI, Il Rifugio <Vicenza> al Sasso Lungo, pp. LII-LIII
– 1974, Le Piccole Dolomiti, G. Cercenà, Il rifugio “Vicenza” al Sassolungo, 16-25
– 1994, Le Piccole Dolomiti, A. Fornasier, Il centenario della fondazione del Rifugio Vicenza, pp. 36-37
– 2014, Le Piccole Dolomiti, Eugenio De Gobbi, Riflessioni sul Rifugio Vicenza, pp. 22-26
Libri dei visitatori
– Libro di vetta Sassolungo 1926-1932: visualizza il libro
– Libro ascensioni 1939-1958: visualizza il libro
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