Distruzioni a Vicenza, non solo per le bombe
CONTENUTI
– Presentazione
– Caratteristiche generali
– Cartine topografiche
– Numero di tappe
– Introduzione al percorso
– Note al percorso
– Tappe e Argomenti di interesse
– Note per il rientro
Presentazione del sentiero N. 10
Gli ultimi 15 mesi di guerra per la città furono soprattutto i mesi dei bombardamenti.
Insieme alla lontananza dei propri cari, alla fame, alla carenza di beni di consumo, i bombardamenti plasmarono la paura collettiva dei vicentini.
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“Dal 25 dicembre 1943 al 28 aprile 1945 (giorno della Liberazione) la città di Vicenza subi complessivamente 53 incursioni aeree, di cui 30 con bombardamento e 23 con solo mitragliamento.
I bombardamenti che colpirono maggiormente la Città si verificarono il 25 ed 28 dicembre 1943; il 26 marzo, il 2 aprile, il 14 maggio, il 1° novembre, il 17 e 18 novembre 1944; il 4 gennaio, il 28 febbraio (4 incursioni), e il 18 marzo 1945. […]
Complessivamente tra il capoluogo e gli altri comuni della provincia, le incursioni furono 1150. Calcoli approssimativi fecero ritenere in numero di 20.000 circa le bombe di vario calibro esplose; a queste vanno aggiunte le molte migliaia di spezzoni incendiari ed un numero imprecisato di bombe a “farfalla” ed a “spillo”. Le bombe inesplose furono considerate nella percentuale del 5% circa.
Le segnalazioni di allarme venivano fatte alla popolazione, mediante l’uso di sirene elettromeccaniche, da un unico centralino situato in locali al pianterreno del Municipio. […]
Le sirene furono collocate sulla Torre Bissara, sul Campanile della Chiesa di San Felice, a Porta Santa Croce, a Porta San Bortolo, alle Scuole di Porta Padova e sul Campanile della Chiesa di Santa Caterina. Nel 1944 ne furono aggiunte altre 4 dal Comitato Provinciale di Protezione Antiaerea, collocate a Santa Lucia, in via Cappuccini presso lo Stabilimento Zambon, in viale della Pace presso la Società Adriatica di Elettricità e sul Campanile della Basilica di Monte Berico. II Comitato Provinciale di Protezione Antiaerea provvide con proprio personale al funzionamento degli allarmi e come mezzo sussidiario furono messe a disposizione 3 sirene a mano ed una ad aria compressa, collocate sul coperto del Municipio. […].
Oltre alle immani distruzioni a Vicenza, quindici mesi di bombardamenti fecero dunque più di mille morti.”
Mauro Passarin e Giovanni Sandrini, “Obiettivo Vicenza”, Publigrafica 1995, pp. 10-17
Caratteristiche generali
| Zona: | Intera città |
| Luogo partenza: | Viale Vaccari – quartiere Ferrovieri |
| Luogo arrivo: | Viale Trento |
| Lunghezza: | 9,1 Km |
| Dislivello: | 80 metri |
| Difficoltà: | T – Turistico: le difficoltà sono limitate all’attraversare alcune strade trafficate e all’orientamento |
| Durata: | 4 ore |
| Note: | Si suggerisce l’utilizzo della traccia gpx |
| Guida completa: | scarica la guida completa del sentiero |
| Tracce GPX: | scarica la traccia GPX |
| Tracce KLM: | scarica la traccia KLM |
| Mezzi per rientro alla partenza: | Autobus urbano STV nº 6 e 1 – per orari verificare il sito https://www.svt.vi.it/it/orari-percorsi |
Cartine topografiche
Per meglio comprendere come si presentava il territorio in quei periodi, si illustra il sentiero disegnato su due mappe distinte.
La prima utilizza una carta topografica 1:25.000 Vicenza, dell’Istituto Geografico Militare, rilievo del 1890 e aggiornamento del 1953. Si può cogliere una buona corrispondenza con l’attualità solo per parte del centro storico.
Fonte: Istituto Geografico Militare – Archivio CAI
Confrontandola con la successiva mappa on-line, realizzata con OsmAnd, risultano evidenti le grandi trasformazioni del territorio soprattutto allontanandosi del nucleo storico cittadino.
Fonte: https://osmand.net/

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Numero totale di tappe: 27
Seguire il sentiero in città può risultare complesso: si consiglia di far tesoro delle note in cima ad ogni tappa, che guidano negli spostamenti necessari per raggiungere il luogo.
Per uno sguardo di massima si hanno a disposizione le cartine di dettaglio sottostanti.
Infine è vivamente suggerito l’utilizzo delle tracce gpx fornite sul sito.
Nelle mappe di dettaglio vengono evidenziate con il cerchio giallo numerato progressivamente tutte le tappe del sentiero.
La scala è variabile: in ogni mappa è presente la rappresentazione grafica della distanza pari a 100 metri.
L’itinerario non garantisce viste mirabolanti o paesaggi mozzafiato: si vogliono riscoprire luoghi e fatti per conoscere ed essere riconoscenti a quanti hanno scelto la libertà e la giustizia, quando farlo significava rischiare tutto.
Introduzione al percorso
ENTRA NEL CONTESTO DEL PERCORSO…
(clicca sul triangolo o su questo testo per APRIRE o CHIUDERE la finestra che introduce al percorso contestualizzandolo)
Nei primi 3 anni, la guerra era soprattutto di chi aveva il marito, il figlio, un famigliare, un amico al fronte. Molti non tornarono, morendo lontani da casa. Era quasi un dramma familiare, non aveva una dimensione collettiva.
Quando la morte iniziò a venire dal cielo l’atteggiamento verso la guerra mutò velocemente.
In questo percorso l’attenzione viene posta ai drammi e alle distruzioni non solo materiali che colpirono la città e i suoi abitanti. Anche il movimento resistenziale venne coinvolto.
La città venne sfregiata da segni indelebili nel notevole patrimonio industriale, architettonico ed artistico.
Certamente l’effetto dei bombardamenti sulla città aveva una risonanza legata al fatto che Vicenza era ed è permeata di manufatti palladiani.
Nel 1994 la Città di Vicenza è stata riconosciuta come Sito Patrimonio Mondiale dell’Umanità da parte dell’UNESCO per la sua unicità legata all’opera dell’architetto Andrea Palladio. Nel 1996 è stato assegnato il secondo riconoscimento per le ville palladiane del Veneto.
Niente di meglio che introdurre questo itinerario con un passo di Guido Piovene, nota penna vicentina, che così tratteggiò la città nel 1957.
“È curioso per me arrivare a Vicenza in veste di viaggiatore e diarista. Vi sono nato; vi ho trascorso l’infanzia e parte della gioventù; le devo e le dovrò forse la parte migliore della mia opera. Appena entro nella città, mi riprende la meraviglia. Il rinascimento italiano, specie quello più tardo, quando l’architettura obbediva soltanto alla fantasia ed al piacere, ha qualche cosa di chimerico. Ma in nessun luogo, credo, come a Vicenza. Non parlo delle case gotiche, che Vicenza ha in comune con le altre città del Veneto. Accenno a Palladio ed ai suoi scolari, al complesso fastoso di archi, di logge, di colonne. Vicenza non fu sede di principati e signorie; passò da un dominio all’altro, poi si accomodò con Venezia. Qui non vi furono né Medici, né Gonzaga, né Estensi. […] Gli archi e i colonnati sorsero senza nessun altro motivo che la compiacenza estetica, le fantasie lunatiche della cultura, l’orgoglio signorile. In Inghilterra, in America a Charlottesville, dovunque ho trovato i riflessi di questa geniale follia. Scarsa di motivi pratici, e funzionali come dicono oggi, segnò la storia dell’architettura mondiale.
Perciò conoscere Palladio, la basilica, la Loggia del Capitanio, la Rotonda, il Teatro Olimpico, il Palazzo Chiericati e gli altri attraverso gli studi è una conoscenza imperfetta. Bisogna vederlo a Vicenza.”
Guido Piovene, “Viaggio in Italia”, Bompiani 2017, p. 47
Si deve soprattutto a due studi fotografici la documentazione di quei 20 mesi.
Il primo di essi fu lo Studio Fotografico Ferruzzi di Venezia che, su mandato della Sovrintendenza, documentò i maggiori monumenti cittadini prima dei bombardamenti, almeno per salvarne la memoria nella malaugurata possibilità della loro distruzione.
Sono foto nelle quali compare sempre un’asta metrica.
I resoconti fotografici alla fine di ogni bombardamento si devono invece alla Foto Ottica Sandrini; Giovanni Maria Sandrini aveva lo studio in città ed era stato incaricato dalla Prefettura di immortalare gli effetti della guerra, quasi in presa diretta. Sono quasi mille e duecento le foto che testimoniano quegli orrori. La sua attenzione anche ai particolari e ai drammi della povera gente lo avvicinano ad un cronista.
Note al percorso
Si ricorda che i Sentieri Urbani della Libertà non sono provvisti di segnaletica propria. Tutta la documentazione necessaria per gli approfondimenti e per l’orientamento è liberamente disponibile nel sito.
In città è suggerito di spostarsi in bicicletta e in autobus.
Si ricorda che gran parte del centro storico è in Zona a Traffico Limitato.
L’itinerario inizia in Via Vaccari nei pressi della passerella ferroviaria.
Se si arriva in automobile, alcuni posti auto sono presenti lungo Via D’Annunzio, in prossimità dell’Istituto Tecnico Economico Ambrogio Fusinieri, storica scuola dei vicentini, oppure sull’altro lato della passerella: lungo Via Vaccari sono presenti alcune aree di posteggio.
Per il ritorno al punto di partenza è previsto l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici: occorre ricordarsi di munirsi di biglietto dell’autobus.
Le rivendite sono elencate nel sito https://www.svt.vi.it/it/biglietti-abbonamenti/punti-vendita.

Quando nella guida, che contiene il dettaglio della tappa, si incontra il simbolo delle orme occorre seguire le indicazioni necessarie per raggiungere il luogo indicato.
Tappe e Argomenti di interesse (in totale 41)
(*) clicca sulla foto con il luogo della tappa per ingrandirla
| Foto (*) | Tappa n° | Indirizzo – località / posizione Google Maps | Argomento di interesse |
|---|---|---|---|
![]() | Tappa 1 scarica la guida | Via Vaccari – passerella ferroviaria 45°32’27.0″N 11°31’37.7″E – Google Maps | 1° grande bombardamento: Natale 1943 |
| Abbattimenti sui cieli di Vicenza | |||
![]() | Tappa 2 scarica la guida | Corso San Felice – Rotatoria 45°32’36.8″N 11°31’49.6″E – Google Maps | Motori in fumo: 3 bombardamenti |
![]() | Tappa 3 scarica la guida | Corso San Felice – Basilica 45°32’38.1″N 11°31’54.2″E – Google Maps | Sirene sul campanile – bombe sul Manicomio |
| Caramelle in fumo | |||
![]() | Tappa 4 scarica la guida | Piazzale Bologna – incrocio Via Verdi 45°32’40.3″N 11°32’17.3″E – Google Maps | La stazione Ferrovie e Tranvie divelta |
![]() | Tappa 5 scarica la guida | Viale Roma – incrocio Via Verdi 45°32’40.9″N 11°32’24.9″E – Google Maps | La fine del Teatro Verdi |
| Quel che resta della Stazione | |||
![]() | Tappa 6 scarica la guida | Viale Dalmazia 45°32’38.0″N 11°32’27.3″E – Google Maps | I platani divelti |
![]() | Tappa 7 scarica la guida | Viale Eretenio – posteggio 45°32’38.5″N 11°32’45.9″E – Google Maps | Un posteggio al posto del teatro |
![]() | Tappa 8 scarica la guida | Via Massimo D’Azeglio 45°32’19.6″N 11°33’07.1″E – Google Maps | Partigiani tra le macerie |
![]() | Tappa 9 scarica la guida | Stradella Valmarana – Villa Valmarana 45°32’05.2″N 11°33’25.4″E – Google Maps | Gli affreschi dei Tiepolo a Villa Valmarana |
| Arte e campi trincerati | |||
![]() | Tappa 10 scarica la guida | Via Riviera Berica – incrocio Via Tiepolo 45°32’20.8″N 11°33’20.2″E – Google Maps | Meneghello spettatore del bombardamento in Riviera Berica – furto bici |
| 1 su 100: la battaglia aerea sui Berici | |||
![]() | Tappa 11 scarica la guida | Borgo Berga – Piazzale Fraccon 45°32’29.1″N 11°33’11.3″E – Google Maps | Quel che era il Cotonificio Rossi |
| 14 maggio 1944: la città cambia volto | |||
![]() | Tappa 12 scarica la guida | Viale Margherita – università 45°32’36.2″N 11°33’11.7″E – Google Maps | Motori per bombardieri: SARA |
![]() | Tappa 13 scarica la guida | Ponte degli Angeli 45°33’00.8″N 11°33’01.6″E – Google Maps | Torre dell’Osservatorio o Coxina – Teatro Olimpico |
![]() | Tappa 14 scarica la guida | Piazza Matteotti – Palazzo Chiericati 45°32’57.6″N 11°32’57.9″E – Google Maps | Il Museo trasformato in rifugio |
| Un termine nuovo: gli sfollati | |||
![]() | Tappa 15 scarica la guida | Corso Palladio – salita 45°32’56.4″N 11°32’54.1″E – Google Maps | Altri bombardamenti: guerra di Spagna |
| Oggi in Spagna, domani in Italia: Ferrer Visentini | |||
![]() | Tappa 16 scarica la guida | Contra’ Santa Barbara 45°32’53.3″N 11°32’50.6″E – Google Maps | Rifugi antiaerei |
![]() | Tappa 17 scarica la guida | Corso Palladio – Chiesa San Gaetano 45°32’54.5″N 11°32’49.0″E – Google Maps | Rovine Chiesa San Gaetano e Ca’ d’Oro |
| Macerie in Contra’ del Monte | |||
| Sandrini, il fotografo | |||
![]() | Tappa 18 scarica la guida | Corso Palladio – Palazzo municipale 45°32’52.0″N 11°32’43.5″E – Google Maps | Palazzo Trissino Baston, il municipio a fuoco |
![]() | Tappa 19 scarica la guida | Piazza dei Signori 45°32’49.4″N 11°32’45.9″E – Google Maps | Basilica senza carena e senza campana |
![]() | Tappa 20 scarica la guida | Piazza Duomo – Contra’ Garibaldi 45°32’46.3″N 11°32’39.7″E – Google Maps | Bombe sul Duomo |
![]() | Tappa 21 scarica la guida | Contra’ del Garofolino 45°32’51.6″N 11°32’33.8″E – Google Maps | 28 febbraio 45, addio al “Garofolin” |
![]() | Tappa 22 scarica la guida | Contra’ Ponte Novo – capitello 45°33’08.6″N 11°32’23.1″E – Google Maps | “Per grazia ricevuta” 14 maggio 1944 |
![]() | Tappa 23 scarica la guida | Via D’Alviano – incrocio Via Bacchiglione 45°33’12.6″N 11°32’14.9″E – Google Maps | Natale 1943 sotto le prime bombe |
![]() | Tappa 24 scarica la guida | Via Mazzini – rotatoria Via Trento 45°33’09.4″N 11°32’08.0″E – Google Maps | Le macerie delle industrie |
![]() | Tappa 25 scarica la guida | Via Cappuccini 45°33’10.9″N 11°32’02.9″E – Google Maps | Bombe sulle abitazioni |
![]() | Tappa 26 scarica la guida | Viale Trento – Missioni Estere 45°33’19.8″N 11°31’54.1″E – Google Maps | L’aeroporto Dal Molin |
| Il bombardamento del 17 novembre 1944 | |||
| 18 novembre 1944: tutti al lavoro coatto | |||
![]() | Tappa 27 scarica la guida | Viale Trento- roggia Seriola 45°33’22.5″N 11°31’47.6″E – Google Maps | Corpi lungo la Seriola |
| Proteste partigiane | |||
| Corsia rossa di sangue |
Note per il rientro a inizio percorso

ll percorso a piedi termina in Viale Trento, proprio alla fermata dell’autobus.
La fine della guerra
Si conclude il percorso con il preciso ricordo di Vicenza a guerra terminata.
Ne è autore Neri Pozza, che in tarda età raccontò quei giorni e quella Vicenza.
“Era un pomeriggio caldo, tempestato di nuvole di zanzare. La contra’ della caserma era l’unica zona della città risparmiata dalle bombe. Pareva nuova rispetto alle strade del centro dove file di uomini lavoravano di badili e di carriole per liberarle dalle macerie. Lungo il Corso si aprivano grandi voragini: crollato il palazzetto aristocratico dell’Intendenza di Finanza, demolita sull’angolo la libreria Galla, incendiato il tetto del Municipio, affumicato dalle bombe incendiarie il Monte di Pietà, vuota come un uovo rotto la carena del salone della Basilica, squarciato il Tribunale in piazza dei Signori, Ca’ d’Oro semicrollata. La gente se ne andava per i propri mestieri nella più completa indifferenza.
Neri Pozza, “Opere Complete – Libertà di vivere” – vol. 2”, Neri Pozza Editore 2011, pp. 974-975
Anche Barolini lasciò scritto nel diario le forti sensazioni al ritorno a Vicenza, ancora convalescente.
“Mancavo da Vicenza dal 13.9.1943. Scrivo tuttora dal letto. La città è una rovina. Amaro è il sapore di questa libertà; ma pur tra le rovine sia benedetta.”
Antonio Barolini, “Diario di clandestinità”, Neri Pozza 2019, p. 254
Sono riflessioni che emergono dal diario in data 17 maggio 1945.
Barolini era stato il Direttore de “Il Giornale di Vicenza”, il quotidiano locale che sostituiva “La Vedetta Fascista” durante i 45 giorni tra la caduta del governo Mussolini e l’8 settembre 1943, con il compito di ridare fiato alle istanze di giustizia e di libertà che la città chiedeva, dopo essersi illusa che la guerra e i suoi dolori fossero terminati con la sola defenestrazione di Mussolini.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, ricercato dai fascisti, era fuggito a Praglia aiutato dai Fraccon perché sapeva che il Capitano Polga, comandante della Polizia Ausiliaria Provinciale, aveva manifestato l’intenzione di ammazzarlo. Fu Franco Fraccon che lo accompagnò all’Abbazia di Praglia in bicicletta. Tuttavia un mese dopo le SS di Padova rastrellarono la zona e la Abbazia. Barolini fu indirizzato a Venezia dove, aiutato dal CNL veneziano, continuò a cambiare nascondiglio: alla fine della guerra furono otto.
I bombardamenti sulla città causarono stupore e una esasperata protesta nel popolo.
Si chiude la descrizione del sentiero con un monito di Egidio Meneghetti, uno dei capi del CNL regionale. Meneghetti lo scrisse nell’articolo “Bombardamenti aerei”, pubblicato nel giornaletto ufficiale del Comitato di Liberazione Regionale “Fratelli d’Italia” il 15 maggio 1944.
Il 16 dicembre 1943 i bombardieri alleati sottoposero Padova al primo bombardamento. In quei tragici momenti Meneghetti perse la moglie e la figlia.
Questo dramma che avrebbe annientato chiunque, non impedì a Meneghetti di denunciare le responsabilità del regime.
“Delle innumeri vittime, delle atroci sofferenze, delle spaventevoli distruzioni, noi chiediamo conto soprattutto e in primissimo luogo al fascismo, che ha voluto e dichiarato la guerra, che ha fatto la guerra senza la più elementare preparazione, che ha trascinato l’Italia in questa orrenda rovina, che ha chiesto l’onore di partecipare ai bombardamenti di Londra, che ha fatto l’apologia della “coventrizzazione”, che ha salutato con alto giubilo il massacro di Varsavia e le migliaia di morti d Belgrado, che con gioia selvaggia ha applaudito le imprese tremende degli Stukas.”
Chiara Saonara, “Egidio Meneghetti”, Cleup 2003, p. 244































