Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma che la natura, con la sua silenziosa e ostinata forza, sa curare. A cinque anni da quell’agosto del 2021 in cui le fiamme ferirono al cuore la grande oasi verde di Catanzaro, il Parco Li Comuni è tornato a respirare.
Sabato 26 settembre, quel paradiso che molti temevano fosse perduto ha riaperto le sue porte alla comunità, presentando il primo percorso ufficiale del Club Alpino Italiano all’interno dell’area protetta. Oltre 70 escursionisti si sono riuniti per l’occasione, tra cui l’assessore all’ambiente di Catanzaro, Irene Colosimo, il Gruppo Trekking Sant’Elia e numerosi appassionati che hanno partecipato all’evento, tutti uniti in un unico abbraccio verde.
La giornata è iniziata con l’intervento del Presidente della Sezione CAI di Catanzaro, Piergiorgio Iannaccaro, che ha evidenziato il valore storico dell’iniziativa: “Inauguriamo un sentiero che è il nostro dono alla città”. Un tracciato che va ad aggiungersi al Percorso dei Vicoli (inaugurato nel 2023 con Cara Catanzaro ODV), al sentiero 306 del Parco della Biodiversità Mediterranea e al raccordo urbano tracciato l’anno scorso dal San Giovanni alla Scuola Agraria. Con quest’ultima opera, il CAI dona complessivamente a Catanzaro circa 20 chilometri di sentieri, con l’auspicio di incrementarli ulteriormente”.
Il Presidente ha inoltre espresso riconoscenza all’amministrazione comunale per aver scelto il CAI come partner privilegiato: “in qualità di ente pubblico dello Stato, il Club Alpino Italiano ha per legge il compito istituzionale di progettare, realizzare e mantenere la rete escursionistica secondo standard tecnici ben precisi. Mettere a disposizione competenze e conoscenze maturate in 35 anni di storia della nostra Sezione Cai di Catanzaro, rappresenta il modo migliore per festeggiare questo importante compleanno, offrendo un regalo concreto alla cittadinanza e gettando le basi per i futuri sviluppi del progetto”.
Camminare lungo i 7 chilometri del sentiero che attraversa il cuore del parco non è stato soltanto un esercizio fisico, ma un viaggio intimo dentro la straordinaria biodiversità di una macchia mediterranea che ha saputo risorgere dalle proprie ceneri. I nostri passi si sono mossi all’ombra di cattedrali vegetali antiche e resistenti, capaci di raccontare storie di adattamento e bellezza.
La Quercus suber (la sughera), regina indiscussa del parco, si è mostrata nel vigore della sua corteccia rugosa, spessa e nodosa. Quel sughero che per secoli l’ha protetta dagli incendi e dal sole cocente è oggi il simbolo vivente della resilienza del bosco. Accanto a essa, il leccio (Quercus ilex), con le sue foglie coriacee e lucide dal verde profondo e perenne, incarna lo spirito fiero del Mediterraneo, capace di aggrapparsi alla roccia e sfidare il tempo, affiancato dalla generosa roverella (Quercus pubescens).
Il mosaico forestale si arricchisce con la presenza di frassini e ornielli, le cui chiome delicate lasciano filtrare fasci di luce che disegnano trame arcane sul terreno. A completare il quadro botanico un fitto sottobosco profumato con l’immancabile macchia aromatica di mirto, lentisco e menta selvatica.
In questo scenario di colori e profumi, eleganti farfalle si muovono in un volo che sembra una danza armoniosa: tra queste spicca la Hipparchia fagi (la farfalla del faggio), le cui ali mimetiche, simili ai toni della corteccia, appaiono tra le rocce come un emblema di purezza e stabilità ecologica.
Alzando lo sguardo o scrutando i rami più alti, non è raro intercettare i segreti dell’avifauna locale: il volo circospetto della ghiandaia, e il volteggiare di rapaci come la poiana, che sorvegliano i crinali. Nel sottobosco, la presenza discreta di piccoli mammiferi e rettili testimonia la vitalità ritrovata dell’ecosistema.
Il cammino è accompagnato dalla magia dei due mari. Con un cielo così pulito da sembrare dipinto, si apre un panorama che ridefinisce il concetto di meraviglia: l‘Istmo di Catanzaro, quel tratto sottile dove l’Italia si restringe in un sospiro, e le vette boscose della Sila che vigilano sull’orizzonte. Il nostro sguardo, carico di emozione, abbraccia contemporaneamente il Mar Ionio e il Mar Tirreno: due sfumature di blu che si stringono la mano e si spingono oltre, fino a rivelare il profilo nitido e sognante delle Isole Eolie, con la sagoma piramidale dello Stromboli che fuma dolcemente sul filo dell’acqua.
La fatica del cammino è svanita nella gioia della condivisione, guidata dal sorriso e dalla professionalità degli accompagnatori: Piergiorgio Iannaccaro, Francesco Colao, Tonino Viscomi, Loredana Mannarino, Antonio Biamonte e Marco Garcea. Con passo sicuro e uno sguardo colmo d’amore per la natura, hanno saputo trasformare un semplice percorso in un rito collettivo di appartenenza e tutela.
Il Sentiero CAI 300 non è solo una linea tracciata sulle mappe o un insieme di segnavia bianco-rossi dipinti sulle pietre. È il manifesto di una Catanzaro che non dimentica il passato, ma che sceglie di camminare verso il futuro, riprendendosi quel paradiso verde che le appartiene da sempre.
«Il bosco non è una risorsa per noi, è la vita stessa. Se lo distruggiamo, distruggiamo noi stessi. Ma la terra ha una memoria antica e sa sempre come ritornare a fiorire.»
Un ringraziamento va a tutti coloro che non hanno mai smesso di credere nella rinascita del Parco Li Comuni: ai custodi silenziosi del bosco, alle mani che hanno tracciato il sentiero, e a ogni singolo passo che, da oggi in poi, continuerà a mantenere vivo questo paradiso ritrovato.
Marco Garcea – Accompagnatore di Escursionismo















