La famiglia Valdo: Adriana, Matilde, Umberto

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La Famiglia, la Sezione, la Montagna: testo e foto di Adriana Valdo – guarda il video

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Umberto Valdo e Matilde Cebba sono stati due stimati coniugi vicentini, ricordati per la loro profonda impronta nella comunità civile del Novecento e per lo storico legame con il mondo della montagna all’interno della Sezione CAI di Vicenza.

La loro straordinaria eredità sportiva e umana è stata raccolta dalla figlia, Adriana Valdo, una delle più forti e celebri alpiniste italiane, che ha voluto onorare e tramandare la memoria dei genitori donando alla comunità il Bivacco Umberto e Matilde Valdo. La struttura – un bivacco d’alta quota di tipo “Fondazione Berti” situato a 1590 metri di altitudine nei selvaggi Monti del Sole (Dolomiti Bellunesi) – sorge come un simbolo perenne del loro amore per le vette.

  • Umberto Valdo (1901 – 1964): Stimato ingegnere, fu una personalità di spicco nella vita pubblica e politica di Vicenza, dove ricoprì con dedizione il ruolo di assessore sia per il Comune che per la Provincia tra gli anni Cinquanta e Sessanta. In ambito montano si distinse come ottimo alpinista e, soprattutto, come vero e proprio pioniere dello sci di fondo e dello scialpinismo nel territorio vicentino.
  • Matilde Cebba (1905 – 1965): Proveniente da una nota e influente famiglia della città – il padre Giambattista Cebba fu infatti Podestà di Vicenza tra il 1932 e il 1940 – Matilde fu a sua volta una bravissima sciatrice e un’appassionata alpinista. Condivise interamente con il marito la passione per le grandi altezze, rappresentando un esempio importante in un’epoca in cui la presenza femminile sulle pareti d’alta quota muoveva i suoi primi, significativi passi.

– PAVAN S. (1972) Ricordando Umberto e Matilde Valdo, LPD, X (2): 3-5: leggi l’articolo

– TREU R. (1972) Qualche nota nel ricordo di Umberto Valdo, LPD, X (2): 6-7: leggi l’articolo

Adriana Valdo (1931 – 2024) è stata una figura leggendaria dell’alpinismo italiano, considerata a pieno titolo la “lady di ferro” delle scalate vicentine. Donna di straordinaria intelligenza, determinazione e profonda riservatezza, ha infranto storici tabù di genere tanto nel mondo accademico quanto sulle pareti di roccia più severe e iconiche delle Alpi.

La sua eredità spicca nel panorama del Novecento attraverso capitoli straordinari:

  • Primati pionieristici: Nel 1957 è stata la prima donna in assoluto a laurearsi in ingegneria presso l’Università degli Studi di Padova (nello specifico, la prima donna vicentina in una facoltà allora esclusivamente maschile). Nel 1978 ha abbattuto un altro enorme muro culturale diventando, insieme a Silvia Metzeltin, la prima donna ammessa nel Club Alpino Accademico Italiano (CAAI), un ambiente d’élite fino ad allora precluso alle donne.
  • Imprese ad altissimo livello: È stata tra le primissime alpiniste in Italia a condurre da capocordata ascensioni di sesto grado, legando il proprio nome a scalate leggendarie. Tra queste spiccano la prima ripetizione invernale della via Solleder-Kummer sulla Est del Sass Maòr nel 1972 e la durissima salita del Diedro Philipp-Flamm sulla parete Nord-Ovest del Civetta nel 1971, affrontata al fianco di un giovane Renato Casarotto.
  • Il Bivacco Valdo: Nel 1971 ha fortemente voluto e finanziato la costruzione del Bivacco Umberto e Matilde Valdo nei selvaggi Monti del Sole (Gruppo del Ferùch), dedicandolo alla memoria dei suoi genitori, storici soci del CAI di Vicenza. Dimostrando una tempra fuori dal comune, a ben 86 anni compiuti, Adriana è salita a piedi fino alla struttura affrontando gli oltre 1000 metri di dislivello impervio per presenziare personalmente ai lavori di ristrutturazione: informazioni sul bivacco.
  • Una rigorosa filosofia di vita: Caratterizzata da un carattere schivo e totalmente allergico ai riflettori, rifiutava le “quote rosa” o i vittimismi: credeva fermamente che solo il merito, lo studio e il valore espresso sul campo dovessero definire una persona. Ha mantenuto intatto il suo intimo legame con la natura continuando a praticare lo scialpinismo in solitaria sull’Altopiano di Asiago fin quasi alla soglia dei novant’anni.

A coronamento di una vita eccezionale, nel 2012 le è stato conferito il prestigioso premio Pelmo d’Oro alla carriera alpinistica. Si è spenta in silenzio a Vicenza il 20 giugno 2024, all’età di 93 anni, lasciando un segno indelebile nella storia delle terre alte.

Quando Adriana Valdo incontrò Sonia Livanos: due leggende dell’alpinismo ai piedi del Civetta: leggi l’articolo

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– Fina P., Calgaro F., Bressan F., Dal Molin N., Rigo S., Valdo A., Fra exploit e record, LPD, 1992, p.38-40: leggi l’articolo

Una delle imprese più straordinarie e celebri di Adriana Valdo è stata la prima ripetizione invernale della via Solleder-Kummer sulla leggendaria parete Est del Sass Maòr, nelle Pale di San Martino. Compiuta nel dicembre del 1972, questa scalata rappresenta una pietra miliare dell’alpinismo invernale dolomitico, affrontata in un’epoca in cui i materiali per il freddo estremo erano ancora del tutto rudimentali.

I dettagli di quell’incredibile ascensione restituiscono la durezza dell’impresa:

La muraglia verticale: La parete Est del Sass Maòr è un pilastro colossale con uno sviluppo di circa 1000 metri. La via Solleder presenta difficoltà continue di V e VI grado che in pieno inverno, con la roccia coperta di ghiaccio, poche ore di luce e temperature polari, diventano proibitive.

Le tre cordate vicentine: La Valdo affrontò la parete in un legame strettissimo con Renato Casarotto (sarebbe stata la loro ultima grande impresa insieme), muovendosi all’interno di una forte spedizione allargata. Il gruppo completo era composto da tre cordate di eccezionali alpinisti vicentini: oltre a Valdo e Casarotto, parteciparono Renato Gobbato, Renzo Timillero, Paolo e Ludovico Cappellari.

Il “frigorifero” delle Pale: Le cronache dell’epoca descrivono la parete Est in inverno come un vero e proprio “frigorifero” verticale privo di sole. Per superare lo sviluppo della via, gli alpinisti dovettero affrontare ben tre durissimi bivacchi sulla roccia, completamente esposti al gelo più totale.

La tempra di Adriana: Durante la scalata, persino un gigante del freddo come Renato Casarotto soffrì enormemente per le temperature a causa di un’attrezzatura spartana, in buona parte composta da residuati del servizio militare. Adriana, forte di una resistenza fisica e mentale fuori dal comune, mantenne la calma e la lucidità necessarie per gestire i momenti critici e progredire in totale sicurezza.

Questa storica vittoria invernale consacrò definitivamente Adriana Valdo tra i più grandi nomi dell’alpinismo di quel periodo, dimostrando sul campo che una donna poteva non solo partecipare, ma essere un pilastro fondamentale e insostituibile in spedizioni considerate estreme per chiunque.

– VALDO Adriana, Solleder al Sass Maor: sei volte sei, LPD, 2024, p. 102: leggi l’articolo

Il rapporto tra Adriana Valdo e Renato Casarotto ha impresso una traccia indelebile nella storia dell’alpinismo vicentino e italiano. Nonostante una differenza d’età di 17 anni, i due condivisero una straordinaria affinità fisica e mentale, unendosi in una cordata formidabile capace di firmare imprese entrate nel mito.

L’incontro e l’intuizione: I due si conobbero a Vicenza frequentando la storica palestra di roccia di Gogna, da sempre punto di ritrovo degli alpinisti locali. All’inizio degli anni Settanta, Casarotto era un giovane timido e muscoloso che muoveva i primi passi in verticale lavorando come infermiere per le Ferrovie dello Stato. La Valdo comprese all’istante il suo potenziale fuori dal comune, intravedendo in lui un talento puro plasmato per le grandi pareti e l’impegno totale.

Le grandi imprese insieme: Nel 1971 affrontarono la leggendaria e severissima parete Nord-Ovest del Civetta, superando il celebre Diedro Philipp-Flamm. Nel dicembre del 1972 firmarono un altro successo storico: la prima salita invernale della via Solleder sulla parete Est del Sass Maor (nelle Pale di San Martino), completata all’interno di una forte cordata allargata.

Il ruolo di “talent-scout”: Nell’estate del 1972, con le mani logorate da troppi giorni consecutivi trascorsi sulla roccia, la Valdo convinse Casarotto a fare una semplice camminata defaticante. Lo guidò appositamente a osservare la selvaggia Valle di San Lucano. Quell’escursione folgorò il giovane alpinista che, anni dopo, avrebbe eletto proprio le pareti della Valle di San Lucano a teatro delle sue vie nuove più celebri, estreme e solitarie.

Due “macchine da guerra” indipendenti: Chi ha scalato con loro li descriveva come instancabili accumulatori di chilometri in verticale. Tuttavia, dopo i grandi successi condivisi, le loro strade tecniche si separarono. La scelta fu legata alla fiera indipendenza di Adriana: decise di cambiare compagni per guidare le scalate in prima persona, diventando a pieno titolo una delle prime donne a fare da capocordata sul sesto grado e la prima in assoluto a essere ammessa nel prestigioso Club Alpino Accademico Italiano (CAAI).

Un rispetto eterno: La stima reciproca rimase immutata per tutta la vita. Quando Casarotto trovò una tragica fine sul K2 nel 1986, Adriana lo ricordò sempre con profonda commozione, definendolo senza esitazione il più grande e completo alpinista mai espresso dalla terra vicentina.

La salita del Diedro Philipp-Flamm alla Punta Tissi, sulla leggendaria parete Nord-Ovest del Monte Civetta, è una delle pietre miliari dell’alpinismo mondiale. Quando Adriana Valdo e Renato Casarotto la affrontarono insieme nell’estate del 1971, si misurarono con quella che era considerata la via classica più difficile, severa ed esposta dell’intero gruppo dolomitico.

La storia di questa specifica ripetizione e le caratteristiche della via offrono dettagli straordinari:

Il “mostro” della Nord-Ovest: Aperta nel settembre del 1957 dai viennesi Walter Philipp e Dieter Flamm, la via supera una gigantesca linea di fessure e camini verticali. Ha uno sviluppo immenso di circa 1130 metri e supera difficoltà continue di VI grado e sesto superiore (VI+) con roccia estremamente liscia, tratti esposti e pochissime protezioni (gli apritori usarono pochissimi chiodi per lunghezza).

L’intuizione meteorologica di Adriana: Il legame della cordata Valdo-Casarotto con questa via nacque da un lampo di genio della Valdo. I due avevano pianificato il tentativo per un determinato weekend, ma Adriana, consultando il calendario a casa, notò che proprio quel sabato ci sarebbe stato il cambio di luna, un fattore che all’epoca segnalava un probabile e pericoloso peggioramento del meteo.

L’attacco a sorpresa: Capendo che non c’era tempo da perdere, la Valdo convinse Casarotto ad anticipare la partenza. Renato si fece persino sostituire dal padre sul posto di lavoro e i due partirono immediatamente alla volta della “parete delle pareti”.

Il superamento del Diedro e il bivacco: La salita si rivelò durissima e all’altezza della sua fama respingente. La cordata dovette affrontare un bivacco forzato appesa in parete, superando passaggi storici ed estremamente fisici come il famoso ed elegantissimo “diedro giallo” centrale e il caratteristico, stretto e bagnato passaggio del “buco”.

Il trionfo e la svolta: L’uscita in vetta a Punta Tissi (2992 metri) consacrò la Valdo come una delle pochissime donne al mondo capaci di superare una simile via da “seconda”. L’impresa fu talmente esaltante che spinse Adriana a una svolta totale per la sua carriera successiva: decise che da quel momento in poi avrebbe scalato solo da capocordata per dimostrare interamente il proprio valore in testa.

L’eredità di una grande impresa: La Nord-Ovest del Civetta rappresentò il culmine perfetto del sodalizio sportivo tra i due alpinisti vicentini. Negli anni successivi le loro strade tecniche presero direzioni diverse: Adriana Valdo portò avanti una straordinaria attività da capocordata che la condurrà a essere la prima donna ammessa nel prestigioso Club Alpino Accademico Italiano (CAAI), mentre Renato Casarotto iniziò a concepire quelle solitarie assolute e invernali che lo avrebbero consacrato tra i più grandi esploratori del limite della storia dell’alpinismo.

i valdo con gli amici 1 - CAI Sezione di Vicenza - APS
In alto, da sx: Silvano Pavan, Giovanni Pranovi, Umberto Valdo, Alessandro Fontana, Giuseppina Campesato, Nini Salviati. In basso, da sx: Giuseppe Peruffo, Adriana Valdo, Matilde Valdo, Roberto Brotto, Silvio Bonelli.

– FINA P., CALGARO F., BRESSAN F., DAL MOLIN N., RIGO S., VALDO A. (1993) Fra exploit e record, LPD, num. unico 1992: 38-40, Vicenza
– PAVAN S. (1972) Ricordando Umberto e Matilde Valdo, LPD, X (2): 3-5, Vicenza
– PERUFFO B. (1969) Una nuova opera alpina: il bivacco fisso U. e M. Valdo, LPD, VII (3): 15, Vicenza
– REDAZIONE (1971) Il nuovo bivacco U. e M. Valdo, LPD, IX (3): 23-24, Vicenza
– TREU R. (1972) Qualche nota nel ricordo di Umberto Valdo, LPD, X (2): 6-7, Vicenza
– VALDO A. (1976) Monti del Sole: “Hic sunt Leones”, LPD, num. unico 1976: 29-32, Vicenza.
– VALDO A. (1982) 1981 – La ricostruzione del bivacco fisso “Capitano Francesco Meneghello”, LPD, num. unico 1981: 35-38, Vicenza
– VALDO A. (1982) Campogrosso: parole e fatti, LPD, num. unico 1981: 45-46, Vicenza.
– VALDO A. (1983) Testimonianze di nostri soci sulla campagna di Russia 1942-1943, (con introduzione di Adriana Valdo), LPD, num. unico 1982: 38-48, Vicenza
– VALDO A. 2024 Solleder al Sass Maor: sei volte sei p. 102
– VALDO A. 2023 15 Bivacco Meneghello p. 15
– VALDO A. 2022 17 Piergiorgio Franzina (1934- 2022) p. 17
– VALDO A. 2017 91 Giuliano Todero p. 91


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