Per celebrare la Giornata Nazionale del Sentiero Italia CAI, ci siamo dati appuntamento nel cuore del Parco Nazionale della Sila. Il nostro viaggio ha inizio con un momento simbolico: lo svelamento dei pannelli cartografici inviati dal team del Sentiero Italia CAI. Sulle mappe prendono vita le tappe SI U16 e SI U17, che uniscono Villaggio Mancuso a Caporosa, passando da Buturo.
Alle nostre spalle il Rifugio Leone Grandinetti, cuore pulsante e punto di riferimento della nostra Sezione CAI di Catanzaro. Ci incamminiamo verso l’Imbollato, la vallata dove sussurrano le sorgenti del Pisarello. Superiamo il Cugno del Porrazzo, il cui nome dialettale, purrazzo, evoca la fioritura degli asfodeli. Seguiamo il canto del Pisarello, dal greco-bizantino pisseros = resinoso, dove ci si approvvigionava anticamente di pece. Qui, si celano imponenti piante di pino laricio, alberi simbolo del Parco, molti dei quali conservano ancora le cicatrici lasciate dalla “slupatura”, antica tecnica utilizzata dai maestri “piciari” per estrarre la preziosa pece bruzia.
Ci lasciamo alle spalle il Pisarello, dove le sue acque si tuffano impetuose nel fiume Tacina. Percorriamo il Sentiero Italia Cai, attraversando un tratto della Valle del Tacina fino al punto in cui il torrente Piciaro si unisce al Tacina. Proseguiamo seguendo il Piciaro, passando dai resti silenziosi di un vecchio acquedotto, pietre che testimoniano l’ingegno degli uomini di un tempo e il loro rapporto armonioso con le risorse idriche della Sila. Il paesaggio si svela in una continua danza tra distese di praterie e ombrosi boschi. Abbandonato il Piciaro quasi alle sue sorgenti, risaliamo una fitta cattedrale verde che ci conduce al Cugno delle Sette Fontane. Da lì, lo sguardo si volge verso il Gariglione, i cui boschi monumentali e d’un verde d’altri tempi, gli valsero l’appellativo di “Gran Bosco d’Italia”. Attraversiamo il Gariglione fino a raggiungere il Galina, uno degli affluenti del Soleo. Con il canto del Galina chiudiamo la nostra avventura lungo il Sentiero Italia Cai. Il saluto che rivolgiamo a questi paesaggi nascosti è carico di emozioni, un tributo alla loro vitalità e generosità, che ogni volta riescono ad affascinare l’animo di chi ha la fortuna di attraversarli.





































